Archivi tag: George Elokobi

@Middlesborough preview, 14 febbraio 2012, h 20:45

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Dopo i miglioramenti di sabato, saliamo sul Tees in cerca di qualche conferma con un pochino di fiducia in più, forse, rispetto a quanta ne avevamo pensando a questa partita venerdì scorso.

Intanto, prima della partita piccoli sommovimenti stanno minacciando di modificare ulteriormente la nostra rosa: l’allontanamento di Mick McCarthy dal WWFC mette, forse, a rischio la permanenza di Elekobi da noi. Il giocatore è al Forest in emergency loan, una forma di prestito breve che prevede, tra le altre cose, anche la possibilità di richiamare il giocatore in prestito con un preavviso di sole 24 ore. Se il nuovo allenatore pensasse di voler rinfoltire la rosa, certamente il primo sulla lista sarebbe George. Guedioura, invece, essendo venuto al Forest in temporary transfer, non dovrebbe poter essere richiamato dagli Old Goldies, nemmeno volendolo.

Io, comunque sia, ho l’impressione che i Wolves soffrano più di problemi di motivazione che di organico, e che, quindi, rinfoltire la rosa sarà per il nuovo manager del Wolverhampton, chiunque sarà, l’ultimo dei problemi.

La seconda notizia che serpeggia per la rete oggi è la richiesta di Majewski di essere ceduto. Secondo un’indiscrezione pubblicata dal Mirror, infatti, il nostro centrocampistino polacco sarebbe stanco del fatto che Cotterill, come si dice in gergo, “non lo veda”, e, in seguito a una richiesta del Reading, avrebbe chiesto di andare con i biancoblù fino al termine della stagione. Se seguite questo blog, sapete che penso che Raddi sia forse il nostro miglior centrocampista, ma non è un peso massimo, per usare un eufemismo, e il calcio possente e muscolare prediletto dal nostro manager ha poco spazio in campo per i giocatori come lui, e pare che, invece, Majewski voglia giocarsi le speranze di poter partecipare all’europeo casalingo giocando il più possibile. Majewski at Madejski potrebbe essere, in brevissimo tempo, più una realtà che un gioco di parole.

Per quanto riguarda la partita di stasera, si preannuncia piuttosto indecifrabile. Con quattro innesti di buona qualità quali quelli di cui abbiamo recentemente beneficiato, e dopo la buona partita che hanno giocato sabato, praticamente appena scesi dal treno, probabilmente le potenzialità della squadra non sono state ancora del tutto esplorate.

Ma, come sempre quando una squadra è in grave sofferenza, dal momento che il calcio, come sanno tutti, è uno sport per l’85% definito da fattori mentali che possono essere cambiati radicalmente anche da piccolissimi eventi, i classici interruttorini messi dentro la testa dei giocatori che possono scattare da ON a OFF a ON a OFF per un gol preso male o per una parola giusta da parte dell’allenatore, ogni partita del Forest sarà, d’ora in poi, una specie di gatto di Schrödinger, che non si sa se è morto o vivo finché non si apre la scatola dentro cui è chiuso.

Il che, se ci pensiamo bene, non è neanche male, visto che fino a sabato scorso il puzzo di gatto morto si sentiva anche a centocinquanta metri dalla scatola, e solo i più coraggiosi o i più masochisti, oppure quelli che avevano già pagato per lo spettacolo a luglio, avevano il coraggio di andare a assistere al settimanale scoperchiamento del cadavere.

Che altro dire.

La partita dell’andata è stata una delle migliori dell’anno, se non la migliore, e la vittoria per 2-0 al City Ground, nell’esordio di Cotterill, aveva fatto sperare i più nella possibilità che il manager di Cheltenham potesse ancora raddrizzare la stagione, e reindirizzarla verso quei play-off che a luglio sarebbero sembrati quasi deludenti. In quell’occasione, la differenza tra le due squadre apparve notevole, e i gol di Tudgay e McGugan furono premio fin striminzito per la nostra prestazione.

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Le due squadre non sono certo in forma. Se noi abbiamo fatto pena, ultimamente, i Teessiders nelle ultime sei partite hanno raccolto solo tre punti, frutto di altrettanti pareggi, e sono ancora senza vittoria nel 2012; una serie che ha un po’ ridimensionato le loro ambizioni di qualificazione ai play-off, anche se in Championship non è mai detto nulla. In pratica, sono una delle poche squadre del mondo, penso, alla quale nelle ultime sei gare siamo riusciti a rosicare un punto, visto che noi, nello stesso periodo, ne abbiamo fatti ben quattro; sarà la classica occasione, dunque, nella quale due squadre in apnea cercheranno di rubarsi a vicenda la cannula dell’ossigeno, per darsi un po’ di coraggio e di fiducia.

A questo punto, me ne rendo conto, alla prossima metafora o similitudine siete autorizzati a segnalare il blog ai ragazzi di WP per indegnità letteraria.

Le notizie dalle squadre dicono che nel Forest potrebbe ritornare Tudgay, il che, vista l’allegria con la quale i nostri avanti o chi per essi sventagliano palloni anche invitanti un po’ per tutta la curva, non sarebbe nemmeno una cattiva notizia. Dovrebbero rimanere fuori sempre Moloney e Cunningham, mentre è ancora sine die il possibile rientro di Chris Cohen.

Per quanto riguarda gli incroci, sia Greening sia Boateng hanno giocato per il Boro, nelle loro carriere. Tra i giocatori del passato, hanno vestito le due casacche sia Viv Anderson sia Mark Proctor, un vero Teessider inside, che però Brian Clough portò a Nottingham nel 1981: non uno degli acquisti più azzeccati della sua carriera.

Infine, proprio Brian Clough, come abbiamo visto qualche giorno fa nelle pagine di Wendy Dickinson, è nato a Middlesborough, e ha esordito nella squadra della sua città, una delle tre, insieme a Derby e a Nottingham, a avergli dedicato un monumento pubblico.

Nel Boro, assenti il portiere Coyne, per infortunio al polpaccio, e in forte dubbio Zemmama e McDonald per lievi infortuni. L’uomo da tenere d’occhio sarà Lucas Jutkiewicz, un altro polacco unitosi alla squadra nel mercato di gennaio, proveniente dal Coventry, con i quali, nonostante la pena abissale degli skyblues, è riuscito a mettere insieme nove reti, una cifra che ai nostri occhi ormai disabituati a tali prestazioni appare abissale: una di queste, tra l’altro, è la rete con la quale il Coventry ha battuto il Forest in ottobre alla Ricoh Arena.

E, a proposito di Coventry, naturalmente LA PARTITA è quella di sabato, quando i ragazzi in azzurro cielo verranno al City Ground. Lì sì, che se non si vince è game over.

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Scontri diretti:

Vittorie del Forest: 24 (21 League; 2 League Cup; 1 FA Cup)

Vittorie del Boro: 19 (17 League; 2 FA Cup)

Pareggi: 29 (27 League; 2 FA Cup)

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Stato di forma:

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Forest (1 punto nelle ultime 5 partite)

Forest 1-1 Watford

Forest 0-2 Burnley

West Ham 2-1 Forest

Leicester 4-0 Forest (FA Cup Replay)

Forest 0-3 Southampton

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Middlesborough (2 punti nelle ultime 5 partite)

Ipswich P-P Boro

Boro 1-2 Sunderland aet (FA Cup)

Boro 1-1 Crystal Palace

Leicester 2-2 Boro

Sunderland 1-1 Boro (FA Cup)

Coventry City 3-1 Boro

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Archiviato in stagione 2011-2012

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Higginbotham, Wootton e Guédioura.

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Dopo Adlene Guédioura, sono arrivati anche i rinforzi difensivi che aveva chiesto Cotterill dopo la partenza di Morgan. Si tratta di una vecchia volpe, di un ragazzo nel pieno della maturità sportiva (e della salute, a giudicare dalle foto..), e di un giovane di belle speranze: un mix non male, devo dire, per un mercato frettoloso e riparatorio quale quello del Forest di questa finestra.

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Il giovane di belle speranze è Scott Wootton, difensore centrale, scuola Liverpool e Manchester United, una prima garanzia di qualità; ha vent’anni, e è un ragazzo che sta un po’ girando l’Inghilterra in prestito, ma che Ferguson non ha ancora deciso di vendere, cosa che, tutto sommato, costituisce una seconda solida garanzia di qualità.

Cresciuto nel Tranmere Rovers, è passato al Liverpool a 13 anni, ma rifiutò un contratto di scholarship a 16, e accettò l’analoga offerta del Man U. È stato il capitano della U18 nella stagione 2009-10, stagione dopo la quale è passato in pianta stabile alla squadra riserve. Ha giocato, in prestito, al Tranmere Rovers, la sua squadra d’origine, e al Peterborough, la squadra di Ferguson jr (era partito titolare nella partita che i Posh hanno vinto al City Ground per 1-0 nel Boxing day match; aveva giocato in posizione di centrocampista difensivo, una posizione che non gradisce ma nella quale Ferguson lo schierava spesso: è questo il motivo, ha dichiarato, per il quale ha accettato di cambiare squadra in corso d’annata); in queste due esperienze, ha giocato 18 partite di campionato e una manciata di partite di coppa, marcando una rete.

Ha ricevuto diverse convocazioni nelle nazionali giovanili, e vanta una presenza nell’U17.

Nell’intervista che ha rilasciato al NEP, oltre alle dichiarazioni di prammatica, si è detto stupito — dopo aver visto i suoi compagni in allenamento — che una squadra con giocatori così forti sia in lotta per non retrocedere, e si è dichiarato sicuro che una vittoria in una partita di Lega sbloccherà il blocco d’ansia che impedisce al Forest di ottenere i risultati che potrebbe. È quello che speriamo anche noi, Scottie.

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George Elokobi — il ragazzo nel pieno della maturità sportiva — è un possente difensore sinistro camerunese, classe 1986, protagonista di una classica storia di migrazione di successo: lui che rimane orfano di padre in tenera età, la madre che parte per l’Inghilterra per studiare e trovare un lavoro, lui che la segue a 16 anni, studia e gioca a pallone, preferisce il secondo alla scuola, entra in una squadra non-league, il Dulwitch Hamlet, viene notato dal Colchester Utd, al quale passa nel 2004, e, infine, sfonda nel calcio che conta. Nel 2008 passa ai Wolves, con i quali vince subito la Championship, e è titolare nella successiva stagione di PL, prima di cominciare una competizione per il ruolo con Stephen Ward, che, alla fine, l’ha portato a scegliere un meno prestigioso ma più sicuro posto al Nottingham Forest, per combattere una ancor più difficile lotta per non retrocedere.

Una curiosità: ha segnato tre reti per i Wolves, tutte contro il Manchester United. Una in una partita di coppa di lega, il 26 ottobre del 2010, e due in una partita di campionato, il 2-1 per i Lupi del 5 febbraio 2011: la seconda rete, in mischia, fu però reclamata dal suo compagno Kevin Doyle, che stargiurò di aver toccato il pallone con la nuca prima che finisse alle spalle di Van Der Saar.

Giocatore molto serafico (il suo primo tweet che ho letto, dopo che mi sono iscritto al suo account, è stato “The best things in life comes to those who have patience”), ha dichiarato, appena arrivato al City Ground, che “ci sono un sacco di partite da giocare, e per adesso non c’è nulla di cui avere paura”.

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George Elokobi, il mio nuovo idolo assoluto.

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Non so voi, ma se lo dice lui, io ci credo.

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E, infine, la vecchia volpe, Danny Higginbotham, un difensore centrale/sinistro molto tosto e giramondo, classe 1978, di scuola Manchester United, la squadra della sua città, per la quale giocò anche sette partite prima di trasferirsi al Derby County, per tre anni (vinse il fans’ Player of the Year Award nell’anno dell’ultima retrocessione dei Rams in League One), al Southampton, per altri tre anni, poi per una stagione a Stoke City e a Sunderland prima di tornare a Stoke City, squadra per la quale gioca tuttora, diventando un beniamino di Pulis, allenatore con il quale lo accomuna, probabilmente, l’idea di come dev’essere affrontata una partita di calcio.

È stato uno dei protagonisti della FA Cup 2011, nella quale i Potters sono arrivati in finale, che però Danny non disputò a causa di una grave lesione al crociato verificatasi nel corso di una partita di campionato contro il Chelsea. Rientrato lo scorso ottobre, non è più riuscito a ristabilirsi come titolare, e ha chiesto un trasferimento in prestito per ritrovare forma, condizione, e, possibilmente, un posto in prima squadra, anche se le sue ultime dichiarazioni rivelano un certo pessimismo rispetto alla possibilità di tornare da protagonista al Britannia Stadium.

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