Keith Burt, l’uomo che sta ricostruendo il Forest.

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C’è un’eminenza grigia, un “unsung hero” dietro al tentativo degli Al-Hasawi e di O’Driscoll di riportare il Forest ai fasti della Prima divisione. Se ora abbiamo una squadra decente, mentre al momento dell’entrata in carica del nostro nuovo Manager — a quattro settimane dall’inizio della Championship! — non avremmo nemmeno avuto i giocatori per riempire a metà il team-sheet di una squadra dei giardinetti, lo dobbiamo anche all’uomo che ha aiutato SOD a scegliere e a trovare i giocatori. Eravamo rimasti con nove giocatori, dei quali un solo difensore, e l’impresa di ricostruire una compagine decente sembrava del tutto disperata: Lynch, Chambers, Gunter e McCleary avevano salutato il City Ground, e le prospettive del nuovo anno sembravano già agghiaccianti.

Questo, quando si valuta l’operato di O’ Driscoll non viene mai ricordato, ma mettere su una squadra competitiva in sole quattro settimane, partendo praticamente dal nulla, è stata un’operazione di straordinaria difficoltà e, diciamolo, riuscita passabilmente bene.

Ha aiutato il fatto che O’ Driscoll avesse idee molto chiare sul tipo di giocatori di cui aveva bisogno, e aveva anche le idee molto chiare su chi avrebbe potuto aiutarlo a metterle in atto.

Keith Burt, director of recruitment al Nottingham Forest da sette anni, insieme al suo staff di osservatori e consiglieri, ha costruito un database di giocatori davvero sterminato, tipo quello che ha a disposizione un giocatore di Football Manager, e, in questa occasione, è riuscito a usarlo al meglio: all’interno di esso, O’ Driscoll ha potuto scegliere un’intera squadra, praticamente, se guardiamo al numero di nuovi arrivi a Nottingham.

Burt ha rilasciato recentemente un’intervista a BBC Radio Nottingham, nella quale ha svelato qualche retroscena del modo in cui è stata risolta l’emergenza di organico:

Ci ha aiutato molto avere a disposizione così tante informazioni, nel recruitment department, quest’estate. Sapevamo benissimo quali fossero i giocatori dai quali saremmo potuti andare e che avrebbero potuto scegliere di venire, anche con poco tempo a disposizione. L’unico punto interrogativo riguardava il supporto che i nuovi proprietari avrebbero dato alle operazioni che via via immaginavamo, ma loro ci sono venuti incontro tutte le volte che abbiamo espresso il desiderio di andare a prendere un giocatore che ci interessava.

Con così poco tempo a disposizione, potevamo fare affidamento solo al lavoro di scouting pregresso. L’unico punto interrogativo riguardava il supporto che i nuovi proprietari avrebbero dato alle operazioni che via via immaginavamo, ma loro ci sono venuti incontro tutte le volte che abbiamo espresso il desiderio di andare a prendere un giocatore che ci interessava. Davvero, dobbiamo ringraziarli: ogni volta che siamo andati da loro a chiedere qualcosa, si sono messi la mano in tasca e ce l’hanno data.

È “pazienza” la parola-feticcio del dipartimento diretto da Burt: molti dei giocatori che sono arrivati quest’estate erano già da tempo nel mirino della rete di osservatori della società, e O’ Driscoll ha deciso di autorizzare molte di queste operazioni.

Sean vuole giocatori con un buon carattere e facilmente adattabili al tipo di gioco che si pratica in Championship, oltre che buoni giocatori: è per questo che ci siamo rivolti soprattutto al mercato inglese.

Quando Sean è venuto a parlarci di alcuni acquisti che pensava di fare, come Danny Collins, Danny Ayala, Sam Hutchison o Dan Harding, noi potemmo già fornirgli un sacco di informazioni su di loro.

O come Simon Cox: avevamo già cercato di ingaggiarlo tre anni fa, quando era allo Swindon Town, ma il West Bromwich Albion fu più veloce o più bravo di noi. È davvero bellissimo, poi, quando si fanno tante osservazioni e si raccoglie tanto materiale su un giocatore, e poi, all’improvviso, lo si riesce a ingaggiare.

La stessa cosa è successa con Henri Lansbury. È un giocatore che abbiamo seguito per quattro anni, e siamo felicissimi di essere riusciti a prendere un giocatore della sua classe.

Abbiamo battuto anche la concorrenza di club di PL, per aggiudicarci il ragazzo.

Burt è fiero quando tutto il lavoro di osservazione e di raccolta di dati sfocia in un ingaggio, e sceglie appositamente di evitare fonti esterne per scoprire talenti, e preferisce basarsi sull’osservazione personale.

In sette anni, non abbiamo mai ingaggiato un giocatore solo sulla base delle raccomandazioni degli agenti, o solo guardando un DVD prodotto dallo stesso staff del giocatore. Tutti i giocatori che abbiamo preso sono stati visionari a lungo e accuratamente.

Quando finisce una stagione, non finisce per tutti: abbiamo una vacanza di due settimane, ma io la passo sempre girando per i piccoli tornei giovanili che si organizzano in Francia.

Speriamo sempre che non ci sia sfuggito nulla, naturalmente, quando osserviamo un giocatore, ma, in realtà, alla fine c’è sempre qualcosa che non hai studiato accuratamente, o qualche dettaglio che sfugge.

Anche se ora è di nuovo in Championship, e con qualche speranza di organizzare un assalto vincente alla promozione, le vicende del Forest nell’ultimo decennio hanno posto molte sfide importanti allo staff di osservatori.

I tempi dell’ingaggio multimilionario di Stan Collymore, Pierre Van Hooijdonk e di David Johnson sono andati, e la retrocessione in Terza Divisione ha costretto a un altro tipo di approccio.

Garath McCleary è stato un buon esempio della bontà del nostro lavoro: eravamo in League One, quando lo ingaggiammo, e potevamo prendere solo giocatori delle leghe inferiori.

Chris Cohen è un altro giocatore che siamo andati a vedere una dozzina di volte, prima a West Ham e poi a Yeovil, e quando divenne disponibile a un prezzo che più o meno potevamo permetterci potemmo agire in fretta come dovevamo. E guardate che prezioso servitore del nostro club è diventato ora.

Il ruolo di Burt al Forest è cresciuto. Prima era capo scout, andava a osservare e raccomandava i giocatori nel modo tradizionale, proprio al malfamato Acquisition Group criticato così aspramente dal precedente manager Billy Davies; ora come direttore del “reparto di reclutamento”.

Curo ogni aspetto, dall’inizio alla fine, incontro gli agenti, mi metto d’accordo con il prezzo di trasferimento con gli altri club, e cerco in tutte queste fasi di fare il miglior interesse possibile per il Nottingham Forest.

Le trattative possono durare giorni, ma nella maggior parte delle occasioni vanno avanti per settimane: se siamo interessati a un giocatore, o ne vogliamo vendere un altro, è molto probabile che le cose vadano avanti molto per le lunghe. Ci sono un sacco di persone coinvolte nella compravendita di un giocatore, oggi: anni fa, bastava telefonare al manager dell’altro club e tutto si risolveva al massimo in 48 ore. Ora si tratta di settimane, quando va bene, salvo casi eccezionali.

Il football sarà cambiato, da quando Burt ha cominciato a lavorare, ma è e rimane sostanzialmente un entusiasta della scoperta di talenti, e, soprattutto, della possibilità di portarli al Forest.

* * *

Già che ci siamo, una notizia dell’ultima ora: Marcus Tudgay, proprio nell’ultima settimana di apertura del mercato dei prestiti, parte destinazione Barnsley, con un opzione per i Tykes di acquistare il giocatore a gennaio a titolo definitivo. Pare proprio che l’avventura di Tudgay ai Reds sia finita.

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2 commenti

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2 risposte a “Keith Burt, l’uomo che sta ricostruendo il Forest.

  1. Mi spiace per la fuoriuscita di Luke Chambers, lo consideravo un ottimo prospetto.
    Assemblare quasi un’intera rosa in pochi mesi non è affatto facile, farla diventare competitiva lo è ancora meno. E’ chiaro che molto ruoterà attorno alla stagione di Jenas. L’ex Spurs, se sta bene, è un giocatore che in Championship fa la differenza.

    • Due anni fa fece una stagione fantastica, quella scorsa, invece, è stata modestissima.
      A vedere da come va la difesa dell’Ipswich Town quest’anno, direi che non è stata una gravissima perdita (anche se Collins è tutt’altro che un muro, a dire il vero… il vero fuoriclasse, quest’anno, secondo me è Ayala, che però è fatto davvero di vetro).
      Ad ogni modo, ha deciso di non rinnovare il contratto, preoccupato com’era per la situazione societaria, per cui il problema non si è posto.

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