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La risposta di Billy Davies.

Non si fa attendere la risposta di Billy Davies all'intervista rilasciata da Mark Arthur alla fanzine del Forest. Secondo il suo solito stile, il Gaffer scozzese alterna affermazioni di cauto ottimismo a dichiarazioni di profondo pessimismo, senza un filo logico apparente, assecondando la sua tendenza all'outspeaking che aveva provocato una rottura con il Board alla fine della precedente stagione, difficilmente sanata nel corso dell'estate.

A parziale difesa del tecnico del Forest va detto che l'intervista a Arthur ha rivelato una pecca strategica fondamentale del mercato estivo dei Reds: l'apparente mancanza di un "piano B", l'investimento di tutte le risorse societarie e di tutte le capacità manageriali (magari non elevatissime) nella rincorsa a soli due giocatori, il fallimento del cui ingaggio ha portato, in sostanza, al fallimento dell'intero mercato estivo. I temi principali dell'intervista sono stati la manifestazione del timore di essere il primo, se non il solo, a pagare per l'eventuale fallimento della campagna di lega di quest'anno, e — dopo che gli è stato chiesto se non stesse solo mettendo le mani avanti — l'affermazione che queste dichiarazioni vengono semplicemente dal suo desiderio di "essere onesto" nei confronti di chi crede nel club.

«Conoscete la situazione. Sapete che, nel football, il manager è il capro espiatorio [Davies usa l'espressione "managers carry the can", un modo per dire che sopporta l'onore e, soprattutto, l'onere maggiore per i successi e i fallimenti della squadra]. Non sono diverso dagli altri manager del passato, o di quelli che verranno nel futuro. Sappiamo che il nostro ruolo è questo, e sappiamo benissimo come funzionano le cose. Sappiamo che l'esonero è sempre dietro l'angolo, quando le cose vanno male. Io avevo la speranza di poter lavorare con la promozione come obiettivo, in questa o nella prossima stagione, ma abbiamo fatto il nostro ultimo ingaggio a titolo definitivo 14 mesi fa, e questa politica non è sufficiente per ottenere i risultati che tutti speriamo.
Noi la scorsa stagione abbiamo ottenuto molto di più di quanto non sperassimo, e di quanto non ci si aspettasse da noi, e il nostro inizio di stagione dimostra che gli "ingaggi stellari" di cui io avevo parlato sarebbero stati necessari. Non abbiamo risorse sufficienti per finire il nostro lavoro. Questo club non è pronto per competere contro le squadre che vengono dalla Premier League, contro i "big spenders" della Championship, e contro diverse altre squadre della nostra divisione.

Ora, queste dichiarazioni prima di una partita non dico decisiva ma certamente importantissima, come quella contro il Millwall, con un clima che già la scorsa partita giocata al City Ground contro il Norwich aveva mostrato non essere proprio sereno, la prima partita dopo la conclusione di un mercato così criticato dai tifosi, a me non paiono proprio opportune. Domani allo stadio, in caso di un altro risultato negativo contro la terza neopromossa di fila che si presenta al City Gound, la contestazione potrebbe assumere dimensioni preoccupanti, portando il club a prendere decisioni affrettate, improvvise e non meditate.

Qui i commenti dei tifosi alle dichiarazioni di Davies.

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Archiviato in mercato estivo 2010, stagione 2010-2011

La versione di Arthur.

Ieri, lo Chief Executive del Forest Mark Arthur ha rilasciato un'intervista sulla mancata campagna acquisti dei Reds e sul rapporto difficile tra la tifoseria e il proprietario del Forest Nigel Doughty innescato dalla delusione per l'assenza di interventi sul mercato.

Nigel Doughty potrebbe mettere in discussione il suo supporto finanziario al Forest, nel futuro, se continuasse a ricevere critiche dai tifosi.

Il Chief Executive Mark Arthur oggi [8 settembre] ha ammesso che il club è "deluso" per l'assenza di movimenti sul mercato estivo.

"Nigel ha buttato nel club, in media, cinque milioni di sterline l'anno, negli ultimi dieci anni", ha detto Arthur; "Dopo aver ingaggiato Davies, solo nel corso di quest'anno il suo impegno è stato di 13,4 milioni di sterline".

"Cinque milioni di sterline è il doppio del denaro che noi incassiamo dalla vendita di abbonamenti e biglietti singoli nel corso di una stagione.

Per ogni sterlina che i tifosi danno al club attraverso i botteghini, dunque, Nigel ne dà due. Il fatto se egli continerà a sostenere in questo modo il club in futuro è una domanda alla quale darà una risposta alla fine della stagione.

Non è molto piacevole per lui mettere nella società tutti questi soldi e essere, nonostante questo, oggetto di critiche di intensità simile a quelle che ha ricevuto recentemente. È una cosa che fa pensare, questa."

Arthur ha sottolineato che le voci relative a un prossimo cambio di proprietà del Forest sono prive di fondamento, e ammette che il fallimento del tentativo di acquistare uno o entrambi gli obiettivi primari, Darren Pratley dello Swansea e Peter Whittingham del Cardiff City è stato un duro colpo.

"Nigel è ancora molto impegnato e appassionato, e vuole vedere un club vincente", ha detto Arthur.

"Alla fine della scorsa stagione, una stagione vincente al di là di ogni speranza, noi abbiamo inquadrato due obiettivi per migliorare la nostra squadra.

Li abbiamo inseguiti con tenacia, ma, sfortunatamente, i loro club hanno deciso di tenerli. È stata davvero una grande delusione, ma abbiamo dovuto rispettare la loro scelta.

Ma la stessa cosa è successa anche qui, con i nostri giocatori di punta: abbiamo rifiutato un'offerta di un milione di sterline per Kelvin Wilson e Nathan Tyson, che ci sono stati chiesti con la stessa determinazione con la quale noi abbiamo chiesto Pratley e Wittingham. Abbiamo esattamente la stessa squadra con la quale abbiamo finito lo scorso campionato al terzo posto, e abbiamo ancora la possibilità di ottenere prestiti, e di muoverci in qualche modo sul mercato di gennaio. Il budget che avevamo deciso di stanziare è ancora intatto.

I tifosi del Forest possono essere ottimisti, sulla stagione che ci attende".

Il giornalista ha chiesto anche se l'uscita pubblica di Arthur sulla presunta volontà dei due obiettivi del Forest di unirsi ai Reds non abbia potuto danneggiare l'operazione.

"Sì, può darsi, le mie dichiarazioni erano oneste, ma hanno creato problemi con i due club e con le autorità, ma abbiamo davvero fatto tutto il possibile per prendere i giocatori che ci interessavano".

Arthur ha anche difeso il criticatissimo "Acquisition committee" del club.

"Il cosiddetto 'comitato' non è altro che un processo decisionale. La rete di osservatori segnala giocatori interessanti al capo-scout, Keith Burt. Burt, a sua volta, esercita un altro filtro e raccomanda giocatori meritevoli al al manager, e Billy, a sua volta, consegna le sue raccomandazioni al Board.
Quindi, il Board chiede a David Pleat un parere che comprenda sia una valutazione tecnica del giocatore, sia una valutazione sul possibile impegno economico: il costo del giocatore, le modalità di ingaggio, il compenso che il giocatore potrebbe chiedere, e una valutazione della compatibilità della cifra totale richiesta dall'ingaggio con la nostra struttura attuale.
In seguito a questa valutazione, il Presidente e io troviamo un accordo su una somma che rappresenti quanto lontano siamo disposti a andare — da un punto di vista finanziario — per ottenere quel giocatore.

Il processo è simile a quanto succede in ogni altro club. Da noi, forse, è un po' più formale, perché abbiamo imparato la lezione di quando abbiamo preso giocatori come Adam Nowland e David Friio, che si sono rivelati essere grossi e costosissimi errori".

Quindi, in sostanza, Arthur ha lasciato più di uno spiraglio aperto per nuove acquisizioni in prestito o a gennaio (NFFCblog rivela una voce bene informata secondo la quale è stata stoppata la stampa dei programmi della partita contro il Watford; un "hold the front page edict" che sarebbe segno, secondo l'autore, che qualcosa si starebbe muovendo proprio in queste ore); si è parzialmente scusato per l'uscita infelice su Whittingham e Pratley; ha ribadito la politica di grandissima prudenza che il Borad del Forest ha deciso di tenere per quanto riguarda gli acquisti e gli ingaggi dei giocatori; ha esplicitato il fastidio della dirigenza per le critiche a una gestione che, secondo Arthur, si sarebbe sempre impegnata moltissimo per portare il Forest ai livelli che gli competerebbero.
Non il momento migliore, per quest'ultima dichiarazione, in effetti. Una critica ai malcontenti sarebbe stata più efficace dopo la dichiarazione di un buon colpo di mercato, piuttosto che dopo una campagna acquisti andata tolamente in bianco.

Comunque sia, abbiamo la squadra con la quale abbiamo terminato lo scorso campionato al terzo posto, senza Perch e con Bertrand e, come ho sempre sostenuto, voglio conservare il mio ottimismo e, eventualmente, fare i conti sull'efficacia di questa gestione solo dopo il mercato di gennaio.

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Dead-line.

Vabbè, lo saprete già, ma alle 18 (ora di Greenwich) è scaduto il termine ultimo della finestra di acquisizione e vendita di giocatori, e, come ampiamente previsto e prevedibile, il Forest è andato via liscio. Il trasferimento più clamoroso della giornata è stato quello del fortissimo islandese Gylfi Sigurdsson allo Hoffenheim per 6,5 milioni di sterline. Spiace, ma per quella cifra in Championship si vende anche la propria madre ai beduini.
In compenso, il Reading ha preso Harte, vecchia conoscenza del calcio internazionale, ex giocatore del Leeds formato europeo, a titolo definitivo, e Zurab Khizanishvili dal Blackburn in prestito stagionale.

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E i Gallesi che si incazzano…

E è anche difficile dar loro torto. Se fai le bullate che fanno Barcellona o Real Madrid senza avere il diritto di impunità che hanno il Barcellona e il Real Madrid (vedi il caso Fabregas, con le grottesche indicazioni di dirigenti e giocatori catalani su quando Cesc andrà o non andrà a rinforzare i Blaugrana, senza aver scambiato nemmeno un sms con i dirigenti dell'Arsenal), è giusto pagarne le conseguenze.

Le esternazioni di Arthur a Radio Nottingham, che ieri avevo (troppo benevolmente) definito "insolitamente esplicite", hanno giustamente mandato su tutte le furie i dirigenti dei Cigni e degli Uccelli Blu, facendoli concordare e coalizzare su una cosa, il che è miracoloso quasi come mettere d'accordo Hamas e Likud.

Mark, tra persone e squadre per bene il tap-up non si fa.

Il tap-up è, appunto, il termine tecnico con il quale in Inghilterra si chiama la pratica nella quale sono specializzati Real e Barça: andare direttamente da un giocatore sotto contratto da un'altra squadra senza passare per i canali legittimi, e dirgli: "dai Ciccio, che ti frega, vieni con noi che ti diamo un paio di fantastiliardi in più di quello che prendi ora", al che Ciccio e, soprattutto, l'agente di Ciccio cominciano a rompere fragorosamente i coglioni al vecchio club dicendo cose come "nessuno può essere costretto a giocare in un club contro la sua volontà" o anche, quelli più colti, "sento il bisogno di fare un'altra scelta di vita", finché il vecchio club, preso dallo sfinimento, non acconsente alla cessione, con buona pace dei contratti firmati e controfirmati.

Voglio dire, a chi non piacerebbe, dopo aver firmato un contratto di mutuo, andare dalla propria banca a dire "nessuno può essere costretto a pagare le rate contro la propria volontà, rivendico il mio diritto a fare un'altra scelta di vita". I calciatori professionisti questo possono farlo.

Ma sentite un po' che cosa hanno dichiarato i bravi dirigenti gallesi. Roba forte.

Dave Jones (manager del Cardiff City): Se questo non è un tap-up spudorato, non so che cosa sia. Bisogna che la Lega valuti la vicenda. Arthur non aveva nessun diritto di dire le cose che ha detto. Se è interessato al giocatore, faccia il favore di dire quello che deve dire alle persone giuste, senza fare dichiarazioni mediatiche, cianciando sul fatto che i nostri giocatori non sarebbero contenti. Se sa davvero che Whitts è infelice, si vede che lo conosce meglio di suo fratello, perché a me non ha mai detto nulla di simile.
Noi abbiamo fatto un'offerta di rinnovo a Peter Whittingham, e la sua posizione di attesa è dovuta al fatto che vuole vedere che cosa succede alla squadra. Ora che la situazione si è tranquillizzata, parleremo di nuovo con lui e faremo partire nuovamente la trattativa per il rinnovo.

Huw Jenkins (chairman dello Swansea): Be', sì, bisogna che la Lega valuti la vicenda. Quello che ha detto Arthur non è sportivo, è al di fuori delle regole e dello spirito del gioco. Noi e il Cardiff potremmo unirci in difesa dei nostri club.
Sono dichiarazioni davvero sorprendenti, per una persona nella posizione di Mark. Non hanno ottenuto da noi la risposta che si aspettavano, e hanno cercato di metter su questa pantomima per avere quello che desiderano: è davvero un comportamento deludente.

Gethin Jenkins (chief executive del Cardiff City): Ringraziamo Mr Arthur per la grande attenzione che riserva al nostro club, tuttavia suggeriremmo che si occupi piuttosto dei guai del Forest, piuttosto che fare pubblici e sfacciati tentativi di destabilizzare i nostri giocatori.

Voglio dire, io non saprei dar loro torto. Poi, se è verosimile che un giocatore cominci a fare le bizze per andare al Real, non ce li vedo tipi seri come Pratley o Whittingham rompere i coglioni per andare al Forest, tanto più che, a fine contratto entrambi, da gennaio potranno scegliere di andare con chi più gli aggrada.  Più facile che si mettano lì zitti senza dire una parola a aspettare come si evolvono le cose.
Insomma, a meno che anche quella dei dirigenti delle due squadre gallesi non sia una pantomima a uso dei tifosi, per mostrare che hanno fatto di tutto per tenere in Galles due giocatori così forti, se devo dari i miei due centesimi, per ora mi sembra che la mossa di Arthur abbia fatto peggio che meglio.
Ma, ancora una volta, il primo di settembre sapremo tutta la verità sulle strategie di mercato del Forest, e, soprattutto, sulla loro bontà.

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Il vostro vi saluta, e parte per dieci giorni verso la madrepatria inglese. Un saluto, e un arrivederci a presto, con il riassunto di quanto successo nel frattempo.

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Burnley 1-0 Nottingham Forest — Bravi ma spuntati.

Non è andato male l'esordio del Forest nella campagna di Championship 2010-11, una giornata movimentata e divertente, senza nessun pareggio.

Una sconfitta di misura fuori casa contro una delle favorite per la promozione, che l'anno scorso, bisogna ricordarlo, esordì battendo in casa il Manchester United; uno 0-1 maturato dopo una partita combattuta che ha offerto alle due squadre  più o meno lo stesso numero di occasioni, che ha visto i Rossi battuti solo da una prodezza di Iwelumo nei minuti finali del primo tempo, con lunghi periodi di pressione e di possesso palla, sia prima, sia dopo il gol dei Clarets. Vediamo, in particolare, quello che ha funzionato e quello che non ha funzionato.

Ottimo l'esordio di Ryan Bertrand, che ha contrastato benissimo il pericoloso Dean Marney, e ha presidiato ottimamente la fascia sinistra dei Reds.

La squadra era piena di ragazzi al rientro da un infortunio, e la condizione della squadra è apparsa approssimativa soprattutto nella fase finale, quando il forcing del Forest si è appannato, invece di intensificarsi a cercare il pareggio.

Il Forest ha giocato con un 4-4-2 classico, stile Manchester United, con due mediani a centrocampo, Moussi e McKenna: questo ha indubbiamente tolto creatività al nostro reparto mediano, e destinato alle fasce o al dialogo tra le due punte ogni momento creativo e ogni occasione di pericolo per il Burnley. Dal centrocampo non sono venute "killer-ball" per gli attaccanti; va detto che con l'ingresso di Majewski per Moussi non è che la pericolosità del centrocampo Rosso sia aumentata poi 'sto granché, anche se il polacco è entrato solo a una decina di minuti dalla fine.

Come già era avvenuto nelle partite di precampionato, al lavoro ai fianchi in avanti non corrisponde quasi mai il colpo del Ko. Abbiamo sciupato un paio di occasioni incredibili, con Kelvin Morgan e, soprattutto, con Tyson, il quale ha fatto un buon lavoro sulla fascia ma davanti alla porta è a proprio agio come un seminarista la prima volta che va in un bordello: ha sciupato una palla meravigliosa con la quale Earnshaw l'ha messo solo davanti a Jensen, e Tys non è riuscito nemmeno a centrare lo specchio della porta. Lo stesso Earnshaw, invece, è stato li più positivo in attacco, e ha avuto sfortuna, e ha visto respinto dal palo un tiro quasi a botta sicura appena dentro l'area, dopo una bella combinazione con un positivo Blackstock, ottimo nel gioco manovrato anche se piuttosto evanescente in fase di conclusione.

Camp è stato una volta ancora molto bravo, negando in almeno due occasioni il raddoppio al Burnley.

Nottingham Forest: Camp, Gunter, Morgan, Wilson (Chambers 45°), Bertrand, Cohen, Moussi (Majewski 82°), McKenna, Tyson, Earnshaw, Blackstock (Anderson 69°).
Ammoniti: Morgan 87°
NE: Darlow, McGugan, McCleary, Adebola

Burnley: Jensen, Mears, Bikey, Duff (Carlisle 30°), Fox, Paterson (Rodriguez 76°), Marney, Alexander, Elliott, Wallace, Iwelumo (Thompson 85°).
NE: Edgar, Cort, Eagles, Grant
Ammoniti: Mears 71°, Iwelumo 81°
Marcatore: Iwelumo 45+1

Arbitro: Colin Webster
Spettatori: 17496 

Position Squadra P DR Punti
1 QPR 1 4 3
2 Millwall 1 3 3
3 Ipswich 1 2 3
4 Coventry 1 2 3
5 Doncaster 1 2 3
6 Hull 1 2 3
7 Crystal Palace 1 1 3
8 Watford 1 1 3
9 Derby 1 1 3
10 Scunthorpe 1 1 3
11 Burnley 1 1 3
12 Cardiff 0 0 0
13 Sheff Utd 0 0 0
14 Leicester 1 -1 0
15 Norwich 1 -1 0
16 Leeds United 1 -1 0
17 Reading 1 -1 0
18 Nottingham Forest 1 -1 0
19 Middlesbrough 1 -2 0
20 Portsmouth 1 -2 0
21 Preston 1 -2 0
22 Swansea 1 -2 0
23 Bristol City 1 -3 0
24 Barnsley 1 -4 0

È evidente che sabato prossimo, contro il Leeds United in casa, bisognerà trovare più freddezza sotto porta e più concretezza: i Bianchi dello Yorkshire hanno mostrato una condizione non certo entusiasmante all'esordio, messi sotto come sono stati dalle Caprette all'Elland Road per 2-1 nel posticipo.

Anche il Gaffer ha commentato positivamente la prestazione: ha sottolineato il buon possesso di palla, la buona prova di Bertrand, e ha lamentato solo la scarsa precisione sotto porta.

Prima della partita di sabato, Il Forest è chiamato alla sfida di Coppa di Lega contro il Bradford City: una partita cui il Forest arriverà largamente rimaneggiato, alla luce delle convocazioni di Gunter e Earnshaw per il Galles, di Majewski per la Polonia, di Bertrand per l'Under 21 bianca e di Brandan Moloney per l'Under 21 della Repubblica.

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Il riassunto della giornata non può dirsi completo senza dar conto delle dichiarazioni del Chief Executive del Forest, Mark Arthur, insolitamente esplicito, secondo il quale i due maggiori obiettivi stagionali, Darren Pratley e Peter Whittingham, si sarebbero convinti della bontà del Forest come destinazione, e che mancherebbe, dunque, solo l'accordo economico con i due club gallesi per ottenerne il trasferimento.
Arthur ha precisato anche che Whittingham avrebbe rifiutato definitivamente l'estensione del contratto offerta dal Cardiff, e che quindi, essendo in scadenza, i Bluebirds, in grave difficoltà economica, si troverebbero quasi costretti a venderlo al miglior offerente: "e il Forest", ha detto il nostro dirigente, "è uno dei pochissimi club a avere soldi da spendere".
La situazione di Pratley appare più problematica, perché lo Swansea è abbastanza tranquillo, finanziariamente, ma Darren è anche lui in scadenza, e, ugualmente, Arthur si è detto ottimista sulle possibilità di portare Pratley al City Ground, anche se, ha concluso Arthur, le operazioni potranno concludersi, verosimilmente, solo allo scadere della finestra di trasferimento (anche se il nostro dirigente non ha nascosto la possibilità che possano slittare alla finestra di gennaio).

Indubbiamente un'iniezione di ottimismo per una squadra che ha mostrato una volta di più qualche lacuna in fase di costruzione di gioco, e una sottigliezza di rosa probabilmente incompatibile con serie ambizioni di promozione, in un campionato massacrante come quello di Championship. Una valutazione seria delle ambizioni del Forest, dunque, potrà essere fatta solo dall'inizio di settembre in poi: questa è una buona squadra, ma, francamente parlando, non pare attrezzata a lottare per la promozione, per lo meno, non quella diretta.

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La ricreazione è finita.

Diciamo brevemente della partita del 1° agosto, l’ultima amichevole prima del campionato, con la sconfitta per 3-2 contro lo Swindon Town, squadra di League One allenata dal nostro vecchio giocatore Danny Wilson (11 presenze per lui nel 1983 in maglia Garibaldi), in un test da un lato non troppo preoccupante, alla luce delle assenze di Paul McKenna, Wes Morgan, Dexter Blackstock, Paul Anderson, Nathan Tyson, Joel Lynch e David McGoldrick, dall’altro inquietante in prospettiva, alla luce del fatto che nessuno di questi giocatori è certo di poter recuperare per l’esordio contro il Burnley dopodomani.

(Nello Swindon ha giocato, e ha vinto il Man Of The Match, un altro ex di lusso, David Prutton, un ottimo centrocampista “box-to-box”, con più di 150 presenze tra i Reds in due periodi tra il 2997 e il 2007).

Si è trattato di una partita in cui il Forest ha denunciato evidenti limiti difensivi, e in cui il rientrante Kelvin Wilson, il cui passaggio al Celtic pare definitivamente sfumato (ipotesi che diverrebbe una certezza se i Bhoys avessero mandato un osservatore a Swindon), ha giocato una gara veramente disastrosa, condita da un grave errore dal quale è nato il primo gol dei Robins, e di una goffa autorete che ha condannato il Forest alla quarta sconfitta in questo non brillantissimo precampionato. Perdere la parte più importante della preparazione, rientrare e giocare a freddo è, comunque sia, difficilissimo: è per questo che pure un rientro frettoloso per la prima di campionato di qualche titolare rimane un’ipotesi cui non guardare con eccessiva speranza.

Un’altra nota negativa riguarda l’impiego di Chris Cohen come terzino sinistro, la soluzione emergenziale preannunciata da Davies anche per la campagna di Championship, nel caso in cui non si fosse risolta la questione dell’esterno difensivo.
Il Gaffer, in un’intervista un po’ piccata, aveva preannunciato l’impiego del centrocampista in difesa, dal momento che aveva dichiarato di non ritenere ancora pronto per la prima squadra Bennett, l’unico terzino sinistro in rosa, reduce da un infortunio di diciotto mesi e destinato a un periodo in prestito nelle serie inferiori per ritrovare il ritmo di gioco.
Ma di ciò poi, nella parte riservata alle buone notizie.
Questo era soprattutto per dire che la prova di Cohen è stata esattamente come ce la si poteva aspettare: buona in fase di spinta, molto mediocre in fase difensiva: ha gravi responsabilità di posizione, infatti, sul primo gol dei Robins, nel corso del quale ha sbagliato nettamente la diagonale difensiva, perdendo completamente il controllo di Pericard in area. Prestiné, fa el tò mesté.

Ottima, invece, la prova di Garath McCleary, autore della doppietta che ha portato il Forest provvisoriamente in vantaggio.

Forest: Camp (Darlow, 78), Gunter (Moloney, 75), Cohen, Chambers, Wilson (Freeman 84), McCleary, Moussi (Gibbons, 78), McGugan (Thornhill, 62), Majewski (Bennett, 71), Earnshaw (Rodney, 65), Adebola (Mullen, 78).
Marcatori: McCleary 21°, 25°.

Swindon: Lucas (Smith, 45), Cuthbert, Rose (Morrison, 69), Douglas (capt), McGovern (Kennedy, 85), Pericard (Timlin, 62), Prutton (O’Brien, 72), Amankwaah, Ball (Bodin, 75), Jean-Francois, Dossevi (Austin, 45).
NE: Thompson, Evans.
Marcatori: Dossevi 8°, 29°, Wilson aut. 67°.

Spettatori: 3,799

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La settimana del Forest è stata, diciamo, movimentata. Billy Davies si è lamentato del mercato, sostenendo l’impossibilità di perseguire obiettivi di promozione senza “da tre a cinque ingaggi stellari”, e lamentando l’esilità della rosa a disposizione; mentre il boss del Forest, Nigel Doughty, immediatamente dopo l’esternazione del Gaffer, ha ribadito la sua fiducia nel tecnico scozzese, confermando il suo sostegno e facendo cenno, anche, all’esistenza di rapporti di amicizia che andrebbero al di là della fredda relazione professionale.

Fatto sta che, in seguito all’esternazione di Davies e della sua denuncia della mancanza di ambizione da parte del board, si è cominciato a vedere qualcosa di concreto: oggi è stato ufficializzato l’arrivo in prestito prolungato del terzino sinistro del Chelsea e della nazionale Under 21 Ryan Bertrand, il “nuovo Ashley Cole” (anche se io sono sempre molto dubbioso nei confronti dei giocatori definiti “il nuovo Tizio e Caio”, Bertrand è forte), a copertura dello strappo più vistoso presente nell’intelaiatura della nostra squadra.
SI tratta di un prestito di sei mesi, proprio come fu quello di Shorey, e speriamo che non se ne ripeta la storia, con il Forest in braghe di tela dopo il mercato di gennaio. Anche se a gennaio dovrebbe rientrare dal prestito un ritemprato Bennett, nutrire dubbi sulla fragilità fisica e sulla capacità dei bravo Julian (uno di quei giocatori che gli inglesi chiamano, felicemente, “no nonsense players”) a occupare stabilmente un posto in rosa a questi livelli non mi pare del tutto insensato.

Bertrand è un acquistone, secondo me, che potrebbe dare alla linea difensiva dei Rossi una qualità complessiva davvero ottima, per la categoria. Gli è stata affidata la maglietta numero 3: speriamo che ne sappia essere degno. Ryan esordirà subito sabato, nella trasferta contro il Burnley.

Inoltre, voci dicono che si stia per chiudere per uno tra Pratley e Whittingham, le eterne volpi della caccia estiva del Forest, se non per tutti e due. Chissà che il “patience game” annunciato dal Forest come tratto distintivo del suo mercato estivo, per strappare prezzi migliori a squadre bisognose di contanti e estenuate dal fallimento di tutte le altre trattative, non porti davvero risultati che fino a qualche giorno fa sembravano irraggiungibili.

Comunque sia, la mia impressione sul fatto che il pessimismo dei tifosi rossi fosse un po’ esagerato, e che il mercato si sarebbe dovuto valutare solo al primo di settembre, comincia a essere forse meno peregrina.

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La partita di sabato sarà durissima. Il “nostro” Brian Laws ha ribadito le ambizioni di promozione del club, confermate da una campagna acquisti di valore (la squadra pare essersi rinforzata, con gli acquisti di Iwelumo dai Wolves, di Lee Grant dallo Wednesday, di Wallace dal Preston e di Marney dallo Hull, mentre, tra i movimenti in uscita rilevanti, è da registrare “solo” quello dell’attaccante Steven Fletcher, lo scozzese di Liverpool, il pezzo pregiato della squadra, partito per i Wolves per una somma “undisclosed”: ma si dice che siano stati parecchi bicci, il record per un giocatore trasferitosi in magia old-goldie), e da un ottimo precampionato, chiusosi sabato scorso con una sconfitta interna per 2-1 contro lo Stoke City.

L’ultima gara tra le due squadre è stato il 5-0 per i Clarets al Turf Moor nel marzo del 2009, nella stagione che portò il Burnley in Premier League, e che vide, soprattutto dopo quella partita, il Forest impegolato mani e piedi nella lotta per non retrocedere: dopo la partita con il Burnley, Davies perse le staffe e, dopo essersi scusato con i tifosi in trasferta e aver definito la sua squadra “disgraceful”, denunciò senza mezzi termini la mancanza di di voglia e di impegno dei suoi, e disse a muso duro quanto fosse inutile lavorare su cose secondarie come schemi e tecnica con dei giocatori del tutto privi dell’elemento fondamentale, la mentalità vincente.
Fu uno dei tanti scossoni del ruvido scozzese che, bisogna riconoscerlo, hanno davvero cambiato la squadra, in un anno e mezzo. Quanto l’abbiano cambiata, ce lo potrà dire solo la partita di sabato.

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Hic sunt Lyones.

Non è andata male. La visione della partita, avvenuta per mezzo del solito sito russo, mi ha lasciato una certa soddisfazione, alla luce del fatto che l'OL è una squadra, oggettivamente, di un altro pianeta rispetto a noi, e che la nostra difesa era davvero di assoluta emergenza, alla luce delle assenze di Camp (per lui un virus intestinale), di Morgan, di Wilson e di Lynch, e con il centrocampo menomato dall'assenza dello skipper titolare della squadra, McKenna.
Dopo la partita, Davies ha sottolineato il "fantastico esercizio" per il Forest, consistente nel dover fronteggiare una squadra che esemplifica in modo così perfetto lo stile di gioco continentale, fatto di possesso palla e accerchiamenti rasoterra della difesa avversaria.

L'inizio, soprattutto, ha fatto temere davvero il peggio: dopo soli otto minuti, Gomis ha aperto le marcature con una sabongia davvero di rara sapidità, scagliata dai venti-venticinque metri, che si è infilata alle spalle di un non del tutto incolpevole Smith (prova non proprio brillantissima, la sua…), disperatamente e inutilmente proteso in tuffo.
La reazione dei Reds è stata convinta e immediata, e dopo solo un minuto l'arbitro ha forse sorvolato su un fallo in area di Lloris su un Blackstock che sembrava inesorabilmente lanciato a rete.

Il Forest ha mantenuto l'iniziativa per quasi tutto il primo tempo: al 21°, Lloris si è esibito in un'ottima parata su Earnshaw, lanciato a rete da un'ottima azione sviluppatasi sulla sinistra dello schieramento Rosso, e circa un quarto d'ora più tardi il Forest è arrivato al pareggio, con Adebola, che ha deviato alle spalle di Lloris un tiraccio orrendo di Tyson, destinato al cassonetto del riciclo dei rifiuti organici.
Purtroppo e, come si suol dire, "proprio nel momento migliore dei Reds", il Lione è tornato in vantaggio nel finale del primo tempo, con la classica rete tagliagambe del solito Gomis, in apparente posizione di fuorigioco.

Il secondo tempo si è aperto con un altro forcing dei Rossi, che ha avuto la sua migliore realizzazione in un tiro di Blackstock deviato da Lloris dopo una bellissima combinazione tra Earnshaw e Adebola, e nel susseguente calcio d'angolo, in esecuzione del quale Lloris si è prodotto nella miglior parata della partita, su una sassata di Moussi che sembrava davvero destinata in rete.

Al 56°, un altro episodio dubbio nell'area di rigore lionese, con Adebola — ottimamente lanciato da Cohen — fermato in maniera nuovamente molto sospetta dal portierone francese: se l'intenzione dell'arbitro era quella di dimostrare ai ridicoli sciovinisti mangiarane che gli arbitri inglesi se ne sbattono le palle dei passaporti e che dirigono nel più ampio disprezzo delle considerazioni di casacca, c'è riuscito benissimo.

L'OL ha arrotondato il punteggio sette minuti dopo, con una bellissima azione di Jimmy Briand che, dopo avere evitato bravamente, tagliandolo all'interno, un Bennett sorpreso non proprio nella posizione dettata dal Manuale dei Rudimenti Elementari del Giuoco Difensivo, ha diretto un pallone (a dire il vero molto flaccido) alle spalle di Paul Smith ("Perché devo fermarla io? La rete è lì apposta").

L'ultima occasione è stata di nuovo per il Forest: una bella manovra corale che ha portato a un cross dalla sinistra di Garath McCleary che è stato deviato sciaguratamente a lato, sotto porta, da Nialle Rodney, ma in effetti non è che si può pensare che sia Nialle Rodney a tirar su le partite dalla canna del cesso.

Forest: Smith (Darlow 75°), Chambers, Adebola (Rodney 70°), Earnshaw (C), Tyson (Freeman, 74°), Cohen, Gunter (Moloney 70°), Moussi (Thornhill 65°), Blackstock (McCleary 54°), Majewski (McGugan 65°), Bennett
NE: Gibbons, Mullen
Marcatore: Adebola 34°

O Lyon: Lloris, Briand (Belfodil 65°), Cissokho, Gassama (Abenzoar 72°), Gomis, Gonalons, Ederson (Blanc 65°), Lovren, Pied, Pjanic, Toulalan (Umtiti 82°)
NE: Kallstrom, Reveillere, Seguin, Vercoutre, Novillo, Gorgelin
Marcatori: Gomis 8°, 40°, Briand 63°.

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Sul fronte del mercato, nulla di nuovo se non due dichiarazioni di Billy Davies; la prima relativa a Kelvin Wilson: del giocatore si era detto che fosse molto arrabbiato con la società per la mancata cessione al Celtic, e che fosse "sceso in sciopero", che non si presentasse più agli allenamenti, insomma. Davies ha seccamente smentito la voce, e ha confermato l'infortunio del giocatore, che ha ribadito essere incedibile.
Tra l'altro, la quasi certa uscita del Celtic dalla UCL, dopo la sconfitta per 3-0 maturata a Braga nell'andata del terzo turno preliminare, rende probabilmente meno pressante per gli Hoops l'acquisto di un centrale difensivo, e meno attraente per Kelvin un trasferimento al Celtic Park.

(Tra l'altro, la situazione della difesa del Forest, in vista dell'avvio del campionato, è davvero allarmante: di nessuno dei difensori assenti ieri si può dire con certezza se potrà essere in campo per la durissima prima di campionato a Burnley, e Davies ha denunciato ancora oggi il fatto che la rosa del Forest, soddisfacente dal punto di vista della qualità, non lo è dal punto di vista della profondità della panchina).

La seconda dichiarazione di Davies, invece, riguarda il tormentone Shorey: Billy Davies ha confermato l'interesse del Forest per il laterale del Villa, e ha espresso la speranza che il giocatore, sempre alla ricerca di una sistemazione in PL, che pare tardare a venire, possa alla fine accettare il trasferimento ai Trentsiders, a titolo definitivo o in prestito per un anno con diritto di riscatto. Davies si è detto pronto a gestire quello che ha definito lo "waiting game", con pazienza ma senza trascurare altre piste.

Come chiosa generale alla sua intervista, Davies ha affermato che, per coltivare serie speranze di play-off, occorrono da tre a cinque ingaggi di buoni giocatori (il Gaffer ha parlato, a dire il vero, di "three up to five stellar signings"), che ci sono diverse trattative aperte, la cui discussione pubblica, però, è impedita da un normale desiderio di riservatezza.

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Archiviato in mercato estivo 2010