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Pausa (non) internazionale.

Pausa internazionale anche per Nottingham Forest Italia. Il vostro cronista ha avuto un altro periodo piuttosto accanito, e non ha potuto nemmeno postare il commento alla vittoriosa e preziosissima trasferta di Petersboro, che spero di postare domani, prima del succosissimo clash contro i Redbirds capolista al City Ground.

Andamento altalenante per i nostri ragazzi impegnati a difendere i colori dei loro Paesi: dolceamara (molto più amara che dolce, a dire il vero) la settimana in verdesmeraldo di Simon Cox, protagonista sia della clamorosa disfatta di Dublino (1-6 contro la Germania, con il Nostro impiegato da esterno destro: una delle “follie” rimproverate a Trapattoni dalla stampa irlandese), sia del successo per 4-1 nelle Faroe, con Cox impiegato ancora da esterno nel secondo tempo al posto dell’ottimo prospect del Man U Robbie Brady, a sprazzi identificato come un possibile obiettivo di O’Driscoll per un prestito a gennaio.

Tutta amara la trasferta di Dexter Blackstock a Antigua: dopo una sconfitta per 1-2 in casa con gli USA, nella quale, però, Dex ha segnato la rete del provvisorio pareggio, la nazionale caraibica ha subito un pesante 4-1 a Kingston nel derby anglofono contro i Reggae Boyz. Approfittando della sospensione, che ne avrebbe comunque sia impedito l’utilizzo sabato prossimo, Dex ha ritardato il rientro nell’East Midlands per concedersi un po’ di aviti Caraibi, e come dargli torto.

Dolce, invece, il viaggio di Aldéne Guedioura in Algeria: al Moustapha Tchaker le volpi del deserto hanno ribadito la loro superiorità sulla nazionale libica vincendo 2-0, dopo la vittoria per 1-0 ottenuta sul neutro di Rabat, e si sono così qualificati per la fase finale della Coppa d’Africa, torneo a causa del quale, dunque, perderemo Guedé per circa un mese.

Non convocato, invece, Camp, che non ha potuto, dunque, partecipare all’impresona degli Irlandesi del Nord, protagonisti di uno storico 1-1 sul terreno del Da Luz di Lisbona.

* * *

Tra parentesi, oggi ho visto una delle più bizzarre chiavi di ricerca attraverso le quali qualcuno sia mai arrivato qui sopra: “operato ai tendini di achille può fare karate?”. Non so perché google abbia indirizzato qui il gentile lettore, e temo proprio che non abbia trovato qui sopra la risposta che cercava, ma posso dirgli che mia sorella è stata operata al tendine d’Achille e continua a fare attività sportiva, anche piuttosto pesante, tranquillamente.

Spero che magari qualche volta tornerà a trovarci lo stesso, e che, magari, si faccia prendere dalla passione per la nostra meravigliosa squadra.

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18 ottobre 2012 · 7:25 pm

“Got out of jail”: Crystal Palace 1–1 NFFC

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Che cosa si deve pensare quando si tira fuori un punto dalla canna del cesso in cui si è trasformata la peggiore partita della stagione, su un campo di una squadra molto in forma e avendo giocato in dieci per mezz’ora? Di solito, si ondeggia tra il sollievo mostrato da O’ Driscoll alla fine della partita (“È come essere usciti di prigione”) e un po’ di disappunto per una squadra che, partita dopo partita, dimostra la sua (inevitabile) imperfezione: una squadra messa su in tutta fretta, mettendo insieme buoni, quando non ottimi, giocatori, e che ha avuto circa tre settimane meno delle altre per preparare una campagna così impegnativa.

Però, se una squadra decisamente da lavori in corso staziona al settimo posto in classifica (mercoledì, infatti, siamo stati scavalcati da Huddersfield corsara a Sheffield nel derby dello Yorkshire, e siamo usciti dalla zona play-off), e con una media inglese disturbata solo dal pareggio interno con il Birmingham, direi che, ancora, non c’è motivo di preoccuparsi. Inoltre, deve ancora debuttare Henri Lansbury, che potrebbe davvero dare alla squadra quello che ancora le manca, soprattutto quando si trova a dover giocare contro squadre che pressano molto e che impediscono il possesso palla prolungato e il passing game rasoterra caro a O’ Driscoll, e ci costringono a molti errori di passaggio (anche, a dire il vero, molti non forzati) e anche a qualche troppo più che occasionali passaggi lunghi e palle filtranti consegnate al deserto della difesa avversaria.

Però siamo una squadra da lavori in corso con personalità, come già rilevato dopo la partita con il Birmingham City: anche considerando che abbiamo giocato contro una squadra che davanti ha sciupato tutto lo sciupabile, un punto in rimonta ottenuto in dieci mostra un miglioramento caratteriale, rispetto alla scorsa stagione, di cui essere fieri e consolati.
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O’ Driscoll sceglie di cominciare la partita con la stessa formazione con la quale aveva chiuso quella interna contro il Birmingham City:

Camp

Halford — Ayala — Collins

Hutchinson                         —                                 Harding

Gillett

McGugan          —                  Reid

Sharp — Cox

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Davanti il Gaffer sceglie Sharp, anche se Dex, quando è entrato, ha mostrato di avere più condizione di Billy, e di avere una migliore intesa con Cox di quella mostrata dall’ex Southampton.

In mezzo manca Guedioura: evidentemente, O’ Driscoll ha individuato nel gioco dell’Algerino le stesse difficoltà e le stesse incertezze che avevamo segnalato nel commento alla scorsa partita.

Praticamente, visto che Saha e Jonathan Williams, gli esterni del Palace, hanno giocato molto bene e molto alti, Hutch e Harding hanno giocato sempre da terzini veri: fino al 40′, quando è entrato Guedioura per Hutchinson ripristinando il 442, abbiamo giocato con un 532 che ha inaridito il gioco offensivo.

Grande colpo d’occhio del Selhurst Park, con quasi 2.000 tifosi viaggianti nella South London. Forest in maglia light blue, subito in sofferenza per la pressione messa immediatamente in atto da parte dei rossoblù, reduci dall’ottima vittoria al The Valley. Corner battuto corto da Garvan per Saha che triangola e mette il trequartista irlandese sul limite dell’area, duro contrasto con Harding e palla allontanata sulla nostra tre quarti, recuperata in anticipo secco su Sharp da parte di Ward che la allarga di nuovo su Saha liberissimo sulla destra, ottimo cross in mezzo e colpo di testa a botta sicura di Murray dal vertice sinistro dell’area piccola, con Camp impotente a sperare in un clamoroso errore dell’avversario che, per fortuna, si verifica: pallone colpito malissimo che va a ballonzolare sul lato lungo, raccolto e spazzato nella touche della zona centrale da Halford.

Su palla strappata in pressing da McGugan sulla nostra tre quarti Hutchison controlla malissimo e consegna il pallone a Jonathan Williams che dal vertice sinistro dell’area impegna Camp in una non comodissima parata in tuffo sulla sua sinistra.

Dentro la nostra lunetta, Gillett sradica il pallone dai piedi di Murray ben servito in profondità da Saha, e riparte palla al piede fino alla nostra tre quarti: senza buone opzioni di passaggio, tenta il lancio lungo per Sharp, agevolmente anticipato da Delaney che respinge di testa e rilancia Williams sulla sinistra. L’ala sinistra delle Aquile arriva in slalom sul vertice sinistro dell’area di rigore e crossa in mezzo un pallone velenoso che, fortunatamente, non trova all’impatto nessun piede rossoblù, e attraversa innocuo tutta la nostra area di porta. Collins raccoglie, e anche lui lancia lungo per Simon Cox, anche lui anticipato di testa dalla difesa avversaria; Ward e Cox combattono per il possesso palla sulla linea mediana, Ward ha la meglio e la dà a Jedinak nel cerchio centrale del campo, l’Aussie allarga a sinistra per Moxley in avanzamento. Fray nota come il Forest stia perdendo nettamente ogni duello individuale in ogni zona del campo, e ha perfettamente ragione. Moxley offre la palla a Williams, che si accentra e la offre sulla destra a Saha, il Francese si accentra, punta Harding sul limite dell’area, lo sbilancia e, proprio dal limite, tira di collo destro un pallone che finisce alto sulla porta di Camp.

Ancora Jonathan Williams sulle venticinque iarde, passa in mezzo a Dikgacoi che controlla e tira di seconda intenzione dalla lunetta, ancora alto sulla porta di Camp. È evidente, a questo punto, che gli esterni del Palace entrano come vogliono nella nostra tre quarti, e che la zona davanti alla nostra retroguardia sia un deserto indifeso nel quale gli avversari possono piazzare indisturbati l’artiglieria pesante.

Hutchinson avanza a ampie falcate sulla nostra tre quarti e ciabatta un pallone in mezzo: la sfera ballonzola per una decina di iarde e cade facile preda di Garvan, facendo sbuffare di disappunto il di solito serafico Fray: Garvan la offre in avanti a Jedinak, che tira di prima dalle trentacinque iarde, stavolta inquadra lo specchio ma trova alla respinta i pugnazzi protesi di Camp.

Davanti continuiamo a non tenere un pallone che sia uno. Sull’ennesima fifty fifty ball persa dai nostri avanti, retrocediamo fino al limite della nostra area di rigore, ma sempre subendo il pressing delle Aquile: Halford a Ayala, che perde palla sul contrasto di Murray, che arriva sul vertice sinistro della nostra area e tira, ma è disturbato dal recupero di Ayala e il tiro viene fuori debole e innocuo, facile preda di Camp.

Unico pericolo del secondo tempo, una palla colpita in scarsa coordinazione da Sharp su punizione dalla tre quarti di Reid, e finita fuori alla sinistra di Speroni.

Il Gaffer, vista la mala parata e, soprattutto, l’inutilità di avere cinque difensori contro una squadra che gioca con una sola punta, toglie Hutchinson, lievemente infortunato, prima del riposo, e mette dentro Guedioura.

Intervallo: il Player del Crystal Palace, a differenza di quello del Forest, fornisce ampia sintesi della maschilista ma non disprezzabile esibizione delle famose Cheer Leaders degli Aquilotti.

Il secondo tempo si apre con un nuovo corner per il Palace: battuta perfetta di Garvan che trova Dikgacoi sul vertice opposto dell’area piccola, classica palombella di testa d’incontro e palla imparabile sul palo lungo alla sinistra di Camp per il quarto gol stagionale del centrocampista sudafricano.

Vantaggio sacrosanto, e punteggio tutto sommato ancora lussuoso per il Forest.

Andy Reid contrasta Dikgacoi, l’arbitro concede un forse dubbio fallo poco dentro la nostra metà campo, e, a gioco fermo, Guedioura colpisce con un calcio istintivo Jedinak, che forse gli aveva dato una manata in faccia, proprio sotto gli occhi dell’arbitro, che non può fare altro che cacciare dal campo con un rosso diretto (Adlene era già stato ammonito) l’improvvido centrocampista algerino.

Potrebbe essere la fine della partita, invece si rivela una svolta in positivo: come ha detto O’ Driscoll alla fine della partita, “rimanere in dieci ha reso il Palace più prevedibile, mentre ha fornito a noi la scintilla che ci era mancata per tutta la partita e di cui avevamo bisogno”.

Su un nostro timido tentativo offensivo, il Palace riparte in velocità con Saha, lanciato benissimo sulla destra da un’apertura di Murray, Saha arriva sul lato destro della nostra area di rigore e la mette in mezzo al limite della nostra area di porta. Bolasie, appena entrato per l’ottimo ma stremato Williams, non trova l’impatto diretto, cerca il controllo, cincischia un po’ con il pallone e permette il recupero a Harding, che esce con sicurezza palla al piede.

Cominciamo a guadagnare un po’ di spazio e a pressare con più convinzione, e il Palace offende, soprattutto, in contropiede. Bolasie lanciato sulla sinistra si dirige verso la nostra area di rigore puntando Halford, lo supera con uno scarto a sinistra e conclude verso la porta di Camp da poco dentro la nostra area, ma si era allargato troppo e il tiro si perde piuttosto lontano dai legni.

Ultimi cambi per il Forest, con Blackstock che sostituisce uno Sharp ancora fuori condizione, e Majewski che subentra per McGugan.

Halford prende una gran rincorsa per battere una touche sulla destra della loro trequarti, cercando evidentemente l’area avversaria. La trova, ma la difesa rossoblù anticipa Harding salito al colpo di testa. Gillett recupera sulle quaranta iarde, e la rimette in area con un pallonetto di sinistro, respinto alla viva il parroco da Ramage fino al limite della nostra area; Ayala gestisce male il pallone sulla pressione di Murray, lo allontana sporco e Saha lo raccoglie sulla nostra tre quarti, fa qualche passo, e scarica dal limite della lunetta un rasoterra che si perde alla destra di Camp.

Sulla susseguente rimessa di Campo, Blackstock spizza la palla sulla trequarti, serve Cox al limite dell’area di rigore, e avanza per suggerire il triangolo. Cox si destreggia divinamente fra tre avversari, si gira e di esterno destro serve in verticale, tra un nugolo di maglie rossoblù, l’inserimento di Dex, il quale insegue il pallone e, complice la tardiva uscita di Speroni, batte in anticipo il portiere argentino dal limite dell’area di porta. Ottimo il tempismo di Blackstock, al suo primo gol stagionale, ma è davvero divina l’assistenza di Coxie, sempre più fondamentale nel creare e concretizzare occasioni da gol.

Davvero insperato pareggio, con soli nove minuti da giocare.

Gli ultimi spiccioli di partita vedono una grossa occasione per parte, abilmente sventate dai due portieri: una nuova lunghissima rimessa laterale di Halford dalla tre quarti trova Blackstock che, nel traffico da ora di punta nell’area avversaria, spizza di testa verso il palo lungo: Speroni esegue la parata dell’anno, un allungo davvero quello di Gordon Banks sul colpo di testa di Pelé. Il replay di quest’azione copre, nella sintesi, la replica del Palace, con un’altrettanto bella — secondo la radiocronaca — parata di Campo su colpo di testa di Ramage.

Ora ci dirigiamo verso Leeds United per la prima volta dopo il 3-7 dell’anno scorso, senza Guedioura, che avrà un po’ di tempo per recuperare smalto e collocazione tattica che gli consentano di riprendere la forma dell’anno scorso, e con un Lansbury in rampa di lancio che potrebbe non farlo rimpiangere tanto, anche se l’ideale, per allargare il nostro gioco sulla destra, sarebbe il prestito di un giorno di McCleary da Reading.
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Forest: Camp, Halford, Ayala, Collins(c); Hutchinson (Guedioura 40′), McGugan (Majewski 79′), Gillett, Reid, Harding; Cox, Sharp (Blackstock 73′).

NE: Darlow (GK), Moussi, Moloney, Coppinger.

Marcatore: Blackstock 82′

Ammoniti: Halford 29′, Guedioura 55′, Blackstock 75′

Espulso: Guedioura 62′

Crystal Palace: Speroni, Ward, Dikgacoi (Parr 67′), Garvan, Jedinak(c), Zaha, Murray, Williams (Bolasie 56′), Moxey (Moritz 84′), Delaney, Ramage.

NE: Price (GK), Martin, Goodwillie, Wilbraham.

Marcatore: Dikgacoi 50′

Arbitro: Iain Williamson

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Molti errori e un grande spirito: NFFC 2–2 Birmingham City

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Nella presentazione al match che abbiamo riportato anche su questo blog, Garry Birtles auspicava che il Birmingham City potesse trovare un City Ground meno morbido e remissivo rispetto a quello sul quale aveva passeggiato, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora, l’anno scorso; ma per tre terribili minuti sabato scorso è sembrato di rivedere lo spettro di quel Forest spento e rassegnato che avevamo imparato a conoscere tra le gestioni di McClaren e il primo Cotterill.

Due reti prese a difesa schierata e immobile parevano doverci, infatti, condannare alla prima sconfitta stagionale in campionato e a un brusco ridimensionamento delle nostre pur non ancora gigantesche aspettative, di fronte alla squadra di gran lunga migliore che abbiamo incontrato fino a adesso, Wigan Athletic escluso. E, certo, l’anno scorso il secondo gol dei Blues avrebbe significato la nostra resa incondizionata.

Ma un anno può cambiare davvero tante cose: invece, il Gaffer ha sistemato la squadra dando più peso alle fasce e più fantasia in attacco, e il Forest è ripartito con grande spirito, mettendo finalmente in campo quel passing game fatto di ripartenze in velocità e di rapidi capovolgimenti di fronte del quale O’ Driscoll è maestro. La rimonta è passata attraverso uno strepitoso gol di Cox in doppio controllo volante, e il primo gol di Harding in Garibaldi Red; ma, al di là del punto, preziosissimo, il dato più confortante è stato la capacità del Manager di cambiare volto alla squadra per fronteggiare meglio l’avversario, e la voglia della squadra stessa di cambiare il volto alla partita, Imprese compiute, anche se resta da analizzare la sconcertante prestazione difensiva e i motivi di due gol così sloppy concessi ai ragazzi dell’altro capo delle Midlands.

La formazione iniziale del Forest ricalca quella schierata contro il Charlton Athletic due settimane prima, con la sola eccezione di Sharp schierato al posto dell’acciaccato Cox, infortunatosi nella partita amichevole dell’Eire contro l’Oman.

Camp

Hutchinson — Ayala — Collins — Halford

Gillett

Guedioura — McGugan — Reid

Sharp — Blackstock

Il primo tempo scorre via abbastanza incolore, tanto che anche gli extended highlights del Forest Player danno conto solo della seconda frazione di gioco. Per quanto riguarda la prima parte, le immagini danno conto solo di una punizione di McGugan battuta benissimo, dalla zona Charlton, ma abilmente alzata in angolo da Butland. Le cronache della partita riportate dal sito ufficiale e dai blogger parlano anche di una mezza occasione capitata a Reid, sciupata scegliendo di servire Sharp in cattiva posizione, e, dall’altra parte, di una palla filtrante di Lita per King, sciupata dal simpatico maniaco sessuale su un Camp in provvida uscita.

Certo, contro una squadra veloce, compatta, organizzata e con un ottimo gioco sulle fasce come il Birmingham City, nel primo tempo i Reds non hanno potuto mettere in scena lo stesso scintillante mostrato contro il Charlton Athletic, ma alla mediocrità della prima frazione hanno contribuito la scarsa vena del trio addetto alla costruzione del gioco; Reid, McGugan e, soprattutto, Guedioura: secondo il parere unanime dei commentatori, l’Algerino ha disputato la peggior partita della sua carriera in Rosso.

L’inizio della ripresa, per il Forest, è piuttosto incoraggiante: subito una bella iniziativa di Reid sulla sinistra, conclusa con un cross molto pericoloso sul quale, però, Sharp non riesce a intervenire. Dopo un’ora di gioco — presto, secondo le sue abitudini — O’ Driscoll toglie un Blackstock un po’ spento per inserire il miracolato Cox, per il quale, in settimana, si era temuta addirittura una frattura.

Ma la musica cambia presto: Burke raccoglie una palla nel cerchio centrale del campo, si porta sulla tre quarti piuttosto indisturbato e la allarga sulla sinistra per King; Hutchinson contrasta efficacemente la punta dei Blues, ma il pallone rimpallato viene raccolto da Mullins in sovrapposizione, che dal vertice scarica un tiro potente ma centrale, ben controllato da Camp.

Lita batte una punizia dalla fascia laterale, all’altezza del limite dell’area di rigore, Blackstock respinge bene di testa e Sharp, nel tentativo di recuperare, sul limite dell’area, subisce un fallo da Murphy che lo fa franare sull’arbitro Halsey, ben poco amato al City Ground: questo gesto strappa per l’attaccante dei Saints i primi applausi davvero convinti da parte del pubblico di fede rossa.

Collins esce sulla sua tre quarti per anticipare di testa Lita su uno spiovente proveniente dalle retrovie, ma è una pessima scelta, perché non ci riesce e serve, invece, King, appostato dentro la nostra lunetta. King vede accorrere il neo-entrato Wade Elliot sul vertice sinistro della nostra area e lo serve, Elliott controlla e la restituisce dentro a King, tutto troppo facile; King tira a botta sicura ma coglie il corpo disperatamente proteso di Harding, Mullins si scaraventa sul rimpallo e dal limite dell’area tira al volo una saracca imprendibile che si infila proprio sotto la nostra traversa.

L’ingresso di Redmond all’ala destra mette ulteriormente in difficoltà la nostra squadra: è notorio che la sorta di rombo con il quale giochiamo, molto efficace in fase di possesso palla, è vulnerabile nei confronti di squadre che lavorano molto, e in velocità, sulle fasce laterali.

Murphy trova King sul vertice sinistro della nostra area di rigore con un passaggio di una trentina di iarde, King si volta, la passa indietro a Elliot che fa qualche passo verso la nostra area e scaglia un cross di interno destro verso la nostra area piccola, Ayala respinge di testa verso la nostra trequarti, Reid raccoglie ma, messo sotto pressione da Mullins, trattiene la palla invece di darla via finché il bravissimo interno Blue non riesce a togliergliela con la collaborazione di Redmond, che poi si invola sulla fascia destra saltando come birilli paralitici prima lo stesso Reid in tentativo di recupero, poi Halford, poi entra nella nostra area, e, mentre Collins lo guarda con blando interesse, si guarda intorno, ordina la cena, telefona alla morosa dicendole di accendere la tele perché sta per fare un passaggio decisivo al City Ground, twitta “look me while assisting against #NFFC” dal suo smartphone, e, infine, la passa al limite dell’area a King, più solo e abbandonato al disinteresse generale di Giovanardi al Gay Pride; King prende la mira e con un preciso e inevitabile colpo di biliardo la mette rasoterra a fil di palo alla sinistra di Campo.

Almeno cinque tra cattive scelte, contrasti molli e errori di piazzamento portano, dunque, i Blues in vantaggio di due reti, realizzate in meno di tre minuti, e con meno di venti minuti da giocare: il fantasma dell’anno scorso, come detto, sembra rimaterializzarsi.

Ma questo Forest è fatto di un’altra pasta. McGugan vince un contrasto sulla nostra tre quarti, la dà via malamente consentendo al Birmingham un rapido recupero, i Blues si riportano in avanti ma McGugie non ci sta, e va nuovamente al contrasto su Lita, poco fuori la nostra area di rigore; il nostro 10 riconquista il pallone, se lo porta avanti con slancio possente lungo l’out destro, arriva poco dopo la linea di metà campo, sbilancia con una finta un paio di avversari, alza la testa, vede Cox e lo lancia con grande precisione, ma sembra un pallone con il quale è difficile fare qualcosa di buono; Coxie si getta all’inseguimento del lancio che spiove all’altezza del dischetto, controlla meravigliosamente lo spiovente con l’esterno destro, al volo, portandosi in avanti il pallone di un paio di iarde, e lo colpisce, sempre al volo, ancora di esterno destro, battendo imparabilmente Butland più o meno dal limite dell’area piccola. Gol davvero meraviglioso, che riaccende di entusiasmo la Trent End; Cox raccoglie il pallone dal sacco e lo porta di tutta fretta verso il centrocampo, mostrando la voglia dei Reds di lottare ancora per il risultato.

Il gol spinge O’ Driscoll a modificare totalmente la squadra alla ricerca del pareggio: esce uno spento Guedioura per Harding, un cambio apparentemente inspiegabile, visto che entra un terzino per un centrocampista, ma che consente di riorganizzare la squadra schierandosi a tre dietro e alzando di molto l’azione dei laterali: questo riassetto garantisce allo stesso tempo più copertura dietro e più spinta sulle fasce:

Camp

Ayala — Collins — Halford

Hutchinson                         —                                 Harding

Gillett

McGugan          —                  Reid

Sharp — Cox

L’azione si sviluppa sulla nostra linea difensiva, da sinistra a destra, palla a Gillett che la restituisce indietro a Collins, che lancia lungo e preciso per Billy Sharp sul vertice sinistro dell’area di rigore; Sharp controlla, pur pressato da due avversari, ma è costretto a allargarsi verso la bandierina. Riesce in qualche modo a girarsi e a darla dietro a Reid, anche lui sotto pressione, Reidy si gira molto bene, retrocede qualche metro e la mette in mezzo, sulla tre quarti, per l’accorrente McGugan, che di volo tira un paio di metri alla sinistra della porta dei Blues; però ci siamo!

Ripartiamo di nuovo dalla nostra metà campo, Halford riceve sulla linea mediana e scende di corsa verso la loro tre quarti, arriva quasi al vertice destro dell’area e crossa morbido in area, Ibañez spizza appena il pallone che, però, arriva sul piede di Harding che con un possente sinistro, appena deviato

dallo stesso difensore spagnolo, si insacca imprendibile alla destra di Butland.

Ci sarebbero anche tempo e occasioni per completare il clamoroso come-back, entra Majewski per Gillett e si piazza dietro le punte, dando ancora più peso offensivo alla squadra. Majewski tocca il suo primo pallone lanciato sulla linea di fondo da un bel passaggio di Hutchinson, ma Radi scivola al momento del tocco decisivo in mezzo e consegna una palla innocua a Butland, peccato perché Cox, Sharp e Harding stazionavano, piuttosto liberi, in mezzo all’area di rigore.

Majewski controlla sul vertice sinistro della loro area un bello spiovente dalla destra, si gira, la dà dietro a Reid che crossa di prima un pallone preciso sul quale sale a incornare dalle sei iarde Billy Sharp in mezzo a due avversari, ma non può colpire come desidera e la prende un po’ sotto, alzando la sfera non di molto sopra la traversa Blue. Vedendola al rallentatore, però, in effetti, forse Sharpie avrebbe potuto fare qualcosa di più con quel pallone. Fine, e Forest che riesce a proteggere il record di imbattibilità dall’assalto dei ragazzi delle West Midlands, prima del doppio, difficile trip a Crystal Palace e a Leeds Utd, due campi sui quali l’anno scorso segnammo dieci reti in tutto, ma che, anche per questo, ci aspetteranno sul piede di guerra.

* * *

Due notazioni tattiche:

  • La prima, è l’efficacia con la quale abbiamo giocato da quando siamo passati a tre dietro e abbiamo alzato i due terzini. Potrebbe essere una scelta da praticare più spesso, soprattutto contro squadre abili a giocare sulle fasce come lo è stata il Birmingham City.
  • La seconda è la difficoltà, sempre più evidente, con la quale Guedioura gioca nel centrocampo a tre, spostato sulla centrodestra. Tanto l’algerino era stato efficace l’anno scorso, perno di centrocampo nel 4231 con il quale il Forest aveva chiuso la stagione, e tanto era a suo agio negli spazi aperti da Reid e McCleary, tanto appare meno decisivo come interno destro nel rombo di quest’anno (quello di interno di centrocampo nel rombo è un ruolo difficilissimo, e Reid, più abile a sfruttare gli spazi e a accentrarsi o allargarsi alla bisogna, pare molto più a suo agio di Adlene in questo nuovo compito tattico). Bisogna ricordarsi che dietro a Guedioura ci sono Coppinger e Lansbury che scalpitano, e che potrebbero dimostrarsi più adatti di lui al ruolo di interno; difficilmente, infatti, O’ Driscoll rinuncerà alla doppia punta per tornare al 4231, avendo a disposizione tre attaccanti di ottimo valore. Vedremo come il nostro Gaffer riuscirà a risolvere questo problema tattico, restituendo a Guedioura la sua efficacia e permettendogli di coesistere con l’ormai apparentemente indispensabile Gillett.

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Forest: Camp, Hutchinson, Ayala, Collins(c), Halford, Guedioura (Harding 74′), Gillett (Majewski 81′), McGugan, Reid, Sharp, Blackstock (Cox 60′).

Non entrati: Darlow, Moussi, Moloney, Coppinger.

Ammoniti: Ayala 22′, Hutchinson 54′, Collins 75′, Cox 88′

Marcatori: Cox 73′, Harding 86′

Birmingham: Butland, Murphy, Caldwell(c), Ibanez, Burke (Redmond 70′), Mullins, King, Lovenkrands (Elliott 50′), Spector, Caddis, Lita (Fahey 79′).

Non entrati: Doyle (GK), Davies, Morrison, Zigic.

Marcatori: Mullins 69′, King 71′

Arbitro: Mark Halsey

Spettatori: 22.738 (di cui ospiti: 2.021)

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Huddersfield 1–1 NFFC: “We’ll take away the positives”.

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È chiaro che non si può essere felici quando gli avversari fanno un unico tiro in porta a tempo abbondantemente scaduto su un rigore stupidamente concesso per un fallo inutile commesso su un giocatore che non avrebbe mai potuto fare nulla di pericoloso nemmeno dandogli bombe a mano e granate al gas nervino.

D’altronde, come ha detto Cox, la prestazione contro una squadra che solo pochi giorni prima aveva fatto patire le pene dell’inferno al Cardiff City in casa sua è stata nettamente positiva. Il Forest ha giocato benissimo, martedì, e, tutto sommato, questo è il segnale più importante che deve dare una squadra in rinascita come la nostra. Non si è mai vista una squadra che gioca bene andare male, né una squadra che gioca male andare bene

“Giocare bene”, nel mio mondo ideale, vuol dire non solo avere fluidità di gioco e capacità di creare occasioni da rete, ma anche, e direi soprattutto, avere equilibrio tra i reparti della squadra, difendere partendo dal centrocampo — e, se possibile, da quando la linea offensiva perde la palla — e avere una copertura degli spazi tale da rendere ostico il compito per gli avversari: queste cose il Forest sta cominciando a farle vedere, anche se le prossime due partite, contro Bolton e Wigan, ci diranno molto di più, secondo me, sul punto al quale è arrivata la squadra.

Per trenta secondi, come dicevo nel post precedente, siamo stati da soli in testa alla classifica a punteggio pieno, e twitter e Facebook si sono riempite di foto (malauguranti) della classifica in tempo reale di quei trenta secondi, tratte dal televideo inglese, o dal programma sulla Championship di Sky. Ma ripeto il mio pensiero: questa dovrà essere una stagione all’insegna della pazienza e della crescita, e non so nemmeno, a dire il vero, se per un vero progetto a lungo termine una promozione immediata sia la cosa migliore che possa capitarci (certo, non è che sarò triste, in quel caso…): rischieremmo di ritrovarci tra due anni di nuovo in Championship con una delusione sulle spalle, mentre tra due anni potremmo essere promossi con una struttura di gioco e un impianto di giocatori ben più solidi, e con ben maggiori probabilità di salvezza.

Ma veniamo alla partita contro Huddersfield Town, una delle tre sole squadre capaci di vincere per tre volte di fila il Campionato inglese, impresa compiuta negli anni ’20 sotto la guida dell’immenso Herbert Chapman: il Forest pare abbandonare definitivamente il principio “in trasferta primo non prenderle” che aveva governato lo scorso campionato sotto la guida di Cotterill, dal momento che il nostro impianto appare decisamente votato all’attacco, con due punte e due centrocampisti con spiccate qualità offensive:

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Camp

Moloney — Collins (Cap) — Halford — Harding

Gillett

Guedioura — McGugan — Reid

Blackstock — Cox

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Come prevedibile, il sacrificato sull’altare dell’imprescindibile Cox è stato Raddi Majewski, il quale, come ho spesso ricordato, appare troppo fragile per essere schierato in un centrocampo a quattro, soprattutto in un campionato fisico come il nostro.

Tra i biancoblù, oltre che la presenza del nostro Lynch, va segnalata la presenza dal primo minuto di Jordan Rhodes, dato per assente dalle indiscrezioni della vigilia per i postumi dell’infortunio subito nella partita disputata la settimana precedente difendendo i colori della Nazionale scozzese: una minaccia che avrebbe dovuto essere preoccupante per la nostra difesa, visti i numeri dello Scozzese di Manchester con i Terriers, ma che è stata abbondantemente contenuta, visto che l’unico tiro in porta il buon Jordan l’ha scoccato sul rigore a tempo scaduto.

Partenza a razzo dei Reds, che già al terzo colpiscono un palo interno della porta difesa da Smithies grazie a un gran tiro dalla lunga distanza di Lewis McGugan, apparso più in palla rispetto a sabato.

Un timido tentativo di testa su cross dall’out sinistro di un Blackstock in precario equilibrio, più o meno dal dischetto, viene facilmente neutralizzato da Smithies.

Norwood, ottimamente pressato da Blackstock (proprio quello che intendevo prima quando dicevo che la difesa dovrebbe cominciare dalla linea degli avanti) sul nostro out destro all’altezza del limite dell’area di rigore Terriers cerca di alleggerire sciaguratamente il pallone distribuendolo malamente in mezzo all’area (penso che anche le maestre dell’asilo, ormai, dicano ai poppanti che tirano due calci a una palla che un difensore non deve mai passare il pallone in mezzo quando è sotto pressione), Blackstock continua il pressing avventandosi sul pallone, lo raggiunge al limite dell’area e cerca di aggirare Smithies con un pallone aggirante di interno sinistro che il portiere biancoblù, ottimamente uscito e piazzatosi, neutralizza questa volta — in due tempi — con una qualche difficoltà.

La prima risposta da parte di HTFC è un tiro appena alto di Scannell dalla nostra lunetta dopo un’azione avvolgente piuttosto buona dei Terriers sulla nostra tre quarti, ma appare chiaro che Huddersfield fa molta fatica a superare la nostra linea del vantaggio.

Huddersfield continua a operare soprattutto in contropiede, rendendosi anche abbastanza pericoloso: intorno al 20′ Norwood scarica dalla sua tre quarti a Clayton in posizione di ala destra, Clayton fa qualche passo in avanti, alza la testa e serve con una incantevole parabola filtrante Lee Novak, che controlla, entra in area e dal dischetto del rigore calcia sciaguratamente alto. Indubbiamente, dopo il palo di McGugie, l’occasione più ghiotta di tutta la partita.

Pochi minuti dopo, un’occasione ancora più ghiotta per il Forest: Norwood interrompe di testa una manovra del Forest sulla sua trequarti sinistra, e offre la palla a Scannell, il quale, in preda a un improvviso e incomprensibile deliquio neuropatico, calcia un fortissimo campanile verso la sua area di rigore: Blackstock, dal limite, riesce a spizzare la palla in avanti per l’accorrente Cox, il quale dal limite dell’area piccola, in scivolata, quasi a botta sicura, calcia sull’altrimenti impotente Smithies il pallone del ben più che possibile vantaggio.

Bellissimo pallone recuperato da Harding sulla nostra fascia centrale e offerto in avanti a Guedioura, il quale fa viaggiare Reid sulla sinistra, il suo tentativo di cross viene respinto dalla difesa, ma recuperiamo la palla sulla loro tre quarti: Reid la dà ancora indietro a Harding che passa a Guedioura ai trenta metri, Adléne controlla di petto spalle alla porta, se la porta davanti al volo, si gira e sempre al volo scocca di destro un tiro a scendere che finisce qualche centimetro sotto la traversa, e solo la traiettoria troppo centrale della conclusione permette a Smithies la deviazione in angolo: un metro più in qua o in là e sarebbe stato gol del mese assicurato. È, comunque sia, una grande fase di possesso e di controllo per il Forest. Il corner successivo, calciato da Reid, produce una mischia in area nel corso della quale Blackstock, da terra, manca di centimetri l’impatto con il pallone ballonzolante all’interno dell’area di porta, e permette a Smithies un affannoso recupero.

Moloney si propone sulla destra nella trequarti avversaria per un uno-due con Guedioura, che gli restituisce la palla all’altezza dell’area avversaria, Brendan controlla, si porta sulla linea di fondo e, invece di crossare, offre intelligentemente un passaggio morbido all’indietro per l’accorrente Blackstock, praticamente l’azione fotocopia del gol del vantaggio di sabato scorso: Blackstock è, però, meno lucido di Guedioura e cerca una conclusione aggirante di sinistro che viene respinta di testa sulla sua linea di porta da Paul Dixon, a Smithies abbondantemente battuto: lo stesso Blackstock si fiocina sulla respinta e scaglia un tiro poderoso ancora di sinistro che, però, colpisce la parte superiore della traversa. Il miglioramento della mira di Dex potrebbe essere uno, e non il meno importante, dei fattori che aumenterebbero il nostro coefficiente di realizzazione sulle occasioni che abbiamo.

Secondo tempo

Su corner calciato da Norwood alla destra della porta di Camp una serie di lisci mette Keith Southern in condizione di tirare di sinistro dalle otto iarde, ma il loro 24, in precario equilibrio e pressato da McGugan, mette alto.

Azione insistita sulla fascia destra della tre quarti biancoblù, Reid, in posizione centrale, passa a Guedioura in posizione di ala destra, Adléne arriva all’altezza del corner, affrontato da Norwood, che gli mette il pallone in corner; Gillett recupera la respinta della difesa dell’Huddersfield, offre il pallone a Reid, Reid la passa a Guedioura al limite dell’area di rigore, il quale la passa indietro a Halford, Halford ancora a Reid che apre ancora sulla destra a McGugan, cross potente raccolto da Cox sul limite sinistro dell’area di porta biancoblù, Simon controlla bene ma scivola al momento di una conclusione che sarebbe stata certamente pericolosa. La respinta della difesa del West Yorkshire viene raccolta da Blackstock, che smista in mezzo a Gillett che apre sontuosamente ancora sulla destra per McGugan ancora all’ala, McGugie si gira, si accentra e la dà a Blackstock sulla lunetta, Cox viene anticipato ma Gillett raccoglie ancora la respinta e la offre sulla sinistra a Harding, Harding in mezzo a McGugan che riapre ancora sulla destra a Blackstock che avanza fino al limite dell’area e viene fermato da Dixon. Si tratta di un’azione non pericolossima, ma indicativa del controllo assoluto del campo messo in pratica dal Forest, e della filosofia di O’ Driscoll basata sul passaggio e sui cambi di fronte veloci per prendere l’avversario fuori equilibrio, che sta cominciando a dare i suoi frutti.

L’Huddersfield non manca di rendersi pericoloso, mostrando essere una squadra concreta e molto solida: Hunt manovra sul vertice destro della nostra area di rigore, e la passa in mezzo, con la nostra difesa un po’ troppo statica e un po’ troppo poco reattiva, la palla arriva sul piedone solido ma non raffinatissimo di Norwood che scarica verso la porta di Camp (più o meno) una saracca possente ma mal diretta che starà ancora ballonzolando da qualche parte nel parcheggio del John Smith’s. Com’è come non è, Lee Camp quest’oggi non ha fatto nemmeno una parata.

Gol!

Collins mette ordine in un po’ di batti e ribatti a centrocampo intervenendo in anticipo e passando di testa a McGugan, che trova un corridoio nella trequarti destra avversaria e vi si infila, poi vede l’incursione centrale di Cox e lo serve al limite dell’area con un tracciante laser calibrato dagli ingegneri della NASA, due tocchi della punta della Repubblica, classico controllo di destro e tiro di interno sinistro, e palla alle spalle di Smithies in uscita, appena sotto la traversa, del tutto imprendibile per il pur bravo estremo biancoblù.

Vantaggio meritato, forse anche striminzito, ma l’impressione è questa squadra sia fatta per giocare negli spazi, mentre trova, per ora, grande difficoltà nel concretizzare la superiorità nel gioco chiuso (anche per l’inefficacia, per ora, dei nostri calci da fermo): in due partite dominate, le due reti sono venute da due azioni di contropiede, il che appare abbastanza indicativo, e anche incoraggiante, in un campionato nel quale certo non partiamo favoriti; non sempre, infatti, troveremo squadre chiuse e passive come Bristol City e Huddersfield Town, e sarà interessante vedere come quest’attitudine del Forest per il gioco aperto potrà trovare sbocchi in partite più equilibrate.

Il Forest non diminuisce la pressione: Harding in pressing alto sulla trequarti avversaria recupera un ottimo pallone e lo offre in avanti a Blackstock in posizione di esterna sinistra: Dex avanza fin quasi alla linea di fondo, cinque iarde fuori dall’area avversaria, guarda al centro, si ferma e opta per un passaggio corto appena indietro a Reid, che avanza fino al limite dell’area e effettua un cross che viene però agevolmente controllato da Smithies: l’impressione è che si sarebbe potuto fare di più.

Rhodes tocca uno dei suoi primi palloni con un colpo di testa su rimessa laterale dell’Huddersfield: ben controllato da Collins, la punta biancoblù dirige un pallone mollissimo un paio di metri fuori dallo specchio della porta di Camp, che, comunque sia, esce e abbranca agevolmente il pallone, tanto per vedere l’effetto che fa.

Gillett (ottimo il rendimento di questo mediano, finora, e sorprendente il fatto che Doncaster se lo sia fatto sfuggire gratis: sembra difficile immaginare che i Rovers abbiano centrocampisti di maggiore qualità e, soprattutto, di maggiore qualità) recupera l’ennesimo pallone sulla trequarti avversaria e lo offre con precisione sulla destra a McGugan, che di testa la offre indietro al neo-entrato Tudgay (subentrato a Blackstock a un quarto d’ora dal termine), il quale crossa in maniera piuttosto approssimativa nell’area avversaria, appena mezzo metro dietro a Cox, che, sbilanciato, non può intervenire sul pallone.

Huddersfield Town cerca di accelerare, ma fa sempre molta fatica a rompere la barriera posta dalle nostre due linee sulla nostra tre quarti: dopo un confuso batti e ribatti sui 40 metri della nostra area, il nuovo entrato Daniel Ward tira più o meno dai trenta metri un bolide molto più pericoloso per gli stormi di migratori che stanno lasciando l’Inghilterra che per la nostra porta.

Il gioco biancoblù, però, acquista intensità, se non qualità: corner battuto sulla destra di Camp da Norwood, Tudgay spazza di testa, recupera Hunt che sventaglia in area un pallone molto molle sul quale però interviene Peter Clarke di testa: il pallone attraversa innocuo tutta la nostra area di porta e esce alla sinistra della porta difesa dal vigile Camp. Siamo al 90′.

Azione NorwoodGerrardNorwood sulla linea centrale del campo, Norwood avanza un po’ troppo indisturbato fino alla nostra trequarti, siamo rintanati in area a aspettare il fischio finale, Norwood sciabola (no, dai, “sciabola” no) verso la fascia destra, dove raccoglie Jack Hunt che decide di dedicare dieci secondi della sua vita a imitare Garrincha, si dirige verso il vertice della nostra area, evita il non certo imperiale tentativo di contrasto di Reid, tocca di esterno destro verso il fondo per evitare Harding, la tocca ancora all’altezza della nostra area di porta, sempre verso il fondo, ma Harding, invece di chiuderlo e accompagnare in out un’azione totalmente innocua, decide sciaguratamente che è il caso di provare a togliere il pallone al centrocampista biancoblù e interviene con il suo sinistro in scivolata; ma invece del pallone colpisce la caviglia di Hunt per il rigore più sacrosanto, pirla e inutile degli ultimi anni.

Rhodes lo piazza imparabilmente rasoterra, toccando il palo alla destra di Camp, per il primo punto della stagione di Championship dell’Huddersfield.

Note positive: la prova di Gillett e di Moloney, che confermano quanto di buono fatto vedere all’esordio, la prova di McGugan, che sta tornando lentamente ai livelli di due anni fa, gli ottimi meccanismi difensivi, che hanno limitato l’azione dell’Huddersfield, praticamente, a qualche tentativo da fuori (a parte l’incursione di Lee Novak nel primo tempo, e quella di Hunt decisiva per il pareggio).

Note negative: a parte la stupidaggine del rigore, la conferma della scarsa vena di Blackstock, pure ottimo nei movimenti della coppia di attacco, e una certa tendenza a chiudersi nei minuti finali della partita, a difendere un risultato striminzito. Forse la sostituzione di Cox con Hutchinson allo scadere del tempo regolamentare ha dato un segnale non proprio positivo alla squadra. Ma sono dettagli, rispetto a quanto di buono fatto vedere dalla squadra, e il bilancio è ampiamente positivo.

* * *

Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, Guedioura, McGugan (Moussi 82′), Reid, Blackstock (Tudgay 75′), Cox (Hutchinson 89′).

NE: Evtimov (GK), McGoldrick, Miller, Majewski.

Marcatore: Cox 68′

Ammoniti: Halford 51′, Gillett 52′, Hutchinson 90′

Huddersfield: Smithies, Dixon (Arfield 81′), Norwood, Clarke (c), Scannell, Clayton, Novak (Ward 81′), Rhodes, Southern (Gerrard 85′), Hunt, Lynch.

NE: Bennett (GK), Woods, Lee, Spencer.

Marcatore: Rhodes (pen) 94′

Ammonito: Ward 87′

Spettatori: 15.434 (di cui ospiti: 2.274)

Arbitro: Neil Swarbrick

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Huddersfield Town vs Nottingham Forest Highlights di SuperAlanLee

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Buona la prima: NFFC 1 – 0 Bristol City

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Una partenza alla Ben Johnson per il Forest quest’anno, almeno rispetto alle ultime inveterate abitudini: infatti, erano sei anni che i Reds non riuscivano a segnare (e, di conseguenza, a vincere) nel turno inaugurale.

Schieramento iniziale un po’ sorprendente, almeno per me: mi aspettavo Ayala e Cox titolari, invece lo spagnolo, come si saprà dall’intervista rilasciata dopo la partita da O’ Driscoll, è fuori per un lieve infortunio, mentre l’Irlandese di Reading è in panchina per scelta tattica (“si è allenato con noi solo da venerdì, e è molto stanco, ha solo 20 minuti nelle gambe”, ha dichiarato nel dopopartita il nostro Manager), dal momento che il Gaffer, per il suo esordio, sceglie una formazione prudente, con una punta unica e con cinque centrocampisti, anche se molti di questi con “spiccate caratteristiche offensive”, come direbbe Bruno Pizzul.

La formazione è, dunque, il 451, anche se nella manovra offensiva i movimenti dei centrocampisti appaiono molto fluidi, difficili da inscatolare in uno schema numerico preciso: Guedioura avanza spesso, McGugan e Majewski (ottima la prova del polacco) svariano su tutta la tre quarti offensiva, e anche lo stesso Reid, che pure opera di preferenza a sinistra, non disdegna accentramenti e cambi di corsia piuttosto frequenti.

In linea di massima, possiamo identificare la nostra formazione con una sorta di 433, come ha fatto McGovern in telecronaca e come mostrato dalla sovrimpressione degli highlights pubblicati sul sito della Squadra:

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Gillett

Guedioura — McGugan

Majewski                  —                         Reid

Blackstock

Detto solo che il prato del City Ground appare sempre come uno dei più belli d’Inghilterra (anche quest’anno mi sa che il nostro Giardiniere porterà a casa il premio per il più bel manto della Lega), e che la sintesi passata dal Forest Player non riporta un possibile fallo di mano di Collins in area Forest all’inizio della ripresa, rivendicato da McInnes nella sua (scomposta) conferenza stampa come una delle ingiustizie patite dai Robins al City Ground, passiamo alla descrizione delle fasi della partita: l’inizio del Forest appare buono e veemente, anche se, nel primo tempo, si contano solo un paio di vere occasioni da rete; la prima azione di qualche rilievo parte da un bello scambio di prima sulla tre quarti centrale del Bristol City tra McGugan, Reid e Blackstock, il quale scarica ancora fuori a Reid che controlla sull’out sinistro, la mette al limite dell’area per Raddi, il polacchino accelera benissimo sul lato corto del box, la mette in mezzo ancora per Blackstock che interviene in spaccata sul secondo palo e mette sull’esterno della rete un pallone a dire il vero difficilissimo. Tornando a centrocampo, Dexter addita ripetutamente Raddi segnalando la sua ottima azione.

Guedioura manovra un pallone sul nostro asse centrale, la dà a destra a Moloney (davvero ottima la prova dell’Under Irlandese) che la smista a sua volta di piatto destro in avanti a McGugan con un passaggio di 40 iarde rasoterra preciso e illuminante, Gugie riceve spalle alla porta, veronica con il sinistro bevendosi un difensore in maglia bianca come un tredicenne che fa il bullo con i bambini dell’asilo, penetra in area e appena dentro scarica il destro colpendo, però, troppo di esterno, e invece di portare pericolo alla porta difesa da Heaton, beneficia qualche fortunato pescatore sulla riva del Trent di un pallone nuovo di zecca: il nostro moicano comincia a mostrarsi volenteroso, ma non proprio in giornata. Bella però l’azione, e, soprattutto, l’accelerazione di Moloney.

Una delle due migliori occasioni del Forest del primo tempo: corner sulla nostra destra, Raddi e Reid sono sulla bandierina, decidono chi batte, batte l’Irlandese, e Majewski comincia a trotterellare verso il centro; Reid calcia un angolo molle sul quale interviene goffamente un centrale del Bristol City rimandando il pallone ancora più mollemente sul vertice destro dell’area, dove nel frattempo era giunto Majewski, che controlla, si accentra di qualche passo e scocca un tiro insidiosissimo di sinistro che toglie la polvere dal sette della porta alla destra di Heaton.

McGugan vince un buon pallone sulla metà campo e lo scarica velocemente su Reid sull’out sinistro, Reid avanza per una ventina di iarde e la restituisce a McGugan sul vertice sinistro dell’area di rigore, il nostro 10 entra in area, si incarta un po’, viene confinato sulla linea di fondo, all’altezza del lato del box, dall’attenta difesa del Bristol City, ma riesce a darla in mezzo: Gillett manca di qualche centimetro l’impatto, in mezzo all’area, che sarebbe stato pericolosissimo, e il Bristol City riesce a liberare.

Fontaine sventaglia un pallone insensato dalla sua alla nostra tre quarti, Guedioura recupera agevolmente passando di testa a Harding sulla sinistra, Harding a Majewski nel cerchio di centrocampo, Raddi si libera del pressing di due avversari e passa di interno sinistro a Blackstock un bellissimo pallone filtrante che libera la nostra punta alle spalle dei difensori avversari, appena decentrato sulla nostra destra a una ventina di iarde dal limite del box; Blackstock cincischia il controllo, perde un po’ il tempo dell’inserimento, e si limita a passarla al centro all’accorrente McGugan, che si incunea in area e tenta il cross, ribattuto però sul fondo.

Quest’azione, secondo me, è piuttosto indicativa di come Dex sia inadatto a giocare da unica punta, data la sua poca efficacia nei movimenti al di fuori dell’area, e la sua macchinosità di manovra: è una tipica prima punta d’area, mentre questa versione “barcellonesca” del Forest (si parvus magno comparare licet), piena di centrocampisti offensivi dai piedi buoni, avrebbe bisogno (giocando con una punta unica) di un terminale magari meno possente ma anche meno statico. Ma vedremo come evolverà il nostro modulo, con l’andare avanti della stagione.

Dalla nostra trequarti Harding lancia lungo sull’out sinistro per Majewski, che controlla ottimamente sulla tre quarti avversaria; dopo aver studiato per qualche secondo la situazione, allarga alla sua sinistra per Reid, che rientra sul destro e crossa in mezzo, dove Blackstock, coperto nell’inquadratura da un paio di avversari, sembra mangiarsi un’occasione clamorosa, mandando fuori di testa un pallone invitante dal limite dell’area di porta. L’immagine è poco chiara, ma sembra davvero la migliore occasione del primo tempo. La faccia desolata di Dex nell’inquadratura successiva conferma l’impressione: probabilmente, almeno secondo la cronaca di NFFCBlog, è scivolato al momento dell’impatto.

Poi, un episodio che ha suscitato commenti polemici da entrambe le parti: le immagini non danno conto delle premesse, per cui non posso giudicare di prima mano la bontà delle ragioni delle due squadre, la cronaca dice che l’arbitro aveva fischiato la sospensione del gioco per permettere di soccorrere Guedioura dopo una sospetta gomitata, ma non dice chi fosse in possesso di palla al momento della sospensione. Fatto sta che l’arbitro scodella sulla linea centrale tra Cunningham e Gillett, il nostro mediano rimane immobile pensando che il nostro ex terzino ci restituisse la palla, invece Cunningham raccoglie il pallone e parte come un ossesso verso la nostra area, con la difesa totalmente impreparata: Collins lo ferma con una piccola ancata. Fischio dell’arbitro, e proteste di tutti i giocatori del Forest, Reid arriva invasato di corsa e spintona il suo compagno di nazionale al petto. Si accende un principio di rissa subito sedato dai giocatori più calmi delle due squadre, e l’arbitro, all’inglese, ammonisce i due giocatori irlandesi, Reid per la reazione e Cunningham per il comportamento antisportivo. Decisione secondo me ineccepibile, ma molto criticata da McInnes alla fine del match, che avrebbe preteso l’espulsione della nostra ala. Il fatto che McInnes, nella sua ricostruzione, abbia completamente sorvolato le cause dell’incidente rende, però, ogni sua pretesa piuttosto pelosa.

Dopo l’episodio, però, il Forest si disunisce un po’. Dopo una manovra un po’ macchinosa del Bristol City sulla nostra tre quarti, Stead raccoglie un pallone sulle trentacinque iarde e tira bravamente di sinistro, impegnando Camp in una parata non semplicissima sulla sua destra. Meno male che il primo tempo è praticamente finito.

Secondo tempo.

Il Forest riprende a attaccare di buona lena, anche se sempre in maniera piuttosto inconcludente: cross di Harding dalla tre quarti sinistra (vedere un terzino sinistro biondo con la maglia rossa fa sempre venire un tuffo al cuore) per Blackstock al limite dell’area, Dex ferma di petto e insacca ma il gol viene annullato per un fuori gioco che appare piuttosto netto.

Majewski lavora un pallone sulla fascia destra, si volta e lo scarica dietro a Moloney (ho già detto che la sua è stata un’ottima prova?), Mol si accentra e — rapito da un attimo di follia o di ispirazione — tira di sinistro dalle quaranta iarde un razzo di katiusha che muore davvero di un niente alla sinistra di Heaton, apparso un po’ in ritardo e sorpreso. Peccato, avrebbe già potuto chiudere dopo un’oretta il discorso per il gol dell’anno della Lega. Applausi a scena aperta di compagni e pubblico al nostro giovane terzino irlandese.

Majewski per McGugan sull’asse centrale della trequarti avversaria, McGugan a sinistra per l’accorrente Reid che tira anche lui, con un po’ troppa fretta, da distanza siderale, un pallone che ci ha su stampato anche il prefisso di teleselezione internazionale, e che il portiere del Bristol City controlla senza nessun patema. È chiaro, però, che in questa fase i ragazzi in rosso sentono un po’ di mancare di incisività in attacco, e cominciano a provare i grossi calibri da lontano.

Un lungo rilancio di Gillett da appena dentro la nostra metà viene mal controllato dai due centrali del BCFC al limite della loro area: si fanno anticipare da Blackstock, che la passa indietro a Majewski sulla trequarti centrale, Raddi pesca di prima l’accorrente Reid che si inserisce benissimo in area e crossa una volta arrivato all’altezza dell’area piccola, Blackstock rimette al centro di testa dall’altra parte dell’area di porta, ma la difesa chiude sull’accorrente Raddi che stava per concludere a rete, e rinvia in affanno, Guedioura recupera sulla loro tre quarti, dietro a Gillett, Gillett apre a Moloney sulla destra (il terzino, in assenza di una vera ala destra, si è masticato davvero tutta la fascia per tutta la partita: guardando a quanto avrà sudato, per i prossimi vent’anni Brendan potrà essere accusato di ogni delitto perpetrato nei pressi della nostra fascia destra, a causa dell’enorme quantità di suo DNA ivi disseminata), Moloney a Guedioura che tenta un tiro dai trenta metri, il tiro rimpalla in area tante volte che se il box del Bristol City fosse un flipper andrebbe in tilt, alla fine loro liberano ma noi sembriamo l’URSS che gioca in power play contro l’Ambrì Piotta: Collins recupera a centrocampo e la ridà in avanti a McGugan, che la scambia in velocità sulla fascia destra con Majewski, penetra in area e cade sul vertice dell’area di porta, permettendo a Heaton il recupero del pallone; il pubblico del Trent End invoca il rigo, ma, oggettivamente, non sembrano esserci gli estremi.

Sulla ripartenza del Bristol City, una delle migliori occasioni per i Robins, con un bel cross di Adomah respinto benissimo di testa da Moloney accentratosi in diagonale per chiudere l’inserimento di Sead.

Urgono cambi per dare più alternative in attacco, che arrivano subito dopo con l’ingresso di Cox per McGugie, autore di una prova piena di volontà e di dinamismo, ma povera di precisione. Il nostro gol viene da un’azione di contropiede, generato da un bellissimo recupero di palla di Guedioura sulla nostra tre quarti, perfezionato da Cox (sempre in ripiegamento quando la palla ce l’hanno gli altri), che la dà a Reid nel cerchio centrale, Reid comincia a scavallare verso il box avversario, il Forest è in superiorità numerica perché tutti i centrocampisti sono ripartiti insieme — con un bellissimo movimento — dopo la riconquista del pallone, Reid arriva sul limite dell’area, vede Cox in rimorchio sulla destra e lo serve con un bel pallone di interno sinistro, Cox, dall’altezza dell’area piccola, a metà strada tra il vertice della stessa e i limite dell’area di rigore, serve un intelligentissimo palloncillo lento indietro, a un metro dalla linea dell’area di porta, sul quale Guedioura interviene con freddezza e precisione per mettere a filo del palo sinistro della porta di Heaton il gol del vantaggio. Il fatto che Guedi sia intervenuto a mettere dentro il pallone che aveva recuperato in tackle sulla nostra tre quarti e che aveva originato il contropiede dimostra la mostruosa utilità di questo giocatore nell’economia del nostro gioco.

Rimane da raccontare solo una bella punizione di Reid dalle 25 iarde, in posizione piuttosto centrale: un interno sinistro precisissimo ma solo appena un po’ lento che Heaton toglie dallo scaffale dove la mamma nasconde la Nutella con un bellissimo colpo di reni, e un finale un po’ in apprensione del Forest, più attento a controllare gli invero timidi tentativi di recupero del Bristol City che a consolidare il vantaggio: in questo periodo, da segnalare solo una bella incursione in area di Cox lanciato sulla sinistra da una ripartenza di Harding, con una doppia conclusione della punta irlandese rimpallata dai difensori del Bristol City, e una conclusione sbilenca di Blackstock che raccoglie dal limite la seconda respinta della difesa bianca.

La pressione del Bristol vede un unico momento di grave pericolo, con Anderson che raccoglie dalla linea di fondo — all’altezza del limite dell’area piccola — un lancio alla disperata di Carey con attaccato un festone lungo tre metri con su scritto a lettere cubitali VIVA IL PARROCO: la nostra ex ala riesce a rimettere in mezzo un pallone al quale, fortunatamente, nessuno degli attaccanti del Bristol City aveva creduto, e che Collins controlla con calma e mette fuori per il fischio finale dell’arbitro Miller.

Tutto sommato, anche alla riprova degli highlights, viene confermata l’impressione avuta dalla radiocronaca di Fray-McGovern: una buona prova, ottima dal punto di vista difensivo, meno brillante da quello offensivo, sbloccata anche grazie alla maggiore concretezza data al reparto di attacco dall’ingresso di Cox, che difficilmente potrà rimanere in panca quando avrà recuperato la migliore condizione.

Per quanto riguarda il dopo-partita, la notizia principale è la dichiarazione di Fawaz Al-Hasawi sul fatto che il mercato del Forest non è ancora finito, e che, in particolare, la squadra sta cercando l’ala destra richiesta dal Manager al Board. Anche con uno o due altri innesti, non credo che il Forest potrà fare molto di più che un buon campionato di metà classifica (in fondo, abbiamo battuto con una certa fatica una delle poche squadre che l’anno scorso aveva fatto peggio di noi, e che lo scorso fine settimana era stata battuta in casa in Coppa di Lega dal Gillingham), magari con un paio di annusatine alla zona play-off, ma, certo, potrà togliersi soddisfazioni, e rodare un gruppo che l’anno prossimo potrà senz’altro dire la sua in chiave promozione.

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Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, McGugan (Cox 68′), Guedioura, Majewski (Lascelles 90′), Reid (Greening 90′), Blackstock.

Non entrati: Evtimov (GK), Hutchinson, McGoldrick, Tudgay.

Ammoniti: Reid 38′

Marcatore: Guedioura 71′

Bristol City: Heaton, Woolford (Anderson 78′), Adomah, Cunningham, Foster (Elliott 70′), Pearson (Pitman 89′), Mark Wilson, Stead, Fontaine (c), Carey, Skuse.

Non entrati: Gerken (GK), James Wilson, Kilkenny, Morris.

Ammoniti: Cunningham 38′

Spettatori: 21.575 (di cui ospiti: 1,201)

Arbitro: N. Miller

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Stasera, prima in trasferta contro l’Huddersfield, visto ottimamente a Cardiff nell’anticipo, per fortuna ancora muniti di un John Rhodes a mezzo servizio dopo l’infortunio e, probabilmente, ancora fuori.

Per noi, il dubbio è soprattutto Ayala: se lo spagnolo rientrasse al centro della difesa, l’ottimo Halford visto sabato slitterebbe a destra, al posto di Moloney, o a protezione della difesa, al posto di Gillett.

Il pronostico all’inizio di un campionato per una partita tra due squadre che hanno cambiato abbastanza appare difficilissimo, ma la bontà della nostra fase difensiva appare un buon letto di roccia per affrontare questa coppia di trasferte, la seconda delle quali, venerdì in anticipo a Bolton, di quelle davvero da far tremare i polsi.

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NFFC 1 – 0 Bristol City

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Per la prima volta dal 2006, il Forest vince la partita inaugurale della propria Lega. Decisivo l’ingresso di Cox per McGugan: Simon ha offerto a Guedioura l’assist decisivo. Ottime anche le partite di Majewski e di Moloney, mentre Blackstock è stato piuttosto impreciso davanti.

Seguirà un commento più articolato dopo la pubblicazione degli highlights sul Forest Player.

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Nel frattempo.

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Dunque, rieccoci, proprio alla vigilia dell’inizio del campionato della svolta, perché sarà una svolta nella nostra storia, comunque andrà. Un saluto a tutti i tifosi italiani del Forest, e a tutti coloro che seguono questo blog!

Tra oggi e domani spero di scrivere un pur frettoloso post di presentazione della Championship, con i maggiori cambiamenti nelle rose dei nostri avversari e un piccolissimo azzardo di pronostico per ciascuna squadra che parteciperà al campionato; ma, intanto, qualche parola su ciò che è successo durante il mio periodo di assenza.

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L’inizio della stagione agonistica: espugnare Highbury

Innanzi tutto, il Forest ha giocato la sua prima partita ufficiale il 13 di agosto: nel primo turno della Coppa di Lega, quest’anno Capital One Cup, contro gli esordienti assoluti del Fleetwood Town, che, per la prima volta nella loro storia, sono stati promossi nella Football League, e il cui stadio si chiama proprio Highbury Stadium (e anche la maglia del Fleetwood è identica a quella dell’Arsenal). Si è trattato di una trasferta non comodissima, affrontata dai Reds, tuttora con evidenti problemi di amalgama e in ritardo di preparazione, con un qual certo spirito da pre-campionato.

O’ Driscoll ha scelto, per il suo esordio ufficiale da manager del Nottingham Forest, una sorta di 451 (o 4411), con un centrocampo — almeno sulla carta — a altissimo tasso tecnico:

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Darlow

Moloney — Ayala — Collins (C) — Harding

Halford — McGugan — Guedioura — Reid

Majewski (Greening 88′)

Blackstock (Tudgay 82′)

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Primo tempo di studio, con il Forest impreciso nel proporre la manovra, e il Fleetwood (altrettanto rinnovato del Forest, dal momento che ben sei giocatori hanno esordito con i Merluzzi il 13 agosto) abile a chiudere gli spazi; questo, tanto per iniziare la nuova stagione agonistica con un paio di frasi fatte.

Migliore il secondo tempo, con McGugan, Reid, Guedi e Raddi più propositivi, anche se la manovra del Forest ha stentato molto a trovare concretezza: le migliori occasioni, almeno all’inizio della seconda frazione, sono venute, infatti, da calci piazzati malamente sfruttati da Halford e da Blackstock.

Il vantaggio è venuto — al 57° — da un bellissimo cross di Reid sul quale è intervenuto di testa — non proprio limpidamente — Blackstock, sul limite dell’area di porta: il portiere avversario, Scott Davies, è riuscito bravamente a respingere, ma il pallone è finito di nuovo sui piedi di Dex che, questa volta, non ha potuto esimersi dall’accompagnare il pallone in porta. Come si diceva un tempo: “Jesus saves, but Dex scores the rebound”.

Da qui in poi, il Forest è riuscito a controllare piuttosto agevolmente, riuscendo a essere ancora pericoloso con tentativi di Halford — buona la sua prova da esterno destro, anche se il McCleary del finale della scorsa stagione era naturalmente un’altra cosa — e di Dex, che sul finire della partita è stato sostituito da Tudgay, anche lui pericoloso su un altro cross di Reid, nettamente migliore in campo.

Piuttosto deludente, invece, Majewski dietro la punta: il Polacchino è stato sostituito da Greening nel finale, dopo una prova piuttosto incolore.

Alla fin fine un risultato che può apparire troppo striminzito a chi non abbia visto la partita, ma che non appare malvagio: l’entusiasmo — e la discreta qualità — del Fleetwood all’esordio nel calcio che conta davanti al pubblico amico ha rappresentato un duro ostacolo per una squadra chiaramente a corto di preparazione e di minutaggio, sulla quale O’ Driscoll, si può dire, deve ancora cominciare a lavorare seriamente. E, non a caso, dopo la partita Mellon, il boss del Fleetwood (il cui soprannome è “Cod Army”, l’armata dei merluzzi) si è mostrato molto soddisfatto della prova, e si è detto molto orgoglioso che i suoi ragazzi “abbiano giocato per larghi tratti alla pari con il Nottingham Forest”.

Il nostro Gaffer, nelle dichiarazioni di fine gara, ha mostrato una certa soddisfazione per il passaggio del turno e per la risposta del pacchetto difensivo, che giocava per la prima volta insieme, ma ha dato anche ampio credito agli avversari per la loro ottima prestazione.

Oltre a tutto, serata è stata allietata dalle divertenti notizie che venivano da Scunthorpe, dove il Derby County ha dilapidato un vantaggio di 4-1 (3-0 all’intervallo e 5-3 al novantesimo!) facendosi raggiungere sul 5-5 proprio allo scadere, e facendosi eliminare dagli Iron, ora in League One, ai calci di rigore.

Il prossimo turno, già sorteggiato, vedrà il Forest giocare in casa contro lo Wigan.

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Gente che viene (molta) e gente che va (poca)

Tra coloro che stanno per partire, Kieron Freeman completerà a giorni l’esodo dei difensori rossi che ha segnato l’estate. Dopo aver espresso a più riprese insoddisfazione per le scarse prospettive di poter giocare titolare quest’anno, e dopo aver sollevato più di qualche malumore nei tifosi del Forest per le sue ripetute manifestazioni di simpatia per i vicini d’oltre Trent, nelle fila dei quali aveva giocato la scorsa stagione, il terzino destro del Galles U21 è collegato sempre più insistentemente a un passaggio al Derby County (Nigel ha manifestato interesse per il giocatore) o a un ritorno alle Gazze di là del fiume.

Ben più interessanti le voci in entrata.

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Daniel Ayala mostra la nuova maglia rossa.

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I pochi di voi che ancora non lo sapevano avranno notato il nome di Ayala nella formazione schierata da O’ Driscoll nell’impresa di Highbury: si tratta di Daniel Ayala, giocatore spagnolo di scuola Sevilla, una presenza nell’U21 Roja (non proprio la più scarsa delle giovanili…), classe 1990, che fu strappato dal Liverpool di forza ai Rojiblancos tre anni fa, quando era una delle grandi promesse del calcio europeo: le grandi attese riposte in lui dal club di Anfield sono state tradite, soprattutto, a causa di un gravissimo infortunio agli adduttori, che ne ha compromesso, finora, lo sviluppo e la carriera.

Dopo 5 presenze tra i Mereysiders rossi, passò in prestito a Hull City, in Championship, all’inizio del 2010: giocò 12 partite (tra queste una, davvero mostruosa, contro di noi, Daniel sembrava davvero un capitano sovietico a Stalingrado, e una contro i Rams, segnata dalla sua unica rete per i Tigers) prima di tornare a Liverpool per il suo primo lungo periodo di stop. Nel febbraio del 2011 passò — sempre in prestito — proprio al Derby County, dove giocò 17 volte di cui 16 di fila, il suo più lungo periodo di “salute” sportiva.

Nell’agosto del 2011 firmò per il Norwich City neopromosso in EPL, per una cifra di circa £800.000, ma fu un’altra stagione maledetta: un altro brutto infortunio, questa volta al ginocchio, lo mise fuori causa dopo sole quattro partite giocate in giallo canarino; al rientro, il riacutizzarsi del problema all’adduttore lo mise fuori dopo altre tre partite.

Insomma, per ora Daniel è stato più un manuale di ortopedia sportiva che un giocatore di calcio, e per il Forest si tratta — certamente — di una bella scommessa. Ma è un prestito annuale, quindi si tratta di un rischio assolutamente calcolato; e se Ayala riuscirà a attraversare moderatamente illeso la stagione rappresenterà, certamente, un valore aggiunto inestimabile per la retroguardia dei True Reds: si tratta, infatti, di un difensore di classe indubbiamente superiore, in grado di rappresentare, con Collins, una delle più forti coppie di centrali dell’intera lega. Altrimenti, il pacchetto difensivo del Forest appare, ormai, abbastanza nutrito da poter fare a meno di lui senza troppi problemi.

Inizialmente, si diceva che Ayala fosse molto restio a trascorrere un altro anno in prestito, e, per di più, in una serie inferiore, ma, alla fine, pare che le argomentazioni di O’ Driscoll e degli Al Hasawi siano state tanto efficaci da strappare il suo assenso al trasferimento.

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Daniel Cox mostra la nuova maglia rossa.

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Il ben più striminzito (più che come numero, come talento) reparto di attacco è stato rinforzato con l’ottimo arrivo di Simon Cox, nazionale irlandese (ha giocato tutte e tre le partite della fase finale di Euro ’12, anche se non ha certo sconvolto l’opinione pubblica sportiva mondiale con le sue imprese, ma è molto considerato da Trapattoni, e segnò contro l’Italia nell’amichevole vinta dalla Repubblica per 2-0 a Liegi nel giugno del 2011); è nato nel 1987, e è stato acquistato a titolo definitivo dal WBA; si è legato al Forest con un contratto triennale.

Si tratta di un giocatore di scuola Reading, che, però, ha giocato nel club della sua città natale solo due volte in partite ufficiali: quando era di proprietà dei Royals, infatti, ha girellato in prestito con alterne fortune tra Brentford, Northampton Town e Swindon Town, squadra tra le cui fila disputò un’ottima mezza stagione. La sua miglior partita per il Reading la disputò, probabilmente, nel precampionato del 2007, quando realizzò un bellissimo gol all’OL campione di Francia durante una partita della Peace Cup, torneo a inviti di qualche prestigio che allora si svolgeva in Corea del Sud.

Nel gennaio del 2008 lo Swindon Town lo prelevò su base definitiva, e tra i Robins, in League One, disputò una grande stagione, diventando, con 29 reti, il più prolifico marcatore delle quattro maggiori serie calcistiche inglesi. Tanto che all’inizio della stagione 2009-10 passo al WBA. Diede un buon contributo alla promozione, con 34 presenze e 10 reti (il mantra di O’ Driscoll: “abbiamo bisogno di giocatori che conoscono la Championship e che abbiano dimostrato di saperla vincere”), ma si trovò ai margini della prima squadra in EPL; dopo qualche buona prova in coppa, ebbe però un po’ di chances da titolare, e ricevette una nomination al Gol del Mese per l’aprile 2011 per una bella rete messa a segna contro il Tottenham Hotspurs.

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Ancora poco considerato nella stagione scorsa, chiuso da Odemwingie, Long e Fortuné e dopo gli ulteriori arrivi di Lukaku e Rosemberg in questa finestra di mercato, Cox ha chiesto al manager dei Baggies il trasferimento per trovare spazio di gioco: richiesto anche dal Celtic, ha firmato però con noi, e si pensa che sia stato pagato circa due milioni di sterline. Un ottimo acquisto, a mio avviso, per il nostro reparto offensivo: si tratta una seconda punta all around più che di striker puro, un giocatore di grande intelligenza, che unisce visione di gioco a buone capacità realizzative, mostruosa capacità di lavoro e determinazione, e, in più, con la qualità di affrontare le grandi partite in maniera particolarmente efficace: un ottimo complemento per Blackstock, insomma; il fatto che Cox abbia scelto il Forest, dopo voci che lo volevano destinato a metà dei club di Championship e a un quarto dei club di EPL dimostra, secondo me, il fatto che le cose sul Trent sono davvero cambiate.

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Sam Hutchinson insieme a un altro ex Forest di lusso.

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Infine, Sam Hutchinson, difensore destro del Chelsea (nei Blues da sempre, visto che è entrato nell’Accademia a sette anni), è arrivato in prestito stagionale, e dovrebbe rappresentare un’ottima alternativa a Halford. Anche lui viene da un brutto infortunio al ginocchio durato quasi tre anni, che nel 2010 sembrava doverlo condannare a un ritiro che aveva di fatto annunciato: un recupero miracoloso, però, l’ha condotto a firmare un nuovo contratto con il Chelsea e perfino a accomodarsi in panca nella vittoriosa finale di Champions League contro il Bayern, grazie alla situazione disastrata nella quale versava la difesa dei Blues in quella circostanza; userà quest’anno al City Ground per perfezionare il recupero e per riprendere il clima agonistico.

Si tratta di un giocatore di grandissima intelligenza tattica, di quelli che piacciono al Gaffer: durante l’infortunio Sam ha studiato sport all’università, e ha ottenuto anche il patentino da allenatore. Di Canio gli offrì perfino il posto da secondo al Swindon Town, dopo l’annuncio di ritiro; non certo una proposta comune, per un ventunenne.

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Dell’altro arrivo, Simon Gillett, abbiamo già detto qualcosa. Si tratta di un centrocampista molto dinamico che, finora, non ha dato grandissime prove, ma che è stato con il Gaffer a Doncaster: i Donnies non gli hanno rinnovato il contratto e O’ Driscoll ne ha approfittato per arricchire la rosa con un giocatore del quale, evidentemente, si fida; tanto basti. È un po’ un giocatore alla McKenna, penso: il tipo di centrocampista piccoletto, energico e dinamico del quale la nostra squadra ha bisogno come il pane, e poi piace al Boss: tanto basti, come biglietto di visita.

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Le amichevoli

Dopo la bella vittoria con il Villa, è venuta una partita in deciso anti-climax proprio contro i Baggies, l’ex squadra di Cox. Uno 0-2 netto, ottenuto dal WBA nel primo quarto d’ora grazie a una bella conclusione da lontano di Gera (sulla quale Darlow si è mostrato, a dire il vero, disattento) e a un rigore piuttosto dubbio ottenuto da Shane Long grazie a una sceneggiata su sfioramento di Collins, e realizzato dallo stesso Long. Il Forest è partito con una formazione a rombo, forse un po’ troppo sbilanciata in avanti per affrontare una compagine di classe superiore: il secondo tempo, con il riassesto della squadra, è stato, infatti, più equilibrato.

La formazione iniziale dell’amichevole:

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Darlow

Halford — Ayala — Collins — Harding

Moussi

Moussa — McGugan — Reid

Blackstock — McGoldrick

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Nel corso della partita ci sono stati molti cambi, che hanno equilibrato l’andamento del gioco:

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Forest: Darlow, Halford (Moloney 71), Ayala (Regan 80), Collins (Lacelles 69), Harding (Taylor 74), Moussa (Bader Al-Mutawa 55), McGugan (Guediora 55), Moussi (Greening 55), A Reid (Majewski 55), McGoldrick (Tudgay 55), Blackstock (Derbyshire 55).

NE: Camp, Morgan.

WBA: Foster, S Reid (Jara Reyes 69), McAuley (Dawson 62), Olsson (Tamas 62), Ridgewell (Jones 45), Yacob (Hurst 81), Mulumbu (Thorne 81), Morrison (El Ghanassy 66), Odemwingie, Long (Fortune 66), Gera (Brunt 69).

NE: Myhill.

Goal – Mulumbu (7), Long (pen 17).

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Da notare che Taylor, substrato a Harding, è un giocatore in prova, e non fa parte della rosa iscritta per ora al campionato, mentre Regan è un giocatore dell’Accademia.

La cosa migliore della partita è stata l’esordio di Harding sulla fascia sinistra, e è piaciuta anche qualche buona giocata mostrata da Al-Mutawa, subentrato nel secondo tempo. Ma, davvero, secondo me per quest’anno bisognerà avere pazienza e confidare nell’opera di ricostruzione cominciata da O’ Driscoll, senza provare insensate frustrazioni se la stagione ci destinerà a un anonimo centroclassifica, ma cercando, piuttosto, di cogliere eventuali segnali di miglioramento strada facendo.

Perché domani, ragazzi, si comincia a fare davvero sul serio. Anzi, stasera: la stagione è cominciata con la vittoria interna dei Reds di Cardiff City su Huddersfield Utd per 1 a 0, gol di Hudson al 90o minuto.

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