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“A massive three points”: Nottingham Forest 1-0 Sheffield Wed

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A volte capita che una partita in cui entrambe le squadre sprecano tonnellate di buone occasioni, per errori di mira o per scelte sconsiderate in fase di conclusione, venga decisa, invece, da un’unica rete provocata da un unico evento del tutto fortuito e occasionale. Quando questo capita a favore della propria squadra, in campo in casa contro un’avversaria ritenuta alla vigilia “facie”, i commenti possono essere di due tipi: o del tipo “bicchiere mezzo pieno”, come quello di Blackstock che ho messo nel titolo, che puntano sul puro esito della partita, sulla difficoltà del campionato, sul clean sheet e sulla necessità di mostrare pazienza per una squadra, comunque sia, in costruzione; o del tipo “bicchiere mezzo vuoto”, che puntano, invece, sulla modestia della prestazione, sulla fatica fatta a battere un avversario che si dibatte in fondo alla lega e sulla difficoltà che patiamo nel trovare un gioco finalmente realmente efficace.

Dopo aver visto gli highlits estesi, devo dire che propendo più per la prima interpretazione. È vero che la Championship è un campionato bastardo, e che a ogni giornata clamorose sorprese vengono a ricordarcelo, e è vero che, nonostante le difficoltà patite sabato, tutto sommato la difesa — pure sempre in grave emergenza, ha retto all’urto di una squadra migliore di quanto non dica la classifica, e protagonista, nella ripresa, di dieci minuti davvero di ottimo calcio, durante i quali avrebbe potuto, se non meritato, di chiudere la gara.

Atmosfera delle grandi occasioni al City Ground: ottima la presenza locale, ma, soprattutto, straordinaria quella ospite, con quasi 5.000 tifosi al seguito, una delle più alte registrate negli ultimi tempi a Nottingham e, in ogni caso, la più massiccia rappresentanza di tifosi ospiti in Inghilterra in questa giornata, al di fuori della EPL. I tifosi degli Owls hanno celebrato, prima e durante la partita, Jose Semedo, il forte giocatore di scuola Sporting Lisbona, con qualche presenza anche a Cagliari, giocatore dell’anno la scorsa stagione in League One. Un sacco di bandiere portoghesi sugli spalti occupati dagli ospiti, e persino numerosi fan con la maschera rappresentante le fattezze del centrocampista portoghese. Una simpatica carnevalata, ideata da un giovane tifoso degli Owls che ha preso ispirazione da un’analoga iniziativa presa a Dortmund: ha postato la proposta sul forum ufficiale dei tifosi biancoblù, l’iniziativa ha raccolto grande successo, e la partita di Nottingham è stata scelta per la celebrazione, contribuendo a rendere l’atmosfera ancora più piacevole.

Ancora problemi in difesa per noi, con Harding fuori e Ayala, convalescente, ancora in panchina: confermati, dunque, sulle due fasce Moloney e Halford, e in mezzo Ward. Davanti Cox è stato lasciato precauzionalmente in panchina dopo l’infortunio al piede patito in settimana nella partita con la Repubblica, mentre a centrocampo fa la sua comparsa per la prima volta dal primo minuto Jermaine Jenas, preferito a McGugan e a Guedioura come elemento avanzato del rombo di centrocampo.

Camp

Moloney — Ward — Collins — Halford

Gillett

Cohen — Jenas — Reid

Sharp — Blackstock

Anche se la prima azione è nostra, con un colpo di testa di Sharp su cross di Halford dopo una quarantina di secondi di nostro possesso palla, la partenza è color civetta: un cattivo passaggio di Collins dalla nostra trequarti è troppo lungo per Reid, che non riesce a controllare. Barkley recupera palla sulla linea centrale, e lancia immediatamente per Madine sulla nostra trequarti. Il centravanti biancoblù avanza una quindicina di metri, e poi lascia partire un tiro di interno destro molto insidioso, respinto in corner da Camp in tuffo alla sua destra per il primo corner della partita. Oltre al passaggio impreciso che ha iniziato l’azione, da segnalare la libertà goduta dal massiccio Madine nell’avanzamento e nel tiro.

Su un rilancio da centrocampo del Wednseday va di testa al rinvio Ward, al limite della nostra area, ma colpisce male e la palla finisce all’indietro, dove Antonio è più veloce di Moloney a impossessarsene, sul lato corto dell’area di rigore, alla destra di Camp. Antonio riesce a darla dietro all’accorrente Madine sul vertice dell’area: Madine entra un paio di passi nell’area e scocca un tiro diagonale molto potente che Camp devia nuovamente in angolo.

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Antonio la dà dietro per l’inserimento di Madine, completamente libero: ancora una volta, come spesso succede in questa prima parte del torneo, il centrocampo fa un cattivo lavoro di protezione della nostra linea difensiva, e un inserimento da dietro ci coglie di sorpresa.

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Primo serio pericolo per la porta dello Sheffield: rilancio lungo quasi dal limite della nostra area di Halford, Blackstock cerca il controllo di petto sul limite dell’area opposta, la palla arriva dietro a Reid in avanzamento, anche lui lasciato colpevolmente solo dalla difesa degli Owls, Reid la dà di prima a Sharp, posizionato esattamente all’incrocio tra la lunetta e il limite dell’area; Sharpie riesce a ridarla a Reid con un bellissimo esterno, Reid la controlla con un po’ di difficoltà all’altezza del dischetto, spostato sulla sinistra della porta di Kirkland, il quale esce benissimo chiudendo lo specchio alla nostra ala sinistra, e riesce a mettere in angolo.

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Magia di Sharp che riesce a restituire la palla a Reid in piena area. Purtroppo, il passaggio è appena largo, e Kirkland riesce bravamente a arginare la conclusione di Reidy.

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Corner di Bothroyd, con due conclusioni di Madine e di Pecnik respinte dal muro umano posto di fronte alla porta di Camp.

Lancio filtrante di Semedo per Antonio che si invola da solo sulla destra, e arriva sul lato piccolo della nostra area di rigore. Si ferma, prende la mira e crossa sul limite della nostra area piccola, per fortuna arriva Moloney in ottima diagonale a spazzare via.

Bruttissimo passaggio indietro di Gillett, che, dopo aver ricevuto una rimessa laterale all’altezza dell’area dei nostri avversari, dalla trequarti biancoblù, che lancia Madine una ventina di metri dentro la nostra metà campo. Madine arriva sulla nostra tre quarti e la offre a Barkley, una decina di metri fuori dalla nostra area di rigore; Barkley fa viaggiare di prima Pecnik sul vertice destro della nostra area di rigore. Pecnik cerca il cross di prima ma colpisce male, e ne viene fuori un tiro sporco ben controllato a terra da Camp. Disastroso sviluppo di una rimessa in gioco per noi in fase offensiva, assolutamente dilettantesca.

Bellissima rimessa laterale di Reid a una trentina di iarde dalla loro linea di fondo, che trova Blackstock lanciato in area: Dex arriva sul fondo e mette una palla indietro rasoterra che per una questione di centimetri non trova il piegone vincente di Sharp a deviare in rete. Halford recupera il pallone sulla nostra fascia sinistra, cambia fronte servendo Cohen allargato sulla fascia destra, Cohen controlla, rientra e crossa di interno destro un pallone pericolosissimo verso la porta di Kirkland, ancora una volta mancato per una questione di centimetri da Jenas in proiezione offensiva, Sharp e Dex.

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JJ, Dex e Sharp mancano di un soffio la deviazione vincente sul cross di Cohen. Solo rimandata la gioia dell’assist per Chris.

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Corner di Bothroyd, mucchio umano davanti a Camp che respinge corto, Pecnik raccoglie la respinta e da una decina di iarde la spara appena alta.

Secondo tempo: rinvio sbagliato di Buxton raccolto da Gillett nel cerchio di centrocampo, il suo tentativo di discesa, però, si scontra sul contrasto di Barkley che gli strappa la palla e lancia Bothroyd nel cerchio di centrocampo. il giocatore del QPR avanza a ampie falcate e, giunto un paio di iarde fuori dalla nostra area cerca il tiro di collo sinistro, ma il tiro è un po’ strozzato e Camp blocca sicuro a terra.

Lansbury, entrato al 50°, conquista un pallone nel traffico sulla trequarti avversaria, fascia sinistra, si accentra e cerca un tiro potente più o meno a quattro iarde dal vertice dell’area biancoblù; Kirkland è bravo a respingere in angolo.

Entra anche Guedioura, che mette subito tutto il suo peso per riconquistare un bellissimo pallone sulla nostra tre quarti, offerto poi a Sharp una decina di iarde dentro la metà campo biancoblù. Sharp cerca Cohen sulla fascia destra, Chris si accentra e da un paio di iarde fuori area, spostato sulla destra, trova un buon tiro di collo interno sinistro a aggirare, che Kirkland però blocca a terra.

Antonio, ottimo sabato sulla sua fascia destra, elude la sorveglianza di Guedioura e di Halford e, dal limite della nostra area, leggermente spostato sulla destra, cerca un tiro rasoterra; Camp respinge ma non trattiene, ma, per fortuna, nel traffico della nostra area di rigore, Danny Collins riesce a allontanare alla disperata, in spaccata. Bothroyd recupera il pallone, spostato questa volta sulla fascia sinistra, centra nuovamente, Collins respinge corto, Antonio recupera dentro l’area di rigore, leggermente spostato sulla destra all’altezza del dischetto, e tira quasi a botta sicura. Per fortuna, sbuccia il pallone che ballonzola davanti alla nostra area di porta, e Collins spazza nuovamente via alla disperata. Sharp e Semedo si contendono il campanile sulla nostra tre quarti, ma il Portoghese mette tutto il suo fisico nel contrasto, e ne esce vincitore. Avanza possentemente fino al limite dell’area, vede con l’occhio laterale tipico del grande centrocampista l’inserimento di Jones sulla sinistra, e lo serve con un bellissimo pallone filtrante. Jones avanza fino alla linea di fondo, un metro dentro la nostra area di porta, supera in scivolata Camp in uscita su di lui e la dà indietro a Bothroyd che impatta di prima a porta vuota ma trova, miracolosamente per noi, il testone santo di Collins a respingere in angolo.

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Il tiro di Bothroyd respinto da un tuffo disperato dal testone di Collins, retrocesso a estremo difensore della nostra porta sguarnita. “Forest living dangerously”, commenta giustamente Fray.

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Guedioura lavora un pallone sulla nostra fascia destra, una decina di metri dentro la loro metà campo, la dà in avanti a Gillett, avanzato fino alla trequarti. Gillett vince un bel contrasto in scivolata e la offre in mezzo all’accorrente Lansbury, che cerca l’uno due con Dex, appostato sul limite dell’area. Ottimo il pallone di ritorno del nazionale antiguano che trova con precisione l’inserimento in area dell’ex Arsenal, ma Lansbury, a tu per tu con Kirkland, la spara clamorosamente alta. Davvero un’occasione buttata nel cesso, almeno quanto quella sbagliata da Bothroyd qualche minuto prima.

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Spettacolare l’uno-due tra Lansbury, il giocatore in avanzamento che appare al limite dell’area, e Dex, in possesso di palla. Evidentemente, O’Driscoll sta lavorando moltissimo su questo movimento, perché lo proviamo spesso, e con ottimo successo.

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Fallo di Antonio su Guedioura dieci metri dentro la loro area. Batte Cohen che cerca la verticalizzazione in area, Dex arriva un centesimo di secondo in ritardo per l’impatto con il pallone, e Kirkland può controllare il rimbalzo.

Gillett conquista un bel pallone a centrocampo e lo verticalizza immediatamente per Sharp al limite dell’area. Sharp si divincola da un paio di marcature e la offre dietro a Cohen, spostato sulla destra, due metri fuori dal vertice dell’area di rigore biancoblù. Cohen stoppa di esterno sinistro, controlla e crossa con un interno sinistro a uscire verso l’area di rigore. Llera riesce a anticipare l’intervento di Blackstock e di Sharp, ma la mette alle spalle dell’incolpevole Kirkland. Dopo che tanti errori hanno impedito il gol, da una parte e dall’altra, un altro errore lo provoca, per fortuna a nostro vantaggio.

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Llera irrompe sul cross di Cohen e la mette dentro. Probabilmente, il pallone sarebbe uscito dall’altra parte.

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Una girata di Lansbury in perfetta solitudine da centroarea su corner dalla destra di Cohen, finita alta, e un tiro di Cohen — lanciato da un bel passaggio laterale di Dex — dal limite dell’area, un bel piatto sinistro a cercare l’aggiramento di Kirkland finito un capello fuori, concludono una partita nella quale, dopo il gol, abbiamo preso decisamente coraggio, e le redini della partita.

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Momento migliore: gli ottimi movimenti offensivi, soprattutto i dialoghi tra i centrocampisti in inserimento e gli attaccanti che fanno da perno al limite dell’area. Reid e Lansbury hanno avuto meravigliose occasioni, in seguito a questo tipo di manovra.

Momento peggiore: i cinque minuti della ripresa culminati con l’occasionassima di Bothroyd. Abbiamo davvero sbandato, e loro entravano da tutte le parti. La cosa bella è che abbiamo resistito, per cui direi che si tratta di uno dei momenti peggiori migliori degli ultimi tempi.

Hero: ottimo il lavoro in appoggio di Sharp e Dex, ottimo l’impatto sulla gara di Lansbury e di Guedioura, meglio di Reid e Jenas, ma l’eroe del giorno direi che è Cohen: una spina nel fianco sinistro della difesa del Wednesday, sempre pericolosissimo nel tiro da fuori, sui suoi suggerimenti i nostri sono sempre arrivati con un millimetro di ritardo, ma, per fortuna, Llera no.

Zero: Nessuno, anche se le prove di Reid e di Jenas non sono state all’altezza della loro fama.

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Forest: Camp, Halford, Collins (c), Moloney, Ward; Gillett, Reid (Lansbury 50′), Cohen, Jenas (Guedioura 55′); Sharp, Blackstock.

NE: Darlow, McGugan, Cox, Coppinger, Ayala.

Marcatore: Llera (og) 75′

Sheffield Wednesday: Kirkland, Buxton, Jones (Mayor 82′), Llera, Gardner (c), Barkley, Semedo, Madine, Antonio, Bothroyd, Pecnik (Johnson 52′).

NE: Bywater, Taylor, Mattock, McCabe, Rodri.

Ammonito: Llera 90′

Arbitro: Andy Woolmer

Spettatori: 24.584 (di cui ospiti: 4.405, record di giornata al di fuori della EPL)

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Pausa (non) internazionale.

Pausa internazionale anche per Nottingham Forest Italia. Il vostro cronista ha avuto un altro periodo piuttosto accanito, e non ha potuto nemmeno postare il commento alla vittoriosa e preziosissima trasferta di Petersboro, che spero di postare domani, prima del succosissimo clash contro i Redbirds capolista al City Ground.

Andamento altalenante per i nostri ragazzi impegnati a difendere i colori dei loro Paesi: dolceamara (molto più amara che dolce, a dire il vero) la settimana in verdesmeraldo di Simon Cox, protagonista sia della clamorosa disfatta di Dublino (1-6 contro la Germania, con il Nostro impiegato da esterno destro: una delle “follie” rimproverate a Trapattoni dalla stampa irlandese), sia del successo per 4-1 nelle Faroe, con Cox impiegato ancora da esterno nel secondo tempo al posto dell’ottimo prospect del Man U Robbie Brady, a sprazzi identificato come un possibile obiettivo di O’Driscoll per un prestito a gennaio.

Tutta amara la trasferta di Dexter Blackstock a Antigua: dopo una sconfitta per 1-2 in casa con gli USA, nella quale, però, Dex ha segnato la rete del provvisorio pareggio, la nazionale caraibica ha subito un pesante 4-1 a Kingston nel derby anglofono contro i Reggae Boyz. Approfittando della sospensione, che ne avrebbe comunque sia impedito l’utilizzo sabato prossimo, Dex ha ritardato il rientro nell’East Midlands per concedersi un po’ di aviti Caraibi, e come dargli torto.

Dolce, invece, il viaggio di Aldéne Guedioura in Algeria: al Moustapha Tchaker le volpi del deserto hanno ribadito la loro superiorità sulla nazionale libica vincendo 2-0, dopo la vittoria per 1-0 ottenuta sul neutro di Rabat, e si sono così qualificati per la fase finale della Coppa d’Africa, torneo a causa del quale, dunque, perderemo Guedé per circa un mese.

Non convocato, invece, Camp, che non ha potuto, dunque, partecipare all’impresona degli Irlandesi del Nord, protagonisti di uno storico 1-1 sul terreno del Da Luz di Lisbona.

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Tra parentesi, oggi ho visto una delle più bizzarre chiavi di ricerca attraverso le quali qualcuno sia mai arrivato qui sopra: “operato ai tendini di achille può fare karate?”. Non so perché google abbia indirizzato qui il gentile lettore, e temo proprio che non abbia trovato qui sopra la risposta che cercava, ma posso dirgli che mia sorella è stata operata al tendine d’Achille e continua a fare attività sportiva, anche piuttosto pesante, tranquillamente.

Spero che magari qualche volta tornerà a trovarci lo stesso, e che, magari, si faccia prendere dalla passione per la nostra meravigliosa squadra.

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18 ottobre 2012 · 7:25 pm

Nottingham Forest 0–1 Derby County

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Vabbè, dai, togliamoci il pensiero. La fixture che tutti i tifosi vanno a cercare quando esce il campionato diventa tutto d’un tratto il result che nessun tifoso vuole più vedere una volta che la partita è passata, se passa male come è passata questa.

Ho già detto nel commento come la prestazione del Forest sia stata insufficiente, al pari di quella dell’arbitro, ma la fossa ce la siamo scavata, più che altro, da soli. In una partita chiusa e molto dura, abbiamo tirato in porta una volta sola, al 93′, con un tiro di incontro di Gillett miracolosamente respinto in corner da Fielding: difficilmente si potrebbe spiegare una prestazione così SOLO con l’operato dell’arbitro (l’inespertissimo e inadatto Madley, pure, ripeto, assolutamente disastroso): quando si fa così poco per vincere una partita, accusare qualcun altro per averla persa non sembra un atteggiamento molto maturo.

Veniamo alla cronaca: scendiamo in campo con l’ormai solito rombo, ma con novità di peso: Cohen rientra dall’inizio per la prima volta dall’infortunio patito ai legamenti del ginocchio la scorsa stagione, e, rispetto alla partita persa contro il Leeds torna dall’inizio anche McGugan. I bocciati dell’Elland Road sono, dunque, Coppinger e Moussi. La difesa, pure incerta nella trasferta infrasettimanale nello Yorkshire, è, invece, confermatissima. Jenas, invece, contrariamente alle aspettative della vigilia, non è nemmeno in panchina.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — McGugan — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

Ci sono due tipi di partite molto sentite, quelle che vengono fuori bellissime e quelle che vengono fuori bruttissime. Bastano i primi due minuti e un paio di sguardi all’approccio ipermuscolare del Derby e a quello ipertimoroso dei Reds per capire a quale tipologia appartiene questa edizione della Brian Clough Cup, il quale, se avesse visto la partita, non dubito che avrebbe intimato agli organizzatori di togliere il suo nome dal trofeo, quantomeno da questa edizione. È un po’ come se a me venisse in mente di chiamare Premio Paderewski una gara organizzata tra i bambini di quattro anni della mia via a chi riesce a suonare meglio dopo cinque minuti di allenamento la sigla di Holly e Benji su un organo bontempi con due tasti scassati.

Prima azione notevole di Halford sulla destra, lanciato da un grande curled pass di McGugan dalla nostra trequarti. Halford si scapicolla e dalla fascia laterale la offre di piatto destro a Cox sull’angolo della loro area, Cox si avvicina alla linea di fondo lungo il bordo dell’area stessa, crossa, e la palla incoccia sul braccio di Buxton e finisce in corner. Proteste di Simon nei confronti del guardalinee, l’arbitro, per non fare torto a nessuno, concede la rimessa dal fondo ai Rams. Ottimo inizio.

Halford offre dalle retrovie una difficile palla a Blackstock sulla tre quarti, Dex cerca il controllo ma viene cozzonato da dietro da Buxton che sembra voglia fargli sentire la varra, mentre Bryson gli entra con un colpo di karatè sulle balle. L’arbitro ride di gusto allo spettacolo di tanta maschia esuberanza, però non ammonisce Dex per simulazione mentre si contorce per terra con le mani sulle gonadi, il che gli rende in qualche modo onore.

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Su palla recuperata dalla nostra difesa, grande lancio di Reid per Simon Cox sempre sul vertice destro della loro area, Cox stoppa a seguire, arriva sulla linea di fondo, rientra evitando Hendricks retrocesso a protezione dell’area, penetra e scarica dietro a Cohen appostato dentro la lunetta e piuttosto libero: Chris cerca il tiro a giro di sinistro, ma viene fuori un robo con un prefisso teleselettivo lungo un chilometro, facilmente controllato da Fielding (ah, ok, allora abbiamo fatto due tiri in porta).

Su una palla contrastata lungo la fascia laterale, poco dentro la nostra metà campo, bruttissima entrata di Cox su Bryson, con gamba a martello a schiacciare la caviglia dell’Ariete numero 4. L’arbitro ci ha preso gusto, evidentemente, e non fischia nemmeno la punizione. In una partita normale con un arbitro meno rincoglionito avrebbe potuto benissimo essere rosso diretto.

(Lo so che questa cronaca è una palla, e che racconto solo falli, ma il primo tempo è stato così: sarei un pessimo cronista se cercassi di rendere divertente una schifezza simile).

Rilancio di Camp verso Dex sulla loro tre quarti, Buxton si ricorda della maglietta che indossa e interpreta meravigliosamente il ruolo di ariete in amore, prendendo la rincorsa e andando a dare una testata a Blackstock in elevazione. L’arbitro questa volta concede il fallo, Dex si incazza come una iena perché ogni volta che salta a ricevere il rilancio il bue con la maglia 5 lo stira, ma si vede che l’arbitro è molto dispiaciuto che il nostro attaccante non gradisca il tipico sapore del ruvido gioco inglese; Madley ha la tipica faccia di sorpreso disappunto, da “ora gli faccio vedere io a questa checchetta negra” che i suoi antenati dovevano avere quando qualche schiavo protestava per i vermi dentro il pane mentre veniva trasportato in Alabama; e infatti.

Harding lancia lungo dalla nostra tre quarti (come forse si capirà, il passing flair game con il quale il Forest aveva cominciato il campionato domenica si è trasformato nel più classico hoofball da campetto di provincia britannico: i reparti del Forest, in particolare il blocco difensivo + Gillett e i due attaccanti + i tre centrocampisti offensivi appaiono molto più scollati di quanto non sembrassero qualche tempo fa), Blackstock riceve, riesce a girarsi e a andare via a Buxton, il quale pensa bene di sdraiarlo con un intervento da dietro in spaccata. L’arbitro concede il fallo e, direte voi, questa volta lo ammonirà, ‘sto cazzo di Buxton, e infatti, con aria avvilita, finalmente l’arbitro estrae un cartellino, tipo al quindicesimo fallo del ruvido difensore del DC, un personaggio che sembra ricalcato sull’immaginario difensore britannico tratteggiato nelle sue telecronache da Nando Martellini (“il ruvido e lento difensore inglese”, diceva di chiunque provenisse vagamente dai pressi delle isole britanniche e avesse un numero inferiore a 7 sulla schiena, anche quando si trattava di un difensore meraviglioso come Lawrenson, tanto per dire; ma con Buxton ci avrebbe preso).

Non vedete l’ora che finisca la cronaca del primo tempo? Anch’io.

Blackstock cerca di impadronirsi di una palla vagante all’altezza della loro tre quarti, e allora arrivano tre energumeni vestiti di bianco che lo buttano per terra e cominciano a prenderlo a calci. L’arbitro arriva di corsa urlando “con i cappucci in testa e le croci infuocate però è più divertente”, e invita i tre a farsi una birra dopo la partita per sparar due cazzate e farsi quattro risate.

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“Hey ref, we’re just having a few laughs”

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Rimessa di Halford dalla loro tre quarti destra: come tutti ormai sanno, le rimesse di Halford dalla trequarti destra degli avversari producono, ormai, le nostre più ghiotte occasioni da rete: in questo caso, però, Danny esagera e vuole fare tutto da solo: la sua rimessa colpisce la traversa della porta di Fielding e finisce in fallo di fondo, tra l’ilarità generale (anche dello stesso Halford, a dire il vero).

Infine, la più ghiotta occasione del primo tempo: una punizione sulla destra della loro area, all’altezza dell’area di rigore, la piastrella di Woan, tanto per intendersi con i tifosi più attempati: se ne incarica Reid, che cerca il cross ma trova le manone aperte di Fielding pronte alla respinta. Non impeccabile nelle uscite il portiere bianco, una debolezza che, forse, non abbiamo sfruttato a sufficienza (non che si sia sfruttato a sufficienza qualcosa, domenica, intendiamoci).

Harding recupera un pallone bel cerchio centrale del campo e Henrdicks, senza pensarci due volte, gli riverbera un possente calcione sulla tibia.

A questo punto si incazza pure il di solito inappuntabile Fray, che comincia a dire “unbelievable, unbelievable from Derby, every time that Forest get the ball they are clattered into“.

(Visto che la partita fa schifo, impariamo almeno un bel phrasal verb con il quale fare bella figura con i vostri amici inglesi quando andate allo stadio insieme: il clatter è il rumore che fanno gli zoccoli sull’acciottolato, ma clatter into someone, nell’inglese britannico, è un termine gergale calcistico, e vuol dire “fare un fallo duro su qualcuno”).

Altra rimessa di Halford dalla tre quarti, Collins salta al limite dell’area di porta, colpisce bene di testa e manda la palla sulla parte superiore della traversa, approfittando anche dell’orrenda uscita di Fielding; ma l’arbitro, divenuto improvvisamente un sensibilissimo cultore del gioco di fino, punisce un incomprensibile e invisibile scorrettezza del nostro difensore assegnandoci un fallo in attacco.

Su un rilancio della difesa del Derby, Ayala fa una mezza cazzata e consegna il pallone a Sammon, che avanza un paio di passi e dalle trenta iarde fucila un esterno destro a uscire che passa non molto lontano dall’incrocio alla sinistra di Camp.

Sul finire del primo tempo, il Forest, se non altro, guadagna campo, come si suol dire, riuscendo a manovrare più spesso sulla tre quarti avversaria: bellissima apertura di Cohen su Harding scaraventatosi in avanti sulla fascia sinistra; il nostro terzino avanza fino alla tre quarti avversaria e accentra di piatto verso Cox appostato appena fuori area, sul centrosinistra. Cox controlla, si accentra di qualche passo e tira di collo esterno destro, anche lui dalle trenta iarde: un tiro non pericoloso come quello di Sammon, ma piuttosto ben eseguito.

Il secondo tempo comincia con la mazzata decisiva.

Lancio dalle retrovie per Blackstock, impegnato in un nuovo corpo a corpo aereo con Keogh. Dex alza il braccio, in effetti, e non è chiaro se colpisca il suo avversario, ma lo stopper avversario si dimentica all’improvviso di essere un ruvido difensore britannico, e si abbandona al suolo rantolando come un Busquets qualsiasi. L’arbitro approfitta volentieri dell’occasione e caccia dal campo Dex. Al rallentatore si capisce che il colpo c’è stato: è stato lieve, ma il movimento del braccio è stato molto scomposto.

Come ho scritto subito guardando la partita, un giocatore professionista guadagna in una settimana quello che i suoi tifosi guadagnano in un anno proprio perché si presume che abbia un controllo completo del proprio corpo e della propria mente in situazioni di stress estremo, soprattutto, in questo caso, quando ha abbondantemente intravisto i sintomi di un arbitro ostile. Probabilmente la sbracciata di Blackstock era più da ammonizione che da espulsione, perché era evidentemente priva di cattiveria (braccio completamente teso e corsa molto corta), ma servire su un piatto d’argento in questo modo l’occasione per la propria espulsione, spiace dirlo, è stato davvero da pollo.

Non reagiamo all’espulsione, e per qualche minuto siamo apparentemente in balia dell’avversario.

Brayfod accelera sulla destra fino alla nostra tre quarti e la dà in mezzo a Hendricks che la ritorna al terzino bianco con un bell’uno-due, Brayfod si dirige verso la nostra area: giunto al suo vertice invece di accentrare il pallone lo allarga intelligentemente di nuovo sulla destra per l’accorrente Coutts che, inefficacemente contrastato da un Reid nettamente in ritardo nella sua chiusura, mette in mezzo un pallone sul quale lisciano Collins e Sammon ma non Bryson, che infila di piatto da una iarda.

Non ho contato i gol che abbiamo preso dalla nostra fascia sinistra, ma sono indubbiamente molti. L’inefficacia di Reid nella chiusura sta diventando un problema piuttosto serio, secondo me.

Sugli sviluppi di un corner battuto dalla nostra destra, ancora Bryson arriva al tiro dal limite dell’area, ma Camp controlla in due tempi: a dire il vero, la palla gli era sfuggita a un paio di iarde, ma nessuna maglia bianca era appostata a approfittare dell’imprecisione del nostro estremo difensore.

Cohen batte una punizione dal centrodestra della loro tre quarti cercando la testa di un compagno in un’area molto trafficata: in realtà la palla non la devia nessuno, e arriva a rimbalzare a mezza iarda da Fielding che controlla anche lui in due tempi con qualche difficoltà, anticipando di un soffio la testa di Collins protesa al rebound.

Su un rilancio della nostra difesa, Cox appostato sulla linea mediana lancia benissimo di interno destro al volo il subentrato Sharp sulla sinistra, Sharp controlla, arriva fin quasi al vertice sinistro dell’area e scarica indietro ancora a Cox; Simon punta deciso l’area di rigore, viene circondato da un nugolo di avversari tipo Boromir a Parth Galen, caracolla cercando uno spiraglio ma è contrato da Keogh che respinge alla bell’e meglio, Sharp cerca il tiro sulla respinta ma viene ancora una volta contrastato efficacemente dalla difesa avversaria, e Brayfod riesce a allontanare definitivamente in tocuhe.

Col passare dei minuti la nostra offensiva, anche se sempre disordinata, diventa più continua, e il Derby County si raccoglie completamente nella sua metà campo. Camp rinvia lunghissimo per Danny Collins, avanzato fin sulla tre quarti avversaria per fare da centroboa; Collins riesce a conquistare il pallone e lo allarga sulla fascia destra per Cohen, che avanza fino all’altezza dell’area di rigore avversaria, affronta il proprio avversario e con un paio di finte lo sbilancia tanto da trovare lo spazio per il cross, Buxton anticipa Cox di testa nell’area piccola, ma il suo rinvio è molto corto e arriva ballonzolando sul limite dell’area di rigore, dove irrompe Gillett con ottimo tempo: tiro d’incontro, di collo destro esterno, quasi a botta sicura, ma Frankie Fielding si guadagna la pagnotta parando miracolosamente con un tuffo sulla sua sinistra.

È la nostra occasione più chiara e clamorosa, e capita al 93′.

Dopo la parata si crea una mischia tra l’area di rigore e l’out destro, che origina una punizione per noi, della quale si incarica Cohen. È l’ultima occasione, Collins sfiora appena di testa sul vertice dell’area piccola, ma non tanto da imprimere la decisiva rifrazione alla traiettoria, e la difesa del Derby pulisce l’area, stavolta con definitiva decisione.

Fischio finale, e bianchi che vanno sotto la loro tribuna a raccogliere gli applausi dei tifosi prima di andare a sollevare di nuovo la Coppa d’argento messa in palio per la sfida.

Il Derby è venuto a giocare la partita che una squadra nettamente inferiore tecnicamente doveva giocare fuori casa in una partita così importante, magari aiutata da un arbitro compiacente, ma noi non siamo stati in grado di trovare contromisure a un’impostazione così chiusa e pastosa. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, crescere, imparare a far fronte a queste situazioni, imparare che non esistono solo le situazioni di gioco aperto che apparentemente gradiamo (o meglio, gradivamo, visto che siamo a una vittoria nelle ultime sette partite) tanto.

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Forest: Camp; Halford (Moloney 78′), Ayala, Collins(c), Harding; Gillett, Cohen, McGugan (Lansbury 75′), Reid (Sharp 75′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov (GK), Moussi, Coppinger, Majewski

Ammoniti: Reid 21′, Gillett 69′, Cox 90′, Lansbury 90′

Espulso: Blackstock 46′

Derby: Fielding, Brayford, Roberts (O’Connor 79′), Bryson, Buxton, Keogh (c), Coutts, Hendrick, Hughes, Sammon (Robinson 82′), Ward (Jacobs 66′)

NE: Legzdins (GK), Tyson, Gjokaj, Freeman

Marcatore: Bryson 55′

Ammoniti: Buxton 23′, Roberts 38′

Arbitro (vabbè…): Robert Madley
M
Spettatori: 28.707 (di cui ospiti: 4.389)

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A presto!

Un breve periodo di vacanza, tra voci di mercato, una bella vittoria contro l’Aston Villa e il derby amichevole contro il Notts County di stasera. Cercherò di dare qualche aggiornamento, e scriverò un post di riassunto al mio ritorno, quando saremo nell’imminenza della stagione.

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Potrebbe andare peggio?

Bizzarramente, le due partite più importanti e sentite della stagione delle mie due squadre del cuore, disputate nelle stesse ore, si sono concluse entrambe con reti dei nostri avversari nel recupero che hanno azzerato il pur magro bottino raccolto fino a quel momento: un punto salvezza e la possibilità di giocarsi i supplementari.

Direi che è stata una delle serate più deludenti della mia storia recente di tifoso.

Tanto che, alla fine, mi è venuto in mente che, almeno, non potrebbe andare peggio di così.

Poi, a freddo, invece, ho pensato che potrebbe benissimo.

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Le radici di Dexter.

Un altro international si è aggiunta alla non foltissima schiera di nazionali del Forest (Gunter è nazionale gallese, Camp nazionale nordirlandese un po’ de sfroos, Guedioura è nel giro della nazionale algerina e Elokobi in quella della nazionale camerunese).

Dexter Blackstock, infatti, l’eroe di Birmingham, ha ottenuto la licenza per poter giocare con la nazionale del Paese di cui era originario suo nonno, Antigua & Barbuda.

Dex aveva giocato, a livello giovanile, per la nazionale inglese, totalizzando sette presenze tra U19, U20 e U21.

Ha ricevuto la sua prima convocazione proprio ieri, nella partita amichevole tra A&B e Trinidad & Tobago, nella quale gli antiguani sono stati sconfitti per 4-0 in casa. Purtroppo, non sono riuscito a trovare nessun tabellino della partita, e non sono in grado di dire se Blackstock abbia o meno esordito con la sua nuova maglia. Certo, non credo che A&B abbia molte punte più forti di Blackstock, perché, da quello che vedo girellando per la rete, la nazionale è composta da ragazzi che giocano nei campionati locali, o in quello di Portorico, o, il più forte, Tamorley Thomas, in una lega minore americana.

CARIBBEAN ADVENTURE ... Dexter Blackstock

Il Paese caraibico non ha alcuna tradizione calcistica, dal momento che lo sport nazionale delle Isole, come quello di tutti i Caraibi anglofoni, è il cricket. Lo stadio della nazionale, infatti, è un perfetto ovale da cricket, è intitolato a un grande giocatore delle West Indies cricket team, sir Vivian Richards, e viene frettolosamente riadattato al calcio in occasione delle partite della Nazionale.

Nonostante la netta sconfitta di ieri, che farebbe pensare a un movimento non proprio di punta, A&B si è qualificata per la seconda fase delle qualificazioni CONCACAF per i mondiali brasiliani, e affronterà, in un impossibile girone a quattro che porterà le prime due alle finali, USA, Giamaica e Guatemala. Forse, proprio per questo la federazione si è preoccupata di chiedere e ottenere l’eleggibilità di Dex, e il suo consenso a partecipare alle gare. L’ottimo girone di qualificazione ha proiettato i giallo-neri antiguani a un ragguardevole 90° posto delle classifiche FIFA (per dire, appena sotto Irlanda del Nord, Bulgaria, Arabia Saudita e Uganda), poco dentro la “parte sinistra” del tabellone, composto da 205 nazionali.
Ora, penso che sia molto bello che Blackstock giochi per il Paese dei suoi padri: certo, nessuno lo potrebbe tacciare di opportunismo per aver risposto con entusiasmo alla convocazione. Poi, indubbiamente, un viaggio ai Caraibi tutto pagato ogni tanto, anche con i non proprio miserabili stipendi della Championship, non fa certo schifo; però non è che io sia tranquillissimo a sapere che il nostro attaccante più forte una volta al mese si dovrà sorbire un trasferimento simile, per giocare partite impegnative in cui sarà il principale punto di riferimento per le non certo raffinatissime difese avversarie.
Ma tant’è: al cuore e alle radici non si comanda.
E, allora, buona fortuna, Dex!

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Birmingham City 1-2 Nottingham Forest

Grandissima vittoria sul campo dell’unica squadra imbattuta in casa della Lega.

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