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“Never-say-die attitude got us a good point” – Blackpool 2-2 Nottingham Forest

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Solo una cosa può consolare 1.200 coraggiosi tifosi che un martedì sera decidono di seguire la loro squadra nell’impervia trasferta di Bloomfield Road dall’aver buttato nel cesso una vittoria: strappare un punto proprio sul filo del fischio finale dell’arbitro.

Questo post si sarebbe potuto chiamare esattamente come quello precedente, e a ben più maggior ragione: un altro “game of two halves” per il Forest, con un primo tempo in cui abbiamo prevalso nettamente, e una ripresa subita brutalmente, ma non è che si possono titolare i post sempre allo stesso modo, se no i lettori potrebbero pensare che uno non abbia poi questa gran fantasia, il che sarebbe un peccato.

Confermata la formazione di sabato, con la promozione di Majewski titolare al posto dello squalificato Guedioura, dopo la bella prova di sabato. Non molto pubblico, ma buona la rappresentanza di tifosi provenienti da Nottingham, circa 1.200. Chi ha seguito la partita si sarà accorto che il telecronista non era il solito Colin Fray, ma forse non tutti sanno che il suo sostituto, Martin Fisher, era uno storico giornalista di BBC Nottingham, che ha radiocommentato le imprese dei Reds dall’ultimo periodo di Clough fino a Ron Atkinson, più o meno. Ora è un giornalista freelance, che si divide tra Setanta e MOTD. Bello risentirlo; i fan gli hanno porto complimenti su twitter, e lui ha risposto:

Thanks for all the kind messages. Can’t promise a “and Nigel Clough has scooooreed” or “Collymore shoots, what a gooaall!” but let’s see.

Grande!

Impressionante l’ingresso in campo: il Blackpool dà un’impressione di forza e di potenza fisica immediatamente avvertibile anche guardando l’imponenza fisica dei giocatori: solo Ayala sembra un grado di contrastare fisicamente i colossi in maglia arancione: e, infatti, il passo e l’intensità di gioco del Blackpool, alla lunga, ci metterà in qualche difficoltà.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — Majewski — Gillett — Reid

Sharp — Cox

Inizio interlocutorio, ma subito una clamorosa occasione per i Tangerines: rimessa laterale effettuata dal loro terzino sinistro Craney all’altezza del limite della nostra area, un paio di uno-due con compagni di squadra gli schiudono le porte della nostra area di rigore, noi sembra che facciamo apposta a scansarci, e lui arriva ben dentro l’area e, da poco fuori l’area di porta, tira di sinistro e colpisce il palo alla sinistra di Camp.

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Craney si fa largo in area e colpisce il palo: i nostri stanno un po’ a guardare.

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La partita prosegue piuttosto chiusa: un certo predominio fisico dei Tangerines, noi più pericolosi in contropiede, le volte che riusciamo a eludere la tattica del fuorigioco che la retroguardia degli Ollie’s Boyz attuano molto bene.

Poi, via via, il nostro predominio diviene netto: Reid riceve da Halford sulla loro tre quarti, si fa largo a spallate tra i difensori marittimi, e crossa benissimo da poco fuori il vertice sinistro dell’area di rigore. Dall’altra parte irrompe Cox, liberissimo, che spara incredibilmente alto da grande posizione.

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Piuttosto clamoroso l’errore di Cox sull’ottimo cross di Reid.

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Pochi minuti dopo, nuovo contropiede per noi: Majewski lancia Reid in posizione di regista avanzato, Reid avanza fino alla trequarti e suggerisce un bellissimo passaggio filtrante per Billy Sharp che irrompe in arene cerca di battere Gilks con un sinistro incrociato sul quale il portiere del Blackpool è bravissimo a respingere in tuffo, poi arriva Baptiste che spazza l’area di rigore indirizzando la palla verso i bagni della curva. Quando la palla finisce all’Irlandese, il gioco si illumina come se all’improvviso venisse collegato a un generatore da miniera.

Il corner viene battuto da Reid rasoterra verso il limite dell’area, dove è in attesa Halford che tira di prima intenzione, con potenza ma senza molta precisione: il suo rasoterra viene respinto dalla difesa del Blackpool, Halford intercetta la respinta di testa e la rispedisce in area, dove Sharp si esibisce in una specie di veronica di esterno sinistro che fa impennare la palla e la indirizza con un pallonetto imparabile nell’angolino alto opposto. Piuttosto fortunoso ma meritato vantaggio.

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Dentro l’area di porta si intuisce il piede calzato di bianco di Sharp che colpisce la palla e la manda a spiovere nell’angolino opposto.

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Poco prima del fischio finale del primo tempo, una brutta tegola per noi: esce Ayala, visibilmente acciaccato dopo un contrasto, e viene sostituito da Moloney, che si mette a destra con l’accentramento di Halford.

Forse, sarebbe stata opportuna, a metà tempo, la sostituzione di Majewski, giusto per fortificare un po’ il centrocampo, ma è comprensibile come il Gaffer, dopo essere già stato costretto a effettuare una sostituzione, non si sia fidato a accingersi a percorrere tutta la ripresa con un solo cambio a disposizione.

All’inizio della ripresa continuiamo a mantenere un certo predominio offensivo: l’occasione più pericolosa la occasione una punizione battuta da Reid più o meno dai trenta metri, leggermente spostata sulla sinistra del nostro schieramento: Andy cerca la soluzione di forza, il suo tiro finisce di pochissimo alla sinistra della porta del Blackpool, con il portiere che assiste apparentemente impotente.

Il Blackpool comincia a reagire, e a costruire azioni pericolose. Baptiste porta un pallone sulla nostra tre quarti e la offre sulla destra a Matt Phillips, poco dietro la nostra tre quarti; Phillips crossa immediatamente verso la nostra area di rigore, dove trova Grandin che in tuffo di testa trafigge Camp da pochi passi. Simple as that, il grado zero del football in tutta la sua efficacia. In questo caso direi che le colpe della nostra difesa sono relative: nonostante i luoghi comuni, i cross da lontano sono molto difficili da controllare, per difensori e portieri, soprattutto se le difese stesse sono prese in velocità e non perfettamente piazzate.

Più evidenti le responsabilità della nostra linea arretrata nel 2-1: Grandin controlla sulla trequarti un pallone respinto affannosamente dalla nostra difesa, lo rispedisce in avanti di prima, con un piattone destro che trova Ince sul limite della nostra area grande; l’attaccante arancione non controlla impeccabilmente, ma riusciamo nuovamente a respingere la minaccia, ma, nuovamente, la clearance è tutt’altro che buona: la palla finisce proprio sui piedi di Grandin (ottimo il suo impatto sulla partita) a pochi metri dall’area di rigore. Qualche passo, e, dal limite, palla filtrante verso Taylor-Fletcher praticamente libero sul dischetto del rigore: Gary ha tutto il tempo di controllare, di girarsi e di battere con un piatto un po’ sporco ma preciso un impotente Camp.

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Il tiro di Taylor-Fletcher: dall’immagine si può vedere come sia lui (il giocatore che sta tirando, sul dischetto) sia Grandin (il giocatore fermo che lo guarda proprio sul limite dell’area) siano completamente indisturbati, e come sia piazzato male lo schieramento a protezione della difesa, davanti all’area di rigore. Un buon filtro davanti all’area costituisce il 60% dell’efficacia difensiva di una squadra.

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Nel finale, il Blackpool si rinchiude nell’area di rigore, e noi intensifichiamo l’offensiva alla ricerca disperata del pareggio. Entra anche Blackstock al posto di Majewski, e giochiamo, dunque, con il mitico tridente sulla cui fattibilità si ragionava anche su questo blog qualche tempo fa.

Rimessa lunghissima di Camp che trova la spizzata di testa proprio di Blackstock sulla trequarti, il nazionale antiguano — sempre abilissimo quando si tratta di avere a che fare con i palloni vaganti sulla trequarti avversaria, e di far salire la squadra — prolunga di nuca verso l’area di rigore: Sharp controlla sul limite dell’area e cerca la conclusione, contrastato da un paio di colossi della difesa Tangerine; conclusione sporca, che finisce a destra della porta del Blackpool.

In pieno recupero, l’azione della disperazione: cross di Reid dalla trequarti sinistra, Sharp cerca l’impatto di testa, non lo trova, ma un paio di metri dietro di lui Blackstock mantiene la concentrazione e il riflesso e riesce, piuttosto fortunatamente, a mio avviso, e in posizione a dire il vero un po’ dubbia, a mettere a terra un difficile pallone alto: la difesa arancione aveva chiuso su Sharp, e Dex si trova libero poco fuori l’area di porta; riesce a mantenere la freddezza e, da posizione non proprio banalissima, più o meno dal vertice della six yards box, riesce a anticipare l’uscita del portiere arancione con un sinistro non pulitissimo ma efficace.

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Cox ha mancato il pallone, ma Dex è riuscito a domarlo e a metterlo a terra. Da lì, si girerà con un paio di passi e batterà l’estremo tentativo di uscita di Gilks.

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C’è ancora il tempo per una nostra azione, che ci avrebbe consegnato una vittoria davvero da leggenda: proseguiamo il nostro assedio, il Blackpool cerca di uscire palla al piede dalla sua trequarti con una specie di zozzone, probabilmente Baptiste, ma Cox effettua un ottimo pressing e riesce a riconquistare un pallone che smista subito a Blackstock sulla trequarti, poi si allarga sulla destra chiamando l’uno-due che Dex gli offre immediatamente. Cox crossa in area, palla respinta di testa dalla difesa che finisce però a Reid, il cui tiro dai venticinque metri viene deviato in corner da Evatt. Non c’è tempo per batterlo, e la partita finsice con un pareggio tutto sommato giusto.

Nel complesso, come detto, una partita a due facce: pensavamo di esserci lasciati un po’ alle spalle tutte le incertezze difensive, soprattutto dopo la bella prova con il Cardiff, e ecco che riappaiono all’improvviso; d’altronde, come ho già avuto modo di dire su questo blog, si può lavorare su tutto, e il Gaffer lo sta facendo, tranne che sullo spirito combattivo: e di quello anche martedì abbiamo dimostrato di averne più che a sufficienza.

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Miglior momento: tutto il primo tempo, giocato in totale dominio su uno dei campi più difficili della lega. E, in particolare, del primo tempo, l’assurdo festeggiamento di Sharp dopo il gol: è andato a festeggiare sotto la curva, ha presto un hot dog a un tifoso dei Reds, ne ha mangiato un morso e l’ha restituito allo sbigottito festeggiante.

Peggior momento: l’uscita di Ayala, con la difesa già contata. Infatti, dopo la partita scatterà subito il prestito d’emergenza di Ward, difensore del Norwich City ai margini della squadra. Il secondo tempo avrebbe meritato il premio, ma cerchiamo di guardare con un po’ più di profondità alla nostra situazione.

Hero: Reidy. Reidy. Reidy. I sei mesi passati al Blackpool sono stati i peggiori della sua vita sportiva, con cinque presenze, una retrocessione e una rescissione del contratto, e martedì Andy ha fatto vedere a Ollie di essere un giocatore molto migliore di quanto non pensasse.

Zero: nessuno. La difesa è stata tutt’altro che impeccabile, ma nessuno dei giocatori, singolarmente, ha fatto errori da cappello d’asino. Inoltre, l’uscita di Ayala, con la penuria di difensori con la quale ci troviamo a avere a che fare, costituisce giustificazione sufficiente alla cattiva prova della seconda parte di gara.

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Forest: Camp, Halford, Ayala (Moloney 44′), Collins (c), Harding, Gillett (Blackstock 81′), Cohen, Majewski (Jenas 77), Reid, Cox, Sharp.

NE: Evtimov, Moussi, McGugan, Coppinger.

Marcatori: Sharp 25′, Blackstock 90′

Ammonito: Cohen 44′

Blackpool: Gilks, Crainey, Eardley (Dicko 69′), Evatt, Phillips, Gomes (Grandin 59′), Ince, Taylor-Fletcher, Sylvestre (Delfouneso 69′), Baptiste (c), Osbourne.

NE: Basham, Halstead, Angel, Broadfoot.

Ammonito: Evatt 63′

Marcatori: Grandin 70′, Taylor-Fletcher 75′

Arbitro: Eddie Ilderton

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“A game in two halves” – Nottingham Forest 3-1 Cardiff City

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La migliore partita dell’anno, con il Cardiff City — proveniente da una striscia di tre vittorie consecutive e capolista, piuttosto rinunciatario fin dalla formazione iniziale, con un’unica punta e un centrocampo molto folto, con Whittingham davanti alla difesa — annichilito fino al 3-0, e il tardivo risveglio dei Bluebirds dopo il gol di Helguson, propiziato da una grave ingenuità di Collins (l’unica, per la verità, di una partita impeccabile per la nostra difesa, davvero eccellente in ogni reparto, da Camp a Gillett), un risveglio propiziato anche da una sciagurata espulsione di Guedioura, un giocatore che sta cominciando a essere pericolosamente preso di mira dagli arbitri, non sempre del tutto a torto.

Per una giornata il Forest, dunque, ha lasciato negli spogliatoi la sua ormai proverbiale difficoltà a marcare, e, ancora di più, è riuscito a superare i momenti di fragilità difensiva che, spesso, colgono la nostra squadra subito dopo che è passata in vantaggio: anzi, in questo caso il vantaggio propiziato dalla straordinaria punizione di Reid (un’altra rete alla Platini: sta diventando davvero una buona abitudine) è stato immediatamente ribadito da un imperioso stacco di Ayala su perfetto cross di Halford.

Qualcuno (anche il Gaffer ha puntualizzato questo aspetto) potrebbe storcere il naso di fronte al finale arrembante del Cardiff City, che dopo il primo gol ha anche colto la base di un palo, ma, voglio dire, non è che puoi giocare con la capolista del campionato senza nemmeno fargli fare un tiro in porta; è inevitabile che anche se noi giochiamo la miglior partita dell’anno una delle squadre più forti della lega abbia il suo quarto d’ora di gloria; le cose importanti sono averlo attraversato tutto sommato rimanendo illesi, e esserci arrivati con un più che meritato vantaggio di tre reti.

Formazione relativamente a sorpresa: Guedioura — al rientro dalla squalifica rimediata per l’espulsione contro il Crystal Palace — viene inserito nello schieramento della vittoria contro il Peterboro al posto di McGugan, apparso ultimamente, in effetti, un po’ troppo autoreferenziale e impreciso nelle conclusioni. Nemmeno in panchina Jenas: il Gaffer ha denunciato la carenza di preparazione, JJ, in un twitter, ha affermato di essere in forma perfetta. Un piccolo giallo che, sarei pronto a scommettere, si risolverà quando Jermaine, dopo la partita contro il Barnsley, a conclusione del mese di prestito, tornerà Viottolo del Cervo Bianco accompagnato — credo — da non molti reciproci rimpianti.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — Guedioura — Gillett — Reid

Sharp — Cox

Tempo solo inizialmente autunnale e poi via via più sereno al City Groung, onorato dalla presenza di ben quattro atleti olimpici britannici; tre olimpionici: il 200ista paralimpico Richard Whitehead, i canoisti Etienne Stott e Tim Bailey, e una medaglia d’argento, Richard Hownslow, sempre un canoista. Anche se non sono tutti di Nottingham, abitano tutti in città, e i canoisti si allenano regolarmente sul Trent. Numerosa e rumorosa la presenza degli ospiti, circa 1.500, infatti, i tifosi gallesi, quasi tutti con sciarpe o maglie blu, a dimostrazione che la traumatica transizione verso il rosso indocinese non è stata ancora digerita dai tifosi del Cardiff.

Prima occasione per gli ospiti, con un bel cross di interno destro di Conway dalla trequarti sinistra dello schieramento del Cardiff: Cowie sale a impattare di testa nel traffico al limite della nostra area di porta, ma colpisce sporco e il pallone finisce abbondantemente fuori alla sinistra di Camp.

La partita continua con il nostro predominio territoriale, al solito piuttosto sterile, e con il Cardiff in versione Derby County: centrocampo foltissimo e grande rudezza nei contrasti sulla linea centrale, tattica aiutata dall’arbitraggio di Drysdale, decisamente all’inglese.

Venticinquesimo: un campanile da centrocampo pesca Cox al limite dell’area blu, i difensori del Cardiff chiamano il fuorigioco, l’arbitro fa proseguire, Cox alza la palla per Reid; l’Irlandese viene seppellito da McNaughton che gli si arrampica addosso per rinviare di testa, e lo seppellisce nella ricaduta. Punizione ineccepibile dal limite, con palla proprio sulla linea della lunetta, appena sulla sinistra. Posizione più da pittori che da cannonieri: Reid si avvicina alla palla, apparentemente per toccarla per Adlene che prende la rincorsa, invece, da fermo, dipinge una traiettoria meravigliosa che si infila dopo aver sbattuto sotto la traversa della porta difesa da Marshall. Una punizione a foglia morta tipica veramente di quelle che nessuno è più in grado di battere: anche i migliori specialisti, ormai, hanno bisogno almeno di venti metri per far scendere la palla dopo averla calciata. Davvero un’esecuzione superba.

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Punizione davvero alla Mario Corso.

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Rimessa dalla destra di Halford che pesca bene in area Reid, l’Irlandese cerca di destreggiarsi tra i difensori avversari, ma viene chiuso e portato fuori area, Reid la dà indietro a Halford sulla fascia destra; il terzino pennella un cross perfetto sul quale irrompe di testa Ayala che la mette imparabilmente a fil di palo. 2-0 in meno di un minuto.

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Lo stacco “imperioso” di Danny Ayala.

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Siamo allo scadere: rilancio di testa dalla linea centrale del campo di Halford, la palla arriva a Sharp spostato sulla destra all’altezza dell’area di rigore del Cardiff, duro intervento di Connoly e punizione per noi: ammonizione per il ruvido terzino del Cardiff. La punizione viene battuta da Cohen che crossa di interno sinistro sul limite dell’area di porta, Sharp colpisce di testa ma il tiro viene deviato dal muro umano di fronte alla porta di Marshall. Corner di Reid, respinta di testa della difesa, Cohen rimette dentro sempre di testa, Guedioura controlla spalle alla porta poco fuori la six yards box e tenta di dirigere la palla verso la porta di Marshall con un colpo di tacco, la difesa blu libera ancora in corner. Cardiff un po’ allo sbando in questo periodo, e noi cerchiamo il definitivo ko.

Questa volta va alla battuta dall’angolo Cohen, interno sinistro dentro l’area di porta, nuova mischia e Smith libera di testa in out. L’efficacia della pressione del Forest si deduce anche dal fatto che l’ala del Cardiff ormai staziona stabilmente in area per far valere la sua perizia aerea.

In seguito al corner si accende un po’ un parapiglia in area, l’arbitro richiama Cox e lo ammonisce, evidentemente per una scorrettezza.

Nel secondo tempo entra Radi Majewksi per Cox, apparso un po’ nervoso. Ancora una volta, il Polacco conferma la sua grandissima pericolosità, quando può giocare con le spalle coperte da quattro compagni di squadra: azione insistita di Sharp sulla fascia destra, dopo il recupero di un ottimo pallone; Billy si accentra e, poco fuori dall’area, dà la palla a Raddi chiedendo l’uno due proseguendo la sua corsa verso la porta di Marshall. Raddi accende il misuratore laser di fabbricazione tedesca che ha in testa e restituisce a Cox un pallone degno di Xavi: Sharp lo insegue e, da posizione leggermene defilata, trafigge Marshall in uscita anticipandolo con un colpo sotto identico a quello utilizzato quattro anni fa da Torres nella finale degli Europei contro la Germania. insomma, per dieci secondi il Forest è sembrato giocare come la grande Spagna. Straordinario modo di interrompere il digiuno, per il bomber del Southampton, in una delle partite più importanti della stagione.

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Il bellissimo uno-due tra Sharp (sull’esterno, nella foto) e Majewski (sull’interno), e il tiro di Sharp.

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Game over? Sì, ma non senza ulteriore sofferenza. Il terzo gol riscuote il Cardiff e sterilizza la nostra fino a allora efficacissima aggressività.

Rimessa dalla destra della nostra tre quarti di Gunnarsson, mischia in area, Guedioura respinge di testa, Majewski prolunga, Whittingham intercetta e rispedisce verso la nostra aera, Cowie allarga sempre di testa sul lato sinistro della nostra area dove è appostato Conway, che si gira e la dà indietro a Whittingham sui venti metri, cross morbido verso il limite della nostra area di porta, respinta di Halford, Ayala respinge un po’ sporco fuori dall’area, Gunnarsson recupera e crossa di nuovo in mezzo, respinta ancora sporca di Guedioura, Cowie dal limite dell’area spara una botta che si perde una decina di centimetri alla sinistra della porta di Camp.

Rimessa laterale dalla sinistra, all’altezza del limite della nostra area, battuta lunga e Ayala in angolo. Batte Conway, Hudson arriva in relativa libertà a colpire dalle sette iarde, ma per fortuna la sua schiacciata di testa è imprecisa e si perde alla sinistra di Camp.

Guedioura imposta dalla linea centrale per Reid in posizione di regista avanzato, Adlene prosegue la corsa suggerendo a Reid un uno due che l’Irlandese esegue prontamente, Guedioura avanza verso l’area dei Blues e viene contrastato di spalla e cade al limite dell’area. Nel replay si vede che Gunnarsson smanaccia un po’, ma, come diceva Boskov, se la sua fidanzata gli avesse fatto una cosa simile certo Adlene non sarebbe caduto per terra. Un cartellino ingenuo, che si rivelerà pesantissimo.

Avanzata di Witthingham dalla linea centrale del campo, e bellissimo passaggio verso l’esterna sinistra a liberare Conway all’altezza del limite dell’area, cross immediato in mezzo e colpo di testa appena alto del neo-entrato Noone.

Ottimo lavoro di Conway appena fuori dalla nostra area, sulla sinistra del lato corto, cross che attraversa tutto lo specchio della porta e raccolto dall’altra parte da Smith che la dà dietro a McNaughton, avanzato fino al vertice destro della nostra area, il terzino si accentra e la offre a Taylor appostato sul centrosinistra del limite dell’area, tiro di prima intenzione deviato in out da un ottimo intervento di Ayala, davvero determinante oggi. Rimessa battuta da Connolly per Rudi Gestede, entrato al posto di Gunnarsson pochi minuti prima, appostato sulla linea di fondo al limite della nostra aera, Rudi, pure contrastato da Halford, riesce a indirizzare un campanile verso la nostra aera sul quale prende posizione di forza Helguson, pure contrastato da Collins da dietro: l’Islandese colpisce un po’ sporco, ma la distanza è troppo breve per lasciare a Camp il minimo scampo: 3-1 a poco più di un quarto d’ora dal termine.

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Helguson prende posizione e batte Camp dalla corta distanza.

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Il Cardiff riceve dal gol nuovo coraggio: Smith allarga su McNaughton sulla destra della nostra trequarti, il terzino si accentra evitando Harding e la offre a Wittingham, che lancia lungo per Connolly largo a sinistra, Halford lo chiude, Connolly si allarga all’esterno e recupera di forza il pallone, punta di nuovo Halford, stavolta lo salta netto, arriva sul fondo, la mette in mezzo, Ayala respinge ottimamente sulla linea della nostra area di porta, McNaughton rimette dentro di testa, Smith anticipa Gillett e riconquista la sfera poco fuori l’area, fa due passi verso la nostra porta e tira un preciso rasoterra sul palo, Cowie recupera e tira quasi a botta sicura da dentro l’area di porta, Ayala respinge in disperata spaccata, Cowie riconquista nuovamente il pallone, tira di nuovo, ma Camp si è già rialzato dal tuffo appena precedente, e respinge ottimamente in angolo.

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Il tiro di Smith finito sul palo.

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Finalmente riusciamo a ripartire: Gillett dalla linea centrale a Majewski sulla trequarti, immediata apertura per Guedioura sul vertice destro della loro area, Adlene fa un paio di passi in avanti e crossa rasoterra sul limite dell’area di porta; Hudson respinge alla bell’e meglio, sulla respinta arriva Cohen che cerca il tiro a rientrare di esterno destro: il tentativo è destinato al fondo del sacco, con Marshall impotente, ma arriva ancora Hudson a respingere in spaccata. Gillett recupera fuori area e spara senza pensarci due volte dalle trentacinque iarde, il pallone non è angolato ma rimbalza davanti a Marhall, probabilmente incoccia anche in qualche gamba, il portiere blu respinge ma non trattiene, Sharp recupera sulle sei iarde ma è spalle alla porta e non riesce a girarsi, allora la dà a Cohen appostato sul lato corto sinistro dell’area blu, cross immediato ma la palla attraversa tutta l’area e finisce fuori dall’altra parte.

Halford recupera un pallone sulla destra della nostra trequarti, cerca il lancio lungo ma viene contrato dal centrocampo avversario che riporta la palla verso Taylor sulla nostra trequarti, Taylor si gira contrastato da Guedioura, scarica verso Cowie, ma Adlene entra su di lui in netto ritardo: inevitabile il secondo giallo e la conseguente espulsione, l’ultima cosa al mondo di cui hai bisogno se stai vincendo contro la capolista. Guedioura appare sconsolato, e abbandona mestamente il campo per la seconda doccia anticipata di fila.

Mancano sette minuti, entra Moloney per Raddy, e la nostra porta, grazie all’attenta gestione difensiva e all’ottima gestione di palla, corre ancora solo pericolo: un colpo di testa di Noone su corner di Witthingham bravamente parato da Camp, soprattutto, ma non c’è più tempo nemmeno per soffrire.

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Miglior momento: il gol di Sharp e l’ottima prova di Harding, dopo un inizio faticoso al Forest.

Peggior momento: il gol di Helguson, con la difesa davvero molle, e la disciplina in campo: Cox sostituito per nervosismo e Guedioura espulso sono un pessimo segnale, soprattutto alla luce della nostra fedina penale di quest’anno.

Hero: Ayala. Strabiliante in difesa e decisivo nel colpo di testa del 2-0.

Zero: Guedioura. La simulazione non sarà stata nettissima, ma il suo modo di fare e il suo nervosismo in campo stanno cominciando a essere presi di mira dagli arbitri con inquietante frequenza. Datti una calmata.

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Forest: Camp, Halford, Ayala, Collins, Harding, Gillett, Cohen, Guedioura, Reid (Moussi 74′), Sharp, Cox (Majewski 46′ (Moloney 89′)).

NE: Evtimov, McGugan, Tudgay, Coppinger.

Marcatori: Reid 25′, Ayala 27′, Sharp 47′

Ammoniti: Cox 45′, Guedioura 58′, Halford 78′

Espulso: Guedioura 84′ (2nd yellow card)

Cardiff: Marshall, McNaughton (Mason 81′), Taylor, Hudson, Whittingham, Cowie, Conway (Noone 57′), Connelly, Smith, Gunnarsson (Gestede 65′), Helguson.

NE: Lewis, Turner, Kim, Rails.

Marcatore: Helguson 74′

Ammoniti: Connelly 45′, Hudson 90′

Arbitro: Darren Drysdale

Spettatori: 21.491 (ospiti: 1.856)

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Notte di Coppa: NFFC-Wigan Athletic al City Ground

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Nella formazione schierata da O’ Driscoll questa sera, due novità stagionali: gli esordi di Ayala (apparentemente schierato centrale con Collins, con Halford a destra e Harding a sinistra) e di Chris Cohen, a centrocampo insieme a Moussi, Gillett e Reid, a sostegno di Cox e McGoldrick: pare un 442 molto classico, con due centrali difensivi e due ali pure.
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Nel frattempo.

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Dunque, rieccoci, proprio alla vigilia dell’inizio del campionato della svolta, perché sarà una svolta nella nostra storia, comunque andrà. Un saluto a tutti i tifosi italiani del Forest, e a tutti coloro che seguono questo blog!

Tra oggi e domani spero di scrivere un pur frettoloso post di presentazione della Championship, con i maggiori cambiamenti nelle rose dei nostri avversari e un piccolissimo azzardo di pronostico per ciascuna squadra che parteciperà al campionato; ma, intanto, qualche parola su ciò che è successo durante il mio periodo di assenza.

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L’inizio della stagione agonistica: espugnare Highbury

Innanzi tutto, il Forest ha giocato la sua prima partita ufficiale il 13 di agosto: nel primo turno della Coppa di Lega, quest’anno Capital One Cup, contro gli esordienti assoluti del Fleetwood Town, che, per la prima volta nella loro storia, sono stati promossi nella Football League, e il cui stadio si chiama proprio Highbury Stadium (e anche la maglia del Fleetwood è identica a quella dell’Arsenal). Si è trattato di una trasferta non comodissima, affrontata dai Reds, tuttora con evidenti problemi di amalgama e in ritardo di preparazione, con un qual certo spirito da pre-campionato.

O’ Driscoll ha scelto, per il suo esordio ufficiale da manager del Nottingham Forest, una sorta di 451 (o 4411), con un centrocampo — almeno sulla carta — a altissimo tasso tecnico:

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Darlow

Moloney — Ayala — Collins (C) — Harding

Halford — McGugan — Guedioura — Reid

Majewski (Greening 88′)

Blackstock (Tudgay 82′)

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Primo tempo di studio, con il Forest impreciso nel proporre la manovra, e il Fleetwood (altrettanto rinnovato del Forest, dal momento che ben sei giocatori hanno esordito con i Merluzzi il 13 agosto) abile a chiudere gli spazi; questo, tanto per iniziare la nuova stagione agonistica con un paio di frasi fatte.

Migliore il secondo tempo, con McGugan, Reid, Guedi e Raddi più propositivi, anche se la manovra del Forest ha stentato molto a trovare concretezza: le migliori occasioni, almeno all’inizio della seconda frazione, sono venute, infatti, da calci piazzati malamente sfruttati da Halford e da Blackstock.

Il vantaggio è venuto — al 57° — da un bellissimo cross di Reid sul quale è intervenuto di testa — non proprio limpidamente — Blackstock, sul limite dell’area di porta: il portiere avversario, Scott Davies, è riuscito bravamente a respingere, ma il pallone è finito di nuovo sui piedi di Dex che, questa volta, non ha potuto esimersi dall’accompagnare il pallone in porta. Come si diceva un tempo: “Jesus saves, but Dex scores the rebound”.

Da qui in poi, il Forest è riuscito a controllare piuttosto agevolmente, riuscendo a essere ancora pericoloso con tentativi di Halford — buona la sua prova da esterno destro, anche se il McCleary del finale della scorsa stagione era naturalmente un’altra cosa — e di Dex, che sul finire della partita è stato sostituito da Tudgay, anche lui pericoloso su un altro cross di Reid, nettamente migliore in campo.

Piuttosto deludente, invece, Majewski dietro la punta: il Polacchino è stato sostituito da Greening nel finale, dopo una prova piuttosto incolore.

Alla fin fine un risultato che può apparire troppo striminzito a chi non abbia visto la partita, ma che non appare malvagio: l’entusiasmo — e la discreta qualità — del Fleetwood all’esordio nel calcio che conta davanti al pubblico amico ha rappresentato un duro ostacolo per una squadra chiaramente a corto di preparazione e di minutaggio, sulla quale O’ Driscoll, si può dire, deve ancora cominciare a lavorare seriamente. E, non a caso, dopo la partita Mellon, il boss del Fleetwood (il cui soprannome è “Cod Army”, l’armata dei merluzzi) si è mostrato molto soddisfatto della prova, e si è detto molto orgoglioso che i suoi ragazzi “abbiano giocato per larghi tratti alla pari con il Nottingham Forest”.

Il nostro Gaffer, nelle dichiarazioni di fine gara, ha mostrato una certa soddisfazione per il passaggio del turno e per la risposta del pacchetto difensivo, che giocava per la prima volta insieme, ma ha dato anche ampio credito agli avversari per la loro ottima prestazione.

Oltre a tutto, serata è stata allietata dalle divertenti notizie che venivano da Scunthorpe, dove il Derby County ha dilapidato un vantaggio di 4-1 (3-0 all’intervallo e 5-3 al novantesimo!) facendosi raggiungere sul 5-5 proprio allo scadere, e facendosi eliminare dagli Iron, ora in League One, ai calci di rigore.

Il prossimo turno, già sorteggiato, vedrà il Forest giocare in casa contro lo Wigan.

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Gente che viene (molta) e gente che va (poca)

Tra coloro che stanno per partire, Kieron Freeman completerà a giorni l’esodo dei difensori rossi che ha segnato l’estate. Dopo aver espresso a più riprese insoddisfazione per le scarse prospettive di poter giocare titolare quest’anno, e dopo aver sollevato più di qualche malumore nei tifosi del Forest per le sue ripetute manifestazioni di simpatia per i vicini d’oltre Trent, nelle fila dei quali aveva giocato la scorsa stagione, il terzino destro del Galles U21 è collegato sempre più insistentemente a un passaggio al Derby County (Nigel ha manifestato interesse per il giocatore) o a un ritorno alle Gazze di là del fiume.

Ben più interessanti le voci in entrata.

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Daniel Ayala mostra la nuova maglia rossa.

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I pochi di voi che ancora non lo sapevano avranno notato il nome di Ayala nella formazione schierata da O’ Driscoll nell’impresa di Highbury: si tratta di Daniel Ayala, giocatore spagnolo di scuola Sevilla, una presenza nell’U21 Roja (non proprio la più scarsa delle giovanili…), classe 1990, che fu strappato dal Liverpool di forza ai Rojiblancos tre anni fa, quando era una delle grandi promesse del calcio europeo: le grandi attese riposte in lui dal club di Anfield sono state tradite, soprattutto, a causa di un gravissimo infortunio agli adduttori, che ne ha compromesso, finora, lo sviluppo e la carriera.

Dopo 5 presenze tra i Mereysiders rossi, passò in prestito a Hull City, in Championship, all’inizio del 2010: giocò 12 partite (tra queste una, davvero mostruosa, contro di noi, Daniel sembrava davvero un capitano sovietico a Stalingrado, e una contro i Rams, segnata dalla sua unica rete per i Tigers) prima di tornare a Liverpool per il suo primo lungo periodo di stop. Nel febbraio del 2011 passò — sempre in prestito — proprio al Derby County, dove giocò 17 volte di cui 16 di fila, il suo più lungo periodo di “salute” sportiva.

Nell’agosto del 2011 firmò per il Norwich City neopromosso in EPL, per una cifra di circa £800.000, ma fu un’altra stagione maledetta: un altro brutto infortunio, questa volta al ginocchio, lo mise fuori causa dopo sole quattro partite giocate in giallo canarino; al rientro, il riacutizzarsi del problema all’adduttore lo mise fuori dopo altre tre partite.

Insomma, per ora Daniel è stato più un manuale di ortopedia sportiva che un giocatore di calcio, e per il Forest si tratta — certamente — di una bella scommessa. Ma è un prestito annuale, quindi si tratta di un rischio assolutamente calcolato; e se Ayala riuscirà a attraversare moderatamente illeso la stagione rappresenterà, certamente, un valore aggiunto inestimabile per la retroguardia dei True Reds: si tratta, infatti, di un difensore di classe indubbiamente superiore, in grado di rappresentare, con Collins, una delle più forti coppie di centrali dell’intera lega. Altrimenti, il pacchetto difensivo del Forest appare, ormai, abbastanza nutrito da poter fare a meno di lui senza troppi problemi.

Inizialmente, si diceva che Ayala fosse molto restio a trascorrere un altro anno in prestito, e, per di più, in una serie inferiore, ma, alla fine, pare che le argomentazioni di O’ Driscoll e degli Al Hasawi siano state tanto efficaci da strappare il suo assenso al trasferimento.

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Daniel Cox mostra la nuova maglia rossa.

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Il ben più striminzito (più che come numero, come talento) reparto di attacco è stato rinforzato con l’ottimo arrivo di Simon Cox, nazionale irlandese (ha giocato tutte e tre le partite della fase finale di Euro ’12, anche se non ha certo sconvolto l’opinione pubblica sportiva mondiale con le sue imprese, ma è molto considerato da Trapattoni, e segnò contro l’Italia nell’amichevole vinta dalla Repubblica per 2-0 a Liegi nel giugno del 2011); è nato nel 1987, e è stato acquistato a titolo definitivo dal WBA; si è legato al Forest con un contratto triennale.

Si tratta di un giocatore di scuola Reading, che, però, ha giocato nel club della sua città natale solo due volte in partite ufficiali: quando era di proprietà dei Royals, infatti, ha girellato in prestito con alterne fortune tra Brentford, Northampton Town e Swindon Town, squadra tra le cui fila disputò un’ottima mezza stagione. La sua miglior partita per il Reading la disputò, probabilmente, nel precampionato del 2007, quando realizzò un bellissimo gol all’OL campione di Francia durante una partita della Peace Cup, torneo a inviti di qualche prestigio che allora si svolgeva in Corea del Sud.

Nel gennaio del 2008 lo Swindon Town lo prelevò su base definitiva, e tra i Robins, in League One, disputò una grande stagione, diventando, con 29 reti, il più prolifico marcatore delle quattro maggiori serie calcistiche inglesi. Tanto che all’inizio della stagione 2009-10 passo al WBA. Diede un buon contributo alla promozione, con 34 presenze e 10 reti (il mantra di O’ Driscoll: “abbiamo bisogno di giocatori che conoscono la Championship e che abbiano dimostrato di saperla vincere”), ma si trovò ai margini della prima squadra in EPL; dopo qualche buona prova in coppa, ebbe però un po’ di chances da titolare, e ricevette una nomination al Gol del Mese per l’aprile 2011 per una bella rete messa a segna contro il Tottenham Hotspurs.

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Ancora poco considerato nella stagione scorsa, chiuso da Odemwingie, Long e Fortuné e dopo gli ulteriori arrivi di Lukaku e Rosemberg in questa finestra di mercato, Cox ha chiesto al manager dei Baggies il trasferimento per trovare spazio di gioco: richiesto anche dal Celtic, ha firmato però con noi, e si pensa che sia stato pagato circa due milioni di sterline. Un ottimo acquisto, a mio avviso, per il nostro reparto offensivo: si tratta una seconda punta all around più che di striker puro, un giocatore di grande intelligenza, che unisce visione di gioco a buone capacità realizzative, mostruosa capacità di lavoro e determinazione, e, in più, con la qualità di affrontare le grandi partite in maniera particolarmente efficace: un ottimo complemento per Blackstock, insomma; il fatto che Cox abbia scelto il Forest, dopo voci che lo volevano destinato a metà dei club di Championship e a un quarto dei club di EPL dimostra, secondo me, il fatto che le cose sul Trent sono davvero cambiate.

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Sam Hutchinson insieme a un altro ex Forest di lusso.

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Infine, Sam Hutchinson, difensore destro del Chelsea (nei Blues da sempre, visto che è entrato nell’Accademia a sette anni), è arrivato in prestito stagionale, e dovrebbe rappresentare un’ottima alternativa a Halford. Anche lui viene da un brutto infortunio al ginocchio durato quasi tre anni, che nel 2010 sembrava doverlo condannare a un ritiro che aveva di fatto annunciato: un recupero miracoloso, però, l’ha condotto a firmare un nuovo contratto con il Chelsea e perfino a accomodarsi in panca nella vittoriosa finale di Champions League contro il Bayern, grazie alla situazione disastrata nella quale versava la difesa dei Blues in quella circostanza; userà quest’anno al City Ground per perfezionare il recupero e per riprendere il clima agonistico.

Si tratta di un giocatore di grandissima intelligenza tattica, di quelli che piacciono al Gaffer: durante l’infortunio Sam ha studiato sport all’università, e ha ottenuto anche il patentino da allenatore. Di Canio gli offrì perfino il posto da secondo al Swindon Town, dopo l’annuncio di ritiro; non certo una proposta comune, per un ventunenne.

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Dell’altro arrivo, Simon Gillett, abbiamo già detto qualcosa. Si tratta di un centrocampista molto dinamico che, finora, non ha dato grandissime prove, ma che è stato con il Gaffer a Doncaster: i Donnies non gli hanno rinnovato il contratto e O’ Driscoll ne ha approfittato per arricchire la rosa con un giocatore del quale, evidentemente, si fida; tanto basti. È un po’ un giocatore alla McKenna, penso: il tipo di centrocampista piccoletto, energico e dinamico del quale la nostra squadra ha bisogno come il pane, e poi piace al Boss: tanto basti, come biglietto di visita.

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Le amichevoli

Dopo la bella vittoria con il Villa, è venuta una partita in deciso anti-climax proprio contro i Baggies, l’ex squadra di Cox. Uno 0-2 netto, ottenuto dal WBA nel primo quarto d’ora grazie a una bella conclusione da lontano di Gera (sulla quale Darlow si è mostrato, a dire il vero, disattento) e a un rigore piuttosto dubbio ottenuto da Shane Long grazie a una sceneggiata su sfioramento di Collins, e realizzato dallo stesso Long. Il Forest è partito con una formazione a rombo, forse un po’ troppo sbilanciata in avanti per affrontare una compagine di classe superiore: il secondo tempo, con il riassesto della squadra, è stato, infatti, più equilibrato.

La formazione iniziale dell’amichevole:

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Darlow

Halford — Ayala — Collins — Harding

Moussi

Moussa — McGugan — Reid

Blackstock — McGoldrick

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Nel corso della partita ci sono stati molti cambi, che hanno equilibrato l’andamento del gioco:

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Forest: Darlow, Halford (Moloney 71), Ayala (Regan 80), Collins (Lacelles 69), Harding (Taylor 74), Moussa (Bader Al-Mutawa 55), McGugan (Guediora 55), Moussi (Greening 55), A Reid (Majewski 55), McGoldrick (Tudgay 55), Blackstock (Derbyshire 55).

NE: Camp, Morgan.

WBA: Foster, S Reid (Jara Reyes 69), McAuley (Dawson 62), Olsson (Tamas 62), Ridgewell (Jones 45), Yacob (Hurst 81), Mulumbu (Thorne 81), Morrison (El Ghanassy 66), Odemwingie, Long (Fortune 66), Gera (Brunt 69).

NE: Myhill.

Goal – Mulumbu (7), Long (pen 17).

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Da notare che Taylor, substrato a Harding, è un giocatore in prova, e non fa parte della rosa iscritta per ora al campionato, mentre Regan è un giocatore dell’Accademia.

La cosa migliore della partita è stata l’esordio di Harding sulla fascia sinistra, e è piaciuta anche qualche buona giocata mostrata da Al-Mutawa, subentrato nel secondo tempo. Ma, davvero, secondo me per quest’anno bisognerà avere pazienza e confidare nell’opera di ricostruzione cominciata da O’ Driscoll, senza provare insensate frustrazioni se la stagione ci destinerà a un anonimo centroclassifica, ma cercando, piuttosto, di cogliere eventuali segnali di miglioramento strada facendo.

Perché domani, ragazzi, si comincia a fare davvero sul serio. Anzi, stasera: la stagione è cominciata con la vittoria interna dei Reds di Cardiff City su Huddersfield Utd per 1 a 0, gol di Hudson al 90o minuto.

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