Archivi tag: Derby County FC

Nottingham Forest 0–1 Derby County

|wpid-schermata2012-10-05alle17-59-06-2012-10-2-17-52.png

|

Vabbè, dai, togliamoci il pensiero. La fixture che tutti i tifosi vanno a cercare quando esce il campionato diventa tutto d’un tratto il result che nessun tifoso vuole più vedere una volta che la partita è passata, se passa male come è passata questa.

Ho già detto nel commento come la prestazione del Forest sia stata insufficiente, al pari di quella dell’arbitro, ma la fossa ce la siamo scavata, più che altro, da soli. In una partita chiusa e molto dura, abbiamo tirato in porta una volta sola, al 93′, con un tiro di incontro di Gillett miracolosamente respinto in corner da Fielding: difficilmente si potrebbe spiegare una prestazione così SOLO con l’operato dell’arbitro (l’inespertissimo e inadatto Madley, pure, ripeto, assolutamente disastroso): quando si fa così poco per vincere una partita, accusare qualcun altro per averla persa non sembra un atteggiamento molto maturo.

Veniamo alla cronaca: scendiamo in campo con l’ormai solito rombo, ma con novità di peso: Cohen rientra dall’inizio per la prima volta dall’infortunio patito ai legamenti del ginocchio la scorsa stagione, e, rispetto alla partita persa contro il Leeds torna dall’inizio anche McGugan. I bocciati dell’Elland Road sono, dunque, Coppinger e Moussi. La difesa, pure incerta nella trasferta infrasettimanale nello Yorkshire, è, invece, confermatissima. Jenas, invece, contrariamente alle aspettative della vigilia, non è nemmeno in panchina.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — McGugan — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

Ci sono due tipi di partite molto sentite, quelle che vengono fuori bellissime e quelle che vengono fuori bruttissime. Bastano i primi due minuti e un paio di sguardi all’approccio ipermuscolare del Derby e a quello ipertimoroso dei Reds per capire a quale tipologia appartiene questa edizione della Brian Clough Cup, il quale, se avesse visto la partita, non dubito che avrebbe intimato agli organizzatori di togliere il suo nome dal trofeo, quantomeno da questa edizione. È un po’ come se a me venisse in mente di chiamare Premio Paderewski una gara organizzata tra i bambini di quattro anni della mia via a chi riesce a suonare meglio dopo cinque minuti di allenamento la sigla di Holly e Benji su un organo bontempi con due tasti scassati.

Prima azione notevole di Halford sulla destra, lanciato da un grande curled pass di McGugan dalla nostra trequarti. Halford si scapicolla e dalla fascia laterale la offre di piatto destro a Cox sull’angolo della loro area, Cox si avvicina alla linea di fondo lungo il bordo dell’area stessa, crossa, e la palla incoccia sul braccio di Buxton e finisce in corner. Proteste di Simon nei confronti del guardalinee, l’arbitro, per non fare torto a nessuno, concede la rimessa dal fondo ai Rams. Ottimo inizio.

Halford offre dalle retrovie una difficile palla a Blackstock sulla tre quarti, Dex cerca il controllo ma viene cozzonato da dietro da Buxton che sembra voglia fargli sentire la varra, mentre Bryson gli entra con un colpo di karatè sulle balle. L’arbitro ride di gusto allo spettacolo di tanta maschia esuberanza, però non ammonisce Dex per simulazione mentre si contorce per terra con le mani sulle gonadi, il che gli rende in qualche modo onore.

|

wpid-schermata2012-10-05alle18-28-54-2012-10-2-17-52.png

|

Su palla recuperata dalla nostra difesa, grande lancio di Reid per Simon Cox sempre sul vertice destro della loro area, Cox stoppa a seguire, arriva sulla linea di fondo, rientra evitando Hendricks retrocesso a protezione dell’area, penetra e scarica dietro a Cohen appostato dentro la lunetta e piuttosto libero: Chris cerca il tiro a giro di sinistro, ma viene fuori un robo con un prefisso teleselettivo lungo un chilometro, facilmente controllato da Fielding (ah, ok, allora abbiamo fatto due tiri in porta).

Su una palla contrastata lungo la fascia laterale, poco dentro la nostra metà campo, bruttissima entrata di Cox su Bryson, con gamba a martello a schiacciare la caviglia dell’Ariete numero 4. L’arbitro ci ha preso gusto, evidentemente, e non fischia nemmeno la punizione. In una partita normale con un arbitro meno rincoglionito avrebbe potuto benissimo essere rosso diretto.

(Lo so che questa cronaca è una palla, e che racconto solo falli, ma il primo tempo è stato così: sarei un pessimo cronista se cercassi di rendere divertente una schifezza simile).

Rilancio di Camp verso Dex sulla loro tre quarti, Buxton si ricorda della maglietta che indossa e interpreta meravigliosamente il ruolo di ariete in amore, prendendo la rincorsa e andando a dare una testata a Blackstock in elevazione. L’arbitro questa volta concede il fallo, Dex si incazza come una iena perché ogni volta che salta a ricevere il rilancio il bue con la maglia 5 lo stira, ma si vede che l’arbitro è molto dispiaciuto che il nostro attaccante non gradisca il tipico sapore del ruvido gioco inglese; Madley ha la tipica faccia di sorpreso disappunto, da “ora gli faccio vedere io a questa checchetta negra” che i suoi antenati dovevano avere quando qualche schiavo protestava per i vermi dentro il pane mentre veniva trasportato in Alabama; e infatti.

Harding lancia lungo dalla nostra tre quarti (come forse si capirà, il passing flair game con il quale il Forest aveva cominciato il campionato domenica si è trasformato nel più classico hoofball da campetto di provincia britannico: i reparti del Forest, in particolare il blocco difensivo + Gillett e i due attaccanti + i tre centrocampisti offensivi appaiono molto più scollati di quanto non sembrassero qualche tempo fa), Blackstock riceve, riesce a girarsi e a andare via a Buxton, il quale pensa bene di sdraiarlo con un intervento da dietro in spaccata. L’arbitro concede il fallo e, direte voi, questa volta lo ammonirà, ‘sto cazzo di Buxton, e infatti, con aria avvilita, finalmente l’arbitro estrae un cartellino, tipo al quindicesimo fallo del ruvido difensore del DC, un personaggio che sembra ricalcato sull’immaginario difensore britannico tratteggiato nelle sue telecronache da Nando Martellini (“il ruvido e lento difensore inglese”, diceva di chiunque provenisse vagamente dai pressi delle isole britanniche e avesse un numero inferiore a 7 sulla schiena, anche quando si trattava di un difensore meraviglioso come Lawrenson, tanto per dire; ma con Buxton ci avrebbe preso).

Non vedete l’ora che finisca la cronaca del primo tempo? Anch’io.

Blackstock cerca di impadronirsi di una palla vagante all’altezza della loro tre quarti, e allora arrivano tre energumeni vestiti di bianco che lo buttano per terra e cominciano a prenderlo a calci. L’arbitro arriva di corsa urlando “con i cappucci in testa e le croci infuocate però è più divertente”, e invita i tre a farsi una birra dopo la partita per sparar due cazzate e farsi quattro risate.

|

wpid-schermata2012-10-05alle19-00-00-2012-10-2-17-52.png

“Hey ref, we’re just having a few laughs”

|

Rimessa di Halford dalla loro tre quarti destra: come tutti ormai sanno, le rimesse di Halford dalla trequarti destra degli avversari producono, ormai, le nostre più ghiotte occasioni da rete: in questo caso, però, Danny esagera e vuole fare tutto da solo: la sua rimessa colpisce la traversa della porta di Fielding e finisce in fallo di fondo, tra l’ilarità generale (anche dello stesso Halford, a dire il vero).

Infine, la più ghiotta occasione del primo tempo: una punizione sulla destra della loro area, all’altezza dell’area di rigore, la piastrella di Woan, tanto per intendersi con i tifosi più attempati: se ne incarica Reid, che cerca il cross ma trova le manone aperte di Fielding pronte alla respinta. Non impeccabile nelle uscite il portiere bianco, una debolezza che, forse, non abbiamo sfruttato a sufficienza (non che si sia sfruttato a sufficienza qualcosa, domenica, intendiamoci).

Harding recupera un pallone bel cerchio centrale del campo e Henrdicks, senza pensarci due volte, gli riverbera un possente calcione sulla tibia.

A questo punto si incazza pure il di solito inappuntabile Fray, che comincia a dire “unbelievable, unbelievable from Derby, every time that Forest get the ball they are clattered into“.

(Visto che la partita fa schifo, impariamo almeno un bel phrasal verb con il quale fare bella figura con i vostri amici inglesi quando andate allo stadio insieme: il clatter è il rumore che fanno gli zoccoli sull’acciottolato, ma clatter into someone, nell’inglese britannico, è un termine gergale calcistico, e vuol dire “fare un fallo duro su qualcuno”).

Altra rimessa di Halford dalla tre quarti, Collins salta al limite dell’area di porta, colpisce bene di testa e manda la palla sulla parte superiore della traversa, approfittando anche dell’orrenda uscita di Fielding; ma l’arbitro, divenuto improvvisamente un sensibilissimo cultore del gioco di fino, punisce un incomprensibile e invisibile scorrettezza del nostro difensore assegnandoci un fallo in attacco.

Su un rilancio della difesa del Derby, Ayala fa una mezza cazzata e consegna il pallone a Sammon, che avanza un paio di passi e dalle trenta iarde fucila un esterno destro a uscire che passa non molto lontano dall’incrocio alla sinistra di Camp.

Sul finire del primo tempo, il Forest, se non altro, guadagna campo, come si suol dire, riuscendo a manovrare più spesso sulla tre quarti avversaria: bellissima apertura di Cohen su Harding scaraventatosi in avanti sulla fascia sinistra; il nostro terzino avanza fino alla tre quarti avversaria e accentra di piatto verso Cox appostato appena fuori area, sul centrosinistra. Cox controlla, si accentra di qualche passo e tira di collo esterno destro, anche lui dalle trenta iarde: un tiro non pericoloso come quello di Sammon, ma piuttosto ben eseguito.

Il secondo tempo comincia con la mazzata decisiva.

Lancio dalle retrovie per Blackstock, impegnato in un nuovo corpo a corpo aereo con Keogh. Dex alza il braccio, in effetti, e non è chiaro se colpisca il suo avversario, ma lo stopper avversario si dimentica all’improvviso di essere un ruvido difensore britannico, e si abbandona al suolo rantolando come un Busquets qualsiasi. L’arbitro approfitta volentieri dell’occasione e caccia dal campo Dex. Al rallentatore si capisce che il colpo c’è stato: è stato lieve, ma il movimento del braccio è stato molto scomposto.

Come ho scritto subito guardando la partita, un giocatore professionista guadagna in una settimana quello che i suoi tifosi guadagnano in un anno proprio perché si presume che abbia un controllo completo del proprio corpo e della propria mente in situazioni di stress estremo, soprattutto, in questo caso, quando ha abbondantemente intravisto i sintomi di un arbitro ostile. Probabilmente la sbracciata di Blackstock era più da ammonizione che da espulsione, perché era evidentemente priva di cattiveria (braccio completamente teso e corsa molto corta), ma servire su un piatto d’argento in questo modo l’occasione per la propria espulsione, spiace dirlo, è stato davvero da pollo.

Non reagiamo all’espulsione, e per qualche minuto siamo apparentemente in balia dell’avversario.

Brayfod accelera sulla destra fino alla nostra tre quarti e la dà in mezzo a Hendricks che la ritorna al terzino bianco con un bell’uno-due, Brayfod si dirige verso la nostra area: giunto al suo vertice invece di accentrare il pallone lo allarga intelligentemente di nuovo sulla destra per l’accorrente Coutts che, inefficacemente contrastato da un Reid nettamente in ritardo nella sua chiusura, mette in mezzo un pallone sul quale lisciano Collins e Sammon ma non Bryson, che infila di piatto da una iarda.

Non ho contato i gol che abbiamo preso dalla nostra fascia sinistra, ma sono indubbiamente molti. L’inefficacia di Reid nella chiusura sta diventando un problema piuttosto serio, secondo me.

Sugli sviluppi di un corner battuto dalla nostra destra, ancora Bryson arriva al tiro dal limite dell’area, ma Camp controlla in due tempi: a dire il vero, la palla gli era sfuggita a un paio di iarde, ma nessuna maglia bianca era appostata a approfittare dell’imprecisione del nostro estremo difensore.

Cohen batte una punizione dal centrodestra della loro tre quarti cercando la testa di un compagno in un’area molto trafficata: in realtà la palla non la devia nessuno, e arriva a rimbalzare a mezza iarda da Fielding che controlla anche lui in due tempi con qualche difficoltà, anticipando di un soffio la testa di Collins protesa al rebound.

Su un rilancio della nostra difesa, Cox appostato sulla linea mediana lancia benissimo di interno destro al volo il subentrato Sharp sulla sinistra, Sharp controlla, arriva fin quasi al vertice sinistro dell’area e scarica indietro ancora a Cox; Simon punta deciso l’area di rigore, viene circondato da un nugolo di avversari tipo Boromir a Parth Galen, caracolla cercando uno spiraglio ma è contrato da Keogh che respinge alla bell’e meglio, Sharp cerca il tiro sulla respinta ma viene ancora una volta contrastato efficacemente dalla difesa avversaria, e Brayfod riesce a allontanare definitivamente in tocuhe.

Col passare dei minuti la nostra offensiva, anche se sempre disordinata, diventa più continua, e il Derby County si raccoglie completamente nella sua metà campo. Camp rinvia lunghissimo per Danny Collins, avanzato fin sulla tre quarti avversaria per fare da centroboa; Collins riesce a conquistare il pallone e lo allarga sulla fascia destra per Cohen, che avanza fino all’altezza dell’area di rigore avversaria, affronta il proprio avversario e con un paio di finte lo sbilancia tanto da trovare lo spazio per il cross, Buxton anticipa Cox di testa nell’area piccola, ma il suo rinvio è molto corto e arriva ballonzolando sul limite dell’area di rigore, dove irrompe Gillett con ottimo tempo: tiro d’incontro, di collo destro esterno, quasi a botta sicura, ma Frankie Fielding si guadagna la pagnotta parando miracolosamente con un tuffo sulla sua sinistra.

È la nostra occasione più chiara e clamorosa, e capita al 93′.

Dopo la parata si crea una mischia tra l’area di rigore e l’out destro, che origina una punizione per noi, della quale si incarica Cohen. È l’ultima occasione, Collins sfiora appena di testa sul vertice dell’area piccola, ma non tanto da imprimere la decisiva rifrazione alla traiettoria, e la difesa del Derby pulisce l’area, stavolta con definitiva decisione.

Fischio finale, e bianchi che vanno sotto la loro tribuna a raccogliere gli applausi dei tifosi prima di andare a sollevare di nuovo la Coppa d’argento messa in palio per la sfida.

Il Derby è venuto a giocare la partita che una squadra nettamente inferiore tecnicamente doveva giocare fuori casa in una partita così importante, magari aiutata da un arbitro compiacente, ma noi non siamo stati in grado di trovare contromisure a un’impostazione così chiusa e pastosa. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, crescere, imparare a far fronte a queste situazioni, imparare che non esistono solo le situazioni di gioco aperto che apparentemente gradiamo (o meglio, gradivamo, visto che siamo a una vittoria nelle ultime sette partite) tanto.

* * *

Forest: Camp; Halford (Moloney 78′), Ayala, Collins(c), Harding; Gillett, Cohen, McGugan (Lansbury 75′), Reid (Sharp 75′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov (GK), Moussi, Coppinger, Majewski

Ammoniti: Reid 21′, Gillett 69′, Cox 90′, Lansbury 90′

Espulso: Blackstock 46′

Derby: Fielding, Brayford, Roberts (O’Connor 79′), Bryson, Buxton, Keogh (c), Coutts, Hendrick, Hughes, Sammon (Robinson 82′), Ward (Jacobs 66′)

NE: Legzdins (GK), Tyson, Gjokaj, Freeman

Marcatore: Bryson 55′

Ammoniti: Buxton 23′, Roberts 38′

Arbitro (vabbè…): Robert Madley
M
Spettatori: 28.707 (di cui ospiti: 4.389)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in east midlands derby, Senza categoria, stagione 2012-2013

Il Brian Clough Trophy e la Coffee Cup.

|
Brian Clough Way
|

E così, siamo al primo incontro stagionale tra Forest e Derby County, le squadre divise forse dalla più accesa rivalità dell’intero calcio inglese. Le due città distano 14 miglia l’una dall’altra, una ventina di chilometri, con due comunità piuttosto mescolate (molti cittadini di Nottingham lavorano a Derby, e viceversa, senza contare il territorio intermedio, con tifoserie molto intersecate), cosa che aggiunge ulteriore pepe alla faccenda.

Come tutto quello che riguarda il calcio inglese, anche la rivalità tra NFFC e DCFC è ricca di storie, di aneddoti, di protagonisti luminosi e oscuri. Vediamo di ripercorrne frettolosamente qualcuno, che tra meno di un’ora comincia la partita.

L’inimicizia tra le due squadre e le due tifoserie non è quella che si potrebbe definire una rivalità storica: nonostante una finale di FA Cup che le vide opposte nel 1898, con una sorprendente vittoria del Forest per 3-1 (i Reds erano stati sconfitti per 5-0 pochi giorni prima nella partita di lega), fino agli anni ’60 le alterne vicende delle squadre avevano fatto sì che tra di esse si siano registrate, tutto sommato, poche partite.

wpid-schermata2012-09-30alle10-54-45-2012-09-30-12-19.png

|

La prima si disputò nel 1892, al Racecourse Ground di Derby, partita che vide la vittoria dei True Reds per 3-2: il Forest era alla sua prima partecipazione al massimo campionato inglese, anche se è un club molto più vecchio dei Bianchi di Derby. Fino al 1906, con le due squadre entrambe impegnate nel massimo campionato, le partite si svolsero regolarmente, due per stagione, ma in quell’anno il Forest fu retrocesso; tra guerre e alterne vicende delle squadre, fino a tutti gli anni ’60 il derby delle East Midlands si tenne solo altre 12 volte, tutte in seconda divisione, con l’aggiunta di quattro sfide in FA Cup.

Nel 1969-70 la partita tornò a far capolino nella massima serie, dopo 64 anni di attesa, e da quel momento i Reds e i Rams hanno disputato altri 17 campionati insieme (questo è il diciottesimo), 12 nella massima serie e 5 nella seconda divisione. Fu proprio negli anni ’70, con il passaggio di Brian Clough al Forest, che la rivalità si accese arrivando ai livelli parossistici di oggi. Esattamente come succede tra figli gelosi, l’animosità tra i tifosi di Forest e Derby County aveva molto più a che fare con la reciproca convinzione di essere stati la squadra della vita del Gaffer che con la vicinanza geografica (che, certo, però, fornì e fornisce, come detto, abbondante carburante all’inimicizia). Questo, insieme al fatto che nessuno dei due club aveva veri e propri rivali storici (Derby è una one team city, mentre il Notts County non è mai stato preso molto seriamente, come avversario, dai tifosi del Forest, molti dei quali, anzi, guardano con simpatia (non ricambiata) alle sorti delle Gazze del Trent.

|

wpid-schermata2012-09-30alle12-16-45-2012-09-30-12-19.png

|

A mettere uno dei chiodi più robusti alla palizzata d’odio che divide le due tifoserie fu un altro personaggio mitico: Peter Taylor. Dopo aver annunciato il suo ritiro alla fine del campionato 1981-82, e avere conseguentemente abbandonato l’amico di sempre Brian Clough e il Nottingham Forest, accettò, invece, la proposta di diventare manager del Derby County, dove rimase fino alla fine della stagione 1983-84. Per soprammercato, convinse John Robertson, ala sinistra decisiva nei successi del Forest e molto cara a Brian Clough, a abbandonare a sua volta il City Ground per seguirlo nell’avventura. Oltre che i tifosi del Forest — il cui amore nei confronti di Taylor fu macchiato da questo gesto, tanto che nulla al City Ground, oggi, ricorda la figura del vice di Clough — questo gesto offese mortalmente anche Brian Clough, e segnò la fine dell’amicizia pluridecennale tra i due.

Dopo una fase in cui molti tifosi del Forest ponevano il Liverpool come più acerrimo rivale, a causa degli scontri degli anni ’70 e ’80, e a causa del ricordo di Hillsborough, il divaricarsi dei destini delle due squadre rosse e la pacificazione avvenuta sui tremendi fatti dell’89 ha restituito ai Bianchi il ruolo di nemico pubblico numero uno: al giorno d’oggi, 96 tifosi del Forest su cento e 100 tifosi del Derby su 100 indicano nella squadra posta all’altro capo dell’A52 la squadra contro la quale dà più soddisfazione vincere, una delle percentuali più alte di antipatia reciproca dell’intera Football League.

Una rivalità punteggiata da episodi anche molto cruenti: negli anni ’80 i tifosi del Derby e del Leicester, dopo le partite contro il Forest organizzavano spesso vere e proprie cacce all’uomo nei confronti dei tifosi Rossi nel centro di Nottingham, e nel 2009 i tifosi del Forest fecero graziosamente trovare teste di pecora mozzate fuori da alcuni pub di Derby.

Recentemente, la rivalità è stata rinfocolata da un paio di clamorosi nuovi “voltafaccia” manageriali: il passaggio di Billy Davies dal Derby al Forest nel dicembre del 2009, che portò a attraversare la A52 anche giocatori molto amati a Derby, come l’enfant du pays Lee Camp, Rob Earnshaw e Dex Blackstock, e l’arrivo a Derby della leggenda rossa Nigel Clough, il figlio di Brian, che ingaggiò subito un altro (ormai ex) idolo dei tifosi del City Ground, Kris Commons.

Certo, l’atteggiamento un po’ immaturo dei giocatori non ha sempre contribuito a raffreddare gli animi: nel 2008, Commons, alla fine di un match vittorioso, sventolò la sciarpa bianconera in faccia ai tifosi del Forest, e l’anno dopo, per ripicca, Nathan Tyson (ora, tra l’altro, in forza proprio ai Rams) fece lo stesso con una bandierina del corner rossa con l’albero dopo una rimonta da 0-2 a 3-2 del Forest al City Ground: gesto che scatenò una rissa piuttosto violenta e serie conseguenze disciplinari: per Tyson soprattutto, e, in secondo luogo, per le società e per tutti i giocatori coinvolti nello scontro.
|
Nathan Tyson sventola la bandierina del corner
|

Dal 2007, in ogni incontro tra le due squadre viene messo in palio il Brian Clough Trophy, una coppa nata per iniziativa del Brian Clough Memorial Fund e della vedova di Brian, Barbara, e ha carattere ufficiale. Solo la prima edizione del trofeo fu una partita organizzata appositamente, un’amichevole di beneficenza; in tutte le altre occasioni, il trofeo è stato messo in palio in ogni incontro ufficiale tra le due squadre, di coppa o di campionato. In caso di pareggio, il trofeo rimane alla squadra che lo detiene all’inizio della partita. Dopo le due vittorie dei Rams nello scorso campionato, dunque, il trofeo è in mani bianche, e ci vorrà una vittoria piena per strapparlo al Pride Park.

La coppa messa in palio è d’argento, e è molto vecchia: si tratta di una loving cup (una coppa per bevute in comune, di quelle che si passano da commensale a commensale dopo averle riempite di qualche bevanda) della fine dell’800, alla quale è stata aggiunta la figurina di Clough in cima al coperchio, ma non è mai stata usata come trofeo sportivo fino al 2007.
|
Il Brian Clough Trophy
|
Una curiosità per finire, a proposito di trofei: tanto per dare un’idea della rivalità tra le due squadre, il trofeo più bizzarro conservato nella bacheca del Derby County è uno di quei grossi bicchieri di plastica nei quali in Inghilterra si usa mettere il caffè e il cappuccino da asporto. È un trofeo “conquistato” nel corso di una partita tenutasi nel marzo del 2004, in una situazione piuttosto drammatica, dato che entrambe le squadre stavano lottando per rimanere in seconda divisione; la gara, disputatasi al Pride Park e finita 4-2 per i Bianchi, fu decisa anche dal fatto che il portiere del Forest, allora Barry Roche, in un momento decisivo scivolò proprio su questo bicchierone, gettato in campo da un tifoso dei Rams, mentre stava raccogliendo un pallone in area, e mancò clamorosamente la presa; questo finì a Peschisolido che, a porta completamente sguarnita, siglò il 2-0. Non certo un comportamento da gentleman: il gesto suscitò discrete polemiche; fatto sta che, archiviata la proposta iniziale di vendere all’asta la “Coffee Cup” per raccogliere fondi per una statua in memoria di Bloomer, il board del Derby County decise, invece, di inserire la Coppa di plastica tra i trofei d’argento, un gesto che misura bene la qualità dei rapporti tra le due squadre.
|
Coffee Cup Derby County-NFFC
|
Per fortuna, la Coffe Cup è l’ultimo trofeo vinto dai Rams, e, detto tra noi, speriamo che lo rimanga a lungo.

|

Lascia un commento

Archiviato in east midlands derby

Il saluto a un grande avversario: Leslie Green.

|

wpid-582021_10151009752552825_474032170_n-2012-07-31-14-18.jpeg

|

Oggi è morto Leslie “Les” Green, il portiere del Derby County dell’anno della promozione dei Rams in Prima Divisione sotto la guida di Brian Clough e Pete Taylor.

Les era nato nel 1941, e, oltre che per i Rams, aveva giocato con Hull City, Burton Albion (dove conobbe Peter Taylor), Hartlepool Utd (dove fu portato sempre da Peter Taylor) e Rochdale.

Un pensiero a un ottimo giocatore, fedele alla nostra coppia di allenatori preferita, e esponente di un’epoca irripetibile del calcio inglese.

|

Lascia un commento

Archiviato in derby county, La storia di Brian Clough

Potrebbe andare peggio?

Bizzarramente, le due partite più importanti e sentite della stagione delle mie due squadre del cuore, disputate nelle stesse ore, si sono concluse entrambe con reti dei nostri avversari nel recupero che hanno azzerato il pur magro bottino raccolto fino a quel momento: un punto salvezza e la possibilità di giocarsi i supplementari.

Direi che è stata una delle serate più deludenti della mia storia recente di tifoso.

Tanto che, alla fine, mi è venuto in mente che, almeno, non potrebbe andare peggio di così.

Poi, a freddo, invece, ho pensato che potrebbe benissimo.

1 Commento

Archiviato in east midlands derby, Senza categoria

@ Derby County preview – 13 marzo 2012

wpid-010308626762300-2012-03-13-17-48.gif

§

Il su e giù per la A52 è sempre un grande momento della stagione.

Ci arriviamo, certamente, in uno stato di forma e con un organico molto migliore di quello che avremmo potuto avere e schierare il giorno del rinvio. Ci arriviamo anche, pare, con un sistema di gioco e un modulo piuttosto solidi: il 442 con piedi sinistri sulla sinistra e piedi destri sulla destra di cui abbiamo già parlato, e con due ali, Reid e McCleary, davvero in stato di grazia.

Il morale dovrebbe essere, anche quello, molto migliore: con la vittoria sul Millwall di sabato i punti di margine sulla zona retrocessione sono cinque; viceversa, il Derby County non sta certo attraversando il suo miglior momento: sabato sono stati sconfitti in casa dal Watford in una partita non certo memorabile, e i Rams hanno vinto solo una delle ultime nove partite disputate.

Aggiungiamo il fatto che noi siamo alle soglie di un ciclo terribile: Leeds United fuori, Brighton in casa, Leicester City e Crystal Palace fuori: tutto sommato, toccandosi il toccabile, questa è la partita più abbordabile, forse, visto lo stato di forma di tutte le squadre con le quali dovremo giocare prossimamente, fino al decisivo confronto interno con il Bristol City, al quale potremmo arrivare davvero con la canna del gas infilata ben oltre il velopendulo.

Insomma, se il 4 febbraio il viaggio al Pride Park sembrava dover essere catalogato sotto la voce “missione impossibile”, ora un filo di speranza, tutto sommato, io la nutro. Vedo un match molto tirato, che, probabilmente, vista la difficoltà con la quale le due formazioni, di recente, hanno mostrato di riuscire a tornare in partita una volta che finiscono sotto, premierà (se pure premierà qualcuno) chi riuscirà a rompere per primo l’equilibrio.

Noi affrontiamo la trasferta con i dubbi di Elokobi e Anderson, mentre il Derby C dovrebbe essere al completo con il più che probabile recupero di Gareth Roberts: il solo Jamie Ward è fortemente in dubbio.

Gli incroci tra le due squadre sono infiniti: l’ultimo della serie è quello costituito da Nathan Tyson: il trasferimento della punta veloce al Pride Park non ha avuto gli esiti probabilmente sperati; Tyson è ancora a secco, ma vista la sua passione per le partite di Brian Clough Cup io un occhio di riguardo, se fossi nei nostri difensori, glielo darei.

Altri ragazzi in campo che hanno vestito entrambe le maglie saranno Camp, Higginbotham, e Marcus Tudgay.

Un’ultima curiosità: in caso di vittoria, il Forest otterrebbe il 5.000° punto in campionato della sua storia.

* * *

Precedenti

Vittorie del Forest: 36 (33 league, 2 FA Cup, 1 League Cup)

Vittorie del Derby County: 31 (27 league, 4 FA Cup, 0 League Cup)

Pareggi: 21 (19 league, 2 FA Cup)

* * *

Stato di forma:

Forest (10 punti nelle ultime 5 partite)

Forest 3-1 Millwall

Forest 1-2 Doncaster Rovers

Barnsley 1-1 Forest

Birmingham 1-2 Forest

Forest 2-0 Coventry

*

Derby County (4 punti nelle ultime 5 partite)

Derby 1-2 Watford

Derby 2-1 Blackpool

Birmingham 2-2 Derby

Derby 0-1 Leicester

Southampton 4-0 Derby

Lascia un commento

Archiviato in east midlands derby, stagione 2011-2012

Legends of Nottingham Forest -€” Dennis Allsop

Se avete letto il profilino che abbiamo dedicato a Lee Camp in occasione della celebrazione del suo inserimento nella squadra ideale della Championship League, ricorderete che, bizzarramente, Lee è nato e ha cominciato a giocare proprio nella squadra dei rivali più acerrimi del Forest, i bianchi del Derby County.

Questa non è un’evenienza unica: come detto in quella occasione, Derby e Forest sono legati da strani intrecci del destino; il più importante di questi, indubbiamente, è rappresentato da Brian Clough, il manager che condusse entrambi i club al titolo nazionale estraendoli dalla seconda divisione, ma non è certo il solo.

Uno dei primi denti di questo ingranaggio fu un portiere, che cominciò a giocare al calcio due secoli fa.

Dennis Allsop era nato a Derby, nel 1871, e la sua passione calcistica era nata proprio al bordo del campo del County, squadra della quale era stato grande tifoso. Non giocò mai nei bianchi, però: i suoi esordi da calciatore avvennero in una squadra minore di Derby, il Junction, ma passò quasi subito ai Rossi della vicina Nottingham, nei quali entrò nel 1892, l’anno nel quale il Forest, dopo aver vinto il campionato della Football Alliance, una lega rivale della Football League — che però, di fatto, da qualche anno si era trasformata in una sorta di seconda divisione — fu ammessa a partecipare al campionato organizzato dalla Lega più importante d’Inghilterra.

Proprio in previsione della partecipazione a una competizione più difficile, il Forest decise di rinforzarsi, e aggregò il giovane Dennis come back-up del portiere titolare, un certo William Brown.
Fu Brown, dunque, che ebbe l’onore di giocare la prima partita del Forest nella Football League: un pareggio per 2-2 contro i Blues dell’Everton, che avevano già vinto un campionato dei quattro fin lì disputati.
I giornali del tempo, però, quando danno conto delle prove di Brown nelle prime partite della stagione, le qualificano spesso con l’aggettivo erratic. Usciva a vanvera, insomma.

Dopo qualche mese di insensate passeggiate in area e di corrispettive incazzature da parte di pubblico e compagni, con una situazione drammatica per il Forest (avevamo vinto solo una partita su nove), si decise di concedere una prova a Dennis, che esordì con il maglione del Forest in una partita disputata nel Christmas Eve, la vigilia di Natale.

Venne subito la seconda vittoria nella lega, un 3-1 contro i vicini delle Midlands occidentali del Wolverhampton Wanderers: le cronache sottolineano la bella prova di Allsop, definito “portiere agile e dalla grande capacità tra i pali” (an agile shot stopper), aiutato da un grande senso della posizione; non mollò più l’estrema difesa del Forest per i successivi otto anni.

Erano anni grami per i Reds, diciamo; così come, del resto, sono stati grami un sacco di anni, a Nottingham.
Il Forest era una squadra di fondo classifica, sempre in lotta per non retrocedere, e Dennis aveva un sacco di lavoro, che svolgeva mediamente molto bene.
Le cronache locali a volte biasimarono il fatto che l’enfant du pays non fosse mai preso in considerazione per la Nazionale.
Ma, come a volte avviene, la sua bravura e la sua dedizione ricevettero ugualmente compenso adeguato: Dennis Allsop fu il portiere che difese la porta dei Reds nella prima FA Cup vinta dal Forest, quella del 1898.

Non fu una campagna facile, quella del Forest in quella FA Cup, né fu priva di polemiche, ma Dennis fu bravissimo: mantenne inviolata la porta dei Reds per tre delle cinque partite dei turni eliminatori, compresa quello che suscitò il grande scandalo, la ripetizione della semifinale.

Il 29 gennaio del 1898, il Forest batté il Grimsby Town per 4-0, a Nottingham.
il 13 febbraio batté, ancora per 4-0 e ancora in casa, il Gainsborough Trinity.
Il 23 febbraio batté per 4-3 il WBA in trasferta.

Nella semifinale, il Forest fu sorteggiato con il Southampton.

Dopo un pareggio per 1-1 al Bramall Lane, lo stadio dello Sheffield United, il 19 marzo, si decise di ripetere la partita il 23, nello stadio londinese del Crystal Palace.
La partita si trascinò sullo 0-0 fino ai minuti conclusivi del tempo supplementare, quando su Londra scoppiò una vera e propria tempesta di pioggia e ghiaccio, con un vento fortissimo che soffiava alle spalle del Forest. Tra il vento alle spalle e la pioggia battente e gelata che martellava la faccia degli avversari e li accecava, il Nottingham riuscì a segnare due reti proprio negli ultimi due minuti. I Saints sporsero reclamo, opponendo la sopravvenuta impraticabilità del campo alla vittoria del Forest. Erano i tempi del beautiful game, del fair play, dei gentlemen agreement, delle controversie arbitrali risolte con un civile dialogo tra i capitani delle squadre: fu dunque grande la sorpresa generale, quando, nel corso della riunione della FA indetta per decidere del caso, prima il Nottingham si oppose alla ripetizione della partita, e poi il giurì della Football Association decise di omologare il risultato.

“Infamous” fu il termine più elegante con il quale la stampa specializzata definì la decisione del Board.

A noi, invece, piace pensare che il dio del calcio, in una sorta di ansia redistributiva, dia sempre a tutte le squadre almeno due grandi aiuti, nella loro storia. Io sono convinto che, nel caso del Forest, quella tempesta alla fine della semifinale con il Southampton del 1898 e, ottantadue anni dopo, quel pallone violentissimo scagliato da Manni Kaltz che, appena alzatosi alla fine di una traiettoria apparentemente ineluttabile, colpì la traversa della porta di Shilton, siano state le due volte in cui quel dio abbia guardato benignamente ai Rossi di Nottingham.

Fatto sta che, a soli quattro anni dalla conquista della Coppa da parte di quelli che allora erano i vicini ricchi e forti del Notts County, la città ebbe un’altra finalista di FA Cup.

Naturalmente, i nostri avversari, in quella occasione, furono i Rams del Derby County, già allora aspri rivali del Forest; la squadra per la quale Dennis tifava da piccolo.

I bianchi arieti di Derby erano clamorosamente favoriti. Avevano terminato i due precedenti campionati al secondo e al terzo posto, avevano eliminato nel corso della coppa l’Aston Villa, la squadra che dominava in quegli anni il calcio inglese; poi, anche l’Everton e il Liverpool, con risultati perentori; e, soprattutto, i Rams avevano battuto il Forest per 5-0 in campionato la settimana prima del giorno della finale.

Ma i commentatori che avevano già battezzato la partita come segnata non avevano previsto la strabiliante prestazione che fu in grado di mettere in campo, quel giorno, il portiere del Nottingham. Un’altra similitudine con la finale di Madrid contro l’Amburgo, la partita della vita di Peter Shilton.

Il Forest, come sarebbe successo ancora una volta a Madrid, riuscì a iniziare la partita nel modo in cui sognano di iniziarla tutti gli underdog che desiderano cambiare l’inclinazione dell’inerzia e degli equilibri tattici e morali predestinati: Arthur Capes, l’altro eroe di quella giornata, infilò la porta avversaria nei primi minuti, dopo una fase interlocutoria.

Il Derby County, però, rispose all’inizio da sogno degli underdog nel modo in cui i favoriti sognano sempre di rispondere all’inizio da sogno degli underdog, per stroncarlo brutalmente: i Rams pareggiarono immediatamente, con un colpo di testa di Steve Bloomer.

(Sì, proprio lui, proprio lo Steve Bloomer che, secondo quanto dice l’inno ufficiale della squadra, cantato prima di ogni partita al Pride Park da una quindicina d’anni in qua, sta guardando dal cielo i Bianchi di Derby giocare:

Steve Bloomer’s Watchin’,
Helping them fight,
Guiding our heroes,
In the black and the white
).

Steve era stato lasciato colpevolmente smarcato su un corner, e scoccò un colpo di testa violentissimo che sbattè sulla parte inferiore della traversa prima di finire in rete, eludendo il volo disperato di Dennis.

Ma, quel giorno, il sogno del Forest era più forte del sogno dei Rams, e non volle saperne di mollare. I Reds segnarono un’altra rete prima del riposo, con lo stesso Capes, e sembravano controllare abbastanza bene gli avversari.
Nella ripresa, però, il Derby County ritrovò lo spirito e la classe dei suoi giocatori, e cominciò un vero e proprio assedio alla porta di Allsop: Dennis sfoderò una prestazione a detta dei testimoni assolutamente incredibile: quanto più i suoi difensori si stancavano e diventavano fragili, tanto più Allsop sembrava crescere in statura e in fiducia di sé.

Quel giorno, non sarebbe più stato battuto, respinse vagonate di tiri e di colpi di testa, e si tirò al petto camionate di cross.
Nei minuti conclusivi, poi, un contropiede del nazionale scozzese John MacPherson consacrò la vittoria del Forest.

Assai raramente, dunque, nella storia della FA Cup, una squadra che ha vinto la coppa ha contratto un così grosso debito di riconoscenza verso il proprio portiere.

(A Capes e a MacPherson dedicheremo due post appositi delle Legends, come sarà, naturalmente, per tutti e cinque i giocatori della storia del Forest che hanno segnato per i Reds in una finale di FA Cup).

Dennis mise su i migliori 90 minuti della sua vita proprio nell’occasione più importante, così come devono fare i grandissimi campioni, e gli speciali onori che gli furono tributati dal Club e dalla municipalità di Nottingham in seguito alla vittoria furono straordinariamente meritati.

Quel 16 aprile del 1898 fu il giorno della carriera di Dennis Allsop. La sua partita più bella e la sua vittoria più importante. Difese la porta del Forest anche in tutte le gare della stagione successiva, quella che conduceva alle porte del nuovo secolo, con ottimi risultati e, soprattutto, con grande costanza di rendimento.
La sua grande presenza in area e il suo senso posizionale continuavano a sventare gli attacchi avversari, e l’anno dopo ancora, nel campionato del 1899-1900, raggiunse e superò il ragguardevole traguardo delle 200 presenze in partite di Lega, in un’epoca nella quale i campionati erano molto più corti di quanto non lo siano ora.

Anzi, in quell’anno tondo a cavallo tra i due secoli sembrò quasi che il miracolo del ’98 stesse per ripetersi: il Forest raggiunse la semifinale di FA Cup, ma questa volta il replay non fu amico dei Rossi: dopo un pareggio per 1-1 contro il Bury al Victoria Ground, il Forest fu battuto nella ripetizione per 3-2 al Bramall Lane, il 29 marzo del 1900.
Il Bury, poi, avrebbe battuto il Southampton per 4-0 nella finale, per la prima delle due FA Cup vinte dalla squadra di Manchester nella sua storia.

Il primo campionato del secolo vide sorgere, a Nottingham, l’astro di un nuovo, giovane, bravissimo portiere, Harry Linacre, i primo portiere del Forest a conquistare un cap, al quale dedicheremo un capitolo di questa saga; corrispondentemente, la carriera di Dennis Allsop cominciò a declinare. Decise di abbandonare il calcio il 16 aprile del 1900, esattamente due anni dopo il giorno della sua vita, in seguito a una sconfitta per 8-0 patita dal Forest contro il WBA, in una partita di campionato.

Dennis tornò nella sua natia Derby, dove morì nel 1921, a soli 50 anni.

Solo nel 1959 un portiere del Forest, il grande Chick Thompson, tornò a baciare l’argento della FA Cup; e nessun altro ci è mai più riuscito, dopo loro due.


Data di nascita: 13 febbraio 1871, Derby
Data di morte: 6 ottobre 1921

Record nel Nottingham Forest

Presenze: 206 nella Lega, 27 nella FA Cup
Debutto: 24 dicembre 1892 v Wolverhampton Wanderers (casa, vittoria per 3-1)

Altre squadre di appartenenza: Derby Junction

Liberamente tratto e tradotto da
The Legends of Nottingham Forest, di Dave Bracegirdle, Breedon Books

Lascia un commento

Archiviato in 1898 fa cup victory, forest legends