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The Lancashire experience: NFFC 2 — 1 Charlton Athletic

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La sosta internazionale mi ha permesso di rimettere la mia vita al pari di settembre, anche se con qualche approssimazione, e il blog ne ha un po’ sofferto. Nell’imminenza della partita interna con il Birmingham City, che, senz’altro, ci dirà del Forest cose in più rispetto a quelle che sappiamo già, riguardiamo l’ottima prova interna contro il Charlton Athletic, squadra che si è dimostrata, come già avevamo detto in sede di commento, tosta e compatta (e con un Fuller determinante nei nove minuti che ha disputato: il giamaicano potrà davvero essere la carta in più per il Charlton nella strada verso la salvezza, e, secondo me, anche qualcosa di più), ma che abbiamo battuto ben al di là di quanto non dica lo striminzito risultato finale, con una strepitosa esibizione di passing game, e anche ben al di là della qualità delle reti: il primo gol di McGugan è stata una vera e propria culattata, e, oltre a tutto, la punizione che l’ha originato, probabilmente, non c’era.

All’indomani del triplice acquisto che ha illuminato il finale del mercato del Forest (Coppinger, Sharp e Henri Lansbury), O’ Driscoll davanti dà fiducia alla squadra che ha giocato praticamente tutte le partite di campionato, mentre in difesa cerca di mettere qualche pezza alle incertezze che hanno segnato — in negativo — le ultime partite del Forest, dando spazio a Ayala in mezzo e a Hutchinson a destra, mentre Halford è stato spostato a sinistra al posto del non sempre impeccabile Harding (i nuovi acquisti meritano almeno sei mesi di eufemismi, prima di cominciare a dire, come si suol dire, pane al pane e cazzata alla cazzata: inoltre, Harding, dicono le cronache, aveva passato la notte prima in sala parto per assistere la moglie, per cui è stato assente più che giustificato).

L’impianto della squadra non cambia, con Gillett inchiavardato davanti alla difesa, Guedioura centrocampista box-to-box e Reid e McGugan liberi di offendere e di scambiarsi le fasce; davanti, conferma per un Cox seconda punta all-around, e Blackstock in mezzo a prendere botte e a fare spazio ai compagni oggettivamente più talentuosi (anche se, come vedremo, la magia del giorno è sua):

Camp

Hutchinson — Ayala — Collins — Halford

Gillett

Guedioura — McGugan — Reid

Cox — Blackstock

Il colpo d’occhio offerto dal City Ground, nonostante il pomeriggio un po’ grigio, è molto bello, il pubblico è numeroso, e l’ottimismo sparso a piene mani dalla campagna acquisti di agosto e dal discreto inizio di campionato pervade l’atmosfera dello stadio anche più della nebbia che rotola dentro dal Trent. Il Forest mette subito in chiaro il suo atteggiamento nei confronti della partita: gran possesso palla (anche dentro la propria metà campo, proprio come l’Olanda di Cruijff), accelerazioni e cambiamenti di fronte improvvisi per trovare gli spazi, e velocità di esecuzione.

Il primo esempio di accelerazione improvvisa è un bellissimo lancio di Gillett (un passaggio di circa 45 iarde di prima dal cerchio di centrocampo verso il limite dell’area: sempre più convincente nel ruolo di mediano il biondino di Oxford) per Blackstock faticosamente respinto dalla difesa, e Guedioura balza sul rimpallo strozzando però il tiro verso il turf, e concludendo. così, debolmente tra le braccia di Hamer ben piazzato.

Un altra bella circolazione di palla tra il centrocampo e la nostra tre-quarti, sempre orchestrata dall’ottimo Gillett, Hutchinson sulla destra del centrocampo la mette in mezzo a Reid in posizione di regista centrale, Reid dentro a Cox sulla tre quarti, Cox a McGugan, che la mette a sinistra per l’accorrente Halford, Halford ancora dentro a Cox che fa da sponda a Reid che entra in area come un coltello caldo nel burro, la appoggia in mezzo per Guedioura che a botta sicura la spedisce sulla parte inferiore della traversa. Grande manovra, con il pallone che non ha mai abbandonato il prato, e conclusione appena sbagliata.

Gillett riconquista l’ennesimo pallone sulla sinistra del nostro pressing alto, la manovra si sviluppa verso la destra tra McGugan e Reid fino a Hutchinson, che la ridà a McGugan sulla loro tre quarti, McGugie alza la testa e lancia in area verso Cox, contrastato da Solly, Solly tocca verso il suo out destro, Cox cerca di recuperare la palla, i due smanacciano, cascano e l’arbitro ci concede una punizia francamente larga, proprio sull’out sinistro all’altezza del limite dell’are di rigore.

McGugan si incarica della battuta, indirizza un destro liftato a mezza altezza verso l’area del Charlton sperando nella deviazione, ma nessuno tocca la palla, Hamer si addormenta e il calcio si infila direttamente sul secondo palo del portiere del Lancashire. Uno a zero fortunato ma meritato.

La pressione del Forest non si arresta: un’altra apertura illuminante di Gillett per Reid sull’out sinistro (per un attimo, vedendo la partita in diretta, mi è sembrato di rivedere i passaggi di McGovern per Robertson), Reid punta l’avversario, lo supera, arrivato all’altezza del vertice dell’area crossa in mezzo, Blackstock riesce a impattare, ma, fuori equilibrio e pressato la mette piuttosto alta.

Halford in libera uscita arriva al limite dell’area, sulla sinistra del nostro schieramento, e la mette in mezzo per McGugan al limite, McGugie dalla lunetta controlla e la calcia di sinistro, un po’ sporco, appena fuori.

Un’altra bella manovra ReidMcGuganGuedioura sulla nostra tre quarti, la concentrazione di talento nella fascia centrale del campo sguarnisce le fasce, Adlene se ne accorge e serve sulla destra il liberissimo Hutchinson che fa quello che deve fare ogni terzino inglese che si rispetti, scavalla fino all’altezza dell’area di rigore e rovescia in area una banana di interno destro, la difesa dell’Athletic respinge in qualche modo, Reid controlla sull’altra fascia (che bello vedere una squadra inglese in cui un esterno si apposta dall’altra parte per recuperare i traversoni, come nel gioco classico degli anni ’70!) Jackson respinge nuovamente di testa, Halford recupera e la passa di nuovo sulla sinistra a Reid, Reid nuovamente a McGugan sulle trenta iarde, McGugie stavolta di destro colpisce come si suol dire “troppo bene” e non è difficile per Hamer controllare in due tempi: un metro più di qua o di là, e sarebbero stati peni amari per il portiere degli Addicks.

Il Charlton mette fuori la testa con un’iniziativa sulla sinistra di Cook ben lanciato da Kermorgan, ma il suo cross di esterno destro dalla sinistra è ben controllato da Collins; Hutchinson riparte con un lancio che attraversa tutto il campo e pesca benissimo Reid sul nostro out sinistro a metà campo, Reid attiva il rimorchio di McGugan che arriva d’impeto sulla tre quarti degli Addicks, McGugan a sua volta trova il rimorchio di Cox che dal limite della lunetta non controlla benissimo e ciabatta una roba che non riesce né a essere un tiro né a a essere un passaggio per Blackstock, smarcato alla sua destra. Cattiva conclusione ma ottimo saggio di contropiede.

Il secondo tempo parte con il medesimo copione, anche se il Charlton mostra maggiore propensione alla ripartenza in velocità: Cox va subito alla conclusione — con una specie di pallonetto sul quale Hamer interviene facilmente — dopo essere stato liberato al tiro da una bella manovra veloce sviluppata sulla destra tra Hutchinson e Guedioura.

Il Charlton arriva finalmente al tiro con Jordan Cook dal vertice sinistro della nostra area di rigore, dopo una bella manovra di prima sviluppata tra Pritchard, Holland e Wright Phillips, ma Camp controlla —pur con qualche piccola incertezza — accartocciandosi (quando uno si è formato sul giornalismo sportivo degli anni ’70…) sul non proprio vividissimo destro a rientrare dell’ex Sunderland.

Un fallo (piuttosto duro, sulla caviglia,che avrebbe meritato l’ammonizione) di Halford sull’ottimo Solly lanciato in velocità sulla fascia destra, all’altezza della nostra tre quarti, procura una punizione pericolosa al Charlton, batte capitan Jackson in mezzo, Morrison tenta un approssimativo controllo di petto e Hutchinson riesce a liberare in corner. Sul corner battuto da Cook, Kermorgan anticipa Camp ma mette alto.

Jackson contrasta McGugan sulla linea di fondo, alla destra (per noi) della porta del Charlton, e concede un corner; lo stesso McGugan va alla battuta, un cross a mezza altezza né carne né pesce che la difesa del Charlton respinge, Guedioura piomba ancora una volta sul rimpallo e scatena un sinistro di mezzo volo che sarebbe probabilmente finito in porta se non avesse colpito la schiena di Blackstock e non fosse andato appena alto.

Altra ottima ripartenza generata ancora da Guedioura, che dalla nostra tre quarti, su palla recuperata da Blackstock (a volte impreciso in avanti ma gran lavoratore dietro) lancia Cox, che arriva sull’esterno destro della loro area di rigore: nessuno l’ha seguito in mezzo, e deve tirare, ma l’angolo troppo stretto rende il lavoro del ben piazzato Hamer.

Cross battuto sulla nostra sinistra da Reid, respinto di testa e raccolto ancora sul limite dell’area da Guedioura (una vera e propria calamita, in queste occasioni); l’Algerino, pressato, non può tirare, ma retrocede e, dalla loro tre quarti, indirizza in veronica un bel cross raccolto di testa da Ayala — rimasto in avanti — sul vertice sinistro dell’area di porta, ma la buona pressione della difesa avversaria lo sbilancia, e anche in questo caso la conclusione finisce fuori.

Con un contrasto molto fisico (in campionati diversi dalla maschissima Championship, probabilmente sarebbe stato fischiato un fallo di impeto) sulla loro tre quarti, Blackstock recupera un pallone rilanciato dalla nostra metà campo da Hutchinson, si porta sull’ala destra, penetra fino al vertice della loro area e con una mezza magia di esterno sinistro, del tutto incomprensibile in diretta (se l’ha fatto apposta è stato davvero baciato per dieci secondi dal genio dei grandi del calcio) serve un Hutchinson in versione rapido delle cinque e un quarto, il terzino controlla di addome, entra in area come un bisonte che irrompe in un kindergarten, e la mette dentro di interno destro dalle sei iarde, alla destra di Hamer. Grande Dex e grandissimo Hutchison, che, dopo aver dato il via all’azione, si è fatto metà campo alla Usain Bolt per arrivare in orario all’appuntamento con l’uno-due più lungo della storia del calcio.

Sul due a zero la partita, per qualche minuto, fino alla frittatina mista della nostra difesa, si spegne un po’: il tempo per lasciar salutare all’euforico City Ground l’esordio di Billy Sharp in Rosso Garibaldi, entrato al posto dello stremato Cox, per assistere a un’altra bellissima manovra avvolgente del Forest che lancia Sharp sul out sinistro avversario, Phil punta l’avversario da vera ala, arriva sul fondo e mette un cross sul primo palo, un po’ troppo sotto al portiere, sul quale Blackstock tenta lo stesso la deviazione, e per assistere a un pasticcio di Campo: azione veloce degli Addicks, con Kermorgant che lancia Solly sulla destra, Solly pennella un cross sul quale sale l’imperioso Fuller a centroarea, Fuller colpisce benissimo e manda la palla sul palo interno, il pallone ballonzola sulla linea prima che il goffo tentativo di respinta del nostro portiere non la faccia finire appena dentro. Errore di Camp ma anche grave errore di piazzamento della nostra difesa, che ha lasciato a Solly tutto lo spazio del mondo per controllare e per piazzare un cross perfetto per la testa del Reggae Boy, e a Fuller tutto lo spazio del mondo per alzarsi a colpire.

Ci sarebbe tempo per la beffa, con Fuller inarrestabile sempre sulla sinistra del nostro schieramento che crossa dal limite dell’area per l’altro subentrato Kerkar il cui tiro viene rimpallato con il corpo (o, secondo le accese proteste degli Addicks) con la mano da McGugan; sulla nostra frettolosa respinta Guedioura commette un fallo sulle nostre trenta iarde su Johnny Jackson: lo stesso terzino si incarica della battuta, ma spedisce la palla a far compagnia ai cigni sul Trent. Sul rilancio, l’ultima azione della partita: direttamente dal rinvio di Campo, Sharp prende palla sulla tre quarti, entra in area, salta Hamer con un bel pallonetto, ma viene chiuso, con la porta ormai sguarnita, dal recupero in disperata scivolata di due difensori del Lancashire.

Nonostante un finale un po’ troppo nervoso e concitato, rispetto a quello che avrebbe dovuto essere secondo lo svolgimento del gioco, la prestazione del Forest è stata ottima: se davvero riusciremo, in qualche modo, a dare più concretezza in fase offensiva al nostro gioco, anche il futuro prossimo, oltre che quello più remoto, comincerà a sembrare più roseo.

* * *

Forest: Camp, Hutchinson, Ayala, Collins(c), Halford, Guedioura, Gillett, McGugan (Moussi 83′), Reid (Coppinger 86′), Cox (Sharp 81′), Blackstock.

Non entrati: Evtimov, Harding, Moloney, Majewski

Marcatori: McGugan 17′, Hutchinson 75′

Ammoniti: Guedioura 55′, Cox 65′, Blackstock 90′

Charlton: Hamer, Jackson(c), Morrison, Wright-Phillips (Fuller 81′), Pritchard, Wiggins, Cook (Haynes 59′), Kermorgant, Solly, Hollands (Kerkar 81′), Cort.

Non entrati: Button, Green, Wilson, Dervite.

Marcatore: Camp (aut) 87′

Ammonito: Jackson 67′

Arbitro: Graham Salisbury

Spettatori: 19.745 (di cui ospiti: 1.067)

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Bolton Wanderers 2—2 Nottingham Forest: Un passo avanti e due indietro (ma poi un altro passo avanti).

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Vabbè, questa volta non la starò a fare lunga con la cronaca della partita, visto che il filmato integrale degli extended highlights, una volta tanto, grazie alla diretta televisiva, sono visibili in rete e anche su questo blog (almeno finché la Gestapo di Youtube, sollecitata da Sky, non li farà togliere).
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Reid festeggia il pareggio.
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Dirò soltanto alcune cose che dal filmato non sono immediatamente rilevabili, e poi cercherò di fare un primo bilancio, dopo averlo finalmente visto per una partita intera, sul lavoro di Sean O’ Driscoll e sull’idea di gioco che sta cercando di mettere in campo, soprattutto con questo nuovo 442 (nuovo per questa stagione, ma, ricordiamo, il periodo di SOD come Coach l’anno scorso fu caratterizzato proprio dal ritorno dei True Reds a questo modulo, dopo le iniziali incertezze tattiche di Cotterill).

Sulla partita, dunque:

La formazione è stata un classico 442, con la piena conferma della formazione schierata sabato a Huddersfield (la posizione dei centrocampisti è sempre molto fluida: abbastanza stabile Reid sulla sinistra, stabile Gillett a protezione della difesa, mentre Pep Guedioura e McGugan si scambiano spesso di posizione, accentrandosi e allargandosi secondo le fasi di gioco):

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Guedioura — Gillett — McGugan — Reid

Blackstock — Cox

L’impegno fisico rappresentato dal Bolton è stato intensissimo: sia dal punto di vista della corsa, sia dal punto di vista dell’impatto muscolare nei contrasti (sempre ai limiti e, nel caso di Kevin Davies — un vero animale il cui uso smodato delle braccia nella nostra area è stato benevolmente tollerato dall’arbitro dopo l’iniziale ammonizione — ben al di là del regolamento), i Bianchi sono stati un test probantissimo. Averlo superato, non senza un pizzico di fortuna ma certo con gran merito, è stato molto importante, in prospettiva futura. Non siamo una squadra tecnica e leggerina, siamo una squadra in grado di opporre fisico a fisico quando ce n’è bisogno.

La prima mezz’ora è stata stradominata dai Nostri. Non solo abbiamo messo in mostra una grande efficacia nei confronti fisici, soprattutto sulla metà campo, come si può vedere in qualche azione anche dalla sintesi, ma abbiamo giocato uno dei migliori passing game che si siano visti al Forest dai tempi di Hart, se non dai tempi di Brian Clough. Una vera gioia per gli occhi: il Bolton sembrava una neo-promossa che zoccolasse inutilmente dietro all’inarrestabile velocità di esecuzione di una squadra superiore. Unico neo di questo periodo di dominio, avere maturato l’esiguo vantaggio di un gol. Alla fine della partita, il possesso è stato per il 55% del Forest, il che la dice lunga sull’atteggiamento con il quale siamo stati in campo e abbiamo giocato, nonostante il black-out centrale.

Poi, all’improvviso, si è come spento un interruttore, l’intensità dei contrasti è calata, la precisione e la velocità dei passaggi sono scemati, siamo calati di venti metri come baricentro di gioco, e siamo stati per un’altra mezz’ora, a cavallo dei due tempi, in balia di un avversario molto più abile di noi a sfruttare le sue occasioni, aiutato anche, va detto, da un paio di orrori difensivi del nostro fin qui impeccabile pacchetto arretrato (e da una netta spinta di Davies, tanto per cambiare, sul loro primo gol). Il Gaffer, nel dopo partita, ha affermato che il vantaggio potrebbe averci leggermente deconcentrato: se così fosse, spero che nello spogliatoio li abbia ben bene ribaltati, perché è inconcepibile in ogni momento, per dei professionisti, perdere la presa sulla partita, ma lo è tanto di più se giochi fuori casa contro i favoriti della Lega e ti ritrovi a condurre.

I due gol sono stati magnifici. Va benissimo, il gol di McGugie è stato fenomenale per potenza e velocità di esecuzione, ma permettetemi di esprimere la mia personale preferenza per quello di Reid, una magia assoluta di interno sinistro, con la palla spedita in equilibrio precario a togliere una ragnatelina dal sette della porta alla destra di Bogdan: un gol che mi ha ricordato il miglior Platini. Sono sicuro che Le Roi non avrebbe disdegnato di avere nel suo book una rete come quella messa a segno da Reidy venerdì.

La nostra striscia di imbattibilità — e, soprattutto, il livello di gioco già messo in mostra — è straordinaria, alla luce di quello che è successo quest’estate e del pochissimo tempo che il Gaffer ha avuto per mettere a posto la squadra. La mia personale ammirazione per il nostro Manager, già alta l’anno scorso — il gioco impostato da lui per il finale della stagione è stato decisivo per la nostra salvezza — sta diventando piano piano venerazione.

* * *

Nelle sue interviste (anche in quella pubblicata su questo sito quest’estate) O’ Driscoll ha sempre detto che la sua maggiore preoccupazione, come allenatore, è quella di insegnare ai giocatori a fare le migliori scelte di gioco possibili, a capire il gioco e a pensare mentre giocano. Questo atteggiamento lo si è visto venerdì, per lo meno nella fase iniziale della partita (i primi trentacinque minuti), quando, come detto prima, abbiamo davvero messo sotto una squadra che l’anno scorso giocava in Premier League.

Come ho detto prima, il modulo di O’ Driscoll, in queste ultime due partite, è stato una cosa simile a un 442 stile diamante, con i due centrali non in linea, ma sovrapposti l’uno in aiuto della difesa e l’altro in deciso sostegno delle punte. Si tratta di un modulo teso a sfruttare le caratteristiche dei nostri due migliori centrocampisti centrali, McGugan e Majewski, entrambi tutto sommato poco adatti al 442 classico e, non a caso, costretti spesso da Billy Davies e anche da Steve Cotterill (che, pure, non li amava affatto) a giocare innaturalmente come ali.

Si tratta, però, di un modulo rischioso, proprio perché usa tre giocatori con spiccate doti offensive (e, nel nostro caso, anche quattro, perché Reid è un attaccante, di fatto: è totalmente incapace di portare qualsiasi tipo di supporto alla difesa; la sua massima espressione di gioco in copertura è guardare male l’esterno che se lo beve come un bicchiere d’acqua fresca alla mattina): ha bisogno, dunque, di un possesso di palla molto superiore, perché giocarlo quando la palla l’hanno gli altri espone a situazioni come quella che abbiamo visto venerdì tra il 35′ e il 60′. Il possesso palla efficace lo si fa quando i quattro centrocampisti si muovono molto a caccia della palla, e danno al compagno in possesso di palla occasioni di passaggio relativamente facili e il più efficaci e pericolose possibile.

Inoltre, ha bisogno di un ottimo sostegno dei terzini sulle fasce, perché i due centrocampisti esterni si accentrano spesso per coprire meglio il campo lasciato scoperto dai due centrali in linea: senza la pressione dei terzini sulle fasce, gli spazi si stringono e giocare contro il rombo diventa molto più facile. Il Milan, esempio più fulgido di buona applicazione di questo modulo, è stato grande quando ha avuto ottimi terzini, altrettanto abili in copertura quanto in fase di spinta. Noi abbiamo due terzini volenterosi, che hanno mostrato buone attitudini a scendere, ma ancora un po’ troppo imprecisi in fase di copertura: probabilmente, cattive scelte dei terzini ci sono costate due, se non quattro punti, finora. Se recupererà, Hutchinson darà un ulteriore positivo contributo a questa fase di gioco (così come sono convinto che, per ora, Collins — Ayala potrebbe essere la nostra migliore coppia di centrali).

Il cosiddetto rombo, così come lo giochiamo noi, con una prima e una seconda punta di manovra, è la formazione più elastica del mondo, perché può slittare da un 4321 molto difensivo, con la seconda punta che scende verso il centrocampista offensivo e le due ali che stringono su quello difensivo, a un 4231 molto offensivo, con McGugan e Reid che giocano insieme a Cox sulla linea del vantaggio avversario, e Blackstock avanti a far boa.

Però, come detto prima, è anche un modulo difficile. Il miglior Milan di questi ultimi anni aveva quattro centrocampisti di cui tre dotati di mostruosa intelligenza calcistica, in campo: Kakà, Pirlo e Seedorf, tre enciclopedie ambulanti del calcio. È per questo, probabilmente, che O’ Driscoll sta scegliendo con tanta cura i suoi giocatori (è notizia di oggi che a Nottingham sia arrivato a titolo definitivo il centrocampista dell’Arsenal Henri Lansbury, giocatore, come vedremo domani nella presentazione, diventato famoso per un cross sbagliato, ma che, soprattutto, ha conquistato negli ultimi due anni la promozione in PL con West Ham e Norwich City, e ha solo 21 anni!): sa che per giocare il calcio che piace a lui occorrono giocatori non solo preparati, ma anche intelligenti; la partita di venerdì, secondo me, dimostra che siamo sulla buona strada.

* * *

Tra le notizie della settimana anche la partenza di Ishmael Miller verso il Tees per vestire il rosso del Boro in prestito per un anno. Dubito che la partenza di Miller abbia suscitato la stessa emozione nei tifosi di Nottingham che indusse la partenza di Boccadirosa da Sant’Ilario.

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Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, Guedioura (Hutchinson 81′), McGugan (Greening 90′), Reid, Blackstock, Cox.

NE: Evtimov (GK), Lascelles, McGoldrick, Derbyshire, Majewski.

Marcatori: McGugan 15′ Reid 57′

Ammoniti: Reid 33′ Cox 45′ Guedioura 64′

Bolton: Bogdan, Mears, Mills, Knight, Ricketts, Eagles, Andrews, M Davies, Lee, K Davies (c), Sordell (Afobe 68′).

NE: Lonergan (GK), Alonso, Ream, Petrov, Wylde, Vela.

Marcatori: Eagles 39′ Sordell 49′

Ammoniti: K. Davies 1′, Mears 77′

Arbitro: Dean Whitestone

Spettatori: 17.321 (di cui ospiti: 1.366)

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@City Ground vs Watford

Una partita molto pericolosa, forse la peggiore squadra da affrontare al City Ground ora come ora, una gara contro un avversario in buona forma e con qualche infortunio di troppo tra le nostre fila: Guy Moussi e Nathan Tyson sono ancora fuori, anche se il secondo è riuscito in qualche modo a trascinarsi in panchina.

È vero che il Watford non ha brillato nelle partite più recenti, con un pareggio inopinato in casa contro il Palace, una vittoria contro il Derby, che non conta, e una sconfitta a Cardiff City, ma rimane una squadra pericolosa, molto diversa dalle squadre attendiste e rinuciatarie che abbiamo affrontato nelle ultime parite di lega.

Il Watford è la squadra maggiormente attrezzata per le partite viaggianti, dal momento che ha il miglior attacco esterno della lega, è l’unica a aver vinto a Loftus Road e, tra le sue sei vittorie esterne, vanta un 6-1 contro il Millwall.

Giochiamo senza McGugan, anche lui in panchina.

Tutto dipenderà, penso, dalla solidità della nostra difesa, perché quella del Watford mi sembra non irresistibile, ora come ora.

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E il PFA Championship Fans’ Player of the Month per ottobre è nostro…

Prima del resoconto sulla partita con il Pompey (che tra l’altro devo ancora visionare il servizio…), una breaking new piuttosto piacevole, anche se del tutto priva di effetti pratici: Lewis McGugan ha vinto il PFA Championship Fans’ Player of the Month per il mese di ottobre, anche grazie al mio voto, va detto (previa registrazione, chiunque può votare per il giocatore del mese sul sito della PFA, l’associazione dei giocatori professionisti inglesi).

Bravo Lew, ora però testa bassa e dentro la mischia di nuovo.

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Pre e post-partita. Tra Preston e Hull.

Dopo aver colto la nostra prima vittoria in trasferta da decenni (no, vabbè, da gennaio, ma a Preston non si vinceva dal 1960. Nemmeno BC era riuscito a vincere mai a Preston, pensate un po’), sembra brutto sperare di ripeterci a così breve distanza, vero?
Al contrario del Comandante Che, che era realista e quindi chiedeva l’impossibile, noi siamo tifosi di calcio, e sappiamo che, nel calcio, l’impossibile costa almeno trenta milioni di sterline di ingaggi a stagione; io mi accontenterei di una buona prova, tanto più che il record casalingo delle Tigri non è male (martedì hanno battuto il Derby County, speriamo di non fare scopa), al contrario delle loro partite con la valigia, che, fino a adesso, hanno fatto veramente schifo, con permesso parlando, tant’è che sono a pari punti con noi.
Che è vero che non perdiamo ormai da cinque partite, ma è anche vero che ne abbiamo vinta una su sei. Come la storia del bicchiere mozzo pieno e mezzo vuoto, però vera.

Ma andiamo con ordine. La partita di martedì. Grande prova, soprattutto da parte di Lewis McGugan, che il bravissimo gestore del blog Through the season before us ha definito “il giocatore che potrebbe rivelarsi il nostro miglior acquisto”.
Voglio dire, nelle mie partite a Football Manager, Lewis è sempre stato decisivo, messo dietro le punte, e l’unica cosa che gli ha impedito di esserlo, finora, nella vera Championship, è la sua grave mancanza di continuità. Domani potrebbe benissimo essere messo in campo dall’inizio e pascolare calcio per un’oretta in maniera insensata prima di essere sostituito con infamia. Si è fatto la nomea, ormai, del classico giocatore da ultimi venti minuti, quando la squadra è in difficoltà, un giocatore da canna del gas il cui talento potrebbe sbloccare o ribaltare una situazione intricata, e che non potrebbe, in ogni modo, procurare altri danni a una situazione già compromessa; ma di giocatore difficile per una partita intera, per la sua tendenza a lasciare sola la squadra nei ripiegamenti e nei momenti difficili. Martedì la sua prestazione ha potuto godere, infatti, di un grandissimo vantaggio: il fatto di avere alle spalle due centrocampisti centrali di ruolo, che l’hanno adeguatamente coperto anche nei suoi momenti di minore ispirazione difensiva.
Dopo averlo visto giocare martedì, direi che la sua posizione naturale è proprio la linea di galleggiamento tra le due linee, centrocampo e attacco, tra il limite dell’area avversaria e la tre quarti. Ma non è che ha fatto solo i due gol, voglio dire: ha proprio giocato bene, con impegno e continuità.

Non è escluso che Davies, per le trasferte, utilizzerà con più frequenza il centrocampo a cinque, visto che, tra l’altro, l’unica cosa di cui disponiamo in abbondanza sono centrocampisti centrali offensivi; si può dire che ne abbiamo più noi del Barcellona.


Vabbè. E poi? Buona prova di McKenna, che conferma i progressi di tenuta già evidenziati nella partita contro il Millwall; grande dedizione dei tifosi, piombati a Preston in 1.500, in una serata in cui il Deepdale non era pieno nemmeno per metà; Tys ha di nuovo sbagliato un gol da mangiarsi le gonadi affettate sopra un’omelette, ma non ha giocato male; la difesa: ci scommettereste? Abbiamo subito l’ennesimo gol su palla persa a centrocampo alla fine del primo tempo: Dex cincischiava, Coutts gli ha soffiato la palla, l’ha data dentro a Parkin (è ufficiale: la Championship è l’unico campionato professionistico del mondo a alto livello in cui possono giocare giocatori grassi. Ma non dico “grassi” per dire “robusti”, dico davvero grassi), Gunter ha ciccato il primo contrasto, Wes, lo Wes non proprio irresistibile di questi tempi, ha ciccato il secondo, e Parkin si è trovato a tu per tu con Camp; non essendo benedetto dal fisico di Drogba, il buon Jon, ma piuttosto da doppie uova strapazzate e doppi baked beans alla mattina, evidentemente deve ovviare con buone doti tecniche, e le ha mostrate infilando facilmente il nostro #1.

Parkin: “Se non era per la pancia, giocavo nel Liverpool”.
“Feed The Beast and he will score”, cantano i tifosi quando segna.

Il nostro inizio secondo tempo è stato così e così. Un po’ di occasioni regalate, un possibile rigore, un paratone di Camp su punizia maligna di Parry… poi sale in cattedra McGugan: un tiro rasoterra dai venti metri nell’angolo dove la mamma raccoglie la polvere quando spazza, e un tiro da dentro l’area su sponda di Dexter a dieci dal termine. Poi un’altra occasione con il rientrante Anderson, che non ha sfruttato un bel passaggio di Adebola (entrato a 4′ dal termine per concedere la standing ovation a Lewis: là, sotto chili di ruvida lana scozzese, evidentemente batte un cuore), e tutti contenti, con Billy Davies a fine partita tutto allegro e gioviale, questa volta non è stato proprio possibile inventare una doppia versione della sua intervista.

Forest: Camp, Gunter, Morgan, Wilson, Bertrand, Tyson (McCleary 73°), McKenna, Moussi (Anderson 64°), Cohen, McGugan (Adebola 86°), Blackstock
NE: Darlow (Por), Chambers, Majewski, Thornhill
Marcatore: McGugan 69°, 81°

PNE: Lonergan, Gray, Morgan, Davidson (C), St Ledger, Coutts (C Brown 82°), Treacy (Mayor 60°), Barton, Russell, Parry, Parkin.
NE: W Brown, Hayes, Arestidou, McLaughlin, Wright.
Ammoniti: Parkin 88°
Marcatore: Parkin 42°

Arbitro: R.Shoebridge
Spettatori: 9.779

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E domani? L’infortunio di Ernie pare meno grave del previsto, per cui potrebbe essere a disposizione, dal momento che le ecografie non hanno mostrato lesioni al muscolo e al tendine; poi… vediamo… be’ grandi storie di ex non ce ne sono, a dire il vero, a parte quella di Paul Anderson che da ragazzino era un curvarolo dei Tigers, la squadra per la quale aveva giocato suo padre, e nella cui accademia ha cominciato a giocare, anche se non è mai stato selezionato per la prima squadra. Poi, il sogno di Liverpool, nessuna presenza ma una panchina a Anfield Road in una partita di Champions (quella maledetta dell’eliminazione contro il Benfica da campioni in carica), e poi il sogno ancora più grande dei True Reds.

Va detto che viaggeremo per la prima volta nella nostra storia al KC Stadium, visto che l’ultima volta che abbiamo giocato contro le Tigri dello Yorkshire loro giocavano ancora al vecchio Boothferry Park, pensate un po’.

L’ultimo doppio confronto tra Hull e Forest, infatti, ebbe luogo nel 1977, nella vecchia seconda divisione, l’anno della promozione. Vincemmo 2-0 in casa, con reti di Peter Withe e di Tony Woodcock (futuri vincitori di Coppe europee a iosa), mentre le Tigri vinsero 1-0 a casa loro.

Occhio a Bullard, giocatore assolutamente fuori categoria, che lo Hull era convinto di dover cedere in questa finestra di mercato, dopo una metà stagione non alla sua altezza (travagliato da gravi infortuni, tra cui uno al ginocchio, ha giocato molto poco e piuttosto male nei gialloneri, e è stato anche contestato dai tifosi, che hanno visto nei soldi spesi per comprarlo e nel suo ingaggio il classico esempio di sterline buttate nella canna del cesso, per un club certamente non ricco) ma che alla fine è rimasto nelle Tigri, dopo un mancato accordo con il Celtic; ha giocato, bene, contro il Derby, martedì, la sua prima partita stagionale, e la sua quattordicesima in diciotto mesi allo Hull, tanto è stato travagliato il suo periodo tra i Tigers.

A centrocampo Bullard potrebbe davvero fare la differenza, e questo potrebbe davvero portare Billy a confermare il 451 prudente di Preston.

Ricordo solo la diretta televisiva, domani su Sportitalia, e basta. C’mon you Reds!

Stato di Forma — Ultime cinque partite:

Forest
Preston (F) 2-1
Millwall (C) 1-1
Norwich (C) 1-1
Reading (F) 1-1
Leeds (C) 1-1

Hull
Derby (C) 2-0
Cardiff (F) 0-2
Doncaster (F) 1-3
Brentford (Carling Cup – F) 1-2
Watford (C) 0-0

Position Team Giocate DR Punti
1 QPR 6 15 16
2 Cardiff 6 8 13
3 Millwall 6 7 11
4 Doncaster 6 2 11
5 Ipswich 6 2 11
6 Burnley 6 3 10
7 Barnsley 6 1 10
8 Norwich 6 1 10
9 Leeds 6 0 10
10 Scunthorpe 6 3 9
11 Reading 6 3 9
12 Watford 6 2 9
13 Swansea 6 1 9
14 Coventry 6 0 8
15 Nottingham Forest 6 0 7
16 Hull 6 -4 7
17 Middlesbrough 6 -5 7
18 Sheff Utd 6 -6 7
19 Crystal Palace 6 -4 6
20 Leicester 6 -4 5
21 Bristol City 6 -5 5
22 Derby 6 -4 4
23 Preston 6 -8 3
24 Portsmouth 6 -8 2

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