Bolton Wanderers 2—2 Nottingham Forest: Un passo avanti e due indietro (ma poi un altro passo avanti).

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Vabbè, questa volta non la starò a fare lunga con la cronaca della partita, visto che il filmato integrale degli extended highlights, una volta tanto, grazie alla diretta televisiva, sono visibili in rete e anche su questo blog (almeno finché la Gestapo di Youtube, sollecitata da Sky, non li farà togliere).
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Reid festeggia il pareggio.
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Dirò soltanto alcune cose che dal filmato non sono immediatamente rilevabili, e poi cercherò di fare un primo bilancio, dopo averlo finalmente visto per una partita intera, sul lavoro di Sean O’ Driscoll e sull’idea di gioco che sta cercando di mettere in campo, soprattutto con questo nuovo 442 (nuovo per questa stagione, ma, ricordiamo, il periodo di SOD come Coach l’anno scorso fu caratterizzato proprio dal ritorno dei True Reds a questo modulo, dopo le iniziali incertezze tattiche di Cotterill).

Sulla partita, dunque:

La formazione è stata un classico 442, con la piena conferma della formazione schierata sabato a Huddersfield (la posizione dei centrocampisti è sempre molto fluida: abbastanza stabile Reid sulla sinistra, stabile Gillett a protezione della difesa, mentre Pep Guedioura e McGugan si scambiano spesso di posizione, accentrandosi e allargandosi secondo le fasi di gioco):

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Guedioura — Gillett — McGugan — Reid

Blackstock — Cox

L’impegno fisico rappresentato dal Bolton è stato intensissimo: sia dal punto di vista della corsa, sia dal punto di vista dell’impatto muscolare nei contrasti (sempre ai limiti e, nel caso di Kevin Davies — un vero animale il cui uso smodato delle braccia nella nostra area è stato benevolmente tollerato dall’arbitro dopo l’iniziale ammonizione — ben al di là del regolamento), i Bianchi sono stati un test probantissimo. Averlo superato, non senza un pizzico di fortuna ma certo con gran merito, è stato molto importante, in prospettiva futura. Non siamo una squadra tecnica e leggerina, siamo una squadra in grado di opporre fisico a fisico quando ce n’è bisogno.

La prima mezz’ora è stata stradominata dai Nostri. Non solo abbiamo messo in mostra una grande efficacia nei confronti fisici, soprattutto sulla metà campo, come si può vedere in qualche azione anche dalla sintesi, ma abbiamo giocato uno dei migliori passing game che si siano visti al Forest dai tempi di Hart, se non dai tempi di Brian Clough. Una vera gioia per gli occhi: il Bolton sembrava una neo-promossa che zoccolasse inutilmente dietro all’inarrestabile velocità di esecuzione di una squadra superiore. Unico neo di questo periodo di dominio, avere maturato l’esiguo vantaggio di un gol. Alla fine della partita, il possesso è stato per il 55% del Forest, il che la dice lunga sull’atteggiamento con il quale siamo stati in campo e abbiamo giocato, nonostante il black-out centrale.

Poi, all’improvviso, si è come spento un interruttore, l’intensità dei contrasti è calata, la precisione e la velocità dei passaggi sono scemati, siamo calati di venti metri come baricentro di gioco, e siamo stati per un’altra mezz’ora, a cavallo dei due tempi, in balia di un avversario molto più abile di noi a sfruttare le sue occasioni, aiutato anche, va detto, da un paio di orrori difensivi del nostro fin qui impeccabile pacchetto arretrato (e da una netta spinta di Davies, tanto per cambiare, sul loro primo gol). Il Gaffer, nel dopo partita, ha affermato che il vantaggio potrebbe averci leggermente deconcentrato: se così fosse, spero che nello spogliatoio li abbia ben bene ribaltati, perché è inconcepibile in ogni momento, per dei professionisti, perdere la presa sulla partita, ma lo è tanto di più se giochi fuori casa contro i favoriti della Lega e ti ritrovi a condurre.

I due gol sono stati magnifici. Va benissimo, il gol di McGugie è stato fenomenale per potenza e velocità di esecuzione, ma permettetemi di esprimere la mia personale preferenza per quello di Reid, una magia assoluta di interno sinistro, con la palla spedita in equilibrio precario a togliere una ragnatelina dal sette della porta alla destra di Bogdan: un gol che mi ha ricordato il miglior Platini. Sono sicuro che Le Roi non avrebbe disdegnato di avere nel suo book una rete come quella messa a segno da Reidy venerdì.

La nostra striscia di imbattibilità — e, soprattutto, il livello di gioco già messo in mostra — è straordinaria, alla luce di quello che è successo quest’estate e del pochissimo tempo che il Gaffer ha avuto per mettere a posto la squadra. La mia personale ammirazione per il nostro Manager, già alta l’anno scorso — il gioco impostato da lui per il finale della stagione è stato decisivo per la nostra salvezza — sta diventando piano piano venerazione.

* * *

Nelle sue interviste (anche in quella pubblicata su questo sito quest’estate) O’ Driscoll ha sempre detto che la sua maggiore preoccupazione, come allenatore, è quella di insegnare ai giocatori a fare le migliori scelte di gioco possibili, a capire il gioco e a pensare mentre giocano. Questo atteggiamento lo si è visto venerdì, per lo meno nella fase iniziale della partita (i primi trentacinque minuti), quando, come detto prima, abbiamo davvero messo sotto una squadra che l’anno scorso giocava in Premier League.

Come ho detto prima, il modulo di O’ Driscoll, in queste ultime due partite, è stato una cosa simile a un 442 stile diamante, con i due centrali non in linea, ma sovrapposti l’uno in aiuto della difesa e l’altro in deciso sostegno delle punte. Si tratta di un modulo teso a sfruttare le caratteristiche dei nostri due migliori centrocampisti centrali, McGugan e Majewski, entrambi tutto sommato poco adatti al 442 classico e, non a caso, costretti spesso da Billy Davies e anche da Steve Cotterill (che, pure, non li amava affatto) a giocare innaturalmente come ali.

Si tratta, però, di un modulo rischioso, proprio perché usa tre giocatori con spiccate doti offensive (e, nel nostro caso, anche quattro, perché Reid è un attaccante, di fatto: è totalmente incapace di portare qualsiasi tipo di supporto alla difesa; la sua massima espressione di gioco in copertura è guardare male l’esterno che se lo beve come un bicchiere d’acqua fresca alla mattina): ha bisogno, dunque, di un possesso di palla molto superiore, perché giocarlo quando la palla l’hanno gli altri espone a situazioni come quella che abbiamo visto venerdì tra il 35′ e il 60′. Il possesso palla efficace lo si fa quando i quattro centrocampisti si muovono molto a caccia della palla, e danno al compagno in possesso di palla occasioni di passaggio relativamente facili e il più efficaci e pericolose possibile.

Inoltre, ha bisogno di un ottimo sostegno dei terzini sulle fasce, perché i due centrocampisti esterni si accentrano spesso per coprire meglio il campo lasciato scoperto dai due centrali in linea: senza la pressione dei terzini sulle fasce, gli spazi si stringono e giocare contro il rombo diventa molto più facile. Il Milan, esempio più fulgido di buona applicazione di questo modulo, è stato grande quando ha avuto ottimi terzini, altrettanto abili in copertura quanto in fase di spinta. Noi abbiamo due terzini volenterosi, che hanno mostrato buone attitudini a scendere, ma ancora un po’ troppo imprecisi in fase di copertura: probabilmente, cattive scelte dei terzini ci sono costate due, se non quattro punti, finora. Se recupererà, Hutchinson darà un ulteriore positivo contributo a questa fase di gioco (così come sono convinto che, per ora, Collins — Ayala potrebbe essere la nostra migliore coppia di centrali).

Il cosiddetto rombo, così come lo giochiamo noi, con una prima e una seconda punta di manovra, è la formazione più elastica del mondo, perché può slittare da un 4321 molto difensivo, con la seconda punta che scende verso il centrocampista offensivo e le due ali che stringono su quello difensivo, a un 4231 molto offensivo, con McGugan e Reid che giocano insieme a Cox sulla linea del vantaggio avversario, e Blackstock avanti a far boa.

Però, come detto prima, è anche un modulo difficile. Il miglior Milan di questi ultimi anni aveva quattro centrocampisti di cui tre dotati di mostruosa intelligenza calcistica, in campo: Kakà, Pirlo e Seedorf, tre enciclopedie ambulanti del calcio. È per questo, probabilmente, che O’ Driscoll sta scegliendo con tanta cura i suoi giocatori (è notizia di oggi che a Nottingham sia arrivato a titolo definitivo il centrocampista dell’Arsenal Henri Lansbury, giocatore, come vedremo domani nella presentazione, diventato famoso per un cross sbagliato, ma che, soprattutto, ha conquistato negli ultimi due anni la promozione in PL con West Ham e Norwich City, e ha solo 21 anni!): sa che per giocare il calcio che piace a lui occorrono giocatori non solo preparati, ma anche intelligenti; la partita di venerdì, secondo me, dimostra che siamo sulla buona strada.

* * *

Tra le notizie della settimana anche la partenza di Ishmael Miller verso il Tees per vestire il rosso del Boro in prestito per un anno. Dubito che la partenza di Miller abbia suscitato la stessa emozione nei tifosi di Nottingham che indusse la partenza di Boccadirosa da Sant’Ilario.

* * *

Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, Guedioura (Hutchinson 81′), McGugan (Greening 90′), Reid, Blackstock, Cox.

NE: Evtimov (GK), Lascelles, McGoldrick, Derbyshire, Majewski.

Marcatori: McGugan 15′ Reid 57′

Ammoniti: Reid 33′ Cox 45′ Guedioura 64′

Bolton: Bogdan, Mears, Mills, Knight, Ricketts, Eagles, Andrews, M Davies, Lee, K Davies (c), Sordell (Afobe 68′).

NE: Lonergan (GK), Alonso, Ream, Petrov, Wylde, Vela.

Marcatori: Eagles 39′ Sordell 49′

Ammoniti: K. Davies 1′, Mears 77′

Arbitro: Dean Whitestone

Spettatori: 17.321 (di cui ospiti: 1.366)

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6 commenti

Archiviato in stagione 2012-2013

6 risposte a “Bolton Wanderers 2—2 Nottingham Forest: Un passo avanti e due indietro (ma poi un altro passo avanti).

  1. Komsomol_86

    sono d’accordissimo con te su tutto,la coppia di centrali deve essere Ayala-Collins,Halford centrale non si può vedere(guarda cosa ha combinato venerdì),molto meglio come terzino sinistro.Decisamente imbarazzanti comunque anche le prestazioni di Collins sia venerdì che ieri sera contro il wigan,che sia la maledizione della fascia da capitano?(vedi chambers)

    • Collins in effetti è piuttosto sconcertante. Un giocatore della sua levatura che fa due partite come le ultime lascia davvero interdetti. Ieri, poi, è stato proprio abulico. La stoffa c’è, non vorrei che le voci che danno in arrivo Higginbotham dipendano anche da una certa insofferenza di SOD nei confronti della nostra coppia centrale.

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