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Sulla ricostruzione della squadra – 3: Mark Arthur al Footballers’ Football Show

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Questa notte, Mark Arthur è intervenuto al Footballers’ Football Show, ospite di David Kelly insieme a George Boateng (acquisto di McClaren, ora gioca nella Super-League malaysiana) e Sam Allardyce. Speriamo di fare cosa gradita riportando di seguito le sue dichiarazioni.

David Kelly: Ora, con i nuovi proprietari del Nottingham Forest in carica, chi è l’interlocutore principale di Sean O’Driscoll?

Mark Arthur: Sean lavora con Keith Burt, il nostro direttore dello scouting, entrambi parlano con me. Nessuno di noi parla con il nostro principale azionista su basi regolari. Fawaz Al Hasawi vive in Kuwait, e cerca di venire in Inghilterra ogni volta che può. Il nostro presidente, Omar Al Hasawi, vive a Londra, e viene a vedere al City Ground tutte le partite. Il dialogo con lui è molto buono.

Abbiamo cominciato a lavorare insieme solo quattro mesi fa, abbiamo cominciato a preparare la nuova stagione molto tardi — il takeover ha avuto luogo quando già era iniziata la preparazione pre-campionato — e la nuova proprietà ha fatto un ottimo lavoro nel permettere a Keith e a Sean di prendere i giocatori di cui pensavano di aver bisogno. Alan Hutton, arrivato oggi, è il 15° giocatore arrivato al Nottingham Forest da quando O’Driscoll è in carica. Ci vuole un po’ di tempo, per stabilizzare la situazione.

Abbiamo avuto un incontro con i proprietari all’inizio di questa settimana per discutere a quale punto sia il lavoro di ricostruzione della squadra, e di che cosa c’è bisogno a gennaio. La comunicazione è un fattore vitale, anche se le notizie da trasmettere non sono molte: è importantissimo parlare l’un l’altro, io non sono mai stato per il “divide et impera”, non mi è mai sembrata la via giusta per andare avanti.

DK: Qual è la cosa più difficile da fare? Licenziare un manager o trovarne uno nuovo?

MA: Senz’altro trovare la persona giusta per un lavoro. Non basta parlare con un potenziale nuovo manager, parlare di tutti i differenti aspetti del lavoro, e certamente abbiamo parlato moltissimo con Steve McClaren l’anno scorso prima che accettasse l’incarico — a essere sinceri, avevo sempre pensato che avrebbe rifiutato, per andare a allenare in Premier League — e non ci siamo resi conto che non era l’uomo adatto per la sfida che ci stava di fronte. Noi guardavamo a questa da un certo punto di vista, e lui la stava osservando sotto un punto di vista totalmente differente. Probabilmente non ci siamo mai capiti l’un l’altro, è questo il motivo principale per cui Steve ha deciso di mollare dopo 111 giorni.

Sono stati fatti errori da parte di entrambe le parti, in questa faccenda. Penso che quello che abbiamo fatto quest’anno, quando abbiamo deciso di portare Sean O’Driscoll al Forest sia stata una cosa che i giocatori volevano, e che i tifosi volevano. Qualcuno che sia un costruttore, e che faccia con calma il suo lavoro. Questo è esattamente quanto i nuovi proprietari desiderano fare, dal momento che hanno dichiarato che il progetto è quello di conquistare la Premier League in quattro anni. Vogliono costruire un club adatto alla massima serie, con fondamenta solide, e questa è una cosa straordinaria, sia dal punto di vista di Sean, sia dal mio.

George Boateng: Durante il mio periodo di permanenza al Forest non ho quasi mai parlato a Mark, perché era molto occupato nell’opera di acquisizione dei giocatori. Quando è arrivata la nuova proprietà, tutti erano convinti che stessero cercando un top manager, di alto profilo, ma alla fine hanno scelto Sean. Qual è la verità? Sean era una prima scelta, o un ripiego dopo che i tentativi di portare al Forest un top manager sono falliti?

MA: La nuova proprietà ha organizzato in maniera eccellente un sistema di approcci e di colloqui. Molte persone con le quali hanno parlato o non erano convinte che questo fosse il lavoro giusto per loro, o non hanno convinto i proprietari di essere le persone giuste per il Nottingham Forest. Invece di gettarsi di volata dentro una scelta poco convinta, hanno scelto di fare una riflessione generale su tutto quello che avevano raccolto e di parlare con me e con Keith: ci chiesero proprio “che cosa dobbiamo fare?”. Noi siamo stati in grado di intervenire, con la nostra esperienza di lavoro al Nottingham Forest, e di aiutarli a prendere una decisione. Sono molto contento della scelta, e confido che sia stata la scelta migliore: penso che nelle vene del club scorra una vera armonia per la prima volta da tantissimo tempo.

GB: La classifica della lega lo dimostra…

MA: Abbiamo 26 punti. Lo scorso anno impiegammo 31 partite per raggiungere 26 punti. Quando si portano in squadra 14, ora 15 nuovi giocatori così velocemente, ci vuole tempo per dare una forma al gioco. Sean ha fatto un lavoro rimarchevole in un periodo di tempo molto corto, e abbiamo anche avuto un po’ di infortuni in difesa, a complicare le cose. Da qui l’ingaggio di Alan Hutton, proprio di oggi. Quindi, io penso che il meglio debba ancora venire, e che non possa venire fino alla prossima stagione. Ma chissà, se riuscissimo a arrivare in buona posizione dopo Natale, e arrivassimo in buona forma a marzo, potremmo anche lanciare la nostra sfida.

DK: Le ambizioni del club sono cambiate con gli Al Hasawi? La promozione ora è una precisa ambizione della proprietà, invece che una speranza?

MA: Certamente, non per quest’anno, e nemmeno per l’anno prossimo. Ma alla fine l’attesa della proprietà è la promozione in Premier League. Io penso che quest’anno la qualità della squadra e la qualità dei giocatori sia già ottima, e il campionato è così imprevedibile! Ciascuna squadra può battere qualsiasi altra squadra. Chiunque verrà promosso quest’anno, vorrà dire che avrà lavorato incredibilmente bene. Naturalmente, essere promossi significa poter godere dei proventi che la Barclays Premier League garantisce, e anche nel caso di un ritorno immediato in Seconda Divisione si hanno la possibilità di tornare immediatamente in PL certo superiori a quelle che club come il Nottingham Forest possono vantare. Sarebbe bellissimo farcela, e noi siamo sempre pieni di speranza, ma forse questo gruppo di giocatori potrà cominciare a essere davvero competitivo solo all’inizio della prossima stagione.

Anche l’intervista riporta la notizia dell’ingaggio, in prestito di emergenza fino al 2 dicembre, di Alan Hutton, nazionale scozzese. Alan è un terzino destro di scuola Glasgow Rangers, con diverse presenze anche in Champions League; è passato dai Blues al Tottenham nel gennaio 2008 per una cifra vicina ai 9 milioni di sterline, dopo aver rifiutato il trasferimento nell’estate precedente. Dopo aver giocato 50 partite per gli Spurs, alternandosi con Corluka e accumulando altre presenze in Champions League, tra le quali il 3-1 interno contro i campioni in carica dell’Inter, l’arrivo di Kyle Walker gli ha chiuso un po’ la strada, e è passato al Villa nell’agosto del 2011.

Ha totalizzato 31 presenze per i Villans, ma quest’anno è rimasto ai margini della squadra, dopo l’arrivo di Matthew Lowton.

Ha la fama di giocatore ruvido: un suo tackle su Shane Long use fuori gioco il giocatore del WBA per sei mesi, e, benché non sanzionato sul campo, sollevò un dibattito sull’eccessiva rudezza del contrasto: da quel momento, Alan é un po’ preso di mira dagli arbitri, e ha collezionato un paio di espulsioni.

La sua carriera internazionale è fatta di 28 presenze con la nazionale scozzese, tra le quali la più memorabile è quella che nel 2007 vide la Tartan Army vincere al Parco dei Principi contro i vicecampioni del Mondo.|

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Archiviato in stagione 2012-2013, trasferimenti giocatori

Il secondo posto e lo sconcertante boardroom del Nottingham Forest.

Vabbè, ormai lo sapete: siamo secondi, con due partite “in mano”, come dicono gli Inglesi quando si hanno dei recuperi da fare. Quella di sabato è stata la sesta vittoria di fila in campionato, una prestazione che al City Ground non si vedeva dal 2005-06, con sei vittorie di fila in League One ai danni di Doncaster, MK Dons, Chesterfield, Colchester, Tranmere Rovers e Yeovil, proprio in chiusura di stagione: una striscia che, però, non ci valse la qualificazione ai play-off, visto che i due punti ottenuti nelle ultime tre partite, quelle successive alla striscia, ci condannarono al settimo posto e a vedere gli spareggi alla tele: ce ne sarebbero voluti quattro.

Ricordiamo che, in campionato, nemmeno Brian Clough è mai stato in grado di ottenere sei vittorie di fila.

La partita, dopo il subitaneo vantaggio di Tudgay su manovra Konchesky-Cohen-Earnshaw è stata combattuta, con occasioni da una parte e dall’altra, come si suol dire: il Forest ha messo in mostra una manovra davvero piacevole, un gioco a terra con palla veloce e filtrante degno davvero dei Tricky Trees, orchestarta da un Majewski in calze francesine davvero da sollucchero, poi un’occasione di Earnie che era più facile mandare fuori che dentro, e anche un grandissimo Camp, soprattutto in occasione di uno svarione di Chambers che ha liberato solo in area Marvin Sordell e di un gran tiro d’incontro da fuori di Doyley: qui Lee è stato davvero gigantesco, e, secondo me, è indubbiamente uno dei tre migliori portieri inglesi; e ci sono state anche diverse proteste nei confronti dell’operato dell’arbitro: il Watford lamenta un paio di rigori non assegnati (il primo più sì che no, il secondo più no che sì, a vedere le immagini), mentre il Forest lamenta un rigore non assegnato e due farseschi fuori gioco fischiati contro Tyson: e, questa volta, il guardialinee era sicuramente un maschio.

Anche la partita di McKenna, il giocatore su cui c’erano più dubbi alla vigilia, visto che non partiva titolare da molto tempo, è stata molto buona. Una bella notizia, in attesa che torni Moussi a accatastare legname a centrocampo.

La prova di Konch, il nostro conchiglione, è stata buona, forse appena caratterizzata da un po’ di timidezza, come quando si è tirato indietro lasciando a Earnshaw un calcio di punizione dal limite per fallo su Raddy dalla D dell’area di rigore che sarebbe stato l’ideale per un sinistro come il suo: un 3 del Forest che sa tirare le punizie come le tira Konchesky non lo si vede al City Ground da voisapetechi.

Bene. Il secondo posto. Naturalmente, l’ingresso in zona pregiata ha sollevato un vespaio di commenti anche da parte di giornalisti e appassionati estranei al solito giro del Forest telematico; in particolare, oggi vorrei proporvi un’analisi pubblicata da Pan Riddle su Seventy-Two Blog, un blog specializzato in League Football (Championship, Lega 1 e Lega 2), che dedica un articolo al complesso rapporto tra Billy Wee Davies, il Board e i fan della squadra più assurda del mondo.

Molti tifosi del Nottingham vi diranno che gli piacerebbe un sacco avere il loro Abramovich o il loro Mansour. Ma lo dicono seriamente, voglio dire, per loro non è un sogno campato per aria, ma la descrizione della realtà come dovrebbe essere: sono convinti che, se ci si provasse un pochino, ci sarebbe la fila di miliardari (e, nel calcio attuale, per fare davvero la differenza a alto livello è indispensabile investire dieci cifre) disposti a comprare il loro club.

Date un’occhiata a Liverpool, West Ham, Blackburn, Everton, e perfino al Manchester United, e ditemi se l’intervento dei ricconi con zaini pieni di sterline è servito a qualcosa, o è stato controproducente. Poi, date un’occhiata alla situazione in cui sono venuti a trovarsi Leicester, Leeds, Hull City, Charlton, Southampton e Newcastle United, e sappiatemi dire. E il QPR, posseduto dal quinto uomo più ricco del mondo, Lakshmi Mittal: vabbè, sono primi in Championship, ma non è che la loro strada verso la gloria se la siano ancora comprata, a dire il vero.

Nigel Doughty, il presidente del Nottingham Forest dal 2002, e il suo maggiore azionista e finanziatore dal 1999, ha fatto certamente errori nei suoi 12 anni di partecipazione alle sorti del club, ma io sono ancora d’accordo con il vecchio detto, tra tanti diavoli, meglio quello che conosci. Io davvero non vorrei gentaglia come Peter Ridsdale, Sam Hammam o Milan Mandaric, intorno al club. Boughty si scottò brutalmente le dita durante gli infami due anni di David Platt come manager — ho i miei dubbi sul fatto che qualche tifoso del Forest possa mai perdonare Platt per quello che ha combinato durante il suo periodo al City Ground — e, certamente, la sua è stata ben lontana dall’essere una “decade d’oro” per il club, nonostante le ripetute promesse di PL football. Ma nessuno può negare che sia stata una decade di grande rigore e prudenza finanziaria.

Non mi addentrerò in profondità nelle cifre della situazione del club: prima di tutto, non le conosco bene, né conosco bene chi le conosce bene. Si dicono tante cose: Doughty ha investito milioni, ha prestato al club altri milioni, è senza un soldo, sta facendo un sacco di soldi con il club,… voglio dire, non lo so. Quello che so è che, secondo l’amministratore delegato Mark Arthur, “Doughty ha messo nel club cinque milioni di sterline all’anno negli ultimi anni”, e che “nella stagione 2009-10, l’impegno di Doughty nel club è stato di 13,4 milioni di sterline”.

E dovrebbe essere vero anche che Doughty ha investito “più di sessanta milioni di sterline in azioni e prestiti durante l’ultima decade”, e che, dunque, tutti i debiti del Forest sono nei confronti del suo proprietario. Ma, finché non ha intenzione di farsi da parte — cosa che egli non mostra assolutamente di voler fare — è un modello di sviluppo perfettamente normale e sostenibile, per un club di calcio, essere sostenuto finanziariamente da prestiti del presidente. Dove Doughty, invece, non segue il modello main-stream di gestione di un club è nel fatto che lui sceglie un manager e lo sostiene fin dove è possibile. Non lo cambia al primo volger di vento. Di quanti presidenti potete dire la stessa cosa? La pazienza è una virtù rara nel football, e rarissima nei presidenti di football, e, per un manager, la possibilità di esser lasciato in pace mentre costruisce un club dalle fondamenta è ancora più rara. Non ci sono formule magiche, nel calcio, anche se molti sembrano pensare che nominare un buon manager disponibile sulla piazza e spendere una vagonata di soldi porterà sicuramente al successo. Ancora una volta, vi invito a guardare al passato recente del Leeds United.

Qui e ora lo dico, Billy Davies è uno dei migliori manager del Paese, ma è anche uno dei più irrequieti, impulsivi e volitivi. Questo è sempre stato il suo maggiore ostacolo, più alto di quanto non siano stati i suoi successi finora. Ora, sembra che ci sia una specie di tregua fra Davies e Doughty, in particolare da quando è uscito il famoso articolo di Daniel Taylor sul blog del Guardian, lo scorso settembre, un pezzo che sembrava aver tirato fuori tutto il fango dall’acqua. Io pensavo seriamente che Davies se ne sarebbe andato entro Natale, e sembrava altrettanto chiaro che segnali in tal senso venivano da entrambe le parti in causa. La mancanza di ingaggi nella scorsa estate, il fiasco completo della campagna acquisti, fu un momento davvero imbrazzante per la squadra. E io sono convinto che se Davies fosse stato un po’ più discreto nelle sue uscite, la campagna acquisti sarebbe stata migliore: un manager in bilico, infatti, non è certo il miglior stimolo per aprire i cordoni della borsa.

La campagna acquisti ci porta dritti a parlare del terzo incomodo, Mark Arthur: l’inutile caccia estiva a Peter Whittingham del Cardiff e a Darren Pratley dello Swansea, le sue dichiarazioni alla BBC relative al fatto che i due sbavavano per venire a vestire il Garibaldi Red, furono davvero il punto più basso del 2010 del Forest. Come poteva non venire in mente, allora, la campagna abbonamenti del 2004, e il famoso slogan “noi ci crediamo seriamente nella promozione: e tu?” [penultimo posto e retrocessione in Coca1, NDT].

Il club ha seriamente messo alla prova la qualità della sua relazione con i tifosi nel corso delle ultime stagioni. Arthur è il responsabile della conduzione del club giorno per giorno, dal momento che è il braccio destro operativo di Doughty, e, bisogna dirlo, se esistesse davvero un responsabile principale per i fallimenti del club in tutti questi anni, questi non potrebbe essere altri che Arthur.

Detto ciò, questo è senz’altro il miglior Forest della decade di Doughty. Questa è la migliore chance di tornare in PL che il Forest ha avuto in questo decennio. E l’ingaggio all’ultimo secondo di Paul Konchesky come prestito d’emergenza per risolvere il famigerato “left back problem” è, indubbiamente, una grande dichiarazione di intenti. Questa squadra è abbastanza buona per essere promossa, in una maniera o nell’altra. Se avrà la profondità di rosa necessaria, quella chiesta sempre a gran voce da Davies, dipenderà anche da infortuni, squalifiche e condizione fisica. Ma sembra esserci davvero una ferma determinazione, una mentalità finalmente vincente e un’unità di intenti [il termine inglese togetherness è bellissimo e intraducibile] nel club che è davvero straordinaria, se si guarda alla storia recente del Forest: quello che andava un gol sotto e chinava la testa. Le reti in extremis contro Barnsley e Pompey sono la prova che questa è una squadra che non pensa mai di essere battuta.

Non sono ancora davvero eccitato: c’è ancora molta strada da fare: ma, prima di dare un giudizio definitivo sul modo in cui Doughty ha investito e Arthur ha gestito, aspettiamo l’estate.

Dai, c’è un altro clima. Anche l’anno scorso, anche dopo il 5-1 a West Bromwich Albion, non mi pareva che ci fosse questo clima di ottimismo, per quanto sempre cauto e pronto a prendere le distanze da sé stesso.

E la cosa davvero bella è che, per una volta, è la squadra, manager e giocatori, con il suo atteggiamento in campo e fuori, a dare coraggio ai tifosi, e non viceversa.
Nottingham Forest: Camp, Gunter, Morgan, Chambers, Konchesky, McKenna (C), Anderson (Tyson 63′), Cohen, Majewski (McGugan 79′),Tudgay, Earnshaw (Adebola 79′)

NE: Smith, Lynch, McCleary, McGoldrick, 

Ammoniti: Majewski 58′, Konchesky 75′, Tudgay 88′

Marcatore: Tudgay 1′



Watford: Loach, Hodson, Eustace (C), Taylor, Mariappa, Graham, Buckley, Doyley (Bennett 79′), McGinn, Sordell (Weimann 66′), Drinkwater (Whichelow 53′)

NE: Deeney, Gilmartin, Jenkins, Townsend

Ammoniti: Drinkwater 28′, Eustace 30′



Arbitro: G D Scott

Spettatori: 23.393 di cui ospiti: 1.592

Posizione-Squadra-Giocate-DR-Punti

1 QPR 30 31 59
2 Nott’m Forest 28 16 52
3 Cardiff 29 13 51
4 Norwich 30 9 51
5 Swansea 30 10 50
6 Leeds 30 8 49
7 Millwall 30 9 45
8 Leicester 30 -1 45
9 Watford 28 12 43
10 Burnley 29 7 43
11 Reading 29 12 42
12 Hull 30 3 42
13 Barnsley 30 -8 40
14 Ipswich 28 -2 37
15 Doncaster 28 -5 37
16 Coventry 30 -4 36
17 Derby 29 -1 35
18 Bristol City 30 -9 35
19 Middlesbrough 29 -4 33
20 Portsmouth 29 -7 32
21 Crystal Palace 30 -20 31
22 Sheff Utd 29 -21 27
23 Scunthorpe 27 -24 24
24 Preston 28 -24 21

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Archiviato in stagione 2010-2011

La versione di Arthur.

Ieri, lo Chief Executive del Forest Mark Arthur ha rilasciato un'intervista sulla mancata campagna acquisti dei Reds e sul rapporto difficile tra la tifoseria e il proprietario del Forest Nigel Doughty innescato dalla delusione per l'assenza di interventi sul mercato.

Nigel Doughty potrebbe mettere in discussione il suo supporto finanziario al Forest, nel futuro, se continuasse a ricevere critiche dai tifosi.

Il Chief Executive Mark Arthur oggi [8 settembre] ha ammesso che il club è "deluso" per l'assenza di movimenti sul mercato estivo.

"Nigel ha buttato nel club, in media, cinque milioni di sterline l'anno, negli ultimi dieci anni", ha detto Arthur; "Dopo aver ingaggiato Davies, solo nel corso di quest'anno il suo impegno è stato di 13,4 milioni di sterline".

"Cinque milioni di sterline è il doppio del denaro che noi incassiamo dalla vendita di abbonamenti e biglietti singoli nel corso di una stagione.

Per ogni sterlina che i tifosi danno al club attraverso i botteghini, dunque, Nigel ne dà due. Il fatto se egli continerà a sostenere in questo modo il club in futuro è una domanda alla quale darà una risposta alla fine della stagione.

Non è molto piacevole per lui mettere nella società tutti questi soldi e essere, nonostante questo, oggetto di critiche di intensità simile a quelle che ha ricevuto recentemente. È una cosa che fa pensare, questa."

Arthur ha sottolineato che le voci relative a un prossimo cambio di proprietà del Forest sono prive di fondamento, e ammette che il fallimento del tentativo di acquistare uno o entrambi gli obiettivi primari, Darren Pratley dello Swansea e Peter Whittingham del Cardiff City è stato un duro colpo.

"Nigel è ancora molto impegnato e appassionato, e vuole vedere un club vincente", ha detto Arthur.

"Alla fine della scorsa stagione, una stagione vincente al di là di ogni speranza, noi abbiamo inquadrato due obiettivi per migliorare la nostra squadra.

Li abbiamo inseguiti con tenacia, ma, sfortunatamente, i loro club hanno deciso di tenerli. È stata davvero una grande delusione, ma abbiamo dovuto rispettare la loro scelta.

Ma la stessa cosa è successa anche qui, con i nostri giocatori di punta: abbiamo rifiutato un'offerta di un milione di sterline per Kelvin Wilson e Nathan Tyson, che ci sono stati chiesti con la stessa determinazione con la quale noi abbiamo chiesto Pratley e Wittingham. Abbiamo esattamente la stessa squadra con la quale abbiamo finito lo scorso campionato al terzo posto, e abbiamo ancora la possibilità di ottenere prestiti, e di muoverci in qualche modo sul mercato di gennaio. Il budget che avevamo deciso di stanziare è ancora intatto.

I tifosi del Forest possono essere ottimisti, sulla stagione che ci attende".

Il giornalista ha chiesto anche se l'uscita pubblica di Arthur sulla presunta volontà dei due obiettivi del Forest di unirsi ai Reds non abbia potuto danneggiare l'operazione.

"Sì, può darsi, le mie dichiarazioni erano oneste, ma hanno creato problemi con i due club e con le autorità, ma abbiamo davvero fatto tutto il possibile per prendere i giocatori che ci interessavano".

Arthur ha anche difeso il criticatissimo "Acquisition committee" del club.

"Il cosiddetto 'comitato' non è altro che un processo decisionale. La rete di osservatori segnala giocatori interessanti al capo-scout, Keith Burt. Burt, a sua volta, esercita un altro filtro e raccomanda giocatori meritevoli al al manager, e Billy, a sua volta, consegna le sue raccomandazioni al Board.
Quindi, il Board chiede a David Pleat un parere che comprenda sia una valutazione tecnica del giocatore, sia una valutazione sul possibile impegno economico: il costo del giocatore, le modalità di ingaggio, il compenso che il giocatore potrebbe chiedere, e una valutazione della compatibilità della cifra totale richiesta dall'ingaggio con la nostra struttura attuale.
In seguito a questa valutazione, il Presidente e io troviamo un accordo su una somma che rappresenti quanto lontano siamo disposti a andare — da un punto di vista finanziario — per ottenere quel giocatore.

Il processo è simile a quanto succede in ogni altro club. Da noi, forse, è un po' più formale, perché abbiamo imparato la lezione di quando abbiamo preso giocatori come Adam Nowland e David Friio, che si sono rivelati essere grossi e costosissimi errori".

Quindi, in sostanza, Arthur ha lasciato più di uno spiraglio aperto per nuove acquisizioni in prestito o a gennaio (NFFCblog rivela una voce bene informata secondo la quale è stata stoppata la stampa dei programmi della partita contro il Watford; un "hold the front page edict" che sarebbe segno, secondo l'autore, che qualcosa si starebbe muovendo proprio in queste ore); si è parzialmente scusato per l'uscita infelice su Whittingham e Pratley; ha ribadito la politica di grandissima prudenza che il Borad del Forest ha deciso di tenere per quanto riguarda gli acquisti e gli ingaggi dei giocatori; ha esplicitato il fastidio della dirigenza per le critiche a una gestione che, secondo Arthur, si sarebbe sempre impegnata moltissimo per portare il Forest ai livelli che gli competerebbero.
Non il momento migliore, per quest'ultima dichiarazione, in effetti. Una critica ai malcontenti sarebbe stata più efficace dopo la dichiarazione di un buon colpo di mercato, piuttosto che dopo una campagna acquisti andata tolamente in bianco.

Comunque sia, abbiamo la squadra con la quale abbiamo terminato lo scorso campionato al terzo posto, senza Perch e con Bertrand e, come ho sempre sostenuto, voglio conservare il mio ottimismo e, eventualmente, fare i conti sull'efficacia di questa gestione solo dopo il mercato di gennaio.

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Archiviato in mercato estivo 2010, stagione 2010-2011

E i Gallesi che si incazzano…

E è anche difficile dar loro torto. Se fai le bullate che fanno Barcellona o Real Madrid senza avere il diritto di impunità che hanno il Barcellona e il Real Madrid (vedi il caso Fabregas, con le grottesche indicazioni di dirigenti e giocatori catalani su quando Cesc andrà o non andrà a rinforzare i Blaugrana, senza aver scambiato nemmeno un sms con i dirigenti dell'Arsenal), è giusto pagarne le conseguenze.

Le esternazioni di Arthur a Radio Nottingham, che ieri avevo (troppo benevolmente) definito "insolitamente esplicite", hanno giustamente mandato su tutte le furie i dirigenti dei Cigni e degli Uccelli Blu, facendoli concordare e coalizzare su una cosa, il che è miracoloso quasi come mettere d'accordo Hamas e Likud.

Mark, tra persone e squadre per bene il tap-up non si fa.

Il tap-up è, appunto, il termine tecnico con il quale in Inghilterra si chiama la pratica nella quale sono specializzati Real e Barça: andare direttamente da un giocatore sotto contratto da un'altra squadra senza passare per i canali legittimi, e dirgli: "dai Ciccio, che ti frega, vieni con noi che ti diamo un paio di fantastiliardi in più di quello che prendi ora", al che Ciccio e, soprattutto, l'agente di Ciccio cominciano a rompere fragorosamente i coglioni al vecchio club dicendo cose come "nessuno può essere costretto a giocare in un club contro la sua volontà" o anche, quelli più colti, "sento il bisogno di fare un'altra scelta di vita", finché il vecchio club, preso dallo sfinimento, non acconsente alla cessione, con buona pace dei contratti firmati e controfirmati.

Voglio dire, a chi non piacerebbe, dopo aver firmato un contratto di mutuo, andare dalla propria banca a dire "nessuno può essere costretto a pagare le rate contro la propria volontà, rivendico il mio diritto a fare un'altra scelta di vita". I calciatori professionisti questo possono farlo.

Ma sentite un po' che cosa hanno dichiarato i bravi dirigenti gallesi. Roba forte.

Dave Jones (manager del Cardiff City): Se questo non è un tap-up spudorato, non so che cosa sia. Bisogna che la Lega valuti la vicenda. Arthur non aveva nessun diritto di dire le cose che ha detto. Se è interessato al giocatore, faccia il favore di dire quello che deve dire alle persone giuste, senza fare dichiarazioni mediatiche, cianciando sul fatto che i nostri giocatori non sarebbero contenti. Se sa davvero che Whitts è infelice, si vede che lo conosce meglio di suo fratello, perché a me non ha mai detto nulla di simile.
Noi abbiamo fatto un'offerta di rinnovo a Peter Whittingham, e la sua posizione di attesa è dovuta al fatto che vuole vedere che cosa succede alla squadra. Ora che la situazione si è tranquillizzata, parleremo di nuovo con lui e faremo partire nuovamente la trattativa per il rinnovo.

Huw Jenkins (chairman dello Swansea): Be', sì, bisogna che la Lega valuti la vicenda. Quello che ha detto Arthur non è sportivo, è al di fuori delle regole e dello spirito del gioco. Noi e il Cardiff potremmo unirci in difesa dei nostri club.
Sono dichiarazioni davvero sorprendenti, per una persona nella posizione di Mark. Non hanno ottenuto da noi la risposta che si aspettavano, e hanno cercato di metter su questa pantomima per avere quello che desiderano: è davvero un comportamento deludente.

Gethin Jenkins (chief executive del Cardiff City): Ringraziamo Mr Arthur per la grande attenzione che riserva al nostro club, tuttavia suggeriremmo che si occupi piuttosto dei guai del Forest, piuttosto che fare pubblici e sfacciati tentativi di destabilizzare i nostri giocatori.

Voglio dire, io non saprei dar loro torto. Poi, se è verosimile che un giocatore cominci a fare le bizze per andare al Real, non ce li vedo tipi seri come Pratley o Whittingham rompere i coglioni per andare al Forest, tanto più che, a fine contratto entrambi, da gennaio potranno scegliere di andare con chi più gli aggrada.  Più facile che si mettano lì zitti senza dire una parola a aspettare come si evolvono le cose.
Insomma, a meno che anche quella dei dirigenti delle due squadre gallesi non sia una pantomima a uso dei tifosi, per mostrare che hanno fatto di tutto per tenere in Galles due giocatori così forti, se devo dari i miei due centesimi, per ora mi sembra che la mossa di Arthur abbia fatto peggio che meglio.
Ma, ancora una volta, il primo di settembre sapremo tutta la verità sulle strategie di mercato del Forest, e, soprattutto, sulla loro bontà.

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Il vostro vi saluta, e parte per dieci giorni verso la madrepatria inglese. Un saluto, e un arrivederci a presto, con il riassunto di quanto successo nel frattempo.

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Archiviato in mercato estivo 2010