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White till I die.

Vediamo di cominciare il primo sabato stagionale con una foto insieme benaugurante e curiosa. Si riferisce al primo dei grandi trofei del Forest, la FA Cup del 1898, della quale parlammo qualche tempo fa, e sulla quale, naturalmente, torneremo abbastanza spesso.

A quel tempo, e per diversi anni ancora a venire, tutte le foto di rito venivano fatte tutte prima della partita, per inquadrare i giocatori nel loro stato migliore: la cosa bizzarra è che venivano fatte prima della partita anche le foto celebrative: ogni squadra, infatti, prima della partita faceva una foto senza coppa e una con la coppa, in modo da coprire tutti i possibili risultati. Alla fine, naturalmente, a ogni squadra veniva data la foto acconcia: nel nostro caso, questa qui, quella con la coppa. Solo nel 1888 il Preston North End, che si riteneva imbattibile, prima della finale con il WBA si rifiutò di fare la foto senza coppa. Naturalmente, perse quella partita per 2-1.

La cosa strana, che balza subito agli occhi, è che i Nostri non indossano il Garibaldi Red, ma un'insolita casacca bianca: a quel tempo, i fotografi avevano molto più a cuore il risultato artistico della loro opera che la filologia, e colui che si occupò delle foto delle squadre ritenne che il rosso delle maglie del Forest avrebbe contrastato troppo poco con lo sfondo prescelto, in quella giornata priva di sole, e chiese ai ragazzi di Nottingham di posare con le maglie della squadra avversaria. La squadra avversaria, se ricordate, era proprio il Derby County. Allora le rivalità calcistiche erano accese, ma non parossistiche, e dei gentlemen non si sarebbero mai rifiutati di assecondare l'organizzazione o di rischiare di passare alla storia con una foto fatta male. Consideriamo che questa è, praticamente, l'unica testimonianza visiva che abbiamo di quella partita. I calzoncini erano scuri, perché il Forest giocò quella partita con calzoncini blu scuro, cosa non infrequente, a quei tempi. Per i calzettoni, invece, come è possibile vedere, ognuno si aggiustava un po' da sé.

Però, nonostante tutto, forse è proprio per quella maglia biancha che i Nostri appaiono un po' a disagio.

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Legends of Nottingham Forest -€” Dennis Allsop

Se avete letto il profilino che abbiamo dedicato a Lee Camp in occasione della celebrazione del suo inserimento nella squadra ideale della Championship League, ricorderete che, bizzarramente, Lee è nato e ha cominciato a giocare proprio nella squadra dei rivali più acerrimi del Forest, i bianchi del Derby County.

Questa non è un’evenienza unica: come detto in quella occasione, Derby e Forest sono legati da strani intrecci del destino; il più importante di questi, indubbiamente, è rappresentato da Brian Clough, il manager che condusse entrambi i club al titolo nazionale estraendoli dalla seconda divisione, ma non è certo il solo.

Uno dei primi denti di questo ingranaggio fu un portiere, che cominciò a giocare al calcio due secoli fa.

Dennis Allsop era nato a Derby, nel 1871, e la sua passione calcistica era nata proprio al bordo del campo del County, squadra della quale era stato grande tifoso. Non giocò mai nei bianchi, però: i suoi esordi da calciatore avvennero in una squadra minore di Derby, il Junction, ma passò quasi subito ai Rossi della vicina Nottingham, nei quali entrò nel 1892, l’anno nel quale il Forest, dopo aver vinto il campionato della Football Alliance, una lega rivale della Football League — che però, di fatto, da qualche anno si era trasformata in una sorta di seconda divisione — fu ammessa a partecipare al campionato organizzato dalla Lega più importante d’Inghilterra.

Proprio in previsione della partecipazione a una competizione più difficile, il Forest decise di rinforzarsi, e aggregò il giovane Dennis come back-up del portiere titolare, un certo William Brown.
Fu Brown, dunque, che ebbe l’onore di giocare la prima partita del Forest nella Football League: un pareggio per 2-2 contro i Blues dell’Everton, che avevano già vinto un campionato dei quattro fin lì disputati.
I giornali del tempo, però, quando danno conto delle prove di Brown nelle prime partite della stagione, le qualificano spesso con l’aggettivo erratic. Usciva a vanvera, insomma.

Dopo qualche mese di insensate passeggiate in area e di corrispettive incazzature da parte di pubblico e compagni, con una situazione drammatica per il Forest (avevamo vinto solo una partita su nove), si decise di concedere una prova a Dennis, che esordì con il maglione del Forest in una partita disputata nel Christmas Eve, la vigilia di Natale.

Venne subito la seconda vittoria nella lega, un 3-1 contro i vicini delle Midlands occidentali del Wolverhampton Wanderers: le cronache sottolineano la bella prova di Allsop, definito “portiere agile e dalla grande capacità tra i pali” (an agile shot stopper), aiutato da un grande senso della posizione; non mollò più l’estrema difesa del Forest per i successivi otto anni.

Erano anni grami per i Reds, diciamo; così come, del resto, sono stati grami un sacco di anni, a Nottingham.
Il Forest era una squadra di fondo classifica, sempre in lotta per non retrocedere, e Dennis aveva un sacco di lavoro, che svolgeva mediamente molto bene.
Le cronache locali a volte biasimarono il fatto che l’enfant du pays non fosse mai preso in considerazione per la Nazionale.
Ma, come a volte avviene, la sua bravura e la sua dedizione ricevettero ugualmente compenso adeguato: Dennis Allsop fu il portiere che difese la porta dei Reds nella prima FA Cup vinta dal Forest, quella del 1898.

Non fu una campagna facile, quella del Forest in quella FA Cup, né fu priva di polemiche, ma Dennis fu bravissimo: mantenne inviolata la porta dei Reds per tre delle cinque partite dei turni eliminatori, compresa quello che suscitò il grande scandalo, la ripetizione della semifinale.

Il 29 gennaio del 1898, il Forest batté il Grimsby Town per 4-0, a Nottingham.
il 13 febbraio batté, ancora per 4-0 e ancora in casa, il Gainsborough Trinity.
Il 23 febbraio batté per 4-3 il WBA in trasferta.

Nella semifinale, il Forest fu sorteggiato con il Southampton.

Dopo un pareggio per 1-1 al Bramall Lane, lo stadio dello Sheffield United, il 19 marzo, si decise di ripetere la partita il 23, nello stadio londinese del Crystal Palace.
La partita si trascinò sullo 0-0 fino ai minuti conclusivi del tempo supplementare, quando su Londra scoppiò una vera e propria tempesta di pioggia e ghiaccio, con un vento fortissimo che soffiava alle spalle del Forest. Tra il vento alle spalle e la pioggia battente e gelata che martellava la faccia degli avversari e li accecava, il Nottingham riuscì a segnare due reti proprio negli ultimi due minuti. I Saints sporsero reclamo, opponendo la sopravvenuta impraticabilità del campo alla vittoria del Forest. Erano i tempi del beautiful game, del fair play, dei gentlemen agreement, delle controversie arbitrali risolte con un civile dialogo tra i capitani delle squadre: fu dunque grande la sorpresa generale, quando, nel corso della riunione della FA indetta per decidere del caso, prima il Nottingham si oppose alla ripetizione della partita, e poi il giurì della Football Association decise di omologare il risultato.

“Infamous” fu il termine più elegante con il quale la stampa specializzata definì la decisione del Board.

A noi, invece, piace pensare che il dio del calcio, in una sorta di ansia redistributiva, dia sempre a tutte le squadre almeno due grandi aiuti, nella loro storia. Io sono convinto che, nel caso del Forest, quella tempesta alla fine della semifinale con il Southampton del 1898 e, ottantadue anni dopo, quel pallone violentissimo scagliato da Manni Kaltz che, appena alzatosi alla fine di una traiettoria apparentemente ineluttabile, colpì la traversa della porta di Shilton, siano state le due volte in cui quel dio abbia guardato benignamente ai Rossi di Nottingham.

Fatto sta che, a soli quattro anni dalla conquista della Coppa da parte di quelli che allora erano i vicini ricchi e forti del Notts County, la città ebbe un’altra finalista di FA Cup.

Naturalmente, i nostri avversari, in quella occasione, furono i Rams del Derby County, già allora aspri rivali del Forest; la squadra per la quale Dennis tifava da piccolo.

I bianchi arieti di Derby erano clamorosamente favoriti. Avevano terminato i due precedenti campionati al secondo e al terzo posto, avevano eliminato nel corso della coppa l’Aston Villa, la squadra che dominava in quegli anni il calcio inglese; poi, anche l’Everton e il Liverpool, con risultati perentori; e, soprattutto, i Rams avevano battuto il Forest per 5-0 in campionato la settimana prima del giorno della finale.

Ma i commentatori che avevano già battezzato la partita come segnata non avevano previsto la strabiliante prestazione che fu in grado di mettere in campo, quel giorno, il portiere del Nottingham. Un’altra similitudine con la finale di Madrid contro l’Amburgo, la partita della vita di Peter Shilton.

Il Forest, come sarebbe successo ancora una volta a Madrid, riuscì a iniziare la partita nel modo in cui sognano di iniziarla tutti gli underdog che desiderano cambiare l’inclinazione dell’inerzia e degli equilibri tattici e morali predestinati: Arthur Capes, l’altro eroe di quella giornata, infilò la porta avversaria nei primi minuti, dopo una fase interlocutoria.

Il Derby County, però, rispose all’inizio da sogno degli underdog nel modo in cui i favoriti sognano sempre di rispondere all’inizio da sogno degli underdog, per stroncarlo brutalmente: i Rams pareggiarono immediatamente, con un colpo di testa di Steve Bloomer.

(Sì, proprio lui, proprio lo Steve Bloomer che, secondo quanto dice l’inno ufficiale della squadra, cantato prima di ogni partita al Pride Park da una quindicina d’anni in qua, sta guardando dal cielo i Bianchi di Derby giocare:

Steve Bloomer’s Watchin’,
Helping them fight,
Guiding our heroes,
In the black and the white
).

Steve era stato lasciato colpevolmente smarcato su un corner, e scoccò un colpo di testa violentissimo che sbattè sulla parte inferiore della traversa prima di finire in rete, eludendo il volo disperato di Dennis.

Ma, quel giorno, il sogno del Forest era più forte del sogno dei Rams, e non volle saperne di mollare. I Reds segnarono un’altra rete prima del riposo, con lo stesso Capes, e sembravano controllare abbastanza bene gli avversari.
Nella ripresa, però, il Derby County ritrovò lo spirito e la classe dei suoi giocatori, e cominciò un vero e proprio assedio alla porta di Allsop: Dennis sfoderò una prestazione a detta dei testimoni assolutamente incredibile: quanto più i suoi difensori si stancavano e diventavano fragili, tanto più Allsop sembrava crescere in statura e in fiducia di sé.

Quel giorno, non sarebbe più stato battuto, respinse vagonate di tiri e di colpi di testa, e si tirò al petto camionate di cross.
Nei minuti conclusivi, poi, un contropiede del nazionale scozzese John MacPherson consacrò la vittoria del Forest.

Assai raramente, dunque, nella storia della FA Cup, una squadra che ha vinto la coppa ha contratto un così grosso debito di riconoscenza verso il proprio portiere.

(A Capes e a MacPherson dedicheremo due post appositi delle Legends, come sarà, naturalmente, per tutti e cinque i giocatori della storia del Forest che hanno segnato per i Reds in una finale di FA Cup).

Dennis mise su i migliori 90 minuti della sua vita proprio nell’occasione più importante, così come devono fare i grandissimi campioni, e gli speciali onori che gli furono tributati dal Club e dalla municipalità di Nottingham in seguito alla vittoria furono straordinariamente meritati.

Quel 16 aprile del 1898 fu il giorno della carriera di Dennis Allsop. La sua partita più bella e la sua vittoria più importante. Difese la porta del Forest anche in tutte le gare della stagione successiva, quella che conduceva alle porte del nuovo secolo, con ottimi risultati e, soprattutto, con grande costanza di rendimento.
La sua grande presenza in area e il suo senso posizionale continuavano a sventare gli attacchi avversari, e l’anno dopo ancora, nel campionato del 1899-1900, raggiunse e superò il ragguardevole traguardo delle 200 presenze in partite di Lega, in un’epoca nella quale i campionati erano molto più corti di quanto non lo siano ora.

Anzi, in quell’anno tondo a cavallo tra i due secoli sembrò quasi che il miracolo del ’98 stesse per ripetersi: il Forest raggiunse la semifinale di FA Cup, ma questa volta il replay non fu amico dei Rossi: dopo un pareggio per 1-1 contro il Bury al Victoria Ground, il Forest fu battuto nella ripetizione per 3-2 al Bramall Lane, il 29 marzo del 1900.
Il Bury, poi, avrebbe battuto il Southampton per 4-0 nella finale, per la prima delle due FA Cup vinte dalla squadra di Manchester nella sua storia.

Il primo campionato del secolo vide sorgere, a Nottingham, l’astro di un nuovo, giovane, bravissimo portiere, Harry Linacre, i primo portiere del Forest a conquistare un cap, al quale dedicheremo un capitolo di questa saga; corrispondentemente, la carriera di Dennis Allsop cominciò a declinare. Decise di abbandonare il calcio il 16 aprile del 1900, esattamente due anni dopo il giorno della sua vita, in seguito a una sconfitta per 8-0 patita dal Forest contro il WBA, in una partita di campionato.

Dennis tornò nella sua natia Derby, dove morì nel 1921, a soli 50 anni.

Solo nel 1959 un portiere del Forest, il grande Chick Thompson, tornò a baciare l’argento della FA Cup; e nessun altro ci è mai più riuscito, dopo loro due.


Data di nascita: 13 febbraio 1871, Derby
Data di morte: 6 ottobre 1921

Record nel Nottingham Forest

Presenze: 206 nella Lega, 27 nella FA Cup
Debutto: 24 dicembre 1892 v Wolverhampton Wanderers (casa, vittoria per 3-1)

Altre squadre di appartenenza: Derby Junction

Liberamente tratto e tradotto da
The Legends of Nottingham Forest, di Dave Bracegirdle, Breedon Books

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