Su questo blog.

«Ho davvero provato quelle cose, e con me tantissime altre persone, milioni di persone. Molti di quei milioni forse oggi non si riconoscono più granché nel calcio e negli stadi in cui viene giocato, ma i miei figli e milioni di altri giovani, ragazzi e ragazze, stanno iniziando un’avventura che gli procurerà una marea di dolori e, una volta ogni morte di papa, attimi di gioia trascendentale. E questo, secondo me, non cambierà mai».

Nick Hornby

Questo blog, nato sulle solide fondamenta di una passione giovanile prodottasi per l’azione congiunta di un club straordinario e di un allenatore straordinario, si sviluppa, essenzialmente, su quattro direttrici:

  1. La cronaca quotidiana di quel club, il Nottingham Forest, che langue da tanti anni tra la seconda e la terza divisione inglese. È, forse, la sezione di minore interesse generale: anche chi ha una grande passione per il calcio, e persino chi ha una grande passione per il calcio inglese, forse, non troverà interessantissime le vicende di una squadrettina che si barcamena alla meglio (o alla peggio) nelle serie inferiori. Ma tant’è. Se vi piace il resto, fatevene una ragione, se non vi piace il resto, mi sa che, comunque sia, questo non è il blog che fa per voi.
  2. La storia di quel club. E a questo penso che ogni appassionato di calcio dovrebbe essere interessato. Il Nottingham Forest è una delle squadre più notevoli della storia del calcio mondiale. Non solo perché è stata la penultima squadra, prima del Milan di Capello, a vincere per due volte di fila la Coppa dei Campioni, non solo perché è stata l’unica squadra della storia a vincerla due anni dopo la promozione dalla seconda divisione, non solo perché è l’unica squadra al mondo a essere finita in terza divisione dopo aver vinto una coppa continentale, non solo perché è la più piccola città a aver vinto la Coppa dei Campioni d’Europa, ma anche per altri motivi: per esempio, è stata la prima squadra al mondo a vestire la maglia rossa, il Garibaldi Red ispirato dalle divise garibaldine e scelto per la passione socialista dei fondatori; è stata la prima squadra al mondo a montare le reti dietro la porta; e è stata l’ultima squadra professionistica inglese a abbandonare lo status di associazione sportiva per abbracciare quello di limited company. Parleremo dei grandi traguardi raggiunti della squadra e dei periodi bui, delle grandi stagioni e delle grandi tragedie, sportive e umane, delle quali è stata protagonista.
  3. La storia di quell’allenatore straordinario. Brian Clough, secondo me, è stato il più grande manager del periodo classico del football: quello che va, più o meno, dalla sconfitta dell’Inghilterra contro l’Ungheria a Wembley del ’53 (che segnò la fine del sistema e l’inizio di quel sommovimento che portò, l’anno  dopo, alla nascita della Coppa dei Campioni per club), all’avvento di Berlusconi alla guida del Milan, l’evento che più di ogni altro, secondo me, segna l’inizio del calcio moderno. Clough non fu un grande innovatore tattico (anche se molti gli accreditano l’invenzione del 4-5-1, nella finale di Coppa dei Campioni contro l’Amburgo); era però un genio nella motivazione dei giocatori e nel mercato, cosa che l’ha portato a essere, credo, l’unico allenatore del mondo in una delle leghe professionistiche maggiori a vincere due campionati con due squadre che aveva portato l’anno precedente dalla seconda alla prima divisione. Un’ascensore sociale oggi divenuto impensabile, ma anche allora era, certamente, difficilissimo. La sua vita ha ispirato moltissimi libri, almeno un film e innumerevoli documentari e articoli, e anche qui faremo di tutto per ritracciare la sua vita, raccogliendo e traducendo quando è stato scritto su di lui.
  4. Il calcio inglese in generale. Ci sono moltissimi ottimi siti dedicati a questo argomento, per cui sarà, qui sopra, un tema residuale. Nondimeno, quando ci sarà l’occasione di trattare un tema relativo al football d’oltremanica che, magari, sfiori solo gli argomenti principali del blog ma che sia di interesse generale, e che non avrà avuto sui blog italiani la visibilità che mi sembrerebbe meritare, cercherò di darne conto.

Benvenuti, e buona lettura!

4 risposte a “Su questo blog.

  1. Pippo74

    Sono veramente colpito dall’accuratezza e dalla competenza di questo sito oltre che dalla passione che traspare quasi dallo schermo.Io sono un pò più giovane di te(sono del 1974) ma pur non avendo vissuto da cosciente(la prima partita che seguii di Coppa Campioni da interessato fu un Aston Villa-Juve del 1983) il periodo d’oro del nottingham ne sono sempre stato affascinato e mi sono documentato tantissimo.E poi c’è la storia straordinaria di questo mister Brian Clough che ha compiuto qualcosa di irripetibile e che a mio giudizio non viene ricordato a dovere dai media oggi.Racconto un aneddoto:Io alleno una juniores regionale e l’anno scorso dopo un campionato dove ci siamo salvati a pelo a una giornata dal termine abbiamo partecipato al torneo più importante della regione dove vi sono juniores nazionali e berretti.Contro ogni pronostico abbiamo vinto eliminandole ad una ad una.Dopo la premiazione parlottando con i dirigenti mi lascio scappare “abbiamo fatto un’impresa degna del nottingham di Brian Clough”.Nel silenzio dopo la mia affermazione salta fuori una persona di mezza età, organizzatrice del torneo che mi prende per un braccio e mi dice:”si,ma lui l’ha fatta 2 volte!”.Mi misi a ridere e pensai che no forse sono tanti anche qui in Italia che si ricordano del Nottingham e di Brian Clough.Complimenti ancora.

    • Grazie, Pippo! A volte tenere tutto in ordine e aggiornato è un compito ingrato e troppo pesante, a volte proprio non ci riesco, anche perché si tratta di togliere ore a una vita già stretta, e solo per passione. Però il tuo commento ripaga ampiamente di tutte le ore passate la sera a tradurre libri e articoli, o a comporre commenti delle partite di cui riesco a trovare i filmati.
      Il calcio è molto cambiato, e, certamente, Brian Clough non potrebbe fare quasi nulla di quello che fece nel corso della sua vita: da segnare più di 200 reti in seconda divisione senza mai giocare in prima, a portare due squadre dalla seconda divisione al titolo nazionale, a agire come un imperatore dovunque andasse. Basti pensare al suo rapporto con la nascente figura degli agenti, con i quali non volle mai avere nulla a che fare, e che lasciava fuori dalla porta quando doveva parlare di ingaggi con i giocatori.
      Non so se sia migliore o peggiore: certo che da quel periodo vengono tante storie e tante leggende che anche oggi, in un’epoca in cui tutto è teletrasmesso e ripetuto infinite volte, contribuiscono a rendere più belle, quasi di riflesso, le a volte un po’ tristi vicende attuali.
      La seconda cosa che tiene vivo lo spirito del football come piaceva a me, indubbiamente, è la passione delle persone come te, che, immagino, riescono a trasmettere l’amore per le cose belle che aveva il calcio del passato ai ragazzini che giocheranno il calcio di domani, rendendo migliori sia loro sia il nostro futuro. Grazie a te, e a presto!

  2. pippo74

    Comincio sempre di più ad appassionarmi alla storia del Forest.Torno da una trasferta lunga.Tanti dei miei ragazzi hanno visto il film “the damned united” un film bello ma come ho detto a loro manca il meglio del “Gaffer”…mi piacerebbe sapere come è andato a nottingham dopo brighton e come ha ricominciato da zero lì.Ti ringrazio già adesso per questo bellissimo sito.

    • Racconterò presto quell’anno molto intenso della vita di Clough, durante il quale attraversò tre squadre (il Leeds United, il Brighton e il Forest) in una sola stagione, raccogliendo tutte le fonti che ho a disposizione, in modo da poter soddisfare la tua curiosità.
      Il film è ben fatto, secondo me, e l’interpretazione di Michael Sheen è strepitosa; ci sono molte imprecisioni storiche (per esempio, non è vero che il Derby County giocò contro la Juve dopo una partita con il Leeds United, e non è vero che giocò a Torino con molti infortunati: anzi, arrivò a quella partita con la formazione tipo), ma il clima di quegli anni, secondo me, è ben riprodotto. Resta il fatto che il calcio non è uno sport molto cinematografico, secondo me.

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