The Lancashire experience: NFFC 2 — 1 Charlton Athletic

|

La sosta internazionale mi ha permesso di rimettere la mia vita al pari di settembre, anche se con qualche approssimazione, e il blog ne ha un po’ sofferto. Nell’imminenza della partita interna con il Birmingham City, che, senz’altro, ci dirà del Forest cose in più rispetto a quelle che sappiamo già, riguardiamo l’ottima prova interna contro il Charlton Athletic, squadra che si è dimostrata, come già avevamo detto in sede di commento, tosta e compatta (e con un Fuller determinante nei nove minuti che ha disputato: il giamaicano potrà davvero essere la carta in più per il Charlton nella strada verso la salvezza, e, secondo me, anche qualcosa di più), ma che abbiamo battuto ben al di là di quanto non dica lo striminzito risultato finale, con una strepitosa esibizione di passing game, e anche ben al di là della qualità delle reti: il primo gol di McGugan è stata una vera e propria culattata, e, oltre a tutto, la punizione che l’ha originato, probabilmente, non c’era.

All’indomani del triplice acquisto che ha illuminato il finale del mercato del Forest (Coppinger, Sharp e Henri Lansbury), O’ Driscoll davanti dà fiducia alla squadra che ha giocato praticamente tutte le partite di campionato, mentre in difesa cerca di mettere qualche pezza alle incertezze che hanno segnato — in negativo — le ultime partite del Forest, dando spazio a Ayala in mezzo e a Hutchinson a destra, mentre Halford è stato spostato a sinistra al posto del non sempre impeccabile Harding (i nuovi acquisti meritano almeno sei mesi di eufemismi, prima di cominciare a dire, come si suol dire, pane al pane e cazzata alla cazzata: inoltre, Harding, dicono le cronache, aveva passato la notte prima in sala parto per assistere la moglie, per cui è stato assente più che giustificato).

L’impianto della squadra non cambia, con Gillett inchiavardato davanti alla difesa, Guedioura centrocampista box-to-box e Reid e McGugan liberi di offendere e di scambiarsi le fasce; davanti, conferma per un Cox seconda punta all-around, e Blackstock in mezzo a prendere botte e a fare spazio ai compagni oggettivamente più talentuosi (anche se, come vedremo, la magia del giorno è sua):

Camp

Hutchinson — Ayala — Collins — Halford

Gillett

Guedioura — McGugan — Reid

Cox — Blackstock

Il colpo d’occhio offerto dal City Ground, nonostante il pomeriggio un po’ grigio, è molto bello, il pubblico è numeroso, e l’ottimismo sparso a piene mani dalla campagna acquisti di agosto e dal discreto inizio di campionato pervade l’atmosfera dello stadio anche più della nebbia che rotola dentro dal Trent. Il Forest mette subito in chiaro il suo atteggiamento nei confronti della partita: gran possesso palla (anche dentro la propria metà campo, proprio come l’Olanda di Cruijff), accelerazioni e cambiamenti di fronte improvvisi per trovare gli spazi, e velocità di esecuzione.

Il primo esempio di accelerazione improvvisa è un bellissimo lancio di Gillett (un passaggio di circa 45 iarde di prima dal cerchio di centrocampo verso il limite dell’area: sempre più convincente nel ruolo di mediano il biondino di Oxford) per Blackstock faticosamente respinto dalla difesa, e Guedioura balza sul rimpallo strozzando però il tiro verso il turf, e concludendo. così, debolmente tra le braccia di Hamer ben piazzato.

Un altra bella circolazione di palla tra il centrocampo e la nostra tre-quarti, sempre orchestrata dall’ottimo Gillett, Hutchinson sulla destra del centrocampo la mette in mezzo a Reid in posizione di regista centrale, Reid dentro a Cox sulla tre quarti, Cox a McGugan, che la mette a sinistra per l’accorrente Halford, Halford ancora dentro a Cox che fa da sponda a Reid che entra in area come un coltello caldo nel burro, la appoggia in mezzo per Guedioura che a botta sicura la spedisce sulla parte inferiore della traversa. Grande manovra, con il pallone che non ha mai abbandonato il prato, e conclusione appena sbagliata.

Gillett riconquista l’ennesimo pallone sulla sinistra del nostro pressing alto, la manovra si sviluppa verso la destra tra McGugan e Reid fino a Hutchinson, che la ridà a McGugan sulla loro tre quarti, McGugie alza la testa e lancia in area verso Cox, contrastato da Solly, Solly tocca verso il suo out destro, Cox cerca di recuperare la palla, i due smanacciano, cascano e l’arbitro ci concede una punizia francamente larga, proprio sull’out sinistro all’altezza del limite dell’are di rigore.

McGugan si incarica della battuta, indirizza un destro liftato a mezza altezza verso l’area del Charlton sperando nella deviazione, ma nessuno tocca la palla, Hamer si addormenta e il calcio si infila direttamente sul secondo palo del portiere del Lancashire. Uno a zero fortunato ma meritato.

La pressione del Forest non si arresta: un’altra apertura illuminante di Gillett per Reid sull’out sinistro (per un attimo, vedendo la partita in diretta, mi è sembrato di rivedere i passaggi di McGovern per Robertson), Reid punta l’avversario, lo supera, arrivato all’altezza del vertice dell’area crossa in mezzo, Blackstock riesce a impattare, ma, fuori equilibrio e pressato la mette piuttosto alta.

Halford in libera uscita arriva al limite dell’area, sulla sinistra del nostro schieramento, e la mette in mezzo per McGugan al limite, McGugie dalla lunetta controlla e la calcia di sinistro, un po’ sporco, appena fuori.

Un’altra bella manovra ReidMcGuganGuedioura sulla nostra tre quarti, la concentrazione di talento nella fascia centrale del campo sguarnisce le fasce, Adlene se ne accorge e serve sulla destra il liberissimo Hutchinson che fa quello che deve fare ogni terzino inglese che si rispetti, scavalla fino all’altezza dell’area di rigore e rovescia in area una banana di interno destro, la difesa dell’Athletic respinge in qualche modo, Reid controlla sull’altra fascia (che bello vedere una squadra inglese in cui un esterno si apposta dall’altra parte per recuperare i traversoni, come nel gioco classico degli anni ’70!) Jackson respinge nuovamente di testa, Halford recupera e la passa di nuovo sulla sinistra a Reid, Reid nuovamente a McGugan sulle trenta iarde, McGugie stavolta di destro colpisce come si suol dire “troppo bene” e non è difficile per Hamer controllare in due tempi: un metro più di qua o di là, e sarebbero stati peni amari per il portiere degli Addicks.

Il Charlton mette fuori la testa con un’iniziativa sulla sinistra di Cook ben lanciato da Kermorgan, ma il suo cross di esterno destro dalla sinistra è ben controllato da Collins; Hutchinson riparte con un lancio che attraversa tutto il campo e pesca benissimo Reid sul nostro out sinistro a metà campo, Reid attiva il rimorchio di McGugan che arriva d’impeto sulla tre quarti degli Addicks, McGugan a sua volta trova il rimorchio di Cox che dal limite della lunetta non controlla benissimo e ciabatta una roba che non riesce né a essere un tiro né a a essere un passaggio per Blackstock, smarcato alla sua destra. Cattiva conclusione ma ottimo saggio di contropiede.

Il secondo tempo parte con il medesimo copione, anche se il Charlton mostra maggiore propensione alla ripartenza in velocità: Cox va subito alla conclusione — con una specie di pallonetto sul quale Hamer interviene facilmente — dopo essere stato liberato al tiro da una bella manovra veloce sviluppata sulla destra tra Hutchinson e Guedioura.

Il Charlton arriva finalmente al tiro con Jordan Cook dal vertice sinistro della nostra area di rigore, dopo una bella manovra di prima sviluppata tra Pritchard, Holland e Wright Phillips, ma Camp controlla —pur con qualche piccola incertezza — accartocciandosi (quando uno si è formato sul giornalismo sportivo degli anni ’70…) sul non proprio vividissimo destro a rientrare dell’ex Sunderland.

Un fallo (piuttosto duro, sulla caviglia,che avrebbe meritato l’ammonizione) di Halford sull’ottimo Solly lanciato in velocità sulla fascia destra, all’altezza della nostra tre quarti, procura una punizione pericolosa al Charlton, batte capitan Jackson in mezzo, Morrison tenta un approssimativo controllo di petto e Hutchinson riesce a liberare in corner. Sul corner battuto da Cook, Kermorgan anticipa Camp ma mette alto.

Jackson contrasta McGugan sulla linea di fondo, alla destra (per noi) della porta del Charlton, e concede un corner; lo stesso McGugan va alla battuta, un cross a mezza altezza né carne né pesce che la difesa del Charlton respinge, Guedioura piomba ancora una volta sul rimpallo e scatena un sinistro di mezzo volo che sarebbe probabilmente finito in porta se non avesse colpito la schiena di Blackstock e non fosse andato appena alto.

Altra ottima ripartenza generata ancora da Guedioura, che dalla nostra tre quarti, su palla recuperata da Blackstock (a volte impreciso in avanti ma gran lavoratore dietro) lancia Cox, che arriva sull’esterno destro della loro area di rigore: nessuno l’ha seguito in mezzo, e deve tirare, ma l’angolo troppo stretto rende il lavoro del ben piazzato Hamer.

Cross battuto sulla nostra sinistra da Reid, respinto di testa e raccolto ancora sul limite dell’area da Guedioura (una vera e propria calamita, in queste occasioni); l’Algerino, pressato, non può tirare, ma retrocede e, dalla loro tre quarti, indirizza in veronica un bel cross raccolto di testa da Ayala — rimasto in avanti — sul vertice sinistro dell’area di porta, ma la buona pressione della difesa avversaria lo sbilancia, e anche in questo caso la conclusione finisce fuori.

Con un contrasto molto fisico (in campionati diversi dalla maschissima Championship, probabilmente sarebbe stato fischiato un fallo di impeto) sulla loro tre quarti, Blackstock recupera un pallone rilanciato dalla nostra metà campo da Hutchinson, si porta sull’ala destra, penetra fino al vertice della loro area e con una mezza magia di esterno sinistro, del tutto incomprensibile in diretta (se l’ha fatto apposta è stato davvero baciato per dieci secondi dal genio dei grandi del calcio) serve un Hutchinson in versione rapido delle cinque e un quarto, il terzino controlla di addome, entra in area come un bisonte che irrompe in un kindergarten, e la mette dentro di interno destro dalle sei iarde, alla destra di Hamer. Grande Dex e grandissimo Hutchison, che, dopo aver dato il via all’azione, si è fatto metà campo alla Usain Bolt per arrivare in orario all’appuntamento con l’uno-due più lungo della storia del calcio.

Sul due a zero la partita, per qualche minuto, fino alla frittatina mista della nostra difesa, si spegne un po’: il tempo per lasciar salutare all’euforico City Ground l’esordio di Billy Sharp in Rosso Garibaldi, entrato al posto dello stremato Cox, per assistere a un’altra bellissima manovra avvolgente del Forest che lancia Sharp sul out sinistro avversario, Phil punta l’avversario da vera ala, arriva sul fondo e mette un cross sul primo palo, un po’ troppo sotto al portiere, sul quale Blackstock tenta lo stesso la deviazione, e per assistere a un pasticcio di Campo: azione veloce degli Addicks, con Kermorgant che lancia Solly sulla destra, Solly pennella un cross sul quale sale l’imperioso Fuller a centroarea, Fuller colpisce benissimo e manda la palla sul palo interno, il pallone ballonzola sulla linea prima che il goffo tentativo di respinta del nostro portiere non la faccia finire appena dentro. Errore di Camp ma anche grave errore di piazzamento della nostra difesa, che ha lasciato a Solly tutto lo spazio del mondo per controllare e per piazzare un cross perfetto per la testa del Reggae Boy, e a Fuller tutto lo spazio del mondo per alzarsi a colpire.

Ci sarebbe tempo per la beffa, con Fuller inarrestabile sempre sulla sinistra del nostro schieramento che crossa dal limite dell’area per l’altro subentrato Kerkar il cui tiro viene rimpallato con il corpo (o, secondo le accese proteste degli Addicks) con la mano da McGugan; sulla nostra frettolosa respinta Guedioura commette un fallo sulle nostre trenta iarde su Johnny Jackson: lo stesso terzino si incarica della battuta, ma spedisce la palla a far compagnia ai cigni sul Trent. Sul rilancio, l’ultima azione della partita: direttamente dal rinvio di Campo, Sharp prende palla sulla tre quarti, entra in area, salta Hamer con un bel pallonetto, ma viene chiuso, con la porta ormai sguarnita, dal recupero in disperata scivolata di due difensori del Lancashire.

Nonostante un finale un po’ troppo nervoso e concitato, rispetto a quello che avrebbe dovuto essere secondo lo svolgimento del gioco, la prestazione del Forest è stata ottima: se davvero riusciremo, in qualche modo, a dare più concretezza in fase offensiva al nostro gioco, anche il futuro prossimo, oltre che quello più remoto, comincerà a sembrare più roseo.

* * *

Forest: Camp, Hutchinson, Ayala, Collins(c), Halford, Guedioura, Gillett, McGugan (Moussi 83′), Reid (Coppinger 86′), Cox (Sharp 81′), Blackstock.

Non entrati: Evtimov, Harding, Moloney, Majewski

Marcatori: McGugan 17′, Hutchinson 75′

Ammoniti: Guedioura 55′, Cox 65′, Blackstock 90′

Charlton: Hamer, Jackson(c), Morrison, Wright-Phillips (Fuller 81′), Pritchard, Wiggins, Cook (Haynes 59′), Kermorgant, Solly, Hollands (Kerkar 81′), Cort.

Non entrati: Button, Green, Wilson, Dervite.

Marcatore: Camp (aut) 87′

Ammonito: Jackson 67′

Arbitro: Graham Salisbury

Spettatori: 19.745 (di cui ospiti: 1.067)

Annunci

3 commenti

Archiviato in stagione 2012-2013

3 risposte a “The Lancashire experience: NFFC 2 — 1 Charlton Athletic

  1. Pingback: Championship 2012-13: la situazione e il nostro cammino — 4 | Walking on Trent

  2. Pingback: Championship 2012-13: la situazione e il nostro cammino — 5 | Walking on Trent

  3. Pingback: Championship 2012-13: la situazione e il nostro cammino — 6 | Walking on Trent

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...