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Pausa (non) internazionale.

Pausa internazionale anche per Nottingham Forest Italia. Il vostro cronista ha avuto un altro periodo piuttosto accanito, e non ha potuto nemmeno postare il commento alla vittoriosa e preziosissima trasferta di Petersboro, che spero di postare domani, prima del succosissimo clash contro i Redbirds capolista al City Ground.

Andamento altalenante per i nostri ragazzi impegnati a difendere i colori dei loro Paesi: dolceamara (molto più amara che dolce, a dire il vero) la settimana in verdesmeraldo di Simon Cox, protagonista sia della clamorosa disfatta di Dublino (1-6 contro la Germania, con il Nostro impiegato da esterno destro: una delle “follie” rimproverate a Trapattoni dalla stampa irlandese), sia del successo per 4-1 nelle Faroe, con Cox impiegato ancora da esterno nel secondo tempo al posto dell’ottimo prospect del Man U Robbie Brady, a sprazzi identificato come un possibile obiettivo di O’Driscoll per un prestito a gennaio.

Tutta amara la trasferta di Dexter Blackstock a Antigua: dopo una sconfitta per 1-2 in casa con gli USA, nella quale, però, Dex ha segnato la rete del provvisorio pareggio, la nazionale caraibica ha subito un pesante 4-1 a Kingston nel derby anglofono contro i Reggae Boyz. Approfittando della sospensione, che ne avrebbe comunque sia impedito l’utilizzo sabato prossimo, Dex ha ritardato il rientro nell’East Midlands per concedersi un po’ di aviti Caraibi, e come dargli torto.

Dolce, invece, il viaggio di Aldéne Guedioura in Algeria: al Moustapha Tchaker le volpi del deserto hanno ribadito la loro superiorità sulla nazionale libica vincendo 2-0, dopo la vittoria per 1-0 ottenuta sul neutro di Rabat, e si sono così qualificati per la fase finale della Coppa d’Africa, torneo a causa del quale, dunque, perderemo Guedé per circa un mese.

Non convocato, invece, Camp, che non ha potuto, dunque, partecipare all’impresona degli Irlandesi del Nord, protagonisti di uno storico 1-1 sul terreno del Da Luz di Lisbona.

* * *

Tra parentesi, oggi ho visto una delle più bizzarre chiavi di ricerca attraverso le quali qualcuno sia mai arrivato qui sopra: “operato ai tendini di achille può fare karate?”. Non so perché google abbia indirizzato qui il gentile lettore, e temo proprio che non abbia trovato qui sopra la risposta che cercava, ma posso dirgli che mia sorella è stata operata al tendine d’Achille e continua a fare attività sportiva, anche piuttosto pesante, tranquillamente.

Spero che magari qualche volta tornerà a trovarci lo stesso, e che, magari, si faccia prendere dalla passione per la nostra meravigliosa squadra.

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18 ottobre 2012 · 7:25 pm

Nottingham Forest 0–1 Derby County

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Vabbè, dai, togliamoci il pensiero. La fixture che tutti i tifosi vanno a cercare quando esce il campionato diventa tutto d’un tratto il result che nessun tifoso vuole più vedere una volta che la partita è passata, se passa male come è passata questa.

Ho già detto nel commento come la prestazione del Forest sia stata insufficiente, al pari di quella dell’arbitro, ma la fossa ce la siamo scavata, più che altro, da soli. In una partita chiusa e molto dura, abbiamo tirato in porta una volta sola, al 93′, con un tiro di incontro di Gillett miracolosamente respinto in corner da Fielding: difficilmente si potrebbe spiegare una prestazione così SOLO con l’operato dell’arbitro (l’inespertissimo e inadatto Madley, pure, ripeto, assolutamente disastroso): quando si fa così poco per vincere una partita, accusare qualcun altro per averla persa non sembra un atteggiamento molto maturo.

Veniamo alla cronaca: scendiamo in campo con l’ormai solito rombo, ma con novità di peso: Cohen rientra dall’inizio per la prima volta dall’infortunio patito ai legamenti del ginocchio la scorsa stagione, e, rispetto alla partita persa contro il Leeds torna dall’inizio anche McGugan. I bocciati dell’Elland Road sono, dunque, Coppinger e Moussi. La difesa, pure incerta nella trasferta infrasettimanale nello Yorkshire, è, invece, confermatissima. Jenas, invece, contrariamente alle aspettative della vigilia, non è nemmeno in panchina.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — McGugan — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

Ci sono due tipi di partite molto sentite, quelle che vengono fuori bellissime e quelle che vengono fuori bruttissime. Bastano i primi due minuti e un paio di sguardi all’approccio ipermuscolare del Derby e a quello ipertimoroso dei Reds per capire a quale tipologia appartiene questa edizione della Brian Clough Cup, il quale, se avesse visto la partita, non dubito che avrebbe intimato agli organizzatori di togliere il suo nome dal trofeo, quantomeno da questa edizione. È un po’ come se a me venisse in mente di chiamare Premio Paderewski una gara organizzata tra i bambini di quattro anni della mia via a chi riesce a suonare meglio dopo cinque minuti di allenamento la sigla di Holly e Benji su un organo bontempi con due tasti scassati.

Prima azione notevole di Halford sulla destra, lanciato da un grande curled pass di McGugan dalla nostra trequarti. Halford si scapicolla e dalla fascia laterale la offre di piatto destro a Cox sull’angolo della loro area, Cox si avvicina alla linea di fondo lungo il bordo dell’area stessa, crossa, e la palla incoccia sul braccio di Buxton e finisce in corner. Proteste di Simon nei confronti del guardalinee, l’arbitro, per non fare torto a nessuno, concede la rimessa dal fondo ai Rams. Ottimo inizio.

Halford offre dalle retrovie una difficile palla a Blackstock sulla tre quarti, Dex cerca il controllo ma viene cozzonato da dietro da Buxton che sembra voglia fargli sentire la varra, mentre Bryson gli entra con un colpo di karatè sulle balle. L’arbitro ride di gusto allo spettacolo di tanta maschia esuberanza, però non ammonisce Dex per simulazione mentre si contorce per terra con le mani sulle gonadi, il che gli rende in qualche modo onore.

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Su palla recuperata dalla nostra difesa, grande lancio di Reid per Simon Cox sempre sul vertice destro della loro area, Cox stoppa a seguire, arriva sulla linea di fondo, rientra evitando Hendricks retrocesso a protezione dell’area, penetra e scarica dietro a Cohen appostato dentro la lunetta e piuttosto libero: Chris cerca il tiro a giro di sinistro, ma viene fuori un robo con un prefisso teleselettivo lungo un chilometro, facilmente controllato da Fielding (ah, ok, allora abbiamo fatto due tiri in porta).

Su una palla contrastata lungo la fascia laterale, poco dentro la nostra metà campo, bruttissima entrata di Cox su Bryson, con gamba a martello a schiacciare la caviglia dell’Ariete numero 4. L’arbitro ci ha preso gusto, evidentemente, e non fischia nemmeno la punizione. In una partita normale con un arbitro meno rincoglionito avrebbe potuto benissimo essere rosso diretto.

(Lo so che questa cronaca è una palla, e che racconto solo falli, ma il primo tempo è stato così: sarei un pessimo cronista se cercassi di rendere divertente una schifezza simile).

Rilancio di Camp verso Dex sulla loro tre quarti, Buxton si ricorda della maglietta che indossa e interpreta meravigliosamente il ruolo di ariete in amore, prendendo la rincorsa e andando a dare una testata a Blackstock in elevazione. L’arbitro questa volta concede il fallo, Dex si incazza come una iena perché ogni volta che salta a ricevere il rilancio il bue con la maglia 5 lo stira, ma si vede che l’arbitro è molto dispiaciuto che il nostro attaccante non gradisca il tipico sapore del ruvido gioco inglese; Madley ha la tipica faccia di sorpreso disappunto, da “ora gli faccio vedere io a questa checchetta negra” che i suoi antenati dovevano avere quando qualche schiavo protestava per i vermi dentro il pane mentre veniva trasportato in Alabama; e infatti.

Harding lancia lungo dalla nostra tre quarti (come forse si capirà, il passing flair game con il quale il Forest aveva cominciato il campionato domenica si è trasformato nel più classico hoofball da campetto di provincia britannico: i reparti del Forest, in particolare il blocco difensivo + Gillett e i due attaccanti + i tre centrocampisti offensivi appaiono molto più scollati di quanto non sembrassero qualche tempo fa), Blackstock riceve, riesce a girarsi e a andare via a Buxton, il quale pensa bene di sdraiarlo con un intervento da dietro in spaccata. L’arbitro concede il fallo e, direte voi, questa volta lo ammonirà, ‘sto cazzo di Buxton, e infatti, con aria avvilita, finalmente l’arbitro estrae un cartellino, tipo al quindicesimo fallo del ruvido difensore del DC, un personaggio che sembra ricalcato sull’immaginario difensore britannico tratteggiato nelle sue telecronache da Nando Martellini (“il ruvido e lento difensore inglese”, diceva di chiunque provenisse vagamente dai pressi delle isole britanniche e avesse un numero inferiore a 7 sulla schiena, anche quando si trattava di un difensore meraviglioso come Lawrenson, tanto per dire; ma con Buxton ci avrebbe preso).

Non vedete l’ora che finisca la cronaca del primo tempo? Anch’io.

Blackstock cerca di impadronirsi di una palla vagante all’altezza della loro tre quarti, e allora arrivano tre energumeni vestiti di bianco che lo buttano per terra e cominciano a prenderlo a calci. L’arbitro arriva di corsa urlando “con i cappucci in testa e le croci infuocate però è più divertente”, e invita i tre a farsi una birra dopo la partita per sparar due cazzate e farsi quattro risate.

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“Hey ref, we’re just having a few laughs”

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Rimessa di Halford dalla loro tre quarti destra: come tutti ormai sanno, le rimesse di Halford dalla trequarti destra degli avversari producono, ormai, le nostre più ghiotte occasioni da rete: in questo caso, però, Danny esagera e vuole fare tutto da solo: la sua rimessa colpisce la traversa della porta di Fielding e finisce in fallo di fondo, tra l’ilarità generale (anche dello stesso Halford, a dire il vero).

Infine, la più ghiotta occasione del primo tempo: una punizione sulla destra della loro area, all’altezza dell’area di rigore, la piastrella di Woan, tanto per intendersi con i tifosi più attempati: se ne incarica Reid, che cerca il cross ma trova le manone aperte di Fielding pronte alla respinta. Non impeccabile nelle uscite il portiere bianco, una debolezza che, forse, non abbiamo sfruttato a sufficienza (non che si sia sfruttato a sufficienza qualcosa, domenica, intendiamoci).

Harding recupera un pallone bel cerchio centrale del campo e Henrdicks, senza pensarci due volte, gli riverbera un possente calcione sulla tibia.

A questo punto si incazza pure il di solito inappuntabile Fray, che comincia a dire “unbelievable, unbelievable from Derby, every time that Forest get the ball they are clattered into“.

(Visto che la partita fa schifo, impariamo almeno un bel phrasal verb con il quale fare bella figura con i vostri amici inglesi quando andate allo stadio insieme: il clatter è il rumore che fanno gli zoccoli sull’acciottolato, ma clatter into someone, nell’inglese britannico, è un termine gergale calcistico, e vuol dire “fare un fallo duro su qualcuno”).

Altra rimessa di Halford dalla tre quarti, Collins salta al limite dell’area di porta, colpisce bene di testa e manda la palla sulla parte superiore della traversa, approfittando anche dell’orrenda uscita di Fielding; ma l’arbitro, divenuto improvvisamente un sensibilissimo cultore del gioco di fino, punisce un incomprensibile e invisibile scorrettezza del nostro difensore assegnandoci un fallo in attacco.

Su un rilancio della difesa del Derby, Ayala fa una mezza cazzata e consegna il pallone a Sammon, che avanza un paio di passi e dalle trenta iarde fucila un esterno destro a uscire che passa non molto lontano dall’incrocio alla sinistra di Camp.

Sul finire del primo tempo, il Forest, se non altro, guadagna campo, come si suol dire, riuscendo a manovrare più spesso sulla tre quarti avversaria: bellissima apertura di Cohen su Harding scaraventatosi in avanti sulla fascia sinistra; il nostro terzino avanza fino alla tre quarti avversaria e accentra di piatto verso Cox appostato appena fuori area, sul centrosinistra. Cox controlla, si accentra di qualche passo e tira di collo esterno destro, anche lui dalle trenta iarde: un tiro non pericoloso come quello di Sammon, ma piuttosto ben eseguito.

Il secondo tempo comincia con la mazzata decisiva.

Lancio dalle retrovie per Blackstock, impegnato in un nuovo corpo a corpo aereo con Keogh. Dex alza il braccio, in effetti, e non è chiaro se colpisca il suo avversario, ma lo stopper avversario si dimentica all’improvviso di essere un ruvido difensore britannico, e si abbandona al suolo rantolando come un Busquets qualsiasi. L’arbitro approfitta volentieri dell’occasione e caccia dal campo Dex. Al rallentatore si capisce che il colpo c’è stato: è stato lieve, ma il movimento del braccio è stato molto scomposto.

Come ho scritto subito guardando la partita, un giocatore professionista guadagna in una settimana quello che i suoi tifosi guadagnano in un anno proprio perché si presume che abbia un controllo completo del proprio corpo e della propria mente in situazioni di stress estremo, soprattutto, in questo caso, quando ha abbondantemente intravisto i sintomi di un arbitro ostile. Probabilmente la sbracciata di Blackstock era più da ammonizione che da espulsione, perché era evidentemente priva di cattiveria (braccio completamente teso e corsa molto corta), ma servire su un piatto d’argento in questo modo l’occasione per la propria espulsione, spiace dirlo, è stato davvero da pollo.

Non reagiamo all’espulsione, e per qualche minuto siamo apparentemente in balia dell’avversario.

Brayfod accelera sulla destra fino alla nostra tre quarti e la dà in mezzo a Hendricks che la ritorna al terzino bianco con un bell’uno-due, Brayfod si dirige verso la nostra area: giunto al suo vertice invece di accentrare il pallone lo allarga intelligentemente di nuovo sulla destra per l’accorrente Coutts che, inefficacemente contrastato da un Reid nettamente in ritardo nella sua chiusura, mette in mezzo un pallone sul quale lisciano Collins e Sammon ma non Bryson, che infila di piatto da una iarda.

Non ho contato i gol che abbiamo preso dalla nostra fascia sinistra, ma sono indubbiamente molti. L’inefficacia di Reid nella chiusura sta diventando un problema piuttosto serio, secondo me.

Sugli sviluppi di un corner battuto dalla nostra destra, ancora Bryson arriva al tiro dal limite dell’area, ma Camp controlla in due tempi: a dire il vero, la palla gli era sfuggita a un paio di iarde, ma nessuna maglia bianca era appostata a approfittare dell’imprecisione del nostro estremo difensore.

Cohen batte una punizione dal centrodestra della loro tre quarti cercando la testa di un compagno in un’area molto trafficata: in realtà la palla non la devia nessuno, e arriva a rimbalzare a mezza iarda da Fielding che controlla anche lui in due tempi con qualche difficoltà, anticipando di un soffio la testa di Collins protesa al rebound.

Su un rilancio della nostra difesa, Cox appostato sulla linea mediana lancia benissimo di interno destro al volo il subentrato Sharp sulla sinistra, Sharp controlla, arriva fin quasi al vertice sinistro dell’area e scarica indietro ancora a Cox; Simon punta deciso l’area di rigore, viene circondato da un nugolo di avversari tipo Boromir a Parth Galen, caracolla cercando uno spiraglio ma è contrato da Keogh che respinge alla bell’e meglio, Sharp cerca il tiro sulla respinta ma viene ancora una volta contrastato efficacemente dalla difesa avversaria, e Brayfod riesce a allontanare definitivamente in tocuhe.

Col passare dei minuti la nostra offensiva, anche se sempre disordinata, diventa più continua, e il Derby County si raccoglie completamente nella sua metà campo. Camp rinvia lunghissimo per Danny Collins, avanzato fin sulla tre quarti avversaria per fare da centroboa; Collins riesce a conquistare il pallone e lo allarga sulla fascia destra per Cohen, che avanza fino all’altezza dell’area di rigore avversaria, affronta il proprio avversario e con un paio di finte lo sbilancia tanto da trovare lo spazio per il cross, Buxton anticipa Cox di testa nell’area piccola, ma il suo rinvio è molto corto e arriva ballonzolando sul limite dell’area di rigore, dove irrompe Gillett con ottimo tempo: tiro d’incontro, di collo destro esterno, quasi a botta sicura, ma Frankie Fielding si guadagna la pagnotta parando miracolosamente con un tuffo sulla sua sinistra.

È la nostra occasione più chiara e clamorosa, e capita al 93′.

Dopo la parata si crea una mischia tra l’area di rigore e l’out destro, che origina una punizione per noi, della quale si incarica Cohen. È l’ultima occasione, Collins sfiora appena di testa sul vertice dell’area piccola, ma non tanto da imprimere la decisiva rifrazione alla traiettoria, e la difesa del Derby pulisce l’area, stavolta con definitiva decisione.

Fischio finale, e bianchi che vanno sotto la loro tribuna a raccogliere gli applausi dei tifosi prima di andare a sollevare di nuovo la Coppa d’argento messa in palio per la sfida.

Il Derby è venuto a giocare la partita che una squadra nettamente inferiore tecnicamente doveva giocare fuori casa in una partita così importante, magari aiutata da un arbitro compiacente, ma noi non siamo stati in grado di trovare contromisure a un’impostazione così chiusa e pastosa. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, crescere, imparare a far fronte a queste situazioni, imparare che non esistono solo le situazioni di gioco aperto che apparentemente gradiamo (o meglio, gradivamo, visto che siamo a una vittoria nelle ultime sette partite) tanto.

* * *

Forest: Camp; Halford (Moloney 78′), Ayala, Collins(c), Harding; Gillett, Cohen, McGugan (Lansbury 75′), Reid (Sharp 75′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov (GK), Moussi, Coppinger, Majewski

Ammoniti: Reid 21′, Gillett 69′, Cox 90′, Lansbury 90′

Espulso: Blackstock 46′

Derby: Fielding, Brayford, Roberts (O’Connor 79′), Bryson, Buxton, Keogh (c), Coutts, Hendrick, Hughes, Sammon (Robinson 82′), Ward (Jacobs 66′)

NE: Legzdins (GK), Tyson, Gjokaj, Freeman

Marcatore: Bryson 55′

Ammoniti: Buxton 23′, Roberts 38′

Arbitro (vabbè…): Robert Madley
M
Spettatori: 28.707 (di cui ospiti: 4.389)

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Archiviato in east midlands derby, Senza categoria, stagione 2012-2013

“What a mess in the back”: Leeds Utd 2–1 Nottingham Forest

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Il commento di John McGovern riportato nel titolo non si riferiva alla sua situazione intestinale: è stata la prima frase che gli è venuta in mente — e che non è riuscito a trattenere — dopo il secondo gol del Leeds United, nato da una simpatica serie di cazzate commesse dal Forest in fase difensiva.

L’Elland Road ha assistito a una nuova prova bifronte dei Reds, fragilissimi nel primo tempo (molto più fragili che inquadrabili, a dire il vero), molto più solidi e determinati nella ripresa, ma, stavolta, non è proprio bastato, e torniamo in casa con la prima sconfitta sul groppone. Qualche perplessità sull’operato dell’arbitro D’Urso, anche (un paio di discussioni davvero discutibili), ma sul senso e la ragionevolezza della sconfitta c’è poco da dire. Rimane la magrissima soddisfazione di essere stati gli ultimi a perdere, in Championship, dopo che il Blackburn Rovers aveva perso l’imbattibilità la sera prima, nella partita interna contro il Boro.

La cosa più preoccupante, forse, è la mancanza di alternative al 4132, la formazione con la quale il Forest, almeno in questa fase, pare condannata a dover giocare: se contro il Palace aveva fallito la difesa a tre con mediani laterali alti, nello Yorkshire è stato il 442 ortodosso, con due mediani centrali, a mostrare la sua fragilità (una fragilità, che, a dire il vero, era già stata intravista nella partita interna contro lo Wigan: la differenza di classe tra le due squadre, allora, aveva portato a sottovalutare le difficoltà di convivenza che paiono trovare Gillett e Moussi quando giocano insieme). Insomma, come a fine gara ha detto Collins (molto più lucido nei commenti che in campo, ultimamente), al Forest manca un Piano B.

La seconda preoccupazione è che il Forest pare abbia perso la capacità di giocare la palla che aveva mostrato nelle prime giornate, nelle quali, ricordiamo, aveva nettamente messo sotto fuori casa anche l’Huddersfield dei miracoli. La prima sconfitta, insieme alla perdita della capacità di giocare aperto e veloce che i Reds avevano mostrato nella prima parte della stagione potrebbero, insieme, portare a un po’ di perdita di fiducia nelle prossime gare, proprio la cosa di cui non abbiamo bisogno prima di due partite interne contro Derby e Blackburn, importantissime sia per motivi simbolici, sia per dare forma a una classifica, per ora, del tutto anonima.

Sean O’Driscoll ha scelto, dunque, per cominciare, un classico 442 con Coppinger e Reid all’ala, e Gillett e Moussi (il motivo per cui Moussi — davvero disastroso contro lo Wigan — è stato preferito a McGugan rimane misterioso) in mezzo; davanti Blackstock — ottimo contro il Palace in settimana — l’ha spuntata su uno Sharp probabilmente ancora non al meglio, mentre dietro, indisponibile Hutchinson, hanno giocato Halford a destra, Harding a sinistra (ambedue molto incerti), e la coppia centrale in via di consolidamento, Collins e Ayala (degni compari di incertezza dei terzini). Oltre al debutto di Coppinger, da segnalare l’esordio in panchina di Henri Lansbury, ottimo protagonista nella ripresa.

Una curiosità: in panca, come secondo portiere, siede Eftmov, perché Darlow è finito in prestito di emergenza di un mese a Walsall. Auguri a lui!

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Coppinger — Moussi — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

L’inizio del Forest non è né timido né poco efficace: come già detto nel commento generale, infatti, è stata la fragilità il difetto principale dei Reds in questa partita, più che la mancanza di qualità o di impegno.

La prima azione è però del Leeds: una manovra sviluppata sulla trequarti destra del loro schieramento porta al tiro da distanza siderale Rodolph Austin: un esterno destro a rientrare che salta una volta davanti alla nostra porta e che viene agevolmente domato a terra da Lee Camp.

Coppinger da destra scarica dietro a Gillett sulla linea mediana, poi Moussi e Halford dialogano nella nostra metà campo, Halford vede un corridoio e ci si butta palla al piede, duetta con Gillett e poi lancia Cox sulla trequarti, Cox allarga per Coppinger sulla destra, l’ex Donnie arriva sul vertice dell’area, penetra, finge il cross e invece la restituisce a Cox sul limite: Simon, di prima intenzione, cerca la precisione a aggirare il portiere, invece viene fuori un piattone centrale, un po’ trattenuto, ben controllato da Paddy Kenny. Certamente si poteva fare di più con il bel pallone offerto dalla nostra nuova ala destra.

Corner battuto sulla loro destra da Diouf e ben incontrato di testa da Lees, mollemente marcato da Harding in mezzo alla nostra area: la palla si perde alla sinistra di Camp, altrimenti impotente.

Corner battuto di interno sinistro a rientrare da Reid sulla destra del nostro schieramento in maniera impeccabile, la palla scavalca Kenny uscito a farfalle e finisce a Dex che mette dentro di testa sul palo lungo: l’arbitro annulla per una spinta, non rilevabile dalle immagini, di Blackstock ai danni di Austin, o forse di Cox ai danni di Kenny. Se c’era, è stata lievissima; ad ogni modo, va benissimo: fatto sta che, nel prosieguo, situazioni analoghe non sono state valutate con la stessa severità.

Nuovo corner per il Leeds United sulla loro destra, battuto ancora di interno desto a uscire da Diouf, Blackstock respinge di testa in mezzo all’area, Gillett vince un contrasto al limite e allontana ulteriormente, il pallone finisce nel traffico a Poleon sulla tre quarti che gira dietro a Peltier nel cerchio di centrocampo; palla allargata benissimo a Diouf sulla destra, Diouf punta Harding, finta il cross di destro, Harding abbocca come [SPOILER] Belmondo quando vede Catherine Deneuve in La mia droga si chiama [/SPOILER], si sbilancia, Diouf rientra con un passo e crossa di interno sinistro, del tutto incontrastato; Tonge liberissimo sul palo lungo la rimette in mezzo spizzndola come può (anzi, probabilmente, l’assist è frutto di un controllo sbagliato) e l’ottimo Becchio (giocatore per il quale vado pazzo) la mette dentro di potenza dal limite dell’area di porta. Cattiva difesa in mezzo, ma pessima difesa di Harding sulla fascia, davvero troppo molle.

Il Forest cerca di reagire: Blackstock conquista con un bel contrasto il pallone sul limite dell’area del Leeds United, se lo porta verso la bandierina sinistra e lo offre dietro a Reid. La nostra ala si porta sul lato sinistro dell’area di rigore e crossa in mezzo un pallone non precisissimo, arretrato rispetto alla posizione di Cox, che cerca la torsione all’indietro, colpisce il pallone ma lo manda fatalmente alto sulla porta di Kelly. Peccato, perché rivedendo l’azione da dietro si può apprezzare come Simon fosse piuttosto libero in area.

Continuiamo il tentativo di forcing, ma Blackstock perde un contrasto sulla destra della loro tre quarti, il Leeds cerca di ripartire con un lancio lunghissimo di Peltier che trova Diouf sulla nostra tre quarti, guardato da Harding e Collins, che però gli danno agio di girarsi e di servire al limite dell’area il rimorchio del lancatissimo Becchio, che lotta con Ayala per il possesso del pallone: Ayala riesce a anticipare l’argentino in scivolata, ma invece di servirla dietro a Camp, con un movimento molto goffo cerca di allontanarla verso il centrocampo, servendo però lo stesso Becchio, che era rimasto in piedi dentro la lunetta; Becchio prova il tiro, respinto dal secondo intervento alla disperata di Ayala, il cui rinvio, sporchissimo, finisce però sui piedi dell’accorrente, liberissimo Poleon (Halford lo osserva da dietro con blando interesse): il Francese, proprio dal limite, sul vertice sinistro della lunetta, fredda sul primo palo Camp con un interno destro a uscire. Ancora una volta, più che un clamoroso errore (anche se la prima scelta difensiva di Ayala su Becchio è stata sciagurata), è stata tutta la difesa a non funzionare, sia come piazzamento, sia come lucidità, sia come intensità nei contrasti. Anche McGovern, piuttosto visibilmente seccato, dopo aver detto che dietro siamo un casino, denuncia la scarsa organizzazione della fase difensiva.

Gillett batte una punizia dentro la loro metà campo cortissima per Reid, l’Irlandese avanza palla al piede e dalla tre quarti tira di interno sinistro un pallone che si spegne di poco alla sinistra di Kelly: buon tiro, ma difficilmente, se fosse stato dentro, avrebbe sorpreso il portiere del Leeds, che ha seguito attentamente la traiettoria.

Reid batte una punizione arcuata di interno destro in area dalla sinistra della loro trequarti, Blackstock parte all’inseguimento, appare in vantaggio sul suo marcatore diretto Austin, il quale si disinteressa del pallone e si getta a terra trascinando Dex che stava per colpire quasi a botta sicura. Rigore secondo me piuttosto netto, soprattutto se visto da dietro: e, comunque sia, se il metro della severità di D’Urso era quello mostrato in occasione del gol annullato allo stesso Dex, questo è rigore, espulsione, fucilazione e squalifica del campo. Invece, nulla. Naturalmente, in tutto avviene con la massima compostezza da parte dei giocatori, davvero encomiabili, in questo.

Un lunghissimo rilancio di Harding dalla nostra area di rigore viene raccolto da Blackstock di testa, dal limite della lunetta avversaria Dex la dà indietro all’accorrente Coppinger, ma il biondino, dopo un controllo di petto, tira largo sul secondo palo, alla destra di Kelly.

Rilancio di Kelly, batti e ribatti a centrocampo con più di un accenno di hoofball da entrambe le parti, alla fine Lees schiarisce le idee a tutti con una sciabolata a servire Diouf sulla nostra tre quarti. Il Senegalese, marcato ancora da lontano, come se avesse cannato il deodorante pre-gara, avesse seri problemi intestinali o avesse dichiarato ai suoi avversari di soffrire di dermatite purulenta, ha tutto l’agio di girarsi e di servire l’accorrente Byram sulla destra. Il buon Sammy si accentra e penetra in area; Harding, probabilmente per non fare di nuovo una figuraccia, si guarda bene dal contrastarlo; Byram vede in mezzo Becchio clamorosamente libero, lo serve bene, e l’Argentino, di piatto destro, ancora dal limite dell’area piccola, spedisce miracolosamente alto.

Ora, io capisco che da alcune parti si cominci a criticare O’Driscoll, siamo il Forest, se non critichiamo non ci si diverte, ma per fare certi movimenti difensivi o per portare certi contrasti un giocatore di calcio professionista non dovrebbe avere bisogno di un allenatore che glieli rammenti: semplicemente, se non li fai o non sei un giocatore da campionato a alto livello, o stai giocando con inaccettabile distrazione (il che vuol dire sempre che non sei un giocatore da campionato a alto livello).

Rivoluzione nell’intervallo, con il ritorno al 4132 e l’ingresso di Lansbury, finalmente al debutto, e di McGugan, per Reid e Moussi, il primo stanco, il secondo inspiegabilmente impalpabile.

La prima occasione nel secondo tempo è per noi: un rilancio lungo di Campo trova Blackstock sulla trequarti del Leeds: Dex è un prodigioso controllore di palloni vaganti, e riesce a appoggiare anche questo, di petto, per McGugan che tira il collo a un tiraccio dalle 35 iarde: pallone che si spegne ballonzolando sulla destra di Kelly.

Poi, un’altra decisione molto discutibile di D’Urso: su un nostro rapido rilancio dalla tre quarti Cox, che stava ricevendo il pallone nella lunetta con solo Pearce da superare, viene letteralmente abbrancato e affossato dal ruvido difensore in maglia bianca: bellissimo O-Soto-Gari, meriterebbe almeno un waza; McGugan riconquista la palla ma l’arbitro ferma l’azione senza aspettare lo sviluppo del vantaggio: punizione ineccepibile, peccato che Pearce, già ammonito, meritasse ampiamente un altro giallo per questo fallo volontario su un’azione pericolosa. McGugan si occupa della battuta, che si spegne sulla barriera: il successivo lancio di Halford in area viene spedito alto di testa da Ayala.

Greg Halford va alla rimessa laterale sulla trequarti destra del loro schieramento: per chi non lo sapesse, Greg è una specie di omino delle rimesse del Subbuteo, ha una rimessa laterale migliore di quella di Delap che già martedì scorso, sulla spizzata di Dex, ci stava per dare un’immeritatissima vittoria contro il Palace, se non fosse stato per il colpo di reni di Speroni. Il copione si ripete identico, con Blackstock che riesce a colpire di nuca nel traffico dal limite dell’area di porta, Kelly non è Speroni, D’Urso non riesce a immaginare alcun valido motivo per il quale annullare, così dimezziamo lo svantaggio. Mezz’ora da giocare, e il miraggio della terza rimonta di fila comincia a farsi intravedere sotto il non proprio desertico sole dello Yorkshire.

Qualche minuto dopo, Greg cerca il bis, stavolta dalla trequarti sinistra: il Leeds difende in area come difenderebbe su un corner di Pirlo, la palla arriva nell’area di porta dove Dex e McGugan riescono ancora a spizzare, mischia paurosa nell’area piccola dei Bianchi, Lansbury cerca il colpo di karatè alla Ibrahimovic per ribadire in porta, ma vien fuori un pallone sporchissimo che si impenna verso l’angolino, e Kenny riesce a deviare in corner. Sugli sviluppi della respinta dal corner, Halford raccoglie sulla loro tre quarti, crossa in area e Ayala riesce a colpire un pallone però ancora troppo lento, controllato al petto senza difficoltà da Kelly.

Il Leeds si rifà vivo con un corner sempre di Diouf dalla destra, con bella testata di Austin schiacciata a terra, appena lenta e molto ben controllata a due mani da Camp in tuffo.

Cox manovra sul limite dell’area, bel lanciato da McGugan, la serve in mezzo a Dex che, dalla lunetta, tira di interno sinistro a aggirare il portiere, tiro ribattuto da Byram, Blackstock va di testa sulla respinta e serve dietro Harding in proiezione offensiva, un po’ chiuso il terzino dialoga con McGugan sulla trequarti sinistra del nostro schieramento offensivo, riesce a servire il nostro #10 sul vertice sinistro dell’area di rigore, McGugie fa due passi (mal marcato anche lui, a dire il vero) e tira di destro a giro, alla Del Piero, come si diceva una volta; ma riesce a produrre solo la parata più bella della serata, con Kelly in estensione sul suo palo lungo a deviare in corner con il braccio di richiamo.

Halford prova ancora la rimessa, da ancora più lontano, sulla sinistra del nostro schieramento: riesce ancora a trovare l’area piccola, e la deviazione in angolo di Byram. Siccome, purtroppo, non si possono far battere a Halford con le braccia anche i corner, McGugie va alla battuta con meno di 9′ da giocare, palla bassa in area di porta, cattiva difesa del Leeds che non pulisce, Blackstock si tuffa ma non trova un buon contatto con il pallone, che rimane lì a ballonzolare e viene alla fine allontanato dalla difesa bianca.

Il lungo recupero concesso da D’Urso per le infinite perdite di tempo del dirty Leeds nella parte finale della gara non porta più alcun serio pericolo alla porta di Kelly, nonostante l’ingresso di Sharp per Coppinger a sette dal termine: l’ottimo momento mostrato dal Forest nella parte centrale della ripresa è in via di esaurimento, e non è stato sufficiente per recuperare: le incertezze difensive del primo tempo ci condannano a una sconfitta tutto sommato giusta ma, forse, evitabile.

Nuova brutta prova, dunque, della coppia di mediani difensivi MoussiGillett (come prestazione collettiva del reparto molto più che come prestazione individuale) e prestazione molto incoraggiante di Lansbury, attivo e pericoloso nel secondo tempo.

Prossima partita domenica, Brian Clough Trophy in casa, la partita dell’anno in diretta TV, e errori come quelli di Leeds non saranno più concessi: il Forest ha terminato la partita con otto giocatori nuovi in campo, e problemi di crescita sono del tutto comprensibili, ma la prossima è l’unica partita dell’anno in cui le scuse non sono assolutamente ammesse.

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Forest: Camp; Halford, Ayala, Collins(c), Harding; Coppinger (Sharp 83′), Moussi (McGugan 46′), Gillett, Reid (Lansbury 46′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov, Cohen, Moloney, Majewski.

Marcatore: Blackstock 60′

Ammonito: Cox 90′

Leeds: Kenny, Peltier(c) (Varney 68′), Drury, Lees, Pearce, Austin, Becchio (Gray 90′), Tonge, Diouf, Byram, Poleon (White 66′).

NE: Ashdown, Kisnorbo, Brown, Payne.

Marcatori: Becchio 14′, Poleon 25′

Ammoniti: Pearce 29′, Lees 80′

Arbitro: Andy D’Urso

Spettatori: 24,292

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“Got out of jail”: Crystal Palace 1–1 NFFC

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Che cosa si deve pensare quando si tira fuori un punto dalla canna del cesso in cui si è trasformata la peggiore partita della stagione, su un campo di una squadra molto in forma e avendo giocato in dieci per mezz’ora? Di solito, si ondeggia tra il sollievo mostrato da O’ Driscoll alla fine della partita (“È come essere usciti di prigione”) e un po’ di disappunto per una squadra che, partita dopo partita, dimostra la sua (inevitabile) imperfezione: una squadra messa su in tutta fretta, mettendo insieme buoni, quando non ottimi, giocatori, e che ha avuto circa tre settimane meno delle altre per preparare una campagna così impegnativa.

Però, se una squadra decisamente da lavori in corso staziona al settimo posto in classifica (mercoledì, infatti, siamo stati scavalcati da Huddersfield corsara a Sheffield nel derby dello Yorkshire, e siamo usciti dalla zona play-off), e con una media inglese disturbata solo dal pareggio interno con il Birmingham, direi che, ancora, non c’è motivo di preoccuparsi. Inoltre, deve ancora debuttare Henri Lansbury, che potrebbe davvero dare alla squadra quello che ancora le manca, soprattutto quando si trova a dover giocare contro squadre che pressano molto e che impediscono il possesso palla prolungato e il passing game rasoterra caro a O’ Driscoll, e ci costringono a molti errori di passaggio (anche, a dire il vero, molti non forzati) e anche a qualche troppo più che occasionali passaggi lunghi e palle filtranti consegnate al deserto della difesa avversaria.

Però siamo una squadra da lavori in corso con personalità, come già rilevato dopo la partita con il Birmingham City: anche considerando che abbiamo giocato contro una squadra che davanti ha sciupato tutto lo sciupabile, un punto in rimonta ottenuto in dieci mostra un miglioramento caratteriale, rispetto alla scorsa stagione, di cui essere fieri e consolati.
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O’ Driscoll sceglie di cominciare la partita con la stessa formazione con la quale aveva chiuso quella interna contro il Birmingham City:

Camp

Halford — Ayala — Collins

Hutchinson                         —                                 Harding

Gillett

McGugan          —                  Reid

Sharp — Cox

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Davanti il Gaffer sceglie Sharp, anche se Dex, quando è entrato, ha mostrato di avere più condizione di Billy, e di avere una migliore intesa con Cox di quella mostrata dall’ex Southampton.

In mezzo manca Guedioura: evidentemente, O’ Driscoll ha individuato nel gioco dell’Algerino le stesse difficoltà e le stesse incertezze che avevamo segnalato nel commento alla scorsa partita.

Praticamente, visto che Saha e Jonathan Williams, gli esterni del Palace, hanno giocato molto bene e molto alti, Hutch e Harding hanno giocato sempre da terzini veri: fino al 40′, quando è entrato Guedioura per Hutchinson ripristinando il 442, abbiamo giocato con un 532 che ha inaridito il gioco offensivo.

Grande colpo d’occhio del Selhurst Park, con quasi 2.000 tifosi viaggianti nella South London. Forest in maglia light blue, subito in sofferenza per la pressione messa immediatamente in atto da parte dei rossoblù, reduci dall’ottima vittoria al The Valley. Corner battuto corto da Garvan per Saha che triangola e mette il trequartista irlandese sul limite dell’area, duro contrasto con Harding e palla allontanata sulla nostra tre quarti, recuperata in anticipo secco su Sharp da parte di Ward che la allarga di nuovo su Saha liberissimo sulla destra, ottimo cross in mezzo e colpo di testa a botta sicura di Murray dal vertice sinistro dell’area piccola, con Camp impotente a sperare in un clamoroso errore dell’avversario che, per fortuna, si verifica: pallone colpito malissimo che va a ballonzolare sul lato lungo, raccolto e spazzato nella touche della zona centrale da Halford.

Su palla strappata in pressing da McGugan sulla nostra tre quarti Hutchison controlla malissimo e consegna il pallone a Jonathan Williams che dal vertice sinistro dell’area impegna Camp in una non comodissima parata in tuffo sulla sua sinistra.

Dentro la nostra lunetta, Gillett sradica il pallone dai piedi di Murray ben servito in profondità da Saha, e riparte palla al piede fino alla nostra tre quarti: senza buone opzioni di passaggio, tenta il lancio lungo per Sharp, agevolmente anticipato da Delaney che respinge di testa e rilancia Williams sulla sinistra. L’ala sinistra delle Aquile arriva in slalom sul vertice sinistro dell’area di rigore e crossa in mezzo un pallone velenoso che, fortunatamente, non trova all’impatto nessun piede rossoblù, e attraversa innocuo tutta la nostra area di porta. Collins raccoglie, e anche lui lancia lungo per Simon Cox, anche lui anticipato di testa dalla difesa avversaria; Ward e Cox combattono per il possesso palla sulla linea mediana, Ward ha la meglio e la dà a Jedinak nel cerchio centrale del campo, l’Aussie allarga a sinistra per Moxley in avanzamento. Fray nota come il Forest stia perdendo nettamente ogni duello individuale in ogni zona del campo, e ha perfettamente ragione. Moxley offre la palla a Williams, che si accentra e la offre sulla destra a Saha, il Francese si accentra, punta Harding sul limite dell’area, lo sbilancia e, proprio dal limite, tira di collo destro un pallone che finisce alto sulla porta di Camp.

Ancora Jonathan Williams sulle venticinque iarde, passa in mezzo a Dikgacoi che controlla e tira di seconda intenzione dalla lunetta, ancora alto sulla porta di Camp. È evidente, a questo punto, che gli esterni del Palace entrano come vogliono nella nostra tre quarti, e che la zona davanti alla nostra retroguardia sia un deserto indifeso nel quale gli avversari possono piazzare indisturbati l’artiglieria pesante.

Hutchinson avanza a ampie falcate sulla nostra tre quarti e ciabatta un pallone in mezzo: la sfera ballonzola per una decina di iarde e cade facile preda di Garvan, facendo sbuffare di disappunto il di solito serafico Fray: Garvan la offre in avanti a Jedinak, che tira di prima dalle trentacinque iarde, stavolta inquadra lo specchio ma trova alla respinta i pugnazzi protesi di Camp.

Davanti continuiamo a non tenere un pallone che sia uno. Sull’ennesima fifty fifty ball persa dai nostri avanti, retrocediamo fino al limite della nostra area di rigore, ma sempre subendo il pressing delle Aquile: Halford a Ayala, che perde palla sul contrasto di Murray, che arriva sul vertice sinistro della nostra area e tira, ma è disturbato dal recupero di Ayala e il tiro viene fuori debole e innocuo, facile preda di Camp.

Unico pericolo del secondo tempo, una palla colpita in scarsa coordinazione da Sharp su punizione dalla tre quarti di Reid, e finita fuori alla sinistra di Speroni.

Il Gaffer, vista la mala parata e, soprattutto, l’inutilità di avere cinque difensori contro una squadra che gioca con una sola punta, toglie Hutchinson, lievemente infortunato, prima del riposo, e mette dentro Guedioura.

Intervallo: il Player del Crystal Palace, a differenza di quello del Forest, fornisce ampia sintesi della maschilista ma non disprezzabile esibizione delle famose Cheer Leaders degli Aquilotti.

Il secondo tempo si apre con un nuovo corner per il Palace: battuta perfetta di Garvan che trova Dikgacoi sul vertice opposto dell’area piccola, classica palombella di testa d’incontro e palla imparabile sul palo lungo alla sinistra di Camp per il quarto gol stagionale del centrocampista sudafricano.

Vantaggio sacrosanto, e punteggio tutto sommato ancora lussuoso per il Forest.

Andy Reid contrasta Dikgacoi, l’arbitro concede un forse dubbio fallo poco dentro la nostra metà campo, e, a gioco fermo, Guedioura colpisce con un calcio istintivo Jedinak, che forse gli aveva dato una manata in faccia, proprio sotto gli occhi dell’arbitro, che non può fare altro che cacciare dal campo con un rosso diretto (Adlene era già stato ammonito) l’improvvido centrocampista algerino.

Potrebbe essere la fine della partita, invece si rivela una svolta in positivo: come ha detto O’ Driscoll alla fine della partita, “rimanere in dieci ha reso il Palace più prevedibile, mentre ha fornito a noi la scintilla che ci era mancata per tutta la partita e di cui avevamo bisogno”.

Su un nostro timido tentativo offensivo, il Palace riparte in velocità con Saha, lanciato benissimo sulla destra da un’apertura di Murray, Saha arriva sul lato destro della nostra area di rigore e la mette in mezzo al limite della nostra area di porta. Bolasie, appena entrato per l’ottimo ma stremato Williams, non trova l’impatto diretto, cerca il controllo, cincischia un po’ con il pallone e permette il recupero a Harding, che esce con sicurezza palla al piede.

Cominciamo a guadagnare un po’ di spazio e a pressare con più convinzione, e il Palace offende, soprattutto, in contropiede. Bolasie lanciato sulla sinistra si dirige verso la nostra area di rigore puntando Halford, lo supera con uno scarto a sinistra e conclude verso la porta di Camp da poco dentro la nostra area, ma si era allargato troppo e il tiro si perde piuttosto lontano dai legni.

Ultimi cambi per il Forest, con Blackstock che sostituisce uno Sharp ancora fuori condizione, e Majewski che subentra per McGugan.

Halford prende una gran rincorsa per battere una touche sulla destra della loro trequarti, cercando evidentemente l’area avversaria. La trova, ma la difesa rossoblù anticipa Harding salito al colpo di testa. Gillett recupera sulle quaranta iarde, e la rimette in area con un pallonetto di sinistro, respinto alla viva il parroco da Ramage fino al limite della nostra area; Ayala gestisce male il pallone sulla pressione di Murray, lo allontana sporco e Saha lo raccoglie sulla nostra tre quarti, fa qualche passo, e scarica dal limite della lunetta un rasoterra che si perde alla destra di Camp.

Sulla susseguente rimessa di Campo, Blackstock spizza la palla sulla trequarti, serve Cox al limite dell’area di rigore, e avanza per suggerire il triangolo. Cox si destreggia divinamente fra tre avversari, si gira e di esterno destro serve in verticale, tra un nugolo di maglie rossoblù, l’inserimento di Dex, il quale insegue il pallone e, complice la tardiva uscita di Speroni, batte in anticipo il portiere argentino dal limite dell’area di porta. Ottimo il tempismo di Blackstock, al suo primo gol stagionale, ma è davvero divina l’assistenza di Coxie, sempre più fondamentale nel creare e concretizzare occasioni da gol.

Davvero insperato pareggio, con soli nove minuti da giocare.

Gli ultimi spiccioli di partita vedono una grossa occasione per parte, abilmente sventate dai due portieri: una nuova lunghissima rimessa laterale di Halford dalla tre quarti trova Blackstock che, nel traffico da ora di punta nell’area avversaria, spizza di testa verso il palo lungo: Speroni esegue la parata dell’anno, un allungo davvero quello di Gordon Banks sul colpo di testa di Pelé. Il replay di quest’azione copre, nella sintesi, la replica del Palace, con un’altrettanto bella — secondo la radiocronaca — parata di Campo su colpo di testa di Ramage.

Ora ci dirigiamo verso Leeds United per la prima volta dopo il 3-7 dell’anno scorso, senza Guedioura, che avrà un po’ di tempo per recuperare smalto e collocazione tattica che gli consentano di riprendere la forma dell’anno scorso, e con un Lansbury in rampa di lancio che potrebbe non farlo rimpiangere tanto, anche se l’ideale, per allargare il nostro gioco sulla destra, sarebbe il prestito di un giorno di McCleary da Reading.
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Forest: Camp, Halford, Ayala, Collins(c); Hutchinson (Guedioura 40′), McGugan (Majewski 79′), Gillett, Reid, Harding; Cox, Sharp (Blackstock 73′).

NE: Darlow (GK), Moussi, Moloney, Coppinger.

Marcatore: Blackstock 82′

Ammoniti: Halford 29′, Guedioura 55′, Blackstock 75′

Espulso: Guedioura 62′

Crystal Palace: Speroni, Ward, Dikgacoi (Parr 67′), Garvan, Jedinak(c), Zaha, Murray, Williams (Bolasie 56′), Moxey (Moritz 84′), Delaney, Ramage.

NE: Price (GK), Martin, Goodwillie, Wilbraham.

Marcatore: Dikgacoi 50′

Arbitro: Iain Williamson

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“Scarcely deserved”

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Così ha commentato il nostro McGovern il tribolatissimo punto del pareggio marcato da Blackstock su cross di Reid a nove dal termine, quando ormai, sotto di uno e in dieci contro undici (espulso Guedioura), sembrava che la nostra striscia di imbattibilità fosse destinata a fermarsi a Selhurst Park contro un ottimo Palace, nettamente la squadra migliore della serata.

Per il Palace aveva segnato il solito Dikgacoi al 50′, dopo un primo tempo di netto predominio rossoblù.

La squadra si è schierata all’inizio ricalcando lo schieramento finale della partita contro il Birmingham, un 352 con Harding e Hutchinson esterni di centrocampo, ma è tornata al classico rombo poco prima dell’intervallo, con l’ingresso di Guedioura al posto di Hutch: evidentemente il Gaffer era molto scontento della prestazione della squadra.

Rimaniamo sesti, anzi, aumentiamo di un punto il vantaggio sulle inseguitrici, ci confermiamo squadra difficile da battere, ma mettiamo in evidenza i problemi già messi in luce da Birmingham sabato scorso. C’è molto da lavorare, ma il materiale è di ottima qualità.

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The Lancashire experience: NFFC 2 — 1 Charlton Athletic

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La sosta internazionale mi ha permesso di rimettere la mia vita al pari di settembre, anche se con qualche approssimazione, e il blog ne ha un po’ sofferto. Nell’imminenza della partita interna con il Birmingham City, che, senz’altro, ci dirà del Forest cose in più rispetto a quelle che sappiamo già, riguardiamo l’ottima prova interna contro il Charlton Athletic, squadra che si è dimostrata, come già avevamo detto in sede di commento, tosta e compatta (e con un Fuller determinante nei nove minuti che ha disputato: il giamaicano potrà davvero essere la carta in più per il Charlton nella strada verso la salvezza, e, secondo me, anche qualcosa di più), ma che abbiamo battuto ben al di là di quanto non dica lo striminzito risultato finale, con una strepitosa esibizione di passing game, e anche ben al di là della qualità delle reti: il primo gol di McGugan è stata una vera e propria culattata, e, oltre a tutto, la punizione che l’ha originato, probabilmente, non c’era.

All’indomani del triplice acquisto che ha illuminato il finale del mercato del Forest (Coppinger, Sharp e Henri Lansbury), O’ Driscoll davanti dà fiducia alla squadra che ha giocato praticamente tutte le partite di campionato, mentre in difesa cerca di mettere qualche pezza alle incertezze che hanno segnato — in negativo — le ultime partite del Forest, dando spazio a Ayala in mezzo e a Hutchinson a destra, mentre Halford è stato spostato a sinistra al posto del non sempre impeccabile Harding (i nuovi acquisti meritano almeno sei mesi di eufemismi, prima di cominciare a dire, come si suol dire, pane al pane e cazzata alla cazzata: inoltre, Harding, dicono le cronache, aveva passato la notte prima in sala parto per assistere la moglie, per cui è stato assente più che giustificato).

L’impianto della squadra non cambia, con Gillett inchiavardato davanti alla difesa, Guedioura centrocampista box-to-box e Reid e McGugan liberi di offendere e di scambiarsi le fasce; davanti, conferma per un Cox seconda punta all-around, e Blackstock in mezzo a prendere botte e a fare spazio ai compagni oggettivamente più talentuosi (anche se, come vedremo, la magia del giorno è sua):

Camp

Hutchinson — Ayala — Collins — Halford

Gillett

Guedioura — McGugan — Reid

Cox — Blackstock

Il colpo d’occhio offerto dal City Ground, nonostante il pomeriggio un po’ grigio, è molto bello, il pubblico è numeroso, e l’ottimismo sparso a piene mani dalla campagna acquisti di agosto e dal discreto inizio di campionato pervade l’atmosfera dello stadio anche più della nebbia che rotola dentro dal Trent. Il Forest mette subito in chiaro il suo atteggiamento nei confronti della partita: gran possesso palla (anche dentro la propria metà campo, proprio come l’Olanda di Cruijff), accelerazioni e cambiamenti di fronte improvvisi per trovare gli spazi, e velocità di esecuzione.

Il primo esempio di accelerazione improvvisa è un bellissimo lancio di Gillett (un passaggio di circa 45 iarde di prima dal cerchio di centrocampo verso il limite dell’area: sempre più convincente nel ruolo di mediano il biondino di Oxford) per Blackstock faticosamente respinto dalla difesa, e Guedioura balza sul rimpallo strozzando però il tiro verso il turf, e concludendo. così, debolmente tra le braccia di Hamer ben piazzato.

Un altra bella circolazione di palla tra il centrocampo e la nostra tre-quarti, sempre orchestrata dall’ottimo Gillett, Hutchinson sulla destra del centrocampo la mette in mezzo a Reid in posizione di regista centrale, Reid dentro a Cox sulla tre quarti, Cox a McGugan, che la mette a sinistra per l’accorrente Halford, Halford ancora dentro a Cox che fa da sponda a Reid che entra in area come un coltello caldo nel burro, la appoggia in mezzo per Guedioura che a botta sicura la spedisce sulla parte inferiore della traversa. Grande manovra, con il pallone che non ha mai abbandonato il prato, e conclusione appena sbagliata.

Gillett riconquista l’ennesimo pallone sulla sinistra del nostro pressing alto, la manovra si sviluppa verso la destra tra McGugan e Reid fino a Hutchinson, che la ridà a McGugan sulla loro tre quarti, McGugie alza la testa e lancia in area verso Cox, contrastato da Solly, Solly tocca verso il suo out destro, Cox cerca di recuperare la palla, i due smanacciano, cascano e l’arbitro ci concede una punizia francamente larga, proprio sull’out sinistro all’altezza del limite dell’are di rigore.

McGugan si incarica della battuta, indirizza un destro liftato a mezza altezza verso l’area del Charlton sperando nella deviazione, ma nessuno tocca la palla, Hamer si addormenta e il calcio si infila direttamente sul secondo palo del portiere del Lancashire. Uno a zero fortunato ma meritato.

La pressione del Forest non si arresta: un’altra apertura illuminante di Gillett per Reid sull’out sinistro (per un attimo, vedendo la partita in diretta, mi è sembrato di rivedere i passaggi di McGovern per Robertson), Reid punta l’avversario, lo supera, arrivato all’altezza del vertice dell’area crossa in mezzo, Blackstock riesce a impattare, ma, fuori equilibrio e pressato la mette piuttosto alta.

Halford in libera uscita arriva al limite dell’area, sulla sinistra del nostro schieramento, e la mette in mezzo per McGugan al limite, McGugie dalla lunetta controlla e la calcia di sinistro, un po’ sporco, appena fuori.

Un’altra bella manovra ReidMcGuganGuedioura sulla nostra tre quarti, la concentrazione di talento nella fascia centrale del campo sguarnisce le fasce, Adlene se ne accorge e serve sulla destra il liberissimo Hutchinson che fa quello che deve fare ogni terzino inglese che si rispetti, scavalla fino all’altezza dell’area di rigore e rovescia in area una banana di interno destro, la difesa dell’Athletic respinge in qualche modo, Reid controlla sull’altra fascia (che bello vedere una squadra inglese in cui un esterno si apposta dall’altra parte per recuperare i traversoni, come nel gioco classico degli anni ’70!) Jackson respinge nuovamente di testa, Halford recupera e la passa di nuovo sulla sinistra a Reid, Reid nuovamente a McGugan sulle trenta iarde, McGugie stavolta di destro colpisce come si suol dire “troppo bene” e non è difficile per Hamer controllare in due tempi: un metro più di qua o di là, e sarebbero stati peni amari per il portiere degli Addicks.

Il Charlton mette fuori la testa con un’iniziativa sulla sinistra di Cook ben lanciato da Kermorgan, ma il suo cross di esterno destro dalla sinistra è ben controllato da Collins; Hutchinson riparte con un lancio che attraversa tutto il campo e pesca benissimo Reid sul nostro out sinistro a metà campo, Reid attiva il rimorchio di McGugan che arriva d’impeto sulla tre quarti degli Addicks, McGugan a sua volta trova il rimorchio di Cox che dal limite della lunetta non controlla benissimo e ciabatta una roba che non riesce né a essere un tiro né a a essere un passaggio per Blackstock, smarcato alla sua destra. Cattiva conclusione ma ottimo saggio di contropiede.

Il secondo tempo parte con il medesimo copione, anche se il Charlton mostra maggiore propensione alla ripartenza in velocità: Cox va subito alla conclusione — con una specie di pallonetto sul quale Hamer interviene facilmente — dopo essere stato liberato al tiro da una bella manovra veloce sviluppata sulla destra tra Hutchinson e Guedioura.

Il Charlton arriva finalmente al tiro con Jordan Cook dal vertice sinistro della nostra area di rigore, dopo una bella manovra di prima sviluppata tra Pritchard, Holland e Wright Phillips, ma Camp controlla —pur con qualche piccola incertezza — accartocciandosi (quando uno si è formato sul giornalismo sportivo degli anni ’70…) sul non proprio vividissimo destro a rientrare dell’ex Sunderland.

Un fallo (piuttosto duro, sulla caviglia,che avrebbe meritato l’ammonizione) di Halford sull’ottimo Solly lanciato in velocità sulla fascia destra, all’altezza della nostra tre quarti, procura una punizione pericolosa al Charlton, batte capitan Jackson in mezzo, Morrison tenta un approssimativo controllo di petto e Hutchinson riesce a liberare in corner. Sul corner battuto da Cook, Kermorgan anticipa Camp ma mette alto.

Jackson contrasta McGugan sulla linea di fondo, alla destra (per noi) della porta del Charlton, e concede un corner; lo stesso McGugan va alla battuta, un cross a mezza altezza né carne né pesce che la difesa del Charlton respinge, Guedioura piomba ancora una volta sul rimpallo e scatena un sinistro di mezzo volo che sarebbe probabilmente finito in porta se non avesse colpito la schiena di Blackstock e non fosse andato appena alto.

Altra ottima ripartenza generata ancora da Guedioura, che dalla nostra tre quarti, su palla recuperata da Blackstock (a volte impreciso in avanti ma gran lavoratore dietro) lancia Cox, che arriva sull’esterno destro della loro area di rigore: nessuno l’ha seguito in mezzo, e deve tirare, ma l’angolo troppo stretto rende il lavoro del ben piazzato Hamer.

Cross battuto sulla nostra sinistra da Reid, respinto di testa e raccolto ancora sul limite dell’area da Guedioura (una vera e propria calamita, in queste occasioni); l’Algerino, pressato, non può tirare, ma retrocede e, dalla loro tre quarti, indirizza in veronica un bel cross raccolto di testa da Ayala — rimasto in avanti — sul vertice sinistro dell’area di porta, ma la buona pressione della difesa avversaria lo sbilancia, e anche in questo caso la conclusione finisce fuori.

Con un contrasto molto fisico (in campionati diversi dalla maschissima Championship, probabilmente sarebbe stato fischiato un fallo di impeto) sulla loro tre quarti, Blackstock recupera un pallone rilanciato dalla nostra metà campo da Hutchinson, si porta sull’ala destra, penetra fino al vertice della loro area e con una mezza magia di esterno sinistro, del tutto incomprensibile in diretta (se l’ha fatto apposta è stato davvero baciato per dieci secondi dal genio dei grandi del calcio) serve un Hutchinson in versione rapido delle cinque e un quarto, il terzino controlla di addome, entra in area come un bisonte che irrompe in un kindergarten, e la mette dentro di interno destro dalle sei iarde, alla destra di Hamer. Grande Dex e grandissimo Hutchison, che, dopo aver dato il via all’azione, si è fatto metà campo alla Usain Bolt per arrivare in orario all’appuntamento con l’uno-due più lungo della storia del calcio.

Sul due a zero la partita, per qualche minuto, fino alla frittatina mista della nostra difesa, si spegne un po’: il tempo per lasciar salutare all’euforico City Ground l’esordio di Billy Sharp in Rosso Garibaldi, entrato al posto dello stremato Cox, per assistere a un’altra bellissima manovra avvolgente del Forest che lancia Sharp sul out sinistro avversario, Phil punta l’avversario da vera ala, arriva sul fondo e mette un cross sul primo palo, un po’ troppo sotto al portiere, sul quale Blackstock tenta lo stesso la deviazione, e per assistere a un pasticcio di Campo: azione veloce degli Addicks, con Kermorgant che lancia Solly sulla destra, Solly pennella un cross sul quale sale l’imperioso Fuller a centroarea, Fuller colpisce benissimo e manda la palla sul palo interno, il pallone ballonzola sulla linea prima che il goffo tentativo di respinta del nostro portiere non la faccia finire appena dentro. Errore di Camp ma anche grave errore di piazzamento della nostra difesa, che ha lasciato a Solly tutto lo spazio del mondo per controllare e per piazzare un cross perfetto per la testa del Reggae Boy, e a Fuller tutto lo spazio del mondo per alzarsi a colpire.

Ci sarebbe tempo per la beffa, con Fuller inarrestabile sempre sulla sinistra del nostro schieramento che crossa dal limite dell’area per l’altro subentrato Kerkar il cui tiro viene rimpallato con il corpo (o, secondo le accese proteste degli Addicks) con la mano da McGugan; sulla nostra frettolosa respinta Guedioura commette un fallo sulle nostre trenta iarde su Johnny Jackson: lo stesso terzino si incarica della battuta, ma spedisce la palla a far compagnia ai cigni sul Trent. Sul rilancio, l’ultima azione della partita: direttamente dal rinvio di Campo, Sharp prende palla sulla tre quarti, entra in area, salta Hamer con un bel pallonetto, ma viene chiuso, con la porta ormai sguarnita, dal recupero in disperata scivolata di due difensori del Lancashire.

Nonostante un finale un po’ troppo nervoso e concitato, rispetto a quello che avrebbe dovuto essere secondo lo svolgimento del gioco, la prestazione del Forest è stata ottima: se davvero riusciremo, in qualche modo, a dare più concretezza in fase offensiva al nostro gioco, anche il futuro prossimo, oltre che quello più remoto, comincerà a sembrare più roseo.

* * *

Forest: Camp, Hutchinson, Ayala, Collins(c), Halford, Guedioura, Gillett, McGugan (Moussi 83′), Reid (Coppinger 86′), Cox (Sharp 81′), Blackstock.

Non entrati: Evtimov, Harding, Moloney, Majewski

Marcatori: McGugan 17′, Hutchinson 75′

Ammoniti: Guedioura 55′, Cox 65′, Blackstock 90′

Charlton: Hamer, Jackson(c), Morrison, Wright-Phillips (Fuller 81′), Pritchard, Wiggins, Cook (Haynes 59′), Kermorgant, Solly, Hollands (Kerkar 81′), Cort.

Non entrati: Button, Green, Wilson, Dervite.

Marcatore: Camp (aut) 87′

Ammonito: Jackson 67′

Arbitro: Graham Salisbury

Spettatori: 19.745 (di cui ospiti: 1.067)

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International Round-up

Vediamo, però, in dettaglio che cosa hanno fatto i nostri ragazzi in giro per il mondo:

  • Adlene Guedioura ha giocato nella partita vittoriosa dell’Algeria contro il Gambia (2-1) a Banjul. È stato l’unico senior a vincere con la propria nazionale.
  • Chris Gunter ha giocato nella partita persa dal Galles contro la Costa Rica (0-1), organizzata per ricordare lo scomparso manager della nazionale del Dragone, Gary Speed.
  • Lee Camp, portiere dell’Irlanda del Nord, ha giocato nella sconfitta patita dai Verdi a Belfast contro la Norvegia, un 3-0 nel quale il nostro portiere non è stato impeccabile.
  • Dex Blackstock ha giocato con Antigua nella sconfitta per 4-0 patita contro un’altra squadra anglo-caraibica, Trinidad e Tobago.
  • Tra i giovani, Jamaal Lascelles ha giocato nella vittoriosa partita dell’Inghilterra U19 contro la Repubblica ceca (2-1 sul campo del Leyton Orient, Brisbane Road). Da notare che la rete della vittoria inglese è stata segnata da Patrick Bamford, il nostro freschissimo ex in forza ora all’Accademia del Chelsea.
  • Kieron Freeman, un nostro loanee che sta giocando attualmente proprio dall’altra parte del Trent, ha giocato nella vittoriosa partita del Galles U21 contro Andorra (4-0).

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Jamaal Lascelles con la maglia della nazionale inglese

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