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To stay put on Trentside.

Come ampiamente previsto, una delle conseguenze della (altrettanto ampiamente prevista, dopo la pubblicazione del documentario della BBC sulla corruzione dei vertici FIFA) mancata assegnazione all'Inghilterra dei Campionati mondiali del 2018 (non certo la maggiore, ma nemmeno la meno disprezzabile) è l'abbandono del progetto della Nottingham Arena, o come cappero la si sarebbe dovuta chiamare.

La meraviglia che ci siamo persi.

 

In un'intervista seguita alla notizia, il CE del Nottingham Forest Mark Arthur ha confermato che, all'orizzonte, non c'è alcun progetto né di abbandonare la riva del Trent, né di aumentare la capienza del Main Stand (operazione per rendere possibile la quale sarebbe necessario radere al suolo una fila di casette costruite proprio in prossimità dello stadio, e, dunque, particolarmente costosa).
Il Main Stand è la più vecchia delle quattro tribune del City Ground (risale al 1965, anche se fu parzialmente restaurata nel 1968, in seguito a un incendio scoppiato nel corso di una partita contro il Leeds United), ma è anche l'unica che sia pensabile ingrandire, visto che le altre sono circondate da elementi naturali o immodificabili.

Secondo Arthur, "la priorità del club, ora come ora, è il ritorno in Premier League, e il consolidamento nella lega di vertice nel calcio inglese".

Arthur ha confermato la salute finanziaria del club, e che in nessun caso il modello di finanza sostenibile verrà abbandonato, anche in caso di promozione in PL; ma ha anche affermato che i piani di sviluppo economico non fanno parte del suo incarico, essendo questi ultimi completamente affidati al proprietario, Nigel Doughty (che, tra l'altro, ha anche un incarico nella tesoreria del Partito laburista).

 

 

La zona sportiva di Nottingham: dall'alto, il Meadow Lane, il City Ground e il Nottingham County Cricket Ground

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