“Got out of jail”: Crystal Palace 1–1 NFFC

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Che cosa si deve pensare quando si tira fuori un punto dalla canna del cesso in cui si è trasformata la peggiore partita della stagione, su un campo di una squadra molto in forma e avendo giocato in dieci per mezz’ora? Di solito, si ondeggia tra il sollievo mostrato da O’ Driscoll alla fine della partita (“È come essere usciti di prigione”) e un po’ di disappunto per una squadra che, partita dopo partita, dimostra la sua (inevitabile) imperfezione: una squadra messa su in tutta fretta, mettendo insieme buoni, quando non ottimi, giocatori, e che ha avuto circa tre settimane meno delle altre per preparare una campagna così impegnativa.

Però, se una squadra decisamente da lavori in corso staziona al settimo posto in classifica (mercoledì, infatti, siamo stati scavalcati da Huddersfield corsara a Sheffield nel derby dello Yorkshire, e siamo usciti dalla zona play-off), e con una media inglese disturbata solo dal pareggio interno con il Birmingham, direi che, ancora, non c’è motivo di preoccuparsi. Inoltre, deve ancora debuttare Henri Lansbury, che potrebbe davvero dare alla squadra quello che ancora le manca, soprattutto quando si trova a dover giocare contro squadre che pressano molto e che impediscono il possesso palla prolungato e il passing game rasoterra caro a O’ Driscoll, e ci costringono a molti errori di passaggio (anche, a dire il vero, molti non forzati) e anche a qualche troppo più che occasionali passaggi lunghi e palle filtranti consegnate al deserto della difesa avversaria.

Però siamo una squadra da lavori in corso con personalità, come già rilevato dopo la partita con il Birmingham City: anche considerando che abbiamo giocato contro una squadra che davanti ha sciupato tutto lo sciupabile, un punto in rimonta ottenuto in dieci mostra un miglioramento caratteriale, rispetto alla scorsa stagione, di cui essere fieri e consolati.
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O’ Driscoll sceglie di cominciare la partita con la stessa formazione con la quale aveva chiuso quella interna contro il Birmingham City:

Camp

Halford — Ayala — Collins

Hutchinson                         —                                 Harding

Gillett

McGugan          —                  Reid

Sharp — Cox

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Davanti il Gaffer sceglie Sharp, anche se Dex, quando è entrato, ha mostrato di avere più condizione di Billy, e di avere una migliore intesa con Cox di quella mostrata dall’ex Southampton.

In mezzo manca Guedioura: evidentemente, O’ Driscoll ha individuato nel gioco dell’Algerino le stesse difficoltà e le stesse incertezze che avevamo segnalato nel commento alla scorsa partita.

Praticamente, visto che Saha e Jonathan Williams, gli esterni del Palace, hanno giocato molto bene e molto alti, Hutch e Harding hanno giocato sempre da terzini veri: fino al 40′, quando è entrato Guedioura per Hutchinson ripristinando il 442, abbiamo giocato con un 532 che ha inaridito il gioco offensivo.

Grande colpo d’occhio del Selhurst Park, con quasi 2.000 tifosi viaggianti nella South London. Forest in maglia light blue, subito in sofferenza per la pressione messa immediatamente in atto da parte dei rossoblù, reduci dall’ottima vittoria al The Valley. Corner battuto corto da Garvan per Saha che triangola e mette il trequartista irlandese sul limite dell’area, duro contrasto con Harding e palla allontanata sulla nostra tre quarti, recuperata in anticipo secco su Sharp da parte di Ward che la allarga di nuovo su Saha liberissimo sulla destra, ottimo cross in mezzo e colpo di testa a botta sicura di Murray dal vertice sinistro dell’area piccola, con Camp impotente a sperare in un clamoroso errore dell’avversario che, per fortuna, si verifica: pallone colpito malissimo che va a ballonzolare sul lato lungo, raccolto e spazzato nella touche della zona centrale da Halford.

Su palla strappata in pressing da McGugan sulla nostra tre quarti Hutchison controlla malissimo e consegna il pallone a Jonathan Williams che dal vertice sinistro dell’area impegna Camp in una non comodissima parata in tuffo sulla sua sinistra.

Dentro la nostra lunetta, Gillett sradica il pallone dai piedi di Murray ben servito in profondità da Saha, e riparte palla al piede fino alla nostra tre quarti: senza buone opzioni di passaggio, tenta il lancio lungo per Sharp, agevolmente anticipato da Delaney che respinge di testa e rilancia Williams sulla sinistra. L’ala sinistra delle Aquile arriva in slalom sul vertice sinistro dell’area di rigore e crossa in mezzo un pallone velenoso che, fortunatamente, non trova all’impatto nessun piede rossoblù, e attraversa innocuo tutta la nostra area di porta. Collins raccoglie, e anche lui lancia lungo per Simon Cox, anche lui anticipato di testa dalla difesa avversaria; Ward e Cox combattono per il possesso palla sulla linea mediana, Ward ha la meglio e la dà a Jedinak nel cerchio centrale del campo, l’Aussie allarga a sinistra per Moxley in avanzamento. Fray nota come il Forest stia perdendo nettamente ogni duello individuale in ogni zona del campo, e ha perfettamente ragione. Moxley offre la palla a Williams, che si accentra e la offre sulla destra a Saha, il Francese si accentra, punta Harding sul limite dell’area, lo sbilancia e, proprio dal limite, tira di collo destro un pallone che finisce alto sulla porta di Camp.

Ancora Jonathan Williams sulle venticinque iarde, passa in mezzo a Dikgacoi che controlla e tira di seconda intenzione dalla lunetta, ancora alto sulla porta di Camp. È evidente, a questo punto, che gli esterni del Palace entrano come vogliono nella nostra tre quarti, e che la zona davanti alla nostra retroguardia sia un deserto indifeso nel quale gli avversari possono piazzare indisturbati l’artiglieria pesante.

Hutchinson avanza a ampie falcate sulla nostra tre quarti e ciabatta un pallone in mezzo: la sfera ballonzola per una decina di iarde e cade facile preda di Garvan, facendo sbuffare di disappunto il di solito serafico Fray: Garvan la offre in avanti a Jedinak, che tira di prima dalle trentacinque iarde, stavolta inquadra lo specchio ma trova alla respinta i pugnazzi protesi di Camp.

Davanti continuiamo a non tenere un pallone che sia uno. Sull’ennesima fifty fifty ball persa dai nostri avanti, retrocediamo fino al limite della nostra area di rigore, ma sempre subendo il pressing delle Aquile: Halford a Ayala, che perde palla sul contrasto di Murray, che arriva sul vertice sinistro della nostra area e tira, ma è disturbato dal recupero di Ayala e il tiro viene fuori debole e innocuo, facile preda di Camp.

Unico pericolo del secondo tempo, una palla colpita in scarsa coordinazione da Sharp su punizione dalla tre quarti di Reid, e finita fuori alla sinistra di Speroni.

Il Gaffer, vista la mala parata e, soprattutto, l’inutilità di avere cinque difensori contro una squadra che gioca con una sola punta, toglie Hutchinson, lievemente infortunato, prima del riposo, e mette dentro Guedioura.

Intervallo: il Player del Crystal Palace, a differenza di quello del Forest, fornisce ampia sintesi della maschilista ma non disprezzabile esibizione delle famose Cheer Leaders degli Aquilotti.

Il secondo tempo si apre con un nuovo corner per il Palace: battuta perfetta di Garvan che trova Dikgacoi sul vertice opposto dell’area piccola, classica palombella di testa d’incontro e palla imparabile sul palo lungo alla sinistra di Camp per il quarto gol stagionale del centrocampista sudafricano.

Vantaggio sacrosanto, e punteggio tutto sommato ancora lussuoso per il Forest.

Andy Reid contrasta Dikgacoi, l’arbitro concede un forse dubbio fallo poco dentro la nostra metà campo, e, a gioco fermo, Guedioura colpisce con un calcio istintivo Jedinak, che forse gli aveva dato una manata in faccia, proprio sotto gli occhi dell’arbitro, che non può fare altro che cacciare dal campo con un rosso diretto (Adlene era già stato ammonito) l’improvvido centrocampista algerino.

Potrebbe essere la fine della partita, invece si rivela una svolta in positivo: come ha detto O’ Driscoll alla fine della partita, “rimanere in dieci ha reso il Palace più prevedibile, mentre ha fornito a noi la scintilla che ci era mancata per tutta la partita e di cui avevamo bisogno”.

Su un nostro timido tentativo offensivo, il Palace riparte in velocità con Saha, lanciato benissimo sulla destra da un’apertura di Murray, Saha arriva sul lato destro della nostra area di rigore e la mette in mezzo al limite della nostra area di porta. Bolasie, appena entrato per l’ottimo ma stremato Williams, non trova l’impatto diretto, cerca il controllo, cincischia un po’ con il pallone e permette il recupero a Harding, che esce con sicurezza palla al piede.

Cominciamo a guadagnare un po’ di spazio e a pressare con più convinzione, e il Palace offende, soprattutto, in contropiede. Bolasie lanciato sulla sinistra si dirige verso la nostra area di rigore puntando Halford, lo supera con uno scarto a sinistra e conclude verso la porta di Camp da poco dentro la nostra area, ma si era allargato troppo e il tiro si perde piuttosto lontano dai legni.

Ultimi cambi per il Forest, con Blackstock che sostituisce uno Sharp ancora fuori condizione, e Majewski che subentra per McGugan.

Halford prende una gran rincorsa per battere una touche sulla destra della loro trequarti, cercando evidentemente l’area avversaria. La trova, ma la difesa rossoblù anticipa Harding salito al colpo di testa. Gillett recupera sulle quaranta iarde, e la rimette in area con un pallonetto di sinistro, respinto alla viva il parroco da Ramage fino al limite della nostra area; Ayala gestisce male il pallone sulla pressione di Murray, lo allontana sporco e Saha lo raccoglie sulla nostra tre quarti, fa qualche passo, e scarica dal limite della lunetta un rasoterra che si perde alla destra di Camp.

Sulla susseguente rimessa di Campo, Blackstock spizza la palla sulla trequarti, serve Cox al limite dell’area di rigore, e avanza per suggerire il triangolo. Cox si destreggia divinamente fra tre avversari, si gira e di esterno destro serve in verticale, tra un nugolo di maglie rossoblù, l’inserimento di Dex, il quale insegue il pallone e, complice la tardiva uscita di Speroni, batte in anticipo il portiere argentino dal limite dell’area di porta. Ottimo il tempismo di Blackstock, al suo primo gol stagionale, ma è davvero divina l’assistenza di Coxie, sempre più fondamentale nel creare e concretizzare occasioni da gol.

Davvero insperato pareggio, con soli nove minuti da giocare.

Gli ultimi spiccioli di partita vedono una grossa occasione per parte, abilmente sventate dai due portieri: una nuova lunghissima rimessa laterale di Halford dalla tre quarti trova Blackstock che, nel traffico da ora di punta nell’area avversaria, spizza di testa verso il palo lungo: Speroni esegue la parata dell’anno, un allungo davvero quello di Gordon Banks sul colpo di testa di Pelé. Il replay di quest’azione copre, nella sintesi, la replica del Palace, con un’altrettanto bella — secondo la radiocronaca — parata di Campo su colpo di testa di Ramage.

Ora ci dirigiamo verso Leeds United per la prima volta dopo il 3-7 dell’anno scorso, senza Guedioura, che avrà un po’ di tempo per recuperare smalto e collocazione tattica che gli consentano di riprendere la forma dell’anno scorso, e con un Lansbury in rampa di lancio che potrebbe non farlo rimpiangere tanto, anche se l’ideale, per allargare il nostro gioco sulla destra, sarebbe il prestito di un giorno di McCleary da Reading.
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Forest: Camp, Halford, Ayala, Collins(c); Hutchinson (Guedioura 40′), McGugan (Majewski 79′), Gillett, Reid, Harding; Cox, Sharp (Blackstock 73′).

NE: Darlow (GK), Moussi, Moloney, Coppinger.

Marcatore: Blackstock 82′

Ammoniti: Halford 29′, Guedioura 55′, Blackstock 75′

Espulso: Guedioura 62′

Crystal Palace: Speroni, Ward, Dikgacoi (Parr 67′), Garvan, Jedinak(c), Zaha, Murray, Williams (Bolasie 56′), Moxey (Moritz 84′), Delaney, Ramage.

NE: Price (GK), Martin, Goodwillie, Wilbraham.

Marcatore: Dikgacoi 50′

Arbitro: Iain Williamson

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3 commenti

Archiviato in stagione 2012-2013

3 risposte a ““Got out of jail”: Crystal Palace 1–1 NFFC

  1. Pingback: Championship 2012-13: la situazione e il nostro cammino — 6 | Walking on Trent

  2. Be’, squadra imbattuta, che rimonta addirittura in 10 contro 11… doveva essere un cantiere aperto, ma per ora il Forest sta andando meglio di molte altre squadre ben più collaudate!

    • Concordo. La qualità del gioco in certe occasioni non è stata granché, ma la qualità del gioco la si ottiene con il lavoro, mentre lo spirito e la determinazione no. Molto meglio avere le seconde che le prime, con una squadra in costruzione come la nostra. Senza contare che non abbiamo ancora visto Henri Lansbury, che, secondo molti osservatori, è il nostro miglior acquisto. L’unica cosa che un po’ mi rende perplesso — come ho scritto in più di una occasione — è la piccola involuzione di Guedioura, dovuta, principalmente, secondo me, a ragioni tattiche. Ma non dubito che si riprenderà anche lui.

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