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“Going behind brought us to life”: Barnsley 1-4 Nottingham Forest

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A dire il vero, non sono d’accordissimo con l’analisi di Cox, riportata nel titolo del post: in realtà, avevamo giocato molto bene anche prima e, anzi, forse il nostro peggior momento l’abbiamo avuto proprio appena dopo il gol di Harewood, dal momento che abbiamo rischiato seriamente di prendere un altro gol che magari non sarebbe stato il KO, ma certo un knock down abbastanza duro da rimontare.

Fatto sta che, finalmente, proprio in quella che era stata presentata come “la settimana di fuoco”, abbiamo cominciato a far fruttare la qualità del gioco, convertendo in rete molte più occasioni di quanto non abbiamo fatto fino alla partita di Peterboro. Non che Cox e Sharp non abbiano sbagliato anche sabato i loro bei golletti, beninteso, ma è proprio la pressione complessiva esercitata dall’armonia e dalla fluidità del nostro gioco che sta cominciando a trovare ottimi sfoghi offensivi, anche se le nostre punte continuano a segnare un po’ con il contagocce.

Va detta una cosa, eh: non penso che la nostra squadra vada proprio valutata esclusivamente alla luce della partita di ieri sera. La difesa del Barnsley è stata a dir poco grottesca. Il primo gol di Halford è stato surreale, l’immobilità dei quattro difensori che hanno assistito al put in di Cox in occasione del secondo gol è stata degna di una rappresentazione di teatro dell’assurdo, il tiro di Cohen è stato bellissimo, ma la retroguardia del Barnsley gli ha fatto largo come se fosse uno che chiede i soldi nella metropolitana, e a quel punto la partita è finita. Noi abbiamo preso fiducia, abbiamo giocato benissimo, e loro giocavano con lo stesso entusiasmo di un bambino che va a fare le analisi del sangue.

La nostra formazione ricalca esattamente quella schierata martedì a Blackpool, con l’eccezione dell’inserimento di Moloney al posto dell’infortunato Ayala: il giovane irlandese si piazza sulla fascia destra, mentre Halford si sposta in mezzo. Non so voi, ma quando Halford si sposta in mezzo io sono sempre un po’ nervoso, e le mani corrono spesso a evocare scongiuri.

In panchina esordisce il nuovo arrivato Ward, il prestito da Norwich numero due in difesa. È un buon giocatore, protagonista nella promozione dei Canarini due anni fa, anche lui al rientro da una serie di infortuni che l’hanno tenuto lontano dai campi da gioco per quasi un anno e mezzo. È un’altra scommessa della coppia SOD-Burt (in questi giorni, posterò un articolo su Keith Burt, l’uomo che aiuta O’ Driscoll nella ricerca dei giocatori, perché, secondo me, sta facendo davvero un bel lavoro). Anche il portiere di riserva cambia: con Evtimov infortunato, Darlow è stato richiamato in tutta fretta dal prestito a Walsall e spedito subito in panchina.

Una panchina davvero sontuosa, visto che accanto al portierino di scuola Aston Villa siedono Ward, Jenas, McGugan, Blackstock, Coppinger e Greening. Non credo che questi giocatori (a parte, forse Greening) starebbero in panchina in molte squadre di Championship.

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Cohen — Majewski — Gillett — Reid

Sharp — Cox

Dall’altra parte, notevole, naturalmente, la presenza di Marlon Harewood, accolto in maniera festante dalla nostra tifoseria, e visibilmente emozionato (prima del bel gol ha dato un paio di zappate al turf che, probabilmente, nei tifosi ospiti ha fatto decisamente superare la contentezza per averlo ritrovato dalla contentezza per averlo dato via. Giocatore di scuola Forest, esordì con noi nel 1996, giocando sette anni al City Ground, 181 partite per 51 reti, e l’anno scorso tornò con un contratto di quattro mesi, giocando sei volte senza vincere mai e senza segnare mai. Era letale in League One, la categoria che rappresenta, probabilmente, la sua vera dimensione, più che sportiva, esistenziale.

Come il Blackpool martedì, anche il Barnsley rinforza il la fascia mediana lasciando Marlon da solo in avanti: centrocampo a 5, con Dawson davanti alla difesa, e Cywka, Perkins, Mellis e Done in linea.

Inizio arrembante del Forest oggi in maglia lightblue, ma la prima azione notevole è dei Tykes: Golbourne avanza fino alla trequarti e scambia sulla fascia destra con Done, il terzino cerca di accentrarsi all’altezza del limite della nostra area grande, la da in mezzo a Marlon sul limite dell’area, il nostro ex cerca di accentrarsi cercando la battuta di destro contrastato da Halford che è uscito dalla linea per marcare il centravanti, e, arrivato nella lunetta, calcia il pallone spedendolo dritto sul furgoncino degli hotdog.

Rimessone di Camp prolungato da Cohen che colpisce di testa sulla loro trequarti, Stones colpisce cercando il controllo ma tipo inciampa sulla stringa oppure vede qualcosa di interessante sul prato, fatto sta si ferma abbandonando la sfera a sé stessa; Reid si impadronisce della palla e si precipita verso l’area di rigore; arrivato nel punto preciso dell’incontro tra la lunetta e il vertice dell’area si ferma, fa una veronica e cerca la conclusione di precisione di interno destro a rientrare sul palo lontano, un po’ alla Del Piero, ma viene fuori un tiro debole e centralissimo ben controllato da Alnwick. Peccato perché Reidy si era liberato bene.

Lavoro di Cox con il pallone sulla fascia destra, riesce a liberarsi indietreggiando della marcatura di Golbourne arretrando, si volta e crossa molto in area; Billy Sharp e Foster si gettano a ariete sulla sfera, l’uno o l’altro la sfiorano soltanto e Alnwick se ne può impadronire agevolmente.

Stones avanza fino a metà campo e serve Dowson, di prima per Mellis che lancia Harewood sul centrodestra, Marlon entra in area completamente libero ma poco dentro il vertice destro cerca di colpire non si sa se per tirare in porta o per servire Perkins che si era smarcato in mezzo, fatto sta che colpisce il terreno, la palla ballonzola fuori e un paio di spettatori si precipitano dentro a piantare le patate dentro l’abbondante e invitante aratura.

Punizione per noi da circa trenta metri, posizione centrale, con Halford e Reid sulla palla. Tira Halford che colpisce la barriera, Gillett recupera sulla trequarti, dialogano Reid e Collins sulla sinistra, la palla finisce al nostro centrale che, in posizione da ala sinistra, crossa in mezzo; Foster respinge con la grazia di una balena spiaggiata e il cross si trasforma in un campanile che scende più o meno sul dischetto, dove c’è Cohen che sceglie la battuta a rete di prima: viene rimpallato dal muro umano che era rimasto davanti alla porta di Alnwick, la palla finisce a Reid nella lunetta, tira anche lui di prima ma il tiro è scoordinato, rimbalza davanti all’Irlandese e poi si perde fuori.

Halford avanza fino alla trequarti, la dà sulla sinistra a Reid che crossa di prima benissimo verso Sharp che perfettamente solo, poco oltre la linea dell’area piccola non trova di meglio da fare che spedire fuori.

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“Clamoroso errore di Sharp” sta diventando uno dei commenti più gettonati di Colin Fray.

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Gol sbagliato gol subito: azione tutta in verticale del Barnsley, Foster per Dawson per Mellis poco oltre la metà campo, Mellis vede lo scatto di Harewood e lo serve con un bellissimo lancio verticale: la palla passa in mezzo a Collins e a Halford, arriva a Marlon completamente libero sulla trequarti, Harewood avanza, si beve Camp e deposita nella porta incustodita.

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Come promesso ai suoi ex tifosi, Marlon non esulta dopo il gol.

Subiamo un po’ il colpo, il Barnsley continua a attaccare; Foster in proiezione offensiva porge a Dawson poco fuori area, Dawson allarga sulla destra a Harewood che fa un paio di passi sul lato corto e poi centra un pallone pericolosissimo che percorre tutto il lato dell’area di porta difesa da Camp senza trovare, per fortuna, il piedone di un ragazzo in maglia rossa per la deviazione decisiva: Moloney in ottima diagonale interviene alla fine —quasi sulla linea di porta — a spazzare in out dall’altra parte.

Comincia, però, la nostra reazione: Cohen alla rimessa sulla destra, all’altezza del limite dell’area; palla a Halford che prova l’accentramento, supera Perkins sul vertice destro dell’area grande, prosegue lungo il lato lungo dell’area stessa verso la lunetta, e a metà strada tira un esterno destro un po’ goffo, che, però, incoccia sullo stinco di Wiseman e batte un Alnwick non certo impeccabile, nonostante l’attenuante della deviazione.

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Il tiraccio di Halford: sbatte sullo stinco del 14 del Barnsley (la maglia rossa tra lui e la porta) e si infila, piuttosto imprevedibilmente, viste la modalità del tiro, la posizione di Halford, e lo specchio di porta che aveva a disposizione. Ma tant’è, a caval donato

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Mellis dalla trequarti trova Harewood sul limite dell’area, Reid in pressing difensivo (mai avrei pensato di poter usare questa locuzione) gli strappa la palla come se fosse un bambino di due anni (come se lo fosse Harewood, non Reid) e la serve a Cohen sulla nostra trequarti destra; Cohen la dà di prima a Sharp sulla linea centrale che gli restituisce un bellissimo uno-due. Cohen lanciato la raggiunge poco fuori dal vertice destro della loro area, la stoppa di esterno sinistro e poi, con l’interno dello stesso piede, la offre sul limite dell’area a Sharp che ne aveva seguito l’azione. Sharp tira di prima, Alnwick smanaccia via in qualche modo, arriva Cox mentre i difensori del Barnsley discutono su chi deve guidare di ritorno dal pub e la mette dentro a porta vuota. Come dice Fray, grandissima costruzione dell’azione sull’asse ReidCohenSharp.

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Il tiro di Sharp, con Cox pronto alla ribattuta in rete. La posizione di Simon sembra regolare. L’immobilità dei difensori del Barnsley è commendevole.

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Siamo ormai quasi allo scadere del primo tempo: punizione per i Tykes sulla loro sinistra, appena fuori dal lato corto della nostra area; tira Mellis direttamente in porta, verso l’incrocio del palo vicino, Camp respinge a pugni uniti anticipando Harewood.

Reid riconquista un pallone sulla linea centrale, lo dà indietro a Harding che lo batte lungo di prima intenzione verso Cox in posizione di ala sinistra, Cox lo alza in pallonetto per far proseguire Reid lanciato lungo l’out, Foster cerca di opporsi ma Reid lo supera di forza e punta l’area di rigore, supera anche Stones, entra dal lato corto e cerca di darla corta a Majewski che arriva con un istante di ritardo. Dall’altra parte dell’area, però, è appostato Sharp che fa sua la palla sul limite, la offre indietro all’accorrente Cohen sui venticinque metri, Cohen controlla, si ferma quasi a pensare per un attimo, e poi tira di interno destro una sabongia allucinante nel sette, che si infila nonostante la smanacciata di un non certo irreprensibile Alnwick.

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Secondo tempo: Sharp lavora un bel pallone una decina di metri fuori dall’area, sul centrosinistra, e poi lo offre dentro a Raddi che si inserisce da centrocampo; Majewski viene fermato da Perkins che cerca il rinvio, ma Majewski gli morde le caviglie e gli spora cil calcio, che finisce ancora a Sharp circa sei metri fuori dall’area. Uno-due con Cox, poi Sharp scende lungo il lato corto dell’area di rigore, Perkins lo spinge fuori fin quasi alla bandierina dove subentra Reid che arriva alla bandierina e crossa benissimo, pur pressato. Cox riceve di petto sul lato corto dell’area di porta, se la alza e cerca la rovesciata acrobatica, ma il pallone si alza troppo e passa sopra la traversa di Alnwick.

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Il bel tentativo di Cox.

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Halford pesca benissimo Cox con un lancio di cinquanta metri alla Krol. Cox controlla sul vertice destro dell’area di rigore, la dà corta a Majewski che si beve con un tunnel Perkins, entra in aera, ma poi non riesce a concludere, anticipato da Wiseman.

Cohen recupera palla sulla nostra trequarti (preziosissimo il lavoro in copertura dei centrocampisti, oggi), la dà a Reid, Andy vince un contrasto e la dà benissimo di esterno a Majewski nel cerchio centrale del campo, Raddi per l’accorrente Reid, che avanza fino alla trequarti avversaria e la allarga di esterno sinistro a Sharp. Sharp controlla di esterno destro sul limite dell’area, centrosinistra, si volta per cercare l’interno destro a rientare verso la porta, ma perde un contrasto con Perkins. Ottima azione di contropiede!

Harewood punta Collins, penetra in area, arriva sul fondo, poco fuori l’area di porta, cerca il cross, respinta della nostra difesa, recupera Etuhu, poco fuori area, dietro a Stones salito a supporto, cross con Reid che salta davanti a lui e colpisce di mano, punizione netta.

Kennedy batte la punizia, rasoterra di interno sinistro a uscire, e Camp devia in angolo la palla indirizzata proprio a fil di palo. Ancora Kennedy alla battuta del corner, Cohen respinge di testa verso l’out, Kennedy scende a recuperare il pallone, dietro a Wiseman sulla linea centrale, campanile in area, Collins respinge, Mellis batte al volo da fuori area, un paio di metri alla destra della porta difesa da Camp.

Wiseman in avanzamento sulla nostra tre quarti perde palla, Harding recupera il pallone e di prima serve con un passaggio meraviglioso di almeno sessanta metri Sharp sul limite dell’area, centrodestra; la nostra punta avanza e tira ma la conclusione finisce un paio di metri larga. Davvero sublime l’apertura di Harding: anche in questo caso scomodare il paragone con Krol non è una bestemmia.

Corner di Reid dalla destra, Sharp, in precario equilibrio, riesce a colpire verso la porta di Alnwick che respinge.

Collins interrompe un fraseggio del Barnsley sul limite della nostra area e lancia di prima Cox sulla sinsitra della linea di centrocampo. Cox si gira e vede l’inserimento di Jenas, lo serve con un bellissimo passaggio filtrante, Jenas s’invola verso l’area avversaria, entra un paio di metri e batte con un bellissimo pallonetto Alnwick in uscita.

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Un tiro da poco fuori area di Gillett, appena alto, conclude una partita ottimamente giocata dai Garibaldi Reds. Inoltre, quando è entrato Jenas, ha fatto vedere di essere davvero di un’altra classe. La precisione nei passaggi, il senso di calma e di sicurezza che (pure in condizioni assolutamente privilegiate) ha trasmesso alla squadra, tutto condito da un gol bellissimo, hanno fatto capire perché SOD abbia voluto a tutti i costi prenderlo un mese, e perché sia speranzoso di trattenerlo un altro po’ al City Ground. Come che vada, la sua rete è stata il momento più bello della settimana, secondo me.

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Finisce, dunque, un ottimo mese di ottobre (11 punti su 15) che potrebbe forse FORSE dare a SOD il primo Manager of the Month della sua avventura a Nottingham, anche se il lavoro di Dougie Freeman (ormai ex manager delle Aquile) e di Lennie Lawrence al Palace è stato straordinario.

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Momento migliore: secondo me, come ho detto prima, il gol di Jenas, proprio nello stadio in cui ha segnato, in Garibaldi Red, il suo primo gol da professionista. Straordinario, però, nel prepartita, anche il pezzo di Through the season before us nel quale l’Autore dice che il crest del Barnsley gli ha sempre ricordato i Village People. E, guardandolo bene, non ha tutti i torti.

Momento peggiore: per trovare un “momento peggiore” in una vittoria in trasferta per 4-1 bisogna proprio essere pessimisti come il sottoscritto; vorrei dare di nuovo il premio alla nostra difesa, per la deferenza con la quale Halford e Collins si sono spostati per far passare Harewood, ma, per non essere noioso, potrei anche dire l’errore di testa di Cox. Ma no, va’, scelgo la deferenza di Collins e Halford.

Hero: mi ripeto ancora. Reid. Ogni palla che tocca è oro puro, mette anche la gamba nei contrasti, è veloce nelle ripartenze, si vede che si sta allenando bene perché al settantesimo scatta ancora palla al piede.

Zero: anche al pessimismo c’è un limite; come si fa a dare uno “zero” quando si vince 4-1 fuori casa?

* * *

Forest: Camp, Halford (Ward 78′), Moloney, Collins (c), Harding, Gillett, Cohen, Majewski (Jenas 69′), Reid (Coppinger 80′), Cox, Sharp

NE: Darlow, McGugan, Greening, Blackstock.

Marcatori: Halford 35′, Cox 42′, Cohen 45′, Jenas 77′

Ammonito: Halford 66′

Barnsley: Alnwick, Stones, Foster, Wiseman, Golbourne, Dawson (Dagnall 54′), Perkins, Done (Kennedy 51′), Cywka (Etuhu 51′), Harewood, Mellis

NE: Steele, Hassell, McNulty, Rose

Marcatore: Harewood 24′

Arbitro: Kevin Friend

Spettatori: 10.186 (di cui, ospiti 2.217 (!!))

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Archiviato in stagione 2012-2013

“Never-say-die attitude got us a good point” – Blackpool 2-2 Nottingham Forest

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Solo una cosa può consolare 1.200 coraggiosi tifosi che un martedì sera decidono di seguire la loro squadra nell’impervia trasferta di Bloomfield Road dall’aver buttato nel cesso una vittoria: strappare un punto proprio sul filo del fischio finale dell’arbitro.

Questo post si sarebbe potuto chiamare esattamente come quello precedente, e a ben più maggior ragione: un altro “game of two halves” per il Forest, con un primo tempo in cui abbiamo prevalso nettamente, e una ripresa subita brutalmente, ma non è che si possono titolare i post sempre allo stesso modo, se no i lettori potrebbero pensare che uno non abbia poi questa gran fantasia, il che sarebbe un peccato.

Confermata la formazione di sabato, con la promozione di Majewski titolare al posto dello squalificato Guedioura, dopo la bella prova di sabato. Non molto pubblico, ma buona la rappresentanza di tifosi provenienti da Nottingham, circa 1.200. Chi ha seguito la partita si sarà accorto che il telecronista non era il solito Colin Fray, ma forse non tutti sanno che il suo sostituto, Martin Fisher, era uno storico giornalista di BBC Nottingham, che ha radiocommentato le imprese dei Reds dall’ultimo periodo di Clough fino a Ron Atkinson, più o meno. Ora è un giornalista freelance, che si divide tra Setanta e MOTD. Bello risentirlo; i fan gli hanno porto complimenti su twitter, e lui ha risposto:

Thanks for all the kind messages. Can’t promise a “and Nigel Clough has scooooreed” or “Collymore shoots, what a gooaall!” but let’s see.

Grande!

Impressionante l’ingresso in campo: il Blackpool dà un’impressione di forza e di potenza fisica immediatamente avvertibile anche guardando l’imponenza fisica dei giocatori: solo Ayala sembra un grado di contrastare fisicamente i colossi in maglia arancione: e, infatti, il passo e l’intensità di gioco del Blackpool, alla lunga, ci metterà in qualche difficoltà.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — Majewski — Gillett — Reid

Sharp — Cox

Inizio interlocutorio, ma subito una clamorosa occasione per i Tangerines: rimessa laterale effettuata dal loro terzino sinistro Craney all’altezza del limite della nostra area, un paio di uno-due con compagni di squadra gli schiudono le porte della nostra area di rigore, noi sembra che facciamo apposta a scansarci, e lui arriva ben dentro l’area e, da poco fuori l’area di porta, tira di sinistro e colpisce il palo alla sinistra di Camp.

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Craney si fa largo in area e colpisce il palo: i nostri stanno un po’ a guardare.

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La partita prosegue piuttosto chiusa: un certo predominio fisico dei Tangerines, noi più pericolosi in contropiede, le volte che riusciamo a eludere la tattica del fuorigioco che la retroguardia degli Ollie’s Boyz attuano molto bene.

Poi, via via, il nostro predominio diviene netto: Reid riceve da Halford sulla loro tre quarti, si fa largo a spallate tra i difensori marittimi, e crossa benissimo da poco fuori il vertice sinistro dell’area di rigore. Dall’altra parte irrompe Cox, liberissimo, che spara incredibilmente alto da grande posizione.

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Piuttosto clamoroso l’errore di Cox sull’ottimo cross di Reid.

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Pochi minuti dopo, nuovo contropiede per noi: Majewski lancia Reid in posizione di regista avanzato, Reid avanza fino alla trequarti e suggerisce un bellissimo passaggio filtrante per Billy Sharp che irrompe in arene cerca di battere Gilks con un sinistro incrociato sul quale il portiere del Blackpool è bravissimo a respingere in tuffo, poi arriva Baptiste che spazza l’area di rigore indirizzando la palla verso i bagni della curva. Quando la palla finisce all’Irlandese, il gioco si illumina come se all’improvviso venisse collegato a un generatore da miniera.

Il corner viene battuto da Reid rasoterra verso il limite dell’area, dove è in attesa Halford che tira di prima intenzione, con potenza ma senza molta precisione: il suo rasoterra viene respinto dalla difesa del Blackpool, Halford intercetta la respinta di testa e la rispedisce in area, dove Sharp si esibisce in una specie di veronica di esterno sinistro che fa impennare la palla e la indirizza con un pallonetto imparabile nell’angolino alto opposto. Piuttosto fortunoso ma meritato vantaggio.

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Dentro l’area di porta si intuisce il piede calzato di bianco di Sharp che colpisce la palla e la manda a spiovere nell’angolino opposto.

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Poco prima del fischio finale del primo tempo, una brutta tegola per noi: esce Ayala, visibilmente acciaccato dopo un contrasto, e viene sostituito da Moloney, che si mette a destra con l’accentramento di Halford.

Forse, sarebbe stata opportuna, a metà tempo, la sostituzione di Majewski, giusto per fortificare un po’ il centrocampo, ma è comprensibile come il Gaffer, dopo essere già stato costretto a effettuare una sostituzione, non si sia fidato a accingersi a percorrere tutta la ripresa con un solo cambio a disposizione.

All’inizio della ripresa continuiamo a mantenere un certo predominio offensivo: l’occasione più pericolosa la occasione una punizione battuta da Reid più o meno dai trenta metri, leggermente spostata sulla sinistra del nostro schieramento: Andy cerca la soluzione di forza, il suo tiro finisce di pochissimo alla sinistra della porta del Blackpool, con il portiere che assiste apparentemente impotente.

Il Blackpool comincia a reagire, e a costruire azioni pericolose. Baptiste porta un pallone sulla nostra tre quarti e la offre sulla destra a Matt Phillips, poco dietro la nostra tre quarti; Phillips crossa immediatamente verso la nostra area di rigore, dove trova Grandin che in tuffo di testa trafigge Camp da pochi passi. Simple as that, il grado zero del football in tutta la sua efficacia. In questo caso direi che le colpe della nostra difesa sono relative: nonostante i luoghi comuni, i cross da lontano sono molto difficili da controllare, per difensori e portieri, soprattutto se le difese stesse sono prese in velocità e non perfettamente piazzate.

Più evidenti le responsabilità della nostra linea arretrata nel 2-1: Grandin controlla sulla trequarti un pallone respinto affannosamente dalla nostra difesa, lo rispedisce in avanti di prima, con un piattone destro che trova Ince sul limite della nostra area grande; l’attaccante arancione non controlla impeccabilmente, ma riusciamo nuovamente a respingere la minaccia, ma, nuovamente, la clearance è tutt’altro che buona: la palla finisce proprio sui piedi di Grandin (ottimo il suo impatto sulla partita) a pochi metri dall’area di rigore. Qualche passo, e, dal limite, palla filtrante verso Taylor-Fletcher praticamente libero sul dischetto del rigore: Gary ha tutto il tempo di controllare, di girarsi e di battere con un piatto un po’ sporco ma preciso un impotente Camp.

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Il tiro di Taylor-Fletcher: dall’immagine si può vedere come sia lui (il giocatore che sta tirando, sul dischetto) sia Grandin (il giocatore fermo che lo guarda proprio sul limite dell’area) siano completamente indisturbati, e come sia piazzato male lo schieramento a protezione della difesa, davanti all’area di rigore. Un buon filtro davanti all’area costituisce il 60% dell’efficacia difensiva di una squadra.

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Nel finale, il Blackpool si rinchiude nell’area di rigore, e noi intensifichiamo l’offensiva alla ricerca disperata del pareggio. Entra anche Blackstock al posto di Majewski, e giochiamo, dunque, con il mitico tridente sulla cui fattibilità si ragionava anche su questo blog qualche tempo fa.

Rimessa lunghissima di Camp che trova la spizzata di testa proprio di Blackstock sulla trequarti, il nazionale antiguano — sempre abilissimo quando si tratta di avere a che fare con i palloni vaganti sulla trequarti avversaria, e di far salire la squadra — prolunga di nuca verso l’area di rigore: Sharp controlla sul limite dell’area e cerca la conclusione, contrastato da un paio di colossi della difesa Tangerine; conclusione sporca, che finisce a destra della porta del Blackpool.

In pieno recupero, l’azione della disperazione: cross di Reid dalla trequarti sinistra, Sharp cerca l’impatto di testa, non lo trova, ma un paio di metri dietro di lui Blackstock mantiene la concentrazione e il riflesso e riesce, piuttosto fortunatamente, a mio avviso, e in posizione a dire il vero un po’ dubbia, a mettere a terra un difficile pallone alto: la difesa arancione aveva chiuso su Sharp, e Dex si trova libero poco fuori l’area di porta; riesce a mantenere la freddezza e, da posizione non proprio banalissima, più o meno dal vertice della six yards box, riesce a anticipare l’uscita del portiere arancione con un sinistro non pulitissimo ma efficace.

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Cox ha mancato il pallone, ma Dex è riuscito a domarlo e a metterlo a terra. Da lì, si girerà con un paio di passi e batterà l’estremo tentativo di uscita di Gilks.

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C’è ancora il tempo per una nostra azione, che ci avrebbe consegnato una vittoria davvero da leggenda: proseguiamo il nostro assedio, il Blackpool cerca di uscire palla al piede dalla sua trequarti con una specie di zozzone, probabilmente Baptiste, ma Cox effettua un ottimo pressing e riesce a riconquistare un pallone che smista subito a Blackstock sulla trequarti, poi si allarga sulla destra chiamando l’uno-due che Dex gli offre immediatamente. Cox crossa in area, palla respinta di testa dalla difesa che finisce però a Reid, il cui tiro dai venticinque metri viene deviato in corner da Evatt. Non c’è tempo per batterlo, e la partita finsice con un pareggio tutto sommato giusto.

Nel complesso, come detto, una partita a due facce: pensavamo di esserci lasciati un po’ alle spalle tutte le incertezze difensive, soprattutto dopo la bella prova con il Cardiff, e ecco che riappaiono all’improvviso; d’altronde, come ho già avuto modo di dire su questo blog, si può lavorare su tutto, e il Gaffer lo sta facendo, tranne che sullo spirito combattivo: e di quello anche martedì abbiamo dimostrato di averne più che a sufficienza.

* * *

Miglior momento: tutto il primo tempo, giocato in totale dominio su uno dei campi più difficili della lega. E, in particolare, del primo tempo, l’assurdo festeggiamento di Sharp dopo il gol: è andato a festeggiare sotto la curva, ha presto un hot dog a un tifoso dei Reds, ne ha mangiato un morso e l’ha restituito allo sbigottito festeggiante.

Peggior momento: l’uscita di Ayala, con la difesa già contata. Infatti, dopo la partita scatterà subito il prestito d’emergenza di Ward, difensore del Norwich City ai margini della squadra. Il secondo tempo avrebbe meritato il premio, ma cerchiamo di guardare con un po’ più di profondità alla nostra situazione.

Hero: Reidy. Reidy. Reidy. I sei mesi passati al Blackpool sono stati i peggiori della sua vita sportiva, con cinque presenze, una retrocessione e una rescissione del contratto, e martedì Andy ha fatto vedere a Ollie di essere un giocatore molto migliore di quanto non pensasse.

Zero: nessuno. La difesa è stata tutt’altro che impeccabile, ma nessuno dei giocatori, singolarmente, ha fatto errori da cappello d’asino. Inoltre, l’uscita di Ayala, con la penuria di difensori con la quale ci troviamo a avere a che fare, costituisce giustificazione sufficiente alla cattiva prova della seconda parte di gara.

* * *

Forest: Camp, Halford, Ayala (Moloney 44′), Collins (c), Harding, Gillett (Blackstock 81′), Cohen, Majewski (Jenas 77), Reid, Cox, Sharp.

NE: Evtimov, Moussi, McGugan, Coppinger.

Marcatori: Sharp 25′, Blackstock 90′

Ammonito: Cohen 44′

Blackpool: Gilks, Crainey, Eardley (Dicko 69′), Evatt, Phillips, Gomes (Grandin 59′), Ince, Taylor-Fletcher, Sylvestre (Delfouneso 69′), Baptiste (c), Osbourne.

NE: Basham, Halstead, Angel, Broadfoot.

Ammonito: Evatt 63′

Marcatori: Grandin 70′, Taylor-Fletcher 75′

Arbitro: Eddie Ilderton

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Archiviato in stagione 2012-2013

“A game in two halves” – Nottingham Forest 3-1 Cardiff City

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La migliore partita dell’anno, con il Cardiff City — proveniente da una striscia di tre vittorie consecutive e capolista, piuttosto rinunciatario fin dalla formazione iniziale, con un’unica punta e un centrocampo molto folto, con Whittingham davanti alla difesa — annichilito fino al 3-0, e il tardivo risveglio dei Bluebirds dopo il gol di Helguson, propiziato da una grave ingenuità di Collins (l’unica, per la verità, di una partita impeccabile per la nostra difesa, davvero eccellente in ogni reparto, da Camp a Gillett), un risveglio propiziato anche da una sciagurata espulsione di Guedioura, un giocatore che sta cominciando a essere pericolosamente preso di mira dagli arbitri, non sempre del tutto a torto.

Per una giornata il Forest, dunque, ha lasciato negli spogliatoi la sua ormai proverbiale difficoltà a marcare, e, ancora di più, è riuscito a superare i momenti di fragilità difensiva che, spesso, colgono la nostra squadra subito dopo che è passata in vantaggio: anzi, in questo caso il vantaggio propiziato dalla straordinaria punizione di Reid (un’altra rete alla Platini: sta diventando davvero una buona abitudine) è stato immediatamente ribadito da un imperioso stacco di Ayala su perfetto cross di Halford.

Qualcuno (anche il Gaffer ha puntualizzato questo aspetto) potrebbe storcere il naso di fronte al finale arrembante del Cardiff City, che dopo il primo gol ha anche colto la base di un palo, ma, voglio dire, non è che puoi giocare con la capolista del campionato senza nemmeno fargli fare un tiro in porta; è inevitabile che anche se noi giochiamo la miglior partita dell’anno una delle squadre più forti della lega abbia il suo quarto d’ora di gloria; le cose importanti sono averlo attraversato tutto sommato rimanendo illesi, e esserci arrivati con un più che meritato vantaggio di tre reti.

Formazione relativamente a sorpresa: Guedioura — al rientro dalla squalifica rimediata per l’espulsione contro il Crystal Palace — viene inserito nello schieramento della vittoria contro il Peterboro al posto di McGugan, apparso ultimamente, in effetti, un po’ troppo autoreferenziale e impreciso nelle conclusioni. Nemmeno in panchina Jenas: il Gaffer ha denunciato la carenza di preparazione, JJ, in un twitter, ha affermato di essere in forma perfetta. Un piccolo giallo che, sarei pronto a scommettere, si risolverà quando Jermaine, dopo la partita contro il Barnsley, a conclusione del mese di prestito, tornerà Viottolo del Cervo Bianco accompagnato — credo — da non molti reciproci rimpianti.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — Guedioura — Gillett — Reid

Sharp — Cox

Tempo solo inizialmente autunnale e poi via via più sereno al City Groung, onorato dalla presenza di ben quattro atleti olimpici britannici; tre olimpionici: il 200ista paralimpico Richard Whitehead, i canoisti Etienne Stott e Tim Bailey, e una medaglia d’argento, Richard Hownslow, sempre un canoista. Anche se non sono tutti di Nottingham, abitano tutti in città, e i canoisti si allenano regolarmente sul Trent. Numerosa e rumorosa la presenza degli ospiti, circa 1.500, infatti, i tifosi gallesi, quasi tutti con sciarpe o maglie blu, a dimostrazione che la traumatica transizione verso il rosso indocinese non è stata ancora digerita dai tifosi del Cardiff.

Prima occasione per gli ospiti, con un bel cross di interno destro di Conway dalla trequarti sinistra dello schieramento del Cardiff: Cowie sale a impattare di testa nel traffico al limite della nostra area di porta, ma colpisce sporco e il pallone finisce abbondantemente fuori alla sinistra di Camp.

La partita continua con il nostro predominio territoriale, al solito piuttosto sterile, e con il Cardiff in versione Derby County: centrocampo foltissimo e grande rudezza nei contrasti sulla linea centrale, tattica aiutata dall’arbitraggio di Drysdale, decisamente all’inglese.

Venticinquesimo: un campanile da centrocampo pesca Cox al limite dell’area blu, i difensori del Cardiff chiamano il fuorigioco, l’arbitro fa proseguire, Cox alza la palla per Reid; l’Irlandese viene seppellito da McNaughton che gli si arrampica addosso per rinviare di testa, e lo seppellisce nella ricaduta. Punizione ineccepibile dal limite, con palla proprio sulla linea della lunetta, appena sulla sinistra. Posizione più da pittori che da cannonieri: Reid si avvicina alla palla, apparentemente per toccarla per Adlene che prende la rincorsa, invece, da fermo, dipinge una traiettoria meravigliosa che si infila dopo aver sbattuto sotto la traversa della porta difesa da Marshall. Una punizione a foglia morta tipica veramente di quelle che nessuno è più in grado di battere: anche i migliori specialisti, ormai, hanno bisogno almeno di venti metri per far scendere la palla dopo averla calciata. Davvero un’esecuzione superba.

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Punizione davvero alla Mario Corso.

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Rimessa dalla destra di Halford che pesca bene in area Reid, l’Irlandese cerca di destreggiarsi tra i difensori avversari, ma viene chiuso e portato fuori area, Reid la dà indietro a Halford sulla fascia destra; il terzino pennella un cross perfetto sul quale irrompe di testa Ayala che la mette imparabilmente a fil di palo. 2-0 in meno di un minuto.

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Lo stacco “imperioso” di Danny Ayala.

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Siamo allo scadere: rilancio di testa dalla linea centrale del campo di Halford, la palla arriva a Sharp spostato sulla destra all’altezza dell’area di rigore del Cardiff, duro intervento di Connoly e punizione per noi: ammonizione per il ruvido terzino del Cardiff. La punizione viene battuta da Cohen che crossa di interno sinistro sul limite dell’area di porta, Sharp colpisce di testa ma il tiro viene deviato dal muro umano di fronte alla porta di Marshall. Corner di Reid, respinta di testa della difesa, Cohen rimette dentro sempre di testa, Guedioura controlla spalle alla porta poco fuori la six yards box e tenta di dirigere la palla verso la porta di Marshall con un colpo di tacco, la difesa blu libera ancora in corner. Cardiff un po’ allo sbando in questo periodo, e noi cerchiamo il definitivo ko.

Questa volta va alla battuta dall’angolo Cohen, interno sinistro dentro l’area di porta, nuova mischia e Smith libera di testa in out. L’efficacia della pressione del Forest si deduce anche dal fatto che l’ala del Cardiff ormai staziona stabilmente in area per far valere la sua perizia aerea.

In seguito al corner si accende un po’ un parapiglia in area, l’arbitro richiama Cox e lo ammonisce, evidentemente per una scorrettezza.

Nel secondo tempo entra Radi Majewksi per Cox, apparso un po’ nervoso. Ancora una volta, il Polacco conferma la sua grandissima pericolosità, quando può giocare con le spalle coperte da quattro compagni di squadra: azione insistita di Sharp sulla fascia destra, dopo il recupero di un ottimo pallone; Billy si accentra e, poco fuori dall’area, dà la palla a Raddi chiedendo l’uno due proseguendo la sua corsa verso la porta di Marshall. Raddi accende il misuratore laser di fabbricazione tedesca che ha in testa e restituisce a Cox un pallone degno di Xavi: Sharp lo insegue e, da posizione leggermene defilata, trafigge Marshall in uscita anticipandolo con un colpo sotto identico a quello utilizzato quattro anni fa da Torres nella finale degli Europei contro la Germania. insomma, per dieci secondi il Forest è sembrato giocare come la grande Spagna. Straordinario modo di interrompere il digiuno, per il bomber del Southampton, in una delle partite più importanti della stagione.

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Il bellissimo uno-due tra Sharp (sull’esterno, nella foto) e Majewski (sull’interno), e il tiro di Sharp.

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Game over? Sì, ma non senza ulteriore sofferenza. Il terzo gol riscuote il Cardiff e sterilizza la nostra fino a allora efficacissima aggressività.

Rimessa dalla destra della nostra tre quarti di Gunnarsson, mischia in area, Guedioura respinge di testa, Majewski prolunga, Whittingham intercetta e rispedisce verso la nostra aera, Cowie allarga sempre di testa sul lato sinistro della nostra area dove è appostato Conway, che si gira e la dà indietro a Whittingham sui venti metri, cross morbido verso il limite della nostra area di porta, respinta di Halford, Ayala respinge un po’ sporco fuori dall’area, Gunnarsson recupera e crossa di nuovo in mezzo, respinta ancora sporca di Guedioura, Cowie dal limite dell’area spara una botta che si perde una decina di centimetri alla sinistra della porta di Camp.

Rimessa laterale dalla sinistra, all’altezza del limite della nostra area, battuta lunga e Ayala in angolo. Batte Conway, Hudson arriva in relativa libertà a colpire dalle sette iarde, ma per fortuna la sua schiacciata di testa è imprecisa e si perde alla sinistra di Camp.

Guedioura imposta dalla linea centrale per Reid in posizione di regista avanzato, Adlene prosegue la corsa suggerendo a Reid un uno due che l’Irlandese esegue prontamente, Guedioura avanza verso l’area dei Blues e viene contrastato di spalla e cade al limite dell’area. Nel replay si vede che Gunnarsson smanaccia un po’, ma, come diceva Boskov, se la sua fidanzata gli avesse fatto una cosa simile certo Adlene non sarebbe caduto per terra. Un cartellino ingenuo, che si rivelerà pesantissimo.

Avanzata di Witthingham dalla linea centrale del campo, e bellissimo passaggio verso l’esterna sinistra a liberare Conway all’altezza del limite dell’area, cross immediato in mezzo e colpo di testa appena alto del neo-entrato Noone.

Ottimo lavoro di Conway appena fuori dalla nostra area, sulla sinistra del lato corto, cross che attraversa tutto lo specchio della porta e raccolto dall’altra parte da Smith che la dà dietro a McNaughton, avanzato fino al vertice destro della nostra area, il terzino si accentra e la offre a Taylor appostato sul centrosinistra del limite dell’area, tiro di prima intenzione deviato in out da un ottimo intervento di Ayala, davvero determinante oggi. Rimessa battuta da Connolly per Rudi Gestede, entrato al posto di Gunnarsson pochi minuti prima, appostato sulla linea di fondo al limite della nostra aera, Rudi, pure contrastato da Halford, riesce a indirizzare un campanile verso la nostra aera sul quale prende posizione di forza Helguson, pure contrastato da Collins da dietro: l’Islandese colpisce un po’ sporco, ma la distanza è troppo breve per lasciare a Camp il minimo scampo: 3-1 a poco più di un quarto d’ora dal termine.

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Helguson prende posizione e batte Camp dalla corta distanza.

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Il Cardiff riceve dal gol nuovo coraggio: Smith allarga su McNaughton sulla destra della nostra trequarti, il terzino si accentra evitando Harding e la offre a Wittingham, che lancia lungo per Connolly largo a sinistra, Halford lo chiude, Connolly si allarga all’esterno e recupera di forza il pallone, punta di nuovo Halford, stavolta lo salta netto, arriva sul fondo, la mette in mezzo, Ayala respinge ottimamente sulla linea della nostra area di porta, McNaughton rimette dentro di testa, Smith anticipa Gillett e riconquista la sfera poco fuori l’area, fa due passi verso la nostra porta e tira un preciso rasoterra sul palo, Cowie recupera e tira quasi a botta sicura da dentro l’area di porta, Ayala respinge in disperata spaccata, Cowie riconquista nuovamente il pallone, tira di nuovo, ma Camp si è già rialzato dal tuffo appena precedente, e respinge ottimamente in angolo.

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Il tiro di Smith finito sul palo.

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Finalmente riusciamo a ripartire: Gillett dalla linea centrale a Majewski sulla trequarti, immediata apertura per Guedioura sul vertice destro della loro area, Adlene fa un paio di passi in avanti e crossa rasoterra sul limite dell’area di porta; Hudson respinge alla bell’e meglio, sulla respinta arriva Cohen che cerca il tiro a rientrare di esterno destro: il tentativo è destinato al fondo del sacco, con Marshall impotente, ma arriva ancora Hudson a respingere in spaccata. Gillett recupera fuori area e spara senza pensarci due volte dalle trentacinque iarde, il pallone non è angolato ma rimbalza davanti a Marhall, probabilmente incoccia anche in qualche gamba, il portiere blu respinge ma non trattiene, Sharp recupera sulle sei iarde ma è spalle alla porta e non riesce a girarsi, allora la dà a Cohen appostato sul lato corto sinistro dell’area blu, cross immediato ma la palla attraversa tutta l’area e finisce fuori dall’altra parte.

Halford recupera un pallone sulla destra della nostra trequarti, cerca il lancio lungo ma viene contrato dal centrocampo avversario che riporta la palla verso Taylor sulla nostra trequarti, Taylor si gira contrastato da Guedioura, scarica verso Cowie, ma Adlene entra su di lui in netto ritardo: inevitabile il secondo giallo e la conseguente espulsione, l’ultima cosa al mondo di cui hai bisogno se stai vincendo contro la capolista. Guedioura appare sconsolato, e abbandona mestamente il campo per la seconda doccia anticipata di fila.

Mancano sette minuti, entra Moloney per Raddy, e la nostra porta, grazie all’attenta gestione difensiva e all’ottima gestione di palla, corre ancora solo pericolo: un colpo di testa di Noone su corner di Witthingham bravamente parato da Camp, soprattutto, ma non c’è più tempo nemmeno per soffrire.

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Miglior momento: il gol di Sharp e l’ottima prova di Harding, dopo un inizio faticoso al Forest.

Peggior momento: il gol di Helguson, con la difesa davvero molle, e la disciplina in campo: Cox sostituito per nervosismo e Guedioura espulso sono un pessimo segnale, soprattutto alla luce della nostra fedina penale di quest’anno.

Hero: Ayala. Strabiliante in difesa e decisivo nel colpo di testa del 2-0.

Zero: Guedioura. La simulazione non sarà stata nettissima, ma il suo modo di fare e il suo nervosismo in campo stanno cominciando a essere presi di mira dagli arbitri con inquietante frequenza. Datti una calmata.

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Forest: Camp, Halford, Ayala, Collins, Harding, Gillett, Cohen, Guedioura, Reid (Moussi 74′), Sharp, Cox (Majewski 46′ (Moloney 89′)).

NE: Evtimov, McGugan, Tudgay, Coppinger.

Marcatori: Reid 25′, Ayala 27′, Sharp 47′

Ammoniti: Cox 45′, Guedioura 58′, Halford 78′

Espulso: Guedioura 84′ (2nd yellow card)

Cardiff: Marshall, McNaughton (Mason 81′), Taylor, Hudson, Whittingham, Cowie, Conway (Noone 57′), Connelly, Smith, Gunnarsson (Gestede 65′), Helguson.

NE: Lewis, Turner, Kim, Rails.

Marcatore: Helguson 74′

Ammoniti: Connelly 45′, Hudson 90′

Arbitro: Darren Drysdale

Spettatori: 21.491 (ospiti: 1.856)

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“Don’t shoot for God’s sake, DON’T SHOOT… Oh blimey, what a goal”. Peterboro 0-1 Nottingham Forest.

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“I’d had a go at Andy moments before the goal when his flick lost us possession in a dangerous area – but he obviously made up for it with his strike. It was one of those where you’re thinking ‘don’t shoot’, but end up saying ‘oh my God, it’s gone in!”

Sean O’ Driscoll

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Ottima vittoria contra il rinato Peterbourgh degli ultimi tempi, ma è sempre molto (troppo) difficoltoso il rapporto dei nostrl ragazzi con il fondo del sacco. Ci è volute una prodezzona di Reid per fare nostra una partita che sembrava incanalata verso il medesimo tipo di 0-0 che ci aveva restitute la partita con i Rovers: uno 0-0 fatto di sterile domino territoriale e di un paio di occasioni clamorose consegnate direttamente alla canna del cesso.

Non che il Boro non abbia avuto le sue brave chances, intendiamoci, ma il Forest, tutto sommato, ha decisamente meritato il vantaggio finale.

Bel pomeriggio di sole a London Road, campo che a me piace tanto, sul quale abbiamo sempre vinto; una curva e mezza tribuna sono occupate dai tifosi Reds, giunti in più di 3.000 da Nottingham: formano, dunque, più o meno un terzo del pubblico totale.

Con il ritorno di Cox davanti, O’ Driscoll ripropone il rombo di centrocampo, con Cohen a destra, Reid a sinistra, Gillett davanti alla difesa e McGugan dietro le punte. Incatenata, invece, la difesa, con Halford Ayala Collins e Harding.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — McGugan — Gillett — Reid

Sharp — Cox

Di fronte, i blu schierano un abbottonatissimo 532, che fa capire già quanto sarà dura metterla dentro, con davanti il nostro ex, Emil Sinclair, reduce da una brillantissima tripletta contro lo Hull City.

L’inizio dei nostri è tambureggiate, e si mette subito in mostra un McGugan particolarmente ispirato.

Su una palla scaricata all’indietro da Simon Cox, Lew colpisce di prima intenzione dalle trentacinque iarde un pallone non velocissimo ma molto preciso, che Olejnik va a togliere con il braccio di richiamo dall’incrocio dei pali. Se si fosse tagliato le unghie prima della partita non ci sarebbe arrivato.

Un disimpegno piuttosto incerto dello stesso portiere austriaco per Bostwick, che ci mette anche del suo cincischiando sulla propria tre quarti, bel tackle di McGugan che, una volta conquistata la palla, e dalle 25 iarde tira di prima intenzione un rasoterra a giro sul quale, però, Olejnik non ha problemi a intervenire. Un po’ affrettato il tiro di Lewis, perché, con la squadra del Cambridgeshire in risalita, probabilmente un passaggio veloce a una delle due punte avrebbe trovato la difesa blu con la carta igienica in mano e i pantaloni alle caviglie. Ma, diciamocelo, non è che McGugan, soprattutto nei giorni in cui sente il tiro, abbia mai brillato per visione di gioco.

Discesa di Harding sulla sinistra, passa la linea di metà campo, si accentra e arriva come un ossesso al limite dell’area, il pallone viene contrato dalla difesa blu e recuperato da Reid sulla sinistra, si accentra anche lui, arriva dentro la lunetta, la passa a Sharp a un paio di iarde alla sua destra e prosegue la corsa cercando l’uno due, ma Sharp preferisce servire dietro a destra Cohen, che a sua volta scarica a Halford sull’out di destra. Harding la riserve a Reid, retrocesso poco fuori l’area, Andy si gira e serve Cox sul limite dell’area piccola con un pallonetto morbido, Sharp di petto a McGugan sul limite di quella grande, tiro di prima intenzione e fuori di mezza iarda sulla destra di Olejnik. Grande occasione, questa. Un tiro decente di Lew ci avrebbe consegnato un precoce e prezioso vantaggio. Bellissimi sia il lancio di Reid, sia il retropassaggio di Sharp per McGugie.

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Il tiro di McGugan finito appena fuori. Lew è il giocatore al limite dell’area in posizione centrale.

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Rilancione spazzato lungo di Ayala dalla nostra metà campo per sviare guai peggiori, su un passaggio laterale non proprio impeccabile di Collins, Little combina un mezzo pasticcio sul pressing di Cox e consegna la palla a Reid sull’out sinistro, cross immediato per lo stesso Cox precipitatosi dentro l’area di rigore, un paio di passi per la punta irlandese e gran tiro incrociato sul secondo palo, purtroppo non molto angolato, che Olenjik è bravissimo a deviare sul fondo.

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Cox impegna Olejnik, ma il tiro non è molto angolato.

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Piccola mischia in area sul susseguente corner, palla spazzata via in qualche modo dalla difesa del Boro che arriva a Sinclair, Emil si lancia nella nostra metà campo, si impegna in un corpo a corpo con Harding che il nostro terzino risolve con un tackle scivolato in fallo laterale sulla nostra tre quarti. Contro un colosso come Sinclair molto buona l’interdizione fisica di Harding, troppo spesso trovato un po’ molle, invece, sulla sua fascia, nel corso di questa stagione.

Secondo tempo

Dopo una prima parte di gara con qualche buona azione da parte nostra, e praticamente inoperosa per Camp, la seconda fase è più equilibrata e moto più movimentata.

Bella manovra veloce sulla fascia destra per il Boro, seguita a una palla persa da Reid, Bostwick si impadronisce della sfera sulla linea centrale del campo e corre corre corre fino al vertice della nostra area di rigore malamente contrastato da Harding e Collins, e riesce a tirare da poco dentro l’area un diagonale rasoterra che Camp, ben piazzato, respinge in angolo alla sua sinistra. Davvero povera, in questo caso, la nostra fase difensiva.

Boyd si incarica della battuta del corner con un sinistro a rientrare, Barnett riesce a anticipare il suo marcatore e colpisce benissimo appena sotto la traversa, fortunatamente centrale, proprio dove Camp riesce a opporre le sue manone sante che gli ha fatto mamma; la palla si alza a campanile, torna giù verso le mani protese del nostro portiere, irrompe Rowe che colpisce di testa alto sopra la traversa, ma l’arbitro ferma il gioco per fallo dell’esterno blu su Campo. Due gravi rischi in meno di un minuto.

Moloney (subentrato a Ayala nell’intervallo ) perde un pallone sulla fascia destra della loro trequarti, Boyd riavvia l’azione per il Boro lanciando con un bel cambio di fronte di esterno destro Little sulla fascia destra. Little avanza fino al vertice dell’area, punta Harding in velocità, fa passare la palla e cerca lo scatto a aggirare il nostro terzino ma trova Collins ben piazzato a calciare la sfera verso le terrace house fuori dallo stadio.

Per adesso, pare che sia tornato in campo solo il Boro, tutta un’altra squadra rispetto alla prima frazione, molto più veloce, preciso e deciso nei contrasti.

Dopo che il ragazzino ha scavalcato il recinto per recuperare il pallone finito nel giardino della sciura che si è anche incazzata, Little si incarica della rimessa. Collins respinge di testa verso la nostra trequarti, Sharp e Bostwick lottano per il possesso della palla, la palla finisce di nuovo dietro a Cox che lancia bene Reid sulla sinistra di prima intenzione, Reid innesta il turbo, partendo da poco oltre la metà campo, si accentra, arriva giusto sul vertice dell’area di rigore e lascia partire — proprio un istante prima che Knight-Percival lo rimonti — un tiro assurdo e impossibile che però passa sopra l’assolutamente incolpevole Olejnik inutilmente protesosi e si infila giusto nel sette alla sinistra. Goal of the month in cassaforte, ma ci sbilanceremmo anche per qualcos’altro.

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Il tiro di Reid, l’omino rosso coperto da Knight-Percival proprio sul vertice sinistro dell’area del Boro. Il pallone si va a infilare nell’angolino alto opposto, davvero una prodezza alla Emmerich.

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Boyd crossa dalla trequarti sinistra un pallone nella nostra area, intervengono insieme Barnett e Collins poco fuori il vertice destro della nostra area piccola, Barnett colpisce malamente, ma la palla sbatte contro il ginocchio di Collins e diventa un tiro insidioso che, però, l’attento Camp riesce a respingere.

Cox lotta per la palla nel cerchio centrale e la offre indietro a Harding sulla sinistra, Harding lungo la laterale a Reid poco dentro la metà campo avversaria, Reid si volta, si accentra e pesca Cohen in mezzo, sulla trequarti blu. Cohen accelera e si porta verso l’area del Boro, vede Sharp smarcato dalla parte opposta e gli crossa un bel pallone, Sharp stoppa bene e tira, ma è piuttosto defilato, il portiere copre bene il suo palo e respinge, Sharp recupera il pallone sulla linea di fondo lottando in mezzo a due avversari, lo rimette in mezzo per il neo-entrato Jenas il quale, completamente libero, mette nella porta vuota da due passi. Il guardalinee, però, segnala che il pallone era uscito sulla respinta di Olejnik e annulla la rete.

Swanson, entrato al posto di Little, si accentra dalla fascia sinistra e impegna Camp con un tiro da fuori a uscire, piuttosto angolato, anche se dotato di abbondante prefisso teleselettivo: respinto in angolo.

Azione un po’ confusa sulla tre quarti avversaria, conclusa da Gillett che smista a Cohen allargato a destra, Cohen di prima a Moloney in sovrapposizione, Brendon arriva sulla linea di fondo e crossa dentro, mischia in area dalla quale esce con autorevolezza Cox, che si allarga nuovamente verso il vertice dell’area di rigore, la dà indietro a Cohen esattamente sul vertice destro dell’area grande, Cohen non vede varchi e retrocede, passando poi la palla indietro a Gillett sulla trequarti. Gillett retrocede a testa alta e rilancia benissimo di nuovo sulla destra Moloney, che all’altezza del dischetto di rigore, allargato sulla destra, la rimette dentro meravigliosamente, pescando Jenas completamente libero sul vertice dell’area. Tiro piuttosto fiacco respinto faticosamente da Olejnik, il pallone si impenna, Cox si avventa e colpisce di testa a botta sicura, ma riesce nell’incredibile impresa di colpire l’unica cosa che occupa i 7 metri e 20 della porta, il braccio di Olejink disperatamente proteso a difesa della rete. Grave l’errore di Jenas, che avrebbe dovuto segnare, ma imperdonabile quello di Cox, che doveva segnare senza se e senza ma.

Meravigliosa la costruzione di Gillett e Moloney, sciagurate le conclusioni di Jermaine e Simon.

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Jenas riceve un meraviglioso pallone da Moloney — quello sulla destra che esulta già — ha tutto lo specchio libero, ma non riesce a metterla dentro.

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Ma l’errore di Cox sulla ribattuta è da fucilazione sul posto.

Anche Fray osserva che il Forest non riesce a essere “clinico” una volta che riesce a portare la palla nella trequarti avversaria. Non so, ci vorrebbe un bel 5 o 6 a zero per sbloccare la squadra, una di quelle partite in cui ti entra tutto.

Sharp controlla un pallone difficile sulla sinistra, trequarti avversaria, pressato da Ferdinand e Alcock. si ferma e la passa indietro a Reid, inarrestabile, che parte da poco fuori l’area, comincia a avanzare, arriva sulla linea di fondo (intersezione con la linea di porta) e crossa in mezzo per il neoentrato Majewski poco fuori l’area piccola: Raddi, relativamente libero, colpisce di testa, ancora a colpo sicuro, ma trova di nuovo le mani di Olejnik a respingere.

Primo minuto di recupero: Jenas recupera un bellissimo pallone rubandolo alla manovra avversaria nel cerchio di centrocampo, avanza in contropiede con Sharp che gli offre un comodo rimorchio sulla destra; Jermaine aspetta intelligentemente per dargli la palla di arrivare al limite dell’area, per attirare i due difensori su di sé, e poi scarica. A questo punto accade veramente l’incomprensibile. Sharp è completamente solo, entra in area, evita bene Brisley in disperato tackle, ha anche il tempo di fermarsi per prendere la mira, Olejnik resta immobile come un cerbiatto circondato dai lupi aspettando l’inevitabile, e invece Sharp tira malamente addosso al portiere, una roba che se la fai ai giardinetti ti inseguono per mezz’ora per riempirti giustamente di calci nel culo.

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Senza parole…

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Vabbè, quello degli attaccanti che hanno bisogno di segnare un gol per sbloccarsi è un vecchio luogo comune del calcio, ma è uno dei più veri. Fatto sta che avrebbe già dovuto essere abbondantemente game-over, invece stiamo ancora qui a soffrire.

Proprio allo scadere, manovra avvolgente del Boro fuori dalla nostra area di rigore, interrotta dall’arbitro per un fallo non proprio evidente di Jenas o Cohen su Swanson. Punizione al limite centralissima, la taffa di Huddersfield è acutissima, Sale anche Olejink per sfruttare le sue doti aeree, Bostwick sceglie la soluzione di potenza che si infrange sulla barriera, uno zozzone in maglia blu raccoglie poco dentro l’area, tira, ma Harding si immola a respingere in corner.

Sul corner si accende una mischia assurda, Olejnik quasi colpisce di testa, Cohen in spaccata respinge nel deserto, Alcock raccoglie e la spara di nuovo in area con la raffinatezza di un boscaiolo norvegese, Collins respinge verso il nostro out sinistro, Tomlin recupera e crossa di nuovo (Olejnik ormai fisso nella nostra area), Camp cattura la sfera e finisce a terra in un groviglio laocoontico di corpi, la perde, ma l’arbitro fischia il più classico dei falli di confusione a nostro favore e, subito dopo, la fine.

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Forest: Camp; Halford, Ayala (Moloney 46′), Collins(c), Harding; Gillett, Cohen, McGugan (Jenas 61′), Reid; Cox (Majewski 82′), Sharp.

NE: Evtimov (GK), Moussi, Guedioura, Coppinger.

Marcatore: Reid 51′

Ammonito: Halford 84′

Peterborough: Olejnik, Alcock, Brisley, Bostwick, Barnett, Boyd, Sinclair (Berahino 63′), Rowe(c) (Tomlin 68′), Ferdinand, Little (Swanson 63′), Knight-Percival.

NE: Day(GK), Zakuani, McCann, Nthle.

Arbitro: M Haywood

Spettatori: 10.469 (ospiti: 3.262)

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Archiviato in stagione 2012-2013

Bolton Wanderers 2—2 Nottingham Forest: Un passo avanti e due indietro (ma poi un altro passo avanti).

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Vabbè, questa volta non la starò a fare lunga con la cronaca della partita, visto che il filmato integrale degli extended highlights, una volta tanto, grazie alla diretta televisiva, sono visibili in rete e anche su questo blog (almeno finché la Gestapo di Youtube, sollecitata da Sky, non li farà togliere).
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Reid festeggia il pareggio.
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Dirò soltanto alcune cose che dal filmato non sono immediatamente rilevabili, e poi cercherò di fare un primo bilancio, dopo averlo finalmente visto per una partita intera, sul lavoro di Sean O’ Driscoll e sull’idea di gioco che sta cercando di mettere in campo, soprattutto con questo nuovo 442 (nuovo per questa stagione, ma, ricordiamo, il periodo di SOD come Coach l’anno scorso fu caratterizzato proprio dal ritorno dei True Reds a questo modulo, dopo le iniziali incertezze tattiche di Cotterill).

Sulla partita, dunque:

La formazione è stata un classico 442, con la piena conferma della formazione schierata sabato a Huddersfield (la posizione dei centrocampisti è sempre molto fluida: abbastanza stabile Reid sulla sinistra, stabile Gillett a protezione della difesa, mentre Pep Guedioura e McGugan si scambiano spesso di posizione, accentrandosi e allargandosi secondo le fasi di gioco):

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Guedioura — Gillett — McGugan — Reid

Blackstock — Cox

L’impegno fisico rappresentato dal Bolton è stato intensissimo: sia dal punto di vista della corsa, sia dal punto di vista dell’impatto muscolare nei contrasti (sempre ai limiti e, nel caso di Kevin Davies — un vero animale il cui uso smodato delle braccia nella nostra area è stato benevolmente tollerato dall’arbitro dopo l’iniziale ammonizione — ben al di là del regolamento), i Bianchi sono stati un test probantissimo. Averlo superato, non senza un pizzico di fortuna ma certo con gran merito, è stato molto importante, in prospettiva futura. Non siamo una squadra tecnica e leggerina, siamo una squadra in grado di opporre fisico a fisico quando ce n’è bisogno.

La prima mezz’ora è stata stradominata dai Nostri. Non solo abbiamo messo in mostra una grande efficacia nei confronti fisici, soprattutto sulla metà campo, come si può vedere in qualche azione anche dalla sintesi, ma abbiamo giocato uno dei migliori passing game che si siano visti al Forest dai tempi di Hart, se non dai tempi di Brian Clough. Una vera gioia per gli occhi: il Bolton sembrava una neo-promossa che zoccolasse inutilmente dietro all’inarrestabile velocità di esecuzione di una squadra superiore. Unico neo di questo periodo di dominio, avere maturato l’esiguo vantaggio di un gol. Alla fine della partita, il possesso è stato per il 55% del Forest, il che la dice lunga sull’atteggiamento con il quale siamo stati in campo e abbiamo giocato, nonostante il black-out centrale.

Poi, all’improvviso, si è come spento un interruttore, l’intensità dei contrasti è calata, la precisione e la velocità dei passaggi sono scemati, siamo calati di venti metri come baricentro di gioco, e siamo stati per un’altra mezz’ora, a cavallo dei due tempi, in balia di un avversario molto più abile di noi a sfruttare le sue occasioni, aiutato anche, va detto, da un paio di orrori difensivi del nostro fin qui impeccabile pacchetto arretrato (e da una netta spinta di Davies, tanto per cambiare, sul loro primo gol). Il Gaffer, nel dopo partita, ha affermato che il vantaggio potrebbe averci leggermente deconcentrato: se così fosse, spero che nello spogliatoio li abbia ben bene ribaltati, perché è inconcepibile in ogni momento, per dei professionisti, perdere la presa sulla partita, ma lo è tanto di più se giochi fuori casa contro i favoriti della Lega e ti ritrovi a condurre.

I due gol sono stati magnifici. Va benissimo, il gol di McGugie è stato fenomenale per potenza e velocità di esecuzione, ma permettetemi di esprimere la mia personale preferenza per quello di Reid, una magia assoluta di interno sinistro, con la palla spedita in equilibrio precario a togliere una ragnatelina dal sette della porta alla destra di Bogdan: un gol che mi ha ricordato il miglior Platini. Sono sicuro che Le Roi non avrebbe disdegnato di avere nel suo book una rete come quella messa a segno da Reidy venerdì.

La nostra striscia di imbattibilità — e, soprattutto, il livello di gioco già messo in mostra — è straordinaria, alla luce di quello che è successo quest’estate e del pochissimo tempo che il Gaffer ha avuto per mettere a posto la squadra. La mia personale ammirazione per il nostro Manager, già alta l’anno scorso — il gioco impostato da lui per il finale della stagione è stato decisivo per la nostra salvezza — sta diventando piano piano venerazione.

* * *

Nelle sue interviste (anche in quella pubblicata su questo sito quest’estate) O’ Driscoll ha sempre detto che la sua maggiore preoccupazione, come allenatore, è quella di insegnare ai giocatori a fare le migliori scelte di gioco possibili, a capire il gioco e a pensare mentre giocano. Questo atteggiamento lo si è visto venerdì, per lo meno nella fase iniziale della partita (i primi trentacinque minuti), quando, come detto prima, abbiamo davvero messo sotto una squadra che l’anno scorso giocava in Premier League.

Come ho detto prima, il modulo di O’ Driscoll, in queste ultime due partite, è stato una cosa simile a un 442 stile diamante, con i due centrali non in linea, ma sovrapposti l’uno in aiuto della difesa e l’altro in deciso sostegno delle punte. Si tratta di un modulo teso a sfruttare le caratteristiche dei nostri due migliori centrocampisti centrali, McGugan e Majewski, entrambi tutto sommato poco adatti al 442 classico e, non a caso, costretti spesso da Billy Davies e anche da Steve Cotterill (che, pure, non li amava affatto) a giocare innaturalmente come ali.

Si tratta, però, di un modulo rischioso, proprio perché usa tre giocatori con spiccate doti offensive (e, nel nostro caso, anche quattro, perché Reid è un attaccante, di fatto: è totalmente incapace di portare qualsiasi tipo di supporto alla difesa; la sua massima espressione di gioco in copertura è guardare male l’esterno che se lo beve come un bicchiere d’acqua fresca alla mattina): ha bisogno, dunque, di un possesso di palla molto superiore, perché giocarlo quando la palla l’hanno gli altri espone a situazioni come quella che abbiamo visto venerdì tra il 35′ e il 60′. Il possesso palla efficace lo si fa quando i quattro centrocampisti si muovono molto a caccia della palla, e danno al compagno in possesso di palla occasioni di passaggio relativamente facili e il più efficaci e pericolose possibile.

Inoltre, ha bisogno di un ottimo sostegno dei terzini sulle fasce, perché i due centrocampisti esterni si accentrano spesso per coprire meglio il campo lasciato scoperto dai due centrali in linea: senza la pressione dei terzini sulle fasce, gli spazi si stringono e giocare contro il rombo diventa molto più facile. Il Milan, esempio più fulgido di buona applicazione di questo modulo, è stato grande quando ha avuto ottimi terzini, altrettanto abili in copertura quanto in fase di spinta. Noi abbiamo due terzini volenterosi, che hanno mostrato buone attitudini a scendere, ma ancora un po’ troppo imprecisi in fase di copertura: probabilmente, cattive scelte dei terzini ci sono costate due, se non quattro punti, finora. Se recupererà, Hutchinson darà un ulteriore positivo contributo a questa fase di gioco (così come sono convinto che, per ora, Collins — Ayala potrebbe essere la nostra migliore coppia di centrali).

Il cosiddetto rombo, così come lo giochiamo noi, con una prima e una seconda punta di manovra, è la formazione più elastica del mondo, perché può slittare da un 4321 molto difensivo, con la seconda punta che scende verso il centrocampista offensivo e le due ali che stringono su quello difensivo, a un 4231 molto offensivo, con McGugan e Reid che giocano insieme a Cox sulla linea del vantaggio avversario, e Blackstock avanti a far boa.

Però, come detto prima, è anche un modulo difficile. Il miglior Milan di questi ultimi anni aveva quattro centrocampisti di cui tre dotati di mostruosa intelligenza calcistica, in campo: Kakà, Pirlo e Seedorf, tre enciclopedie ambulanti del calcio. È per questo, probabilmente, che O’ Driscoll sta scegliendo con tanta cura i suoi giocatori (è notizia di oggi che a Nottingham sia arrivato a titolo definitivo il centrocampista dell’Arsenal Henri Lansbury, giocatore, come vedremo domani nella presentazione, diventato famoso per un cross sbagliato, ma che, soprattutto, ha conquistato negli ultimi due anni la promozione in PL con West Ham e Norwich City, e ha solo 21 anni!): sa che per giocare il calcio che piace a lui occorrono giocatori non solo preparati, ma anche intelligenti; la partita di venerdì, secondo me, dimostra che siamo sulla buona strada.

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Tra le notizie della settimana anche la partenza di Ishmael Miller verso il Tees per vestire il rosso del Boro in prestito per un anno. Dubito che la partenza di Miller abbia suscitato la stessa emozione nei tifosi di Nottingham che indusse la partenza di Boccadirosa da Sant’Ilario.

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Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, Guedioura (Hutchinson 81′), McGugan (Greening 90′), Reid, Blackstock, Cox.

NE: Evtimov (GK), Lascelles, McGoldrick, Derbyshire, Majewski.

Marcatori: McGugan 15′ Reid 57′

Ammoniti: Reid 33′ Cox 45′ Guedioura 64′

Bolton: Bogdan, Mears, Mills, Knight, Ricketts, Eagles, Andrews, M Davies, Lee, K Davies (c), Sordell (Afobe 68′).

NE: Lonergan (GK), Alonso, Ream, Petrov, Wylde, Vela.

Marcatori: Eagles 39′ Sordell 49′

Ammoniti: K. Davies 1′, Mears 77′

Arbitro: Dean Whitestone

Spettatori: 17.321 (di cui ospiti: 1.366)

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18 febbraio 2012 – NFFC 2-0 CCFC, un tiro da nove punti

Wow. Venerdì scorso eravamo a sei punti dalla salvezza, ora siamo tre punti sopra, grazie alla penalizzazione di dieci punti del Portsmouth e alla vittoria netta ma faticosissima contro il Coventry City. Un progresso di nove punti in ventiquattrore non è male. Ma non illudiamoci. Il Pompey è una squadra molto più forte della nostra, anche se la nuova situazione di classifica e la botta dell’amministrazione controllata potrà influire sulle successive prestazioni dei Blu, che già ieri hanno compiuto un mezzo passo falso perdendo nettamente sul campo del non irresistibile Barnsley.

Giornata strana, quella di sabato, con vittorie dilaganti delle squadre di casa in partite che si sarebbero potute immaginare più equilibrate, come quella tra Petersborough e Bristol City, o quella tra Ipswich Town e Cardiff City.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che in Championship nessuna partita è scritta, e che non possiamo confidare nei passi falsi dei nostri diretti concorrenti per salvarsi, ma dovremo cercare noi, non so dove la convinzione, le energie e la capacità di trovare tutti i punti che ci serviranno per salvarci, che non saranno pochi; e, certo, non avremo più di fronte un avversario come il Coventry City, capace di raggranellare solo tre punti, quest’anno, fuori casa, e paralizzato dalla tensione; eppure, in grado, a tratti, di metterci in grave difficoltà, e piegato solo a un quarto d’ora dalla fine, quando lo zero a zero (o peggio, o peggio…) sembrava il risultato scolpito nel marmo da qualche dio bizzoso.

* * *

Allora, innanzi tutto una notazione di carattere generale: la differenza principale tra fare il tifo per una grande squadra e fare il tifo per una piccola squadra la si coglie proprio in queste occasioni. Quando il gioco si fa duro, le partite si fanno decisive, e la vittoria si fa indispensabile. Le grandi squadre, in queste occasioni, di solito danno il meglio di sé. Sono composte da giocatori pagati tanto proprio perché sono, per lo più, tetragoni alla tensione, perché riescono a dare il meglio in situazioni in cui i normali esseri umani sarebbero paralizzati dal terrore; inoltre, le grandi squadre sono guidate da allenatori che sono pagati tanto soprattutto perché riescono a incanalare la tensione in energie positive, e a isolare la squadra dalle pressioni esterne.

Le piccole squadre sono composte, per lo più, da giocatori che giocano lì non perché abbiano una tecnica inferiore, o capacità di vedere il gioco inadatta a una grande squadra, ma perché hanno una testa molto più vicina a quella di una persona normale che a quella di un superman che al novantesimo di una finale di coppa di fronte a ottantamila persone che urlano mette un rigore nel sette spiazzando il portiere. La qualità, come quasi tutto nella vita, si paga.

(Come sa chiunque abbia praticato uno sport di squadra a un livello appena più che amatoriale, essere forti a calcio, infatti, è una questione soprattutto mentale. Anche il talento più straordinario è inutile, se non si ha un cervello metà rettile e metà killer ninja.)

La conseguenza di questa banale notazione è che le partite decisive tra due squadre scarse (che, di solito, come in questo caso, siccome le squadre sono scarse, sono partite decisive in chiave retrocessione) sembrano, per lo più, il blind date tra due quattordicenni timidi e sociopatici che si sono conosciuti su un sito emo: traccheggiano in preda a uno sconfinato terrore di sbagliare sperando che qualche evento imponderabile sblocchi una situazione che se fosse per loro consisterebbe nel guardarsi i piedi in silenzio fino al treno di ritorno.

Il primo tempo di Forest-Coventry è stato proprio così. Sportitalia non l’ha trasmetto per “problemi tecnici” (nell’attesa, mi sono sorbito la vista di mezz’ora di Conte che si lamentava di qualcosa che non saprò mai, visto che il volume era abbassato perché sentivo la partita alla radio), ma dal commento di McGovern-Fray si intuiva la paralisi nervosa che ha bloccato ventidue ragazzi all’ultima spiaggia in preda al terrore di perdere, impressione confermata poi dagli highlights della partita.

Che andiamo a vedere subito.

Il Forest parte con uno schieramento che assomiglia a un 4-4-1-1 con Reid nel ruolo un po’ di all around cestistico, o a un 4-2-3-1 con gli esterni offensivi bassi (che è esattamente la stessa cosa del 4-4-1-1, ma mi piace confondere le acque facendo passare l’idea che io me ne intenda).

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Camp

Wootton – Chambers – Higginbotham – Elokobi

Gunter – Moussi – Guedioura – McCleary

<— Reid —>

Tudgay

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Nel primo tempo, dunque, il puzzo di taffa in campo si sente fin dal centro di Nottingham. Il pubblico è caloroso e numeroso, la bandiera del Forest sulla Brian Clough Stand ancora a mezz’asta, il cielo grigiastro, un grigio-retrocessione, diciamo. Il Forest marca una certa prevalenza territoriale, ma si tratta di passeggini laterali appena oltre la metà campo; la prima vera occasione è per gli Skyblues, in azione di rottura: durante una delle serie di passeggini laterali di cui sopra, il Coventry recupera un bel pallone che viene immediatamente verticalizzato per il loanee Alex Nimley, from Manchester City, che si invola incontrastato verso l’area di Camp e fortunatamente, tira con troppa fretta dalle 25 iarde un siluro di interno appena troppo chiuso che si spegne di poco alla sinistra del nostro portiere. Avrebbe potuto percorrere ancora due o tre passi, e allora la conclusione sarebbe stata, probabilmente, molto più pericolosa.

Appena dopo, un’azione del vivace McCleary (l’unico che non sembra in preda degli strizzoni di pancia) sulla sinistra, lanciato dall’ottimo Elokobi: la nostra ala si accentra e offre un pallone invitante a Tudgay un paio di iarde fuori dalla lunetta; Marcus mostra anche lui di volersi liberare al più presto del pallone, e ciabatta di interno destro un metro e mezzo alla destra della porta difesa da Murphy. Anche in questo caso, una bella azione che avrebbe meritato una finalizzazione più fredda. Qualche minuto dopo un’azione analoga: solo che, questa volta, Macca decide di fare tutto da solo e arrivato sul vertice sinistro dell’area azzarda una delpierata di interno destro che si infrange sui cartelloni non lontanissimo dal palo lungo di Murphy. Vabbè, un paio di metri, va’, vedendo il replay. Tutto qui. Partita davvero inguardabile, finora.

Nell’intervallo, Cotterill opta per un più tradizionale 4-4-2, inserendo Findley al posto di Wootton e Blackstock al posto dell’impalpabile Tudgay, retrocedendo Gunter al suo ruolo naturale (in cui è molto più efficace), e spostando Reid sulla sinistra.

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Camp

Gunter – Chambers – Higginbotham – Elokobi

McCleary – Moussi – Guedioura – Reid

Blackstock – Findley

§

La formazione appare immediatamente più equilibrata, e lo spirito e l’impegno molto migliorati. Moussi recupera un ottimo pallone sulla destra della nostra tre quarti, palla a Gunter, uno-due con Blackstock sulla tre quarti celeste, Guntie arriva sul lato corto destro della loro area, palla dentro, rinvio sporco del Coventry sul quale si produce una palla a campanile al limite dell’area di porta, Murphy esce per raccogliere la palla, Blackstock salta con lui, forse commette fallo ma riesce a colpire di testa la sfera, che ballonzola fino al palo per varcare la linea di fondo dalla parte sbagliata. Proteste degli Skyblues, azione sporchissima, ma finalmente un’azione da gol, ben preparata sulla fascia da un Gunter molto più a suo agio quando parte da dietro.

Il Coventry, invece, appare quello impaurito e timido del primo tempo. D’altronde, non si fanno tre punti fuori casa in una stagione se si è dei cuor di leone. I nostri avversari si fanno vedere verso il ventesimo, grazie a un corner concesso in maniera un po’ troppo molle da Elokobi, ma Camp neutralizza con una bella uscita plastica il cross tagliato di Deegan. Sul rilancio del portiere sulla nostra fascia destra nuovo duetto in uno due tra il terzino destro gallese e Macca (ottima la cooperazione tra Gunter e McCleary), lo scambio lancia nuovamente Guntie sul lato corto della loro area, questa volta il terzino decide di penetrare, arriva sul vertice dell’area di porta, tira ma viene arginato solo da una disperata uscita di Murphy. Anche questa un’azione costruita benissimo, ma Gunter si dimostra un finalizzatore davvero troppo ansioso, anche perché arriva al tiro con il sinistro, il piede sbagliato: un morbido esterno destro da sotto un passo prima avrebbe mandato la palla inesorabilmente in porta; ma, naturalmente, dalla poltrona siamo tutti Gerd Müller.

Sulla ripartenza dell’azione, la seconda occasione più grossa di tutta la partita degli Skyblues: fraseggio sulla loro tre quarti tra Keogh e Cranie conclusa da una zoccolata lunga verso la nostra area a occhi chiusi sulla quale qualsiasi bambino di sette anni avrebbe potuto benissimo scrivere con un pennarello indelebile “Bar Sport-Dopolavoro FS” senza timore di essere redarguito dal vigile di turno; sulla palla spiovente nella nostra lunetta, però, arriva di testa — sempre a occhi chiusi — il gigantesco Clive Platt che più che altro respinge, ma, del tutto involontariamente, produce un assist al bacio per l’accorrente Gary Deegan, il quale — ancora una volta a occhi chiusi, visto che evidentemente avevano deciso che portava buono — saracca una cannonata d’esterno con effetto a uscire che finisce a una distanza misurabile solo dal Cern (vabbè…) dal palo sinistro di Camp.

Se fosse entrata, sarebbe stato un ottimo spot per il football da oratorio ma una pessima notizia per il Forest.

Ricomincia il non convintissimo assedio dei Reds, che produce una punizione nei pressi del corner sinistro per un fallo su Reid, che lo stesso paffuto esterno si incarica di battere. Cross preciso che Blackstock indirizza di testa appena alto più meno dal dischetto. Anche qui si poteva fare meglio.

Sull’ulteriore ripartenza, l’occasione in assoluto più grossa per il Coventry, con tre cross consecutivi in area rossa: il primo di Nimley dalla estrema destra, che percorre tutta l’area di rigore; il secondo di McSheffrey che lo raccoglie, approfitta di un’incertezza di Higginbotham, e traversa dal limite sinistro dell’area di porta un pallone che percorre pericolosamente tutto lo specchio, e il terzo ancora di Nimley dal limite destro dell’area di rigore verso il dischetto, che viene concluso da Baker con un tiro da esagitato mentale: a freddo, l’avrebbe messa dentro affettandosi il salame; la palla era comunque indirizzata nello specchio, ma per fortuna Chambers ci mette il gambone e riesce a deviare fuori.

Risposta pronta del Forest: rimessa sulla destra, tre quarti del Coventry, palla dentro a Blackstock che la difende bene e la sponda appena fuori dal vertice corto dell’area per l’accorrente Gunter, cross perfetto e zampata di Reid sul limite dell’area di porta, purtroppo anche lui taglia molto il passo per non arrivare al tiro con il piede sbagliato, il destro, quello sul quale durante le partite potrebbe anche mettere un mocassino o una superga rotta, visto che gli serve solo per stare in piedi: il tiro è sporco, colpisce Murphy in faccia e il portiere irlandese riesce a respingere in corner. Anche qui, più facile metterla che no, la partita sembra stregata, come molte altre quest’anno. Già comincio a prefigurarmi il gol del Coventry allo scadere, per soffrire meno quando avverrà.

Guedioura riesce a interrompere una fitta trama di passaggi nel Coventry sulla nostra tre quarti, palla a Blackstock nel cerchio di centrocampo, passaggio a Findley che lo riceve appena fuori dell’area, Findley penetra molto bene nel box azzurro, salta uno zozzone, ne salta un altro che forse lo tocca forse no, fatto sta che l’americanino casca giù proprio sul dischetto, con l’arbitro (ben piazzato) impassibile e la Trent End quasi in campo compattamente a protestare. A me non sembra che Findley si sia buttato, ma ormai sono convinto che la partita sia stregata, forse l’avevo già detto, e quindi non è che mi sorprenda tanto per questi eventi del tutto marginali rispetto all’immanenza della predestinazione che trasuda da tutto lo svolgimento della partita.

A un quarto d’ora dalla fine, la svolta. McCleary riceve il rinvio azzurro sulla fascia destra all’altezza del limite della nostra area, si volta, e invece di passarla in mezzo a Guedioura, l’ala innesta un metafisico turbocompressore psicofisico e comincia a correre in una specie di estasi derviscia dritto verso la porta di Murphy saltando gli avversari come in un cartone animato giapponese, ma più che saltarli li attraversa, visto che non devia mai dal sentiero additatogli da qualche demone interiore, e appena arrivato al limite dell’area del Coventry lascia partire un sinistro non forte ma velenosissimo che bacia il palo prima di colpire il sacco difeso da Murphy inutilmente proteso. “WHAT A MAGNIFICENT GOAL”, urla Fray, e in effetti, wow, what a magnificent goal!

Grande Garath, ma difesa del Coventry francamente sconcertante. Mi difenderei con più convinzione io da ubriaco dalle avances di Miss Nottinghamshire 2012 a un pijiama party di quanto non abbiano fatto loro sulla discesa di Macca. Vabbè, meglio così. Le partite deliranti spesso vengono sbloccate da eventi deliranti.

Poco dopo, McCleary, che sta diventando il nostro vero e proprio uomo salvezza, esce sostituito dal redivivo Greening, che si segnala per alcuni tackle efficaci e al limite della ferocia (uno anche oltre il limite della ferocia, ma l’arbitro benevolmente risparmia un giallo che sarebbe già stato indulgente).

I ragazzi di Coventry cominciano a pensare che forse è il caso di cominciare a giocare a occhi aperti e cercano di intensificare l’azione offensiva, ma non riescono a creare occasioni notevoli.

A cinque minuti dalla fine, il sigillo finale sulla partita: Reid riceve una rimessa laterale appena dentro la metà campo azzurra, si aggiusta la palla, si mette la maglietta dentro i calzoncini, chiama a casa per dire di buttare la pasta, sorride a quattro o cinque spettatori, si guarda intorno (non è vero, naturalmente: tutto questo è solo per dire che non è che il Coventry pressi su di lui proprio come faceva il Milan di Sacchi), poi, probabilmente, si chiede che effetto fa essere Platini, e lancia un pallone meraviglioso in area verso Findley, inseritosi molto bene; un passaggio tanto bello che nemmeno l’americano se la sente di sciuparlo: con stile stavolta impeccabile lo stoppa di petto e lo accompagna in rete con una zampata di destro. Game over, ma stavolta per noi, e anche il sole calante se ne esce fuori a indorare un City Ground in festa.

Squadra sbagliata nel primo tempo ma graziata dall’inconsistenza degli Skyblues; Reds molto più quadrati nel secondo tempo, tre punti d’oro, e siamo fuori dalla zona retrocessione (cosa che potrebbe, più che altro, togliere un po’ di pressione ai ragazzi in rosso); ma la strada verso casa è ancora molto lunga e impervia.

* * *

La sintesi della partita.

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Nottingham Forest: Camp, Chambers(C), Wootton (Blackstock 45′), Higginbotham, Elokobi, Gunter, Moussi, Guedioura, McCleary (Greening 78′), Reid, Tudgay (Findley 45′)

Non entrati: Smith, Lynch,

Marcatori: McCleary 74′, Findley 86′

Coventry City: Murphy, Keogh (C), Christie, Clarke, Norwood, McSheffrey, Deegan (Eastwood 89′), Nimely, Cranie, Platt, Baker (Bell 77′)

Non entrati: Dunn, Willis, Thomas,

Arbitro: M Clattenburg

Spettatori: 21.588 di cui, ospiti: 2.663

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