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Da Gerd Müller a Thomas Müller, i miei primi quarant’anni di eliminazioni inglesi.

Questo è un sito sulQuesto è un sito sul Forest e su Brian Clough, ma non si può ignorare i Mondiali di calcio, e la prova terribile offerta dalla nazionale di Capello, la peggiore edizione dei Bianchi che abbia visto partecipare a una fase finale di Coppa del Mondo.

Questo è un sito sul Forest e su Brian Clough, ma non si possono ignorare completamente i Mondiali di calcio, e la prova terribile offerta dalla nazionale di Capello, la peggiore edizione dei Bianchi che io abbia mai visto partecipare a una fase finale di Coppa del Mondo.
Per l’occasione, da tifoso acquisito dei Tre Leoni (e quindi, come ogni convertito che si rispetti, particolarmente integralista), vorrei provare a dare un voto alle eliminazioni dell’Inghilterra dai mondiali che ho vissuto, da una a sei stelline, a seconda della minore e o maggiore delusione che ho provato.

1970: ✩˜†
Sarò sincero, non mi ricordo nulla della partita tra Germania Ovest e Inghilterra. Tutto quello che so di quella partita l’ho imparato dopo. Avevo cinque anni e mezzo, e cara grazia che i miei mi facevano star su a vedere le partite dell’Italia, che invece mi ricordo abbastanza bene. Furono gli unici mondiali in cui il mio tifo per l’Italia fu totale e incondizionato, anche perché giocavano insieme i miei due giocatori italiani preferiti di tutti i tempi, Boninsegna e Mazzola, e dell’Inghilterra penso non mi importasse nulla.
1974: ˜†˜†
Qui già stavo formando una decisa anglofilia, ma l’eliminazione dell’Inghilterra da parte della Polonia avvenne durante le qualificazioni, che si svolgevano, come tutto allora, in maniera molto soffice, senza alcuna immagine televisiva e, dunque, senza tanta sofferenza. In più, girava la leggenda della superumana partita di Tomaszewski a Wembley, che sembrava avesse parato anche i piselli tirati dai tifosi con la cerbottana, e questa cosa faceva anche quasi simpatia.
1978: ˜†
Fu una grande sofferenza, perché si trattò di uno scontro diretto con l’Italia durante le qualificazioni, e, quindi, la Rai fece vedere tutte le partite dell’Inghilterra o in diretta o in ampia sintesi. La mia classe era divisa tra olandesisti e italianisti, e nella sfida in qualificazione tra Italia e Inghilterra solo un paio di olandesisti di confessione neo-liverpooliana appoggiavano tiepidamente la mia posizione di tifo per i Tre Leoni, ma senza esporsi apertamente. Fummo eliminati per differenza reti, perché il portiere finlandese contro di noi fece i miracoli, e contro l’Italia prese un giorno di vacanza. Di quel girone di qualificazione ricordo benissimo tutto, ma, in particolare, la partita di Keegan a Wembley, quando vidi per l’unica volta in vita mia Tardelli non sapere davvero che pesci prendere per fermarlo, e mi ricordo benissimo anche che l’ultima giornata del girone, il giorno decisivo di Italia-Lussemburgo, che mi misi davanti alla TV con la flebile speranza, naturalmente illusoria, che il Granducato riuscisse a strappare il pareggio-qualificazione. Prima della partita, in una sorta di rito sciamanico propoziatorio, avevo giocato un Italia-Lussemburgo a Subbuteo con un mio amico italianista (io tenevo il Lussemburgo, naturalmente), e avevo vinto agevolmente per 3-0; lo stesso risultato con cui vinse l’Italia, privandoci della qualificazione per l’Argentina.
1982: ˜†
Quella squadra mi piaceva molto. Ero un po’ deluso per lo scarso impiego di giocatori del Forest, ma, oggettivamente, eravamo già in via di smantellamento, Greenwood convocò diversi giocatori dei Reds campioni d’Europa, ma Trevor Francis era già finito al Birmingham, e Tony Woodcock era già al Colonia. Solo Viv Anderson, tra i giocatori ancora al City Ground, giocò titolare. Se mi dovessero chiedere, direi che il 1982 è una vera e propria occasione mancata. Nelle qualificazioni surclassammo la Francia, e nel gironcino dominammo sia con la Germania che con la Spagna, ma, con un Francis come al solito a mezzo servizio per un infortunio al solito tendine, tirammo fuori solo due 0-0 che ci condannarono a un’eliminazione da imbattuti.
1986: ˜†
Avrebbe dovuto essere il nostro mondiale, perché eravamo i più forti. Mano o non mano di Dio, perché cacchio lasciare fuori John Barnes???
1990: 
L’unica volta nella mia storia di tifoso dell’Inghilterra che ero davvero convinto che avremmo potuto farcela, ma sin dall’inizio. Inoltre, avevamo una difesa marcata Forest, con Des Walker e Stuart Psycho Pearce. Girone iniziale rognosissimo vinto contro la Repubblica, l’Olanda e l’Egitto, poi turni a eliminazione in constante crescita, Belgio Camerun e Germania, con una partita bellissima da parte nostra, persa, come tutti sanno, ai rigori, con in più l’amarezza dell’errore di Pearce. Fu la volta che Lineker coniò la mitica definizione “il calcio è un gioco che si gioca in undici e dove alla fine vincono i tedeschi”. In più, perdemmo anche il terzo posto per un gol clamorosamente in fuori-gioco dell’Italia, ma è un ricordo vago e potrei sbagliarmi.
1994: 
Mi ricordavo benissimo che non c’eravamo, ma ho dovuto andare a riguardare su internet il motivo per cui non ci eravamo qualificati per USA 94: fummo eliminati da Norvegia e Olanda. Era un periodo difficile, per me, quello; senz’altro lì per lì ci rimasi male, ma non me lo ricordo proprio, quindi anche qui metto una sola stellina.
1998: 
Quel mondiale non l’avremmo mai potuto vincere in tutta la storia del calcio, perché dopo l’Argentina avremmo dovuto giocare in fila contro l’Olanda, il Brasile e la Francia, ma la partita contro l’albiceleste è stata, a mia memoria, la più bella e appassionante partita dell’Inghilterra in una fase finale dei mondiali, e alla fine ci rimasi davvero molto male (e devo dire che anche quei mondiali, nella mia memoria, sono stati quelli più belli, tecnicamente, dal 1974 in poi).
2002: 
Un altro mondiale buttato nel cesso, ma se perdi così da pirla, un po’ viene da dire “vabbè ma allora te lo meriti”.
2006: 
La vidi al bar; praticamente, quei mondiali li vissi al bar, perché non conoscevo nessuno che aveva Sky, e nella partita contro il Portogallo rivissi il mio isolamento adolescenziale, con tutti gli italioti del bar animati da fieri sentimenti anti-inglesi. Mi ricordo Hargreaves, un po’ in ombra fino a lì, assurgere a dimensione titanica dopo l’espulsione di Rooney (per lui questo è il secondo mondiale a secco, a proposito…) e cercare di battere da solo il Portogallo, sfiorando più volte l’impresa. Uscii dal bar prima dei rigori, per evitare gli sfottò degli italioti anti-inglesi che avevano via via preso a odiarmi, perché tanto ero sicuro che avremmo perso.
2010: ✩1/2
Non l’ho ancora detto, ma io non ho una grande passione per il calcio delle nazionali: mi piacciono i mondiali e gli europei come mi piacevano Giochi senza Frontiere, anche se sono sempre stato convinto che siano, essenzialmente, una baracconata di regime in cui vengono messi in scena con grande precisione i rapporti di potere all’interno della FIFA. Insomma, non ho per le nazionali lo stesso grado di coinvolgimento acritico che nutro per le mie squadre di club preferite. Per appassionarmi, una squadra nazionale deve giocare bene, e questa Inghilterra qui è stata veramente uno schifo. Ho messo una pallina e mezzo, perché l’unica volta che ne ho messa una era quando non ero a conoscenza né dell’Inghilterra né della sua eliminazione, o quando non me la ricordavo proprio, ma, certamente, retrospettivamente mi dispiace molto di più per l’eliminazione del 1970 che per questa.
Io non ho una grande passione per il calcio delle nazionali: mi piacciono i mondiali e gli europei come mi piacevano Giochi senza Frontiere, anche se sono sempre stato convinto che siano, essenzialmente, una baracconata di regime in cui vengono messi in scena con grande precisione i rapporti di potere all’interno della FIFA. Per appassionarmi, una squadra nazionale deve giocare molto bene, e questa Inghilterra qui è stata veramente uno schifo. Ho messo una pallina e mezzo, perché l’unica volta che ne ho messa una era quando non ero a conoscenza né dell’Inghilterra né della sua eliminazione o non me la ricordavo, ma, certamente, retrospettivamente mi dispiace molto di più per l’eliminazione del 1970 che per questa. Forest e su Brian Clough, ma non si può ignorare i Mondiali di calcio, e la prova terribile offerta dalla nazionale di Capello, la peggiore edizione dei Bianchi che abbia visto partecipare a una fase finale di Coppa del Mondo.
Per l’occasione, vorrei provare a dare un voto alle eliminazioni dell’Inghilterra dai mondiali che ho vissuto, da una a sei stelline, a seconda della minore e o maggiore delusione che ho provato.
1970: ☆
Sarò sincero, non mi ricordo nulla della partita tra Germania Ovest e Inghilterra. Tutto quello che so di quella partita l’ho imparato dopo. Avevo cinque anni e mezzo, e cara grazia che i miei mi facevano star su a vedere le partite dell’Italia, che invece mi ricordo abbastanza bene. Furono gli unici mondiali in cui il mio tifo per l’Italia fu totale e incondizionato, anche perché giocavano insieme i miei due giocatori italiani preferiti di tutti i tempi, Boninsegna e Mazzola, e dell’Inghilterra penso non mi importasse nulla.
1974: ☆☆
Qui già stavo formando una decisa anglofilia, ma l’eliminazione dell’Inghilterra da parte della Polonia avvenne durante le qualificazioni, che si svolgevano, come tutto allora, in maniera molto soffice, senza alcuna immagine televisiva e, dunque, senza tanta sofferenza. In più, girava la leggenda della superumana partita di Tomaszewski a Wembley, che sembrava avesse parato anche i piselli tirati dai tifosi con la cerbottana, che faceva anche quasi simpatia.
1978: ☆☆☆☆☆
Fu una grande sofferenza, perché si trattò di uno scontro diretto con l’Italia durante le qualificazioni, e, quindi, la Rai fece vedere tutte le partite dell’Inghilterra o in diretta o in ampia sintesi. La mia classe era divisa tra olandesisti e italianisti, e nella sfida in qualificazione tra Italia e Inghilterra solo un paio di olandesisti di confessione neo-liverpooliana appoggiavano tiepidamente la mia posizione di tifo per i Tre Leoni, ma senza esporsi apertamente. Fummo eliminati per differenza reti, perché il portiere finlandese contro di noi fece i miracoli, e contro l’Italia prese un giorno di vacanza. Nonostante questo, mi ricordo benissimo che mi misi davanti alla TV il giorno decisivo di Italia-Lussemburgo ancora con la speranza, naturalmente illusoria, che il Granducato riuscisse a strappare il pareggio-qualificazione, dopo aver giocato un Italia-Lussemburgo a Subbuteo con un mio amico italianista (io tenevo il Lussemburgo, naturalmente), e averlo vinto agevolmente per 3-0.
1982: ☆☆☆☆
Quella squadra mi piaceva molto. Ero delusissimo per lo scarso impiego di giocatori del Forest, ma, oggettivamente, eravamo già in calo, Francis era già al Birmingham e Woodcock già al Colonia. Solo Anderson giocò titolare. Se mi dovessero chiedere, direi che il 1982 è una vera e propria occasione mancata. Nelle qualificazioni surclassammo la Francia, e nel gironcino dominammo sia con la Germania che con la Spagna, ma, con un Francis come al solito a mezzo servizio per un infortunio al solito tendine, tirammo fuori solo due 0-0 che ci condannarono a un’eliminazione da imbattuti.
1986: ☆☆☆☆☆
Avrebbe dovuto essere il nostro mondiale, perché eravamo i più forti. Mano o non mano di Dio, perché cacchio lasciare fuori John Barnes???
1990: ☆☆☆☆☆☆
L’unica volta nella mia storia di tifoso dell’Inghilterra che ero davvero convinto che avremmo potuto farcela, ma sin dall’inizio. Inoltre, avevamo una difesa marcata Forest, con Des Walker e Psycho Pearce. Girone iniziale rognosissimo, poi turni a eliminazione in constante crescita, Belgio Camerun e Germania, con una partita bellissima da parte nostra, persa, come tutti sanno, ai rigori, con in più l’amarezza dell’errore di Pearce. Fu la volta che Lineker coniò la mitica definizione “il calcio è un gioco che si gioca in undici e dove alla fine vincono i tedeschi”. In più, perdemmo anche il terzo posto per un gol clamorosamente in fuori-gioco dell’Italia, ma è un ricordo vago e potrei sbagliarmi.
1994: ☆
Mi ricordavo benissimo che non c’eravamo, ma ho dovuto andare a riguardare su internet il motivo per cui non ci eravamo qualificati per USA 94: fummo eliminati da Norvegia e Olanda. Era un periodo difficile, per me, quello; senz’altro lì per lì ci rimasi male, ma non me lo ricordo proprio, quindi anche qui metto una sola stellina.
1998: ☆☆☆☆☆
Quel mondiale non l’avremmo mai potuto vincere in tutta la storia del calcio, perché dopo l’Argentina avremmo dovuto giocare in fila contro l’Olanda, il Brasile e la Francia, ma la partita contro l’albiceleste è stata, a mia memoria, la più bella e appassionante partita dell’Inghilterra in una fase finale dei mondiali, e alla fine ci rimasi davvero molto male (e devo dire che anche quei mondiali, nella mia memoria, sono stati quelli più belli, tecnicamente, dal 1974 in poi).
2002: ☆☆☆
Un altro mondiale buttato nel cesso, ma se perdi così da pirla, un po’ viene da dire “vabbè ma allora te lo meriti”.
2006: ☆☆☆☆
La vidi al bar, praticamente quei mondiali li vissi al bar perché non conoscevo nessuno che aveva Sky, e nella partita contro il Portogallo rivissi il mio isolamento adolescenziale, con tutti gli italioti del bar animati da fieri sentimenti anti-inglesi. Mi ricordo Hargreaves, un po’ in ombra fino a lì, assurgere a dimensione titanica dopo l’espulsione di Rooney (per lui questo è il secondo mondiale a secco, a proposito…) e cercare di battere da solo il Portogallo, sfiorando più volte l’impresa. Uscii dal bar prima dei rigori, per evitare gli sfottò degli italioti anti-inglesi che avevano via via preso a odiarmi, perché tanto ero sicuro che avremmo perso.
2010: ☆½
Io non ho una grande passione per il calcio delle nazionali: mi piacciono i mondiali e gli europei come mi piacevano Giochi senza Frontiere, anche se sono sempre stato convinto che siano, essenzialmente, una baracconata di regime in cui vengono messi in scena con grande precisione i rapporti di potere all’interno della FIFA. Per appassionarmi, una squadra nazionale deve giocare molto bene, e questa Inghilterra qui è stata veramente uno schifo. Ho messo una pallina e mezzo, perché l’unica volta che ne ho messa una era quando non ero a conoscenza né dell’Inghilterra né della sua eliminazione o non me la ricordavo, ma, certamente, retrospettivamente mi dispiace molto di più per l’eliminazione del 1970 che per questa.
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Il mondiale del Forest.

Quasi tutti sanno che Michael Dawson è un giocatore della nostra accademia, e è stato a lungo nella prima squadra del Forest, disputandovi 83 partite di lega. Mike è certamente il legame più forte tra i Reds e questo mondiale e, quando Fab si deciderà a farlo giocare, sarà anche il tassello decisivo per rendere meno tentennante la non perfetta linea difensiva dei Tre Leoni.

Pochi però sanno, o si ricordano, che altri due giocatori dei Bianchi hanno legami più o meno forti con il club di Nottingham: Shaun Wright-Phillips è un altro prodotto dell’accademia del Forest, nella quale passò cinque anni, dal 1993 al 1998, ma non arrivò mai in prima squadra. Fu “rilasciato” all’età di 17 anni, perché era giudicato fisicamente inadeguato al calcio inglese. Il City ringraziò sentitamente.

John Terry ha indossato un’unica altra maglia, a parte quella blue del Chelsea, nella sua carriera professionistica: proprio quella rosso-garibaldi. Fu dato per un breve periodo in prestito al Forest, nel 2000, e giocò sei partite per i Reds. Vedere Terry indossare una maglia rossa è certamente bizzarro, ma il blog sul Forest e su Brian Clough è qui apposta per stupire i suoi lettori.

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It’s not that easy being green.

È inutile. Qualunque sia stato appassionato di calcio inglese fin da piccolo, vede un po’ alla nazionale dei Tre Leoni come alla sua seconda patria, per quanto grama possa essere (e questa edizione dei Bianchi, a giudizio di chi scrive, lo è abbastanza).

Di conseguenza, avrà visto con disappunto, per usare una parola che non renda “rated” questo blog, alla papera di Green, che ha consegnato una rete agli Usa e due punti all’ideale canna del cesso in cui scolano le occasioni perdute dalla nazionale inglese, una canna ormai ingolfata da decenni.
Abbiamo parlato poco tempo fa dello sciagurato passaggio di Hodge alla mano di Dio, e a come quel gesto dovesse servire da monito ai giocatori inglesi: “if some of the England players had any doubts over how one bad moment at a World Cup could haunt them for the rest of their lives, then they only need to talk to Steve Hodge”.

Ma Rob Green non è sempre stato così. Rob Green ci ha fatto anche sognare, a suo tempo. Come non pensare a quando una sua prestazione fece gioire i tifosi Reds per la bella vittoria del Forest per 2-0 sul Norwich, in seconda divisione (allora mi pare che si chiamasse First Division, ma non potrei giurarci…), nell’agosto del 2003, all’inizio di un campionato che ci avrebbe portato fino ai play-off (allora, però, partendo da sesti: a un 1-1 in casa con lo Sheffield Utd seguì un fantastico 3-4 a Sheffield, una partita bellissima in cui fummo in vantaggio per 2-0 fino al 60°, di cui prima o poi parleremo; ah, i Blades furono poi triturati per 3-0 dai Wolves nella finale di Cardiff).

A dire il vero, in quel caso la colpa della rete fu un po’ di tutta la difesa del Norwich, che lasciò colpevolmente inavvertito Green della presenza di David Johnson alle sue spalle: ma, certo, vorrei tornare a quel giorno al City Ground per scommettere con qualche volenteroso bookmaker, uno di quelli vivono ai margini di ogni evento sportivo, e che prendono tutte le scommesse possibili con quote oneste, che un giorno Rob Green avrebbe difeso la porta dell’Inghilterra in una fase finale di un Mondiale di calcio.

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