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“What a mess in the back”: Leeds Utd 2–1 Nottingham Forest

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Il commento di John McGovern riportato nel titolo non si riferiva alla sua situazione intestinale: è stata la prima frase che gli è venuta in mente — e che non è riuscito a trattenere — dopo il secondo gol del Leeds United, nato da una simpatica serie di cazzate commesse dal Forest in fase difensiva.

L’Elland Road ha assistito a una nuova prova bifronte dei Reds, fragilissimi nel primo tempo (molto più fragili che inquadrabili, a dire il vero), molto più solidi e determinati nella ripresa, ma, stavolta, non è proprio bastato, e torniamo in casa con la prima sconfitta sul groppone. Qualche perplessità sull’operato dell’arbitro D’Urso, anche (un paio di discussioni davvero discutibili), ma sul senso e la ragionevolezza della sconfitta c’è poco da dire. Rimane la magrissima soddisfazione di essere stati gli ultimi a perdere, in Championship, dopo che il Blackburn Rovers aveva perso l’imbattibilità la sera prima, nella partita interna contro il Boro.

La cosa più preoccupante, forse, è la mancanza di alternative al 4132, la formazione con la quale il Forest, almeno in questa fase, pare condannata a dover giocare: se contro il Palace aveva fallito la difesa a tre con mediani laterali alti, nello Yorkshire è stato il 442 ortodosso, con due mediani centrali, a mostrare la sua fragilità (una fragilità, che, a dire il vero, era già stata intravista nella partita interna contro lo Wigan: la differenza di classe tra le due squadre, allora, aveva portato a sottovalutare le difficoltà di convivenza che paiono trovare Gillett e Moussi quando giocano insieme). Insomma, come a fine gara ha detto Collins (molto più lucido nei commenti che in campo, ultimamente), al Forest manca un Piano B.

La seconda preoccupazione è che il Forest pare abbia perso la capacità di giocare la palla che aveva mostrato nelle prime giornate, nelle quali, ricordiamo, aveva nettamente messo sotto fuori casa anche l’Huddersfield dei miracoli. La prima sconfitta, insieme alla perdita della capacità di giocare aperto e veloce che i Reds avevano mostrato nella prima parte della stagione potrebbero, insieme, portare a un po’ di perdita di fiducia nelle prossime gare, proprio la cosa di cui non abbiamo bisogno prima di due partite interne contro Derby e Blackburn, importantissime sia per motivi simbolici, sia per dare forma a una classifica, per ora, del tutto anonima.

Sean O’Driscoll ha scelto, dunque, per cominciare, un classico 442 con Coppinger e Reid all’ala, e Gillett e Moussi (il motivo per cui Moussi — davvero disastroso contro lo Wigan — è stato preferito a McGugan rimane misterioso) in mezzo; davanti Blackstock — ottimo contro il Palace in settimana — l’ha spuntata su uno Sharp probabilmente ancora non al meglio, mentre dietro, indisponibile Hutchinson, hanno giocato Halford a destra, Harding a sinistra (ambedue molto incerti), e la coppia centrale in via di consolidamento, Collins e Ayala (degni compari di incertezza dei terzini). Oltre al debutto di Coppinger, da segnalare l’esordio in panchina di Henri Lansbury, ottimo protagonista nella ripresa.

Una curiosità: in panca, come secondo portiere, siede Eftmov, perché Darlow è finito in prestito di emergenza di un mese a Walsall. Auguri a lui!

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Coppinger — Moussi — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

L’inizio del Forest non è né timido né poco efficace: come già detto nel commento generale, infatti, è stata la fragilità il difetto principale dei Reds in questa partita, più che la mancanza di qualità o di impegno.

La prima azione è però del Leeds: una manovra sviluppata sulla trequarti destra del loro schieramento porta al tiro da distanza siderale Rodolph Austin: un esterno destro a rientrare che salta una volta davanti alla nostra porta e che viene agevolmente domato a terra da Lee Camp.

Coppinger da destra scarica dietro a Gillett sulla linea mediana, poi Moussi e Halford dialogano nella nostra metà campo, Halford vede un corridoio e ci si butta palla al piede, duetta con Gillett e poi lancia Cox sulla trequarti, Cox allarga per Coppinger sulla destra, l’ex Donnie arriva sul vertice dell’area, penetra, finge il cross e invece la restituisce a Cox sul limite: Simon, di prima intenzione, cerca la precisione a aggirare il portiere, invece viene fuori un piattone centrale, un po’ trattenuto, ben controllato da Paddy Kenny. Certamente si poteva fare di più con il bel pallone offerto dalla nostra nuova ala destra.

Corner battuto sulla loro destra da Diouf e ben incontrato di testa da Lees, mollemente marcato da Harding in mezzo alla nostra area: la palla si perde alla sinistra di Camp, altrimenti impotente.

Corner battuto di interno sinistro a rientrare da Reid sulla destra del nostro schieramento in maniera impeccabile, la palla scavalca Kenny uscito a farfalle e finisce a Dex che mette dentro di testa sul palo lungo: l’arbitro annulla per una spinta, non rilevabile dalle immagini, di Blackstock ai danni di Austin, o forse di Cox ai danni di Kenny. Se c’era, è stata lievissima; ad ogni modo, va benissimo: fatto sta che, nel prosieguo, situazioni analoghe non sono state valutate con la stessa severità.

Nuovo corner per il Leeds United sulla loro destra, battuto ancora di interno desto a uscire da Diouf, Blackstock respinge di testa in mezzo all’area, Gillett vince un contrasto al limite e allontana ulteriormente, il pallone finisce nel traffico a Poleon sulla tre quarti che gira dietro a Peltier nel cerchio di centrocampo; palla allargata benissimo a Diouf sulla destra, Diouf punta Harding, finta il cross di destro, Harding abbocca come [SPOILER] Belmondo quando vede Catherine Deneuve in La mia droga si chiama [/SPOILER], si sbilancia, Diouf rientra con un passo e crossa di interno sinistro, del tutto incontrastato; Tonge liberissimo sul palo lungo la rimette in mezzo spizzndola come può (anzi, probabilmente, l’assist è frutto di un controllo sbagliato) e l’ottimo Becchio (giocatore per il quale vado pazzo) la mette dentro di potenza dal limite dell’area di porta. Cattiva difesa in mezzo, ma pessima difesa di Harding sulla fascia, davvero troppo molle.

Il Forest cerca di reagire: Blackstock conquista con un bel contrasto il pallone sul limite dell’area del Leeds United, se lo porta verso la bandierina sinistra e lo offre dietro a Reid. La nostra ala si porta sul lato sinistro dell’area di rigore e crossa in mezzo un pallone non precisissimo, arretrato rispetto alla posizione di Cox, che cerca la torsione all’indietro, colpisce il pallone ma lo manda fatalmente alto sulla porta di Kelly. Peccato, perché rivedendo l’azione da dietro si può apprezzare come Simon fosse piuttosto libero in area.

Continuiamo il tentativo di forcing, ma Blackstock perde un contrasto sulla destra della loro tre quarti, il Leeds cerca di ripartire con un lancio lunghissimo di Peltier che trova Diouf sulla nostra tre quarti, guardato da Harding e Collins, che però gli danno agio di girarsi e di servire al limite dell’area il rimorchio del lancatissimo Becchio, che lotta con Ayala per il possesso del pallone: Ayala riesce a anticipare l’argentino in scivolata, ma invece di servirla dietro a Camp, con un movimento molto goffo cerca di allontanarla verso il centrocampo, servendo però lo stesso Becchio, che era rimasto in piedi dentro la lunetta; Becchio prova il tiro, respinto dal secondo intervento alla disperata di Ayala, il cui rinvio, sporchissimo, finisce però sui piedi dell’accorrente, liberissimo Poleon (Halford lo osserva da dietro con blando interesse): il Francese, proprio dal limite, sul vertice sinistro della lunetta, fredda sul primo palo Camp con un interno destro a uscire. Ancora una volta, più che un clamoroso errore (anche se la prima scelta difensiva di Ayala su Becchio è stata sciagurata), è stata tutta la difesa a non funzionare, sia come piazzamento, sia come lucidità, sia come intensità nei contrasti. Anche McGovern, piuttosto visibilmente seccato, dopo aver detto che dietro siamo un casino, denuncia la scarsa organizzazione della fase difensiva.

Gillett batte una punizia dentro la loro metà campo cortissima per Reid, l’Irlandese avanza palla al piede e dalla tre quarti tira di interno sinistro un pallone che si spegne di poco alla sinistra di Kelly: buon tiro, ma difficilmente, se fosse stato dentro, avrebbe sorpreso il portiere del Leeds, che ha seguito attentamente la traiettoria.

Reid batte una punizione arcuata di interno destro in area dalla sinistra della loro trequarti, Blackstock parte all’inseguimento, appare in vantaggio sul suo marcatore diretto Austin, il quale si disinteressa del pallone e si getta a terra trascinando Dex che stava per colpire quasi a botta sicura. Rigore secondo me piuttosto netto, soprattutto se visto da dietro: e, comunque sia, se il metro della severità di D’Urso era quello mostrato in occasione del gol annullato allo stesso Dex, questo è rigore, espulsione, fucilazione e squalifica del campo. Invece, nulla. Naturalmente, in tutto avviene con la massima compostezza da parte dei giocatori, davvero encomiabili, in questo.

Un lunghissimo rilancio di Harding dalla nostra area di rigore viene raccolto da Blackstock di testa, dal limite della lunetta avversaria Dex la dà indietro all’accorrente Coppinger, ma il biondino, dopo un controllo di petto, tira largo sul secondo palo, alla destra di Kelly.

Rilancio di Kelly, batti e ribatti a centrocampo con più di un accenno di hoofball da entrambe le parti, alla fine Lees schiarisce le idee a tutti con una sciabolata a servire Diouf sulla nostra tre quarti. Il Senegalese, marcato ancora da lontano, come se avesse cannato il deodorante pre-gara, avesse seri problemi intestinali o avesse dichiarato ai suoi avversari di soffrire di dermatite purulenta, ha tutto l’agio di girarsi e di servire l’accorrente Byram sulla destra. Il buon Sammy si accentra e penetra in area; Harding, probabilmente per non fare di nuovo una figuraccia, si guarda bene dal contrastarlo; Byram vede in mezzo Becchio clamorosamente libero, lo serve bene, e l’Argentino, di piatto destro, ancora dal limite dell’area piccola, spedisce miracolosamente alto.

Ora, io capisco che da alcune parti si cominci a criticare O’Driscoll, siamo il Forest, se non critichiamo non ci si diverte, ma per fare certi movimenti difensivi o per portare certi contrasti un giocatore di calcio professionista non dovrebbe avere bisogno di un allenatore che glieli rammenti: semplicemente, se non li fai o non sei un giocatore da campionato a alto livello, o stai giocando con inaccettabile distrazione (il che vuol dire sempre che non sei un giocatore da campionato a alto livello).

Rivoluzione nell’intervallo, con il ritorno al 4132 e l’ingresso di Lansbury, finalmente al debutto, e di McGugan, per Reid e Moussi, il primo stanco, il secondo inspiegabilmente impalpabile.

La prima occasione nel secondo tempo è per noi: un rilancio lungo di Campo trova Blackstock sulla trequarti del Leeds: Dex è un prodigioso controllore di palloni vaganti, e riesce a appoggiare anche questo, di petto, per McGugan che tira il collo a un tiraccio dalle 35 iarde: pallone che si spegne ballonzolando sulla destra di Kelly.

Poi, un’altra decisione molto discutibile di D’Urso: su un nostro rapido rilancio dalla tre quarti Cox, che stava ricevendo il pallone nella lunetta con solo Pearce da superare, viene letteralmente abbrancato e affossato dal ruvido difensore in maglia bianca: bellissimo O-Soto-Gari, meriterebbe almeno un waza; McGugan riconquista la palla ma l’arbitro ferma l’azione senza aspettare lo sviluppo del vantaggio: punizione ineccepibile, peccato che Pearce, già ammonito, meritasse ampiamente un altro giallo per questo fallo volontario su un’azione pericolosa. McGugan si occupa della battuta, che si spegne sulla barriera: il successivo lancio di Halford in area viene spedito alto di testa da Ayala.

Greg Halford va alla rimessa laterale sulla trequarti destra del loro schieramento: per chi non lo sapesse, Greg è una specie di omino delle rimesse del Subbuteo, ha una rimessa laterale migliore di quella di Delap che già martedì scorso, sulla spizzata di Dex, ci stava per dare un’immeritatissima vittoria contro il Palace, se non fosse stato per il colpo di reni di Speroni. Il copione si ripete identico, con Blackstock che riesce a colpire di nuca nel traffico dal limite dell’area di porta, Kelly non è Speroni, D’Urso non riesce a immaginare alcun valido motivo per il quale annullare, così dimezziamo lo svantaggio. Mezz’ora da giocare, e il miraggio della terza rimonta di fila comincia a farsi intravedere sotto il non proprio desertico sole dello Yorkshire.

Qualche minuto dopo, Greg cerca il bis, stavolta dalla trequarti sinistra: il Leeds difende in area come difenderebbe su un corner di Pirlo, la palla arriva nell’area di porta dove Dex e McGugan riescono ancora a spizzare, mischia paurosa nell’area piccola dei Bianchi, Lansbury cerca il colpo di karatè alla Ibrahimovic per ribadire in porta, ma vien fuori un pallone sporchissimo che si impenna verso l’angolino, e Kenny riesce a deviare in corner. Sugli sviluppi della respinta dal corner, Halford raccoglie sulla loro tre quarti, crossa in area e Ayala riesce a colpire un pallone però ancora troppo lento, controllato al petto senza difficoltà da Kelly.

Il Leeds si rifà vivo con un corner sempre di Diouf dalla destra, con bella testata di Austin schiacciata a terra, appena lenta e molto ben controllata a due mani da Camp in tuffo.

Cox manovra sul limite dell’area, bel lanciato da McGugan, la serve in mezzo a Dex che, dalla lunetta, tira di interno sinistro a aggirare il portiere, tiro ribattuto da Byram, Blackstock va di testa sulla respinta e serve dietro Harding in proiezione offensiva, un po’ chiuso il terzino dialoga con McGugan sulla trequarti sinistra del nostro schieramento offensivo, riesce a servire il nostro #10 sul vertice sinistro dell’area di rigore, McGugie fa due passi (mal marcato anche lui, a dire il vero) e tira di destro a giro, alla Del Piero, come si diceva una volta; ma riesce a produrre solo la parata più bella della serata, con Kelly in estensione sul suo palo lungo a deviare in corner con il braccio di richiamo.

Halford prova ancora la rimessa, da ancora più lontano, sulla sinistra del nostro schieramento: riesce ancora a trovare l’area piccola, e la deviazione in angolo di Byram. Siccome, purtroppo, non si possono far battere a Halford con le braccia anche i corner, McGugie va alla battuta con meno di 9′ da giocare, palla bassa in area di porta, cattiva difesa del Leeds che non pulisce, Blackstock si tuffa ma non trova un buon contatto con il pallone, che rimane lì a ballonzolare e viene alla fine allontanato dalla difesa bianca.

Il lungo recupero concesso da D’Urso per le infinite perdite di tempo del dirty Leeds nella parte finale della gara non porta più alcun serio pericolo alla porta di Kelly, nonostante l’ingresso di Sharp per Coppinger a sette dal termine: l’ottimo momento mostrato dal Forest nella parte centrale della ripresa è in via di esaurimento, e non è stato sufficiente per recuperare: le incertezze difensive del primo tempo ci condannano a una sconfitta tutto sommato giusta ma, forse, evitabile.

Nuova brutta prova, dunque, della coppia di mediani difensivi MoussiGillett (come prestazione collettiva del reparto molto più che come prestazione individuale) e prestazione molto incoraggiante di Lansbury, attivo e pericoloso nel secondo tempo.

Prossima partita domenica, Brian Clough Trophy in casa, la partita dell’anno in diretta TV, e errori come quelli di Leeds non saranno più concessi: il Forest ha terminato la partita con otto giocatori nuovi in campo, e problemi di crescita sono del tutto comprensibili, ma la prossima è l’unica partita dell’anno in cui le scuse non sono assolutamente ammesse.

* * *

Forest: Camp; Halford, Ayala, Collins(c), Harding; Coppinger (Sharp 83′), Moussi (McGugan 46′), Gillett, Reid (Lansbury 46′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov, Cohen, Moloney, Majewski.

Marcatore: Blackstock 60′

Ammonito: Cox 90′

Leeds: Kenny, Peltier(c) (Varney 68′), Drury, Lees, Pearce, Austin, Becchio (Gray 90′), Tonge, Diouf, Byram, Poleon (White 66′).

NE: Ashdown, Kisnorbo, Brown, Payne.

Marcatori: Becchio 14′, Poleon 25′

Ammoniti: Pearce 29′, Lees 80′

Arbitro: Andy D’Urso

Spettatori: 24,292

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Molti errori e un grande spirito: NFFC 2–2 Birmingham City

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Nella presentazione al match che abbiamo riportato anche su questo blog, Garry Birtles auspicava che il Birmingham City potesse trovare un City Ground meno morbido e remissivo rispetto a quello sul quale aveva passeggiato, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora, l’anno scorso; ma per tre terribili minuti sabato scorso è sembrato di rivedere lo spettro di quel Forest spento e rassegnato che avevamo imparato a conoscere tra le gestioni di McClaren e il primo Cotterill.

Due reti prese a difesa schierata e immobile parevano doverci, infatti, condannare alla prima sconfitta stagionale in campionato e a un brusco ridimensionamento delle nostre pur non ancora gigantesche aspettative, di fronte alla squadra di gran lunga migliore che abbiamo incontrato fino a adesso, Wigan Athletic escluso. E, certo, l’anno scorso il secondo gol dei Blues avrebbe significato la nostra resa incondizionata.

Ma un anno può cambiare davvero tante cose: invece, il Gaffer ha sistemato la squadra dando più peso alle fasce e più fantasia in attacco, e il Forest è ripartito con grande spirito, mettendo finalmente in campo quel passing game fatto di ripartenze in velocità e di rapidi capovolgimenti di fronte del quale O’ Driscoll è maestro. La rimonta è passata attraverso uno strepitoso gol di Cox in doppio controllo volante, e il primo gol di Harding in Garibaldi Red; ma, al di là del punto, preziosissimo, il dato più confortante è stato la capacità del Manager di cambiare volto alla squadra per fronteggiare meglio l’avversario, e la voglia della squadra stessa di cambiare il volto alla partita, Imprese compiute, anche se resta da analizzare la sconcertante prestazione difensiva e i motivi di due gol così sloppy concessi ai ragazzi dell’altro capo delle Midlands.

La formazione iniziale del Forest ricalca quella schierata contro il Charlton Athletic due settimane prima, con la sola eccezione di Sharp schierato al posto dell’acciaccato Cox, infortunatosi nella partita amichevole dell’Eire contro l’Oman.

Camp

Hutchinson — Ayala — Collins — Halford

Gillett

Guedioura — McGugan — Reid

Sharp — Blackstock

Il primo tempo scorre via abbastanza incolore, tanto che anche gli extended highlights del Forest Player danno conto solo della seconda frazione di gioco. Per quanto riguarda la prima parte, le immagini danno conto solo di una punizione di McGugan battuta benissimo, dalla zona Charlton, ma abilmente alzata in angolo da Butland. Le cronache della partita riportate dal sito ufficiale e dai blogger parlano anche di una mezza occasione capitata a Reid, sciupata scegliendo di servire Sharp in cattiva posizione, e, dall’altra parte, di una palla filtrante di Lita per King, sciupata dal simpatico maniaco sessuale su un Camp in provvida uscita.

Certo, contro una squadra veloce, compatta, organizzata e con un ottimo gioco sulle fasce come il Birmingham City, nel primo tempo i Reds non hanno potuto mettere in scena lo stesso scintillante mostrato contro il Charlton Athletic, ma alla mediocrità della prima frazione hanno contribuito la scarsa vena del trio addetto alla costruzione del gioco; Reid, McGugan e, soprattutto, Guedioura: secondo il parere unanime dei commentatori, l’Algerino ha disputato la peggior partita della sua carriera in Rosso.

L’inizio della ripresa, per il Forest, è piuttosto incoraggiante: subito una bella iniziativa di Reid sulla sinistra, conclusa con un cross molto pericoloso sul quale, però, Sharp non riesce a intervenire. Dopo un’ora di gioco — presto, secondo le sue abitudini — O’ Driscoll toglie un Blackstock un po’ spento per inserire il miracolato Cox, per il quale, in settimana, si era temuta addirittura una frattura.

Ma la musica cambia presto: Burke raccoglie una palla nel cerchio centrale del campo, si porta sulla tre quarti piuttosto indisturbato e la allarga sulla sinistra per King; Hutchinson contrasta efficacemente la punta dei Blues, ma il pallone rimpallato viene raccolto da Mullins in sovrapposizione, che dal vertice scarica un tiro potente ma centrale, ben controllato da Camp.

Lita batte una punizia dalla fascia laterale, all’altezza del limite dell’area di rigore, Blackstock respinge bene di testa e Sharp, nel tentativo di recuperare, sul limite dell’area, subisce un fallo da Murphy che lo fa franare sull’arbitro Halsey, ben poco amato al City Ground: questo gesto strappa per l’attaccante dei Saints i primi applausi davvero convinti da parte del pubblico di fede rossa.

Collins esce sulla sua tre quarti per anticipare di testa Lita su uno spiovente proveniente dalle retrovie, ma è una pessima scelta, perché non ci riesce e serve, invece, King, appostato dentro la nostra lunetta. King vede accorrere il neo-entrato Wade Elliot sul vertice sinistro della nostra area e lo serve, Elliott controlla e la restituisce dentro a King, tutto troppo facile; King tira a botta sicura ma coglie il corpo disperatamente proteso di Harding, Mullins si scaraventa sul rimpallo e dal limite dell’area tira al volo una saracca imprendibile che si infila proprio sotto la nostra traversa.

L’ingresso di Redmond all’ala destra mette ulteriormente in difficoltà la nostra squadra: è notorio che la sorta di rombo con il quale giochiamo, molto efficace in fase di possesso palla, è vulnerabile nei confronti di squadre che lavorano molto, e in velocità, sulle fasce laterali.

Murphy trova King sul vertice sinistro della nostra area di rigore con un passaggio di una trentina di iarde, King si volta, la passa indietro a Elliot che fa qualche passo verso la nostra area e scaglia un cross di interno destro verso la nostra area piccola, Ayala respinge di testa verso la nostra trequarti, Reid raccoglie ma, messo sotto pressione da Mullins, trattiene la palla invece di darla via finché il bravissimo interno Blue non riesce a togliergliela con la collaborazione di Redmond, che poi si invola sulla fascia destra saltando come birilli paralitici prima lo stesso Reid in tentativo di recupero, poi Halford, poi entra nella nostra area, e, mentre Collins lo guarda con blando interesse, si guarda intorno, ordina la cena, telefona alla morosa dicendole di accendere la tele perché sta per fare un passaggio decisivo al City Ground, twitta “look me while assisting against #NFFC” dal suo smartphone, e, infine, la passa al limite dell’area a King, più solo e abbandonato al disinteresse generale di Giovanardi al Gay Pride; King prende la mira e con un preciso e inevitabile colpo di biliardo la mette rasoterra a fil di palo alla sinistra di Campo.

Almeno cinque tra cattive scelte, contrasti molli e errori di piazzamento portano, dunque, i Blues in vantaggio di due reti, realizzate in meno di tre minuti, e con meno di venti minuti da giocare: il fantasma dell’anno scorso, come detto, sembra rimaterializzarsi.

Ma questo Forest è fatto di un’altra pasta. McGugan vince un contrasto sulla nostra tre quarti, la dà via malamente consentendo al Birmingham un rapido recupero, i Blues si riportano in avanti ma McGugie non ci sta, e va nuovamente al contrasto su Lita, poco fuori la nostra area di rigore; il nostro 10 riconquista il pallone, se lo porta avanti con slancio possente lungo l’out destro, arriva poco dopo la linea di metà campo, sbilancia con una finta un paio di avversari, alza la testa, vede Cox e lo lancia con grande precisione, ma sembra un pallone con il quale è difficile fare qualcosa di buono; Coxie si getta all’inseguimento del lancio che spiove all’altezza del dischetto, controlla meravigliosamente lo spiovente con l’esterno destro, al volo, portandosi in avanti il pallone di un paio di iarde, e lo colpisce, sempre al volo, ancora di esterno destro, battendo imparabilmente Butland più o meno dal limite dell’area piccola. Gol davvero meraviglioso, che riaccende di entusiasmo la Trent End; Cox raccoglie il pallone dal sacco e lo porta di tutta fretta verso il centrocampo, mostrando la voglia dei Reds di lottare ancora per il risultato.

Il gol spinge O’ Driscoll a modificare totalmente la squadra alla ricerca del pareggio: esce uno spento Guedioura per Harding, un cambio apparentemente inspiegabile, visto che entra un terzino per un centrocampista, ma che consente di riorganizzare la squadra schierandosi a tre dietro e alzando di molto l’azione dei laterali: questo riassetto garantisce allo stesso tempo più copertura dietro e più spinta sulle fasce:

Camp

Ayala — Collins — Halford

Hutchinson                         —                                 Harding

Gillett

McGugan          —                  Reid

Sharp — Cox

L’azione si sviluppa sulla nostra linea difensiva, da sinistra a destra, palla a Gillett che la restituisce indietro a Collins, che lancia lungo e preciso per Billy Sharp sul vertice sinistro dell’area di rigore; Sharp controlla, pur pressato da due avversari, ma è costretto a allargarsi verso la bandierina. Riesce in qualche modo a girarsi e a darla dietro a Reid, anche lui sotto pressione, Reidy si gira molto bene, retrocede qualche metro e la mette in mezzo, sulla tre quarti, per l’accorrente McGugan, che di volo tira un paio di metri alla sinistra della porta dei Blues; però ci siamo!

Ripartiamo di nuovo dalla nostra metà campo, Halford riceve sulla linea mediana e scende di corsa verso la loro tre quarti, arriva quasi al vertice destro dell’area e crossa morbido in area, Ibañez spizza appena il pallone che, però, arriva sul piede di Harding che con un possente sinistro, appena deviato

dallo stesso difensore spagnolo, si insacca imprendibile alla destra di Butland.

Ci sarebbero anche tempo e occasioni per completare il clamoroso come-back, entra Majewski per Gillett e si piazza dietro le punte, dando ancora più peso offensivo alla squadra. Majewski tocca il suo primo pallone lanciato sulla linea di fondo da un bel passaggio di Hutchinson, ma Radi scivola al momento del tocco decisivo in mezzo e consegna una palla innocua a Butland, peccato perché Cox, Sharp e Harding stazionavano, piuttosto liberi, in mezzo all’area di rigore.

Majewski controlla sul vertice sinistro della loro area un bello spiovente dalla destra, si gira, la dà dietro a Reid che crossa di prima un pallone preciso sul quale sale a incornare dalle sei iarde Billy Sharp in mezzo a due avversari, ma non può colpire come desidera e la prende un po’ sotto, alzando la sfera non di molto sopra la traversa Blue. Vedendola al rallentatore, però, in effetti, forse Sharpie avrebbe potuto fare qualcosa di più con quel pallone. Fine, e Forest che riesce a proteggere il record di imbattibilità dall’assalto dei ragazzi delle West Midlands, prima del doppio, difficile trip a Crystal Palace e a Leeds Utd, due campi sui quali l’anno scorso segnammo dieci reti in tutto, ma che, anche per questo, ci aspetteranno sul piede di guerra.

* * *

Due notazioni tattiche:

  • La prima, è l’efficacia con la quale abbiamo giocato da quando siamo passati a tre dietro e abbiamo alzato i due terzini. Potrebbe essere una scelta da praticare più spesso, soprattutto contro squadre abili a giocare sulle fasce come lo è stata il Birmingham City.
  • La seconda è la difficoltà, sempre più evidente, con la quale Guedioura gioca nel centrocampo a tre, spostato sulla centrodestra. Tanto l’algerino era stato efficace l’anno scorso, perno di centrocampo nel 4231 con il quale il Forest aveva chiuso la stagione, e tanto era a suo agio negli spazi aperti da Reid e McCleary, tanto appare meno decisivo come interno destro nel rombo di quest’anno (quello di interno di centrocampo nel rombo è un ruolo difficilissimo, e Reid, più abile a sfruttare gli spazi e a accentrarsi o allargarsi alla bisogna, pare molto più a suo agio di Adlene in questo nuovo compito tattico). Bisogna ricordarsi che dietro a Guedioura ci sono Coppinger e Lansbury che scalpitano, e che potrebbero dimostrarsi più adatti di lui al ruolo di interno; difficilmente, infatti, O’ Driscoll rinuncerà alla doppia punta per tornare al 4231, avendo a disposizione tre attaccanti di ottimo valore. Vedremo come il nostro Gaffer riuscirà a risolvere questo problema tattico, restituendo a Guedioura la sua efficacia e permettendogli di coesistere con l’ormai apparentemente indispensabile Gillett.

* * *

Forest: Camp, Hutchinson, Ayala, Collins(c), Halford, Guedioura (Harding 74′), Gillett (Majewski 81′), McGugan, Reid, Sharp, Blackstock (Cox 60′).

Non entrati: Darlow, Moussi, Moloney, Coppinger.

Ammoniti: Ayala 22′, Hutchinson 54′, Collins 75′, Cox 88′

Marcatori: Cox 73′, Harding 86′

Birmingham: Butland, Murphy, Caldwell(c), Ibanez, Burke (Redmond 70′), Mullins, King, Lovenkrands (Elliott 50′), Spector, Caddis, Lita (Fahey 79′).

Non entrati: Doyle (GK), Davies, Morrison, Zigic.

Marcatori: Mullins 69′, King 71′

Arbitro: Mark Halsey

Spettatori: 22.738 (di cui ospiti: 2.021)

2 commenti

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Huddersfield 1–1 NFFC: “We’ll take away the positives”.

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È chiaro che non si può essere felici quando gli avversari fanno un unico tiro in porta a tempo abbondantemente scaduto su un rigore stupidamente concesso per un fallo inutile commesso su un giocatore che non avrebbe mai potuto fare nulla di pericoloso nemmeno dandogli bombe a mano e granate al gas nervino.

D’altronde, come ha detto Cox, la prestazione contro una squadra che solo pochi giorni prima aveva fatto patire le pene dell’inferno al Cardiff City in casa sua è stata nettamente positiva. Il Forest ha giocato benissimo, martedì, e, tutto sommato, questo è il segnale più importante che deve dare una squadra in rinascita come la nostra. Non si è mai vista una squadra che gioca bene andare male, né una squadra che gioca male andare bene

“Giocare bene”, nel mio mondo ideale, vuol dire non solo avere fluidità di gioco e capacità di creare occasioni da rete, ma anche, e direi soprattutto, avere equilibrio tra i reparti della squadra, difendere partendo dal centrocampo — e, se possibile, da quando la linea offensiva perde la palla — e avere una copertura degli spazi tale da rendere ostico il compito per gli avversari: queste cose il Forest sta cominciando a farle vedere, anche se le prossime due partite, contro Bolton e Wigan, ci diranno molto di più, secondo me, sul punto al quale è arrivata la squadra.

Per trenta secondi, come dicevo nel post precedente, siamo stati da soli in testa alla classifica a punteggio pieno, e twitter e Facebook si sono riempite di foto (malauguranti) della classifica in tempo reale di quei trenta secondi, tratte dal televideo inglese, o dal programma sulla Championship di Sky. Ma ripeto il mio pensiero: questa dovrà essere una stagione all’insegna della pazienza e della crescita, e non so nemmeno, a dire il vero, se per un vero progetto a lungo termine una promozione immediata sia la cosa migliore che possa capitarci (certo, non è che sarò triste, in quel caso…): rischieremmo di ritrovarci tra due anni di nuovo in Championship con una delusione sulle spalle, mentre tra due anni potremmo essere promossi con una struttura di gioco e un impianto di giocatori ben più solidi, e con ben maggiori probabilità di salvezza.

Ma veniamo alla partita contro Huddersfield Town, una delle tre sole squadre capaci di vincere per tre volte di fila il Campionato inglese, impresa compiuta negli anni ’20 sotto la guida dell’immenso Herbert Chapman: il Forest pare abbandonare definitivamente il principio “in trasferta primo non prenderle” che aveva governato lo scorso campionato sotto la guida di Cotterill, dal momento che il nostro impianto appare decisamente votato all’attacco, con due punte e due centrocampisti con spiccate qualità offensive:

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Camp

Moloney — Collins (Cap) — Halford — Harding

Gillett

Guedioura — McGugan — Reid

Blackstock — Cox

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Come prevedibile, il sacrificato sull’altare dell’imprescindibile Cox è stato Raddi Majewski, il quale, come ho spesso ricordato, appare troppo fragile per essere schierato in un centrocampo a quattro, soprattutto in un campionato fisico come il nostro.

Tra i biancoblù, oltre che la presenza del nostro Lynch, va segnalata la presenza dal primo minuto di Jordan Rhodes, dato per assente dalle indiscrezioni della vigilia per i postumi dell’infortunio subito nella partita disputata la settimana precedente difendendo i colori della Nazionale scozzese: una minaccia che avrebbe dovuto essere preoccupante per la nostra difesa, visti i numeri dello Scozzese di Manchester con i Terriers, ma che è stata abbondantemente contenuta, visto che l’unico tiro in porta il buon Jordan l’ha scoccato sul rigore a tempo scaduto.

Partenza a razzo dei Reds, che già al terzo colpiscono un palo interno della porta difesa da Smithies grazie a un gran tiro dalla lunga distanza di Lewis McGugan, apparso più in palla rispetto a sabato.

Un timido tentativo di testa su cross dall’out sinistro di un Blackstock in precario equilibrio, più o meno dal dischetto, viene facilmente neutralizzato da Smithies.

Norwood, ottimamente pressato da Blackstock (proprio quello che intendevo prima quando dicevo che la difesa dovrebbe cominciare dalla linea degli avanti) sul nostro out destro all’altezza del limite dell’area di rigore Terriers cerca di alleggerire sciaguratamente il pallone distribuendolo malamente in mezzo all’area (penso che anche le maestre dell’asilo, ormai, dicano ai poppanti che tirano due calci a una palla che un difensore non deve mai passare il pallone in mezzo quando è sotto pressione), Blackstock continua il pressing avventandosi sul pallone, lo raggiunge al limite dell’area e cerca di aggirare Smithies con un pallone aggirante di interno sinistro che il portiere biancoblù, ottimamente uscito e piazzatosi, neutralizza questa volta — in due tempi — con una qualche difficoltà.

La prima risposta da parte di HTFC è un tiro appena alto di Scannell dalla nostra lunetta dopo un’azione avvolgente piuttosto buona dei Terriers sulla nostra tre quarti, ma appare chiaro che Huddersfield fa molta fatica a superare la nostra linea del vantaggio.

Huddersfield continua a operare soprattutto in contropiede, rendendosi anche abbastanza pericoloso: intorno al 20′ Norwood scarica dalla sua tre quarti a Clayton in posizione di ala destra, Clayton fa qualche passo in avanti, alza la testa e serve con una incantevole parabola filtrante Lee Novak, che controlla, entra in area e dal dischetto del rigore calcia sciaguratamente alto. Indubbiamente, dopo il palo di McGugie, l’occasione più ghiotta di tutta la partita.

Pochi minuti dopo, un’occasione ancora più ghiotta per il Forest: Norwood interrompe di testa una manovra del Forest sulla sua trequarti sinistra, e offre la palla a Scannell, il quale, in preda a un improvviso e incomprensibile deliquio neuropatico, calcia un fortissimo campanile verso la sua area di rigore: Blackstock, dal limite, riesce a spizzare la palla in avanti per l’accorrente Cox, il quale dal limite dell’area piccola, in scivolata, quasi a botta sicura, calcia sull’altrimenti impotente Smithies il pallone del ben più che possibile vantaggio.

Bellissimo pallone recuperato da Harding sulla nostra fascia centrale e offerto in avanti a Guedioura, il quale fa viaggiare Reid sulla sinistra, il suo tentativo di cross viene respinto dalla difesa, ma recuperiamo la palla sulla loro tre quarti: Reid la dà ancora indietro a Harding che passa a Guedioura ai trenta metri, Adléne controlla di petto spalle alla porta, se la porta davanti al volo, si gira e sempre al volo scocca di destro un tiro a scendere che finisce qualche centimetro sotto la traversa, e solo la traiettoria troppo centrale della conclusione permette a Smithies la deviazione in angolo: un metro più in qua o in là e sarebbe stato gol del mese assicurato. È, comunque sia, una grande fase di possesso e di controllo per il Forest. Il corner successivo, calciato da Reid, produce una mischia in area nel corso della quale Blackstock, da terra, manca di centimetri l’impatto con il pallone ballonzolante all’interno dell’area di porta, e permette a Smithies un affannoso recupero.

Moloney si propone sulla destra nella trequarti avversaria per un uno-due con Guedioura, che gli restituisce la palla all’altezza dell’area avversaria, Brendan controlla, si porta sulla linea di fondo e, invece di crossare, offre intelligentemente un passaggio morbido all’indietro per l’accorrente Blackstock, praticamente l’azione fotocopia del gol del vantaggio di sabato scorso: Blackstock è, però, meno lucido di Guedioura e cerca una conclusione aggirante di sinistro che viene respinta di testa sulla sua linea di porta da Paul Dixon, a Smithies abbondantemente battuto: lo stesso Blackstock si fiocina sulla respinta e scaglia un tiro poderoso ancora di sinistro che, però, colpisce la parte superiore della traversa. Il miglioramento della mira di Dex potrebbe essere uno, e non il meno importante, dei fattori che aumenterebbero il nostro coefficiente di realizzazione sulle occasioni che abbiamo.

Secondo tempo

Su corner calciato da Norwood alla destra della porta di Camp una serie di lisci mette Keith Southern in condizione di tirare di sinistro dalle otto iarde, ma il loro 24, in precario equilibrio e pressato da McGugan, mette alto.

Azione insistita sulla fascia destra della tre quarti biancoblù, Reid, in posizione centrale, passa a Guedioura in posizione di ala destra, Adléne arriva all’altezza del corner, affrontato da Norwood, che gli mette il pallone in corner; Gillett recupera la respinta della difesa dell’Huddersfield, offre il pallone a Reid, Reid la passa a Guedioura al limite dell’area di rigore, il quale la passa indietro a Halford, Halford ancora a Reid che apre ancora sulla destra a McGugan, cross potente raccolto da Cox sul limite sinistro dell’area di porta biancoblù, Simon controlla bene ma scivola al momento di una conclusione che sarebbe stata certamente pericolosa. La respinta della difesa del West Yorkshire viene raccolta da Blackstock, che smista in mezzo a Gillett che apre sontuosamente ancora sulla destra per McGugan ancora all’ala, McGugie si gira, si accentra e la dà a Blackstock sulla lunetta, Cox viene anticipato ma Gillett raccoglie ancora la respinta e la offre sulla sinistra a Harding, Harding in mezzo a McGugan che riapre ancora sulla destra a Blackstock che avanza fino al limite dell’area e viene fermato da Dixon. Si tratta di un’azione non pericolossima, ma indicativa del controllo assoluto del campo messo in pratica dal Forest, e della filosofia di O’ Driscoll basata sul passaggio e sui cambi di fronte veloci per prendere l’avversario fuori equilibrio, che sta cominciando a dare i suoi frutti.

L’Huddersfield non manca di rendersi pericoloso, mostrando essere una squadra concreta e molto solida: Hunt manovra sul vertice destro della nostra area di rigore, e la passa in mezzo, con la nostra difesa un po’ troppo statica e un po’ troppo poco reattiva, la palla arriva sul piedone solido ma non raffinatissimo di Norwood che scarica verso la porta di Camp (più o meno) una saracca possente ma mal diretta che starà ancora ballonzolando da qualche parte nel parcheggio del John Smith’s. Com’è come non è, Lee Camp quest’oggi non ha fatto nemmeno una parata.

Gol!

Collins mette ordine in un po’ di batti e ribatti a centrocampo intervenendo in anticipo e passando di testa a McGugan, che trova un corridoio nella trequarti destra avversaria e vi si infila, poi vede l’incursione centrale di Cox e lo serve al limite dell’area con un tracciante laser calibrato dagli ingegneri della NASA, due tocchi della punta della Repubblica, classico controllo di destro e tiro di interno sinistro, e palla alle spalle di Smithies in uscita, appena sotto la traversa, del tutto imprendibile per il pur bravo estremo biancoblù.

Vantaggio meritato, forse anche striminzito, ma l’impressione è questa squadra sia fatta per giocare negli spazi, mentre trova, per ora, grande difficoltà nel concretizzare la superiorità nel gioco chiuso (anche per l’inefficacia, per ora, dei nostri calci da fermo): in due partite dominate, le due reti sono venute da due azioni di contropiede, il che appare abbastanza indicativo, e anche incoraggiante, in un campionato nel quale certo non partiamo favoriti; non sempre, infatti, troveremo squadre chiuse e passive come Bristol City e Huddersfield Town, e sarà interessante vedere come quest’attitudine del Forest per il gioco aperto potrà trovare sbocchi in partite più equilibrate.

Il Forest non diminuisce la pressione: Harding in pressing alto sulla trequarti avversaria recupera un ottimo pallone e lo offre in avanti a Blackstock in posizione di esterna sinistra: Dex avanza fin quasi alla linea di fondo, cinque iarde fuori dall’area avversaria, guarda al centro, si ferma e opta per un passaggio corto appena indietro a Reid, che avanza fino al limite dell’area e effettua un cross che viene però agevolmente controllato da Smithies: l’impressione è che si sarebbe potuto fare di più.

Rhodes tocca uno dei suoi primi palloni con un colpo di testa su rimessa laterale dell’Huddersfield: ben controllato da Collins, la punta biancoblù dirige un pallone mollissimo un paio di metri fuori dallo specchio della porta di Camp, che, comunque sia, esce e abbranca agevolmente il pallone, tanto per vedere l’effetto che fa.

Gillett (ottimo il rendimento di questo mediano, finora, e sorprendente il fatto che Doncaster se lo sia fatto sfuggire gratis: sembra difficile immaginare che i Rovers abbiano centrocampisti di maggiore qualità e, soprattutto, di maggiore qualità) recupera l’ennesimo pallone sulla trequarti avversaria e lo offre con precisione sulla destra a McGugan, che di testa la offre indietro al neo-entrato Tudgay (subentrato a Blackstock a un quarto d’ora dal termine), il quale crossa in maniera piuttosto approssimativa nell’area avversaria, appena mezzo metro dietro a Cox, che, sbilanciato, non può intervenire sul pallone.

Huddersfield Town cerca di accelerare, ma fa sempre molta fatica a rompere la barriera posta dalle nostre due linee sulla nostra tre quarti: dopo un confuso batti e ribatti sui 40 metri della nostra area, il nuovo entrato Daniel Ward tira più o meno dai trenta metri un bolide molto più pericoloso per gli stormi di migratori che stanno lasciando l’Inghilterra che per la nostra porta.

Il gioco biancoblù, però, acquista intensità, se non qualità: corner battuto sulla destra di Camp da Norwood, Tudgay spazza di testa, recupera Hunt che sventaglia in area un pallone molto molle sul quale però interviene Peter Clarke di testa: il pallone attraversa innocuo tutta la nostra area di porta e esce alla sinistra della porta difesa dal vigile Camp. Siamo al 90′.

Azione NorwoodGerrardNorwood sulla linea centrale del campo, Norwood avanza un po’ troppo indisturbato fino alla nostra trequarti, siamo rintanati in area a aspettare il fischio finale, Norwood sciabola (no, dai, “sciabola” no) verso la fascia destra, dove raccoglie Jack Hunt che decide di dedicare dieci secondi della sua vita a imitare Garrincha, si dirige verso il vertice della nostra area, evita il non certo imperiale tentativo di contrasto di Reid, tocca di esterno destro verso il fondo per evitare Harding, la tocca ancora all’altezza della nostra area di porta, sempre verso il fondo, ma Harding, invece di chiuderlo e accompagnare in out un’azione totalmente innocua, decide sciaguratamente che è il caso di provare a togliere il pallone al centrocampista biancoblù e interviene con il suo sinistro in scivolata; ma invece del pallone colpisce la caviglia di Hunt per il rigore più sacrosanto, pirla e inutile degli ultimi anni.

Rhodes lo piazza imparabilmente rasoterra, toccando il palo alla destra di Camp, per il primo punto della stagione di Championship dell’Huddersfield.

Note positive: la prova di Gillett e di Moloney, che confermano quanto di buono fatto vedere all’esordio, la prova di McGugan, che sta tornando lentamente ai livelli di due anni fa, gli ottimi meccanismi difensivi, che hanno limitato l’azione dell’Huddersfield, praticamente, a qualche tentativo da fuori (a parte l’incursione di Lee Novak nel primo tempo, e quella di Hunt decisiva per il pareggio).

Note negative: a parte la stupidaggine del rigore, la conferma della scarsa vena di Blackstock, pure ottimo nei movimenti della coppia di attacco, e una certa tendenza a chiudersi nei minuti finali della partita, a difendere un risultato striminzito. Forse la sostituzione di Cox con Hutchinson allo scadere del tempo regolamentare ha dato un segnale non proprio positivo alla squadra. Ma sono dettagli, rispetto a quanto di buono fatto vedere dalla squadra, e il bilancio è ampiamente positivo.

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Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, Guedioura, McGugan (Moussi 82′), Reid, Blackstock (Tudgay 75′), Cox (Hutchinson 89′).

NE: Evtimov (GK), McGoldrick, Miller, Majewski.

Marcatore: Cox 68′

Ammoniti: Halford 51′, Gillett 52′, Hutchinson 90′

Huddersfield: Smithies, Dixon (Arfield 81′), Norwood, Clarke (c), Scannell, Clayton, Novak (Ward 81′), Rhodes, Southern (Gerrard 85′), Hunt, Lynch.

NE: Bennett (GK), Woods, Lee, Spencer.

Marcatore: Rhodes (pen) 94′

Ammonito: Ward 87′

Spettatori: 15.434 (di cui ospiti: 2.274)

Arbitro: Neil Swarbrick

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Huddersfield Town vs Nottingham Forest Highlights di SuperAlanLee

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Arrivano Harding e Halford

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L’opera di ricostruzione della difesa continua oggi con l’arrivo di altri due giocatori che hanno tutte le caratteristiche richieste da O’ Driscoll: “uomini che conoscano la categoria, e che abbiamo dimostrato le qualità per vincerla”.

Il primo, ampiamente previsto, è l’arrivo dal Pompey di Greg Halford, uno dei migliori della scorsa, sfortunata stagione dei Southcoaster, dismesso dal club in amministrazione controllata che, per avere speranze di sopravvivenza, dovrà vendere non meno di 8 titolari prima del prossimo 10 agosto. Vabbè, Pompey loss, Forest gain, come si dice.

Greg gioca con pari efficacia a destra e in mezzo allo schieramento difensivo, e può giocare molto bene anche come centrocampista centrale o laterale di interdizione: uno di quei tuttofare che, in un campionato duro come il nostro, sono puro oro che cola per un allenatore, che può riversarlo con fiducia in tutti i buchi che, nel corso della stagione, si vengono a creare nelle varie zone del campo.

Halford è del dicembre ’84, è, dunque, ventisettenne, nel pieno della sua maturità fisica e tecnica, e l’unica perplessità che viene, leggendo il suo curriculum, è la grande irrequietezza che ha contraddistinto il periodo successivo all’abbandono della sua squadra di esordio.

La sua carriera è cominciata al Colchester United, squadra nella quale ha giocato dal 2002 a 2007, periodo durante il quale ha vinto anche il premio di Young Player of the Year per la League One nel 2004-05, anno nel quale fu selezionato anche come membro della squadra ideale della Lega, e ha ottenuto la promozione in Championship, proprio nella sua ultima stagione di permanenza. Per gli U’s giocò più che altro terzino destro, ma era il vero utility man della squadra, proprio per la duttilità della quale abbiamo parlato prima, e non disdegnò puntate a centrocampo e perfino in attacco.

Dopo la promozione diversi club di PL si interessarono a lui, e Greg chiese ufficialmente alla società di essere ceduto. Il Colchester oppose iniziale resistenza, ma nel gennaio del 2007 Harding finì al Reading, per una cifra non resa pubblica ma certo superiore ai due milioni di sterline. Debuttò dalla panchina all’ala sinistra contro il Pompey, e, allo stesso modo di Collins, marcò il suo pieno debutto con un fallo di mano in area che costò ai Royals una sconfitta interna contro gli Hotspurs per 1-0.

Al termine di una stagione insoddisfacente, e segnata, secondo alcune voci, dalla mancanza di integrazione con gli altri membri della squadra, si spostò a Sunderland, ardentemente voluto da Roy Keane (che, evidentemente, in fatto di giocatori ha gli stessi gusti di SOD). Anche allo Stadio delle Luci fa fatica a trovare spazio, però, e nel gennaio del 2008 finisce al Charlton Athletic in prestito, dove ha un ottimo impatto sulla squadra.

A fine stagione, torna in Championship, a Sheffield lato Blades, per un prestito stagionale, e segnò una rete anche nella semifinale dei play-off contro il Preston NE, decisivo per il passaggio dello Sheffield United nella finale persa contro il Burnley: una finale che Greg giocò, ancora una volta, da ala sinistra.

All’inizio della stagione 2009-10 passo di nuovo in PL, ai Wolves, dove, ancora una volta, non lascia un gran segno nelle sue 17 presenze, mostrando di essere, probabilmente, un tipico giocatore di categoria.

Nella stagione successiva passa al Pompey, prima in prestito per un mese, poi per metà stagione, poi a titolo definitivo. Nella stagione della retrocessione, l’ultima, giocando da centrale difensivo è stato il secondo marcatore della squadra, dietro David Norris.

Infatti, Greg ha due caratteristiche non indifferenti: un ottimo tiro da fuori e un grande tempismo nel gioco aereo (nella scorsa stagione, appunto, ha ottenuto il più che discreto bottino di sette reti) e una rimessa laterale straordinaria, che può arrivare fino a una cinquantina di yarde.

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Arriva anche direttamente dagli ultimi campioni del Southampton— e, se devo dire, è un acquisto che mi rende ancora più felice — il difensore che farà, probabilmente, coppia con Danny Collins in mezzo all’area Rossa la prossima stagione: si tratta di Daniel Andrew “Dan” Harding, scuola Brighton, uno dei protagonisti assoluti dell’ascensore preso dai Saints negli ultimi due anni, tanto da essere stato nominato difensore dell’anno in League One, due stagioni fa, l’anno della promozione dei biancorossi in Championship, e da essersi guadagnato, quest’anno, una riconferma triennale al St Mary.

Dopo il Brighton e prima del Southampton, Harding ha giocato anche nel Leeds United e nell’Ipswich Town, con periodi di prestito a Southend Utd e a Reading.

Un triennale il contratto offerto dal Forest, che ha acquistato Harding per un’unidisclosed fee, come si dice in Inghilterra quando la cifra di una transazione non viene resa nota, ma che non deve essere stata bassissima, secondo me: una conferma del fatto che la politica degli Al Hasawi consiste nel sostenere O’ Driscoll nella sua politica di acquisti, molto sensata, fondata molto più su ragazzi esperti, di categoria, con una storia vittoriosa e con un carattere adatto alla mentalità del Gaffer, che su grandi nomi un po’ bolliti, probabilmente inadatti alla durezza e agli equilibri di un campionato come la Championship.

Sono uscite alcune dichiarazioni, che, a dire il vero, non vanno al di là di una corretta ritualità. Da parte del giocatore:

Sono felice. È davvero fantastico. Ho parlato con il Gaffer, e mi è piaciuto molto quello che mi ha detto. Sono davvero entusiasta.

Vabbè, speriamo che anche in campo abbia la stessa semplice stringatezza, e lo stesso buon senso.

È uscita anche una dichiarazione di Omar Al Hasawi sul sito della società:

Siamo entusiasti di come sta prendendo corpo la squadra, e di come stanno andando le cose.

Come Adlene, Danny e Greg, anche Dan ha grande esperienza, e sa che cosa ci vuole per emergere a questi livelli.

Devo dire che, per ora, i primi tre acquisti stanno sollevando i miei entusiasmi. Per trastullarci un po’, a ogni nuovo acquisto proviamo a pensare come potrà schierarsi il Forest l’anno prossimo. Per ora, secondo me, siamo più o meno così:

Camp

Halford — Harding — Collins — Moloney

McGugan — Moussi — Guedioura — Reid

Blackstock  — Tudgay (Miller)

O anche, visto che tendo sempre a dimenticarmi del fatto che rientrerà Cohen, un affascinante

Camp

Halford — Harding — Collins — Moloney

Moussi — Guedioura

Cohen — McGugan — Reid

Blackstock

 

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