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“What a mess in the back”: Leeds Utd 2–1 Nottingham Forest

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Il commento di John McGovern riportato nel titolo non si riferiva alla sua situazione intestinale: è stata la prima frase che gli è venuta in mente — e che non è riuscito a trattenere — dopo il secondo gol del Leeds United, nato da una simpatica serie di cazzate commesse dal Forest in fase difensiva.

L’Elland Road ha assistito a una nuova prova bifronte dei Reds, fragilissimi nel primo tempo (molto più fragili che inquadrabili, a dire il vero), molto più solidi e determinati nella ripresa, ma, stavolta, non è proprio bastato, e torniamo in casa con la prima sconfitta sul groppone. Qualche perplessità sull’operato dell’arbitro D’Urso, anche (un paio di discussioni davvero discutibili), ma sul senso e la ragionevolezza della sconfitta c’è poco da dire. Rimane la magrissima soddisfazione di essere stati gli ultimi a perdere, in Championship, dopo che il Blackburn Rovers aveva perso l’imbattibilità la sera prima, nella partita interna contro il Boro.

La cosa più preoccupante, forse, è la mancanza di alternative al 4132, la formazione con la quale il Forest, almeno in questa fase, pare condannata a dover giocare: se contro il Palace aveva fallito la difesa a tre con mediani laterali alti, nello Yorkshire è stato il 442 ortodosso, con due mediani centrali, a mostrare la sua fragilità (una fragilità, che, a dire il vero, era già stata intravista nella partita interna contro lo Wigan: la differenza di classe tra le due squadre, allora, aveva portato a sottovalutare le difficoltà di convivenza che paiono trovare Gillett e Moussi quando giocano insieme). Insomma, come a fine gara ha detto Collins (molto più lucido nei commenti che in campo, ultimamente), al Forest manca un Piano B.

La seconda preoccupazione è che il Forest pare abbia perso la capacità di giocare la palla che aveva mostrato nelle prime giornate, nelle quali, ricordiamo, aveva nettamente messo sotto fuori casa anche l’Huddersfield dei miracoli. La prima sconfitta, insieme alla perdita della capacità di giocare aperto e veloce che i Reds avevano mostrato nella prima parte della stagione potrebbero, insieme, portare a un po’ di perdita di fiducia nelle prossime gare, proprio la cosa di cui non abbiamo bisogno prima di due partite interne contro Derby e Blackburn, importantissime sia per motivi simbolici, sia per dare forma a una classifica, per ora, del tutto anonima.

Sean O’Driscoll ha scelto, dunque, per cominciare, un classico 442 con Coppinger e Reid all’ala, e Gillett e Moussi (il motivo per cui Moussi — davvero disastroso contro lo Wigan — è stato preferito a McGugan rimane misterioso) in mezzo; davanti Blackstock — ottimo contro il Palace in settimana — l’ha spuntata su uno Sharp probabilmente ancora non al meglio, mentre dietro, indisponibile Hutchinson, hanno giocato Halford a destra, Harding a sinistra (ambedue molto incerti), e la coppia centrale in via di consolidamento, Collins e Ayala (degni compari di incertezza dei terzini). Oltre al debutto di Coppinger, da segnalare l’esordio in panchina di Henri Lansbury, ottimo protagonista nella ripresa.

Una curiosità: in panca, come secondo portiere, siede Eftmov, perché Darlow è finito in prestito di emergenza di un mese a Walsall. Auguri a lui!

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Coppinger — Moussi — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

L’inizio del Forest non è né timido né poco efficace: come già detto nel commento generale, infatti, è stata la fragilità il difetto principale dei Reds in questa partita, più che la mancanza di qualità o di impegno.

La prima azione è però del Leeds: una manovra sviluppata sulla trequarti destra del loro schieramento porta al tiro da distanza siderale Rodolph Austin: un esterno destro a rientrare che salta una volta davanti alla nostra porta e che viene agevolmente domato a terra da Lee Camp.

Coppinger da destra scarica dietro a Gillett sulla linea mediana, poi Moussi e Halford dialogano nella nostra metà campo, Halford vede un corridoio e ci si butta palla al piede, duetta con Gillett e poi lancia Cox sulla trequarti, Cox allarga per Coppinger sulla destra, l’ex Donnie arriva sul vertice dell’area, penetra, finge il cross e invece la restituisce a Cox sul limite: Simon, di prima intenzione, cerca la precisione a aggirare il portiere, invece viene fuori un piattone centrale, un po’ trattenuto, ben controllato da Paddy Kenny. Certamente si poteva fare di più con il bel pallone offerto dalla nostra nuova ala destra.

Corner battuto sulla loro destra da Diouf e ben incontrato di testa da Lees, mollemente marcato da Harding in mezzo alla nostra area: la palla si perde alla sinistra di Camp, altrimenti impotente.

Corner battuto di interno sinistro a rientrare da Reid sulla destra del nostro schieramento in maniera impeccabile, la palla scavalca Kenny uscito a farfalle e finisce a Dex che mette dentro di testa sul palo lungo: l’arbitro annulla per una spinta, non rilevabile dalle immagini, di Blackstock ai danni di Austin, o forse di Cox ai danni di Kenny. Se c’era, è stata lievissima; ad ogni modo, va benissimo: fatto sta che, nel prosieguo, situazioni analoghe non sono state valutate con la stessa severità.

Nuovo corner per il Leeds United sulla loro destra, battuto ancora di interno desto a uscire da Diouf, Blackstock respinge di testa in mezzo all’area, Gillett vince un contrasto al limite e allontana ulteriormente, il pallone finisce nel traffico a Poleon sulla tre quarti che gira dietro a Peltier nel cerchio di centrocampo; palla allargata benissimo a Diouf sulla destra, Diouf punta Harding, finta il cross di destro, Harding abbocca come [SPOILER] Belmondo quando vede Catherine Deneuve in La mia droga si chiama [/SPOILER], si sbilancia, Diouf rientra con un passo e crossa di interno sinistro, del tutto incontrastato; Tonge liberissimo sul palo lungo la rimette in mezzo spizzndola come può (anzi, probabilmente, l’assist è frutto di un controllo sbagliato) e l’ottimo Becchio (giocatore per il quale vado pazzo) la mette dentro di potenza dal limite dell’area di porta. Cattiva difesa in mezzo, ma pessima difesa di Harding sulla fascia, davvero troppo molle.

Il Forest cerca di reagire: Blackstock conquista con un bel contrasto il pallone sul limite dell’area del Leeds United, se lo porta verso la bandierina sinistra e lo offre dietro a Reid. La nostra ala si porta sul lato sinistro dell’area di rigore e crossa in mezzo un pallone non precisissimo, arretrato rispetto alla posizione di Cox, che cerca la torsione all’indietro, colpisce il pallone ma lo manda fatalmente alto sulla porta di Kelly. Peccato, perché rivedendo l’azione da dietro si può apprezzare come Simon fosse piuttosto libero in area.

Continuiamo il tentativo di forcing, ma Blackstock perde un contrasto sulla destra della loro tre quarti, il Leeds cerca di ripartire con un lancio lunghissimo di Peltier che trova Diouf sulla nostra tre quarti, guardato da Harding e Collins, che però gli danno agio di girarsi e di servire al limite dell’area il rimorchio del lancatissimo Becchio, che lotta con Ayala per il possesso del pallone: Ayala riesce a anticipare l’argentino in scivolata, ma invece di servirla dietro a Camp, con un movimento molto goffo cerca di allontanarla verso il centrocampo, servendo però lo stesso Becchio, che era rimasto in piedi dentro la lunetta; Becchio prova il tiro, respinto dal secondo intervento alla disperata di Ayala, il cui rinvio, sporchissimo, finisce però sui piedi dell’accorrente, liberissimo Poleon (Halford lo osserva da dietro con blando interesse): il Francese, proprio dal limite, sul vertice sinistro della lunetta, fredda sul primo palo Camp con un interno destro a uscire. Ancora una volta, più che un clamoroso errore (anche se la prima scelta difensiva di Ayala su Becchio è stata sciagurata), è stata tutta la difesa a non funzionare, sia come piazzamento, sia come lucidità, sia come intensità nei contrasti. Anche McGovern, piuttosto visibilmente seccato, dopo aver detto che dietro siamo un casino, denuncia la scarsa organizzazione della fase difensiva.

Gillett batte una punizia dentro la loro metà campo cortissima per Reid, l’Irlandese avanza palla al piede e dalla tre quarti tira di interno sinistro un pallone che si spegne di poco alla sinistra di Kelly: buon tiro, ma difficilmente, se fosse stato dentro, avrebbe sorpreso il portiere del Leeds, che ha seguito attentamente la traiettoria.

Reid batte una punizione arcuata di interno destro in area dalla sinistra della loro trequarti, Blackstock parte all’inseguimento, appare in vantaggio sul suo marcatore diretto Austin, il quale si disinteressa del pallone e si getta a terra trascinando Dex che stava per colpire quasi a botta sicura. Rigore secondo me piuttosto netto, soprattutto se visto da dietro: e, comunque sia, se il metro della severità di D’Urso era quello mostrato in occasione del gol annullato allo stesso Dex, questo è rigore, espulsione, fucilazione e squalifica del campo. Invece, nulla. Naturalmente, in tutto avviene con la massima compostezza da parte dei giocatori, davvero encomiabili, in questo.

Un lunghissimo rilancio di Harding dalla nostra area di rigore viene raccolto da Blackstock di testa, dal limite della lunetta avversaria Dex la dà indietro all’accorrente Coppinger, ma il biondino, dopo un controllo di petto, tira largo sul secondo palo, alla destra di Kelly.

Rilancio di Kelly, batti e ribatti a centrocampo con più di un accenno di hoofball da entrambe le parti, alla fine Lees schiarisce le idee a tutti con una sciabolata a servire Diouf sulla nostra tre quarti. Il Senegalese, marcato ancora da lontano, come se avesse cannato il deodorante pre-gara, avesse seri problemi intestinali o avesse dichiarato ai suoi avversari di soffrire di dermatite purulenta, ha tutto l’agio di girarsi e di servire l’accorrente Byram sulla destra. Il buon Sammy si accentra e penetra in area; Harding, probabilmente per non fare di nuovo una figuraccia, si guarda bene dal contrastarlo; Byram vede in mezzo Becchio clamorosamente libero, lo serve bene, e l’Argentino, di piatto destro, ancora dal limite dell’area piccola, spedisce miracolosamente alto.

Ora, io capisco che da alcune parti si cominci a criticare O’Driscoll, siamo il Forest, se non critichiamo non ci si diverte, ma per fare certi movimenti difensivi o per portare certi contrasti un giocatore di calcio professionista non dovrebbe avere bisogno di un allenatore che glieli rammenti: semplicemente, se non li fai o non sei un giocatore da campionato a alto livello, o stai giocando con inaccettabile distrazione (il che vuol dire sempre che non sei un giocatore da campionato a alto livello).

Rivoluzione nell’intervallo, con il ritorno al 4132 e l’ingresso di Lansbury, finalmente al debutto, e di McGugan, per Reid e Moussi, il primo stanco, il secondo inspiegabilmente impalpabile.

La prima occasione nel secondo tempo è per noi: un rilancio lungo di Campo trova Blackstock sulla trequarti del Leeds: Dex è un prodigioso controllore di palloni vaganti, e riesce a appoggiare anche questo, di petto, per McGugan che tira il collo a un tiraccio dalle 35 iarde: pallone che si spegne ballonzolando sulla destra di Kelly.

Poi, un’altra decisione molto discutibile di D’Urso: su un nostro rapido rilancio dalla tre quarti Cox, che stava ricevendo il pallone nella lunetta con solo Pearce da superare, viene letteralmente abbrancato e affossato dal ruvido difensore in maglia bianca: bellissimo O-Soto-Gari, meriterebbe almeno un waza; McGugan riconquista la palla ma l’arbitro ferma l’azione senza aspettare lo sviluppo del vantaggio: punizione ineccepibile, peccato che Pearce, già ammonito, meritasse ampiamente un altro giallo per questo fallo volontario su un’azione pericolosa. McGugan si occupa della battuta, che si spegne sulla barriera: il successivo lancio di Halford in area viene spedito alto di testa da Ayala.

Greg Halford va alla rimessa laterale sulla trequarti destra del loro schieramento: per chi non lo sapesse, Greg è una specie di omino delle rimesse del Subbuteo, ha una rimessa laterale migliore di quella di Delap che già martedì scorso, sulla spizzata di Dex, ci stava per dare un’immeritatissima vittoria contro il Palace, se non fosse stato per il colpo di reni di Speroni. Il copione si ripete identico, con Blackstock che riesce a colpire di nuca nel traffico dal limite dell’area di porta, Kelly non è Speroni, D’Urso non riesce a immaginare alcun valido motivo per il quale annullare, così dimezziamo lo svantaggio. Mezz’ora da giocare, e il miraggio della terza rimonta di fila comincia a farsi intravedere sotto il non proprio desertico sole dello Yorkshire.

Qualche minuto dopo, Greg cerca il bis, stavolta dalla trequarti sinistra: il Leeds difende in area come difenderebbe su un corner di Pirlo, la palla arriva nell’area di porta dove Dex e McGugan riescono ancora a spizzare, mischia paurosa nell’area piccola dei Bianchi, Lansbury cerca il colpo di karatè alla Ibrahimovic per ribadire in porta, ma vien fuori un pallone sporchissimo che si impenna verso l’angolino, e Kenny riesce a deviare in corner. Sugli sviluppi della respinta dal corner, Halford raccoglie sulla loro tre quarti, crossa in area e Ayala riesce a colpire un pallone però ancora troppo lento, controllato al petto senza difficoltà da Kelly.

Il Leeds si rifà vivo con un corner sempre di Diouf dalla destra, con bella testata di Austin schiacciata a terra, appena lenta e molto ben controllata a due mani da Camp in tuffo.

Cox manovra sul limite dell’area, bel lanciato da McGugan, la serve in mezzo a Dex che, dalla lunetta, tira di interno sinistro a aggirare il portiere, tiro ribattuto da Byram, Blackstock va di testa sulla respinta e serve dietro Harding in proiezione offensiva, un po’ chiuso il terzino dialoga con McGugan sulla trequarti sinistra del nostro schieramento offensivo, riesce a servire il nostro #10 sul vertice sinistro dell’area di rigore, McGugie fa due passi (mal marcato anche lui, a dire il vero) e tira di destro a giro, alla Del Piero, come si diceva una volta; ma riesce a produrre solo la parata più bella della serata, con Kelly in estensione sul suo palo lungo a deviare in corner con il braccio di richiamo.

Halford prova ancora la rimessa, da ancora più lontano, sulla sinistra del nostro schieramento: riesce ancora a trovare l’area piccola, e la deviazione in angolo di Byram. Siccome, purtroppo, non si possono far battere a Halford con le braccia anche i corner, McGugie va alla battuta con meno di 9′ da giocare, palla bassa in area di porta, cattiva difesa del Leeds che non pulisce, Blackstock si tuffa ma non trova un buon contatto con il pallone, che rimane lì a ballonzolare e viene alla fine allontanato dalla difesa bianca.

Il lungo recupero concesso da D’Urso per le infinite perdite di tempo del dirty Leeds nella parte finale della gara non porta più alcun serio pericolo alla porta di Kelly, nonostante l’ingresso di Sharp per Coppinger a sette dal termine: l’ottimo momento mostrato dal Forest nella parte centrale della ripresa è in via di esaurimento, e non è stato sufficiente per recuperare: le incertezze difensive del primo tempo ci condannano a una sconfitta tutto sommato giusta ma, forse, evitabile.

Nuova brutta prova, dunque, della coppia di mediani difensivi MoussiGillett (come prestazione collettiva del reparto molto più che come prestazione individuale) e prestazione molto incoraggiante di Lansbury, attivo e pericoloso nel secondo tempo.

Prossima partita domenica, Brian Clough Trophy in casa, la partita dell’anno in diretta TV, e errori come quelli di Leeds non saranno più concessi: il Forest ha terminato la partita con otto giocatori nuovi in campo, e problemi di crescita sono del tutto comprensibili, ma la prossima è l’unica partita dell’anno in cui le scuse non sono assolutamente ammesse.

* * *

Forest: Camp; Halford, Ayala, Collins(c), Harding; Coppinger (Sharp 83′), Moussi (McGugan 46′), Gillett, Reid (Lansbury 46′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov, Cohen, Moloney, Majewski.

Marcatore: Blackstock 60′

Ammonito: Cox 90′

Leeds: Kenny, Peltier(c) (Varney 68′), Drury, Lees, Pearce, Austin, Becchio (Gray 90′), Tonge, Diouf, Byram, Poleon (White 66′).

NE: Ashdown, Kisnorbo, Brown, Payne.

Marcatori: Becchio 14′, Poleon 25′

Ammoniti: Pearce 29′, Lees 80′

Arbitro: Andy D’Urso

Spettatori: 24,292

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Archiviato in stagione 2012-2013

Arrivano Harding e Halford

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L’opera di ricostruzione della difesa continua oggi con l’arrivo di altri due giocatori che hanno tutte le caratteristiche richieste da O’ Driscoll: “uomini che conoscano la categoria, e che abbiamo dimostrato le qualità per vincerla”.

Il primo, ampiamente previsto, è l’arrivo dal Pompey di Greg Halford, uno dei migliori della scorsa, sfortunata stagione dei Southcoaster, dismesso dal club in amministrazione controllata che, per avere speranze di sopravvivenza, dovrà vendere non meno di 8 titolari prima del prossimo 10 agosto. Vabbè, Pompey loss, Forest gain, come si dice.

Greg gioca con pari efficacia a destra e in mezzo allo schieramento difensivo, e può giocare molto bene anche come centrocampista centrale o laterale di interdizione: uno di quei tuttofare che, in un campionato duro come il nostro, sono puro oro che cola per un allenatore, che può riversarlo con fiducia in tutti i buchi che, nel corso della stagione, si vengono a creare nelle varie zone del campo.

Halford è del dicembre ’84, è, dunque, ventisettenne, nel pieno della sua maturità fisica e tecnica, e l’unica perplessità che viene, leggendo il suo curriculum, è la grande irrequietezza che ha contraddistinto il periodo successivo all’abbandono della sua squadra di esordio.

La sua carriera è cominciata al Colchester United, squadra nella quale ha giocato dal 2002 a 2007, periodo durante il quale ha vinto anche il premio di Young Player of the Year per la League One nel 2004-05, anno nel quale fu selezionato anche come membro della squadra ideale della Lega, e ha ottenuto la promozione in Championship, proprio nella sua ultima stagione di permanenza. Per gli U’s giocò più che altro terzino destro, ma era il vero utility man della squadra, proprio per la duttilità della quale abbiamo parlato prima, e non disdegnò puntate a centrocampo e perfino in attacco.

Dopo la promozione diversi club di PL si interessarono a lui, e Greg chiese ufficialmente alla società di essere ceduto. Il Colchester oppose iniziale resistenza, ma nel gennaio del 2007 Harding finì al Reading, per una cifra non resa pubblica ma certo superiore ai due milioni di sterline. Debuttò dalla panchina all’ala sinistra contro il Pompey, e, allo stesso modo di Collins, marcò il suo pieno debutto con un fallo di mano in area che costò ai Royals una sconfitta interna contro gli Hotspurs per 1-0.

Al termine di una stagione insoddisfacente, e segnata, secondo alcune voci, dalla mancanza di integrazione con gli altri membri della squadra, si spostò a Sunderland, ardentemente voluto da Roy Keane (che, evidentemente, in fatto di giocatori ha gli stessi gusti di SOD). Anche allo Stadio delle Luci fa fatica a trovare spazio, però, e nel gennaio del 2008 finisce al Charlton Athletic in prestito, dove ha un ottimo impatto sulla squadra.

A fine stagione, torna in Championship, a Sheffield lato Blades, per un prestito stagionale, e segnò una rete anche nella semifinale dei play-off contro il Preston NE, decisivo per il passaggio dello Sheffield United nella finale persa contro il Burnley: una finale che Greg giocò, ancora una volta, da ala sinistra.

All’inizio della stagione 2009-10 passo di nuovo in PL, ai Wolves, dove, ancora una volta, non lascia un gran segno nelle sue 17 presenze, mostrando di essere, probabilmente, un tipico giocatore di categoria.

Nella stagione successiva passa al Pompey, prima in prestito per un mese, poi per metà stagione, poi a titolo definitivo. Nella stagione della retrocessione, l’ultima, giocando da centrale difensivo è stato il secondo marcatore della squadra, dietro David Norris.

Infatti, Greg ha due caratteristiche non indifferenti: un ottimo tiro da fuori e un grande tempismo nel gioco aereo (nella scorsa stagione, appunto, ha ottenuto il più che discreto bottino di sette reti) e una rimessa laterale straordinaria, che può arrivare fino a una cinquantina di yarde.

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Arriva anche direttamente dagli ultimi campioni del Southampton— e, se devo dire, è un acquisto che mi rende ancora più felice — il difensore che farà, probabilmente, coppia con Danny Collins in mezzo all’area Rossa la prossima stagione: si tratta di Daniel Andrew “Dan” Harding, scuola Brighton, uno dei protagonisti assoluti dell’ascensore preso dai Saints negli ultimi due anni, tanto da essere stato nominato difensore dell’anno in League One, due stagioni fa, l’anno della promozione dei biancorossi in Championship, e da essersi guadagnato, quest’anno, una riconferma triennale al St Mary.

Dopo il Brighton e prima del Southampton, Harding ha giocato anche nel Leeds United e nell’Ipswich Town, con periodi di prestito a Southend Utd e a Reading.

Un triennale il contratto offerto dal Forest, che ha acquistato Harding per un’unidisclosed fee, come si dice in Inghilterra quando la cifra di una transazione non viene resa nota, ma che non deve essere stata bassissima, secondo me: una conferma del fatto che la politica degli Al Hasawi consiste nel sostenere O’ Driscoll nella sua politica di acquisti, molto sensata, fondata molto più su ragazzi esperti, di categoria, con una storia vittoriosa e con un carattere adatto alla mentalità del Gaffer, che su grandi nomi un po’ bolliti, probabilmente inadatti alla durezza e agli equilibri di un campionato come la Championship.

Sono uscite alcune dichiarazioni, che, a dire il vero, non vanno al di là di una corretta ritualità. Da parte del giocatore:

Sono felice. È davvero fantastico. Ho parlato con il Gaffer, e mi è piaciuto molto quello che mi ha detto. Sono davvero entusiasta.

Vabbè, speriamo che anche in campo abbia la stessa semplice stringatezza, e lo stesso buon senso.

È uscita anche una dichiarazione di Omar Al Hasawi sul sito della società:

Siamo entusiasti di come sta prendendo corpo la squadra, e di come stanno andando le cose.

Come Adlene, Danny e Greg, anche Dan ha grande esperienza, e sa che cosa ci vuole per emergere a questi livelli.

Devo dire che, per ora, i primi tre acquisti stanno sollevando i miei entusiasmi. Per trastullarci un po’, a ogni nuovo acquisto proviamo a pensare come potrà schierarsi il Forest l’anno prossimo. Per ora, secondo me, siamo più o meno così:

Camp

Halford — Harding — Collins — Moloney

McGugan — Moussi — Guedioura — Reid

Blackstock  — Tudgay (Miller)

O anche, visto che tendo sempre a dimenticarmi del fatto che rientrerà Cohen, un affascinante

Camp

Halford — Harding — Collins — Moloney

Moussi — Guedioura

Cohen — McGugan — Reid

Blackstock

 

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