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“Going behind brought us to life”: Barnsley 1-4 Nottingham Forest

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A dire il vero, non sono d’accordissimo con l’analisi di Cox, riportata nel titolo del post: in realtà, avevamo giocato molto bene anche prima e, anzi, forse il nostro peggior momento l’abbiamo avuto proprio appena dopo il gol di Harewood, dal momento che abbiamo rischiato seriamente di prendere un altro gol che magari non sarebbe stato il KO, ma certo un knock down abbastanza duro da rimontare.

Fatto sta che, finalmente, proprio in quella che era stata presentata come “la settimana di fuoco”, abbiamo cominciato a far fruttare la qualità del gioco, convertendo in rete molte più occasioni di quanto non abbiamo fatto fino alla partita di Peterboro. Non che Cox e Sharp non abbiano sbagliato anche sabato i loro bei golletti, beninteso, ma è proprio la pressione complessiva esercitata dall’armonia e dalla fluidità del nostro gioco che sta cominciando a trovare ottimi sfoghi offensivi, anche se le nostre punte continuano a segnare un po’ con il contagocce.

Va detta una cosa, eh: non penso che la nostra squadra vada proprio valutata esclusivamente alla luce della partita di ieri sera. La difesa del Barnsley è stata a dir poco grottesca. Il primo gol di Halford è stato surreale, l’immobilità dei quattro difensori che hanno assistito al put in di Cox in occasione del secondo gol è stata degna di una rappresentazione di teatro dell’assurdo, il tiro di Cohen è stato bellissimo, ma la retroguardia del Barnsley gli ha fatto largo come se fosse uno che chiede i soldi nella metropolitana, e a quel punto la partita è finita. Noi abbiamo preso fiducia, abbiamo giocato benissimo, e loro giocavano con lo stesso entusiasmo di un bambino che va a fare le analisi del sangue.

La nostra formazione ricalca esattamente quella schierata martedì a Blackpool, con l’eccezione dell’inserimento di Moloney al posto dell’infortunato Ayala: il giovane irlandese si piazza sulla fascia destra, mentre Halford si sposta in mezzo. Non so voi, ma quando Halford si sposta in mezzo io sono sempre un po’ nervoso, e le mani corrono spesso a evocare scongiuri.

In panchina esordisce il nuovo arrivato Ward, il prestito da Norwich numero due in difesa. È un buon giocatore, protagonista nella promozione dei Canarini due anni fa, anche lui al rientro da una serie di infortuni che l’hanno tenuto lontano dai campi da gioco per quasi un anno e mezzo. È un’altra scommessa della coppia SOD-Burt (in questi giorni, posterò un articolo su Keith Burt, l’uomo che aiuta O’ Driscoll nella ricerca dei giocatori, perché, secondo me, sta facendo davvero un bel lavoro). Anche il portiere di riserva cambia: con Evtimov infortunato, Darlow è stato richiamato in tutta fretta dal prestito a Walsall e spedito subito in panchina.

Una panchina davvero sontuosa, visto che accanto al portierino di scuola Aston Villa siedono Ward, Jenas, McGugan, Blackstock, Coppinger e Greening. Non credo che questi giocatori (a parte, forse Greening) starebbero in panchina in molte squadre di Championship.

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Cohen — Majewski — Gillett — Reid

Sharp — Cox

Dall’altra parte, notevole, naturalmente, la presenza di Marlon Harewood, accolto in maniera festante dalla nostra tifoseria, e visibilmente emozionato (prima del bel gol ha dato un paio di zappate al turf che, probabilmente, nei tifosi ospiti ha fatto decisamente superare la contentezza per averlo ritrovato dalla contentezza per averlo dato via. Giocatore di scuola Forest, esordì con noi nel 1996, giocando sette anni al City Ground, 181 partite per 51 reti, e l’anno scorso tornò con un contratto di quattro mesi, giocando sei volte senza vincere mai e senza segnare mai. Era letale in League One, la categoria che rappresenta, probabilmente, la sua vera dimensione, più che sportiva, esistenziale.

Come il Blackpool martedì, anche il Barnsley rinforza il la fascia mediana lasciando Marlon da solo in avanti: centrocampo a 5, con Dawson davanti alla difesa, e Cywka, Perkins, Mellis e Done in linea.

Inizio arrembante del Forest oggi in maglia lightblue, ma la prima azione notevole è dei Tykes: Golbourne avanza fino alla trequarti e scambia sulla fascia destra con Done, il terzino cerca di accentrarsi all’altezza del limite della nostra area grande, la da in mezzo a Marlon sul limite dell’area, il nostro ex cerca di accentrarsi cercando la battuta di destro contrastato da Halford che è uscito dalla linea per marcare il centravanti, e, arrivato nella lunetta, calcia il pallone spedendolo dritto sul furgoncino degli hotdog.

Rimessone di Camp prolungato da Cohen che colpisce di testa sulla loro trequarti, Stones colpisce cercando il controllo ma tipo inciampa sulla stringa oppure vede qualcosa di interessante sul prato, fatto sta si ferma abbandonando la sfera a sé stessa; Reid si impadronisce della palla e si precipita verso l’area di rigore; arrivato nel punto preciso dell’incontro tra la lunetta e il vertice dell’area si ferma, fa una veronica e cerca la conclusione di precisione di interno destro a rientrare sul palo lontano, un po’ alla Del Piero, ma viene fuori un tiro debole e centralissimo ben controllato da Alnwick. Peccato perché Reidy si era liberato bene.

Lavoro di Cox con il pallone sulla fascia destra, riesce a liberarsi indietreggiando della marcatura di Golbourne arretrando, si volta e crossa molto in area; Billy Sharp e Foster si gettano a ariete sulla sfera, l’uno o l’altro la sfiorano soltanto e Alnwick se ne può impadronire agevolmente.

Stones avanza fino a metà campo e serve Dowson, di prima per Mellis che lancia Harewood sul centrodestra, Marlon entra in area completamente libero ma poco dentro il vertice destro cerca di colpire non si sa se per tirare in porta o per servire Perkins che si era smarcato in mezzo, fatto sta che colpisce il terreno, la palla ballonzola fuori e un paio di spettatori si precipitano dentro a piantare le patate dentro l’abbondante e invitante aratura.

Punizione per noi da circa trenta metri, posizione centrale, con Halford e Reid sulla palla. Tira Halford che colpisce la barriera, Gillett recupera sulla trequarti, dialogano Reid e Collins sulla sinistra, la palla finisce al nostro centrale che, in posizione da ala sinistra, crossa in mezzo; Foster respinge con la grazia di una balena spiaggiata e il cross si trasforma in un campanile che scende più o meno sul dischetto, dove c’è Cohen che sceglie la battuta a rete di prima: viene rimpallato dal muro umano che era rimasto davanti alla porta di Alnwick, la palla finisce a Reid nella lunetta, tira anche lui di prima ma il tiro è scoordinato, rimbalza davanti all’Irlandese e poi si perde fuori.

Halford avanza fino alla trequarti, la dà sulla sinistra a Reid che crossa di prima benissimo verso Sharp che perfettamente solo, poco oltre la linea dell’area piccola non trova di meglio da fare che spedire fuori.

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“Clamoroso errore di Sharp” sta diventando uno dei commenti più gettonati di Colin Fray.

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Gol sbagliato gol subito: azione tutta in verticale del Barnsley, Foster per Dawson per Mellis poco oltre la metà campo, Mellis vede lo scatto di Harewood e lo serve con un bellissimo lancio verticale: la palla passa in mezzo a Collins e a Halford, arriva a Marlon completamente libero sulla trequarti, Harewood avanza, si beve Camp e deposita nella porta incustodita.

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Come promesso ai suoi ex tifosi, Marlon non esulta dopo il gol.

Subiamo un po’ il colpo, il Barnsley continua a attaccare; Foster in proiezione offensiva porge a Dawson poco fuori area, Dawson allarga sulla destra a Harewood che fa un paio di passi sul lato corto e poi centra un pallone pericolosissimo che percorre tutto il lato dell’area di porta difesa da Camp senza trovare, per fortuna, il piedone di un ragazzo in maglia rossa per la deviazione decisiva: Moloney in ottima diagonale interviene alla fine —quasi sulla linea di porta — a spazzare in out dall’altra parte.

Comincia, però, la nostra reazione: Cohen alla rimessa sulla destra, all’altezza del limite dell’area; palla a Halford che prova l’accentramento, supera Perkins sul vertice destro dell’area grande, prosegue lungo il lato lungo dell’area stessa verso la lunetta, e a metà strada tira un esterno destro un po’ goffo, che, però, incoccia sullo stinco di Wiseman e batte un Alnwick non certo impeccabile, nonostante l’attenuante della deviazione.

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Il tiraccio di Halford: sbatte sullo stinco del 14 del Barnsley (la maglia rossa tra lui e la porta) e si infila, piuttosto imprevedibilmente, viste la modalità del tiro, la posizione di Halford, e lo specchio di porta che aveva a disposizione. Ma tant’è, a caval donato

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Mellis dalla trequarti trova Harewood sul limite dell’area, Reid in pressing difensivo (mai avrei pensato di poter usare questa locuzione) gli strappa la palla come se fosse un bambino di due anni (come se lo fosse Harewood, non Reid) e la serve a Cohen sulla nostra trequarti destra; Cohen la dà di prima a Sharp sulla linea centrale che gli restituisce un bellissimo uno-due. Cohen lanciato la raggiunge poco fuori dal vertice destro della loro area, la stoppa di esterno sinistro e poi, con l’interno dello stesso piede, la offre sul limite dell’area a Sharp che ne aveva seguito l’azione. Sharp tira di prima, Alnwick smanaccia via in qualche modo, arriva Cox mentre i difensori del Barnsley discutono su chi deve guidare di ritorno dal pub e la mette dentro a porta vuota. Come dice Fray, grandissima costruzione dell’azione sull’asse ReidCohenSharp.

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Il tiro di Sharp, con Cox pronto alla ribattuta in rete. La posizione di Simon sembra regolare. L’immobilità dei difensori del Barnsley è commendevole.

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Siamo ormai quasi allo scadere del primo tempo: punizione per i Tykes sulla loro sinistra, appena fuori dal lato corto della nostra area; tira Mellis direttamente in porta, verso l’incrocio del palo vicino, Camp respinge a pugni uniti anticipando Harewood.

Reid riconquista un pallone sulla linea centrale, lo dà indietro a Harding che lo batte lungo di prima intenzione verso Cox in posizione di ala sinistra, Cox lo alza in pallonetto per far proseguire Reid lanciato lungo l’out, Foster cerca di opporsi ma Reid lo supera di forza e punta l’area di rigore, supera anche Stones, entra dal lato corto e cerca di darla corta a Majewski che arriva con un istante di ritardo. Dall’altra parte dell’area, però, è appostato Sharp che fa sua la palla sul limite, la offre indietro all’accorrente Cohen sui venticinque metri, Cohen controlla, si ferma quasi a pensare per un attimo, e poi tira di interno destro una sabongia allucinante nel sette, che si infila nonostante la smanacciata di un non certo irreprensibile Alnwick.

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Secondo tempo: Sharp lavora un bel pallone una decina di metri fuori dall’area, sul centrosinistra, e poi lo offre dentro a Raddi che si inserisce da centrocampo; Majewski viene fermato da Perkins che cerca il rinvio, ma Majewski gli morde le caviglie e gli spora cil calcio, che finisce ancora a Sharp circa sei metri fuori dall’area. Uno-due con Cox, poi Sharp scende lungo il lato corto dell’area di rigore, Perkins lo spinge fuori fin quasi alla bandierina dove subentra Reid che arriva alla bandierina e crossa benissimo, pur pressato. Cox riceve di petto sul lato corto dell’area di porta, se la alza e cerca la rovesciata acrobatica, ma il pallone si alza troppo e passa sopra la traversa di Alnwick.

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Il bel tentativo di Cox.

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Halford pesca benissimo Cox con un lancio di cinquanta metri alla Krol. Cox controlla sul vertice destro dell’area di rigore, la dà corta a Majewski che si beve con un tunnel Perkins, entra in aera, ma poi non riesce a concludere, anticipato da Wiseman.

Cohen recupera palla sulla nostra trequarti (preziosissimo il lavoro in copertura dei centrocampisti, oggi), la dà a Reid, Andy vince un contrasto e la dà benissimo di esterno a Majewski nel cerchio centrale del campo, Raddi per l’accorrente Reid, che avanza fino alla trequarti avversaria e la allarga di esterno sinistro a Sharp. Sharp controlla di esterno destro sul limite dell’area, centrosinistra, si volta per cercare l’interno destro a rientare verso la porta, ma perde un contrasto con Perkins. Ottima azione di contropiede!

Harewood punta Collins, penetra in area, arriva sul fondo, poco fuori l’area di porta, cerca il cross, respinta della nostra difesa, recupera Etuhu, poco fuori area, dietro a Stones salito a supporto, cross con Reid che salta davanti a lui e colpisce di mano, punizione netta.

Kennedy batte la punizia, rasoterra di interno sinistro a uscire, e Camp devia in angolo la palla indirizzata proprio a fil di palo. Ancora Kennedy alla battuta del corner, Cohen respinge di testa verso l’out, Kennedy scende a recuperare il pallone, dietro a Wiseman sulla linea centrale, campanile in area, Collins respinge, Mellis batte al volo da fuori area, un paio di metri alla destra della porta difesa da Camp.

Wiseman in avanzamento sulla nostra tre quarti perde palla, Harding recupera il pallone e di prima serve con un passaggio meraviglioso di almeno sessanta metri Sharp sul limite dell’area, centrodestra; la nostra punta avanza e tira ma la conclusione finisce un paio di metri larga. Davvero sublime l’apertura di Harding: anche in questo caso scomodare il paragone con Krol non è una bestemmia.

Corner di Reid dalla destra, Sharp, in precario equilibrio, riesce a colpire verso la porta di Alnwick che respinge.

Collins interrompe un fraseggio del Barnsley sul limite della nostra area e lancia di prima Cox sulla sinsitra della linea di centrocampo. Cox si gira e vede l’inserimento di Jenas, lo serve con un bellissimo passaggio filtrante, Jenas s’invola verso l’area avversaria, entra un paio di metri e batte con un bellissimo pallonetto Alnwick in uscita.

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Un tiro da poco fuori area di Gillett, appena alto, conclude una partita ottimamente giocata dai Garibaldi Reds. Inoltre, quando è entrato Jenas, ha fatto vedere di essere davvero di un’altra classe. La precisione nei passaggi, il senso di calma e di sicurezza che (pure in condizioni assolutamente privilegiate) ha trasmesso alla squadra, tutto condito da un gol bellissimo, hanno fatto capire perché SOD abbia voluto a tutti i costi prenderlo un mese, e perché sia speranzoso di trattenerlo un altro po’ al City Ground. Come che vada, la sua rete è stata il momento più bello della settimana, secondo me.

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Finisce, dunque, un ottimo mese di ottobre (11 punti su 15) che potrebbe forse FORSE dare a SOD il primo Manager of the Month della sua avventura a Nottingham, anche se il lavoro di Dougie Freeman (ormai ex manager delle Aquile) e di Lennie Lawrence al Palace è stato straordinario.

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Momento migliore: secondo me, come ho detto prima, il gol di Jenas, proprio nello stadio in cui ha segnato, in Garibaldi Red, il suo primo gol da professionista. Straordinario, però, nel prepartita, anche il pezzo di Through the season before us nel quale l’Autore dice che il crest del Barnsley gli ha sempre ricordato i Village People. E, guardandolo bene, non ha tutti i torti.

Momento peggiore: per trovare un “momento peggiore” in una vittoria in trasferta per 4-1 bisogna proprio essere pessimisti come il sottoscritto; vorrei dare di nuovo il premio alla nostra difesa, per la deferenza con la quale Halford e Collins si sono spostati per far passare Harewood, ma, per non essere noioso, potrei anche dire l’errore di testa di Cox. Ma no, va’, scelgo la deferenza di Collins e Halford.

Hero: mi ripeto ancora. Reid. Ogni palla che tocca è oro puro, mette anche la gamba nei contrasti, è veloce nelle ripartenze, si vede che si sta allenando bene perché al settantesimo scatta ancora palla al piede.

Zero: anche al pessimismo c’è un limite; come si fa a dare uno “zero” quando si vince 4-1 fuori casa?

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Forest: Camp, Halford (Ward 78′), Moloney, Collins (c), Harding, Gillett, Cohen, Majewski (Jenas 69′), Reid (Coppinger 80′), Cox, Sharp

NE: Darlow, McGugan, Greening, Blackstock.

Marcatori: Halford 35′, Cox 42′, Cohen 45′, Jenas 77′

Ammonito: Halford 66′

Barnsley: Alnwick, Stones, Foster, Wiseman, Golbourne, Dawson (Dagnall 54′), Perkins, Done (Kennedy 51′), Cywka (Etuhu 51′), Harewood, Mellis

NE: Steele, Hassell, McNulty, Rose

Marcatore: Harewood 24′

Arbitro: Kevin Friend

Spettatori: 10.186 (di cui, ospiti 2.217 (!!))

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Archiviato in stagione 2012-2013

Jermaine is back. And Subbuteo too.

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Jermaine Jenas al Nottingham Forest
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Naturalmente, le due notizie del giorno sono l’approssimarsi della partita più importante della stagione, quella che tutti i tifosi cercano subito nel calendario quando escono le fixtures della nuova stagione, e il ritorno di Jermaine Jenas al City Ground, seppure per un mese, in prestito di emergenza.

Della prima circostanza mi occuperò in un post che scriverò domani: oltre a una piccola presentazione della partita, cercherò qualche curiosità relativa al derby delle East Midlands, così ricco di intrecci e di storie, come ho già cercato di raccontare precedentemente.

Della seconda, qualche parola qui: coloro che, come me, ricordano la bella stagione di Jermaine al Forest (Jenas, prodotto della nostra accademia, giocò in prima squadra solo un anno, nel 2001-02, prima di passare al Newcastle Utd), e le speranze che suscitò, insieme al compagno Dawson, di una nuova prossima uscita dalla mediocrità, non possono non essere contenti della notizia. È il lato romantico che si annida nell’anima di ogni tifoso, penso: il calcio moderno ci ha abituato a affezionarci molto di più al nome scritto davanti alla maglia che a quello scritto dietro, perché sappiamo che in ogni momento qualsiasi giocatore, anche quello che crediamo più legato alla maglia e alla tifoseria, può scegliere di perseguire altrove quasi sempre molto più lucrose “scelte di vita”.

Ma, d’altronde, le magliette senza qualcuno dentro non hanno molto senso, e rivedere in maglia rossa uno dei prodotti migliori del nostro vivaio non può non fare piacere.

Certo, questo per quanto riguarda il lato sentimentale della faccenda: per quanto riguarda l’aspetto tecnico, l’operazione presenta non pochi elementi che suscitano perplessità. Jenas è uno di quei giocatori la cui carriera è stata funestata da gravi e frequenti infortuni, e, anche ora, probabilmente non è sufficientemente in forma per affrontare una partita di Championship. D’altronde, starà da noi solo un mese, troppo poco per un progetto di recupero e di inserimento. Inoltre, l’unica cosa che non ci manca sono centrocampisti centrali con le sue qualità.

Di contro, bisogna pensare che Guedioura starà fuori per altre due partite, e che Lansbury è, anche lui, in fase di recupero; per cui, visto che non penso che O’Driscoll abbia voluto fare solo marketing (scommetto che un po’ di magliette le venderanno) e soap opera, con questa operazione, immagino che Jenas giocherà, almeno un po’. Magari anche domenica, magari partendo dalla panchina, soprattutto se giocheremo di nuovo (come penso) con un 4132 molto dispendioso per i tre centrocampisti centrali: sarebbe bello affrontare una partita così importante per la gente del City Ground avendo in campo ben due ragazzi di Nottingham, ben consapevoli dell’importanza della posta in gioco, come lui e McGugan.

Se dobbiamo essere sinceri, Jenas è un po’ una promessa mancata. Cresciuto nella nostra accademia, esploso in prima squadra nel campionato 2001-02, tanto che fu subito preso dal Newcastle, nel febbraio del 2002, dopo 33 partite e 4 reti con la maglia Garibaldi Red. Era il tipico centrocampista box-to-box, come lo chiamano gli Inglesi, capace di destreggiarsi in ogni zona del campo tra le due aree e di segnare spesso e volentieri con partenze da lontano. La sua prima mezza stagione e la sua prima stagione intera con il Newcastle confermano in pieno le aspettative che si riponevano in lui: nel 2002-03 vince il premio per Giovane dell’Anno della Premier League, nelle due stagioni successive le sue prestazioni calano visibilmente, diventa abulico e quasi svogliato, anche, probabilmente, per motivi esistenziali: Jenas non ha mai gradito la città sul Tyne, non si è mai inserito nel suo tessuto sociale e dichiarò perfino di sentirsi “come un pesce rosso in una boccia di vetro”, nella città del Northumberland.

Preso atto della situazione, Souness, l’allora manager delle Gazze, lo vendette proprio quasi fuori tempo massimo al Tottenham Hotspur, il 31 agosto del 2005. Ancora una volta, la sua prima stagione al Tottenham fu brillante, contribuì alla qualificazione della squadra alla Coppa UEFA e riguadagnò un posto in Nazionale (dove ha ottenuto, in totale, 21 presenze). Sembra tornato quello di una volta, ma, riconquistata una certa tranquillità esistenziale, cominciano a farsi sentire i problemi fisici: già nel primo anno è costretto a saltare 13 partite per infortunio.

Ma il suo rendimento continua a essere buono, diventando ottimo sotto l’allenatore della sua vita, probabilmente: Juande Ramos. È proprio sotto lo Spagnolo che Jermaine trascorre il suo periodo migliore, diventando l’eroe assoluto dell’ultimo trofeo conquistato dagli Spurs, la Coppa di Lega del 2008, mettendo il suo sigillo da migliore in campo sia nelle due semifinali contro l’Arsenal (la seconda delle quali conclusa con un memorabile 5-1 interno, risultato inaugurato proprio da una bella rete di Jenas), sia nella finale contro il Chelsea.

Una stagione che convinse il Tottenham a proporgli un ulteriore anno di contratto da aggiungere ai cinque già pattuiti (un legame che, dunque, scadrà alla fine di questa stagione) e a proporgli il ruolo, molto importante in una squadra inglese, di vice-capitano.

Ma, dopo quella stagione memorabile, Jenas non fu più lo stesso. Infortuni piccoli e grandi e un nuovo calo di rendimento lo trascinarono a poco a poco ai margini della squadra, fino alla cessione in prestito all’Aston Villa, l’anno scorso, dove si ruppe il tendine d’Achille alla seconda apparizione, e a quella al Forest di quest’anno.

Ora, torna da noi con il peso di un brutto infortunio dal quale recuperare, e con l’incognita di due sole partite ufficiali giocate nell’ultimo anno. La trattativa per il suo acquisto è stata tribolata, perché molte squadre di Championship avrebbero voluto poter scommettere sul talento del ragazzo di Nottingham, ma solo il Forest, a quanto pare, ha accettato di sottoscrivere la clausola richiesta dal Tottenham: il pagamento di un terzo dello stipendio, ammontante a 45.000 sterline a settimana: il Forest, dunque, per un prestito di quattro settimane, pagherà un totale di 60.000 sterline: un’operazione, dunque, nel complesso rischiosa e poco comprensibile, ma indubbiamente affascinante.

* * *

E, un’ultima cosa: durante la mia infanzia e durante la mia adolescenza ho dissipato più di un pomeriggio a coniugare le mie due passioni, il calcio inglese e il Subbuteo, in interminabili sessioni di gioco durante le quali io e un altro malato di mente come me riproducevamo la stagione calcistica d’Albione rifacendo le partite estratte dalle fixtures riportate dalle pagine dedicate al calcio estero dal Guerin Sportivo: ciascuna partita, 15 minuti inesorabilmente scanditi da un timer da cucina; dopo ciascuna, si stilavano classifiche e tabellini dei marcatori (certo, gli omini avevano i numeri, dipinti da me, grazie alla possente attrezzatura da modellismo di mio padre).

Il mio amico era per il Tottenham, io dividevo le mie simpatie (prima dell’innamoramento per il Forest) tra Arsenal e Liverpool: per cui, quando giocavano queste squadre, la scelta di chi giocava per chi era immediata. Altrimenti, in caso di dubbio, o nel caso in cui ci fosse una squadra simpatica a entrambi (come l’Aston Villa), sorteggiavamo.

Naturalmente, anche nel caso in cui ci fosse una squadra antipatica a entrambi, come il Manchester United, sorteggiavamo: in questo caso, però, temo, la nostra etica professionale diveniva a tratti traballante, visto che i Diavoli finirono il campionato tipo con 8 o 9 punti, tornando immediatamente in quella seconda divisione che avevano, del resto, appena abbandonato nel mondo reale.

Ah, e, naturalmente, per la FA Cup vigeva la vecchia e sacrosanta regola dei replay a oltranza in caso di pareggio, cosa che rendeva interminabili i turni di coppa.

Non avevamo a disposizione molte squadre, per cui utilizzavamo quelle che si avvicinavano di più, cromaticamente, alle maglie reali: per esempio, non avevamo nessuna squadra gialla, per cui il Norwich, nelle nostre partite, giocava sempre in bianco.

Il mio amico, ancora più integralista di me, propose addirittura, una volta, di bagnare il panno per simulare i terreni pesanti che vedevamo alla domenica sera nelle sintesi trasmesse dalla Svizzera, ma l’esperimento — pure soddisfacente, dal punto di vista puramente tecnico — fu interrotto subito, a causa dell’incazzatura terrificante della madre del mio amico quando vide la traccia verde rimasta sulla moquette sulla quale il panno era steso. Mi ricordo che mi disse cose tipo “vabbè lui lo so che è un idiota, ma speravo che almeno tu avessi un po’ di cervello”, cose così.

La rottura dei giocatori era una piccola tragedia, alla quale si cercava di rimediare risaldando la plastica con qualche goccia di trielina, soluzione che evitava sia il brutto blob trasparente di Uhu, sia l’accorciamento inesorabile del giocatore provocato dalla saldatura a caldo fatta con il cacciavitino arroventato sul gas. Ma, per verosimiglianza (allora c’era un solo sostituto in panchina, e le squadre finivano spesso in dieci), la riparazione avveniva alla fine della partita, che veniva conclusa in inferiorità numerica da chi pativa l’infortunio.

E il pallone, naturalmente, era tutto bianco.

Dico questo perché ho scoperto il blog di un mio esatto coetaneo che aveva le mie stesse fissazioni: lo segnalo e lo linko, provando, indubbiamente, nel farlo, molta più nostalgia di quella che sento nel ricordare l’anno di Jenas al Nottingham Forest.

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12 commenti

Archiviato in stagione 2012-2013, trasferimenti giocatori

La traduzione della conferenza stampa di Sean O’ Driscoll

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Oggi, a partire dalle dieci ora britannica, per la prima volta il nuovo allenatore del Nottingham Forest Sean O’Driscoll ha incontrato in una sede ufficiale i giornalisti che si occupano della nostra squadra.

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Che sorpresa rivederla qui così in fretta!

Davvero. E molto piacevole. E del tutto inaspettata. L’ho detto a tutti quelli che conosco, due club in 27 anni di carriera, e altri due nel giro di due mesi. Da una parte, una bella scossa al mio curriculum, d’altronde l’esperienza che ho vissuto alla fine della scorsa stagione è stata davvero piacevole, e sono felicissimo di essere tornato.

Che cosa ha imparato degli Al Hasawi? Quanto pensa che si impegneranno per la squadra?

Penso che questo sia l’aspetto fondamentale del dibattito intorno a ogni club calcistico, bisogna conoscere bene da un lato qual è la situazione attuale, dall’altro quali sono le risorse che si avranno a disposizione. Gli Al Hasawi sono stati quanto possibile chiari e onesti. Non si può comprare un club di questo livello se non si hanno ambizioni di primo piano, e conoscono benissimo la tradizione di questo club e il posto in cui dovrebbe essere. Sanno bene anche quali sono stati gli errori che hanno fatto altri ricchi proprietari arrivati al calcio inglese, e staranno ben attenti a non ripeterli.

La squadra sembra un po’ scoperta in certi reparti. Avete solo tre giovani difensori, il più vecchio di essi ha 22 anni, avete intenzione di rimpolpare il reparto?

Non c’è bisogno di essere un football manager per vederlo. Certo, non vogliamo nemmeno precipitarci a riempire i vuoti per renderci conto dopo tre mesi di aver compiuto degli errori. Penso che sia cruciale cercare di migliorare la squadra, è un processo importante e è un processo in corso: stiamo parlando con una quantità assurda di persone.

Quanto ha reso più difficile la preparazione della nuova stagione essere stato nominato a estate così inoltrata?

L’aspetto positivo è che conosco già molto bene lo scenario e i giocatori, perché ho passato qui l’ultima parte della scorsa stagione, e questo ha reso tutto un po’ meno difficile. Ma non dobbiamo nasconderci che stiamo combattendo contro il tempo. La stagione comincerà un po’ dopo, e questo ci darà una mano, ma quando si sta cercando di mettere insieme i quattro giocatori del pacchetto difensivo non si tratta solo di trovare dei nomi da mettere sul tabellino, ma di farli funzionare insieme. Siamo perfettamente a conoscenza dal gran numero di aspetti pratici implicati dal metter su una difesa, una volta che si sono presi dei giocatori, e saremmo degli imbecilli se pensassimo di poterlo fare da un giorno all’altro. Mi piace pensare che i giocatori che prenderemo formeranno un gruppo equilibrato, ma non si può mai sapere: certi giocatori giocano meglio con certi altri, fa parte degli aspetti ineliminabili della natura umana. Il primo criterio, quello fondamentale, è di cercare di prendere giocatori fatti di pasta buona. Mentre stiamo guardandoci attorno per cercare giocatori, la prima cosa che dobbiamo chiederci è se sono adatti al nostro tipo di gioco.

Con tutti i discorsi fatti sul cosiddetto “iconic manager”, è stato sorpreso di essere stato scelto?

Sono stato molto più sorpreso quando Steve è stato allontanato. Non sono uno molto attento ai media, e non sapevo questa storia dell’iconic manager. Secondo me, non ha senso correr dietro alle icone. Per quanto mi riguarda, tutte le mie icone sono morte. A ben vedere, questo sì che sarebbe stato un colpo di scena, no? Nominare un manager morto. Quello che posso dire è che è una faccenda che non mi preoccupa, e anche che non mi riguarda.

Abbiamo sentito dire che state per avere un colloquio con Danny Collins.

È vero.

A che punto siete?

Stiamo parlando.

Ha già avuto la possibilità di incontrarlo?

No. Stiamo parlando con un sacco di giocatori. È un club attraente, questo, per i giocatori, per venirci a giocare, e Danny Collins ha una fama di buon giocatore. Penso che stia parlando con uno o due altri club, abbiamo solo buttato il nostro cappello dentro il ring [to throw the hat into the ring, espressione che deriva dalle fiere di paese, quando il modo per sfidare il lottatore o il pugile che si esibiva in questi contesti era proprio, appunto, quello di buttare dentro il ring il proprio cappello], vedremo che cosa vien fuori.

Jermaine Jenas: siete interessati a lui?

Ancora, ci interessano tutti i buoni giocatori disponibili. Lo so che è il luogo comune trito e ritrito che sentirete sempre dai manager in questi casi. Non abbiamo avuto contatti con Jermaine: tutto il resto è pura speculazione.

Siete in grado, lei e la famiglia Hasawi, di offrire a questo club stabilità di gestione nel lungo termine?

La durata media di un manager di Championship è 12 mesi. La stabilità, in un club calcistico è molto più un sogno che una realtà praticabile. Quello che posso dire è che cercherò di mettere su dei processi e una struttura che metta il club in una situazione ottimale per il futuro. Chiunque verrà a prendere il mio posto, troverà le cose messe nel posto in cui devono stare in una squadra di calcio. Si viene giudicati per i risultati, questa è una cosa che non si può cambiare. Quando si cerca di ottenere buoni risultati, conta sempre e soprattutto l’attenzione ai minimi dettagli: si gioca bene se ci si allena bene, se si fanno le cose giuste giorno dopo giorno. Se si possono fare queste cose, si può sperare di ottenere sia i risultati, sia la stabilità.

Si sente di condividere l’entusiasmo dei tifosi?

Penso che ci sia stata una tremenda quantità di incertezza intorno alle sorti del club, e che, in una certa misura, ci sia ancora. Siamo un club in transizione, abbiamo perso un sacco di giocatori, senza che nessuno abbia in questo una colpa specifica: il take-over ha richiesto un sacco di tempo, più di quanto non ci si aspettasse, e questa incertezza ha voluto dire che i giocatori in scadenza hanno lasciato, e che i giocatori in prestito che ci sarebbe piaciuto confermare sono andati da qualche altra parte. Così, penso al fatto che la famiglia Al Hasawi sia entrata in scena, abbia raggiunto un accordo e abbia anche fatto il suo primo ingaggio, un ingaggio che Steve avrebbe voluto fare a tutti i costi — Addy [Guedioura] ha fatto benissimo con noi, alla fine della scorsa stagione. Penso che stiano cercando di mettere insieme cose che entusiasmeranno il pubblico, e potete star certi che il Nottingham Forest sarà una squadra competitiva, nella sua divisione.

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Certo, non si tratta di una intervista vasta e informale come quella che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, ma, certamente, conferma lo strano e gradevole mix tra ironia pungente, disincanto, crudo realismo e rigore che caratterizza il modo di fare del nostro nuovo manager.

La registrazione della conferenza stampa è disponibile sul sito della squadra, nella sezione FreePlayer.

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