“Fair Play ai tornelli”, ovvero, il modello tedesco in salsa Garibaldi Red.

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Fulham FC turnstiles
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Oggi il NEP, prendendo spunto dalla protesta messa in scena da 1.000 tifosi del Borussia Dortmund usciti dall settore ospiti dello stadio dopo soli 10 minuti dall’inizio di Amburgo-Borussia, rapidamente seguiti da quasi tutti i gialloneri viaggianti, per protestare contro l’aumento del biglietto per la mitica curva sud del Westfalenstadion a 19 euro (molto meno di quanto non si paghi un biglietto per assistere alle partite di Championship), fa alcune considerazioni sulla sostenibilità, per il tifoso medio, del modello inglese, che riportiamo di seguito, dal momento che ci paiono di qualche interesse.

I tifosi del Borussia hanno protestato per dover aver dovuto pagare 19 euro (più o meno 15,40 sterline) il privilegio di assistere, dalla curva, alle partite della loro squadra nella Bundesliga. 15 sterline, appunto, è il punto oltre il quale il tifoso di calcio tedesco pensa di star pagando troppo, il punto raggiunto il quale comincia a dire “quando è troppo è troppo”, e passa alle vie di fatto.

È meno della metà di quanto i tifosi del Nottingham Forest hanno dovuto pagare per poter assistere, dalla curva, alla partita della loro squadra a Elland Road: il club dello Yorkshire ha fatto pagare 34 sterline i biglietti dei tifosi ospiti. Per amor di equanimità, bisogna ricordare che il NFFC farà pagare ai tifosi delle due curve 32 euro per poter assistere al derby di domenica tra i Reds e i Rams.

L’intenzione non è quella di criticare Leeds United e Forest, dal momento che i loro prezzi per le curve sono tutt’altro che i più cari della Championship. Anzi, diciamo che sono i prezzi medi della seconda divisione.

E bisogna ricordare che, solo tre giorni dopo la partita con il Derby County, ai tifosi di casa costerà 12 sterline in meno guardare il Forest affrontare in casa il Blackburn Rovers. In più, presentando il biglietto della partita con il Derby County, i tifosi del Forest potranno assistere alla parità con lo sconto ulteriore di 15 sterline.

Un tifoso del Forest ci ha scritto, di recente, di aver deciso di andare a vedere la partita che vedeva opposti Alfreton Town e Luton. L’Alfreton è un grande piccolo club, che ha ottenuto risultati meravigliosi, negli ultimi anni, ma il costo del biglietto era di 18 sterline, più di un biglietto di Bundesliga: ormai, costa di più guardare il calcio non-Leagued in Inghilterra di quanto non costi assistere a una partita di una delle tre maggiori leghe europee. È chiaro che c’è qualcosa che non va.

Un’altra cosa che non va è che un genitore, per portare un ragazzino a vedere il Forest a Leeds, avrebbe dovuto spendere, solo di biglietti, 70 sterline, senza contare il viaggio, i viveri e tutto. Non parliamo di una coppia di genitori con due bambini: 150 sterline di biglietti, senza alcuna riduzione. Il punto non è voler puntare un dito accusatore contro questo o quel club, il punto è che i tifosi inglesi, anche se non hanno raggiunto il punto di esasperazione che ha scatenato la protesta dei tifosi del Dortmund, stanno cominciando a protestare, ma a farlo con i piedi. Io mi trovo nella fortunata condizione di poter vedere il calcio tutte le settimane per lavoro, Ma, se non lo fossi, sceglierei le partite alle quali andare con molta attenzione e cautela, e non sono il solo a pensarla così.

Nella scorsa tribolatissima stagione il pubblico al City Ground scese solo due volte sotto le 20.000 presenze: la prima fu nel boxing day match contro il Cardiff City, la seconda fu la partita contro Millwall, in marzo, nel punto più basso dellas ragione del Forest, invischiato pienamente nella lotta per non retrocedere.

Quest’anno, nonostante il senso di ottimismo generato dall’arrivo di nuovi, ambiziosi proprietari, nonostante l’acquisto di 11 ottimi giocatori, nonostante l’ingaggio di un manager amato, e che cerca di giocare come il Forest dovrebbe cercare di giocare, il pubblico è tutt’altro che tornato a affollare le tribune del City Ground: la media delle presenze è di 600 unità inferiore rispetto al totale dell’anno scorso, un numero sul quale è difficile fare ragionamenti seri, ma già alla sesta giornata c’è stata una partita con meno di 20.000 presenze, quella interna contro il Charlton Arhletic.

Ci si può ben chiedere quale sarebbe stato il riscontro del pubblico senza le speranze ingenerate dalla nuova proprietà.

Tutto questo si va a inserire in uno scenario nel quale ci saranno regole di Fair Play Finanziario (FFP) sempre più stringenti di stagione in stagione, grazie alle quali il denaro che un club riesce a generare con la sua attività sportiva, soprattutto quello ai tornelli, sarà sempre più importante: quest’anno il Forest, presumibilmente, facendo due conti, perderà 12 milioni di sterline. A partire dal biennio 2105-17, i club di Championship potranno perdere al massimo 5 milioni l’anno, se non vorranno incorrere in sanzioni o nel blocco dei trasferimenti.

Ogni penny generato dalle tribune sarà più importante che mai, né mai sarà stato più importante il giusto bilanciamento tra numero di spettatori e costo del biglietto, tanto più che i club calcistici prima o poi dovranno rendersi conto che stanno cominciando a avere a che fare con persone per molte delle quali spendere poco è diventato un elemento importante della vita quotidiana. I tempi sono feroci. Per molti, il calcio diventerà una tentazione alla quale cedere occasionalmente, piuttosto che l’appuntamento fisso del sabato pomeriggio.

D’altronde, se il calcio tedesco può essere sano finanziariamente — e tenere in attivo un club qualificato per la Champions’ League — con dei biglietti di 15 sterline, non si vede perché questo non sia possibile anche qui da noi. il FFP avrà impatto sugli spogliatoi di tutta la nazione, nei prossimi anni, perché tutte le squadre cominceranno a chiedersi se davvero valga la pena di spendere 10.000 sterline a settimana per un vecchio spompato, piuttosto che dare un’opportunità a un ragazzino che giochi per un quinto di quella cifra.

Ma il FPF dovrà avere un effetto anche al botteghino. Se tutti i club di Championship faranno pagare i biglietti 20 sterline, non sembra troppo ingenuo pensare che questo potrebbe portare affluenze molto maggiori. E, con qualche soldo di più in tasca, gli spettatori spenderanno più volentieri per una birra, per un panino o per un programma.

Se gestita nel modo giusto, non è detto che un’operazione di riduzione drastica del prezzo dei biglietti porti a una diminuzione degli introiti, anzi. Quello che è certo è che se le cose continuano così, magari i tifosi inglesi non usciranno tutti insieme all’improvviso come hanno fatto quelli tedeschi, ma, certamente, smetteranno di entrare.

Certo, è un’analisi frettolosa, che non tiene conto delle enormi differenze, in termini di cultura e di scenario, tra Germania e Inghilterra: differenze che consentono là di avere società sane, anche se magari non fortissime, e qua società fortissime ma al limite (a volte anche oltre) la soglia della bancarotta. Per esempio, in Germania non è mai avvenuto lo scempio delle terraces, perpetrato in Inghilterra utilizzando anche i metodi da Stato dittatoriale venuti alla luce recentemente, riguardo al caso Hillsborough.

Per esempio, in Germania, dove le società non possono andare in rosso, nessun petrol o gas-magnate investirebbe mai, dal momento che non potrebbe farse nulla che un buon manager stipendiato non possa già fare: incentivare i vivai, portare più pubblico e limitare gli stipendi; anzi, probabilmente lo farebbe molto peggio di un buon manager: rendere un campionato inattraente per i magnati (e ciò sia detto da un tifoso di una squadra che è stata appena acquistata da un magnate) non può che far bene al movimento calcistico di quel Paese.

Infine, la necessità, per le squadre inglesi che devono vendere il loro prodotto alle televisioni di tutto il mondo, di essere competitive ai massimi livelli mondiali, dove si trovano a avere a che fare con quattro o cinque squadre (in tendenziale aumento) che del FPF proprio se ne sbattono le palle.

E non sono nemmeno convinto che l’adozione pedissequa del modello tedesco (ritorno alle terraces, distribuzione equa degli utili televisivi, obbligo di attivo di bilancio, sviluppo dei vivai) possa essere verosimile, nel calcio inglese, molto più povero, dal punto di visto tecnico e delle risorse umane, di quelli spagnolo e tedesco: ho letto di recente un articolo sulla crisi della nazionale dei Tre Leoni, che dava, tra gli altri, questi numeri: Allenatori inglesi in possesso della licenza UEFA B: 2.769. Allenatori spagnoli in possesso della licenza UEFA B: 23.995. Allenatori tedeschi in possesso della licenza UEFA B: 34.790.

Mi sembrano numeri impressionanti, che testimoniano come, per riportare in auge il calcio inglese (non le squadre di vertice, naturalmente, che sono inglesi come è francese il PSG, e molto meno di quanto non siano spagnole il Barça e il Real) occorra un’azione molto profonda.

Ma, intanto, riavvicinare le squadre alle loro comunità di appartenenza sarebbe senz’altro un grande passo in avanti.

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7 commenti

Archiviato in economia e football

7 risposte a ““Fair Play ai tornelli”, ovvero, il modello tedesco in salsa Garibaldi Red.

  1. Andrea

    Argomento per me molto attuale, vedo con piacere che i tifosi del Borussia (stupendi ieri a Manchester, ma non è una novità) hanno trovato un modo di protestare meno imbecille che abbandonare la propria squadra nella prima in casa in Champions.
    E beati loro che protestano per un biglietto a 20 euro, io mi sono ritrovato a pagare un abbonamento di curva 350 euro, e solo perchè vecchio abbonato, sennò erano 390. Vale a dire, 20 euro a partita ma in abbonamento, una follia.
    Quanto alla riapertura delle terraces, sono sempre stato dubbioso, però mi sto convincendo sempre più, anche perchè mi pare che negli ultimi dieci anni gli stadi inglesi, anche in Europa, abbiano perso un bel po’ di atmosfera. Parlo soprattutto di quelli di grande squadre, come già detto in ITB a Stamford si sentivano solo i tifosi della Juve, e ieri a Manchester si sentivano quasi solo quelli del Dortmund. Lo stesso Old Trafford ha smesso da tempo di essere un fattore trascinante.
    Una vera atmosfera (quasi) da vecchio stadio inglese l’ho notata nelle ultime partite in Europa di squadre come Fulham o Everton, con un pubblico meno viziato di quello delle big (anche se in effetti quello del City non lo dovrebbe essere, ma del resto anche hanno uno stadio molto meno raccolto).
    Andrea

    • Sì, il costo dei biglietti è uno dei motivi della fine del calcio come sport popolare. Io da piccolo andavo allo stadio con mio padre, e non in curva, nei distinti (il rettilineo del secondo anello, e del primo se pioveva), e non costava più che andare al cinema, nel senso che era una cosa normalissima e alla portata di chiunque avesse due soldi in tasca. Ora sarebbe un’impresa, e una cosa praticamente impossibile da fare regolarmente, senza avere stipendio redditi assurdamente alti. Soprattutto se si ha una passione per il calcio e si investe, quindi, anche in un abbonamento a qualche pay-tv. Però queste cose diseducano allo sport (ci vuole cultura sportiva anche per essere spettatori): producono quei tifosi che vanno allo stadio due volte l’anno, e che magari fischiano al primo errore di passaggio un giocatore che ha cattiva stampa ma che chi va regolarmente allo stadio sa che si fa il culo quadro per la squadra.
      Però sono anche convinto che, in Inghilterra, le terraces siano state spazzata via culturalmente, prima che fisicamente, con l’erosione del potere d’acquisto delle working class e con la dissoluzione del tessuto industriale che ne costituiva il principale serbatoio,e che in Germania è tuttora presente, insieme al legame tra squadra e comunità di appartenenza lasciato intatto dalla mancata colonizzazione della Bundesliga.
      Si tratta di un fenomeno che non credo potrà essere riportato in vita in Inghilterra solo permettendo di stare in piedi allo stadio e di bere un bicchiere sugli spalti. Facciamocene una ragione.

  2. Andrea

    La situazione secondo me è parecchio complessa da analizzare, la domanda principale è: è rimasto invariato il rapporto costo medio biglietto in curva/stipendio medio operaio? Credo di no, penso cioè che sia parecchio aumentato. E, ipotizzando che una società debba aumentare il costo dei biglietti principalmente per far fronte agli stipendi (anche no, ma è una semplificazione) magari questo è successo perchè lo stipendio di un giocatore è molto aumentato rispetto al costo medio della vita, e quindi allo stipendio di un comune mortale.
    Quindi, magari, il prezzo del biglietto deve stare al passo con lo stipendio del giocatore, ma in questo modo diventa esagerato rispetto allo stipendio dei lavoratori.
    Bisognerebbe vedere quanto sono cambiati questi rapporti.
    E in effetti concordo con te sull’ultimo discorso sulle terraces.

    • “è rimasto invariato il rapporto costo medio biglietto in curva/stipendio medio operaio?”.
      Andrea, non scherziamo: negli anni settanta nelle curve non c’erano nemmeno i biglietti, si entrava infilando una moneta da 4 scellini (circa 20 pence di ora, più o meno un euro e mezzo in valuta corrente) nel tornello.
      Non c’erano nemmeno gli abbonamenti per le curve: questo provocò i famosi incidenti di Parigi provocati dagli hooligans del Leeds Utd: quando si trattò di distribuire i biglietti per la finale di Coppa dei Campioni contro il Bayern, il Leeds pensò bene di offrire una prelazione agli abbonati, escludendo completamente i tifosi della Kop dalla possibilità di assistere alla partita della vita. I curvaroli andarono lo stesso a Parigi, e, una volta resisi conto che non sarebbero potuti entrare, misero a ferro e a fuoco la città.
      Il forse troppo facile ingresso in curva produsse, naturalmente, effetti disastrosi (pensiamo a Hillsborough, quando in curva entrarono tante persone da schiacciare contro le transenne i poveracci che stavano vicino al campo), ma rendeva davvero la curva un luogo privilegiato di coesione sociale e di elaborazione di sottoculture pop vivide e contaminanti.

  3. leoforest

    Bisogna segnalare purtroppo che contro il Charlton, c’erano 18,000 tifosi nostri, pochissimi.
    Ormai solo contro il Derby riusciamo a vedere il CG pieno.

    • Infatti, l’anno scorso, con la squadra in piena crisi e un gioco pietoso, abbiamo avuto meno di 20.000 spettatori solo due volte. Quest’anno sono bastati tre mesi. Già il pubblico di Nottingham, storicamente, non è caldissimo, se poi gli spari anche 35 sterline per entrare in curva, i risultati sono questi. Come dico nell’articolo, è un atteggiamento miope, al limite della follia, che si possono permettere solo tre o quattro squadre in Inghilterra, quelle che hanno le liste di attesa e che possono mettere in concorrenza gli spettatori potenziali tra di loro (con il risultato di riempire lo stadio di ricchi turisti e di bancari annoiati, certo, che si fanno zittire da ogni squadretta continentale in trasferta — sentire i tifosi dell’Udinese zittire Anfield è stato un colpo al cuore — ma almeno fanno un sacco di soldi), ma che anche le altre imitano, con conseguenze chiaramente suicide.

  4. Ho trovato il vostro blog su google e sto leggendo alcuni dei tuoi post iniziali. Il tuo blog e’ semplicemente fantastico.

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