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Nottingham Forest 0–1 Derby County

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Vabbè, dai, togliamoci il pensiero. La fixture che tutti i tifosi vanno a cercare quando esce il campionato diventa tutto d’un tratto il result che nessun tifoso vuole più vedere una volta che la partita è passata, se passa male come è passata questa.

Ho già detto nel commento come la prestazione del Forest sia stata insufficiente, al pari di quella dell’arbitro, ma la fossa ce la siamo scavata, più che altro, da soli. In una partita chiusa e molto dura, abbiamo tirato in porta una volta sola, al 93′, con un tiro di incontro di Gillett miracolosamente respinto in corner da Fielding: difficilmente si potrebbe spiegare una prestazione così SOLO con l’operato dell’arbitro (l’inespertissimo e inadatto Madley, pure, ripeto, assolutamente disastroso): quando si fa così poco per vincere una partita, accusare qualcun altro per averla persa non sembra un atteggiamento molto maturo.

Veniamo alla cronaca: scendiamo in campo con l’ormai solito rombo, ma con novità di peso: Cohen rientra dall’inizio per la prima volta dall’infortunio patito ai legamenti del ginocchio la scorsa stagione, e, rispetto alla partita persa contro il Leeds torna dall’inizio anche McGugan. I bocciati dell’Elland Road sono, dunque, Coppinger e Moussi. La difesa, pure incerta nella trasferta infrasettimanale nello Yorkshire, è, invece, confermatissima. Jenas, invece, contrariamente alle aspettative della vigilia, non è nemmeno in panchina.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — McGugan — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

Ci sono due tipi di partite molto sentite, quelle che vengono fuori bellissime e quelle che vengono fuori bruttissime. Bastano i primi due minuti e un paio di sguardi all’approccio ipermuscolare del Derby e a quello ipertimoroso dei Reds per capire a quale tipologia appartiene questa edizione della Brian Clough Cup, il quale, se avesse visto la partita, non dubito che avrebbe intimato agli organizzatori di togliere il suo nome dal trofeo, quantomeno da questa edizione. È un po’ come se a me venisse in mente di chiamare Premio Paderewski una gara organizzata tra i bambini di quattro anni della mia via a chi riesce a suonare meglio dopo cinque minuti di allenamento la sigla di Holly e Benji su un organo bontempi con due tasti scassati.

Prima azione notevole di Halford sulla destra, lanciato da un grande curled pass di McGugan dalla nostra trequarti. Halford si scapicolla e dalla fascia laterale la offre di piatto destro a Cox sull’angolo della loro area, Cox si avvicina alla linea di fondo lungo il bordo dell’area stessa, crossa, e la palla incoccia sul braccio di Buxton e finisce in corner. Proteste di Simon nei confronti del guardalinee, l’arbitro, per non fare torto a nessuno, concede la rimessa dal fondo ai Rams. Ottimo inizio.

Halford offre dalle retrovie una difficile palla a Blackstock sulla tre quarti, Dex cerca il controllo ma viene cozzonato da dietro da Buxton che sembra voglia fargli sentire la varra, mentre Bryson gli entra con un colpo di karatè sulle balle. L’arbitro ride di gusto allo spettacolo di tanta maschia esuberanza, però non ammonisce Dex per simulazione mentre si contorce per terra con le mani sulle gonadi, il che gli rende in qualche modo onore.

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Su palla recuperata dalla nostra difesa, grande lancio di Reid per Simon Cox sempre sul vertice destro della loro area, Cox stoppa a seguire, arriva sulla linea di fondo, rientra evitando Hendricks retrocesso a protezione dell’area, penetra e scarica dietro a Cohen appostato dentro la lunetta e piuttosto libero: Chris cerca il tiro a giro di sinistro, ma viene fuori un robo con un prefisso teleselettivo lungo un chilometro, facilmente controllato da Fielding (ah, ok, allora abbiamo fatto due tiri in porta).

Su una palla contrastata lungo la fascia laterale, poco dentro la nostra metà campo, bruttissima entrata di Cox su Bryson, con gamba a martello a schiacciare la caviglia dell’Ariete numero 4. L’arbitro ci ha preso gusto, evidentemente, e non fischia nemmeno la punizione. In una partita normale con un arbitro meno rincoglionito avrebbe potuto benissimo essere rosso diretto.

(Lo so che questa cronaca è una palla, e che racconto solo falli, ma il primo tempo è stato così: sarei un pessimo cronista se cercassi di rendere divertente una schifezza simile).

Rilancio di Camp verso Dex sulla loro tre quarti, Buxton si ricorda della maglietta che indossa e interpreta meravigliosamente il ruolo di ariete in amore, prendendo la rincorsa e andando a dare una testata a Blackstock in elevazione. L’arbitro questa volta concede il fallo, Dex si incazza come una iena perché ogni volta che salta a ricevere il rilancio il bue con la maglia 5 lo stira, ma si vede che l’arbitro è molto dispiaciuto che il nostro attaccante non gradisca il tipico sapore del ruvido gioco inglese; Madley ha la tipica faccia di sorpreso disappunto, da “ora gli faccio vedere io a questa checchetta negra” che i suoi antenati dovevano avere quando qualche schiavo protestava per i vermi dentro il pane mentre veniva trasportato in Alabama; e infatti.

Harding lancia lungo dalla nostra tre quarti (come forse si capirà, il passing flair game con il quale il Forest aveva cominciato il campionato domenica si è trasformato nel più classico hoofball da campetto di provincia britannico: i reparti del Forest, in particolare il blocco difensivo + Gillett e i due attaccanti + i tre centrocampisti offensivi appaiono molto più scollati di quanto non sembrassero qualche tempo fa), Blackstock riceve, riesce a girarsi e a andare via a Buxton, il quale pensa bene di sdraiarlo con un intervento da dietro in spaccata. L’arbitro concede il fallo e, direte voi, questa volta lo ammonirà, ‘sto cazzo di Buxton, e infatti, con aria avvilita, finalmente l’arbitro estrae un cartellino, tipo al quindicesimo fallo del ruvido difensore del DC, un personaggio che sembra ricalcato sull’immaginario difensore britannico tratteggiato nelle sue telecronache da Nando Martellini (“il ruvido e lento difensore inglese”, diceva di chiunque provenisse vagamente dai pressi delle isole britanniche e avesse un numero inferiore a 7 sulla schiena, anche quando si trattava di un difensore meraviglioso come Lawrenson, tanto per dire; ma con Buxton ci avrebbe preso).

Non vedete l’ora che finisca la cronaca del primo tempo? Anch’io.

Blackstock cerca di impadronirsi di una palla vagante all’altezza della loro tre quarti, e allora arrivano tre energumeni vestiti di bianco che lo buttano per terra e cominciano a prenderlo a calci. L’arbitro arriva di corsa urlando “con i cappucci in testa e le croci infuocate però è più divertente”, e invita i tre a farsi una birra dopo la partita per sparar due cazzate e farsi quattro risate.

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“Hey ref, we’re just having a few laughs”

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Rimessa di Halford dalla loro tre quarti destra: come tutti ormai sanno, le rimesse di Halford dalla trequarti destra degli avversari producono, ormai, le nostre più ghiotte occasioni da rete: in questo caso, però, Danny esagera e vuole fare tutto da solo: la sua rimessa colpisce la traversa della porta di Fielding e finisce in fallo di fondo, tra l’ilarità generale (anche dello stesso Halford, a dire il vero).

Infine, la più ghiotta occasione del primo tempo: una punizione sulla destra della loro area, all’altezza dell’area di rigore, la piastrella di Woan, tanto per intendersi con i tifosi più attempati: se ne incarica Reid, che cerca il cross ma trova le manone aperte di Fielding pronte alla respinta. Non impeccabile nelle uscite il portiere bianco, una debolezza che, forse, non abbiamo sfruttato a sufficienza (non che si sia sfruttato a sufficienza qualcosa, domenica, intendiamoci).

Harding recupera un pallone bel cerchio centrale del campo e Henrdicks, senza pensarci due volte, gli riverbera un possente calcione sulla tibia.

A questo punto si incazza pure il di solito inappuntabile Fray, che comincia a dire “unbelievable, unbelievable from Derby, every time that Forest get the ball they are clattered into“.

(Visto che la partita fa schifo, impariamo almeno un bel phrasal verb con il quale fare bella figura con i vostri amici inglesi quando andate allo stadio insieme: il clatter è il rumore che fanno gli zoccoli sull’acciottolato, ma clatter into someone, nell’inglese britannico, è un termine gergale calcistico, e vuol dire “fare un fallo duro su qualcuno”).

Altra rimessa di Halford dalla tre quarti, Collins salta al limite dell’area di porta, colpisce bene di testa e manda la palla sulla parte superiore della traversa, approfittando anche dell’orrenda uscita di Fielding; ma l’arbitro, divenuto improvvisamente un sensibilissimo cultore del gioco di fino, punisce un incomprensibile e invisibile scorrettezza del nostro difensore assegnandoci un fallo in attacco.

Su un rilancio della difesa del Derby, Ayala fa una mezza cazzata e consegna il pallone a Sammon, che avanza un paio di passi e dalle trenta iarde fucila un esterno destro a uscire che passa non molto lontano dall’incrocio alla sinistra di Camp.

Sul finire del primo tempo, il Forest, se non altro, guadagna campo, come si suol dire, riuscendo a manovrare più spesso sulla tre quarti avversaria: bellissima apertura di Cohen su Harding scaraventatosi in avanti sulla fascia sinistra; il nostro terzino avanza fino alla tre quarti avversaria e accentra di piatto verso Cox appostato appena fuori area, sul centrosinistra. Cox controlla, si accentra di qualche passo e tira di collo esterno destro, anche lui dalle trenta iarde: un tiro non pericoloso come quello di Sammon, ma piuttosto ben eseguito.

Il secondo tempo comincia con la mazzata decisiva.

Lancio dalle retrovie per Blackstock, impegnato in un nuovo corpo a corpo aereo con Keogh. Dex alza il braccio, in effetti, e non è chiaro se colpisca il suo avversario, ma lo stopper avversario si dimentica all’improvviso di essere un ruvido difensore britannico, e si abbandona al suolo rantolando come un Busquets qualsiasi. L’arbitro approfitta volentieri dell’occasione e caccia dal campo Dex. Al rallentatore si capisce che il colpo c’è stato: è stato lieve, ma il movimento del braccio è stato molto scomposto.

Come ho scritto subito guardando la partita, un giocatore professionista guadagna in una settimana quello che i suoi tifosi guadagnano in un anno proprio perché si presume che abbia un controllo completo del proprio corpo e della propria mente in situazioni di stress estremo, soprattutto, in questo caso, quando ha abbondantemente intravisto i sintomi di un arbitro ostile. Probabilmente la sbracciata di Blackstock era più da ammonizione che da espulsione, perché era evidentemente priva di cattiveria (braccio completamente teso e corsa molto corta), ma servire su un piatto d’argento in questo modo l’occasione per la propria espulsione, spiace dirlo, è stato davvero da pollo.

Non reagiamo all’espulsione, e per qualche minuto siamo apparentemente in balia dell’avversario.

Brayfod accelera sulla destra fino alla nostra tre quarti e la dà in mezzo a Hendricks che la ritorna al terzino bianco con un bell’uno-due, Brayfod si dirige verso la nostra area: giunto al suo vertice invece di accentrare il pallone lo allarga intelligentemente di nuovo sulla destra per l’accorrente Coutts che, inefficacemente contrastato da un Reid nettamente in ritardo nella sua chiusura, mette in mezzo un pallone sul quale lisciano Collins e Sammon ma non Bryson, che infila di piatto da una iarda.

Non ho contato i gol che abbiamo preso dalla nostra fascia sinistra, ma sono indubbiamente molti. L’inefficacia di Reid nella chiusura sta diventando un problema piuttosto serio, secondo me.

Sugli sviluppi di un corner battuto dalla nostra destra, ancora Bryson arriva al tiro dal limite dell’area, ma Camp controlla in due tempi: a dire il vero, la palla gli era sfuggita a un paio di iarde, ma nessuna maglia bianca era appostata a approfittare dell’imprecisione del nostro estremo difensore.

Cohen batte una punizione dal centrodestra della loro tre quarti cercando la testa di un compagno in un’area molto trafficata: in realtà la palla non la devia nessuno, e arriva a rimbalzare a mezza iarda da Fielding che controlla anche lui in due tempi con qualche difficoltà, anticipando di un soffio la testa di Collins protesa al rebound.

Su un rilancio della nostra difesa, Cox appostato sulla linea mediana lancia benissimo di interno destro al volo il subentrato Sharp sulla sinistra, Sharp controlla, arriva fin quasi al vertice sinistro dell’area e scarica indietro ancora a Cox; Simon punta deciso l’area di rigore, viene circondato da un nugolo di avversari tipo Boromir a Parth Galen, caracolla cercando uno spiraglio ma è contrato da Keogh che respinge alla bell’e meglio, Sharp cerca il tiro sulla respinta ma viene ancora una volta contrastato efficacemente dalla difesa avversaria, e Brayfod riesce a allontanare definitivamente in tocuhe.

Col passare dei minuti la nostra offensiva, anche se sempre disordinata, diventa più continua, e il Derby County si raccoglie completamente nella sua metà campo. Camp rinvia lunghissimo per Danny Collins, avanzato fin sulla tre quarti avversaria per fare da centroboa; Collins riesce a conquistare il pallone e lo allarga sulla fascia destra per Cohen, che avanza fino all’altezza dell’area di rigore avversaria, affronta il proprio avversario e con un paio di finte lo sbilancia tanto da trovare lo spazio per il cross, Buxton anticipa Cox di testa nell’area piccola, ma il suo rinvio è molto corto e arriva ballonzolando sul limite dell’area di rigore, dove irrompe Gillett con ottimo tempo: tiro d’incontro, di collo destro esterno, quasi a botta sicura, ma Frankie Fielding si guadagna la pagnotta parando miracolosamente con un tuffo sulla sua sinistra.

È la nostra occasione più chiara e clamorosa, e capita al 93′.

Dopo la parata si crea una mischia tra l’area di rigore e l’out destro, che origina una punizione per noi, della quale si incarica Cohen. È l’ultima occasione, Collins sfiora appena di testa sul vertice dell’area piccola, ma non tanto da imprimere la decisiva rifrazione alla traiettoria, e la difesa del Derby pulisce l’area, stavolta con definitiva decisione.

Fischio finale, e bianchi che vanno sotto la loro tribuna a raccogliere gli applausi dei tifosi prima di andare a sollevare di nuovo la Coppa d’argento messa in palio per la sfida.

Il Derby è venuto a giocare la partita che una squadra nettamente inferiore tecnicamente doveva giocare fuori casa in una partita così importante, magari aiutata da un arbitro compiacente, ma noi non siamo stati in grado di trovare contromisure a un’impostazione così chiusa e pastosa. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, crescere, imparare a far fronte a queste situazioni, imparare che non esistono solo le situazioni di gioco aperto che apparentemente gradiamo (o meglio, gradivamo, visto che siamo a una vittoria nelle ultime sette partite) tanto.

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Forest: Camp; Halford (Moloney 78′), Ayala, Collins(c), Harding; Gillett, Cohen, McGugan (Lansbury 75′), Reid (Sharp 75′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov (GK), Moussi, Coppinger, Majewski

Ammoniti: Reid 21′, Gillett 69′, Cox 90′, Lansbury 90′

Espulso: Blackstock 46′

Derby: Fielding, Brayford, Roberts (O’Connor 79′), Bryson, Buxton, Keogh (c), Coutts, Hendrick, Hughes, Sammon (Robinson 82′), Ward (Jacobs 66′)

NE: Legzdins (GK), Tyson, Gjokaj, Freeman

Marcatore: Bryson 55′

Ammoniti: Buxton 23′, Roberts 38′

Arbitro (vabbè…): Robert Madley
M
Spettatori: 28.707 (di cui ospiti: 4.389)

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Un arbitro farsesco inchioda la bara in cui il Forest, però, si è adagiato da solo.

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Intendiamoci, l’arbitro è stato allucinante nel suo metro di giudizio (soprattutto se guardiamo la grottesca ammonizione a Reid e guardiamo ai cartellini risparmiati ai difensori e ai centrocampisti bianchi), e l’espulsione di Blackstock (molto discutibile, ma non fuori dal mondo) ha decisamente cambiato la partita, ma la prestazione del Forest lo è stata altrettanto. Un solo tiro in porta in novanta minuti, di Gillett e nel recupero, una squadra spenta, dominata sul piano fisico e tattico da un Derby al quale l’arbitro ha concesso molto in fase di interdizione, ma al quale noi non abbiamo saputo opporre altrettanto spirito e il nostro oggettivamente superiore tasso tecnico. Ora ci ritroviamo in zona medio-bassa, più vicini alla zona retrocessione che alla zona play-off, con in arrivo un Blackburn Rovers certamente non intenzionato a rallentare ancora la sua corsa.

I brutti segnali intravisti la prima volta nella partita di Coppa contro lo Wigan, sottovalutati per le molte circostanze attenuanti che caratterizzarono la prestazione dei Reds, stanno diventando partita dopo partita la cifra espressiva delle nostre prestazioni: difesa molle e spesso distratta (soprattutto dalla nostra sinistra), momenti di vuoto mentale, tratti di partita regalati agli avversari e incapacità di tenere la concentrazione; inoltre, pur potendo vantare una linea di fuoco composta da Cox, Sharp e Blackstock, abbiamo uno degli attacchi più sterili della lega.
Ancora non sappiamo quale sia il margine di tolleranza degli Al-Hasawi, e quanta sia la pazienza a loro disposizione (il loro score al Quadsiya li dipinge come mangia-allenatori), certo è che se il Forest non mostrerà entro breve decisi segni di miglioramento, discutere la sua panchina potrebbe non essere più un argomento tabù.
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Per venire ai fatti, attacco in piena emergenza per mercoledì: Blackstock sarà squalificato per tre giornate, Cox è stato ammonito per la quinta volta e subirà un turno forzato di stop, mentre Tudgay, operato di ernia, sarà fermo per due settimane.
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Il Brian Clough Trophy e la Coffee Cup.

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Brian Clough Way
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E così, siamo al primo incontro stagionale tra Forest e Derby County, le squadre divise forse dalla più accesa rivalità dell’intero calcio inglese. Le due città distano 14 miglia l’una dall’altra, una ventina di chilometri, con due comunità piuttosto mescolate (molti cittadini di Nottingham lavorano a Derby, e viceversa, senza contare il territorio intermedio, con tifoserie molto intersecate), cosa che aggiunge ulteriore pepe alla faccenda.

Come tutto quello che riguarda il calcio inglese, anche la rivalità tra NFFC e DCFC è ricca di storie, di aneddoti, di protagonisti luminosi e oscuri. Vediamo di ripercorrne frettolosamente qualcuno, che tra meno di un’ora comincia la partita.

L’inimicizia tra le due squadre e le due tifoserie non è quella che si potrebbe definire una rivalità storica: nonostante una finale di FA Cup che le vide opposte nel 1898, con una sorprendente vittoria del Forest per 3-1 (i Reds erano stati sconfitti per 5-0 pochi giorni prima nella partita di lega), fino agli anni ’60 le alterne vicende delle squadre avevano fatto sì che tra di esse si siano registrate, tutto sommato, poche partite.

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La prima si disputò nel 1892, al Racecourse Ground di Derby, partita che vide la vittoria dei True Reds per 3-2: il Forest era alla sua prima partecipazione al massimo campionato inglese, anche se è un club molto più vecchio dei Bianchi di Derby. Fino al 1906, con le due squadre entrambe impegnate nel massimo campionato, le partite si svolsero regolarmente, due per stagione, ma in quell’anno il Forest fu retrocesso; tra guerre e alterne vicende delle squadre, fino a tutti gli anni ’60 il derby delle East Midlands si tenne solo altre 12 volte, tutte in seconda divisione, con l’aggiunta di quattro sfide in FA Cup.

Nel 1969-70 la partita tornò a far capolino nella massima serie, dopo 64 anni di attesa, e da quel momento i Reds e i Rams hanno disputato altri 17 campionati insieme (questo è il diciottesimo), 12 nella massima serie e 5 nella seconda divisione. Fu proprio negli anni ’70, con il passaggio di Brian Clough al Forest, che la rivalità si accese arrivando ai livelli parossistici di oggi. Esattamente come succede tra figli gelosi, l’animosità tra i tifosi di Forest e Derby County aveva molto più a che fare con la reciproca convinzione di essere stati la squadra della vita del Gaffer che con la vicinanza geografica (che, certo, però, fornì e fornisce, come detto, abbondante carburante all’inimicizia). Questo, insieme al fatto che nessuno dei due club aveva veri e propri rivali storici (Derby è una one team city, mentre il Notts County non è mai stato preso molto seriamente, come avversario, dai tifosi del Forest, molti dei quali, anzi, guardano con simpatia (non ricambiata) alle sorti delle Gazze del Trent.

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A mettere uno dei chiodi più robusti alla palizzata d’odio che divide le due tifoserie fu un altro personaggio mitico: Peter Taylor. Dopo aver annunciato il suo ritiro alla fine del campionato 1981-82, e avere conseguentemente abbandonato l’amico di sempre Brian Clough e il Nottingham Forest, accettò, invece, la proposta di diventare manager del Derby County, dove rimase fino alla fine della stagione 1983-84. Per soprammercato, convinse John Robertson, ala sinistra decisiva nei successi del Forest e molto cara a Brian Clough, a abbandonare a sua volta il City Ground per seguirlo nell’avventura. Oltre che i tifosi del Forest — il cui amore nei confronti di Taylor fu macchiato da questo gesto, tanto che nulla al City Ground, oggi, ricorda la figura del vice di Clough — questo gesto offese mortalmente anche Brian Clough, e segnò la fine dell’amicizia pluridecennale tra i due.

Dopo una fase in cui molti tifosi del Forest ponevano il Liverpool come più acerrimo rivale, a causa degli scontri degli anni ’70 e ’80, e a causa del ricordo di Hillsborough, il divaricarsi dei destini delle due squadre rosse e la pacificazione avvenuta sui tremendi fatti dell’89 ha restituito ai Bianchi il ruolo di nemico pubblico numero uno: al giorno d’oggi, 96 tifosi del Forest su cento e 100 tifosi del Derby su 100 indicano nella squadra posta all’altro capo dell’A52 la squadra contro la quale dà più soddisfazione vincere, una delle percentuali più alte di antipatia reciproca dell’intera Football League.

Una rivalità punteggiata da episodi anche molto cruenti: negli anni ’80 i tifosi del Derby e del Leicester, dopo le partite contro il Forest organizzavano spesso vere e proprie cacce all’uomo nei confronti dei tifosi Rossi nel centro di Nottingham, e nel 2009 i tifosi del Forest fecero graziosamente trovare teste di pecora mozzate fuori da alcuni pub di Derby.

Recentemente, la rivalità è stata rinfocolata da un paio di clamorosi nuovi “voltafaccia” manageriali: il passaggio di Billy Davies dal Derby al Forest nel dicembre del 2009, che portò a attraversare la A52 anche giocatori molto amati a Derby, come l’enfant du pays Lee Camp, Rob Earnshaw e Dex Blackstock, e l’arrivo a Derby della leggenda rossa Nigel Clough, il figlio di Brian, che ingaggiò subito un altro (ormai ex) idolo dei tifosi del City Ground, Kris Commons.

Certo, l’atteggiamento un po’ immaturo dei giocatori non ha sempre contribuito a raffreddare gli animi: nel 2008, Commons, alla fine di un match vittorioso, sventolò la sciarpa bianconera in faccia ai tifosi del Forest, e l’anno dopo, per ripicca, Nathan Tyson (ora, tra l’altro, in forza proprio ai Rams) fece lo stesso con una bandierina del corner rossa con l’albero dopo una rimonta da 0-2 a 3-2 del Forest al City Ground: gesto che scatenò una rissa piuttosto violenta e serie conseguenze disciplinari: per Tyson soprattutto, e, in secondo luogo, per le società e per tutti i giocatori coinvolti nello scontro.
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Nathan Tyson sventola la bandierina del corner
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Dal 2007, in ogni incontro tra le due squadre viene messo in palio il Brian Clough Trophy, una coppa nata per iniziativa del Brian Clough Memorial Fund e della vedova di Brian, Barbara, e ha carattere ufficiale. Solo la prima edizione del trofeo fu una partita organizzata appositamente, un’amichevole di beneficenza; in tutte le altre occasioni, il trofeo è stato messo in palio in ogni incontro ufficiale tra le due squadre, di coppa o di campionato. In caso di pareggio, il trofeo rimane alla squadra che lo detiene all’inizio della partita. Dopo le due vittorie dei Rams nello scorso campionato, dunque, il trofeo è in mani bianche, e ci vorrà una vittoria piena per strapparlo al Pride Park.

La coppa messa in palio è d’argento, e è molto vecchia: si tratta di una loving cup (una coppa per bevute in comune, di quelle che si passano da commensale a commensale dopo averle riempite di qualche bevanda) della fine dell’800, alla quale è stata aggiunta la figurina di Clough in cima al coperchio, ma non è mai stata usata come trofeo sportivo fino al 2007.
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Il Brian Clough Trophy
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Una curiosità per finire, a proposito di trofei: tanto per dare un’idea della rivalità tra le due squadre, il trofeo più bizzarro conservato nella bacheca del Derby County è uno di quei grossi bicchieri di plastica nei quali in Inghilterra si usa mettere il caffè e il cappuccino da asporto. È un trofeo “conquistato” nel corso di una partita tenutasi nel marzo del 2004, in una situazione piuttosto drammatica, dato che entrambe le squadre stavano lottando per rimanere in seconda divisione; la gara, disputatasi al Pride Park e finita 4-2 per i Bianchi, fu decisa anche dal fatto che il portiere del Forest, allora Barry Roche, in un momento decisivo scivolò proprio su questo bicchierone, gettato in campo da un tifoso dei Rams, mentre stava raccogliendo un pallone in area, e mancò clamorosamente la presa; questo finì a Peschisolido che, a porta completamente sguarnita, siglò il 2-0. Non certo un comportamento da gentleman: il gesto suscitò discrete polemiche; fatto sta che, archiviata la proposta iniziale di vendere all’asta la “Coffee Cup” per raccogliere fondi per una statua in memoria di Bloomer, il board del Derby County decise, invece, di inserire la Coppa di plastica tra i trofei d’argento, un gesto che misura bene la qualità dei rapporti tra le due squadre.
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Coffee Cup Derby County-NFFC
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Per fortuna, la Coffe Cup è l’ultimo trofeo vinto dai Rams, e, detto tra noi, speriamo che lo rimanga a lungo.

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Potrebbe andare peggio?

Bizzarramente, le due partite più importanti e sentite della stagione delle mie due squadre del cuore, disputate nelle stesse ore, si sono concluse entrambe con reti dei nostri avversari nel recupero che hanno azzerato il pur magro bottino raccolto fino a quel momento: un punto salvezza e la possibilità di giocarsi i supplementari.

Direi che è stata una delle serate più deludenti della mia storia recente di tifoso.

Tanto che, alla fine, mi è venuto in mente che, almeno, non potrebbe andare peggio di così.

Poi, a freddo, invece, ho pensato che potrebbe benissimo.

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@ Derby County preview – 13 marzo 2012

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Il su e giù per la A52 è sempre un grande momento della stagione.

Ci arriviamo, certamente, in uno stato di forma e con un organico molto migliore di quello che avremmo potuto avere e schierare il giorno del rinvio. Ci arriviamo anche, pare, con un sistema di gioco e un modulo piuttosto solidi: il 442 con piedi sinistri sulla sinistra e piedi destri sulla destra di cui abbiamo già parlato, e con due ali, Reid e McCleary, davvero in stato di grazia.

Il morale dovrebbe essere, anche quello, molto migliore: con la vittoria sul Millwall di sabato i punti di margine sulla zona retrocessione sono cinque; viceversa, il Derby County non sta certo attraversando il suo miglior momento: sabato sono stati sconfitti in casa dal Watford in una partita non certo memorabile, e i Rams hanno vinto solo una delle ultime nove partite disputate.

Aggiungiamo il fatto che noi siamo alle soglie di un ciclo terribile: Leeds United fuori, Brighton in casa, Leicester City e Crystal Palace fuori: tutto sommato, toccandosi il toccabile, questa è la partita più abbordabile, forse, visto lo stato di forma di tutte le squadre con le quali dovremo giocare prossimamente, fino al decisivo confronto interno con il Bristol City, al quale potremmo arrivare davvero con la canna del gas infilata ben oltre il velopendulo.

Insomma, se il 4 febbraio il viaggio al Pride Park sembrava dover essere catalogato sotto la voce “missione impossibile”, ora un filo di speranza, tutto sommato, io la nutro. Vedo un match molto tirato, che, probabilmente, vista la difficoltà con la quale le due formazioni, di recente, hanno mostrato di riuscire a tornare in partita una volta che finiscono sotto, premierà (se pure premierà qualcuno) chi riuscirà a rompere per primo l’equilibrio.

Noi affrontiamo la trasferta con i dubbi di Elokobi e Anderson, mentre il Derby C dovrebbe essere al completo con il più che probabile recupero di Gareth Roberts: il solo Jamie Ward è fortemente in dubbio.

Gli incroci tra le due squadre sono infiniti: l’ultimo della serie è quello costituito da Nathan Tyson: il trasferimento della punta veloce al Pride Park non ha avuto gli esiti probabilmente sperati; Tyson è ancora a secco, ma vista la sua passione per le partite di Brian Clough Cup io un occhio di riguardo, se fossi nei nostri difensori, glielo darei.

Altri ragazzi in campo che hanno vestito entrambe le maglie saranno Camp, Higginbotham, e Marcus Tudgay.

Un’ultima curiosità: in caso di vittoria, il Forest otterrebbe il 5.000° punto in campionato della sua storia.

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Precedenti

Vittorie del Forest: 36 (33 league, 2 FA Cup, 1 League Cup)

Vittorie del Derby County: 31 (27 league, 4 FA Cup, 0 League Cup)

Pareggi: 21 (19 league, 2 FA Cup)

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Stato di forma:

Forest (10 punti nelle ultime 5 partite)

Forest 3-1 Millwall

Forest 1-2 Doncaster Rovers

Barnsley 1-1 Forest

Birmingham 1-2 Forest

Forest 2-0 Coventry

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Derby County (4 punti nelle ultime 5 partite)

Derby 1-2 Watford

Derby 2-1 Blackpool

Birmingham 2-2 Derby

Derby 0-1 Leicester

Southampton 4-0 Derby

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@Derby County 4 febbraio 2012 – La voce del “nemico”

Anzitutto, la notizia del giorno, tremenda e sconvolgente, è che Nigel Doughty, l’ex presidente del Forest e l’attuale proprietario, è stato trovato senza vita nella sua abitazione. Ci sarà tempo, anche su queste pagine, per un più degno commiato e per una più serena valutazione del periodo che l’ha visto protagonista della vita della nostra squadra, e per altre valutazioni sul futuro della squadra, che potrebbe essere ancora più cupo di quanto non sembrasse; per ora, basti l’espressione del nostro grande dispiacere.

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E così, domani ci sarà la partita, il vero derby delle East Midlands, con tanti saluti al Leicester City, una delle rivalità più sentite di tutta l’Inghilterra. Come sanno tutti coloro che conoscono un po’ la storia del Nottingham Forest, infatti, anche se il Nottingham Forest ha una squadra concittadina, il Notts County, la più vecchia squadra professionistica del mondo, il cui stadio è diviso dal City Ground solo dalla larghezza del fiume Trent, la vera rivalità, per tutti i tifosi Reds, è quella con i Bianchi di Derby. Le Gazze sono un po’ visti come i parenti poveri, e non è raro che chi fa il tifo per il Forest abbia una certa simpatia anche per il Notts County (mentre non è vero il contrario).

In questo blog, si possono trovare diversi articoli su questa rivalità, e anche facilmente, dal momento che proprio al derby è dedicata una categoria di post. Quindi, presenterei la partita ascoltando “la voce del nemico”, che poi nemico proprio non è, dal momento che Nigel Clough, il figlio di Brian, per chi non lo sapesse, l’allenatore del Derby County, per chi non lo sapesse, è stato una bandiera del Forest, con il quale ha giocato 311 partite di lega segnando 101 reti, prima di passare al Liverpool, e altre 13 presenze, con una rete, in prestito dal Manchester City, nella fase calante della sua carriera.

L’intervista è di David Broome, e è apparsa sul Burton Mail.

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Clough sostiene il Forest nella lotta per non retrocedere

Nigel Clough crede che il Forest riuscirà a salvarsi questa stagione, e che ai tifosi del Derby County mancherebbe troppo il derby, se dovesse retrocedere

Gli arieti accoglieranno i loro rivali dell’East Midlands al Pride Park, domani, calcio d’inizio alle 12:15, e cercheranno di completare un League double contro i Reds che manca dal 1972.

Dopo una buona partenza con il nuovo manager Cotterill, con quattro vittorie su sei partite, il Forest ha disputato sette partite senza segnare un gol, hanno vinto una sola volta in 13 partite, e hanno raccolto 4 punti sui 39 a disposizione, da metà novembre, un ruolino di marcia che li hanno affondati al penultimo posto della Championship, a cinque punti dalla salvezza.

Comunque sia, Clough dice: “Sono ancora una squadra forte, se si guarda alla loro rosa, specialmente per la grande scelta in attacco. Ma, e lo sappiamo bene anche noi, quando si entra in un ciclo perdente, è molto difficile uscirne”.

“Quando è arrivato Steve Cotterill, la prima cosa che si poteva pensare è che fossero lì lì per ricominciare la corsa, e invece si sono impigliati nella lotta per non retrocedere. Ma penso ancora che siano abbastanza forti per salvarsi”.

“Questa, però, è l’incertezza della Championship, hai la stessa squadra, magari anche più forte dell’anno scorso, ma se vanno male un paio di cose ti ritrovi nel baratro”.

Clough ha legami con entrambi i club, dal momento che ha giocato al City Ground per nove anni, sotto il padre Brian, che allenò i Reds per 18 anni.

Dice ancora: “Quando tuo padre è stato manager lì per 18 anni, è difficile giocarci contro, ma non penso che nessuno si possa aspettare altro da me che la massima lealtà verso coloro per cui lavoro. Io sono consapevole che, data la rivalità tra le due squadre, i nostri tifosi si aspettino il peggio possibile, per i “nemici”, ma questa non è la mia opinione”.

“La persona nei confronti della quale mi sento più spiacente è Nigel Doughty, che ha pompato nelle casse del club una quantità incredibile di denaro, negli ultimi 10 anni. Provo per lui la massima simpatia”.

“È anche bello essere insieme in Championship, anche se, naturalmente, sarebbe meglio essere tutti e due là di sopra; sarebbe l’ideale, per la nostra regione, e sono sicuro che tutti e tre i club dell’East Midlands, anche il Leicester City, siano in grado di salire, prima o poi. Se non fossimo nella stessa Lega, non ci sarebbe questa partita, non ci sarebbe questa aspettativa, non ci sarebbe la data che tutti all’inizio della stagione segnano con un circolino rosso sul calendario”.

I tifosi hanno visto partite mozzafiato, negli ultimi anni, compresa l’andata disputata in settembre, con il Forest andato in vantaggio e il Derby ridotto in dieci dopo appena cinque minuti, e con la rimonta e la vittoria dei bianchi.

E anche se Clough afferma che domani si aspetta la solita battaglia, ammette che gli piacerebbe, però, una partita più tranquilla rispetto all’andata.

Dice: “Sarebbe bello giocare una partita senza scomodare il Giurì della FA per qualche altra rissa. La rivalità aggiunge pepe alle partite, ma non vorrei che questo portasse all’uscita anticipata dal campo di qualcuno”.

“Vogliamo mantenere il sangue freddo, tenere la testa sulle spalle e giocare il nostro football, quello che riusciamo a giocare quando siamo al massimo”.

“Vogliamo lottare, ma non vogliamo rendere la partita una schifezza senza dentro nemmeno un po’ di gioco dentro”.

“Il nostro primo obiettivo è attraversare i primi cinque minuti senza subire reti, e sarebbe una novità interessante, rispetto alle ultime partite, non prenderne una direttamente dall’azione del calcio d’inizio”.

Theo Robinson (polpaccio) non dovrebbe giocare, ma Paul Green torna dopo aver saltato la partita di martedì persa dal Derby County contro il Barnsley per 3-2 per le trattative che avrebbero potuto portarlo via dal club.

Invece, il Forest potrà contare sui tre nuovi arrivi: Scott Wootton, Danny Higginbotham e Adiene Guedioura, tutti arrivati in prestito al termine della finestra di mercato.

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Ecco. Per il resto, che dire. Il mio pronostico è, quasi inevitabilmente, una sconfitta piuttosto netta. Se dovessi scommettere razionalmente, scommetterei per un 3-1 per i bianchi, e, tutto sommato, anche se la maggior parte dei tifosi, naturalmente, vedono questa come la partita del “last pride”, dell’ultimo scatto di orgoglio prima di una retrocessione che vedono come inevitabile (e, probabilmente, lo è), io penso che, nonostante il fatto che questo sia un derby, non è nemmeno lontanamente una partita importante.

Come diceva Lee Camp l’anno scorso, in circostanze completamente diverse, “biogna battere le squadre intorno a noi in classifica”; ecco, il Derby County non è, quest’anno, per usare un’espressione inglese, la nostra coppa di tè. Io guardo con molta più paura e molta più ansia alle vere e proprie cinque finali di Coppa dei Campioni che abbiamo davanti, tutte da disputarsi al City Ground, e mi aspetto che sarà in quelle partite che Cotterill (se sarà ancora lui a guidare la squadra dopo domani, il che non è neanche detto) e i ragazzi in rosso dovranno veramente sputare e sudare sangue per vincere: le partite contro Watford, Coventry City, Doncaster Rovers, Millwall e Bristol City saranno il vero crocevia per la salvezza, e ci vorranno 15 punti.

Certo, vincere domani sarebbe bellissimo, ma non se sarà davvero l’ultimo scatto di orgoglio.

Ce ne vorranno altri cinque, e tutti molto più importanti, se si ha una visione minimamente lucida e a lungo termine del futuro della squadra.

I dati della vendita dei biglietti per la trasferta, in qualche modo, confermano questa mia idea: ne sono stati venduti molti meno dell’anno scorso, quando avevamo vinto sei gare di fila, eravamo secondi a sette punti dal QPR ma con due partite in meno, e vantavamo una striscia di imbattibilità interna di 34 partite.

Un po’ perché c’è, in effetti, un po’ di disamore; un po’ perché c’è la diretta TV; ma un po’, penso, perché c’è la sensazione, tra il popolo del Trent End, che questo non sia l’appuntamento decisivo e salva-stagione che il derby dell’East Midlands ha rappresentato per anni, quando le due squadre giocavano questa partita senza obiettivi e senza timori.

Inoltre, una sconfitta domani potrebbe portare alla fine del rapporto con Cotterill, cosa che io, anche se sono decisamente contrario, in genere, al cambio di allenatore in corsa, vedo come unica seria possibilità di lontanamente cominciare a provare speranze di salvezza.

La sua inadeguatezza tattica, la sua sfiducia e la sua insicurezza nella guida della squadra sono troppo palesi per non pensare che un cambio non sarebbe salutare.

Più che aver perso lo spogliatoio, sembra che non riesca nemmeno più a trovarlo; inoltre, sembra che abbia perso completamente il rapporto con i due giocatori più tecnici del nostro centrocampo, McGugan e Majewski.

Per cui, domani tutti davanti al televisiore, naturalmente, ma essendo ben consci che il destino della stagione del Forest non passa di certo per il Pride Park.

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East Midlands derby: Crossing the Divide.

Come più volte ripetuto, i giocatori che hanno vestito sia il rosso del Forest sia il bianco dei Rams sono moltissimi. Solo dalla Seconda Guerra mondiale in poi, i giocatori che hanno giocato ad entrambi i lati dell'A52 sono più di trenta.

Il primo, e uno dei più illustri, è Stewart Imlach, più volte citato in questo blog, uno degli eroi della Coppa del 1959. Prima di arrivare al Forest nell'estate del 1955, infatti, Stew giocò nel Derby County una stagione per lui non proprio brillantissima nel 1954-55. In questo caso si trattò proprio di un trasferimento diretto, visto che i Reds pagarono i Rams 5.000 sterline per l'ottima ala sinistra scozzese.

Gran parte dei trasferimenti tra le due sides dell'East Midlands avvennero, però, nell'epoca di Brian Clough: sia verso ovest, quando BC guidava i Bianchi, sia, in maniera molto più massiccia, verso est, quando BC cominciò il suo regno al City Ground e richiamò molti giocatori del suo periodo al Baseball Ground.

Clough, nel 1967, prelevò dal Forest per 30.000 sterline Alan Hinton, giocatore sottovalutatissimo da tutti i manager che il Forest ebbe durante il periodo trascorso dal forte giocatore di Wednesbury al City Ground, il cui addio fu salutato dal board Garibaldi con grande soddisfazione, dal momento che la cifra pagata dal DCFC per il suo acquisto venne giudicata folle; quanto si sbagliassero, Hinton lo dimostrò al Derby County, dove giocò 253 partite di lega segnando 63 reti, e vincendo due titoli inglesi.

Nel grande Derby County del periodo 1969-75 giocavano altri giocatori che avevano vestito la maglia rossa: Terry Hennessey, forte difensore, nazionale gallese, giocò nel Forest dal '65 al '70 diventandone il capitano, e nel Derby County dal '70 al '73; Henry Newton, centrocampista nato proprio a Nottingham, al Forest dal '63 al '70 e, dopo un interludio all'Everton, al Derby dal '73 al '77, proprio in tempo per vincere il secondo titolo assoluto; Frank Wignall, al Forest dal 1963 al '68, e, dopo un interludio ai Wolves, al Derby County dal 1969 al '71.

Il vero e proprio esodo, come anticipavamo, avvenne però con l'avvento di BC al Forest: i fedelissimi John O' Hare e John McGovern, che avevano seguito il Gaffer anche da Derby a Leeds, per i suoi famosi 44 giorni (McGovern, che cominciò a giocare proprio con Cloughie a Hartlepool, è l'unico a aver seguito il Gaffer in tutte le sue squadre, con l'esclusione della parentesi di Brighton), si precipitarono al City Ground al primo cenno di Clough, con il Leeds ben contento di liberarsi dei due incomodi testimonial di quell'esperimento fallimentare. Il primo fu ottima punta di riserva al City Ground, con 101 presenze e 14 reti per i Reds, e il suo contributo ai trionfi del Forest fu molto inferiore a quello dato ai titoli dei Rams, dove giocò 248 partite di Lega segnando 65 reti, anche se vanta una medaglia europea vinta sul campo, dal momento che subentrò a uno stremato Mills nel finale della battaglia del Bernabeu.
Il secondo, invece, fu la vera anima dei successi del Forest di Clough, e ne fu, certamente, il giocatore più rappresentativo, anche se non il più spettacolare: grande capitano, la vera e propria incarnazione in campo dello spirito del suo allenatore.

Archie Gemmill, un altro dei Cloughie boys del Derby County, si fece l'A52 nel 1977, mentre Colin Todd, l'ultimo giocatore del Derby di BC a passare la sponda, si unì al Forest molto più tardi, nel 1982, avendo abbandonato i Bianchi già da cinque anni, passati tra Everton e Birmingham City.

Tra l'altro, Archie Gemmill tornò a Derby nel 1983, dopo un periodo passato tar Birmingham City, Wigan e una breve esperienza americana, diventando l'unico giocatore della storia a attraversare il "confine" per ben due volte.

Poi, dopo il periodo d'oro del Forest, i giocatori ricominciarono a salire. In particolare, tre campioni d'Europa finirono al Derby County: Peter Shilton, l'eroe del Bernabeu, si trasferì al Derby County nel 1987, dopo cinque anni passati al Southampton. Kenny Burns, il grande difensore scozzese, passo agli Arieti nel 1984, per rimanervi solo un anno. E, infine, il trasferimento forse più doloroso di tutti e per tutti: il passaggio di John Robertson, giocatore feticcio di Brian Clough, che fu convinto da Peter Taylor a firmare per i Bianchi nel 1983. Fu la goccia che fece traboccare il vaso, l'evento che segnò la rottura definitiva tra i due amici, dopo che già la decisione di Taylor di firmare per il Derby County dopo aver spacciato l'addio al Forest per un ritiro dal calcio aveva provocato una gravissima crisi tra i due manager. Il Forest agì per vie legali contro il passaggio di Robbo dall'altra parte, accusando Taylor di aver versato sottobanco soldi allo Scozzese per convincerlo a firmare: fatto sta che, dopo quell'episodio, Clough e Taylor non si parleranno mai più, per il resto delle loro vite.

La fine degli anni d'oro del calcio nell'East Midlands segna un certo rallentamento di traffico, e i pendolari sull'A52 tornano a essere più numerosi dei giocatori.

Tra i passaggi più notevoli, quelli di Darren Wassall, difensore che giocò una trentina di partite negli ultimi Forest di Clough e che passò al Derby nel 1992, di Gary Charles, terzino destro che passò al Derby dopo la retrocessione del 1993, del grande Steve Hodge, che giocò un periodo in prestito al Derby durante il suo ultimo anno al Leeds United, nel 1994; viceversa, ricordiamo Glyn Hodges, nazionale gallese, più noto per essere stato uno dei protagonisti del "grande Wimbledon", che giocò per il Derby County nel 1996 e per il Forest nel 1998; Darryl Powell, uno dei Reggae Boyz di Francia '98, pur essendo nato a Londra: giocò 11 partite per il Forest nel 2005, dopo aver giocato per il Derby County dal 1995 al 2002. Poi, Lars Bohinen, al Forest dal 1993 al 1995 e al Derby dal 1998 al 2001, e Dean Saunders, famoso soprattutto per un anno passato al Liverpool e per il ruolo di commentatore del Galles per la BBC, al Derby dal 1988 al 1991 e al Forest nel 1996-97.

Per arrivare ai giorni nostri, con Lee Camp e Dex Blackstock, il primo nato a Derby e cresciuto nei Rams, il secondo al Derby per un breve periodo in prestito dal Southampton, e anche il neoacquisto Marcus Tudgay ha cominciato la sua carriera da pro nel Derby County, nel 2002: 92 presenze in campionato con un bottino di 17 reti.

Ma i due casi recenti più famosi sono quelli di Robbie Earnshaw e di Kris Commons, che percorsero in direzioni opposte la A52 proprio nello stesso periodo: il primo, ceduto dal Derby al Forest dopo il campionato 2007-08 (la disastrosa stagione dei Rams in PL), nel quale il gallese segnò la miseria di una rete in 22 apparizioni, dopo essere arrivato, voluto fortemente da Billy Davies, con gran squilli di tromba e un bel po' di soldi: tre milioni di sterline, allora record assoluto per i Rams; il secondo passato nella stessa estate al Derby, dopo la scadenza del contratto con il Forest, contratto che Commons non volle rinnovare, nonostante la promozione dei Reds dalla League One alla Championship: un gesto letto dalla tifoseria Rosso Garibaldi come un grave tradimento, il motivo per il quale, in assenza di Savage, le attenzioni dei tifosi, con cori come "Whats that on the A52? Its Fatty Commons, its Fatty Commons!" saranno tutti per lui.

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Tra i manager, i passaggi sono più radi, naturalmente, ma di grandissima importanza: Peter Taylor è l'unico a aver percorso il tragitto due volte: fu assistant manager al Derby e al Forest con Clough, e manager di nuovo al Derby, questa volta da solo, a partire dal 1982.
Ma a avere diretto sia Forest che Derby come manager sono solo tre allenatori: Dave Mackay, come saprà benissimo chiunque abbia letto Damned United, prese in mano il Derby dopo l'addio di Clough, nel 1973, provenendo proprio dalla sua prima esperienza manageriale al Forest. Poi lui: Brian Clough, manager del Derby County dal 1967 al 1973, e del Nottingham Forest dal 1975 al 1993. E, infine, l'attuale manager del Forest, Billy Davies, nominato manager dei Reds nel 2008 e manager del Derby County della promozione nella stagione 2006-2007.

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