Like dancing with your sister: Nottingham Forest 0–0 Blackburn Rovers

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Posticipo infrasettimanale per il Forest, che io non posso godermi in streaming per un guasto alla linea internet (o al modem, chi lo sa), ma accrocchio (che sarebbe tipo tethero, in gergo) il telefonino al computer per sentirmi almeno la telecronaca di Fray-McGovern sulle immagini di uno splendido Manchester City-Borussia Dortmund.

Stadio non certo delle grandi occasioni, e, infatti, i dati di fine partita parlano di poco più di 18.000 spettatori. Come si diceva proprio su questo blog qualche tempo fa, un Forest molto meno ambizioso la scorsa stagione aveva portato al CG meno di 20.000 spettatori solo in due occasioni in tutto, la prima delle quali nel Boxing Day, mentre quest’anno questo poco accattivante traguardo è già stato raggiunto alla fine di settembre. Benissimo. Non escludo che qualche genialoide del marketing, per ovviare al calo di spettatori, non decida di alzare ancora un po’ il prezzo dei biglietti, e così via finché non venderemo solo 4 biglietti da 200.000 sterline ai membri della famiglia Al-Hasawi, che si spera che per allora avranno imparato almeno Mist rolling in from the Trent per la coreografia del pre-partita.

Partita delicata, in cui bisogna sia smaltire la delusione terribile lasciata dal risultato del derby, sia far fronte ai primi idiotissimi boo piovuti dagli spalti alla fine del primo e del secondo tempo del match contro i Rams: imprese riuscite solo in parte, ma, certamente, il gioco dei Reds è stato molto più efficace oggi rispetto a domenica; è venuto a mancare solo il gol, si dice in queste occasioni. Giocare bene e mancare solo il gol è esattamente come andare a ballare con la propria sorella, se balla molto bene. Ci si diverte, si apprezza l’aspetto estetico del ballo, si gusta la perfetta interazione tra corpo e tempo, ma manca il formicolio alle viscere che costituisce l’altro aspetto del ballo, quello per il quale, probabilmente, è nato.

Certo, uno dice “viene il Blackburn con quel popò di squadra lì, non fai toccare loro palla, li schiacci nella loro metà campo e ti lamenti anche?”. Beh, sì. I biancazzurri sono calati a Nottingham in versione particolarmente rinunciataria, e è un peccato non averne approfittato.

Squadra rivoluzionata rispetto a domenica. Mancano, naturalmente, gli squalificati Dex e Cox, e manca anche l’infortunato Tudgay; per questo, l’intero peso dell’attacco poggia sulle spalle di Sharp, il che non sarebbe nemmeno male se Sharp non fosse un fantasma rispetto al bel giocatore che abbiamo ammirato in Championship a Doncaster e a Southampton.

Senza un paio di attaccanti da mettere dentro, O’Driscoll sceglie una sorta di 4141, facendo partire Lansbury titolare per la prima volta in stagione. Nuovamente titolare dall’inizio Cohen, uno dei migliori contro il Derby, mentre rimane conservatissima la pur non impeccabile difesa schierata nelle ultime due partite: d’altronde, l’unica alternativa veramente spendibile ai quattro titolari è Hutchinson, al momento indisponibile.

In panchina fa la sua comparsa Jermaine Jenas, per il tripudio dei pochi intimi pervenuti al City Ground in una notte di Coppe internazionali.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Gillett

Cohen — McGugan — Lansbury — Reid

Sharp

La prima cosa che io mi dico quando sento le formazioni, ma solo perché è un mio pallino, è: “io, quando fossi il manager del Forest, in un centrocampo a cinque Radi Majewski lo metto fisso, perché è quello che più naturalmente riesce a galleggiare tra le due linee più avanzate, e è il nostro giocatore più creativo e fosforico. Capisco che tu pensi che un centrocampo a quattro non riesca a leggerlo, ma il centrocampo a cinque è il suo terreno naturale di espressione”.

Ma io, naturalmente, non sono pagato nemmeno per scriverne, del Forest, figuriamoci per allenarlo. Il collegamento tra centrocampisti e attaccante viene, dunque, affidato a Lansbury.

Stranamente, attacchiamo verso la Trent End nel primo tempo. Il primo mezzo pericolo per la porta dei biancoblù viene da un corner di McGugan battuto basso al limite dell’area di porta, sul quale Halford colpisce sporchissimo da ottima posizione, e con una certa libertà di azione.

L’inquadratura da dietro dimostra che se al posto di Halford ci fosse stato tipo Gerd Müller saremmo passati in vantaggio di fisso.

D’altronde, se avessimo tipo Gerd Müller in squadra non staremmo lì a giocarcela con il Blackburn Rovers, e io sarei un blogger famosissimo, punto di riferimento per chiunque segua una delle più forti squadre del mondo, e magari è meglio smettere di fare questo tipo di recriminazioni prima che la catena cognitiva che ne deriva porti verso fantasie patologiche e disturbanti.

Lansbury, molto attivo, riconquista una palla sula linea mediana e lancia Cohen sulla destra; Chris avanza fino a poco fuori il vertice dell’area e scocca un tiro di interno sinistro a rientrare, del tutto innocuo, che Robinson abbranca al petto con facilità; Sharp, in buona posizione e abbastanza smarcato sul vertice opposto dell’area piccola, redarguisce la nostra aletta per la cattiva scelta, e non con tutti i torti. Per segnare da lì, gli ci sarebbe voluta una magilla alla Magath.

Su un pallone spiovente dalla mediana, Ayala cerca di anticipare Rhodes ma fa la sua cazzata quotidiana respingendo debolmente in avanti, proprio sui piedi dell’accorrente Nuno Gomes che, dal limite della lunetta, tira un rasoterra al volo che impegna a terra Camp in una parata nemmeno semplicissima.

Sopravvivere alla cazzata quotidiana di Ayala potrebbe fornirci il morale che ci manca, e, in effetti, il nostro gioco si sviluppa con una precisione e una fluidità mai viste nelle ultime partite. Peccato che il calcio non sia il pattinaggio artistico, però, e tutto consiste, alla fin fine, nel metterla tra i tre pali: una cosa che, ora come ora, ci riesce facile come a un mormone dire le bugie. Non che non ci se la possa fare, in caso di estrema necessità, ma i tentativi sono, spesso, pasticciati e imbarazzanti: si vede che non è nella nostra natura.

Jason Lowe batte un corner alla destra di Camp, la bella parabola liftata finisce sulla testa di Hanley che colpisce poco fuori l’area di porta, il pallone viene respinto dal mucchio di giocatori che trafficano l’area piccola.

Bel lancio di McGugan dalla linea mediana verso Reid sulla trequarti, l’Irlandese allarga verso Harding sulla fascia, il biondo terzino si accentra puntando Hanley, arriva sul vertice dell’area di rigore, il suo cross viene respinto ma proprio sui piedi di McGugan che arriva da sinistra alle sue spalle, bellissimo cross in mezzo di interno sinistro al volo verso Cohen appostato sul secondo palo, ma Chris viene mirabilmente anticipato da un intervento davvero ottimo, di testa, di Olsson: solo un corner da un’azione che avrebbe potuto essere ben più remunerativa.

Nuova combinazione tra Harding e Reid sulla sinistra, all’altezza della trequarti avversaria, Orr contrasta efficacemente il nostro terzino ma Reid recupera la respinta, accentra l’azione e poi la allarga sulla destra per Cohen; Cohen di nuovo a Reid sull’asse mediana, e finalmente Reid verticalizza per Sharp in un corridoio centrale; il nostro centravanti viene anticipato da Hanley che spazza via ma non trova la touche; recuperiamo con Harding sulla sinistra, fraseggiamo piacevolmente sulla loro tre quarti con Harding, Reid, Cohen e McGugan, Reid la offre indietro a Collins che lancia lungo per Cohen, anticipato al limite dell’area da un duro contrasto di Dann. Hanley spazza di nuovo via, ma Harding riconquista la sfera sulla sinistra della linea mediana e la smazza verso McGugan, che la tocca avanti per Lansbury il quale, di prima, verticalizza per Sharp meravigliosamente, mandando completamente a vuoto il tentativo di intervento di Hanley: purtroppo Billy parte con un attimo di ritardo, e Robinson riesce a anticiparlo sul limite dell’area.

Il montatore degli highlights probabilmente, mettendo nella sintesi questa azione, avrà voluto mostrare la nostra cifra espressiva attuale: buon gioco, buon pressing, buon movimento di palla sulla tre quarti avversaria, ma buttarla dentro è un’altra cosa.

Nuova bella verticalizzazione di Harding, che trova McGugan smaccatissimo sulla linea delle trenta iarde, Lewis si gira e tira un rasoterra non potente ma velenoso che impegna Robinson in un tuffo sulla sua sinistra per toccare in angolo con la punta delle dita.

Rimessa laterale di McGugan per l’attivissimo Harding avanzato sulla tre quarti, il terzino sinistro alza la testa e crossa in area, dove trova Sharp che cerca un difficilissimo controllo in un traffico da ora di punta, la palla, sporchissima, ballonzola fino alla lunetta dove viene pulita da Cohen che la ripropone all’avanzante Halford, anche lui in avanzamento sulla tre quarti offensiva. Nuovo traversone in mezzo dove irrompe McGugan che cerca un tiro al volo un paio di iarde fuori dal vertice sinistro dell’area piccola, il tiro viene respinto dal nugolo di casacche biancazzurre che presidiano l’area di porta, McGugie recupera il pallone, lo dà dietro a Reid che dal vertice sinistro dell’area grande cerca di servire Sharp sul vertice opposto dell’area piccola, nuovo tiro, respinta, palla a Lansbury che dal limite dell’area colpisce al volo a botta sicura, ma il muro umano di Rovers riesce ancora a salvare: è Dann che, a portiere battuto, respinge di testa a una iarda dalla linea di porta; Ayala rimette di testa la palla in area, McGugan cerca una difficilissima mezza volata dal limite dell’area ma spedisce alto sulla porta di Robinson.

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Il tiro di Lansbury, la migliore occasione del nostro primo tempo.

Secondo tempo: corner battuto da Cohen (molto buone le sue due partite di rientro, tutto sommato), Ayala colpisce di testa dal limite dell’area di porta in scarsa coordinazione, la palla torna indietro ballonzolando rulla linea di fondo e viene recuperata dallo stesso Cohen, Chris arriva alla T tra il fondo e il limite dell’area, passa dentro a Halford che lascia scorrere verso il limite dell’area dove irrompe Reid che tira di collo esterno sinistro appena alto sulla porta di Robinson.

Formica recupera un pallone sulla linea centrale e improvvisa un’incursione sulla nostra trequarti sinistra, approfitta di un rimpallo favorevole e di un non perfetto tackle di Harding per arrivare sul vertice della nostra area, Ayala lo contrasta e respinge verso la fascia laterale, ma nessun giocatore in rosso è pronto a recuperare, e l’invasato mirmidone riesce a recuperare nuovamente il pallone, quasi sulla bandierina. Mette in mezzo dove Rhodes, contrastato da Collins, colpisce sporco e innocuo per la nostra rimessa dal fondo. Un po’ molle la nostra difesa sull’incursione del centrocampista centrale del Blackburn.

Murphy verticallizza per Rhodes in area, il centravanti dei Rovers controlla verso l’esterno il pallone, contrastato da Halford, e finisce giù in area: l’immagine non stringe sul contrasto, e non è possibile verificare la giustezza delle proteste dell’ex Huddersfield. Fatto sta che l’arbitro fa finta di nulla. A dire il vero, l’arbitro è stato del tutto assente; sembrava pensieroso, assorto in qualche argomentazione interiore di grande importanza, visto che avrà fischiato un paio di volte in tutto. Meglio così, tutto sommato.

Cohen dal cerchio centrale del campo allarga per Reid sulla fascia sinistra, Reid avanza e smarca con un bellissimo passaggio filtrante Lansbury al limite dell’area, Henri compie un paio di passi dentro l’area e tira di sinistro, non il suo piede: il tiro viene fuori dritto e pulito, di mezzo collo, come vengono fuori i tiri troppo pensati dal piede sbagliato, e finisce proprio sulla bisettrice dove è piazzato Robinson, che respinge a pugni uniti.

Formica scende sulla fascia sinistra e serve in mezzo Rhodes, a una decina di iarde dal limite della nostra area. Uno-due con Formica che si accentra e calcia con scarsa convinzione dalle trentacinque iarde un pallone che non sarebbe entrato nemmeno se Camp fosse svenuto, perché lo avrebbe colpito in pieno.

Il neoentrato Majewski (molto buona la sua prova, ha vivacizzato la manovra di centrocampo in maniera sensibile anche attraverso la radiocronaca, quando aveva la palla lui il tono di voce di Fray si alzava di un paio di decibel) serve Reid in un corridoio centrale, Reid verticalizza a sua volta per Sharp in area, Sharp cerca di controllare il pallone spiovente, invero piuttosto difficile, cinque iarde a destra del dischetto: cerca lo stop, ma se lo allarga leggermente, e va al tiro in scarsa coordinazione quasi dal vertice destro dell’area piccola, ma colpisce l’esterno della rete.

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Se Sharp avesse controllato meglio il pallone, sarebbe stato un gol quasi sicuro. Invece, la palla si allarga, Billy è costretto a colpire sbilanciato, e spedisce fuori.

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Ottima occasione, sfruttata tutto sommato male da uno Sharp piuttosto spento, che, forse, avrebbe fatto meglio a cercare il colpo al volo.

Però, ora, voglio dire, va bene tutto, ma se uno ingaggia Sharp e gli paga lo stipendio è proprio perché si presume che sia la persona giusta per mettere dentro questi palloni. A sbagliare il controllo e a tirare fuori coordinazione è buono anche Tudgay, no?

Solito rimessone di Halford sulla destra del nostro schieramento, all’altezza del limite dell’area, palla dentro il six yards box, respinto di testa da Olsson, recupero di testa di Gillett sulla tre quarti, palla a Reid poi a Majewski che allarga sulla destra di nuovo a Halford, dentro a Reid che dalla destra crossa di interno sinistro un pallone a rientrare che si perde sul fondo, dopo aver sfiorato tre o quattro teste di ragazzi vestiti di rosso.

Passaggio indietro sbagliato di Hanley che serve Sharp sulla loro tre quarti, Billy indietro a Raddy che serve a destra l’altro subentrato Coppinger, entrato per Reid; cross quasi di prima intenzione respinto fuori di testa con affanno dalla difesa dei Rovers, palla di nuovo a Halford che allarga a Cohen sulla sinistra, quasi al vertice dell’area di rigore, cross in mezzo deviato forse con un braccio da , ma il pallone finisce lo stesso a Jenas appostato ben dentro l’area, JJ riceve spalle alla porta, decide di scaricare fuori a Raddy che allarga di nuovo sulla fascia sinistra a Harding, nuovo cross respinto di testa, Cohen raccoglie poco fuori l’area, sempre sulla sinistra, avanza e crossa nuovamente, nuova respinta aerea della difesa del Blackburn che blocca il tentativo di Sharp con britannica ruvidezza, palla di nuovo fuori a Gillett, che avanza e dalle trenta iarde tira un rasoterra apparentemente pericoloso, che viene deviato fuori da una gamba vagante con calzettone biancoblù.

È l’ultima occasione di una gara che ha visto, sostanzialmente, tre gravi pericoli per la porta di Robinson (i due tentativi di Lansbury e soprattutto la palla capitata a Sharp) e nessuno per la nostra. Ma il calcio, come detto, non è il pattinaggio artistico. Se ne avessimo messa dentro una, staremmo qui a parlare di ottima prestazione contro una delle favorite del torneo; così, appunto, è come tornare a casa con la propria sorella da una festa da ballo. Bello, ma…

* * *

Forest: Camp; Halford, Ayala, Collins(c), Harding; Gillett, Cohen, McGugan (Jenas 72′), Reid (Coppinger 86′), Lansbury (Majewski 63′); Sharp.

NE: Evtimov (GK), Moussi, Greening, Moloney.

Blackburn: Robinson, Orr, Olsson, Givet, Lowe, Formica, Murphy(c), Dann, Gomes (Kazim-Richards 64′), Hanley, Rhodes (Dunn 86′).

NE: Nunes, Pedersen, Rochina, Ribeiro, Kean (GK).

Arbitro: Mick Russell

Spettatori: 18.748 (di cui, ospiti: 1.158)

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Archiviato in stagione 2012-2013

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