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Sulla ricostruzione della squadra – 3: Mark Arthur al Footballers’ Football Show

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Questa notte, Mark Arthur è intervenuto al Footballers’ Football Show, ospite di David Kelly insieme a George Boateng (acquisto di McClaren, ora gioca nella Super-League malaysiana) e Sam Allardyce. Speriamo di fare cosa gradita riportando di seguito le sue dichiarazioni.

David Kelly: Ora, con i nuovi proprietari del Nottingham Forest in carica, chi è l’interlocutore principale di Sean O’Driscoll?

Mark Arthur: Sean lavora con Keith Burt, il nostro direttore dello scouting, entrambi parlano con me. Nessuno di noi parla con il nostro principale azionista su basi regolari. Fawaz Al Hasawi vive in Kuwait, e cerca di venire in Inghilterra ogni volta che può. Il nostro presidente, Omar Al Hasawi, vive a Londra, e viene a vedere al City Ground tutte le partite. Il dialogo con lui è molto buono.

Abbiamo cominciato a lavorare insieme solo quattro mesi fa, abbiamo cominciato a preparare la nuova stagione molto tardi — il takeover ha avuto luogo quando già era iniziata la preparazione pre-campionato — e la nuova proprietà ha fatto un ottimo lavoro nel permettere a Keith e a Sean di prendere i giocatori di cui pensavano di aver bisogno. Alan Hutton, arrivato oggi, è il 15° giocatore arrivato al Nottingham Forest da quando O’Driscoll è in carica. Ci vuole un po’ di tempo, per stabilizzare la situazione.

Abbiamo avuto un incontro con i proprietari all’inizio di questa settimana per discutere a quale punto sia il lavoro di ricostruzione della squadra, e di che cosa c’è bisogno a gennaio. La comunicazione è un fattore vitale, anche se le notizie da trasmettere non sono molte: è importantissimo parlare l’un l’altro, io non sono mai stato per il “divide et impera”, non mi è mai sembrata la via giusta per andare avanti.

DK: Qual è la cosa più difficile da fare? Licenziare un manager o trovarne uno nuovo?

MA: Senz’altro trovare la persona giusta per un lavoro. Non basta parlare con un potenziale nuovo manager, parlare di tutti i differenti aspetti del lavoro, e certamente abbiamo parlato moltissimo con Steve McClaren l’anno scorso prima che accettasse l’incarico — a essere sinceri, avevo sempre pensato che avrebbe rifiutato, per andare a allenare in Premier League — e non ci siamo resi conto che non era l’uomo adatto per la sfida che ci stava di fronte. Noi guardavamo a questa da un certo punto di vista, e lui la stava osservando sotto un punto di vista totalmente differente. Probabilmente non ci siamo mai capiti l’un l’altro, è questo il motivo principale per cui Steve ha deciso di mollare dopo 111 giorni.

Sono stati fatti errori da parte di entrambe le parti, in questa faccenda. Penso che quello che abbiamo fatto quest’anno, quando abbiamo deciso di portare Sean O’Driscoll al Forest sia stata una cosa che i giocatori volevano, e che i tifosi volevano. Qualcuno che sia un costruttore, e che faccia con calma il suo lavoro. Questo è esattamente quanto i nuovi proprietari desiderano fare, dal momento che hanno dichiarato che il progetto è quello di conquistare la Premier League in quattro anni. Vogliono costruire un club adatto alla massima serie, con fondamenta solide, e questa è una cosa straordinaria, sia dal punto di vista di Sean, sia dal mio.

George Boateng: Durante il mio periodo di permanenza al Forest non ho quasi mai parlato a Mark, perché era molto occupato nell’opera di acquisizione dei giocatori. Quando è arrivata la nuova proprietà, tutti erano convinti che stessero cercando un top manager, di alto profilo, ma alla fine hanno scelto Sean. Qual è la verità? Sean era una prima scelta, o un ripiego dopo che i tentativi di portare al Forest un top manager sono falliti?

MA: La nuova proprietà ha organizzato in maniera eccellente un sistema di approcci e di colloqui. Molte persone con le quali hanno parlato o non erano convinte che questo fosse il lavoro giusto per loro, o non hanno convinto i proprietari di essere le persone giuste per il Nottingham Forest. Invece di gettarsi di volata dentro una scelta poco convinta, hanno scelto di fare una riflessione generale su tutto quello che avevano raccolto e di parlare con me e con Keith: ci chiesero proprio “che cosa dobbiamo fare?”. Noi siamo stati in grado di intervenire, con la nostra esperienza di lavoro al Nottingham Forest, e di aiutarli a prendere una decisione. Sono molto contento della scelta, e confido che sia stata la scelta migliore: penso che nelle vene del club scorra una vera armonia per la prima volta da tantissimo tempo.

GB: La classifica della lega lo dimostra…

MA: Abbiamo 26 punti. Lo scorso anno impiegammo 31 partite per raggiungere 26 punti. Quando si portano in squadra 14, ora 15 nuovi giocatori così velocemente, ci vuole tempo per dare una forma al gioco. Sean ha fatto un lavoro rimarchevole in un periodo di tempo molto corto, e abbiamo anche avuto un po’ di infortuni in difesa, a complicare le cose. Da qui l’ingaggio di Alan Hutton, proprio di oggi. Quindi, io penso che il meglio debba ancora venire, e che non possa venire fino alla prossima stagione. Ma chissà, se riuscissimo a arrivare in buona posizione dopo Natale, e arrivassimo in buona forma a marzo, potremmo anche lanciare la nostra sfida.

DK: Le ambizioni del club sono cambiate con gli Al Hasawi? La promozione ora è una precisa ambizione della proprietà, invece che una speranza?

MA: Certamente, non per quest’anno, e nemmeno per l’anno prossimo. Ma alla fine l’attesa della proprietà è la promozione in Premier League. Io penso che quest’anno la qualità della squadra e la qualità dei giocatori sia già ottima, e il campionato è così imprevedibile! Ciascuna squadra può battere qualsiasi altra squadra. Chiunque verrà promosso quest’anno, vorrà dire che avrà lavorato incredibilmente bene. Naturalmente, essere promossi significa poter godere dei proventi che la Barclays Premier League garantisce, e anche nel caso di un ritorno immediato in Seconda Divisione si hanno la possibilità di tornare immediatamente in PL certo superiori a quelle che club come il Nottingham Forest possono vantare. Sarebbe bellissimo farcela, e noi siamo sempre pieni di speranza, ma forse questo gruppo di giocatori potrà cominciare a essere davvero competitivo solo all’inizio della prossima stagione.

Anche l’intervista riporta la notizia dell’ingaggio, in prestito di emergenza fino al 2 dicembre, di Alan Hutton, nazionale scozzese. Alan è un terzino destro di scuola Glasgow Rangers, con diverse presenze anche in Champions League; è passato dai Blues al Tottenham nel gennaio 2008 per una cifra vicina ai 9 milioni di sterline, dopo aver rifiutato il trasferimento nell’estate precedente. Dopo aver giocato 50 partite per gli Spurs, alternandosi con Corluka e accumulando altre presenze in Champions League, tra le quali il 3-1 interno contro i campioni in carica dell’Inter, l’arrivo di Kyle Walker gli ha chiuso un po’ la strada, e è passato al Villa nell’agosto del 2011.

Ha totalizzato 31 presenze per i Villans, ma quest’anno è rimasto ai margini della squadra, dopo l’arrivo di Matthew Lowton.

Ha la fama di giocatore ruvido: un suo tackle su Shane Long use fuori gioco il giocatore del WBA per sei mesi, e, benché non sanzionato sul campo, sollevò un dibattito sull’eccessiva rudezza del contrasto: da quel momento, Alan é un po’ preso di mira dagli arbitri, e ha collezionato un paio di espulsioni.

La sua carriera internazionale è fatta di 28 presenze con la nazionale scozzese, tra le quali la più memorabile è quella che nel 2007 vide la Tartan Army vincere al Parco dei Principi contro i vicecampioni del Mondo.|

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Keith Burt, l’uomo che sta ricostruendo il Forest.

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C’è un’eminenza grigia, un “unsung hero” dietro al tentativo degli Al-Hasawi e di O’Driscoll di riportare il Forest ai fasti della Prima divisione. Se ora abbiamo una squadra decente, mentre al momento dell’entrata in carica del nostro nuovo Manager — a quattro settimane dall’inizio della Championship! — non avremmo nemmeno avuto i giocatori per riempire a metà il team-sheet di una squadra dei giardinetti, lo dobbiamo anche all’uomo che ha aiutato SOD a scegliere e a trovare i giocatori. Eravamo rimasti con nove giocatori, dei quali un solo difensore, e l’impresa di ricostruire una compagine decente sembrava del tutto disperata: Lynch, Chambers, Gunter e McCleary avevano salutato il City Ground, e le prospettive del nuovo anno sembravano già agghiaccianti.

Questo, quando si valuta l’operato di O’ Driscoll non viene mai ricordato, ma mettere su una squadra competitiva in sole quattro settimane, partendo praticamente dal nulla, è stata un’operazione di straordinaria difficoltà e, diciamolo, riuscita passabilmente bene.

Ha aiutato il fatto che O’ Driscoll avesse idee molto chiare sul tipo di giocatori di cui aveva bisogno, e aveva anche le idee molto chiare su chi avrebbe potuto aiutarlo a metterle in atto.

Keith Burt, director of recruitment al Nottingham Forest da sette anni, insieme al suo staff di osservatori e consiglieri, ha costruito un database di giocatori davvero sterminato, tipo quello che ha a disposizione un giocatore di Football Manager, e, in questa occasione, è riuscito a usarlo al meglio: all’interno di esso, O’ Driscoll ha potuto scegliere un’intera squadra, praticamente, se guardiamo al numero di nuovi arrivi a Nottingham.

Burt ha rilasciato recentemente un’intervista a BBC Radio Nottingham, nella quale ha svelato qualche retroscena del modo in cui è stata risolta l’emergenza di organico:

Ci ha aiutato molto avere a disposizione così tante informazioni, nel recruitment department, quest’estate. Sapevamo benissimo quali fossero i giocatori dai quali saremmo potuti andare e che avrebbero potuto scegliere di venire, anche con poco tempo a disposizione. L’unico punto interrogativo riguardava il supporto che i nuovi proprietari avrebbero dato alle operazioni che via via immaginavamo, ma loro ci sono venuti incontro tutte le volte che abbiamo espresso il desiderio di andare a prendere un giocatore che ci interessava.

Con così poco tempo a disposizione, potevamo fare affidamento solo al lavoro di scouting pregresso. L’unico punto interrogativo riguardava il supporto che i nuovi proprietari avrebbero dato alle operazioni che via via immaginavamo, ma loro ci sono venuti incontro tutte le volte che abbiamo espresso il desiderio di andare a prendere un giocatore che ci interessava. Davvero, dobbiamo ringraziarli: ogni volta che siamo andati da loro a chiedere qualcosa, si sono messi la mano in tasca e ce l’hanno data.

È “pazienza” la parola-feticcio del dipartimento diretto da Burt: molti dei giocatori che sono arrivati quest’estate erano già da tempo nel mirino della rete di osservatori della società, e O’ Driscoll ha deciso di autorizzare molte di queste operazioni.

Sean vuole giocatori con un buon carattere e facilmente adattabili al tipo di gioco che si pratica in Championship, oltre che buoni giocatori: è per questo che ci siamo rivolti soprattutto al mercato inglese.

Quando Sean è venuto a parlarci di alcuni acquisti che pensava di fare, come Danny Collins, Danny Ayala, Sam Hutchison o Dan Harding, noi potemmo già fornirgli un sacco di informazioni su di loro.

O come Simon Cox: avevamo già cercato di ingaggiarlo tre anni fa, quando era allo Swindon Town, ma il West Bromwich Albion fu più veloce o più bravo di noi. È davvero bellissimo, poi, quando si fanno tante osservazioni e si raccoglie tanto materiale su un giocatore, e poi, all’improvviso, lo si riesce a ingaggiare.

La stessa cosa è successa con Henri Lansbury. È un giocatore che abbiamo seguito per quattro anni, e siamo felicissimi di essere riusciti a prendere un giocatore della sua classe.

Abbiamo battuto anche la concorrenza di club di PL, per aggiudicarci il ragazzo.

Burt è fiero quando tutto il lavoro di osservazione e di raccolta di dati sfocia in un ingaggio, e sceglie appositamente di evitare fonti esterne per scoprire talenti, e preferisce basarsi sull’osservazione personale.

In sette anni, non abbiamo mai ingaggiato un giocatore solo sulla base delle raccomandazioni degli agenti, o solo guardando un DVD prodotto dallo stesso staff del giocatore. Tutti i giocatori che abbiamo preso sono stati visionari a lungo e accuratamente.

Quando finisce una stagione, non finisce per tutti: abbiamo una vacanza di due settimane, ma io la passo sempre girando per i piccoli tornei giovanili che si organizzano in Francia.

Speriamo sempre che non ci sia sfuggito nulla, naturalmente, quando osserviamo un giocatore, ma, in realtà, alla fine c’è sempre qualcosa che non hai studiato accuratamente, o qualche dettaglio che sfugge.

Anche se ora è di nuovo in Championship, e con qualche speranza di organizzare un assalto vincente alla promozione, le vicende del Forest nell’ultimo decennio hanno posto molte sfide importanti allo staff di osservatori.

I tempi dell’ingaggio multimilionario di Stan Collymore, Pierre Van Hooijdonk e di David Johnson sono andati, e la retrocessione in Terza Divisione ha costretto a un altro tipo di approccio.

Garath McCleary è stato un buon esempio della bontà del nostro lavoro: eravamo in League One, quando lo ingaggiammo, e potevamo prendere solo giocatori delle leghe inferiori.

Chris Cohen è un altro giocatore che siamo andati a vedere una dozzina di volte, prima a West Ham e poi a Yeovil, e quando divenne disponibile a un prezzo che più o meno potevamo permetterci potemmo agire in fretta come dovevamo. E guardate che prezioso servitore del nostro club è diventato ora.

Il ruolo di Burt al Forest è cresciuto. Prima era capo scout, andava a osservare e raccomandava i giocatori nel modo tradizionale, proprio al malfamato Acquisition Group criticato così aspramente dal precedente manager Billy Davies; ora come direttore del “reparto di reclutamento”.

Curo ogni aspetto, dall’inizio alla fine, incontro gli agenti, mi metto d’accordo con il prezzo di trasferimento con gli altri club, e cerco in tutte queste fasi di fare il miglior interesse possibile per il Nottingham Forest.

Le trattative possono durare giorni, ma nella maggior parte delle occasioni vanno avanti per settimane: se siamo interessati a un giocatore, o ne vogliamo vendere un altro, è molto probabile che le cose vadano avanti molto per le lunghe. Ci sono un sacco di persone coinvolte nella compravendita di un giocatore, oggi: anni fa, bastava telefonare al manager dell’altro club e tutto si risolveva al massimo in 48 ore. Ora si tratta di settimane, quando va bene, salvo casi eccezionali.

Il football sarà cambiato, da quando Burt ha cominciato a lavorare, ma è e rimane sostanzialmente un entusiasta della scoperta di talenti, e, soprattutto, della possibilità di portarli al Forest.

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Già che ci siamo, una notizia dell’ultima ora: Marcus Tudgay, proprio nell’ultima settimana di apertura del mercato dei prestiti, parte destinazione Barnsley, con un opzione per i Tykes di acquistare il giocatore a gennaio a titolo definitivo. Pare proprio che l’avventura di Tudgay ai Reds sia finita.

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