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International Round-up

Vediamo, però, in dettaglio che cosa hanno fatto i nostri ragazzi in giro per il mondo:

  • Adlene Guedioura ha giocato nella partita vittoriosa dell’Algeria contro il Gambia (2-1) a Banjul. È stato l’unico senior a vincere con la propria nazionale.
  • Chris Gunter ha giocato nella partita persa dal Galles contro la Costa Rica (0-1), organizzata per ricordare lo scomparso manager della nazionale del Dragone, Gary Speed.
  • Lee Camp, portiere dell’Irlanda del Nord, ha giocato nella sconfitta patita dai Verdi a Belfast contro la Norvegia, un 3-0 nel quale il nostro portiere non è stato impeccabile.
  • Dex Blackstock ha giocato con Antigua nella sconfitta per 4-0 patita contro un’altra squadra anglo-caraibica, Trinidad e Tobago.
  • Tra i giovani, Jamaal Lascelles ha giocato nella vittoriosa partita dell’Inghilterra U19 contro la Repubblica ceca (2-1 sul campo del Leyton Orient, Brisbane Road). Da notare che la rete della vittoria inglese è stata segnata da Patrick Bamford, il nostro freschissimo ex in forza ora all’Accademia del Chelsea.
  • Kieron Freeman, un nostro loanee che sta giocando attualmente proprio dall’altra parte del Trent, ha giocato nella vittoriosa partita del Galles U21 contro Andorra (4-0).

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Jamaal Lascelles con la maglia della nazionale inglese

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NFFC 1-1 Watford — Better but not enough.

Primi (speriamo) timidi segnali di risveglio (speriamo), in una partita che una squadra in condizioni morali e psicologiche migliori di quelle in cui stiamo languendo adesso avrebbe vinto 4 o 5 a 1. La quantità di occasioni che si sono mangiati prima Gunter, schierato all’ala destra, almeno tre clamorose, di quelle da mani nei capelli, su tre palle spioventi sulle quali è arrivato con il senso della posizione tipico del grande difensore e con la freddezza e la capacità di concludere tipiche, purtroppo, sempre del grande difensore, e una da Findley, entrato alla fine ma sempre in tempo per buttare via la partita con un controllo sbagliato su un lancio che Pizzul avrebbe definito “sontuoso” di Reid, anche lui subentrato nella ripresa: la mancanza di composure dell’americanino è davvero preoccupante.

Abbiamo recuperato un punto sul Bristol City, sconfitto nettamente a Hull City. Ora la zona salvezza è a cinque punti. È vero che abbiamo una partita in mano, come dicono gli Inglesi, ma è anche vero che la partita che abbiamo in mano è quella con il Derby County al Pride Park, e non è che sia proprio la partita sulla quale riporre tutte le speranze di salvezza.

Nondimeno, come detto, qualche tratto che induce a una certa speranza, nella partita di ieri, si è visto. Anzitutto, la buona prestazione dei quattro nuovi innesti. George Elokobi ha dato grande solidità alla fascia sinistra, anche se non è che il Watford abbia proprio martellato quella parte di campo, Danny Higginbotham ha diretto la difesa da par suo, parlando molto con i suoi compagni di squadra e, a volte, richiamandoli all’ordine con discreti urlacci, cosa assolutamente positiva, dal momento che uno dei problemi maggiori della difesa del Forest è proprio la scarsa comunicazione tra i giocatori, e la scarsa capacità di agire come un organismo unitario; Scott Wootton, schierato per l’occasione sulla fascia destra, si è rivelato davvero un giocatore di classe superiore, certo il migliore della nostra fascia arretrata. Anche Adlene Guedioura ha giocato molto meglio che martedì scorso, e ha dato un ottimo tempo alla costruzione del gioco, con la precisione e la visione di gioco con cui ha smistato palloni davanti. Come dice il brillante estensore di NffcBlog, speriamo che la cura Cotterill non renda anche loro, in breve tempo, dei fantasmi che vagano insensatamente per il campo.

Ishmael Miller non ha segnato, ma si è confermato in ripresa, dopo il brutto infortunio, e, tutto sommato, sono convinto che sia, tutto sommato, il nostro miglior attaccante, colui dal cui piede e dalla cui testa passeranno la maggior parte delle nostre speranze di salvezza.

Ma il migliore in campo è stato senz’altro Garath McCleary, che ha giocato sulla fascia sinistra, alla sua migliore partita in maglia rossa. Oltre alla rete, realizzata con un tiro da fuori dall’apparenza, a dire il vero, piuttosto innocua, è stato il vero e proprio motore propulsivo della nostra azione offensiva. Il suo passo, il suo dribbling e la precisione dei suoi cross hanno costituito di gran lunga la nostra principale risorsa offensiva, e solo l’imprecisione sotto porta di Gunter, il destinatario principale dei suoi traversoni grazie ai suoi brillantissimi — nell’intenzione — inserimenti da destra hanno impedito al nostro esterno di raggranellare due o tre assist.

Il peggiore in campo, forse, ancora una volta Lee Camp, tutt’altro che impeccabile sulla non irresistibile palombella di testa con la quale Deeney ha pareggiato il gol di McCleary.

Tra l’altro, con questo il Forest ha concesso 18 reti di testa, in questa stagione. È il 38% dei gol che abbiamo preso, contro una media totale della divisione del 26%: è il segno o di una difesa troppo morbida sulle fasce, o di difensori troppo inadeguati in mezzo.

Ora arriveranno in fila al City Ground Coventry, Doncaster e Millwall. Inutile dire che o facciamo 9 punti, o cominciamo a rispuntare il navigatore dell’autobus biancorosso su Yeovil, e a prepararci alla stracittadina con i ragazzi dall’altra parte del Trent. I segnali di oggi sono incoraggianti, ma i segnali vanno trasformati in reti sonanti, perché da soli non fanno classifica.

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Camp

Wootton – Chambers – Higginbotham – Elokobi

Gunter – Moussi – Guedioura – McCleary

Harewood – Miller

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Nottingham Forest: Camp, Chambers (C), Wootton (Reid 87′), Higginbotham, Elokobi, Gunter, McCleary, Moussi, Guedioura, Harewood (Blackstock 80′), Miller (Findley 75′)

Non entrati: Smith, Lynch,

Ammonizioni: Gunter 66′, Miller 73′

Marcatore: McCleary 19′

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Watford: Loach, Hodson, Eustace (C), Mariappa, Deeney, Doyley, Kacaniklic (Yeates 62min), Murray (Iwelumo 69min), Garner, Hogg, Nosworthy

Non entrati: Dickinson, Buaben, Bond

Ammonizioni: Doyley 12′, Hogg 52′, Nosworthy 56′, Garner 69′

Marcatore: Deeney 44′

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Arbitro: J Moss

Spettatori: 21.712 Ospiti: 994

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Championship Team of the Year 2010 -€” 1

Nella tradizione del Forest, tra i grandi giocatori che hanno vestito la original red shirt, portieri e terzini straordinari non sono mai mancati. Nella squadra dell’anno della Championship per la stagione 09-10, dominata, prevedibilmente, dai giocatori del Newcastle, sono proprio un portiere e un terzino a rappresentare i Reds.

Lee Camp (Nottingham Forest); Chris Gunter (Nottingham Forest), Fabricio Coloccini (Newcastle), Ashley Williams (Swansea City), Josè Enrique (Newcastle); Peter Whittingham (Cardiff City), Graham Dorrans (West Bromwich), Kevin Nolan (Newcastle), Charlie Adam (Blackpool); Andy Carroll (Newcastle), Michael Chopra (Cardiff City).

Lee Camp

Lee Camp è una sorta di predestinato al contrario. Nel senso che è nato a Derby nel 1984, da piccolo era un Ram Boy, e ha cominciato la sua carriera nel Derby County.

Per i pochi che non lo sapessero, i Rams (il nick del Derby County, anche se noi preferiamo chiamarli Sheeps) sono gli avversari del Forest nel derby dell’East Midlands, la rivalità più importante e sentita dai tifosi dei Reds; oltre a questa non trascurabile evenienza, il Derby County pare legato al Forest da articolati e bizzarri intrecci del destino, come avremo occasione di dire, ampiamente, in queste pagine.

Molti dei familiari di Lee Camp — come vedremo — erano e sono tuttora abbonati del Derby.

Lee esordì tra le Pecorelle nel 2002-2003, e, al suo primo anno da professionista, vinse il premio per il miglior giovane della squadra, sfiorò quello di miglior giocatore assoluto, e, last but not least, vinse il Brian Clough Player of the Year. Quando si dice il destino.

Nonostante le sue capacità, che lo portarono a diverse convocazioni per l’Under 21 inglese — tra le quali la “leggendaria” partita contro l’Italia per l’inaugurazione del nuovo Wembley —, Lee non riuscì a imporsi come titolare fisso nei cinque anni passati tra i Bianchi. Diverse cessioni in prestito (al Burton Albion in Conference, al QPR, dove ottenne una promozione dalla terza alla seconda divisione, e al Norwich City), con due sole stagioni — su cinque — passate a difendere la porta degli Arieti con continuità.
Nel 2007 passò a titolo definitivo proprio al QPR; dopo una sola stagione al Loftus Road, passò, nuovamente in prestito e finalmente, al Forest appena tornato in Championship, per tre mesi. Una frequenza di trasferimenti che ha contribuito alla leggenda del suo carattere non proprio facilissimo.
Al City Ground divenne subito un beniamino, contribuendo a ottenere punti preziosi per la salvezza: proprio durante il suo trimestre di prestito, il Forest uscì dalla zona torrida delle ultime tre posizioni.

Soprattutto, Campo entrò nel folklore del Forest quando parò due rigori decisivi, tutti e due al quarto minuto di recupero del secondo tempo, in due partite consecutive;  a dire il vero, divenne un feticcio della Trent End soprattutto a causa del primo dei due.

Il primo dei due rigori, infatti, lo parò in casa, proprio sotto la Trent End, contro il Derby County, nell’East Midlands classic, con il risultato sull’1-1 e il Forest ridotto in dieci dopo l’espulsione di Lewis McGougan avvenuta un quarto d’ora prima per una sciagurata entrata a piedi uniti; come se non bastasse, Lee si ripeté qualche secondo dopo, con una parata ancora più difficile, sul corner seguito alla sua respinta del penalty kick.

“Ho dodici parenti abbonati al Pride Park”, disse dopo la partita, “e quando sono rientrato negli spogliatoi ho trovato il cellulare pieno di insulti”.
Come non capirli. Che cosa sono un po’ di geni in comune, in confronto al derby dell’East Midlands.

La partita successiva Campo si ripeté, in trasferta contro il Bristol City, salvando ancora un’1-1.

Due pareggi invece di due sconfitte, due punti essenziali per le speranze di salvezza dei Reds.

Calderwood, l’allenatore della “ricostruzione” dopo la retrocessione in League One, fu esonerato pochi giorni prima dell’apertura del mercato di gennaio, e, con l’arrivo di Billy Davies, che aveva già avuto Camp al Derby, sembrava proprio che il passaggio di Lee al City Ground in pianta stabile fosse cosa fatta. Invece, sorprendentemente, Davies decise di non rinnovare nemmeno il prestito, e Camp se ne tornò al QPR.
Il rumor mill della Trent End macinò tonnellate di ipotesi su questa vicenda: si parlò di pesantissimi scazzi avvenuti tra i due durante il periodo del Derby (come vedete, sono due squadre i cui ingranaggi nel meccanismo della storia del football sembrano davvero contigui), di un giuramento di Camp di non giocare più per Davies, o di un giuramento di Davies di non allenare più Camp, cose così: voci la cui qualità giornalistica fu messa in luce l’estate successiva, quando Davies chiese e ottenne il trasferimento di Campo al City Ground, a titolo definitivo.

Una scelta davvero felice, visto che Camp, quest’anno, ha ottenuto 20 clean sheets su 49 partite; tra dicembre e gennaio ha mantenuto inviolata la rete dei Reds per dieci ore e mezzo; concedendo, nello stesso periodo, una sola rete in sei partite, ha portato il Forest all’illusorio secondo posto in classifica, ottenuto il 16 gennaio 2010 con la vittoria sul Reading.

Le sue prestazioni lo hanno portato alla nomination per il PFA Player of the Year 2010 per la Championship, e all’inserimento, come portiere, nella squadra ideale.

In più, visti i chiari di luna e la scarsa qualità complessiva degli estremi difensori inglesi, è nato su Facebook un gruppo Lee Camp for South Africa 2010, che sponsorizza la convocazione di Lee da parte di Fab per la spedizione africana, e che vede tra i fan, oltre che il sottoscritto, anche il mitico Kenny Burns.

La forza di Lee, più che nella sua abilità, pur non disprezzabile, di shot-stopper, risiede nella tranquillità e nell’autorevolezza che trasmette alla sua difesa e, lasciatemelo dire, ai tifosi del Forest: abituate entrambe, con Smudge, il suo predecessore, forse anche più forte di Camp tra i pali, a subire pesanti crisi cardiovascolari a ogni cross che si dirigesse seppur sommariamente e lentamente verso l’area rossa.
Il limite di Camp è un fisico non eccezionale per un portiere moderno: non tanto come altezza (è 1,85), quanto per la complessione e la struttura.

Campo ha davvero trasformato un reparto che non pareva eccezionale, e che invece, grazie soprattutto a lui, ma anche a Chris Gunter, a Wes Morgan e a Kevin Wilson, è diventato il punto di forza della squadra. Proprio come avrebbe voluto Brian Clough, che, in uno dei suoi aforismi, afferma che “silverware comes thru clean sheets”.

Lee Camp è, di gran lunga, il miglior portiere che abbiamo avuto da anni a questa parte, e le speranze di promozione dipendono, in gran parte, dalla solidità che saprà dare alla nostra difesa.

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