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Verso Elland Road.

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Elland Road
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Diciamo subito che ieri sera il Boro ha sbancato Blackburn, stoppando la fuga dei Rovers e rendendo, potenzialmente, ancora più corta la classifica. I Teessiders sono passati al sesto posto provvisorio in classifica, facendoci scivolare, dunque, al nono posto.

Torniamo sul luogo del misfatto dopo qualche mese, e quel 3-7 del 20 marzo, la più grave sconfitta interna mai patita dai Bianchi dello Yorkshire nella loro storia, incomberà su entrambi: per noi come una pietra di paragone difficilmente replicabile (anche perché i due maggiori fautori di quella impresa, McCleary e Guedioura, non saranno in campo), per loro come un’offesa da lavare il più sanguinosamente possibile.

Le squadre arrivano alla partita con problemi di gioco in parte analoghi (la fragilità della difesa), ma con stati d’animo differenti: noi imbattuti dopo sei gare, con le ultime due tirate su dalla canna del cesso con la forza della disperazione (e, nel secondo caso, con molto culo), loro reduci da due sconfitte, una esterna a Cardiff, e ci può stare, e una interna contro Hull City, molto più dura da digerire per una squadra che a inizio stagione vantava sia pur blandi propositi di play-off.

Guedioura sarà fuori per la prima delle sue tre giornate di squalifica: questo permetterà a O’Driscoll di schierare o Lansbury, nella molto improbabile eventualità che sia giudicato “fit” per la partita, o Coppinger, ala destra pura che, però, potrebbe trovarsi a suo agio sulla destra del rombo con il quale, probabilmente, scenderà in campo il Forest.

Anche Hutchinson, dopo il lieve infortunio di martedì, pare in dubbio.

Il Leeds sarà senza McCormack (buon per noi…) mentre Drury e Becchio sono in dubbio, ma più sì che no: insomma, problemi in attacco per una squadra che già non brilla per efficacia offensiva.

Si scontrano due squadre con cammini molto diversi: il Leeds ha pareggiato solo una volta, mentre noi siamo gli specialisti del pareggio della Lega (4 su 6 partite); inoltre, mentre noi abbiamo recuperato molti punti partendo da uno svantaggio (3 dei nostri 4 pareggi sono stati ottenuti in rimonta, con la ferale eccezione di Huddersfield), il Leeds ha buttato via otto punti nei recuperi subiti quando era in vantaggio.

Noi abbiamo marcato, finora, 2998 reti in seconda divisione. Se ne segnassimo altri due, faremmo cifra tonda, e penso proprio che faremmo anche punti.

Veniamo a dar conto di alcune dichiarazioni del Gaffer, riportate dal sito della squadra, sia sulla ricchezza di organico di cui gode il nostro reparto offensivo, sia sulla necessità di non fare inopportuni voli pindarici:

Ho tre attaccanti molto forti, e mi piacerebbe molto schierarli tutti insieme sul campo; tutti e tre hanno avuto grande impatto sulle partite, quando sono subentrati, e sarebbe bello vederli giocare insieme. Certo, sulla carta è difficile farli convivere, ma se si giocasse sulla carta il calcio sarebbe uno sport molto diverso.

Schierarli occasionalmente insieme potrebbe darci un’ulteriore opportunità tattica, soprattutto giocando in casa, contro la quale gli avversari potrebbero non avere una risposta pronta.

Tutto dipende dall’atteggiamento con cui gli attaccanti scendono in campo: una cosa così potrebbe funzionare se loro fossero pronti a lavorare molto quando la palla la hanno gli altri. Tipo andare a chiudere l’avanzata di un terzino avversario.

Tutti i giocatori hanno mostrato un’ottima disponibilità, e non penso che sarebbe un problema. Ripeto, potrebbe essere magari un’opzione per gli ultimi 20 minuti; inoltre, spesso la migliore forma di difesa è attaccare tenendo il possesso palla.

Inoltre, parlando della partita di marzo, O’Driscoll ha invitato a non guardare a quel risultato come a una misura efficiente delle forze in campo:

È chiaro che non c’è alcuna speranza di ripetere la prestazione dell’anno scorso. Non sono uno scommettitore, ma se lo fossi non scommetterei su un 7-3 per noi.

Questa è una divisione in cui la cosa più importante è non subire reti. È una follia scendere in campo pensando di poter segnare un gol più dell’avversario. Non puoi dire ‘se ne fanno due, noi ne faremo tre’: in Championship, questa è la ricetta per il disastro. La domanda principale che dobbiamo farci, prima di scendere in campo, è ‘quanto bene siamo in grado di difendere?’.

Sono molto soddisfatto del lavoro che stiamo facendo sui corner avversari: abbiamo subito 37 corner, e solo una rete. In queste circostanze, solo in nove occasioni gli avversari sono riusciti a concludere in qualche modo a rete. Anche martedì abbiamo difeso bene, anche se il Palace aveva un solo giocatore meno alto di sei piedi [1,83 m].

L’anno scorso è stata una partita assurda. Mi ricordo benissimo che quando eravamo sopra 4-1 avevo ancora paura di perdere, perché era una partita così.

Infine, vediamo qualche parola di Garry Birtles, soprattutto sulla partita di martedì:

Non è quando guardo all’inizio della stagione del Forest, alla striscia di imbattibilità di sei partite, che provo il più grande senso di speranza: quello che mi incoraggia di più è vedere che i giocatori del Forest, semplicemente, rifiutano di accettare di essere battuti. Non si danno mai per vinti. Questo è un atteggiamento incredibile.

La scorsa stagione, se il Forest si fosse trovato un gol sotto e con un uomo in meno a Crystal Palace, avrebbe perso senz’altro, e anche pesantemente. Se avessero preso due reti di fila in casa contro il Birmingham City, avrebbero perso senz’altro. Dopo aver subito una mezz’ora come quella subita a Bolton, l’anno scorso avrebbero perso senz’altro.

Ora le cose sono cambiate. Sean O’Driscoll ha messo nuova fiducia e forza di carattere nello spogliatoio.

Non fraintendetemi: prima o poi perderemo. Ma è la reazione la cosa importante. Dopo la partita interna con Wigan in Coppa di Lega, avevo paura che la squadra perdesse fiducia: questo non è successo. Sono ripartiti con un calcio ancora più fluido e propositivo in Championship. La questione non è tanto mantenere la striscia di imbattibilità, è mantenere lo stesso livello di fiducia nelle nostre capacità. Certo, non dobbiamo nasconderci il fatto che il Forest, ora, è una squadra migliore. Abbiamo più qualità, e segniamo più facilmente. La fiducia deriva anche dal sapere che, se le cose vanno male, c’è qualcuno là davanti che potrà mettere le cose a posto.

A Palace, abbiamo giocato la peggiore partita della stagione. Semplicemente, non funzionavamo. In parte, perché giocavamo contro una squadra che ha un’ottimo record casalingo, soprattutto nelle sere infrasettimanali, ma la cosa importante è che, lo stesso, abbiamo cercato di grattar via qualcosa dalla partita.

Magari non abbiamo giocato come possiamo, ma abbiamo fatto lo stesso il possibile per portare nel difficile viaggio verso casa un pezzo di bottino. Questa è la chiave per avere una squadra di successo.

Le scorse stagioni, quando avevamo qualcuno che ci tirasse fuori dal buco, quando avevamo bisogno di un’iniezione di creatività, di solito ci pensava Lewis McGugan. Ora il peso di questa responsabilità non grava più sopra le sue spalle.

Simon Cox, un Dex Blackstock di nuovo in forma, Billy Sharp, un apparentemente scattante Reid e Adlene Guedioura, sono tutti uomini che possono provvedere ispirazione, che possono trovare un guizzo vincente tirandolo fuori da nulla.

Se fossi nei loro panni, comincerei ogni partita convinto di poterla vincere, grazie proprio a questi giocatori, grazie alla quantità di talento che possiede la squadra; oggi, però, sto con in piedi per terra. Non andiamo a Leeds per dar loro un’altra martellata. Non lo dico perché penso che il Forest non possa vincere, perché possono. Fatto sta che mi accontenterei di un punto, fedele al vecchio principio della media inglese, la chiave per il successo in ogni campagna vittoriosa.|

Detto che Robbie Findley si è unito a Gillingham in prestito mensile, ricordiamo che il bilancio tra Nottingham Forest e Leeds United è perfettamente in equilibrio (28-29-28), e che la partita comincerà, come al solito, alle 16, con diretta sul Forest Player.

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L’ultima del Birmingham City al City Ground fu una svolta epocale.

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Garry Birtles presenta la partita sulle pagine del Nottingham Evening Post ricordando le drammatiche circostanze che seguirono, l’anno scorso, la visita dei Blues sul lungo Trent. Diamo conto delle sue considerazioni, per parlare della partita di questo pomeriggio.

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il lavoro di McClaren come manager del Forest era finito, e Nigel Doughty non solo si era dimesso da presidente, ma aveva anche messo in vendita il club.

Meno di un anno dopo, il ritorno dei Blues a Nottingham non avrebbe potuto trovare uno scenario più diverso.

Ora sono i Blues la squadra la cui situazione finanziaria e la cui proprietà sono in discussione. Mentre il Forest (e anche il Notts County, a proposito, ma ne parleremo dopo) stanno volando alto, sempre più verso la parte giusta della classifica. Non potrei giurare sul fatto che i ragazzi di O’ Driscoll vinceranno, questo pomeriggio, anche se ho il sospetto che lo faranno, visto come hanno giocato per tutta la stagione.

Ma posso dire con assoluta certezza che rappresenteranno per il Birmingham City un test molto più duro di quanto non lo furono nel 2011, perché le cose, ora, sono molto differenti. La scorsa stagione, quando Dexter Blackstock si infortunò, il Forest si trovò senza un attaccante concreto e regolare con il quale sostituirlo; sono sempre stato un grande fan di Marcus Tudgay, per la sua onestà, il suo spirito e il suo impegno, e per il suo essere un solido attaccante da Championship, ma non è e non è mai stato un uomo da 20 reti l’anno.

Ora, il Forest va verso la partita con Cox, nuovo arrivo estivo, reduce da un leggero infortunio subito con l’Irlanda, potrebbe farcela per la panchina, ma, certo, non per la partita. Però, quest’anno, il suo infortunio non costituisce affatto un problema: anche se è un giocatore straordinario, per questo livello, il Forest ne ha un altro altrettanto forte in rampa di lancio, per riempire quello slot. È questa la differenza fondamentale, quest’anno.

O’ Driscoll ha introdotto un gioco fluido, scorrente, divertente, ma anche una squadra con una panchina profonda. Il manager in settimana ha dichiarato che il mercato del Forest è stato fatto tutto in estate, anche se l’apertura del mercato dei prestiti renderebbe possibile qualche altro arrivo. Personalmente, avrei gradito l’arrivo di un centrale di esperienza in più, giusto per avere maggiore copertura dietro. Ma il Forest può sempre provvedere in futuro, nel caso di infortuni o di gravi squalifiche.

Nel frattempo, se Cox non è in grado di giocare, il Forest ha Billy Sharp come rincalzo. Non ci sono molti club in Championship che possono schierare un giocatore di questo calibro in caso di emergenza; inoltre, le sue dichiarazioni di questa settimana mi hanno riempito di ammirazione e di entusiasmo. Se siete miei lettori, sapete quanto poco mi piacciano i giocatori contenti di stare in panca o in tribuna, di non fare nulla in cambio dello stipendio: e Sharp ha detto che ha lasciato Southampton proprio perché non voleva ridursi a questo.

È stato sorpreso di vedere che si Saints sarebbe stato un rincalzo relegato nella periferia della rosa, e questo, a dire il vero, ha sorpreso anche me, alla luce delle sue qualità di attaccante naturale.

Vabbè, Southampton loss, Forest gain, come si dice, con Billy a Nottingham, in prestito, per tutta la stagione: con Cox, Tudgay e Dex Blackstock in squadra, certo la squadra di O’ Driscoll non avrà problemi di penuria in attacco, questa stagione.

Il Birmingham ha cominciato la campagna come una delle squadre favorite per la promozione. Ma, a mio avviso, con gli acquisti fatti durante l’estate, il Forest ha una possibilità migliore di assicurarsi un posto per la Premier League: una cosa che nessuno di noi avrebbe pensato, un anno fa.

* * *

L’inerzia conta un sacco, nel football, e, dopo aver mancato un posto nei play-off per un niente l’anno scorso, non sono sorpreso di vedere il Notts County volare alto anche quest’anno. La stagione è lunghissima, ma penso di non sbagliarmi a pensare che le Gazze ci mostreranno di essere in grado di affrontare la sfida per la promozione. Alcuni furono critici nei confronti degli ingaggi fatti da Keith Curle durante l’estate, ma i fatti gli stanno dando ragione.

È bello vedere il Notts proprio in cima alla classifica, prima del loro viaggio a Oldham di oggi; e non facciamoci scoraggiare se oggi la abbandoneranno, perché l’obiettivo di un posto tra le prime sei sarebbe davvero straordinario, e lo stesso potrebbe bastare per dare alla squadra la possibilità di assaggiare il football della Championship. Se continueranno a vincere spesso in casa, e a fare punti fuori, ce la faranno.

Non sarebbe bellissimo un finale di stagione con una doppia promozione a Nottingham? Incrociamo le dita!

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There and come back: come tornare dalla tana del lupo con qualche posizione in meno e qualche certezza in più.

Peccato peccato peccato. Il week end era cominciato nel peggiore dei modi: senza le reti nel finale di Cardiff City, Norwich e Swansea saremmo andati a Londra con cuore più leggero e classifica migliore, invece, nel breve volgere di 9 minuti (dall’85° in cui ha segnato Olofinjana per il Cardiff, fino al 4° di recupero al quale hanno segnato Beattie per lo Swansea e Holt per il Norwich) tre vittorie in extremis dei nostri avversari diretti ci hanno fatto scendere dal secondo al quinto posto senza battere ciglio, e il pareggio di Londra ci ha solo parzialmente risarcito, lasciandoci alla fine del calendario della giornata al quarto posto. È vero che ora abbiamo ancora due partite in meno di Swansea e Norwich, e ancora una in meno del Cardiff al secondo posto, ma, insomma, anche l’occhio che guarda la classifica vuole la sua parte.

Vediamo come Garry Birtles aveva presentato la sfida con la capolista sul Nottingham Evening Post, riempiendo di ottimismo i nostri cuori:

Penso che la partita sia un ostacolo più per il QPR che per noi: la squadra di Neil Warnock è prima in classifica, e la responsabilità e le aspettative sono tutte per loro. E, visto che guardano tutti dall’alto del loro primato, i loro tifosi si aspettano che vincano ancora.

Ma il QPR non è invulnerabile, soprattutto a Loftus Road. Mentre hanno ottenuto tre facili e confortanti vittorie nelle loro ultime tre trasferte, nelle ultime due in casa hanno pareggiato con il Bristol City e perso con il Watford. Sono piccoli scricchiolii che avranno ben seminato il dubbio nelle loro menti, alla luce della grandezza dell’obiettivo che si sono posti.

Se perdessero altri punti oggi, potrebbero cominciare a pensare di non essere imbattibili. Viceversa, se il Forest non vincerà la partita, avrà altre due partite da recuperare grazie alle quali poter proseguire la rincorsa alla promozione automatica. È come giocare a carte avendo due assi nella manica.

Il Forest farà anche il suo viaggio verso sud in una condizione di grande fiducia nei propri mezzi, dal momento che vengono da sei vittorie consecutive in campionato: oltre a ciò, la squadra di Billy Davies ha perso solo due punti nelle ultime nove partite. Sono entrati in forma esattamente al momento giusto: proprio in questa fase, invece, l’anno scorso il Forest aveva cominciato a scivolare.

Ma ora sembra di vedere la convinzione nei propri mezzi, tanta che, anche se domani i ragazzi dovessero perdere, la sconfitta non potrà intaccarla in modo decisivo, né cambiare le prospettive della squadra.

Io, allo stesso modo del manager, sono molto preoccupato di quello che potrebbe succedere se avessimo ancora qualche infortunio. Però questa è anche la mia unica preoccupazione riguardo alla squadra, ora come ora: in difesa, hanno concesso solo un gol nelle ultime quattro partite, e la ragione di ciò è il perfetto bilanciamento dei quattro difensori. La cosa che mi piace di Wes Morgan e di Luke Chambers è che difendono in maniera diretta e priva di fronzoli. Non si distraggono quando hanno il possesso di palla, non tentano di giocare passaggi improvvisi che cambino il fronte di gioco, potenzialmente pericolosi ma anche molto rischiosi. Tutti fanno il loro lavoro con forza e sicurezza dominante.

Sanno calciare, sanno colpire di testa, e, quando è strettamente necessario, sanno portare la palla con efficacia ai centrocampisti. In più, Chambers ha portato una possibilità ulteriore in attacco, con la sua abilità aerea sui calci piazzati. Una minaccia che Kelvin Wilson non era in grado di portare.

Le qualità di Chris Gunter sono sempre più evidenti ogni giorno che passa, mentre, nella fascia opposta, Paul Konchesky è in grado di avere un impatto forse anche superiore in termini di passo, equilibrio e minaccia offensiva.

Ma la cosa più incoraggiante è il numero di occasioni da rete che il Forest è in grado di creare.

Qualcuno potrebbe essere preoccupato del fatto che Lewis McGugan, un centrocampista, sia di gran lunga il nostro miglior marcatore, con undici reti. Ma ci sono un po’ di buone ragioni per questo, non ultima il fatto che il suo talento sia davvero esploso, ora che ha molto migliorato continuità e atteggiamento in campo. Di contro, gli attaccanti del club non è che facciano proprio consumare i referti. Ma questo deriva anche dal fatto che Davies spesso fa ruotare gli uomini di prima linea: anzi, a dire il vero li cambia quasi a ogni partita.

Dunque, il fatto che Robert Earnshaw  e Dexter Blackstock abbiamo segnato solo cinque reti a testa è parzialmente dovuto al fatto che sono partiti molto spesso dalla panchina. E se la stagione di Blackstock è finita in anticipo per colpa dell’infortunio, il suo sostituto ha certamente avuto un impatto molto positivo sulla squadra, dal momento che Marcus Tudgay ha già segnato cinque reti, con sole nove presenze.

E continuerà a marcare, dal momento che, nel Forest, ogni attaccante decente lo farebbe.

Uno dei momenti più belli e appassionanti della mia vita fu giocare in una delle edizioni del Forest più creative di tutti i tempi. Ovviamente John Robertson, era una legenda quando si trattava di mettere in area palloni da spingere in rete: se non eri in grado di mettere i suoi cross alle spalle del portiere, non eri degno di essere chiamato un attaccante. Ma avevamo anche Martin O’ Neill, Viv Anderson, Frank Clark e Bryan Gunn, più che capaci di consegnare tonnellate di palloni nei punti più caldi dell’area di rigore.

E questi erano solo i giocatori di fascia: c’era un sacco di creatività che correva anche lungo la spina dorsale della squadra. Per un attaccante, era una situazione fantastica.

E mi piacerebbe moltissimo giocare anche in questa edizione del Forest, per motivi simili. Oltre che Konchesky e Gunter, il Forest ha McGugan, Radi Majewski, Paul McKenna, Paul Anderson e Nathan Tyson, tutti giocatori che possono scolpire un’occasione da rete in un batter d’occhio.

E, in questa lista di nomi, McKenna è colui che merita una menzione speciale, per diverse ragioni: la scorsa stagione, al Forest è mancato in maniera atroce il suo capitano, tanto che, a mio modo di vedere, l’assenza dello Skipper fu la causa principale della loro mancata promozione. Questa volta, dovrebbero averlo a disposizione fino alla fine, fortuna permettendo.

Per me, tutti questi fattori convergono e contribuiscono a formare una squadra che, a prescindere dal risultato di oggi, può aspirare a vincere la Championship, a fine stagione.

E ho il vago sospetto che il QPR lo scoprirà a sue spese.

Be’, qualcosa il QPR deve aver capito, anche se non sapremo mai come sarebbero andate le cose senza l’espulsione di Raddi, eccessiva, forse, rivedendo il fallo al rallentatore, ma certamente giustificata dall’impressione che la sua entrata aveva fatto a velocità normale, e dalla sceneggiata napoletana (più nel senso di Alemão che in quello di Mario Merola) messa su all’impronta da Taarabt.

Ma vediamo un commento neutrale al match, quello della rubrica Cream of the Crop, dell’ottimo sito calcistico “The seventy two”.

Le due migliori squadre della Championship si sono incontrate domenica nella Capitale. Il QPR di Neil Warnock hanno provato le loro qualità durante tutta la stagione, ma questo è stato, finora, il loro test più probante. Billy Davies aveva condotto il Forest a sei successi consecutivi in campionato prima della loro visita a Loftus Road.

Il Norwich City ha avuto buona continuità di risultati nel corso di tutta la campagna, mentre il Leeds United si è trovato in alte posizioni di classifica dopo una partenza piuttosto inconsistente. Vale la pena notare la qualità delle due squadre gallesi, naturalmente, e anche Leicester City e Burnley sono a caccia di un posto nei play-off, con due terzi della stagione ormai passati. Però, tutto considerato, QPR e Nottingham Forest sembrano le squadre con le qualità più adatte per quei due anelati posti che garantiscono la promozione automatica dopo 46 partite.

Il primo tempo della seconda sfida tra le due squadre è stato un racconto scritto da due piedi destri e da due piedi sinistri: il sinistro di Tommy Smith, che ha scagliato un tiro a girare dietro Lee Camp per dare alla squadra di casa il vantaggio; il destro di David McGoldrick, che ha deviato una punizione dalla lunga distanza di McGugan per dare alla squadra ospite il pareggio; e, in mezzo a queste due prodezze, i due piedi di Radoslaw Majewski, lanciati contro le caviglie di Adel Taarabt, che hanno causato l’espulsione del giocatore polacco da parte dell’arbitro, Mark Clattenburg.

Il Forest ha iniziato la partita brillantemente, ma, con l’infortunio di Guy Moussi sempre pesante da sopperire, ha cominciato a cedere spazio a centrocampo alla dotatissima mediana di Neil Warnock: e l’espulsione di Majewski non ha fatto che esacerbare questo problema. Poi, l’espulsione del polacco ha galvanizzato il Forest, che ha avuto il suo momento migliore da lì all’intervallo, meritando ampiamente il pareggio.

Entrambe le squadre hanno fatto cambi all’intervallo: Ishmael Miller ha sostituito Smith per i Rangers, e Marcus Tudgay è uscito per Joel Lynch, terzino sinistro, che ha sostituito nello spot mancino difensivo del Forest Paul Konchesky, avanzato all’ala sinistra. Una manovra tattica interessante da parte di entrambi i manager, ma con Davies certo più contento del collega per il punto ottenuto. Nei primi dieci minuti del secondo tempo, i Cerchi hanno avuto il 66% di possesso palla, anche se non hanno messo su uno straccio di opportunità da rete. Solo un forte tiro di Alejandro Faurlin dal limite, saettato appena largo sul palo lontano, ha minacciato di portare guai a Camp.

Le due fonti di gioco più attese e temute dei Rangers sono rimaste tutto sommato silenti: Taarabt, ben controllato dalla sempre impressionante retroguardia del Forest, mentre Wayne Routledge ha sempre fatto fatica a trovare un po’ di spazio, nonostante l’inferiorità numerica degli avversari.
È stato, in effetti, uno dei classici esempi di forza irresistibile contrapposta a un peso inamovibile, come aveva già anticipato lo scontro di andata, il pareggio senza reti andato in scena al City Ground.

Nondimanco, i Rangers sono stati comprensibilmente più propositivi per la maggior parte del secondo tempo, ma solo per trovare gli spaziali Wes Morgan e Luke Chambers [Man of the Match, NDT] a difendere il cuore della difesa rossa. Quando alla fine, con quindici minuti da giocare, Luke Chambers ha sbagliato la sua prima intercettazione, Rob Hulse non è riuscito a concretizzare l’opportunità, e il minuto successivo Chris Gunter ha respinto di testa sulla linea il colpo di testa di Bradley Orr a Camp abbondantemente battuto, per la migliore opportunità di passare avuta dal QPR nel secondo tempo.

Il Forest, nella ripresa, ha messo in campo la velocità di Tyson e Anderson per tentare di rendere più fresco il suo approccio alla gara, e di portare più pericoli in contropiede, ottenendo soprattutto un tiro di Tyson poco fuori il palo vicino (l’angolo di tiro invero piuttosto stretto) dopo essersi scardinato su una palla passante veloce a due minuti dalla fine.

Warnock, d’altra parte, si è affidato soprattutto alla velocità di Miller sulla destra del suo schieramento per forzare la partita, ma Lynch, raddoppiato implacabilmente da Konchesky, sempre attento a coprire il giovane compagno, ha agevolmente contenuto la minaccia rappresentata dal prestito di West Bromwich Albion.

L’altro sostituto tra i Rangers, l’arrivo di gennaio Petter Vaagen Moen, ha avuto la migliore occasione durante il recupero, quando ha colpito di testa un invitante cross, spedendolo a lato nonostante il fatto che fosse stato lasciato completamente solo. Il fischio finale ha dato il via alla tipica celebrazione di Davis, eccessiva e autoassertiva, con corsa verso la tribuna degli ospiti, completamente esaurita, e indicazione dei suoi pupilli in chiaro segno di approvazione; anche Camp ha celebrato il punto come se fosse una vittoria.

Il Forest è migliorato moltissimo. A questo punto della scorsa stagione, il loro rendimento esterno si era disintegrato, e la bruciante sconfitta al Pride Park fu la marca più evidente delle loro difficoltà a viaggiare. Quest’anno, hanno trionfato a Derby e sono andati a prendere un ottimo punto a casa dei capoclassifica.

Insieme al QPR, rimangono la squadra migliore, la vera squadra da battere. Giocatori come Taarabt e Routledge, per tutta la campagna, non si troveranno più di fronte difese come quella costituita da Camp e dai suoi compagni, e possono guardare con fiducia alla possibilità di essere le lepri della divisione fino alla fine.

Alla fin fine, la migliore Championship degli ultimi anni promette di avere una conclusione davvero affascinante.

Ecco, c’è poco da dire. La prova di Chambers è stata mostruosa, a parte l’errore di cui si parla nell’articolo. Un muro costruito da genieri dell’Armata Rossa non avrebbe potuto opporre all’attacco del QPR una resistenza maggiore, e il premio di Man of the Match è stato il fin trppo giusto riconoscimento alla sua partita. A questo punto, forse, si può dire che la scelta di tenere a forza Kelvin Wilson a Nottingham, a dispetto della volontà dichiarata del giocatore di partire subito per la sponda cattolica di Glasgow, sia stata forse sbagliata: oltre a aver perso un giocatore tutto sommato non indispensabile alla corsa promozione, e certo non motivato, abbiamo perso anche la buonuscita che ci avrebbe garantito il Celtic, visto che Wilson andrà via a parametro zero a fine stagione.

E ora, appuntamento a prestissimo per la presentazione del prossimo match del Forest, domani sera @ Scunthorpe United, una trasferta molto più agevole di quella a Loftus Road ma non priva di insidie, come ha dimostrato la gagliarda prova degli Irons a Cardiff City sabato pomeriggio.

Nottingham Forest: Camp, Gunter, Morgan, Chambers, Konchesky, Cohen, Majewski, McKenna (C), McGugan (Anderson 68′) , McGoldrick (Tyson 74′), Tudgay (Lynch 45′)

Non entrati: Smith, Moloney, Adebola, Earnshaw

Ammonizioni: Tyson 88′; espulsioni: Majewski 23′

Marcatore: McGoldrick 26′



QPR: Kenny, Orr, Hill, Derry, Taarabt, Faurlin (Vaagan Moen 79′), Gorkss (Chimbonda 74′), Routledge, Connolly, Hulse, Smith (Miller 45′)

Non entrati: Cerny, Hall, Helguson, Shittu

Ammonizioni: Taarabt 48′, Gorkss 56′, Derry 61′

Marcatore: Smith 16′



Arbitro: M Clattenburg

Spettatori: 17,227

Posizione – Squadra – Giocate – DR – Punti

1 QPR 31 31 60
2 Cardiff 30 14 54
3 Norwich 31 10 54
4 Nott’m Forest 29 16 53
5 Swansea 31 11 53
6 Leeds 31 10 52
7 Leicester 31 1 48
8 Burnley 30 9 46
9 Millwall 31 9 46
10 Hull 31 4 45
11 Watford 29 10 43
12 Reading 30 11 42
13 Barnsley 31 -8 41
14 Coventry 31 -3 39
15 Ipswich 29 -2 38
16 Doncaster 29 -7 37
17 Derby 30 -3 35
18 Portsmouth 30 -5 35
19 Bristol City 31 -11 35
20 Middlesbrough 30 -5 33
21 Crystal Palace 31 -21 31
22 Sheff Utd 30 -21 28
23 Scunthorpe 28 -25 24
24 Preston 29 -25 21

3 commenti

Archiviato in garry birtles column, stagione 2010-2011

La versione di Garry.

Come detto ieri, la questione del mercato sta agitando non poco i forum dei tifosi, così come le pagine dei commenti del Nottingham Evening Post e dei blog dedicati ai nostri Reds. Per farla breve, non vi sono notizie se non inquietanti: Nicky Shorey, il sempre dichiarato obiettivo principe per sistemare la linea difensiva, pare che non sia assolutamente disponibile a lasciare in via definitiva la Premier League e, a questo punto, direi che avere un giocatore preso a forza potrebbe non essere proprio il viatico più adatto per una stagione di successi.

Inoltre, sono sempre più insistenti le voci che vorrebbero il Celtic molto più che interessato a Kevin Wilson, il nostro difensore centrale più forte, perché Sol Campbell, uno dei candidati alla guida della linea difensiva dei Bhoys, sarebbe molto titubante, e le trattative per il suo ingaggio avrebbero fatto spazientire Neil Lennon, il nuovo boss dei biancoverdi. Neil ha giocato al Forest per un anno e, anche se non è stato direttamente compagno di squadra di Kevin, probabilmente avrà avuto rassicurazioni da fonti interne sulla solidità e la serietà del nostro giocatore.

Infine, anche per l'altro obiettivo dichiarato del Forest, l'ala del Cardiff City Peter Whittingham, la migliore ala della Championship per il 2009-2010, si è accesa una sorta di asta, con la dichiarazione di interesse del Burnley. L'aletta lascerà certamente il Galles, perché i Bluebirds sono alla canna del gas, dal punto di vista finanziario, ma, a questo punto, le possibilità che approdi sulle rive del Trent si fanno un po' più esili.

Io, per conto mio, ho sempre pensato che ogni giorno dovrebbe essere giudicato al tramonto, non a mezzogiorno (un altro tifoso, sul forum del NEP, quando ho usato questa metafora, mi ha detto che il tramonto del Forest sta durando ormai da troppi decenni per non dover cominciare a essere sfiduciati: al confronto dei tifosi Reds, gli interisti pre-calciopoli erano un branco di gaudenti e ottimisti allegroni).

Voglio dire, prima di lanciarmi in accuse di immobilismo nei confronti della dirigenza, o di accusare il nostro board di non avere interesse a sviluppare l'interessante prospettiva che il lavoro di Davies ha aperto per il club l'anno passato, aspetterei l'ultima giornata di mercato: in fondo, lo stesso Davies è stato trattenuto al City Ground, pare, anche attraverso ampie assicurazioni che i buchi nella rosa della squadra sarebbero stati almeno parzialmente tappati; inoltre, non voglio pensare che la soluzione definitiva al problema del terzino sinistro sia la vendita di Perch, l'unico giocatore in rosa che poteva coprire quel ruolo con qualche decenza (anche se Perch non è un terzino sinistro), in un campionato difficile come il nostro.

Ma capisco benissimo che le mie idee non hanno poi tutta questa rilevanza: cedo volentieri la parola, dunque, al nostro piastrellista preferito, l'uomo che in tre anni passò dall'alzare latte di colla all'alzare argento europeo: Garry Birtles, nella sua colonna sul NEP, dà il suo giudizio sull'operato della dirigenza, così come lo possiamo valutare fino a ora.


Il Forest sentirà la mancanza di Perch, e, a questo punto, non può permettersi di non fare qualche acquisto

Ho letto le reazioni di alcuni tifosi del Forest, dopo la partenza di James Perch, e si direbbe che pensino che sia stato il peggior giocatore di sempre a aver indossato la maglia rossa. Anzi, molti di loro hanno scritto esattamente questo.

Dunque, se dovessimo dar retta a questo parere, e considerare la cessione da un punto di vista generale, strategico, sembrerebbe un ottimo affare per il Forest averlo venduto al Newcastle, qualsiasi sia la cifra che è stata pagata per lui.

Mi dispiace dirlo, ma non potrei essere più in disaccordo di quanto io sia con questa opinione.

Il mio sospetto, alla fin fine, è che il Forest abbia venduto il terzino non sulla base di un disegno preciso, ma perché Perch stesso, saputo dell'interesse del Newcastle, avrebbe chiesto alla società di lasciargli l'opportunità di provare sé stesso nel campionato più difficile del mondo.

Chi potrebbe biasimarlo?

Quando si arriva a questo punto, in realtà nessun club ha più molta scelta. Non si tratta di strategie di mercato, ma di trovarsi di fronte quasi a un fatto compiuto.

Statene certi: i tifosi saranno in grado di capire il contributo che James era in grado di dare alla strada solo ora che se ne è andato. Ma la cosa più importante, ora, è che la società colmi il vuoto che la sua repentina partenza ha lasciato in rosa. Sì, il vuoto: è vero, Perch non è mai stato il calciatore più di moda, tra i tifosi rossi. Non è mai stato, né sarà mai, il giocatore che scarta quattro difensori bevendosi di corsa tre quarti di campo per poi  picchiare la minella nel sette: ma, soprattutto in Championship, nessuna squadra è in grado di costruire una rosa fatta solo di giocatori in grado di fare queste cose.

Una squadra come la nostra ha bisogno di professionisti seri, bravi e onesti, che facciano bene il lavoro meno visibile e strombazzato. Che siano in grado di fornire le fondamenta di dura fatica sulle quali costruire il gioco di fino. E questo Perch era un grado di farlo benissimo. Qualunque fosse il ruolo che l'allenatore gli assegnava prima della partita, e gliene sono stati assegnati molti, lui lo svolgeva con entusiasmo, professionalità, e dando onestamente il 100% di sé stesso nello sforzo. Aveva un ottimo tempismo nei tackle, era forte fisicamente, e aveva dedizione alla causa.

Il suo difetto maggiore è una certa debolezza posizionale, che non ha un ruolo veramente suo. Ma, in questo, Perch è vittima essenzialmente della sua grande flessibilità.

Certo, nella partita di ritorno contro il Blackpool, ha avuto momenti terribili, ma non del tutto per colpa sua: nonostante sia versatile e volenteroso, quello di terzino sinistro è uno dei pochi ruoli che io non chiederei mai a Perch di coprire: e questa debolezza è stata ampiamente sfruttata dal Blackpool, con esiti disastrosi per noi.

Nonostante questo, come terzino destro, come difensore centrale o in una posizione qualsiasi a centrocampo, si poteva sempre contare con assoluta fiducia sul fatto che egli avrebbe svolto un lavoro eccellente.

Certamente, sarà molto interessante vedere come riuscirà a scavarsi una nicchia al Newcastle, partendo da queste sue capacità.

Be', a dire il vero, la cosa veramente interessante, per i tifosi del Forest, è che ora, invece che vedere la rosa della squadra arricchita, hanno perso un membro della squadra.

I giocatori sono tornati a allenarsi nel ritiro pre-stagionale, e non sarà sfuggito loro che nei ranghi del Forest non ci sono facce nuove. È vero, il Forest non ha bisogno di cambiamenti radicali, ma ha davvero bisogno di qualche innesto.

Senza contare il fatto che, dal punto di vista degli infortuni, il Forest ha attraversato la scorsa stagione baciato da una dose non disprezzabile di buona sorte: ma, per esempio, la saldezza di guida e l'influenza del regista della squadra, Paul McKenna, è mancata tantissimo nei due mesi finali della stagione: il Forest ha bisogno di portare in squadra un po' più di esperienza, giusto per essere sicuri di non patire ancora una simile mancanza nella guida della squadra, qualsiasi cosa dovesse succedere.

Nicky Shorey sarebbe la soluzione ideale a tutti questi problemi, se solo potesse essere convinto a lasciare l'Aston Villa. A quanto dicono le fonti, Shorey sarebbe desideroso di rimanere in Premier League: be', non sarebbe male che il terzino aiutasse il Forest a colmare l'ultimo miglio che lo separa dalle sue ambizioni.

Comunque sia, facendo un discorso realistico, il problema di cui si parla per Shorey esiste anche per tutti gli altri giocatori dei quali si è parlato di un interesse del Forest: Darren Prattley, il centrocampista dello Swansea, sarebbe un rinforzo fantastico, così come l'ala del Cardiff Peter Wittingham. Ma stiamo parlando di giocatori con moltissimi ammiratori, non solo dalla Championship, ma anche dai piani alti del calcio inglese.

Ma questi sono i giocatori che il Forest dovrebbe cercare di ingaggiare, e sono anche convinto che siano giocatori che potrebbero essere tentati da un'esperienza al City Ground, ma da parte del Forest non ci devono essere esitazioni: se vuole davvero questi giocatori, si faccia avanti e li prenda. È necessario agire con convinzione.

In gennaio, questo è il sospetto generale, la dirigenza pagò il prezzo per aver cercato di fare buoni affari, per aver rifiutato di venire incontro al prezzo richiesto dai club per gli obiettivi che i Reds si erano dati. Se prenderanno tempo anche questa volta, perderanno i loro obiettivi a favore di squadre che, invece, non si faranno problemi a venire incontro a queste richieste.

Di converso, se agiranno con decisione, avranno una squadra in grado di fare quel passo in più, e di guadagnarsi un posto nell'elite del calcio inglese.

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