Nottingham Forest 0–1 Derby County

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Vabbè, dai, togliamoci il pensiero. La fixture che tutti i tifosi vanno a cercare quando esce il campionato diventa tutto d’un tratto il result che nessun tifoso vuole più vedere una volta che la partita è passata, se passa male come è passata questa.

Ho già detto nel commento come la prestazione del Forest sia stata insufficiente, al pari di quella dell’arbitro, ma la fossa ce la siamo scavata, più che altro, da soli. In una partita chiusa e molto dura, abbiamo tirato in porta una volta sola, al 93′, con un tiro di incontro di Gillett miracolosamente respinto in corner da Fielding: difficilmente si potrebbe spiegare una prestazione così SOLO con l’operato dell’arbitro (l’inespertissimo e inadatto Madley, pure, ripeto, assolutamente disastroso): quando si fa così poco per vincere una partita, accusare qualcun altro per averla persa non sembra un atteggiamento molto maturo.

Veniamo alla cronaca: scendiamo in campo con l’ormai solito rombo, ma con novità di peso: Cohen rientra dall’inizio per la prima volta dall’infortunio patito ai legamenti del ginocchio la scorsa stagione, e, rispetto alla partita persa contro il Leeds torna dall’inizio anche McGugan. I bocciati dell’Elland Road sono, dunque, Coppinger e Moussi. La difesa, pure incerta nella trasferta infrasettimanale nello Yorkshire, è, invece, confermatissima. Jenas, invece, contrariamente alle aspettative della vigilia, non è nemmeno in panchina.

Camp

Halford — Ayala — Collins — Harding

Cohen — McGugan — Gillett — Reid

Blackstock — Cox

Ci sono due tipi di partite molto sentite, quelle che vengono fuori bellissime e quelle che vengono fuori bruttissime. Bastano i primi due minuti e un paio di sguardi all’approccio ipermuscolare del Derby e a quello ipertimoroso dei Reds per capire a quale tipologia appartiene questa edizione della Brian Clough Cup, il quale, se avesse visto la partita, non dubito che avrebbe intimato agli organizzatori di togliere il suo nome dal trofeo, quantomeno da questa edizione. È un po’ come se a me venisse in mente di chiamare Premio Paderewski una gara organizzata tra i bambini di quattro anni della mia via a chi riesce a suonare meglio dopo cinque minuti di allenamento la sigla di Holly e Benji su un organo bontempi con due tasti scassati.

Prima azione notevole di Halford sulla destra, lanciato da un grande curled pass di McGugan dalla nostra trequarti. Halford si scapicolla e dalla fascia laterale la offre di piatto destro a Cox sull’angolo della loro area, Cox si avvicina alla linea di fondo lungo il bordo dell’area stessa, crossa, e la palla incoccia sul braccio di Buxton e finisce in corner. Proteste di Simon nei confronti del guardalinee, l’arbitro, per non fare torto a nessuno, concede la rimessa dal fondo ai Rams. Ottimo inizio.

Halford offre dalle retrovie una difficile palla a Blackstock sulla tre quarti, Dex cerca il controllo ma viene cozzonato da dietro da Buxton che sembra voglia fargli sentire la varra, mentre Bryson gli entra con un colpo di karatè sulle balle. L’arbitro ride di gusto allo spettacolo di tanta maschia esuberanza, però non ammonisce Dex per simulazione mentre si contorce per terra con le mani sulle gonadi, il che gli rende in qualche modo onore.

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Su palla recuperata dalla nostra difesa, grande lancio di Reid per Simon Cox sempre sul vertice destro della loro area, Cox stoppa a seguire, arriva sulla linea di fondo, rientra evitando Hendricks retrocesso a protezione dell’area, penetra e scarica dietro a Cohen appostato dentro la lunetta e piuttosto libero: Chris cerca il tiro a giro di sinistro, ma viene fuori un robo con un prefisso teleselettivo lungo un chilometro, facilmente controllato da Fielding (ah, ok, allora abbiamo fatto due tiri in porta).

Su una palla contrastata lungo la fascia laterale, poco dentro la nostra metà campo, bruttissima entrata di Cox su Bryson, con gamba a martello a schiacciare la caviglia dell’Ariete numero 4. L’arbitro ci ha preso gusto, evidentemente, e non fischia nemmeno la punizione. In una partita normale con un arbitro meno rincoglionito avrebbe potuto benissimo essere rosso diretto.

(Lo so che questa cronaca è una palla, e che racconto solo falli, ma il primo tempo è stato così: sarei un pessimo cronista se cercassi di rendere divertente una schifezza simile).

Rilancio di Camp verso Dex sulla loro tre quarti, Buxton si ricorda della maglietta che indossa e interpreta meravigliosamente il ruolo di ariete in amore, prendendo la rincorsa e andando a dare una testata a Blackstock in elevazione. L’arbitro questa volta concede il fallo, Dex si incazza come una iena perché ogni volta che salta a ricevere il rilancio il bue con la maglia 5 lo stira, ma si vede che l’arbitro è molto dispiaciuto che il nostro attaccante non gradisca il tipico sapore del ruvido gioco inglese; Madley ha la tipica faccia di sorpreso disappunto, da “ora gli faccio vedere io a questa checchetta negra” che i suoi antenati dovevano avere quando qualche schiavo protestava per i vermi dentro il pane mentre veniva trasportato in Alabama; e infatti.

Harding lancia lungo dalla nostra tre quarti (come forse si capirà, il passing flair game con il quale il Forest aveva cominciato il campionato domenica si è trasformato nel più classico hoofball da campetto di provincia britannico: i reparti del Forest, in particolare il blocco difensivo + Gillett e i due attaccanti + i tre centrocampisti offensivi appaiono molto più scollati di quanto non sembrassero qualche tempo fa), Blackstock riceve, riesce a girarsi e a andare via a Buxton, il quale pensa bene di sdraiarlo con un intervento da dietro in spaccata. L’arbitro concede il fallo e, direte voi, questa volta lo ammonirà, ‘sto cazzo di Buxton, e infatti, con aria avvilita, finalmente l’arbitro estrae un cartellino, tipo al quindicesimo fallo del ruvido difensore del DC, un personaggio che sembra ricalcato sull’immaginario difensore britannico tratteggiato nelle sue telecronache da Nando Martellini (“il ruvido e lento difensore inglese”, diceva di chiunque provenisse vagamente dai pressi delle isole britanniche e avesse un numero inferiore a 7 sulla schiena, anche quando si trattava di un difensore meraviglioso come Lawrenson, tanto per dire; ma con Buxton ci avrebbe preso).

Non vedete l’ora che finisca la cronaca del primo tempo? Anch’io.

Blackstock cerca di impadronirsi di una palla vagante all’altezza della loro tre quarti, e allora arrivano tre energumeni vestiti di bianco che lo buttano per terra e cominciano a prenderlo a calci. L’arbitro arriva di corsa urlando “con i cappucci in testa e le croci infuocate però è più divertente”, e invita i tre a farsi una birra dopo la partita per sparar due cazzate e farsi quattro risate.

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“Hey ref, we’re just having a few laughs”

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Rimessa di Halford dalla loro tre quarti destra: come tutti ormai sanno, le rimesse di Halford dalla trequarti destra degli avversari producono, ormai, le nostre più ghiotte occasioni da rete: in questo caso, però, Danny esagera e vuole fare tutto da solo: la sua rimessa colpisce la traversa della porta di Fielding e finisce in fallo di fondo, tra l’ilarità generale (anche dello stesso Halford, a dire il vero).

Infine, la più ghiotta occasione del primo tempo: una punizione sulla destra della loro area, all’altezza dell’area di rigore, la piastrella di Woan, tanto per intendersi con i tifosi più attempati: se ne incarica Reid, che cerca il cross ma trova le manone aperte di Fielding pronte alla respinta. Non impeccabile nelle uscite il portiere bianco, una debolezza che, forse, non abbiamo sfruttato a sufficienza (non che si sia sfruttato a sufficienza qualcosa, domenica, intendiamoci).

Harding recupera un pallone bel cerchio centrale del campo e Henrdicks, senza pensarci due volte, gli riverbera un possente calcione sulla tibia.

A questo punto si incazza pure il di solito inappuntabile Fray, che comincia a dire “unbelievable, unbelievable from Derby, every time that Forest get the ball they are clattered into“.

(Visto che la partita fa schifo, impariamo almeno un bel phrasal verb con il quale fare bella figura con i vostri amici inglesi quando andate allo stadio insieme: il clatter è il rumore che fanno gli zoccoli sull’acciottolato, ma clatter into someone, nell’inglese britannico, è un termine gergale calcistico, e vuol dire “fare un fallo duro su qualcuno”).

Altra rimessa di Halford dalla tre quarti, Collins salta al limite dell’area di porta, colpisce bene di testa e manda la palla sulla parte superiore della traversa, approfittando anche dell’orrenda uscita di Fielding; ma l’arbitro, divenuto improvvisamente un sensibilissimo cultore del gioco di fino, punisce un incomprensibile e invisibile scorrettezza del nostro difensore assegnandoci un fallo in attacco.

Su un rilancio della difesa del Derby, Ayala fa una mezza cazzata e consegna il pallone a Sammon, che avanza un paio di passi e dalle trenta iarde fucila un esterno destro a uscire che passa non molto lontano dall’incrocio alla sinistra di Camp.

Sul finire del primo tempo, il Forest, se non altro, guadagna campo, come si suol dire, riuscendo a manovrare più spesso sulla tre quarti avversaria: bellissima apertura di Cohen su Harding scaraventatosi in avanti sulla fascia sinistra; il nostro terzino avanza fino alla tre quarti avversaria e accentra di piatto verso Cox appostato appena fuori area, sul centrosinistra. Cox controlla, si accentra di qualche passo e tira di collo esterno destro, anche lui dalle trenta iarde: un tiro non pericoloso come quello di Sammon, ma piuttosto ben eseguito.

Il secondo tempo comincia con la mazzata decisiva.

Lancio dalle retrovie per Blackstock, impegnato in un nuovo corpo a corpo aereo con Keogh. Dex alza il braccio, in effetti, e non è chiaro se colpisca il suo avversario, ma lo stopper avversario si dimentica all’improvviso di essere un ruvido difensore britannico, e si abbandona al suolo rantolando come un Busquets qualsiasi. L’arbitro approfitta volentieri dell’occasione e caccia dal campo Dex. Al rallentatore si capisce che il colpo c’è stato: è stato lieve, ma il movimento del braccio è stato molto scomposto.

Come ho scritto subito guardando la partita, un giocatore professionista guadagna in una settimana quello che i suoi tifosi guadagnano in un anno proprio perché si presume che abbia un controllo completo del proprio corpo e della propria mente in situazioni di stress estremo, soprattutto, in questo caso, quando ha abbondantemente intravisto i sintomi di un arbitro ostile. Probabilmente la sbracciata di Blackstock era più da ammonizione che da espulsione, perché era evidentemente priva di cattiveria (braccio completamente teso e corsa molto corta), ma servire su un piatto d’argento in questo modo l’occasione per la propria espulsione, spiace dirlo, è stato davvero da pollo.

Non reagiamo all’espulsione, e per qualche minuto siamo apparentemente in balia dell’avversario.

Brayfod accelera sulla destra fino alla nostra tre quarti e la dà in mezzo a Hendricks che la ritorna al terzino bianco con un bell’uno-due, Brayfod si dirige verso la nostra area: giunto al suo vertice invece di accentrare il pallone lo allarga intelligentemente di nuovo sulla destra per l’accorrente Coutts che, inefficacemente contrastato da un Reid nettamente in ritardo nella sua chiusura, mette in mezzo un pallone sul quale lisciano Collins e Sammon ma non Bryson, che infila di piatto da una iarda.

Non ho contato i gol che abbiamo preso dalla nostra fascia sinistra, ma sono indubbiamente molti. L’inefficacia di Reid nella chiusura sta diventando un problema piuttosto serio, secondo me.

Sugli sviluppi di un corner battuto dalla nostra destra, ancora Bryson arriva al tiro dal limite dell’area, ma Camp controlla in due tempi: a dire il vero, la palla gli era sfuggita a un paio di iarde, ma nessuna maglia bianca era appostata a approfittare dell’imprecisione del nostro estremo difensore.

Cohen batte una punizione dal centrodestra della loro tre quarti cercando la testa di un compagno in un’area molto trafficata: in realtà la palla non la devia nessuno, e arriva a rimbalzare a mezza iarda da Fielding che controlla anche lui in due tempi con qualche difficoltà, anticipando di un soffio la testa di Collins protesa al rebound.

Su un rilancio della nostra difesa, Cox appostato sulla linea mediana lancia benissimo di interno destro al volo il subentrato Sharp sulla sinistra, Sharp controlla, arriva fin quasi al vertice sinistro dell’area e scarica indietro ancora a Cox; Simon punta deciso l’area di rigore, viene circondato da un nugolo di avversari tipo Boromir a Parth Galen, caracolla cercando uno spiraglio ma è contrato da Keogh che respinge alla bell’e meglio, Sharp cerca il tiro sulla respinta ma viene ancora una volta contrastato efficacemente dalla difesa avversaria, e Brayfod riesce a allontanare definitivamente in tocuhe.

Col passare dei minuti la nostra offensiva, anche se sempre disordinata, diventa più continua, e il Derby County si raccoglie completamente nella sua metà campo. Camp rinvia lunghissimo per Danny Collins, avanzato fin sulla tre quarti avversaria per fare da centroboa; Collins riesce a conquistare il pallone e lo allarga sulla fascia destra per Cohen, che avanza fino all’altezza dell’area di rigore avversaria, affronta il proprio avversario e con un paio di finte lo sbilancia tanto da trovare lo spazio per il cross, Buxton anticipa Cox di testa nell’area piccola, ma il suo rinvio è molto corto e arriva ballonzolando sul limite dell’area di rigore, dove irrompe Gillett con ottimo tempo: tiro d’incontro, di collo destro esterno, quasi a botta sicura, ma Frankie Fielding si guadagna la pagnotta parando miracolosamente con un tuffo sulla sua sinistra.

È la nostra occasione più chiara e clamorosa, e capita al 93′.

Dopo la parata si crea una mischia tra l’area di rigore e l’out destro, che origina una punizione per noi, della quale si incarica Cohen. È l’ultima occasione, Collins sfiora appena di testa sul vertice dell’area piccola, ma non tanto da imprimere la decisiva rifrazione alla traiettoria, e la difesa del Derby pulisce l’area, stavolta con definitiva decisione.

Fischio finale, e bianchi che vanno sotto la loro tribuna a raccogliere gli applausi dei tifosi prima di andare a sollevare di nuovo la Coppa d’argento messa in palio per la sfida.

Il Derby è venuto a giocare la partita che una squadra nettamente inferiore tecnicamente doveva giocare fuori casa in una partita così importante, magari aiutata da un arbitro compiacente, ma noi non siamo stati in grado di trovare contromisure a un’impostazione così chiusa e pastosa. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, crescere, imparare a far fronte a queste situazioni, imparare che non esistono solo le situazioni di gioco aperto che apparentemente gradiamo (o meglio, gradivamo, visto che siamo a una vittoria nelle ultime sette partite) tanto.

* * *

Forest: Camp; Halford (Moloney 78′), Ayala, Collins(c), Harding; Gillett, Cohen, McGugan (Lansbury 75′), Reid (Sharp 75′); Blackstock, Cox

NE: Evtimov (GK), Moussi, Coppinger, Majewski

Ammoniti: Reid 21′, Gillett 69′, Cox 90′, Lansbury 90′

Espulso: Blackstock 46′

Derby: Fielding, Brayford, Roberts (O’Connor 79′), Bryson, Buxton, Keogh (c), Coutts, Hendrick, Hughes, Sammon (Robinson 82′), Ward (Jacobs 66′)

NE: Legzdins (GK), Tyson, Gjokaj, Freeman

Marcatore: Bryson 55′

Ammoniti: Buxton 23′, Roberts 38′

Arbitro (vabbè…): Robert Madley
M
Spettatori: 28.707 (di cui ospiti: 4.389)

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