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Sean O’Driscoll esonerato!

Intanto, mi scuso se per una serie di influenze, impegni lavorativi e incombenze festive ho trascurato il blog in questo mese, ma mi riprometto di mettere in pari se non altro la cronaca delle partite nel prossimo mese di gennaio, per poi riprendere anche la pubblicazione di articoli di tipo storico e divulgativo. Ora, mi preme intervenire per un’ultima ora clamorosa.

Pare incredibile, ma appena dopo la brillante vittoria dei Reds sul Leeds United, con la squadra a un punto dalla zona play-off, il nuovo presidente della Squadra, Fawaz Al Hasawi, ha deciso di esonerare il tecnico della squadra, Sean O’Driscoll. Questo, dopo aver ripetuto fino alla nausea che l’obiettivo della PL era un obiettivo a lungo termine, e dopo aver ripetutamente confermato la fiducia a O’Driscoll, che fino a ora ha guidato la squadra a un campionato dignitosissimo.

Evidentemente, la nuova proprietà, ancor prima di aver guadagnato qualsiasi tipo di credibilità nei confronti dell’ambiente della Football League, o di affetto nei confronti della tifoseria e dei giocatori, vuole inserirsi di prepotenza nel gruppo di ricchi buffoni che sta rovinando il calcio inglese (per non dire il calcio europeo in generale).

Evidentemente (e sperabilmente) la proprietà ha già in mente un’altra guida per il Forest e per il mercato di gennaio, altrimenti avremmo a che fare non solo con dei pagliacci incompetenti, ma anche con dei completi psicopatici.

Ad ogni modo, se questa decisione è lo specchio di quella che sarà la politica di gestione del Club da parte della famiglia kuwaitiana, possiamo dire già da ora che non è certo di personaggi di questo tipo che il Forest aveva bisogno, miliardi o non miliardi, e difficilmente l’affezione dei tifosi nei confronti della maglia True Red potrà beneficiarne.

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“The family guys”: Wolverhampton Wandereres 1-2 Nottingham Forest

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Ormai lo sanno anche i sassi, ma Sean O’Driscoll, nonostante le ovvie origini irlandesi, è nato nella Black Country, e è cresciuto calcisticamente (“born and bred”, ha detto lui al nostro Player) sugli spalti del Molineux Ground, facendo il tifo per i Wolves, squadra per la quale un sacco di suoi parenti sono tuttora abbonati. La vita porta via, in posti differenti, ha dichiarato, ma le cose con le quali sei cresciuto non cambiano mai: per questo, ha detto SOD, guardo sempre il risultato dei Wolves, per prima cosa, non appena posso. Tutti hanno il loro club preferito, e loro sono il mio. Per questo è particolarmente bello essere arrivato qui, a poter competere con loro.

Beh, questa volta il risultato dei Wolves Sean O’Driscoll non ha avuto bisogno di guardarlo sul televideo o su internet, e, romanticismo su romanticismo, grazie a un altro ragazzo per il quale quello di sabato è stato un giorno speciale, uno che al Molineux ha lasciato un bel po’ di ricordi, direi che è un grande risultato: otteniamo due vittorie di fila, il che, per noi, è sempre un’impresa titanica, e vinciamo a Wolverhampton, campo per noi difficilissimo in ogni stagione e in ogni epoca storica. È stata una partita aperta e combattuta, piena di occasioni da una parte e dall’altra, ma la nostra vittoria, fatto il conto delle occasioni e, soprattutto, degli equilibri del gioco, non è affatto demeritata.

Giorno uggioso da Black Country novembrina, bellissimo sempre il Molineux e il suo pubblico, all’inizio del servizio si vede benissimo O’ Driscoll che si gira verso la tribuna, cerca con lo sguardo qualche parente o qualche amico, e lo saluta con il pollice, felice come una pasqua. La squadra, rispetto alla partita precedente contro lo Sheffield Wed, è rivoluzionata, e questa è un po’ una novità, abituati come siamo a un certo conservatorismo. In difesa rientra Harding, che va a sinistra, esordisce il nostro nuovo acquisto, lo scozzese Hutton, che va a occupare la sua fascia destra, mentre in mezzo sono, loro sì, confermati Ward e Collins. A centrocampo giostrano il solito Gillett basso, Guedioura alto, mentre Cohen e Lansbury occupano i vertici laterali del rombo, essendo piuttosto acciaccato Reid. Davanti, inamovibile, la coppia formata da Cox e Sharp.

Camp

Hutton — Ward — Collins — Harding

Gillett

Cohen — Guedioura — Lansbury

Sharp — Blackstock

Gli Old Goldies partono in avanti: su un rilancio dalla linea di metà campo, Ward, una ventina di iarde fuori dall’area, sulla destra del loro schierament, anticipa in elevazione il capitano dei Lupi, Doyle, ma l’arbitro ravvisa un fallo che probabilmente c’è tutto. Batte Sako di interno sinistro verso la porta di Camp, ma chiude troppo il piede, e invece di un passaggio ne viene fuori un tiro che Camp controlla con grande facilità.

Giro palla dei Wolves sulla nostra trequarti, palla a Pennant in posizione centrale, Pennant cerca l’accelerazione verso la nostra area e viene contrastato piuttosto blandamente da Gillett e da Guedioura, che deviano la palla verso la nostra porta. Il più svelto a impossessarsene è Sigurdarson, un paio di iarde dentro il nostro box: non cerca nemmeno il controllo, ma tira di prima di collo destro trovando un diagonale imprendibile per Camp.

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La palla passa attraverso il filtro del nostro centrocampo, nell’occasione organizzato con maglie piuttosto larghe, e arriva a Sigurdarson: facile per l’Islandese, completamente smarcato nella nostra area, battere Camp di prima.

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La nostra reazione, però, è immediata. Ottima difesa di palla nella tre quarti avversaria da parte di Lansbury, Sharp e Guedioura, alla fine la palla arriva all’Algerino che da una quarantina di iarde prova un tiro che viene deviato in fallo di fondo, involontariamente, da Sharp. Guedioura si irrita un po’ con il compagno perché non è stato lesto a togliersi, ma è un rimprovero mosso un po’ alla cazzo, visto che Sharp era vicinissimo e il tiro era veramente violento. Ad ogni modo, consideriamo l’azione come un’ottima prova generale, e passiamo oltre.

Word stoppa bene un’avanzata di Sako fuori dalla nostra area e rilancia verso la metà campo, Guedioura la dà indietro a Lansbury, spostato sulla destra una trentina di iarde dentro la nostra area: a questo punto, lo spirito di Suarez, di Krol e di Platini messi insieme si impossessano dell’interno ex Arsenal, che, di prima, pennella un passaggio smarcante di sessanta metri per Sharp, prontamente scattato e pescato una ventina di metri fuori dall’area dei Lupi senza nessun avversario davanti: ottimo controllo di esterno destro, arriva fino al limite dell’area, evita il recupero di Johnson e batte in preciso diagonale Ikeme sul lato lungo. Davvero un lancio meraviglioso, di quelli che il calcio moderno, molto più basato sul possesso di palla e sul fraseggio fitto, offre sempre più raramente.

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Lansbury (il giocatore del Forest più vicino alla linea laterale nell’immagine superiore) lancia, e Sharp riceve. A Platini non sarebbe dispiaciuto avere in bacheca un passaggio così.

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Subito dopo, approfittando del colpo al fegato appena inferto, Cox cerca il KO infilandosi nell’area dei Wolves dalla sinistra e cercando il tiro a giro di interno destro sul palo lungo, fuori di un metro.

Abbiamo alzato la nostra pressione, e i Lupi si rendono pericolosi soprattutto in contropiede. impossessatosi di una nostra rimessa laterale vicino alla loro bandierina, il loro Ward, il terzino destro dei Goldies, riparte sulla fascia destra arrivando sulla nostra trequarti, e cerca con un passaggio diagonale l’inserimento di Sako, completamente smarcato dall’altra parte del campo. Sako arriva sul limite della nostra area, Gillett e Hutton cercano di chiudere su di lui; l’ala franco-maliana cerca il controllo di sinistro e tira di destro, un po’ affrettatamente, spedendo la palla alta sulla porta di Camp. Ancora un grave rischio corso dopo aver gettato via una rimessa laterale offensiva, una fase di gioco sulla quale si dovrà lavorare.

Uno-due molto bello tra Cox e Cohen, che lancia la nostra punta verso il vertice destro della loro area di rigore; Cox viene chiuso verso la linea di fondo dalla difesa dei Wolves ma riesce a girarsi benissimo e a girare dietro verso l’accorrente Sharp, che dalle dodici iarde, relativamente libero, arriva troppo sotto al pallone e tira clamorosamente alto.

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Ottima occasione, ma, probabilmente, Sharp non ha avuto lo spazio per coordinare meglio il tiro.

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Guedioura recupera in ottimo palleggio una bella palla sulla nostra trequarti, dopo una respinta di testa del nostro Ward su un cross del loro Ward: palla sulla sinistra per Cohen che cerca a sua volta il lancio da urlo di cinquanta metri per Sharp, lanciatosi verso la porta avversaria. Sharp riesce a controllare, controlla la situazione e da una iarda fuori dalla linea corta dell’area di rigore crossa in mezzo per Cox che trova l’impatto più o meno dal rigore ma spedisce alto anche lui. Come al solito, le nostre punte sono molto più efficaci in costruzione che in conclusione.

Altra azione in contropiede dei Wolves con un altro giro palla sulla trequarti che trova Sako smarcato sulla sinistra. Sako entra in area, salta Hutton sull’esterno e da un paio di iarde dalla linea di fondo crossa in mezzo, Camp smanaccia via in maniera un po’ goffa, proprio sui piedi di Doyle che colpisce a botta sicura da dentro l’area di porta, ma trova un miracoloso tackle di Collins a respingere.

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Il grande tackle di Collins su Doyle.

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È il momento migliore dei Wolves: azione insistita di Pennant sulla destra, cross dal fondo e respinta affannosa in corner di Lansbury in ripiegamento difensivo. Sul corner successivo, batti e ribatti in area, palla a Doyle sul lato corto dell’area opposto a quello di battuta dell’angolo, cross in mezzo, deviazione al volo di Siguradarson e miracoloso intervento di Camp a salvare la nostra porta. L’Islandese tenta di inviare in rete di testa la respinta, ma è scoordinato, la palla è alta, e riesce solo a passarla al nostro estremo. Camp rimane lucido e lancia sulla sinistra Cox, che riceve sulla nostra trequarti e si lancia in contropiede. Dialogo con Cohen sulla sinistra, cross della nostra ala sul limite della loro area e tentativo di Sharp contrastato in tackle efficace da Johnson. Partita davvero bella, un grande spot per il nostro campionato, visto che è trasmessa in diretta da al Jazeera.

Dopo l’ammonizione di Lansbury per un brutto fallo su Sako in ripartenza all’altezza della linea di metà campo, ripartiamo con un uno-due tra Cox e Sharp sulla sinistra del nostro schieramento. Sharp punta il vertice dell’area di rigore, vede l’inserimento di Guedioura dall’altra parte e cerca di servirlo con un interno destro morbido. Johnson interviene di testa, ma proprio sui piedi di Lansbury che si impossessa del pallone al limite dell’area e questa volta cerca di imitare Maradona, con uno slalom dentro l’area Old Goldie che lo porta a saltare due avversari e a tirare un possente diagonale deviato con difficoltà da Ikeme sul fondo.

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Lansbury salta il primo avversario con un interno destro, e sta per saltare il secondo con un tocco d’esterno, prima di andare al tiro: “fantastic play”!

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Il secondo tempo è un po’ più lento e meno avvincente della prima parte della partita: Il primo pericolo viene da Cox, che interviene sulla loro trequarti a impossessarsi di un fraseggio impreciso in disimpegno dei Wolves. Cox serve Cohen in inserimento centrale, Chris arriva sul limite centrale dell’area di rigore e la porge sulla destra all’accorrente Sharp. Sharp cerca uno spazio per il tiro ma non lo trova, allora decide di ripassare a Cox lungo l’asse del limite dell’area. Coxie controlla in mezzo al traffico, con un po’ di difficoltà, e tira un po’ sporco, per un facile controllo di Ikeme.

Guedioura riconquista un altro pallone sulla nostra trequarti con fare gladiatorio, la offre sulla sinistra a Cohen che trova l’uno-due con l’Algerino lanciandolo in profondità. Guedioura avanza fino alle venticinque iarde, poi esplode un tiro di collo interno destro che si infila imparabilmente a mezza altezza a fil di palo sulla destra di Ikeme. Tiro fantastico e vantaggio nostro, per la prima volta da tipo 35 anni al Molineux!

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Fantastico tiro di Adlene, che dopo aver segnato sceglie di non esultare, per rispetto ai vecchi tifosi. Ma che cagata.

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Il Wolverhampton, come tutte le squadre in crisi, non si rialza più dalla mazzata, e ci consegna la partita quasi senza più combattere.

Dopo un’azione molto confusa seguita a un corner di Pennant, però, siamo noi a ripartire, con una bella palla sradicata dall’immenso Lansbury dai piedi di Sako, che aveva a sua volta sottratto il pallone a Cox con un contrasto apparentemente irregolare, e rilanciata immediatamente a Cox con una grande apertura di una quarantina di metri; Sharp viene anticipato, questa volta, da una buona uscita fuori area di Ikeme.

Purtroppo, il contasto subito da Cox, apparso dal repley quasi da rosso, provoca gravi danni alla sua caviglia, che verranno in seguito diagnosticati guaribili in un paio di mesi. Coxie esce in barella e viene sostituito da Blackstock.

Dopo una nostra buona azione di alleggerimento, Sharp trova un gran tiro dalle venti iarde, purtroppo troppo centrale, e controllato in due tempi da Ikeme..

Discussioni nel finale: Doyle, già ammonito, calcia via la palla dopo che gli è stato fischiato un fallo sul recupero di Harding. L’arbitro lo richiama e gli fa un pistolotto di cinque minuti, che, certamente, ha contribuito alla crescita morale della punta del Wolverhampton, ma non alla credibilità di un arbitro che si è chiaramente cacato addosso astenendosi dal tirar fuori un sacrosanto secondo cartellino giallo.

Dopo sei minuti di recupero, l’arbitro finalmente fischia per il nostro primo successo a Wolverhampton

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Momento migliore: il passaggio di Lansbury per Sharp, straordinario per forza, precisione, visione di gioco, immediatezza di decisione e prontezza.

Momento peggiore: l’infortunio di Cox. Con il senno di poi, il lavoro della nostra punta davanti e sulla tre quarti è risultata una perdita gigantesca per il nostro gioco..

Hero: Lansbury e Guedioura hanno disputato una partita gigantesca. Dovendo scegliere tra i due, scelgo il londinese. Se avesse segnato dopo il doppio dribbling di interno-esterno sarebbe stato il gol dell’anno, ma anche così è stato il giocatore chiave dell’impresa.

Zero: Nessuno; un pochino deludente la prova dell’esordiente Hutton: da un giocatore con diverse presenze in Champions, anche all’esordio, ci si sarebbe dovuti aspettare un po’ più di personalità.

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Forest: Camp, Harding, Collins (c), Ward, Hutton, Gillett, Guedioura, Lansbury (Moussi 88′), Cohen, Cox (Blackstock 65′), Sharp (Moloney 90′).

NE: Darlow, McGugan, Coppinger, Ayala.

Marcatori: Sharp 16′, Guedioura 57′

Ammonito: Lansbury 42′

Wolves: Ikeme, Edwards, Sako, Ward, Johnson, Sigurdarson, Berra, Pennant (Ebanks-Blake 75′), Doumbia (Davis 75′), Doyle (c), Foley (Forde 89′).

NE: De Vries, Stearman, Nouble, Batth.

Marcatore: Sigurdarson 6′

Ammonito: Doyle 39′

Arbitro: Roger East

Spettatori: 22.527

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Sulla ricostruzione della squadra – 3: Mark Arthur al Footballers’ Football Show

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Questa notte, Mark Arthur è intervenuto al Footballers’ Football Show, ospite di David Kelly insieme a George Boateng (acquisto di McClaren, ora gioca nella Super-League malaysiana) e Sam Allardyce. Speriamo di fare cosa gradita riportando di seguito le sue dichiarazioni.

David Kelly: Ora, con i nuovi proprietari del Nottingham Forest in carica, chi è l’interlocutore principale di Sean O’Driscoll?

Mark Arthur: Sean lavora con Keith Burt, il nostro direttore dello scouting, entrambi parlano con me. Nessuno di noi parla con il nostro principale azionista su basi regolari. Fawaz Al Hasawi vive in Kuwait, e cerca di venire in Inghilterra ogni volta che può. Il nostro presidente, Omar Al Hasawi, vive a Londra, e viene a vedere al City Ground tutte le partite. Il dialogo con lui è molto buono.

Abbiamo cominciato a lavorare insieme solo quattro mesi fa, abbiamo cominciato a preparare la nuova stagione molto tardi — il takeover ha avuto luogo quando già era iniziata la preparazione pre-campionato — e la nuova proprietà ha fatto un ottimo lavoro nel permettere a Keith e a Sean di prendere i giocatori di cui pensavano di aver bisogno. Alan Hutton, arrivato oggi, è il 15° giocatore arrivato al Nottingham Forest da quando O’Driscoll è in carica. Ci vuole un po’ di tempo, per stabilizzare la situazione.

Abbiamo avuto un incontro con i proprietari all’inizio di questa settimana per discutere a quale punto sia il lavoro di ricostruzione della squadra, e di che cosa c’è bisogno a gennaio. La comunicazione è un fattore vitale, anche se le notizie da trasmettere non sono molte: è importantissimo parlare l’un l’altro, io non sono mai stato per il “divide et impera”, non mi è mai sembrata la via giusta per andare avanti.

DK: Qual è la cosa più difficile da fare? Licenziare un manager o trovarne uno nuovo?

MA: Senz’altro trovare la persona giusta per un lavoro. Non basta parlare con un potenziale nuovo manager, parlare di tutti i differenti aspetti del lavoro, e certamente abbiamo parlato moltissimo con Steve McClaren l’anno scorso prima che accettasse l’incarico — a essere sinceri, avevo sempre pensato che avrebbe rifiutato, per andare a allenare in Premier League — e non ci siamo resi conto che non era l’uomo adatto per la sfida che ci stava di fronte. Noi guardavamo a questa da un certo punto di vista, e lui la stava osservando sotto un punto di vista totalmente differente. Probabilmente non ci siamo mai capiti l’un l’altro, è questo il motivo principale per cui Steve ha deciso di mollare dopo 111 giorni.

Sono stati fatti errori da parte di entrambe le parti, in questa faccenda. Penso che quello che abbiamo fatto quest’anno, quando abbiamo deciso di portare Sean O’Driscoll al Forest sia stata una cosa che i giocatori volevano, e che i tifosi volevano. Qualcuno che sia un costruttore, e che faccia con calma il suo lavoro. Questo è esattamente quanto i nuovi proprietari desiderano fare, dal momento che hanno dichiarato che il progetto è quello di conquistare la Premier League in quattro anni. Vogliono costruire un club adatto alla massima serie, con fondamenta solide, e questa è una cosa straordinaria, sia dal punto di vista di Sean, sia dal mio.

George Boateng: Durante il mio periodo di permanenza al Forest non ho quasi mai parlato a Mark, perché era molto occupato nell’opera di acquisizione dei giocatori. Quando è arrivata la nuova proprietà, tutti erano convinti che stessero cercando un top manager, di alto profilo, ma alla fine hanno scelto Sean. Qual è la verità? Sean era una prima scelta, o un ripiego dopo che i tentativi di portare al Forest un top manager sono falliti?

MA: La nuova proprietà ha organizzato in maniera eccellente un sistema di approcci e di colloqui. Molte persone con le quali hanno parlato o non erano convinte che questo fosse il lavoro giusto per loro, o non hanno convinto i proprietari di essere le persone giuste per il Nottingham Forest. Invece di gettarsi di volata dentro una scelta poco convinta, hanno scelto di fare una riflessione generale su tutto quello che avevano raccolto e di parlare con me e con Keith: ci chiesero proprio “che cosa dobbiamo fare?”. Noi siamo stati in grado di intervenire, con la nostra esperienza di lavoro al Nottingham Forest, e di aiutarli a prendere una decisione. Sono molto contento della scelta, e confido che sia stata la scelta migliore: penso che nelle vene del club scorra una vera armonia per la prima volta da tantissimo tempo.

GB: La classifica della lega lo dimostra…

MA: Abbiamo 26 punti. Lo scorso anno impiegammo 31 partite per raggiungere 26 punti. Quando si portano in squadra 14, ora 15 nuovi giocatori così velocemente, ci vuole tempo per dare una forma al gioco. Sean ha fatto un lavoro rimarchevole in un periodo di tempo molto corto, e abbiamo anche avuto un po’ di infortuni in difesa, a complicare le cose. Da qui l’ingaggio di Alan Hutton, proprio di oggi. Quindi, io penso che il meglio debba ancora venire, e che non possa venire fino alla prossima stagione. Ma chissà, se riuscissimo a arrivare in buona posizione dopo Natale, e arrivassimo in buona forma a marzo, potremmo anche lanciare la nostra sfida.

DK: Le ambizioni del club sono cambiate con gli Al Hasawi? La promozione ora è una precisa ambizione della proprietà, invece che una speranza?

MA: Certamente, non per quest’anno, e nemmeno per l’anno prossimo. Ma alla fine l’attesa della proprietà è la promozione in Premier League. Io penso che quest’anno la qualità della squadra e la qualità dei giocatori sia già ottima, e il campionato è così imprevedibile! Ciascuna squadra può battere qualsiasi altra squadra. Chiunque verrà promosso quest’anno, vorrà dire che avrà lavorato incredibilmente bene. Naturalmente, essere promossi significa poter godere dei proventi che la Barclays Premier League garantisce, e anche nel caso di un ritorno immediato in Seconda Divisione si hanno la possibilità di tornare immediatamente in PL certo superiori a quelle che club come il Nottingham Forest possono vantare. Sarebbe bellissimo farcela, e noi siamo sempre pieni di speranza, ma forse questo gruppo di giocatori potrà cominciare a essere davvero competitivo solo all’inizio della prossima stagione.

Anche l’intervista riporta la notizia dell’ingaggio, in prestito di emergenza fino al 2 dicembre, di Alan Hutton, nazionale scozzese. Alan è un terzino destro di scuola Glasgow Rangers, con diverse presenze anche in Champions League; è passato dai Blues al Tottenham nel gennaio 2008 per una cifra vicina ai 9 milioni di sterline, dopo aver rifiutato il trasferimento nell’estate precedente. Dopo aver giocato 50 partite per gli Spurs, alternandosi con Corluka e accumulando altre presenze in Champions League, tra le quali il 3-1 interno contro i campioni in carica dell’Inter, l’arrivo di Kyle Walker gli ha chiuso un po’ la strada, e è passato al Villa nell’agosto del 2011.

Ha totalizzato 31 presenze per i Villans, ma quest’anno è rimasto ai margini della squadra, dopo l’arrivo di Matthew Lowton.

Ha la fama di giocatore ruvido: un suo tackle su Shane Long use fuori gioco il giocatore del WBA per sei mesi, e, benché non sanzionato sul campo, sollevò un dibattito sull’eccessiva rudezza del contrasto: da quel momento, Alan é un po’ preso di mira dagli arbitri, e ha collezionato un paio di espulsioni.

La sua carriera internazionale è fatta di 28 presenze con la nazionale scozzese, tra le quali la più memorabile è quella che nel 2007 vide la Tartan Army vincere al Parco dei Principi contro i vicecampioni del Mondo.|

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Sulla ricostruzione della squadra – 2: la situazione attuale.

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Ieri, parlando di Keith Burt, abbiamo visto come il Forest sia riuscito a mettere una toppa alla difficilissima situazione che si era presentata a luglio, quando il Forest era, praticamente, senza un proprietario, e tutti i giocatori in scadenza se ne sono andati: ci siamo trovati con nove giocatori senior, come detto ieri, e nemmeno in grado di schierare una squadra per un’amichevole, a meno di non andare a saccheggiare qualche scuola media di Nottingham, o a meno di non schierare qualche season ticket holder.

Ora, apparentemente, l’emergenza è passata: ma, appunto, solo apparentemente. Approfitto di un’acuta analisi pubblicata ieri da Paul Taylor — uno dei maggiori commentatori delle vicende del Forest, giornalista e blogger per la BBC — sulle colonne del Nottingham Evening Post, per fare il punto sulla situazione del nostro parco giocatori; vedremo, alla fin fine, che a giugno potremmo essere punto e accapo: anzi, la situazione potrebbe essere perfino peggiore di quanto non fosse al termine della passata stagione. Unico e non disprezzabile vantaggio della presente sulla passata stagione, la presenza di una proprietà stabile e apparentemente motivata.

Perché, si chiede Taylor, con la nostra situazione in difesa (Hutchinson fuori ancora per un bel po’, Ayala e Harding in precarie condizioni fisiche a causa di ricorrenti problemi con gli adduttori), O’ Driscoll, oltre che Ward, non ramazza, nell’ultima settimana utile, qualche giocatore sul mercato dei prestiti? Quella che segue è la sua non insensata risposta.

Eppure, nonostante il fatto che i quattro difensori schierati a Leicester lo scorso sabato fossero gli unici disponibili, per stato fisico e stato di forma, il Manager non ha in programma altre acquisizioni in prestito.

A prima vista, questo ritegno sembra del tutto folle. Ma, analizzando la situazione un po’ più in profondità, è una scelta molto più che logica.

Perché, se la tentazione di risolvere problemi di corto termine ricorrendo ai prestiti è molto forte, se il Forest prendesse altri giocatori in prestito per superare queste difficoltà non farebbe che aggravare i potenziali problemi di lungo termine che stanno tramando all’orizzonte.

Quando lo si sente parlare, il modo lento e sommesso nel quale O’Driscoll porge le sue opinioni può anche far dimenticare che quasi tutto quello che dice ha un grande senso.

L’importanza, il vero colore e il vero significato delle cose che egli ha detto da quando è al Forest si rivela solo quando le si scrive, e le si rilegge nere sulla pagina bianca. E, di tutte le sensatissime osservazioni che il Manager ha fatto nelle settimane precedenti, forse la più rilevate è questa: “Siamo pieni di giocatori in prestito, e non vogliamo che diventino troppi”, ha detto.

“È già difficile tenere i giocatori motivati quando sono i tuoi, quando sono sotto pieno contratto. Se sono in prestito e non giocano regolarmente, può diventare un problema immenso per l’ambiente nel quale ci si trova a lavorare”.

La preoccupazione di O’Driscoll non è che i giocatori in prestito non si impegnino, o non mostrino dedizione alla squadra; le prestazioni di Billy Sharp e di Danny Ayala, in particolare, dimostrano il contrario.

Ma avere uno spogliatoio pieno di giocatori in prestito, giocatori che potrebbero non essere più al club la prossima estate, o addirittura che potrebbero non essere più al club a febbraio, non è una ricetta salutare per la stabilità della squadra nel lungo termine, o per cementare l’unità di intenti della squadra. Il Forest ha già sei giocatori in prestito di questo tipo: giocatori senza un’opzione di acquisto, la cui permanenza futura in squadra è sommamente incerta.

I prestiti di Jermaine Jenas, di James Coppinger e di Elliot Ward scadono tutti in gennaio, o prima, e Hutchinson, se non si chiarirà in breve la natura dei suoi problemi di salute, tornerà al Chelsea.

In più, abbiamo altri sette giocatori i cui destini sono sommamente incerti: quelli di nostra proprietà, i cui contratti, però, scadono alla fine della stagione. Il Forest è riuscito recentemente a convincere Chris Cohen a firmare un nuovo contratto, ma rimane una grande incertezza sui destini di Lee Camp, Andy Reid, Radi Majewski, Dex Blackstock, Lewis McGugan e Brendan Moloney [hai detto nulla…].

Camp e Blackstock stanno entrambi negoziando il rinnovo, ma sembrano tutt’altro che vicini a raggiungere una conclusione positiva alle trattative.

Inoltre, il futuro di Marcus Tudgay porta certamente via dal City Ground: si è unito al Barnsley in prestito proprio ieri, in vista di un passaggio permanente ai Tykes.

Matt Derbyshire e Ishmael Miller sono già partiti in prestito, e anche per loro è difficilissimo pensare a un futuro in maglia rossa, anche se, oltre a questo, hanno un altro anno di contratto con il Forest: facendo due calcoli, tolti tutti loro, si vede che i giocatori che, ora come ora, vestiranno certamente la maglia rossa la prossima stagione sono undici. Ben tredici giocatori della squadra, infatti, non si sa se giocheranno nel Forest la prossima stagione.

Per alcuni di essi (soprattutto Sharp, Ayala e Ward) è probabile che il club cerchi di rendere il loro trasferimento permanente, ma gli esiti di questo tentativo sono tutt’altro che scontati.

E sarebbe la riproduzione di una situazione molto grave se alcuni dei giocatori in scadenza se ne andassero via a parametro zero, come già hanno fatto Lynch, Chambers e McCleary quest’estate, e nessuno dei migliori giocatori che abbiamo preso in prestito decidesse di fermarsi al Forest.

Certo, la prospettiva di dividere il proprio destino con il Forest degli Al-Hasawi è più attraente di quanto non fosse quella di rimanere in una squadra destinata a un più che probabile fallimento, ma avere già più della metà dei giocatori senior in cammino su un sentiero pieno di incertezza è un motivo più che sufficiente per giustificare la ritrosia di O’Driscoll nei confronti di ulteriori acquisti a breve termine. Le sue priorità, probabilmente, sono molto differenti.

Date le circostanze; dato il pochissimo tempo che sia la nuova proprietà, sia il nuovo manager hanno avuto per preparare la stagione dopo il loro insediamento, entrambi hanno adempiuto più che bene al compito di metter su una squadra decente, quale che fosse. Con sole quattro settimane a disposizione prima dell’inizio della stagione, il Forest non aveva nemmeno quattro difensori da mettere dietro. Le acquisizioni in prestito quest’estate non sono state una scelta, ma una necessità assoluta.

Ma ora è arrivato il momento di smettere di agire sotto l’impulso della necessità, e gennaio darà l’occasione per cominciare a pensare a soluzioni permanenti. Quest’estate, O’Driscoll trovò un modo per tappare alla bell’e meglio il buco nel secchio ; in gennaio, sarà bene che il Forest cominci a pensare a investire in un secchio nuovo.

Ecco, quando si parla della qualità del lavoro di O’Driscoll, a me sembra che si dimentichi quello che ha fatto in così poco tempo, e il compito immane che aeva davanti: non si trattava di dare un gioco alla squadra, si è trattato di costruirla da zero, assemblando giocatori la maggior parte dei quali, forse, non vede nemmeno nel Forest una prospettiva attraente di vita futura. Dovrebbero pensarci bene, a queste cose, gli imbecillotti che, ogni volta che prendiamo uno sloppy goal, dalla tribuna Brian Clough cominciano a urlare “we want Billy back”.

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Verso Elland Road.

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Elland Road
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Diciamo subito che ieri sera il Boro ha sbancato Blackburn, stoppando la fuga dei Rovers e rendendo, potenzialmente, ancora più corta la classifica. I Teessiders sono passati al sesto posto provvisorio in classifica, facendoci scivolare, dunque, al nono posto.

Torniamo sul luogo del misfatto dopo qualche mese, e quel 3-7 del 20 marzo, la più grave sconfitta interna mai patita dai Bianchi dello Yorkshire nella loro storia, incomberà su entrambi: per noi come una pietra di paragone difficilmente replicabile (anche perché i due maggiori fautori di quella impresa, McCleary e Guedioura, non saranno in campo), per loro come un’offesa da lavare il più sanguinosamente possibile.

Le squadre arrivano alla partita con problemi di gioco in parte analoghi (la fragilità della difesa), ma con stati d’animo differenti: noi imbattuti dopo sei gare, con le ultime due tirate su dalla canna del cesso con la forza della disperazione (e, nel secondo caso, con molto culo), loro reduci da due sconfitte, una esterna a Cardiff, e ci può stare, e una interna contro Hull City, molto più dura da digerire per una squadra che a inizio stagione vantava sia pur blandi propositi di play-off.

Guedioura sarà fuori per la prima delle sue tre giornate di squalifica: questo permetterà a O’Driscoll di schierare o Lansbury, nella molto improbabile eventualità che sia giudicato “fit” per la partita, o Coppinger, ala destra pura che, però, potrebbe trovarsi a suo agio sulla destra del rombo con il quale, probabilmente, scenderà in campo il Forest.

Anche Hutchinson, dopo il lieve infortunio di martedì, pare in dubbio.

Il Leeds sarà senza McCormack (buon per noi…) mentre Drury e Becchio sono in dubbio, ma più sì che no: insomma, problemi in attacco per una squadra che già non brilla per efficacia offensiva.

Si scontrano due squadre con cammini molto diversi: il Leeds ha pareggiato solo una volta, mentre noi siamo gli specialisti del pareggio della Lega (4 su 6 partite); inoltre, mentre noi abbiamo recuperato molti punti partendo da uno svantaggio (3 dei nostri 4 pareggi sono stati ottenuti in rimonta, con la ferale eccezione di Huddersfield), il Leeds ha buttato via otto punti nei recuperi subiti quando era in vantaggio.

Noi abbiamo marcato, finora, 2998 reti in seconda divisione. Se ne segnassimo altri due, faremmo cifra tonda, e penso proprio che faremmo anche punti.

Veniamo a dar conto di alcune dichiarazioni del Gaffer, riportate dal sito della squadra, sia sulla ricchezza di organico di cui gode il nostro reparto offensivo, sia sulla necessità di non fare inopportuni voli pindarici:

Ho tre attaccanti molto forti, e mi piacerebbe molto schierarli tutti insieme sul campo; tutti e tre hanno avuto grande impatto sulle partite, quando sono subentrati, e sarebbe bello vederli giocare insieme. Certo, sulla carta è difficile farli convivere, ma se si giocasse sulla carta il calcio sarebbe uno sport molto diverso.

Schierarli occasionalmente insieme potrebbe darci un’ulteriore opportunità tattica, soprattutto giocando in casa, contro la quale gli avversari potrebbero non avere una risposta pronta.

Tutto dipende dall’atteggiamento con cui gli attaccanti scendono in campo: una cosa così potrebbe funzionare se loro fossero pronti a lavorare molto quando la palla la hanno gli altri. Tipo andare a chiudere l’avanzata di un terzino avversario.

Tutti i giocatori hanno mostrato un’ottima disponibilità, e non penso che sarebbe un problema. Ripeto, potrebbe essere magari un’opzione per gli ultimi 20 minuti; inoltre, spesso la migliore forma di difesa è attaccare tenendo il possesso palla.

Inoltre, parlando della partita di marzo, O’Driscoll ha invitato a non guardare a quel risultato come a una misura efficiente delle forze in campo:

È chiaro che non c’è alcuna speranza di ripetere la prestazione dell’anno scorso. Non sono uno scommettitore, ma se lo fossi non scommetterei su un 7-3 per noi.

Questa è una divisione in cui la cosa più importante è non subire reti. È una follia scendere in campo pensando di poter segnare un gol più dell’avversario. Non puoi dire ‘se ne fanno due, noi ne faremo tre’: in Championship, questa è la ricetta per il disastro. La domanda principale che dobbiamo farci, prima di scendere in campo, è ‘quanto bene siamo in grado di difendere?’.

Sono molto soddisfatto del lavoro che stiamo facendo sui corner avversari: abbiamo subito 37 corner, e solo una rete. In queste circostanze, solo in nove occasioni gli avversari sono riusciti a concludere in qualche modo a rete. Anche martedì abbiamo difeso bene, anche se il Palace aveva un solo giocatore meno alto di sei piedi [1,83 m].

L’anno scorso è stata una partita assurda. Mi ricordo benissimo che quando eravamo sopra 4-1 avevo ancora paura di perdere, perché era una partita così.

Infine, vediamo qualche parola di Garry Birtles, soprattutto sulla partita di martedì:

Non è quando guardo all’inizio della stagione del Forest, alla striscia di imbattibilità di sei partite, che provo il più grande senso di speranza: quello che mi incoraggia di più è vedere che i giocatori del Forest, semplicemente, rifiutano di accettare di essere battuti. Non si danno mai per vinti. Questo è un atteggiamento incredibile.

La scorsa stagione, se il Forest si fosse trovato un gol sotto e con un uomo in meno a Crystal Palace, avrebbe perso senz’altro, e anche pesantemente. Se avessero preso due reti di fila in casa contro il Birmingham City, avrebbero perso senz’altro. Dopo aver subito una mezz’ora come quella subita a Bolton, l’anno scorso avrebbero perso senz’altro.

Ora le cose sono cambiate. Sean O’Driscoll ha messo nuova fiducia e forza di carattere nello spogliatoio.

Non fraintendetemi: prima o poi perderemo. Ma è la reazione la cosa importante. Dopo la partita interna con Wigan in Coppa di Lega, avevo paura che la squadra perdesse fiducia: questo non è successo. Sono ripartiti con un calcio ancora più fluido e propositivo in Championship. La questione non è tanto mantenere la striscia di imbattibilità, è mantenere lo stesso livello di fiducia nelle nostre capacità. Certo, non dobbiamo nasconderci il fatto che il Forest, ora, è una squadra migliore. Abbiamo più qualità, e segniamo più facilmente. La fiducia deriva anche dal sapere che, se le cose vanno male, c’è qualcuno là davanti che potrà mettere le cose a posto.

A Palace, abbiamo giocato la peggiore partita della stagione. Semplicemente, non funzionavamo. In parte, perché giocavamo contro una squadra che ha un’ottimo record casalingo, soprattutto nelle sere infrasettimanali, ma la cosa importante è che, lo stesso, abbiamo cercato di grattar via qualcosa dalla partita.

Magari non abbiamo giocato come possiamo, ma abbiamo fatto lo stesso il possibile per portare nel difficile viaggio verso casa un pezzo di bottino. Questa è la chiave per avere una squadra di successo.

Le scorse stagioni, quando avevamo qualcuno che ci tirasse fuori dal buco, quando avevamo bisogno di un’iniezione di creatività, di solito ci pensava Lewis McGugan. Ora il peso di questa responsabilità non grava più sopra le sue spalle.

Simon Cox, un Dex Blackstock di nuovo in forma, Billy Sharp, un apparentemente scattante Reid e Adlene Guedioura, sono tutti uomini che possono provvedere ispirazione, che possono trovare un guizzo vincente tirandolo fuori da nulla.

Se fossi nei loro panni, comincerei ogni partita convinto di poterla vincere, grazie proprio a questi giocatori, grazie alla quantità di talento che possiede la squadra; oggi, però, sto con in piedi per terra. Non andiamo a Leeds per dar loro un’altra martellata. Non lo dico perché penso che il Forest non possa vincere, perché possono. Fatto sta che mi accontenterei di un punto, fedele al vecchio principio della media inglese, la chiave per il successo in ogni campagna vittoriosa.|

Detto che Robbie Findley si è unito a Gillingham in prestito mensile, ricordiamo che il bilancio tra Nottingham Forest e Leeds United è perfettamente in equilibrio (28-29-28), e che la partita comincerà, come al solito, alle 16, con diretta sul Forest Player.

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Bolton Wanderers 2—2 Nottingham Forest: Un passo avanti e due indietro (ma poi un altro passo avanti).

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Vabbè, questa volta non la starò a fare lunga con la cronaca della partita, visto che il filmato integrale degli extended highlights, una volta tanto, grazie alla diretta televisiva, sono visibili in rete e anche su questo blog (almeno finché la Gestapo di Youtube, sollecitata da Sky, non li farà togliere).
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Reid festeggia il pareggio.
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Dirò soltanto alcune cose che dal filmato non sono immediatamente rilevabili, e poi cercherò di fare un primo bilancio, dopo averlo finalmente visto per una partita intera, sul lavoro di Sean O’ Driscoll e sull’idea di gioco che sta cercando di mettere in campo, soprattutto con questo nuovo 442 (nuovo per questa stagione, ma, ricordiamo, il periodo di SOD come Coach l’anno scorso fu caratterizzato proprio dal ritorno dei True Reds a questo modulo, dopo le iniziali incertezze tattiche di Cotterill).

Sulla partita, dunque:

La formazione è stata un classico 442, con la piena conferma della formazione schierata sabato a Huddersfield (la posizione dei centrocampisti è sempre molto fluida: abbastanza stabile Reid sulla sinistra, stabile Gillett a protezione della difesa, mentre Pep Guedioura e McGugan si scambiano spesso di posizione, accentrandosi e allargandosi secondo le fasi di gioco):

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Guedioura — Gillett — McGugan — Reid

Blackstock — Cox

L’impegno fisico rappresentato dal Bolton è stato intensissimo: sia dal punto di vista della corsa, sia dal punto di vista dell’impatto muscolare nei contrasti (sempre ai limiti e, nel caso di Kevin Davies — un vero animale il cui uso smodato delle braccia nella nostra area è stato benevolmente tollerato dall’arbitro dopo l’iniziale ammonizione — ben al di là del regolamento), i Bianchi sono stati un test probantissimo. Averlo superato, non senza un pizzico di fortuna ma certo con gran merito, è stato molto importante, in prospettiva futura. Non siamo una squadra tecnica e leggerina, siamo una squadra in grado di opporre fisico a fisico quando ce n’è bisogno.

La prima mezz’ora è stata stradominata dai Nostri. Non solo abbiamo messo in mostra una grande efficacia nei confronti fisici, soprattutto sulla metà campo, come si può vedere in qualche azione anche dalla sintesi, ma abbiamo giocato uno dei migliori passing game che si siano visti al Forest dai tempi di Hart, se non dai tempi di Brian Clough. Una vera gioia per gli occhi: il Bolton sembrava una neo-promossa che zoccolasse inutilmente dietro all’inarrestabile velocità di esecuzione di una squadra superiore. Unico neo di questo periodo di dominio, avere maturato l’esiguo vantaggio di un gol. Alla fine della partita, il possesso è stato per il 55% del Forest, il che la dice lunga sull’atteggiamento con il quale siamo stati in campo e abbiamo giocato, nonostante il black-out centrale.

Poi, all’improvviso, si è come spento un interruttore, l’intensità dei contrasti è calata, la precisione e la velocità dei passaggi sono scemati, siamo calati di venti metri come baricentro di gioco, e siamo stati per un’altra mezz’ora, a cavallo dei due tempi, in balia di un avversario molto più abile di noi a sfruttare le sue occasioni, aiutato anche, va detto, da un paio di orrori difensivi del nostro fin qui impeccabile pacchetto arretrato (e da una netta spinta di Davies, tanto per cambiare, sul loro primo gol). Il Gaffer, nel dopo partita, ha affermato che il vantaggio potrebbe averci leggermente deconcentrato: se così fosse, spero che nello spogliatoio li abbia ben bene ribaltati, perché è inconcepibile in ogni momento, per dei professionisti, perdere la presa sulla partita, ma lo è tanto di più se giochi fuori casa contro i favoriti della Lega e ti ritrovi a condurre.

I due gol sono stati magnifici. Va benissimo, il gol di McGugie è stato fenomenale per potenza e velocità di esecuzione, ma permettetemi di esprimere la mia personale preferenza per quello di Reid, una magia assoluta di interno sinistro, con la palla spedita in equilibrio precario a togliere una ragnatelina dal sette della porta alla destra di Bogdan: un gol che mi ha ricordato il miglior Platini. Sono sicuro che Le Roi non avrebbe disdegnato di avere nel suo book una rete come quella messa a segno da Reidy venerdì.

La nostra striscia di imbattibilità — e, soprattutto, il livello di gioco già messo in mostra — è straordinaria, alla luce di quello che è successo quest’estate e del pochissimo tempo che il Gaffer ha avuto per mettere a posto la squadra. La mia personale ammirazione per il nostro Manager, già alta l’anno scorso — il gioco impostato da lui per il finale della stagione è stato decisivo per la nostra salvezza — sta diventando piano piano venerazione.

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Nelle sue interviste (anche in quella pubblicata su questo sito quest’estate) O’ Driscoll ha sempre detto che la sua maggiore preoccupazione, come allenatore, è quella di insegnare ai giocatori a fare le migliori scelte di gioco possibili, a capire il gioco e a pensare mentre giocano. Questo atteggiamento lo si è visto venerdì, per lo meno nella fase iniziale della partita (i primi trentacinque minuti), quando, come detto prima, abbiamo davvero messo sotto una squadra che l’anno scorso giocava in Premier League.

Come ho detto prima, il modulo di O’ Driscoll, in queste ultime due partite, è stato una cosa simile a un 442 stile diamante, con i due centrali non in linea, ma sovrapposti l’uno in aiuto della difesa e l’altro in deciso sostegno delle punte. Si tratta di un modulo teso a sfruttare le caratteristiche dei nostri due migliori centrocampisti centrali, McGugan e Majewski, entrambi tutto sommato poco adatti al 442 classico e, non a caso, costretti spesso da Billy Davies e anche da Steve Cotterill (che, pure, non li amava affatto) a giocare innaturalmente come ali.

Si tratta, però, di un modulo rischioso, proprio perché usa tre giocatori con spiccate doti offensive (e, nel nostro caso, anche quattro, perché Reid è un attaccante, di fatto: è totalmente incapace di portare qualsiasi tipo di supporto alla difesa; la sua massima espressione di gioco in copertura è guardare male l’esterno che se lo beve come un bicchiere d’acqua fresca alla mattina): ha bisogno, dunque, di un possesso di palla molto superiore, perché giocarlo quando la palla l’hanno gli altri espone a situazioni come quella che abbiamo visto venerdì tra il 35′ e il 60′. Il possesso palla efficace lo si fa quando i quattro centrocampisti si muovono molto a caccia della palla, e danno al compagno in possesso di palla occasioni di passaggio relativamente facili e il più efficaci e pericolose possibile.

Inoltre, ha bisogno di un ottimo sostegno dei terzini sulle fasce, perché i due centrocampisti esterni si accentrano spesso per coprire meglio il campo lasciato scoperto dai due centrali in linea: senza la pressione dei terzini sulle fasce, gli spazi si stringono e giocare contro il rombo diventa molto più facile. Il Milan, esempio più fulgido di buona applicazione di questo modulo, è stato grande quando ha avuto ottimi terzini, altrettanto abili in copertura quanto in fase di spinta. Noi abbiamo due terzini volenterosi, che hanno mostrato buone attitudini a scendere, ma ancora un po’ troppo imprecisi in fase di copertura: probabilmente, cattive scelte dei terzini ci sono costate due, se non quattro punti, finora. Se recupererà, Hutchinson darà un ulteriore positivo contributo a questa fase di gioco (così come sono convinto che, per ora, Collins — Ayala potrebbe essere la nostra migliore coppia di centrali).

Il cosiddetto rombo, così come lo giochiamo noi, con una prima e una seconda punta di manovra, è la formazione più elastica del mondo, perché può slittare da un 4321 molto difensivo, con la seconda punta che scende verso il centrocampista offensivo e le due ali che stringono su quello difensivo, a un 4231 molto offensivo, con McGugan e Reid che giocano insieme a Cox sulla linea del vantaggio avversario, e Blackstock avanti a far boa.

Però, come detto prima, è anche un modulo difficile. Il miglior Milan di questi ultimi anni aveva quattro centrocampisti di cui tre dotati di mostruosa intelligenza calcistica, in campo: Kakà, Pirlo e Seedorf, tre enciclopedie ambulanti del calcio. È per questo, probabilmente, che O’ Driscoll sta scegliendo con tanta cura i suoi giocatori (è notizia di oggi che a Nottingham sia arrivato a titolo definitivo il centrocampista dell’Arsenal Henri Lansbury, giocatore, come vedremo domani nella presentazione, diventato famoso per un cross sbagliato, ma che, soprattutto, ha conquistato negli ultimi due anni la promozione in PL con West Ham e Norwich City, e ha solo 21 anni!): sa che per giocare il calcio che piace a lui occorrono giocatori non solo preparati, ma anche intelligenti; la partita di venerdì, secondo me, dimostra che siamo sulla buona strada.

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Tra le notizie della settimana anche la partenza di Ishmael Miller verso il Tees per vestire il rosso del Boro in prestito per un anno. Dubito che la partenza di Miller abbia suscitato la stessa emozione nei tifosi di Nottingham che indusse la partenza di Boccadirosa da Sant’Ilario.

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Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, Guedioura (Hutchinson 81′), McGugan (Greening 90′), Reid, Blackstock, Cox.

NE: Evtimov (GK), Lascelles, McGoldrick, Derbyshire, Majewski.

Marcatori: McGugan 15′ Reid 57′

Ammoniti: Reid 33′ Cox 45′ Guedioura 64′

Bolton: Bogdan, Mears, Mills, Knight, Ricketts, Eagles, Andrews, M Davies, Lee, K Davies (c), Sordell (Afobe 68′).

NE: Lonergan (GK), Alonso, Ream, Petrov, Wylde, Vela.

Marcatori: Eagles 39′ Sordell 49′

Ammoniti: K. Davies 1′, Mears 77′

Arbitro: Dean Whitestone

Spettatori: 17.321 (di cui ospiti: 1.366)

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Le dichiarazioni di O’ Driscoll dopo Mansfield Town-Nottingham Forest

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Aggiungiamo, per completezza di cronaca, le dichiarazioni del Gaffer a fine gara:

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Hanno cercato di impedirci il gioco, e ci sono riusciti benissimo. Non siamo riusciti a trovare una contromisura. Abbiamo fatto molta fatica per contrastarli, e, per di più, abbiamo utilizzato tutti gli uomini a disposizione.

Sono stato qui una settimana, e non abbiamo ancora giocato una partita vera, prima di questa, abbiamo fatto solo un paio di sgambate. Ma questa è stata una sfida simile a quelle che ci troveremo via via a affrontare in Championship, nel senso che ogni volta che gli avversari ne hanno la possibilità la pressione si trasferisce subito sui quattro dietro, e sono loro che si trovano a dover gestire la palla. Alle volte abbiamo fatto bene, alle volte abbiamo fatto male. Ma questo è naturale, quando si hanno cambi di giocatori e cambiamenti di posizione.

Ho avuto più indicazioni qui che dalle altre partite, questo è chiaro. Questa è stata una partita vera. Anche se allo stadio non c’era nessuno, non è stato un allenamento. Bisogna dar credito al Mansfield, e ammettere che è stato davvero un buon test.

Sono scesi in campo per impedirci il nostro gioco, e ci sono riusciti per gran parte della partita. Dobbiamo trovare una soluzione per queste situazioni, una situazione che siano in grado di capire tutti i giocatori.

Per quanto riguarda la fase difensiva, Greg [Halford] è ancora un po’ fuori forma, a causa, soprattutto, della situazione di Portsmouth. Danny [Collins] ha giocato un’ora a Mansfield, utile per migliorarne la condizione. Abbiamo aggiunto Dan Harding, un terzino sinistro naturale, e questo è molto importante.

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