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Jesus saves, but Natasha scores the rebound

È ufficiale, questo blog porta buono!

Ricordate il doppio Everest della famiglia Dowie? Se Iain è cascato durante la scalata del suo, a causa del 2-2 ottenuto dal suo Hull contro lo Wigan, Natasha ha piantato personalmente sul proprio personalissimo ottomila la bandiera bianca e blu della sua squadra! L'Everton, per la prima volta nella storia del calcio inglese femminile, ha inflitto all'Arsenal una sconfitta in una finale di FA Cup, e ha vinto la seconda coppa della sua storia.

Non solo Natasha Dowie ce l'ha fatta, non solo ha segnato una doppietta, ma ha anche segnato la rete decisiva allo scadere dei tempi supplementari per il definitivo 3-2 a favore delle Blues, proprio come accade nelle fantasie adolescenziali quando ci si immagina giocare una finale di coppa a Wembley. (Vabbè, non solo adolescenziali, almeno per quanto riguarda chi scrive queste note).

"È la cosa più bella che mi sia mai capitata", ha dichiarato Natasha alla BBC. "Quando ho segnato, ho corso e sono saltata tra la folla, senza pensare se fossero nostri tifosi o meno."

"Mio zio ha guardato la partita alla televisione [non male, visto che aveva la partita decisiva per la salvezza poche ore dopo…] e mi ha subito chiamato per fami i complimenti. Mi ha detto che era fiero di me!"

L'Everton si è portato in vantaggio al 16° con Natasha, che ha ribadito in rete una corta respinta del portiere delle Gunners Emma Byrne. Come si diceva un tempo, "Jesus saves, but Natasha scores the rebound". L'Arsenal ha reagito vigorosamente, e, dopo un lungo assedio, ha pareggiato al 43° con la fantastica Kim Little, al 42° gol annuale.
Le Toffees si sono riportate avanti al secondo del secondo tempo, con Faye Withe, un colpo di testa su cross di Toni Duggan, ma l'Arsenal ha pareggiato con Fleeting. Il secondo tempo è stato un lungo ma sterile monologo delle londinesi, che hanno seriamente minacciato la porta blu solo all'88°, con un colpo di testa di Jennifer Beattie respinto sulla linea dalla brava Brown. La pressione delle biancorosse è stata ancora più intensa nei supplementari, ma, quasi allo scadere, un contropiede di Brooke Chaplen è stato concretizzato dalla nostra Natasha, che aveva seguito benissimo la controfuga della compagna.

Domenica prossima, ancora Arsenal-Everton, nella partita che, in caso di loro vittoria, consegnerebbe il settimo titolo di fila alle londinesi. Natasha permettendo.


 

Qui sotto la foto di rito di Natasha con la coppa, con il City Ground ormai deserto sullo sfondo. Farà piacere al mio amico Muttley, vedere una maglietta blu che si limona un po' di argenteria…
(Sì, è vero, Natasha è molto più graziosa di suo zio).

Natasha Dowie

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Il doppio Everest della famiglia Dowie

Sentite un po' questa: in Premier League, lo Hull City ha sei punti di distacco dal West Ham, e sei reti di distacco nella differenza reti, a due partite dalla fine. Questa non è una pura notazione numerica: il vero problema è che lo Hull City è terzultimo, e il West Ham di Zola quartultimo.
Questo significa che lo Hull City, per salvarsi, deve scalare un vero e proprio Everest a piedi nudi e senza bombola, anche alla luce del fatto che gli Hammers giocheranno domenica alle quattro al Craven Cottage, contro un Fulham probabilmente non concentratissimo, dopo l'impresona di giovedì; più incoraggiante per lo Hull l'ultima giornata, nella quale gli Hammers ospiteranno il Manchester €ity.

Lo Hull, invece, giocherà fuori casa contro uno Wigan che non ha più niente da chiedere al campionato, nel posticipo di lunedì, e l'ultima partita in casa contro il Liverpool, ancora in corsa per l'ultimo posto utile per la qualificazione in Europa League.Voglio dire, io non scommetterei la mia ultima sterlina sulla salvezza dello Hull. Nemmeno la penultima.

Iain Dowie, nato il 9 gennaio del 1965, è un rispettabile ingegnere aerospaziale quarantacinquenne.Dopo la laurea, impiegato alla British Aerospace di Luton, era solito giocare il sunday football per divertimento.
Durante una di queste partite, fu notato da un osservatore del Luton Town, che gli chiese se non volesse fare un provino con la squadra. Il provino andò bene, e, con una storia davvero d'altri tempi, Iain si ritrovò, da impiegato con la passione del calcio, a giocatore degli Hatters, una squadra di prima divisione (la vecchia Premier League, sia detto per i ragazzini che leggessero queste righe).
Firmò il suo primo contratto da professionista nel 1989, a ventiquattro anni compiuti.

Era un centravanti inglese di vecchio stampo, possente e legnoso, e, nella sua tardiva carriera, si tolse qualche soddisfazione. Giocò in diverse squadre di Londra, ma la parte più importante della sua carriera la passò al Southampton, dove giocò in attacco come riserva di due dei migliori centravanti inglesi del fine secolo, Alan Shearer e Matthew Le Tissier.

Anche se lui era inglese, sfruttò un nonno di Belfast per rendersi "eleggibile" per l'Irlanda del Nord, e la crisi di talenti di quella nazione gli permise un'ottima carriera internazionale, con quasi sessanta cappellini verdi e 12 reti.

La sua carriera finì poco gloriosamente, come riserva nel Crystal Palace, nel West Ham e nel QPR, dove divenne giocatore-allenatore della squadra riserve. Ci prese gusto, a allenare, tanto che, nel 1998, traghettò la prima squadra dall'esonero di Ray Harford alla nomina di Garry Francis.

Dopo che ebbe appeso definitivamente le classiche scarpette al classico chiodo, la passione per i campi verdi e per i tetti spioventi ebbe la meglio su quella per l'aerodinamica, e divenne assistente di Mick Wadsworth all'Oldham, nel 2002, succedendogli dopo l'esonero.La sua consacrazione da allenatore, però, la ebbe al Crystal Palace, club nel quale, invece, ebbe scarso successo come giocatore. Entrato in carica alla fine del 2003, con le aquile in grave crisi, diciannovesima in Division One, l'attuale Championship, e le portò fino ai play-off, dove sconfisse Suderland e West Ham per conquistare sorprendentemente la promozione in Premier League.

Passò al Charlton nel 2006, rompendo il contratto con il Palace in modo non adamantino, poi ha allenato senza eccelse fortune il Coventry e il QPR. Dal 1° aprile del 2009 aiutò Shearer nell'impresa, rivelatasi impossibile, di tenere le Gazze in PL.

Il 17 marzo di quest'anno è stato chiamato al capezzale di un'altra squadra, lo Hull City, per cercare di regalare al club il terzo anno in Premier League. Come abbiamo visto all'inizio, le possibilità di riuscita nell'impresa sono, a questo punto, davvero remote.

Natasha Dowie è nata ventitré anni dopo lo zio, proprio nello stesso periodo in cui Iain firmò il suo primo contratto da professionista. La sua vocazione è stata molto più precoce, tanto che è stata protagonista di una finale di una Women's FA Cup con il Charlton Athletic nel 2007, mentre Iain allenava la squadra maschile, e è stata titolare nell'Inghilterra under 20 ai mondiali cileni del 2008; quella del 2007 fu una finale persa rovinosamente contro l'Arsenal, il vero e proprio rullo compressore del calcio inglese femminile. Dopo quella finale, Natasha passò all'Everton, squadra con la quale ha già vinto una coppa di lega.

Lunedì prossimo, il Bank Holiday, giorno dedicato alla finale della Women's FA Cup, Natasha si troverà a scalare un Everest ancora più alto e impervio di quello cui il destino ha messo di fronte lo zio: si troverà a giocare con le Toffees proprio la finale di coppa contro l'Arsenal, la stessa squadra, praticamente invincibile, che aveva distrutto tre anni fa il sogno del Charlton. È un Everest di speranza invece che di paura, questo è vero, ma l'impresa non è meno impossibile.

Anche Natasha gioca centravanti, e ha segnato la rete con la quale l'Everton ha aperto le marcature contro il Barnet, nella semifinale di coppa vinta 2-0 dalle Blue Ladies, lo stesso giorno in cui l'Arsenal, vincitore delle ultime quattro edizioni della coppa e degli ultimi sei campionati, ha distrutto il Chelsea per 4-0 nell'altra semi (l'Arsenal ha vinto anche otto degli ultimi nove campionati: e i colleghi maschi pensavano di essere loro, gli "invincibili"…).

Che cosa c'entra questo con il presente blog? Be', è vero che questo è un blog sul calcio inglese, ma un legame con il nostro amato Forest deve esserci. Be', c'è: il City Ground è uno degli stadi che ospita la finale della Women's FA Cup, e la finale di quest'anno si svolgerà proprio sulle rive del Trent.

Il giorno della finale di coppa è una festa, per la città di Nottingham, con decine di migliaia di tifosi (il City Ground è sempre pieno, in questa circostanza) che arrivano in città e passano la mattina e il mezzogiorno sul fiume, nei locali e nei ristoranti convenzionati con la Women FA per agevolare i possessori del biglietto per la finale.
Le ragazze del Forest sono in Premier League, beate loro, ma non hanno mai raggiunto la finale di coppa.

Vabbè, visto che su questo sito si fa il tifo per gli underdog, e visto il terribile fine settimana che li aspetta, all the best, Natasha, all the best, Iain.

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