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@ Cristal Palace preview – 31 marzo 2012

Dopo il buon punto interno con il Brighton & HA, una partita stradominata contro una delle squadre più in forma della lega, e l’ottimo punto a Leicester City, dove abbiamo in qualche modo cancellato la vergognosa sconfitta di coppa di febbraio, ci dirigiamo verso Selhurst Park con qualche timida — giustificata dal nostro recente miglioramento — fiducia, anche se una fiducia molto condizionata dalla forza dell’avversario: il nostro Doug Freeman (su di lui qualche parola nella solita sezione degli ex di lusso) ha decisamente risollevato le sorti degli Aquilotti fino a far riannusare loro il certo non ancora incombente ma nemmeno insopportabilmente lontano profumo di play-off (profumo, però, reso forse irraggiungibile dal pareggio con il Doncaster nel turno infrasettimanale).

Inoltre, il Palace è decisamente una squadra casalinga, più efficace tra le mura amiche di quanto non lo sia dopo un viaggio in pullman, e dal 21 gennaio, giorno della sconfitta esterna a Blackpool, a oggi, hanno perso solo una partita, la settimana scorsa a Derby.

Inoltre, come apprendo dal sito della BBC, il Crystal Palace non ha mai perso in casa quest’anno contro una squadra peggio piazzata in classifica.

Insomma, impresa molto difficile ma non impossibile.

Per quanto riguarda gli infortuni, c’è sempre il dubbio McCleary, infortunatosi nella partita contro il Brighton di un infortunio la cui entità appare ancora piuttosto misteriosa: tanto da rendere la sua presenza in campo oggi ancora un mistero, che sarà sciolto solo dopo un’ultima prova in mattinata.

Ma sentiamo che cosa ne dice il nostro Garry Birtles dalla sua colonna odierna sul Nottingham Evening Post, che mi risparmio anche la fatica di continuare a chiacchierare autonomamente in maniera del tutto insensata:

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Continuo a pensare che ci siano tutte le condizioni perché Garath McCleary sarà pronto per giocare per il Forest contro il Palace questo pomeriggio: perché è una partita importante, e perché è stato il nostro giocatore decisivo, ultimamente, finché non si è infortunato all’adduttore.

Di tutti i giocatori del City Ground, McCleary è il solo la cui presenza è indispensabile se vogliamo evitare la retrocessione.

Ha segnato reti importanti per sollevarci a distanza di sicurezza dalla zona retrocessione: non solo l’ormai famosa quaterna contro il Leeds United all’Elland Road, ma ha anche segnato reti vitali contro Watford e Barnsley. Con otto reti in dieci partite, è certamente il giocatore più in forma, e il Forest ha un terribile bisogno di lui in un momento cruciale della sua campagna.

Abbiamo altri giocatori, certamente.

Dexter Blackstock è tornato dopo un anno da un infortunio al ginocchio che ha messo a rischio la sua carriera, e sta recuperando lentamente tutto il suo potenziale offensivo, e c’è Marcus Tudgay, Ishmael Miller e Marlon Harewood, e il boss Cotterill ha molte alternative in attacco.

Ma il nome di McCleary è l’unico, tra tutti, che il gaffer vorrebbe scrivere senza esitazioni sul suo team-sheet di oggi, perché dopo avergli concesso le possibilità che Billy Davies non gli aveva dato, l’ala ha davvero cominciato a brillare.

Sono sicuro che i fisioterapisti del Forest stanno lavorando fino all’ultimo secondo per metterlo in campo.

*

Ci sono un sacco di chiacchiere sul futuro di McCleary, e sul fatto che egli potrebbe cambiare squadra, quest’estate.

Sono sicuro che ci sono club della Premier League che lo stanno osservando, a causa del suo stato di forma, e se qualcuno di loro gli offrirà la possibilità di giocare ai vertici del calcio inglese, sono sicuro che sarà difficile… no, impossibile per lui lasciarsi sfuggire l’occasione.

Ma di questo parleremo alla fine della stagione.

Ora, è un giocatore del Forest, e i Reds hanno sette grandi partite da giocare, a cominciare da Selhurst Park. Penso che con altre due vittorie saremo ragionevolmente al sicuro, ma prima le otterremo, meglio sarà.

Senz’altro, saranno tre delle ultime attuali sei a andare giù: Doncaster, Portsmouth e Coventry City sono il trio di coda, attualmente, e il Forest è ventesimo, a cinque punti dalla zona calda, un posto sopra il Bristol City e un posto sotto il Millwall, davanti a noi solo per differenza reti.

I Reds affronteranno il Bristol City al City Ground il prossimo sabato, e non è possibile sottolineare a sufficienza l’importanza di quell’appuntamento. Ma la partita contro il Palace sarà molto più dura di quella contro i Robins, perché le Aquile, allenate dall’ex Forest Dougie Freeman, prima della sconfitta contro Derby County di sabato scorso venivano da un incredibile record di dieci partite di fila senza sconfitte.

Eppure, il Forest può batterli. Scendono a Londra in un ottimo stato di forma.

Imbattuti da tre partite, sono entrati nella condizione giusta proprio al momento ideale della stagione, quando era importante più di ogni altra cosa farlo, e non sto parlando solo del botto di Leeds.

Dopo di quello, il Forest ha ottenuto due ottimi pareggi, contro Brighton e Leicester City: il Brighton & HA sta lottando per la promozione, eppure li abbiamo surclassati al City Ground, e avremmo tranquillamente potuto vincere quella partita.

Quella prestazione ha confermato che i giocatori non hanno perso il loro focus, non sono diventati compiacenti e soddisfatti dopo aver distrutto il Leeds United, e quella prestazione è stata confermata dal pareggio a reti bianche contro il Leicester City di martedì.

Un sacco di persone saranno rimaste deluse dal nulla di fatto di Leicester, ma io, invece, sono stato molto contento del clean sheet, soprattutto perché il Leicester City ha uno dei migliori attacchi della Championship, dopo aver speso parecchie milionate per far atterrare al King Power Jermaine Beckford e David Nugent.

Aver lasciato all’asciutto una coppia simile avrà dato grande consapevolezza dei propri mezzi ai difensori del Forest, prima della partita con il Palace.

I nostri difensori sanno che, se sapranno ripetersi oggi, i Reds potranno rubare una vittoria vitale, e fare un passo grandissimo, se non decisivo, verso la salvezza.

E io spero che lo faranno.

§

Detto della nostra preoccupazione principale, dal punto di vista degli infortuni, passiamo alle preoccupazioni del Palace: Freedman ha annunciato che Anthony Gardner (caviglia fatta su nella partita con il Doncaster) e Mile Jedinak (inguine strappato a Derby) staranno fuori per tutta la stagione.

* * *

Tra gli incroci tra le due squadre, citiamo soprattutto, appunto, come detto prima, il fatto che l’attuale manager del Derby, Dougie Freedman, sia stato un ottimo giocatore del Forest, dal 1998 (l’anno del nostro ultimo viaggio, sfortunato, in PL) al 2000, con 70 presenze e 18 reti messe a segno in campionato, e 83 partite con 23 reti totali. Alla fine del 2000 fu venduto proprio al Crystal Palace, per il suo secondo periodo tra le Aquile, dopo quello tra il 1995 e il 1997. Nella partita conclusiva del campionato 2000-01, segnò il gol forse più importante della sua carriera, marcando, a tre minuti dalla fine, la rete che salvò il Palace dalla retrocessione in Terza serie. L’anno successivo fu, però, il suo migliore, con 21 reti messe a segno e una convocazione per la Nazionale scozzese. Il Palace è stata, tutto sommato, la squadra della sua vita, e proprio con le Aquile ha cominciato la sua carriera manageriale, allenando le riserve nel 2007, mentre era ancora un giocatore effettivo del club. Diventò assistant manager al Palace nel 2010, con Paul Hart, e rimase assistente anche con George Burley. Quando Burley è stato esonerato, nel capodanno del 2011, assunse il ruolo di “traghettatore”, come direbbe Moratti: un ruolo che sta, però, svolgendo — in maniera egregia — tutt’ora.

Due curiosità: Freedman è il genero di Ray Clemence, del quale ha sposato la figlia; pur avendo giocato solo una stagione al Barnet, all’inizio della sua carriera professionistica, Freedman è stato il più votato dai tifosi come membro della squadra preferita All Time.

* * *

Precedenti

Vittorie del Forest: 26 (22 league, 1 FA Cup, 3 League Cup)

Vittorie del Palace: 18 (13 league, 2 FA Cup, 3 League Cup)

Pareggi: 15 (12 league, 3 FA Cup)

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Stato di forma:

Forest (8 punti nelle ultime 5 partite)

Leicester 0-0 Forest

Forest 1-1 Brighton

Leeds Utd 3-7 Forest

Derby 1-0 Forest

Forest 3-1 Millwall

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Crystal Palace (6 punti nelle ultime 5 partite)

Palace 1-1 Doncaster

Derby 3-2 Palace

Palace 1-0 Barnsley

Palace 0-0 Hull City

Burnley 1-1 Palace

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A game of two halves.

Prima della cocentissima delusione di ieri sera, avevamo ottenuto un ottimo punto a Barnsley, un campo che, come detto in sede di presentazione, non ci aveva mai detto buono.

È stata una partita che lo stesso Wootton ha definito “nettamente spaccata in due”: a un primo tempo di marca Forest ha corrisposto un secondo tempo di netto predominio territoriale Barnsley: il pareggio, però, non appare del tutto meritato, soprattutto alla luce del clamoroso errore arbitrale che ha macchiato la fine del primo tempo.

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Tra l’altro, ieri sera ho vissuto la solita esperienza schizofrenica guardando Arsenal-Milan con l’audio abbassato, e ascoltando la telecronaca di McGovern-Fray sul Forest Player: mentre sotto i miei occhi si stava dipanando una delle partite più appassionanti degli ultimi anni, sotto le mie orecchie si stava dipanando una delle partite più brutte e mefitiche della pur non brillantissima storia recente del City Ground. Una mia amica di Nottingham, appassionata e di solito molto generosa nei suoi giudizi per i ragazzi in rosso, mi ha scritto “what a pile of shit”, commentando la partita, e il Governatore e Fray avevano proprio l’aria di chi stia commentando, di malavoglia e una da distanza troppo ravvicinata, il lento smottamento di una gigantesca montagna di merda che probabilmente li sommergerà durante la radiocronaca.

Visto che questa settimana dovrò commentare due partite, mi dedicherò non all’illustrazione degli extended highlights, come faccio di solito, ma a quella della sintesi più breve.

Eravamo saliti nello Yorkshire, dunque, animati da belle speranze e da spirito positivo, anche se acciaccati e privi di un giocatore chiave, nelle recenti buone prestazioni, come Higginbotham.

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Camp

Gunter – Wootton – Lynch – Elokobi

McCleary – Greening – Guerdioura – Reid

Blackstock – Tudgay

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L’altro cambio rispetto alla squadra di Birmingham è l’ingresso di Greening al posto del Moose, anche lui alle prese con un problemino fisico; un ritorno da titolare di un giocatore che nella gara interna contro il Coventry City aveva mostrato grinta leonina, quasi sopra le righe.

La coppia centrale è WoottonLynch (molto buona la prestazione del ragazzino del Manchester United nella sua posizione naturale di centrale difensivo), mentre lo zozzone di turno che non la metterà mai in tutta la sua vita scelto per fare coppia offensiva con Blackstock è di nuovo Tudgay, come nella vittoriosa trasferta di Birmingham; e, devo dire, tutto sommato è una cosa che ha senso. Non solo era l’unico arruolabile: se non altro, poi, il buon Marcus sembra vivo, a differenza degli altri suoi compagni di reparto.

L’inizio è di studio, il primo pericolo serio viene dal Forest, per l’occasione in neroverde: una punizia di Reid battuta sul limite di centrodestra della porta del Doncaster viene abilmente bloccata da Steele, a mezza altezza sul suo palo sinistro.

Una cattiva respinta della difesa del Barnsley su un corner viene raccolta da Guedioura al limite dell’area e imbucata con un destro di inaudita potenza direttamente nei cessi della row Z del bellissimo studiolo di Oakwell.

Il gol arriva poco dopo la mezz’ora: Garath McCleary si accentra dalla destra con la sua classica corsa dondolante, e al limite dell’area scocca un fendente a rientrare di sinistro che assume la più classica delle parabole imprendibili dopo aver incocciato sulla caviglia di Jay McEveley, infilandosi a fil di palo, ben oltre la portata del guanto disperatamente proteso di Steele. Festeggiamenti in campo, meritato vantaggio, e non ci sorprenderebbe affatto se dal settore dello stadio destinato ai tifosi ospiti si levasse il caratteristico coro “El segna semper lü”.

Il Barnsley non pare in grado di reagire, in questo primo tempo: si affaccia nei pressi di Camp solo una volta, con un’azione piuttosto confusa nata sulla nostra tre quarti da scambi veloci ma piuttosto casuali del Barnsley, dalla quale riesce a uscire un po’ per caso un po’ per non morire Done, il quale si incunea in percussione nella nostra area fino a arrivare in quella zona dalla quale non si sa mai se crossare o tirare, e, nel dubbio il buon Matt ciabatta di sinistro una ciofeca inguardabile che si perde per la vergogna in touche, per non farsi più rivedere.

Una brutta palla persa da Blackstock al limite dell’area del Barnsley viene sfruttata dai Rossi dello Yorkshire per un buon contropiede, al termine del quale Done, nel tentativo di infilarsi nella nostra area, sbatte contro Elokobi tre o quattro yarde fuori il nostro lato corto sinistro.

Done rimbalza indietro e il nostro terzino si merita un giallo — comminato con faccia irridente dall’insopportabile Deadman — provocato più dall’effetto speciale conferito al fallo dalla sua conformazione cementizia che dall’effettiva cattiveria dell’intervento.

La punizione viene battuta con piedi altrettanto cementizi da uno zozzone a caso del Barnsley, e si perde sul fondo senza spaventare nessuno.

Uno scambio tra McCleary e Guedioura sulla tre quarti del Barnsley lancia la nostra ala sul fondo, e il suo cross molto teso viene controllato in due tempi da Steele.

Verso lo scadere, l’episodio decisivo: un tiro di Greening su ribattuta corta della difesa del Barnsley di un corner di Reid viene respinto in bagher da Davies, l’unica persona al mondo che pensa che non sia rigore, purtroppo, è il solito Deadman, e quindi si va avanti.

La ripresa si apre con un tiro a parabola dalle quaranta iarde di Reid che finisce sulla parte superiore della rete di Steele, ma l’inerzia della partita comincia a mutare.

La pressione del Barnsley, però, è abbastanza innocua, e è ancora McCleary, a venti dalla fine, ben lanciato da Greening un paio di iarde fuori dalla lunetta del Barnsley, dopo un paio di dondolii scocca un tiro di destro che Greene riesce a deviare in angolo.

Il pareggio, che aleggiava da un po’ su Oakwell, arriva da una percussione di Done sulla sinistra, che la accentra su Davies, in posizione centrale sulla nostra tre quarti. Davies punta Reid, lo salta con la facilità con la quale si scarta un boero, e, prima di passare a ritirare gli altri due che ha vinto, approfitta della voragine che il Forest lascia colpevolmente davanti a lui per scoccare un sinistro imprendibile che si infila nello stesso angolino nel quale, nel primo tempo, si era infilato il tiro di McCleary.

La sostituzione di Reid con Anderson dà più vigore alla squadra, ma senza esiti decisivi: qualche azione da una parte e dall’altra (delle quali la più pericolosa è una fucilata di Cunningham — entrato il per Blackstock, per consolidare la squadra dal vertice dell’area piccola, lanciato da una bella intuizione di Guedioura, miracolosamente deviata da Steele) porta al fischio finale, e a un pareggio che, se non pare insensato per lo sviluppo del gioco, è senz’altro iniquo per l’evidentissimo rigore cancellato dal tabellino della partita dall’ineffabile Deadman.

* * *

Nottingham Forest: Camp (C), Gunter, Wootton, Lynch, Elokobi, Greening, Guedioura, McCleary (McGugan 90′), Reid (Anderson 82′), Tudgay, Blackstock (Cunningham 87′)

Non entrati: Smith, Lascelles,

Ammoniti: Elokobi 41′, McCleary 69′,

Marcatore: McCleary 33′

Barnsley: Steele, McEveley (Gray 56′), Foster, Wiseman, McNulty, Golbourne, Digby, Done, Smith (Dawson 75′), Tonge (Dagnall 65′), Davies

Non entrati: Preece, Cotterill,

Ammoniti: McEveley 19′, Dawson 85′

Marcatore: Davies 79′

Arbitro: Darren Deadman

Spettatori: 10,550 di cui ospiti: 1,780

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18 febbraio 2012 – NFFC 2-0 CCFC, un tiro da nove punti

Wow. Venerdì scorso eravamo a sei punti dalla salvezza, ora siamo tre punti sopra, grazie alla penalizzazione di dieci punti del Portsmouth e alla vittoria netta ma faticosissima contro il Coventry City. Un progresso di nove punti in ventiquattrore non è male. Ma non illudiamoci. Il Pompey è una squadra molto più forte della nostra, anche se la nuova situazione di classifica e la botta dell’amministrazione controllata potrà influire sulle successive prestazioni dei Blu, che già ieri hanno compiuto un mezzo passo falso perdendo nettamente sul campo del non irresistibile Barnsley.

Giornata strana, quella di sabato, con vittorie dilaganti delle squadre di casa in partite che si sarebbero potute immaginare più equilibrate, come quella tra Petersborough e Bristol City, o quella tra Ipswich Town e Cardiff City.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che in Championship nessuna partita è scritta, e che non possiamo confidare nei passi falsi dei nostri diretti concorrenti per salvarsi, ma dovremo cercare noi, non so dove la convinzione, le energie e la capacità di trovare tutti i punti che ci serviranno per salvarci, che non saranno pochi; e, certo, non avremo più di fronte un avversario come il Coventry City, capace di raggranellare solo tre punti, quest’anno, fuori casa, e paralizzato dalla tensione; eppure, in grado, a tratti, di metterci in grave difficoltà, e piegato solo a un quarto d’ora dalla fine, quando lo zero a zero (o peggio, o peggio…) sembrava il risultato scolpito nel marmo da qualche dio bizzoso.

* * *

Allora, innanzi tutto una notazione di carattere generale: la differenza principale tra fare il tifo per una grande squadra e fare il tifo per una piccola squadra la si coglie proprio in queste occasioni. Quando il gioco si fa duro, le partite si fanno decisive, e la vittoria si fa indispensabile. Le grandi squadre, in queste occasioni, di solito danno il meglio di sé. Sono composte da giocatori pagati tanto proprio perché sono, per lo più, tetragoni alla tensione, perché riescono a dare il meglio in situazioni in cui i normali esseri umani sarebbero paralizzati dal terrore; inoltre, le grandi squadre sono guidate da allenatori che sono pagati tanto soprattutto perché riescono a incanalare la tensione in energie positive, e a isolare la squadra dalle pressioni esterne.

Le piccole squadre sono composte, per lo più, da giocatori che giocano lì non perché abbiano una tecnica inferiore, o capacità di vedere il gioco inadatta a una grande squadra, ma perché hanno una testa molto più vicina a quella di una persona normale che a quella di un superman che al novantesimo di una finale di coppa di fronte a ottantamila persone che urlano mette un rigore nel sette spiazzando il portiere. La qualità, come quasi tutto nella vita, si paga.

(Come sa chiunque abbia praticato uno sport di squadra a un livello appena più che amatoriale, essere forti a calcio, infatti, è una questione soprattutto mentale. Anche il talento più straordinario è inutile, se non si ha un cervello metà rettile e metà killer ninja.)

La conseguenza di questa banale notazione è che le partite decisive tra due squadre scarse (che, di solito, come in questo caso, siccome le squadre sono scarse, sono partite decisive in chiave retrocessione) sembrano, per lo più, il blind date tra due quattordicenni timidi e sociopatici che si sono conosciuti su un sito emo: traccheggiano in preda a uno sconfinato terrore di sbagliare sperando che qualche evento imponderabile sblocchi una situazione che se fosse per loro consisterebbe nel guardarsi i piedi in silenzio fino al treno di ritorno.

Il primo tempo di Forest-Coventry è stato proprio così. Sportitalia non l’ha trasmetto per “problemi tecnici” (nell’attesa, mi sono sorbito la vista di mezz’ora di Conte che si lamentava di qualcosa che non saprò mai, visto che il volume era abbassato perché sentivo la partita alla radio), ma dal commento di McGovern-Fray si intuiva la paralisi nervosa che ha bloccato ventidue ragazzi all’ultima spiaggia in preda al terrore di perdere, impressione confermata poi dagli highlights della partita.

Che andiamo a vedere subito.

Il Forest parte con uno schieramento che assomiglia a un 4-4-1-1 con Reid nel ruolo un po’ di all around cestistico, o a un 4-2-3-1 con gli esterni offensivi bassi (che è esattamente la stessa cosa del 4-4-1-1, ma mi piace confondere le acque facendo passare l’idea che io me ne intenda).

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Camp

Wootton – Chambers – Higginbotham – Elokobi

Gunter – Moussi – Guedioura – McCleary

<— Reid —>

Tudgay

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Nel primo tempo, dunque, il puzzo di taffa in campo si sente fin dal centro di Nottingham. Il pubblico è caloroso e numeroso, la bandiera del Forest sulla Brian Clough Stand ancora a mezz’asta, il cielo grigiastro, un grigio-retrocessione, diciamo. Il Forest marca una certa prevalenza territoriale, ma si tratta di passeggini laterali appena oltre la metà campo; la prima vera occasione è per gli Skyblues, in azione di rottura: durante una delle serie di passeggini laterali di cui sopra, il Coventry recupera un bel pallone che viene immediatamente verticalizzato per il loanee Alex Nimley, from Manchester City, che si invola incontrastato verso l’area di Camp e fortunatamente, tira con troppa fretta dalle 25 iarde un siluro di interno appena troppo chiuso che si spegne di poco alla sinistra del nostro portiere. Avrebbe potuto percorrere ancora due o tre passi, e allora la conclusione sarebbe stata, probabilmente, molto più pericolosa.

Appena dopo, un’azione del vivace McCleary (l’unico che non sembra in preda degli strizzoni di pancia) sulla sinistra, lanciato dall’ottimo Elokobi: la nostra ala si accentra e offre un pallone invitante a Tudgay un paio di iarde fuori dalla lunetta; Marcus mostra anche lui di volersi liberare al più presto del pallone, e ciabatta di interno destro un metro e mezzo alla destra della porta difesa da Murphy. Anche in questo caso, una bella azione che avrebbe meritato una finalizzazione più fredda. Qualche minuto dopo un’azione analoga: solo che, questa volta, Macca decide di fare tutto da solo e arrivato sul vertice sinistro dell’area azzarda una delpierata di interno destro che si infrange sui cartelloni non lontanissimo dal palo lungo di Murphy. Vabbè, un paio di metri, va’, vedendo il replay. Tutto qui. Partita davvero inguardabile, finora.

Nell’intervallo, Cotterill opta per un più tradizionale 4-4-2, inserendo Findley al posto di Wootton e Blackstock al posto dell’impalpabile Tudgay, retrocedendo Gunter al suo ruolo naturale (in cui è molto più efficace), e spostando Reid sulla sinistra.

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Camp

Gunter – Chambers – Higginbotham – Elokobi

McCleary – Moussi – Guedioura – Reid

Blackstock – Findley

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La formazione appare immediatamente più equilibrata, e lo spirito e l’impegno molto migliorati. Moussi recupera un ottimo pallone sulla destra della nostra tre quarti, palla a Gunter, uno-due con Blackstock sulla tre quarti celeste, Guntie arriva sul lato corto destro della loro area, palla dentro, rinvio sporco del Coventry sul quale si produce una palla a campanile al limite dell’area di porta, Murphy esce per raccogliere la palla, Blackstock salta con lui, forse commette fallo ma riesce a colpire di testa la sfera, che ballonzola fino al palo per varcare la linea di fondo dalla parte sbagliata. Proteste degli Skyblues, azione sporchissima, ma finalmente un’azione da gol, ben preparata sulla fascia da un Gunter molto più a suo agio quando parte da dietro.

Il Coventry, invece, appare quello impaurito e timido del primo tempo. D’altronde, non si fanno tre punti fuori casa in una stagione se si è dei cuor di leone. I nostri avversari si fanno vedere verso il ventesimo, grazie a un corner concesso in maniera un po’ troppo molle da Elokobi, ma Camp neutralizza con una bella uscita plastica il cross tagliato di Deegan. Sul rilancio del portiere sulla nostra fascia destra nuovo duetto in uno due tra il terzino destro gallese e Macca (ottima la cooperazione tra Gunter e McCleary), lo scambio lancia nuovamente Guntie sul lato corto della loro area, questa volta il terzino decide di penetrare, arriva sul vertice dell’area di porta, tira ma viene arginato solo da una disperata uscita di Murphy. Anche questa un’azione costruita benissimo, ma Gunter si dimostra un finalizzatore davvero troppo ansioso, anche perché arriva al tiro con il sinistro, il piede sbagliato: un morbido esterno destro da sotto un passo prima avrebbe mandato la palla inesorabilmente in porta; ma, naturalmente, dalla poltrona siamo tutti Gerd Müller.

Sulla ripartenza dell’azione, la seconda occasione più grossa di tutta la partita degli Skyblues: fraseggio sulla loro tre quarti tra Keogh e Cranie conclusa da una zoccolata lunga verso la nostra area a occhi chiusi sulla quale qualsiasi bambino di sette anni avrebbe potuto benissimo scrivere con un pennarello indelebile “Bar Sport-Dopolavoro FS” senza timore di essere redarguito dal vigile di turno; sulla palla spiovente nella nostra lunetta, però, arriva di testa — sempre a occhi chiusi — il gigantesco Clive Platt che più che altro respinge, ma, del tutto involontariamente, produce un assist al bacio per l’accorrente Gary Deegan, il quale — ancora una volta a occhi chiusi, visto che evidentemente avevano deciso che portava buono — saracca una cannonata d’esterno con effetto a uscire che finisce a una distanza misurabile solo dal Cern (vabbè…) dal palo sinistro di Camp.

Se fosse entrata, sarebbe stato un ottimo spot per il football da oratorio ma una pessima notizia per il Forest.

Ricomincia il non convintissimo assedio dei Reds, che produce una punizione nei pressi del corner sinistro per un fallo su Reid, che lo stesso paffuto esterno si incarica di battere. Cross preciso che Blackstock indirizza di testa appena alto più meno dal dischetto. Anche qui si poteva fare meglio.

Sull’ulteriore ripartenza, l’occasione in assoluto più grossa per il Coventry, con tre cross consecutivi in area rossa: il primo di Nimley dalla estrema destra, che percorre tutta l’area di rigore; il secondo di McSheffrey che lo raccoglie, approfitta di un’incertezza di Higginbotham, e traversa dal limite sinistro dell’area di porta un pallone che percorre pericolosamente tutto lo specchio, e il terzo ancora di Nimley dal limite destro dell’area di rigore verso il dischetto, che viene concluso da Baker con un tiro da esagitato mentale: a freddo, l’avrebbe messa dentro affettandosi il salame; la palla era comunque indirizzata nello specchio, ma per fortuna Chambers ci mette il gambone e riesce a deviare fuori.

Risposta pronta del Forest: rimessa sulla destra, tre quarti del Coventry, palla dentro a Blackstock che la difende bene e la sponda appena fuori dal vertice corto dell’area per l’accorrente Gunter, cross perfetto e zampata di Reid sul limite dell’area di porta, purtroppo anche lui taglia molto il passo per non arrivare al tiro con il piede sbagliato, il destro, quello sul quale durante le partite potrebbe anche mettere un mocassino o una superga rotta, visto che gli serve solo per stare in piedi: il tiro è sporco, colpisce Murphy in faccia e il portiere irlandese riesce a respingere in corner. Anche qui, più facile metterla che no, la partita sembra stregata, come molte altre quest’anno. Già comincio a prefigurarmi il gol del Coventry allo scadere, per soffrire meno quando avverrà.

Guedioura riesce a interrompere una fitta trama di passaggi nel Coventry sulla nostra tre quarti, palla a Blackstock nel cerchio di centrocampo, passaggio a Findley che lo riceve appena fuori dell’area, Findley penetra molto bene nel box azzurro, salta uno zozzone, ne salta un altro che forse lo tocca forse no, fatto sta che l’americanino casca giù proprio sul dischetto, con l’arbitro (ben piazzato) impassibile e la Trent End quasi in campo compattamente a protestare. A me non sembra che Findley si sia buttato, ma ormai sono convinto che la partita sia stregata, forse l’avevo già detto, e quindi non è che mi sorprenda tanto per questi eventi del tutto marginali rispetto all’immanenza della predestinazione che trasuda da tutto lo svolgimento della partita.

A un quarto d’ora dalla fine, la svolta. McCleary riceve il rinvio azzurro sulla fascia destra all’altezza del limite della nostra area, si volta, e invece di passarla in mezzo a Guedioura, l’ala innesta un metafisico turbocompressore psicofisico e comincia a correre in una specie di estasi derviscia dritto verso la porta di Murphy saltando gli avversari come in un cartone animato giapponese, ma più che saltarli li attraversa, visto che non devia mai dal sentiero additatogli da qualche demone interiore, e appena arrivato al limite dell’area del Coventry lascia partire un sinistro non forte ma velenosissimo che bacia il palo prima di colpire il sacco difeso da Murphy inutilmente proteso. “WHAT A MAGNIFICENT GOAL”, urla Fray, e in effetti, wow, what a magnificent goal!

Grande Garath, ma difesa del Coventry francamente sconcertante. Mi difenderei con più convinzione io da ubriaco dalle avances di Miss Nottinghamshire 2012 a un pijiama party di quanto non abbiano fatto loro sulla discesa di Macca. Vabbè, meglio così. Le partite deliranti spesso vengono sbloccate da eventi deliranti.

Poco dopo, McCleary, che sta diventando il nostro vero e proprio uomo salvezza, esce sostituito dal redivivo Greening, che si segnala per alcuni tackle efficaci e al limite della ferocia (uno anche oltre il limite della ferocia, ma l’arbitro benevolmente risparmia un giallo che sarebbe già stato indulgente).

I ragazzi di Coventry cominciano a pensare che forse è il caso di cominciare a giocare a occhi aperti e cercano di intensificare l’azione offensiva, ma non riescono a creare occasioni notevoli.

A cinque minuti dalla fine, il sigillo finale sulla partita: Reid riceve una rimessa laterale appena dentro la metà campo azzurra, si aggiusta la palla, si mette la maglietta dentro i calzoncini, chiama a casa per dire di buttare la pasta, sorride a quattro o cinque spettatori, si guarda intorno (non è vero, naturalmente: tutto questo è solo per dire che non è che il Coventry pressi su di lui proprio come faceva il Milan di Sacchi), poi, probabilmente, si chiede che effetto fa essere Platini, e lancia un pallone meraviglioso in area verso Findley, inseritosi molto bene; un passaggio tanto bello che nemmeno l’americano se la sente di sciuparlo: con stile stavolta impeccabile lo stoppa di petto e lo accompagna in rete con una zampata di destro. Game over, ma stavolta per noi, e anche il sole calante se ne esce fuori a indorare un City Ground in festa.

Squadra sbagliata nel primo tempo ma graziata dall’inconsistenza degli Skyblues; Reds molto più quadrati nel secondo tempo, tre punti d’oro, e siamo fuori dalla zona retrocessione (cosa che potrebbe, più che altro, togliere un po’ di pressione ai ragazzi in rosso); ma la strada verso casa è ancora molto lunga e impervia.

* * *

La sintesi della partita.

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Nottingham Forest: Camp, Chambers(C), Wootton (Blackstock 45′), Higginbotham, Elokobi, Gunter, Moussi, Guedioura, McCleary (Greening 78′), Reid, Tudgay (Findley 45′)

Non entrati: Smith, Lynch,

Marcatori: McCleary 74′, Findley 86′

Coventry City: Murphy, Keogh (C), Christie, Clarke, Norwood, McSheffrey, Deegan (Eastwood 89′), Nimely, Cranie, Platt, Baker (Bell 77′)

Non entrati: Dunn, Willis, Thomas,

Arbitro: M Clattenburg

Spettatori: 21.588 di cui, ospiti: 2.663

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Archiviato in stagione 2011-2012

NFFC 1-1 Watford — Better but not enough.

Primi (speriamo) timidi segnali di risveglio (speriamo), in una partita che una squadra in condizioni morali e psicologiche migliori di quelle in cui stiamo languendo adesso avrebbe vinto 4 o 5 a 1. La quantità di occasioni che si sono mangiati prima Gunter, schierato all’ala destra, almeno tre clamorose, di quelle da mani nei capelli, su tre palle spioventi sulle quali è arrivato con il senso della posizione tipico del grande difensore e con la freddezza e la capacità di concludere tipiche, purtroppo, sempre del grande difensore, e una da Findley, entrato alla fine ma sempre in tempo per buttare via la partita con un controllo sbagliato su un lancio che Pizzul avrebbe definito “sontuoso” di Reid, anche lui subentrato nella ripresa: la mancanza di composure dell’americanino è davvero preoccupante.

Abbiamo recuperato un punto sul Bristol City, sconfitto nettamente a Hull City. Ora la zona salvezza è a cinque punti. È vero che abbiamo una partita in mano, come dicono gli Inglesi, ma è anche vero che la partita che abbiamo in mano è quella con il Derby County al Pride Park, e non è che sia proprio la partita sulla quale riporre tutte le speranze di salvezza.

Nondimeno, come detto, qualche tratto che induce a una certa speranza, nella partita di ieri, si è visto. Anzitutto, la buona prestazione dei quattro nuovi innesti. George Elokobi ha dato grande solidità alla fascia sinistra, anche se non è che il Watford abbia proprio martellato quella parte di campo, Danny Higginbotham ha diretto la difesa da par suo, parlando molto con i suoi compagni di squadra e, a volte, richiamandoli all’ordine con discreti urlacci, cosa assolutamente positiva, dal momento che uno dei problemi maggiori della difesa del Forest è proprio la scarsa comunicazione tra i giocatori, e la scarsa capacità di agire come un organismo unitario; Scott Wootton, schierato per l’occasione sulla fascia destra, si è rivelato davvero un giocatore di classe superiore, certo il migliore della nostra fascia arretrata. Anche Adlene Guedioura ha giocato molto meglio che martedì scorso, e ha dato un ottimo tempo alla costruzione del gioco, con la precisione e la visione di gioco con cui ha smistato palloni davanti. Come dice il brillante estensore di NffcBlog, speriamo che la cura Cotterill non renda anche loro, in breve tempo, dei fantasmi che vagano insensatamente per il campo.

Ishmael Miller non ha segnato, ma si è confermato in ripresa, dopo il brutto infortunio, e, tutto sommato, sono convinto che sia, tutto sommato, il nostro miglior attaccante, colui dal cui piede e dalla cui testa passeranno la maggior parte delle nostre speranze di salvezza.

Ma il migliore in campo è stato senz’altro Garath McCleary, che ha giocato sulla fascia sinistra, alla sua migliore partita in maglia rossa. Oltre alla rete, realizzata con un tiro da fuori dall’apparenza, a dire il vero, piuttosto innocua, è stato il vero e proprio motore propulsivo della nostra azione offensiva. Il suo passo, il suo dribbling e la precisione dei suoi cross hanno costituito di gran lunga la nostra principale risorsa offensiva, e solo l’imprecisione sotto porta di Gunter, il destinatario principale dei suoi traversoni grazie ai suoi brillantissimi — nell’intenzione — inserimenti da destra hanno impedito al nostro esterno di raggranellare due o tre assist.

Il peggiore in campo, forse, ancora una volta Lee Camp, tutt’altro che impeccabile sulla non irresistibile palombella di testa con la quale Deeney ha pareggiato il gol di McCleary.

Tra l’altro, con questo il Forest ha concesso 18 reti di testa, in questa stagione. È il 38% dei gol che abbiamo preso, contro una media totale della divisione del 26%: è il segno o di una difesa troppo morbida sulle fasce, o di difensori troppo inadeguati in mezzo.

Ora arriveranno in fila al City Ground Coventry, Doncaster e Millwall. Inutile dire che o facciamo 9 punti, o cominciamo a rispuntare il navigatore dell’autobus biancorosso su Yeovil, e a prepararci alla stracittadina con i ragazzi dall’altra parte del Trent. I segnali di oggi sono incoraggianti, ma i segnali vanno trasformati in reti sonanti, perché da soli non fanno classifica.

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Camp

Wootton – Chambers – Higginbotham – Elokobi

Gunter – Moussi – Guedioura – McCleary

Harewood – Miller

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Nottingham Forest: Camp, Chambers (C), Wootton (Reid 87′), Higginbotham, Elokobi, Gunter, McCleary, Moussi, Guedioura, Harewood (Blackstock 80′), Miller (Findley 75′)

Non entrati: Smith, Lynch,

Ammonizioni: Gunter 66′, Miller 73′

Marcatore: McCleary 19′

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Watford: Loach, Hodson, Eustace (C), Mariappa, Deeney, Doyley, Kacaniklic (Yeates 62min), Murray (Iwelumo 69min), Garner, Hogg, Nosworthy

Non entrati: Dickinson, Buaben, Bond

Ammonizioni: Doyley 12′, Hogg 52′, Nosworthy 56′, Garner 69′

Marcatore: Deeney 44′

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Arbitro: J Moss

Spettatori: 21.712 Ospiti: 994

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