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“A much improved side”: Nottingham Forest 0-0 Middlesbrough

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Dopo la tostata presa contro il Millwall, si torna subito in campo contro un altro degli in form teams della Championship, il Boro, secondo in classifica, reduce da sei vittorie di fila, e da sei vittorie in trasferta di fila, una delle quali sul campo del Sunderland in Coppa di Lega. Viene fuori un pareggio senza reti, ma la prova del Forest è — per larghi tratti — confortante. O’ Driscoll (che, a differenza di molti suoi colleghi, valuta sempre molto di più la prestazione del risultato) appare soddisfattissimo, e, in effetti, alla fine, con un po’ più di cinismo sotto porta, avremmo tranquillamente potuto far nostra la partita.

Si affaccia l’inverno, sul City Ground, dopo il dolce pomeriggio autunnale di sabato della partita contro il Millwall, e il pubblico, pure numeroso, è inizialmente un po’ ostile alla squadra, a causa proprio della sconfitta di tre giorni prima: alla fine della partita, però, i Reds sono stati salutati da un applauso convinto per la prestazione.

In effetti, se si tiene in mente che il nostro è e deve essere visto come un piano a lungo termine, vedendo partite come questa contro forse la migliore squadra del Campionato, giocando la partita aperta nel quale il Boro eccelle, con la difesa sempre improvvisata e senza il nostro miglior centrocampista, infortunatosi sabato, si può essere rincuorati. Anche se in Championship, come l’esperienza insegna, i piani a lungo termine valgono spesso molto meno della carta su cui vengono vergati, perché è una lega assurdamente difficile e incoerente, se proprio se ne deve avere uno penso che SOD sia la persona più giusta per portarla avanti.

I maggiori appunti vanno ancora alle incertezze difensive (tutto sommato giustificabili dall’assetto precario) e dall’immensa quantità di risorse sprecate davanti: Cox e Sharp sono straordinari nel creare occasioni e nello scardinare le difese avversarie, ma non sono “clinici” quanto dovrebbero. Ma il vero punto dolente continua a essere — e non è la prima volta che lo segnalo — lo stato di forma di Guedioura, straordinario protagonista della ripresa l’anno scorso, incapace di avere sulle partite l’impatto che dovrebbe avere in questa stagione, sia per motivi tecnici, sia per un nervosismo latente che troppo spesso smette di latitare e trova espressione in scorrettezze che gli arbitri hanno cominciato a curare e a colpire con attenzione particolare.

Con lui in mezzo al centrocampo, nel ruolo che nelle ultime partite era stato preso da Majewski, il gioco diventa improvvisamente più macchinoso. La fortuna è che non mancano le alternative: Jenas, Lansbury e McGugan in panchina ci offrono un parco di opportunità che nessuna squadra della Lega, dalla prima all’ultima, può vantare.

In difesa rientra Halford dalla squalifica: molti tifosi avevano chiesto che andasse a sostituire Ward in mezzo, lasciando il buon Moloney a presidiare la fascia destra, ma SOD ha scelto di giocare la carta dell’esperienza e ha messo Greg sulla destra, lasciando Ward e Collins in mezzo. Come detto, Adléne ha occupato il vertice alto del rombo al posto del lungodegente Majewski. Inamovibili Gillett davanti alla difesa, Reid (la cui forma, però, sta cominciando inevitabilmente a calare, via via, rispetto al suo pazzesco mese di ottobre, anche se oggi ha giocato bene, soprattutto nella prima parte) e Cohen sulle fasce e Sharp e Cox davanti.

Camp

Halford — Ward — Collins — Harding

Gillett

Cohen — Guedioura — Reid

Sharp — Cox

JJ ancora a riposo a causa di un problema alla caviglia.

Inizio con il Forest che sciorina un ottimo possesso, anche se la prima occasione (vabbè, diciamo il primo tiro, più che altro) capita sui piedoni di Jutkewitcz, con una specie di volée in mezza girata da fuori su suggerimento di Leadbitter, facilmente controllata da Camp.

Poi, cominciamo a macinare il nostro gioco: Reid dalla trequarti mezzadestra lancia in area Sharp di interno sinistro, la difesa del Boro disimpegna con Bikey che, però, rinvia ancora sui piedi di Reid che smista a destra a Halford, avanzato sino alla trequarti. Buon dialogo con Cohen e Cox sulla fascia destra che smarca la nostra punta, Cox fa un paio di passi verso il lato piccolo dell’area e la mette nel box dove pesca benissimo Reid: Andy controlla leggermente decentrato sulla destra, sdraia Hines e cerca l’angolo alto opposto con un tiro a rientrare, appena alto.

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So close for Andy!

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Ancora Simon Cox, partita di grande quantità la sua, lavora la sfera (Giuseppe Albertini diceva sempre “lavora la sfera”, un’espressione che mi sa sempre di calcio artigianale, sudato e quasi operaio) sulla fascia destra sulla trequarti, palla laterale a Guedioura che cerca di prima con un piatto destro rasoterra a effetto Reid in mezzo all’area, magilla di Andy che trova Sharp alle sue spalle non ho ancora capito come, Billy controlla e in spaccata mette appena fuori, sulla sinistra di Steele.

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Reidy smarca di tacco Sharp: se Billy l’avesse messa dentro, sarebbe stato l’assist dell’anno

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Grande pressione del Forest sul fraseggio difensivo del Boro: con la squadra altissima, Reid recupera una bellissima palla su Bikey al limite dell’area del Boro e la smista dietro a Cohen sulla trequarti centrale. Cohen scatta in avanti, la dà a destra a Guedioura e poi punta l’area chiedendo l’uno-due, ma Adléne ferma la palla e cerca il tiro quasi da fermo, spedendo alle stelle.

Grandissimo lavoro di fisico di Cox sulla trequarti sinistra: contrasta efficacemente Parnaby, gli strappa la palla e si dirige verso l’area di rigore, la dà in mezzo dove Sharp arriva con leggerissimo anticipo sul pallone, sulla linea dell’area di porta, e non riesce a deviarlo; la difesa del Boro allontana affannosamente come può (piuttosto male), e Guedioura irrompe quasi sul dischetto e colpisce fortissimo verso la porta di Steele, impattando, però, il culone santo di Friend, che respinge in corner.

Ma, benedetto ragazzo, potevi fare quello che volevi, controllare e andare a depositare nella porta vuota, o colpire piazzando di piatto, e che cacchio. Pensaci, la prossima volta.

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Adléne: “la tocco piano”.

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Altro tiro dalle venticinque iarde, questa volta con Cohen ben pescato da una torre di Cox in area, e ancora una volta palla nel Trent.

Gillett in posizione di regista pesca Sharp poco fuori dalla lunetta in posizione centrale, buon controllo e palla larga a destra dove si trova Cox; cross in mezzo di interno sinistro, respinta della difesa del Boro di nuovo suoi piedi di Cox, palla poco dietro a Halford che crossa sul palo lungo, Parnaby cicca il rinvio e Reid riesce a controllare nei pressi della bandierina. Andy punta Parnaby, lo salta e crossa di interno destro; la palla attraversa l’area e arriva a Cox sul lato corto opposto: cross rasoterra di prima, potente, di collo pieno, a cercare la deviazione vincente, ma Billy Sharp, contrastato dalla difesa del Boro, riesce solo a toccare appena fuori.

La ripresa comincia con la sostituzione da parte del Boro dell’incerto Parnaby con Hoyte. Hines ferma in corner con un tackle da dietro in area da vecchi tempi uno Sharp lanciatissimo a rete. Il corner viene battuto da Cohen che trova benissimo Sharp sulle otto iarde, ma il colpo di testa di Billy finisce un paio di capelli a lato del palo alla destra di Steele.

Gillett recupera un pallone sulla trequarti dopo una respinta del Boro su un altro corner del Forest, e la lancia in area per Sharp che viene anticipato di testa da Hines. La palla finisce sulla trequarti destra a Halford, corta a Cohen che la crossa in mezzo, nuova, difficoltosa respinta della retroguardia dei Teessiders e palla che finisce sulla sinistra a Elliott Ward, rimasto in avanti dopo il corner. Ward scambia con Reid, si avvicina al lato corto dell’area in posizione di ala sinistra e crossa in mezzo con buona proprietà, ma il calcio è troppo largo e il pallone va fuori dopo aver colpito la parte superiore della traversa. Un cross sbagliato che, visto come ha sorpreso Steele, se ci si fosse aperto il culo (per usare un tecnicismo) avrebbe potuto significare l’uno a zero.

Il Boro prova a uscire dall’assedio, mentre la nostra azione rallenta un pochino, e McDonald trova subito un’occasione clamorosa: un bellissimo lancio filtrante di Leadbitter (centrocampista davvero illuminante) lo mette solo davanti a Camp, ma l’attaccante del Boro si incarta e permette il recupero a Camp, ottimo nell’uno contro uno; arriva poi Collins a pulire in corner.

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Tracciante laser di Leadbitter per McDonald: se il Boro davanti avesse avuto Inzaghi o Gerd Müller sarebbe stato 0-1 fisso. Lo dico così, tanto per dire una cazzata.

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Cross di Leadbitter in area, respinta di Collins un po’ di braccio un po’ di corpo, palla a Bailey in mezzo sulla nostra tre quarti, allargata sulla sinistra a McEachran — non eccezionale la prova del talentuoso esterno del Chelesa — che cerca l’uno-due con Jutkiewicz; il giochino non riesce, la palla finisce dietro a Leadbitter che cerca il tiro da quaranta iarde, appena fuori (con Camp, però, apparso pronto all’intervento, giusto in caso…).

Cox conquista un pallone in contrasto nel cerchio di centrocampo e la lancia avanti benissimo per Sharp, che difende benissimo la sfera con il corpo dal contrasto di Hines, entra in area e tira di collo pieno colpendo il palo esterno della porta di Steele, con il portiere del Boro nettamente battuto.

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Grande difesa del pallone e grande tiro di Billy.

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Corner da sinistra di Reid, palla raccolta e lavorata da Sharp sulla destra dell’area di rigore, pallonetto in mezzo dove Cohen riesce a colpire verso la porta, Ward stoppa di petto e cerca la rovesciata dalle sei iarde, deviata miracolosamente in angolo da Amougou, a Steele ancora una volta battuto.

Nuovo corner di Reid, respinta lunga del Boro mal controllata da Harding, che favorisce il recupero di Haroun, che imposta il contropiede e lancia Jutkiewicz in area, appena anticipato da una grandissima uscita di Camp.

Ultima doppia emozione: un cross di Sharp — sontuosamente lanciato da una rimessona di Halford — dalla linea di fondo destra viene clamorosamente ciccato da Reid appostato sul vertice dell’area di porta (sarà che era il piede sbagliato…), e sulla respinta alla disperata di Hoyte la palla capita a Ledesma che, appena dentro la nostra metà campo, lancia benissimo di interno sinistro Scott McDonald che entra in area palla al piede; Camp, ancora una volta prontissimo, è già su di lui, e costringe l’attaccante del Boro a un pallonetto non proprio nelle sue corde, che finisce un paio di iarde sopra la porta di Camp.

Prestazione, insomma, di cui essere orgogliosi, e da cui trarre buone speranze.

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Momento migliore: la combinazione tra Cox e Sharp che ha portato al palo di Billy. Due gesti straordinari, che danno la cifra dell’enorme talento che abbiamo a disposizione là davanti.

Momento peggiore: difficile dirlo, dal momento che si è trattato di una partita tutto sommato molto buona. Forse, la triplice sostituzione all’88° minuto decisa da O’ Driscoll, quando un’immissione più tempestiva di forze fresche (sopratutto, direi, avevamo bisogno di un po’ più di fantasia in mezzo, al posto di Adléne) avrebbe forse permesso un finale più sicuro. Inoltre, la squadra nel finale è apparsa un po’ alla corda, e forze fresche avrebbero aiutato. Infine, sono usciti Cox, Halford e Reid, non certo i giocatori più in difficoltà. Nonostante le sue immense qualità, SOD non sembra proprio un mago dei cambi.

Hero: nonostante tutto, direi Camp. Grandissima prova del nostro portierino, che ferma con tre immense uscite tre contropiede pericolosissimi del Boro. Dimostra ancora una volta la sua classe, e dimostra una capacità nell’uno contro uno davvero rara nei portieri moderni. Hero ad honorem anche a Cohen, nominato proprio appena dopo la partita Player of the Month per il mese di ottobre. Meritatissimo riconoscimento per uno dei protagonisti del nostro ottimo mese.

Zero: zero forse è esagerato, però un tre a Guedioura lo darei. Impalpabile nel corso di tutta la partita, e al limite nella fucilazione per l’errore dal dischetto (inteso come posizione di tiro, non come calcio di rigore) del primo tempo.

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Forest: Camp, Halford, Ward, Collins (c), Harding (Moloney 88′), Gillett, Cohen, Guedioura, Reid (Lansbury 89′), Cox (Blackstock 88′), Sharp.

NE: Darlow, McGugan, Tudgay, Coppinger.

Ammonito: Guedioura 71′

Middlesbrough: Steele, McEachran, Friend, Hines, Jutkiewicz (Ledesma 80′), Parnaby (Hoyte 46′), Bailey, McDonald (Zemmama 85′), Haroun, Bikey, Leadbitter (c).

NE: Leutwiler, Williams, Smallwood, Reach.

Ammonito: Leadbitter 68′

Arbitro: S Hooper

Spettatori: 20,150 (ospiti: 1,167)

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Archiviato in stagione 2012-2013

International Round-up

Vediamo, però, in dettaglio che cosa hanno fatto i nostri ragazzi in giro per il mondo:

  • Adlene Guedioura ha giocato nella partita vittoriosa dell’Algeria contro il Gambia (2-1) a Banjul. È stato l’unico senior a vincere con la propria nazionale.
  • Chris Gunter ha giocato nella partita persa dal Galles contro la Costa Rica (0-1), organizzata per ricordare lo scomparso manager della nazionale del Dragone, Gary Speed.
  • Lee Camp, portiere dell’Irlanda del Nord, ha giocato nella sconfitta patita dai Verdi a Belfast contro la Norvegia, un 3-0 nel quale il nostro portiere non è stato impeccabile.
  • Dex Blackstock ha giocato con Antigua nella sconfitta per 4-0 patita contro un’altra squadra anglo-caraibica, Trinidad e Tobago.
  • Tra i giovani, Jamaal Lascelles ha giocato nella vittoriosa partita dell’Inghilterra U19 contro la Repubblica ceca (2-1 sul campo del Leyton Orient, Brisbane Road). Da notare che la rete della vittoria inglese è stata segnata da Patrick Bamford, il nostro freschissimo ex in forza ora all’Accademia del Chelsea.
  • Kieron Freeman, un nostro loanee che sta giocando attualmente proprio dall’altra parte del Trent, ha giocato nella vittoriosa partita del Galles U21 contro Andorra (4-0).

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Jamaal Lascelles con la maglia della nazionale inglese

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Archiviato in stagione 2011-2012

Camp turns back on Fab.

Il nostro #1 ha annunciato la decisione di avviare la pratica per rendersi eleggibile per la selezione nordirlandese, facendosi forte di un nonno nato a Belfast.

La decisione è maturata dopo aver preso atto del fatto che Fab, come si dice in questi casi, “proprio non lo vede”: un’idea che pare un po’ più di un’impressione, alla luce delle convocazioni di Capello per l’amichevole con l’Ungheria, che privilegiarono Scott Loach e Frankie Felding.

Camp, nell’intervista con la quale ha annunciato la decisione, è apparso piuttosto critico per il modo in cui la selezione inglese in generale, e Capello in particolare, distruggono i portieri, uno dopo l’altro, e si è augurato che almeno Hart sia assistito dall’ambiente della Nazionale, se dovesse incappare in un errore mentre gioca con la maglia dei tre leoni.

Camp ha detto di aver preso la decisione dopo aver parlato con Nigel Worthington, il selezionatore dell’Irlanda del Nord, che è stato l’allenatore di Lee al Norwich, e con Fred Barber, l’allenatore dei portieri della nazionale smeraldo, e dopo aver considerato che per lui la strada per la nazionale bianca pare definitivamente sbarrata.

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Archiviato in english football stories, Il calcio inglese

Championship Team of the Year 2010 -€” 1

Nella tradizione del Forest, tra i grandi giocatori che hanno vestito la original red shirt, portieri e terzini straordinari non sono mai mancati. Nella squadra dell’anno della Championship per la stagione 09-10, dominata, prevedibilmente, dai giocatori del Newcastle, sono proprio un portiere e un terzino a rappresentare i Reds.

Lee Camp (Nottingham Forest); Chris Gunter (Nottingham Forest), Fabricio Coloccini (Newcastle), Ashley Williams (Swansea City), Josè Enrique (Newcastle); Peter Whittingham (Cardiff City), Graham Dorrans (West Bromwich), Kevin Nolan (Newcastle), Charlie Adam (Blackpool); Andy Carroll (Newcastle), Michael Chopra (Cardiff City).

Lee Camp

Lee Camp è una sorta di predestinato al contrario. Nel senso che è nato a Derby nel 1984, da piccolo era un Ram Boy, e ha cominciato la sua carriera nel Derby County.

Per i pochi che non lo sapessero, i Rams (il nick del Derby County, anche se noi preferiamo chiamarli Sheeps) sono gli avversari del Forest nel derby dell’East Midlands, la rivalità più importante e sentita dai tifosi dei Reds; oltre a questa non trascurabile evenienza, il Derby County pare legato al Forest da articolati e bizzarri intrecci del destino, come avremo occasione di dire, ampiamente, in queste pagine.

Molti dei familiari di Lee Camp — come vedremo — erano e sono tuttora abbonati del Derby.

Lee esordì tra le Pecorelle nel 2002-2003, e, al suo primo anno da professionista, vinse il premio per il miglior giovane della squadra, sfiorò quello di miglior giocatore assoluto, e, last but not least, vinse il Brian Clough Player of the Year. Quando si dice il destino.

Nonostante le sue capacità, che lo portarono a diverse convocazioni per l’Under 21 inglese — tra le quali la “leggendaria” partita contro l’Italia per l’inaugurazione del nuovo Wembley —, Lee non riuscì a imporsi come titolare fisso nei cinque anni passati tra i Bianchi. Diverse cessioni in prestito (al Burton Albion in Conference, al QPR, dove ottenne una promozione dalla terza alla seconda divisione, e al Norwich City), con due sole stagioni — su cinque — passate a difendere la porta degli Arieti con continuità.
Nel 2007 passò a titolo definitivo proprio al QPR; dopo una sola stagione al Loftus Road, passò, nuovamente in prestito e finalmente, al Forest appena tornato in Championship, per tre mesi. Una frequenza di trasferimenti che ha contribuito alla leggenda del suo carattere non proprio facilissimo.
Al City Ground divenne subito un beniamino, contribuendo a ottenere punti preziosi per la salvezza: proprio durante il suo trimestre di prestito, il Forest uscì dalla zona torrida delle ultime tre posizioni.

Soprattutto, Campo entrò nel folklore del Forest quando parò due rigori decisivi, tutti e due al quarto minuto di recupero del secondo tempo, in due partite consecutive;  a dire il vero, divenne un feticcio della Trent End soprattutto a causa del primo dei due.

Il primo dei due rigori, infatti, lo parò in casa, proprio sotto la Trent End, contro il Derby County, nell’East Midlands classic, con il risultato sull’1-1 e il Forest ridotto in dieci dopo l’espulsione di Lewis McGougan avvenuta un quarto d’ora prima per una sciagurata entrata a piedi uniti; come se non bastasse, Lee si ripeté qualche secondo dopo, con una parata ancora più difficile, sul corner seguito alla sua respinta del penalty kick.

“Ho dodici parenti abbonati al Pride Park”, disse dopo la partita, “e quando sono rientrato negli spogliatoi ho trovato il cellulare pieno di insulti”.
Come non capirli. Che cosa sono un po’ di geni in comune, in confronto al derby dell’East Midlands.

La partita successiva Campo si ripeté, in trasferta contro il Bristol City, salvando ancora un’1-1.

Due pareggi invece di due sconfitte, due punti essenziali per le speranze di salvezza dei Reds.

Calderwood, l’allenatore della “ricostruzione” dopo la retrocessione in League One, fu esonerato pochi giorni prima dell’apertura del mercato di gennaio, e, con l’arrivo di Billy Davies, che aveva già avuto Camp al Derby, sembrava proprio che il passaggio di Lee al City Ground in pianta stabile fosse cosa fatta. Invece, sorprendentemente, Davies decise di non rinnovare nemmeno il prestito, e Camp se ne tornò al QPR.
Il rumor mill della Trent End macinò tonnellate di ipotesi su questa vicenda: si parlò di pesantissimi scazzi avvenuti tra i due durante il periodo del Derby (come vedete, sono due squadre i cui ingranaggi nel meccanismo della storia del football sembrano davvero contigui), di un giuramento di Camp di non giocare più per Davies, o di un giuramento di Davies di non allenare più Camp, cose così: voci la cui qualità giornalistica fu messa in luce l’estate successiva, quando Davies chiese e ottenne il trasferimento di Campo al City Ground, a titolo definitivo.

Una scelta davvero felice, visto che Camp, quest’anno, ha ottenuto 20 clean sheets su 49 partite; tra dicembre e gennaio ha mantenuto inviolata la rete dei Reds per dieci ore e mezzo; concedendo, nello stesso periodo, una sola rete in sei partite, ha portato il Forest all’illusorio secondo posto in classifica, ottenuto il 16 gennaio 2010 con la vittoria sul Reading.

Le sue prestazioni lo hanno portato alla nomination per il PFA Player of the Year 2010 per la Championship, e all’inserimento, come portiere, nella squadra ideale.

In più, visti i chiari di luna e la scarsa qualità complessiva degli estremi difensori inglesi, è nato su Facebook un gruppo Lee Camp for South Africa 2010, che sponsorizza la convocazione di Lee da parte di Fab per la spedizione africana, e che vede tra i fan, oltre che il sottoscritto, anche il mitico Kenny Burns.

La forza di Lee, più che nella sua abilità, pur non disprezzabile, di shot-stopper, risiede nella tranquillità e nell’autorevolezza che trasmette alla sua difesa e, lasciatemelo dire, ai tifosi del Forest: abituate entrambe, con Smudge, il suo predecessore, forse anche più forte di Camp tra i pali, a subire pesanti crisi cardiovascolari a ogni cross che si dirigesse seppur sommariamente e lentamente verso l’area rossa.
Il limite di Camp è un fisico non eccezionale per un portiere moderno: non tanto come altezza (è 1,85), quanto per la complessione e la struttura.

Campo ha davvero trasformato un reparto che non pareva eccezionale, e che invece, grazie soprattutto a lui, ma anche a Chris Gunter, a Wes Morgan e a Kevin Wilson, è diventato il punto di forza della squadra. Proprio come avrebbe voluto Brian Clough, che, in uno dei suoi aforismi, afferma che “silverware comes thru clean sheets”.

Lee Camp è, di gran lunga, il miglior portiere che abbiamo avuto da anni a questa parte, e le speranze di promozione dipendono, in gran parte, dalla solidità che saprà dare alla nostra difesa.

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