Archivi del mese: agosto 2012

Capitol One Cup, round 2: NFFC 1—4 Wigan Athletic, ovvero, quel che non ammazza ingrassa.

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Di nuovo con i piedi per terra dopo un turno infrasettimanale di coppa nel quale il combinato disposto tra condizione precaria di alcuni nostri giocatori, inadeguatezza di altri, fragilità della nostra difesa e forza dell’avversario ha apparecchiato un risultato durissimo e piuttosto giusto.

Qualche post fa, presentando il nostro campionato, ho detto che la Championship è una dura maestra: ma, va detto, la Premier League è una maestra ancora più dura: lo Wigan ha fatto vedere quale deve essere l’intensità da mettere in campo per queste partite, e, soprattutto, come dev’essere continuo; se già prima avevo espresso qualche perplessità sull’opportunità di conquistare la massima serie già quest’anno (non che non ci si debba provare, naturalmente), dopo la partita di ieri sono ancora più convinto che un altro anno di incubazione in seconda divisione, per la squadra e le idee del Gaffer, potrebbe non essere così dannoso.

Siamo una squadra ancora decisamente in costruzione, e contro una squadra di livello superiore lo si è visto decisamente: i meccanismi difensivi (con Ayala praticamente all’esordio) sono da rivedere, e il centrocampo, schierato con un 442 più tradizionale, con due mediani in mezzo e due ali larghe, è stato abbastanza inefficace. Inoltre, davanti, secondo me, McGoldrick (giocatore che non mi è mai piaciuto molto) ha mostrato una volta di più la sua inadeguatezza a giocare a questi livelli.

La prima mezz’ora è stata equilibrata, con il Forest che ha creato forse qualche occasione in più, in particolare piuttosto pericolosa una bella palla di Reid per Cox solo in area, solo appena troppo alta per permettere un controllo agevole alla nostra punta, anticipata così dall’ottimo portiere avversario, Ali Al-Habsi.

Alla prima azione in velocità, più o meno alla mezz’ora del primo tempo, però, i Latics passano in vantaggio: un ottimo giro palla a centrocampo Alcaraz-Gomez trova il loro terzino destro Stam totalmente libero sulla nostra fascia sinistra, con un Harding discutibilmente piazzato che non può impedire il cross, precisissimo, che trova Boselli anche lui liberissimo nella nostra area di porta a mettere di testa facilmente in rete.

Subito il gol, la nostra squadra — fino a quel momento se non brillante dignitosissima, decisamente alla pari con gli avversari — ha un black-out simile a quello patito venerdì scorso dopo aver preso gol dal Bolton, e subiamo in rapida successione altre due reti: la prima di Figueroa, un missile dalle 35 iarde che si è infilato nell’angolino alto alla sinistra di Camp, ma la mezz’ala dei Latics ha avuto tutto il tempo di sistemarsi la palla e di prendere la mira, dopo aver ricevuto un pallone dalla sua tre quarti, senza che nessuno dei nostri difensori pensasse di chiudergli lo spazio di tiro: mancava loro una cocacola in mano, e la loro immagine di spettatori non paganti sarebbe stata perfetta.

Il secondo, su una palla sanguinolentamente persa da noi a centrocampo, recuperata da Crusat che ha servito in profondità Gomez. Molto incerta la chiusura di Collins (anzi, anche in questo caso il nostro centrale ha osservato, più che giocare) e inesorabilmente il gran tiro di Gomez si è spento nuovamente nell’angolo della porta disperatamente e inutilmente difesa da Camp.

La buona notizia è che nel secondo tempo, complice anche un piccolo calo del Wigan, il Forest si è rimesso a macinare calcio con voglia e lena, senza — apparentemente — risentire del peso del punteggio maturato nella prima metà.

Passiamo quasi subito, con Cox che, ricevuto un pallone direttamente da Camp sulla tre quarti avversaria, si libera benissimo di Ramis, va al tiro e sorprende dalle trenta iarde Al-Hasbi con un perfetto destro all’incrocio.

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Il gol ci dà coraggio, e abbiamo qualche occasione per riaprire davvero la partita, in particolare due con McGoldrick e Reid, incapaci di sfruttare opportunità a dire il vero non proprio limpidissime.

L’espulsione di Alcaraz sbilancia ulteriormente la nostra azione alla ricerca del gol, e lo Wigan ci punisce in contropiede con un’azione sulla sinistra di Miyaichi che trova McManaman in area: un movimento per liberarsi di Collins e una fredda conclusione a battere Campo per la quarta volta.

Detto ancora che ieri ha esordito Cohen, certo non brillantissimo, ma è stato bello rivederlo in campo, archiviamo la nostra Coppa di Lega di quest’anno certo non con gioia ma anche senza inutili disfattismi: la squadra messa in campo era precaria, e, come detto, il lavoro di O’ Driscoll praticamente non è ancora davvero cominciato; sabato si ricomincia, con una partita non facile contro il Charlton. Come dice giustamente Ryan Brice in NFFCBlog, quello di ieri passerà alla storia del Forest molto più come il giorno in cui è arrivato Lansbury che come quello in cui abbiamo giocato contro il Wigan Athletic.

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Forest: Camp, Halford (Lascelles 78′), Ayala (Moloney 62′), Collins (c), Harding, Cohen (Majewski 66′), Moussi, Gillett, Reid, McGoldrick, Cox .NE: Evtimov (GK), Gudeioura, Greening, Blackstock. Marcatore: Cox 47′ Ammonito: Gillett 71′

Wigan: Al-Habsi, Stam, Ramis, Alcaraz (c), Figueroa, Beausejour, Watson, Jones, Crusat (Miyaichi 80′), Gomez (McMananman 71′), Boselli (Fyvie 83′). NE: Pollitt (GK), Kone, Di Santo, Lopez. Marcatori: Boselli 25′, Figueroa 35′, Gomez 44′, McManaman 90′ Ammonito: Alcaraz 69′ Espulso: Alcaraz 78′ (doppia ammonizione)

Arbitro: Geoff Eltringham Spettatori: 7.545 (di cui ospiti: 250)

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Notte di Coppa: NFFC-Wigan Athletic al City Ground

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Nella formazione schierata da O’ Driscoll questa sera, due novità stagionali: gli esordi di Ayala (apparentemente schierato centrale con Collins, con Halford a destra e Harding a sinistra) e di Chris Cohen, a centrocampo insieme a Moussi, Gillett e Reid, a sostegno di Cox e McGoldrick: pare un 442 molto classico, con due centrali difensivi e due ali pure.
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Bolton Wanderers 2—2 Nottingham Forest: Un passo avanti e due indietro (ma poi un altro passo avanti).

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Vabbè, questa volta non la starò a fare lunga con la cronaca della partita, visto che il filmato integrale degli extended highlights, una volta tanto, grazie alla diretta televisiva, sono visibili in rete e anche su questo blog (almeno finché la Gestapo di Youtube, sollecitata da Sky, non li farà togliere).
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Reid festeggia il pareggio.
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Dirò soltanto alcune cose che dal filmato non sono immediatamente rilevabili, e poi cercherò di fare un primo bilancio, dopo averlo finalmente visto per una partita intera, sul lavoro di Sean O’ Driscoll e sull’idea di gioco che sta cercando di mettere in campo, soprattutto con questo nuovo 442 (nuovo per questa stagione, ma, ricordiamo, il periodo di SOD come Coach l’anno scorso fu caratterizzato proprio dal ritorno dei True Reds a questo modulo, dopo le iniziali incertezze tattiche di Cotterill).

Sulla partita, dunque:

La formazione è stata un classico 442, con la piena conferma della formazione schierata sabato a Huddersfield (la posizione dei centrocampisti è sempre molto fluida: abbastanza stabile Reid sulla sinistra, stabile Gillett a protezione della difesa, mentre Pep Guedioura e McGugan si scambiano spesso di posizione, accentrandosi e allargandosi secondo le fasi di gioco):

Camp

Moloney — Halford — Collins — Harding

Guedioura — Gillett — McGugan — Reid

Blackstock — Cox

L’impegno fisico rappresentato dal Bolton è stato intensissimo: sia dal punto di vista della corsa, sia dal punto di vista dell’impatto muscolare nei contrasti (sempre ai limiti e, nel caso di Kevin Davies — un vero animale il cui uso smodato delle braccia nella nostra area è stato benevolmente tollerato dall’arbitro dopo l’iniziale ammonizione — ben al di là del regolamento), i Bianchi sono stati un test probantissimo. Averlo superato, non senza un pizzico di fortuna ma certo con gran merito, è stato molto importante, in prospettiva futura. Non siamo una squadra tecnica e leggerina, siamo una squadra in grado di opporre fisico a fisico quando ce n’è bisogno.

La prima mezz’ora è stata stradominata dai Nostri. Non solo abbiamo messo in mostra una grande efficacia nei confronti fisici, soprattutto sulla metà campo, come si può vedere in qualche azione anche dalla sintesi, ma abbiamo giocato uno dei migliori passing game che si siano visti al Forest dai tempi di Hart, se non dai tempi di Brian Clough. Una vera gioia per gli occhi: il Bolton sembrava una neo-promossa che zoccolasse inutilmente dietro all’inarrestabile velocità di esecuzione di una squadra superiore. Unico neo di questo periodo di dominio, avere maturato l’esiguo vantaggio di un gol. Alla fine della partita, il possesso è stato per il 55% del Forest, il che la dice lunga sull’atteggiamento con il quale siamo stati in campo e abbiamo giocato, nonostante il black-out centrale.

Poi, all’improvviso, si è come spento un interruttore, l’intensità dei contrasti è calata, la precisione e la velocità dei passaggi sono scemati, siamo calati di venti metri come baricentro di gioco, e siamo stati per un’altra mezz’ora, a cavallo dei due tempi, in balia di un avversario molto più abile di noi a sfruttare le sue occasioni, aiutato anche, va detto, da un paio di orrori difensivi del nostro fin qui impeccabile pacchetto arretrato (e da una netta spinta di Davies, tanto per cambiare, sul loro primo gol). Il Gaffer, nel dopo partita, ha affermato che il vantaggio potrebbe averci leggermente deconcentrato: se così fosse, spero che nello spogliatoio li abbia ben bene ribaltati, perché è inconcepibile in ogni momento, per dei professionisti, perdere la presa sulla partita, ma lo è tanto di più se giochi fuori casa contro i favoriti della Lega e ti ritrovi a condurre.

I due gol sono stati magnifici. Va benissimo, il gol di McGugie è stato fenomenale per potenza e velocità di esecuzione, ma permettetemi di esprimere la mia personale preferenza per quello di Reid, una magia assoluta di interno sinistro, con la palla spedita in equilibrio precario a togliere una ragnatelina dal sette della porta alla destra di Bogdan: un gol che mi ha ricordato il miglior Platini. Sono sicuro che Le Roi non avrebbe disdegnato di avere nel suo book una rete come quella messa a segno da Reidy venerdì.

La nostra striscia di imbattibilità — e, soprattutto, il livello di gioco già messo in mostra — è straordinaria, alla luce di quello che è successo quest’estate e del pochissimo tempo che il Gaffer ha avuto per mettere a posto la squadra. La mia personale ammirazione per il nostro Manager, già alta l’anno scorso — il gioco impostato da lui per il finale della stagione è stato decisivo per la nostra salvezza — sta diventando piano piano venerazione.

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Nelle sue interviste (anche in quella pubblicata su questo sito quest’estate) O’ Driscoll ha sempre detto che la sua maggiore preoccupazione, come allenatore, è quella di insegnare ai giocatori a fare le migliori scelte di gioco possibili, a capire il gioco e a pensare mentre giocano. Questo atteggiamento lo si è visto venerdì, per lo meno nella fase iniziale della partita (i primi trentacinque minuti), quando, come detto prima, abbiamo davvero messo sotto una squadra che l’anno scorso giocava in Premier League.

Come ho detto prima, il modulo di O’ Driscoll, in queste ultime due partite, è stato una cosa simile a un 442 stile diamante, con i due centrali non in linea, ma sovrapposti l’uno in aiuto della difesa e l’altro in deciso sostegno delle punte. Si tratta di un modulo teso a sfruttare le caratteristiche dei nostri due migliori centrocampisti centrali, McGugan e Majewski, entrambi tutto sommato poco adatti al 442 classico e, non a caso, costretti spesso da Billy Davies e anche da Steve Cotterill (che, pure, non li amava affatto) a giocare innaturalmente come ali.

Si tratta, però, di un modulo rischioso, proprio perché usa tre giocatori con spiccate doti offensive (e, nel nostro caso, anche quattro, perché Reid è un attaccante, di fatto: è totalmente incapace di portare qualsiasi tipo di supporto alla difesa; la sua massima espressione di gioco in copertura è guardare male l’esterno che se lo beve come un bicchiere d’acqua fresca alla mattina): ha bisogno, dunque, di un possesso di palla molto superiore, perché giocarlo quando la palla l’hanno gli altri espone a situazioni come quella che abbiamo visto venerdì tra il 35′ e il 60′. Il possesso palla efficace lo si fa quando i quattro centrocampisti si muovono molto a caccia della palla, e danno al compagno in possesso di palla occasioni di passaggio relativamente facili e il più efficaci e pericolose possibile.

Inoltre, ha bisogno di un ottimo sostegno dei terzini sulle fasce, perché i due centrocampisti esterni si accentrano spesso per coprire meglio il campo lasciato scoperto dai due centrali in linea: senza la pressione dei terzini sulle fasce, gli spazi si stringono e giocare contro il rombo diventa molto più facile. Il Milan, esempio più fulgido di buona applicazione di questo modulo, è stato grande quando ha avuto ottimi terzini, altrettanto abili in copertura quanto in fase di spinta. Noi abbiamo due terzini volenterosi, che hanno mostrato buone attitudini a scendere, ma ancora un po’ troppo imprecisi in fase di copertura: probabilmente, cattive scelte dei terzini ci sono costate due, se non quattro punti, finora. Se recupererà, Hutchinson darà un ulteriore positivo contributo a questa fase di gioco (così come sono convinto che, per ora, Collins — Ayala potrebbe essere la nostra migliore coppia di centrali).

Il cosiddetto rombo, così come lo giochiamo noi, con una prima e una seconda punta di manovra, è la formazione più elastica del mondo, perché può slittare da un 4321 molto difensivo, con la seconda punta che scende verso il centrocampista offensivo e le due ali che stringono su quello difensivo, a un 4231 molto offensivo, con McGugan e Reid che giocano insieme a Cox sulla linea del vantaggio avversario, e Blackstock avanti a far boa.

Però, come detto prima, è anche un modulo difficile. Il miglior Milan di questi ultimi anni aveva quattro centrocampisti di cui tre dotati di mostruosa intelligenza calcistica, in campo: Kakà, Pirlo e Seedorf, tre enciclopedie ambulanti del calcio. È per questo, probabilmente, che O’ Driscoll sta scegliendo con tanta cura i suoi giocatori (è notizia di oggi che a Nottingham sia arrivato a titolo definitivo il centrocampista dell’Arsenal Henri Lansbury, giocatore, come vedremo domani nella presentazione, diventato famoso per un cross sbagliato, ma che, soprattutto, ha conquistato negli ultimi due anni la promozione in PL con West Ham e Norwich City, e ha solo 21 anni!): sa che per giocare il calcio che piace a lui occorrono giocatori non solo preparati, ma anche intelligenti; la partita di venerdì, secondo me, dimostra che siamo sulla buona strada.

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Tra le notizie della settimana anche la partenza di Ishmael Miller verso il Tees per vestire il rosso del Boro in prestito per un anno. Dubito che la partenza di Miller abbia suscitato la stessa emozione nei tifosi di Nottingham che indusse la partenza di Boccadirosa da Sant’Ilario.

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Forest: Camp, Moloney, Halford, Collins (c), Harding, Gillett, Guedioura (Hutchinson 81′), McGugan (Greening 90′), Reid, Blackstock, Cox.

NE: Evtimov (GK), Lascelles, McGoldrick, Derbyshire, Majewski.

Marcatori: McGugan 15′ Reid 57′

Ammoniti: Reid 33′ Cox 45′ Guedioura 64′

Bolton: Bogdan, Mears, Mills, Knight, Ricketts, Eagles, Andrews, M Davies, Lee, K Davies (c), Sordell (Afobe 68′).

NE: Lonergan (GK), Alonso, Ream, Petrov, Wylde, Vela.

Marcatori: Eagles 39′ Sordell 49′

Ammoniti: K. Davies 1′, Mears 77′

Arbitro: Dean Whitestone

Spettatori: 17.321 (di cui ospiti: 1.366)

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Bolton Wanderers 2–2 Nottingham Forest

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Avevo pensato a una partita più chiusa, invece abbiamo visto un match piuttosto aperto, con occasioni da una parte (molte) e dall’altra (quelle che sono bastate) per un pareggio a mio avviso più che soddisfacente contro una squadra che si è dimostrata davvero la possibile corazzata della divisione.

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Al provvisorio vantaggio del Forest (con il superbo gol di McGugan che potete ammirare nel filmato messo prontamente in linea dal mitico Alhaidaree) hanno risposto  Chris Eagles e Marvin Sordell, appena prima e appena dopo l’intervallo (anche se in entrambi i casi l’ispiratore della manovra è stato un Kevin Davies davvero in stato di grazia, che ha fatto dannare l’anima a Collins e a Halford).

Ma l’uno-due dei Trotters non ha intimidito il Forest, che pure subendo e rischiando tantissimo (Sordell è stato davvero vicinissimo al 3-1 che avrebbe probabilmente chiuso il match) è riuscito a rimettere in sesto la partita e a mantenere il record di imbattibilità stagionale con Reid, splendidamente imbeccato da Cox verso l’ora di gioco, l’Irlandese al secondo assist stagionale.

Anche se il Bolton ha mantenuto l’iniziativa, Cox,nel finale, ha sciupato due occasioni piuttosto clamorose che avrebbero potuto dare al Forest i tre punti. Ma direi che, intanto, va bene così.

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Ultimissime dai campi: Bolton Wanderers–Nottingham Forest

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BWFC-NFFC Preview
Immagine da nottinghamforest.co.uk

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Intanto, una curiosità: le quote della promozione del Forest sono in discesa, dal momento che alcune società offrono meno di 4 per la scommessa (7/2), mentre pochissime sono sopra, e mai oltre i 9/2. Anche i bookmaker, i più attenti osservatori del mondo calcistico inglese, stanno riconsiderando le nostre possibilità di promozione.

Detto questo, come ho già affermato nel post precedente, dedicato alla partita contro Huddersfield Town, non sono convintissimo che una promozione quest’anno sarebbe proprio un vantaggio (anche se sarebbe, naturalmente, una grandissima gioia). Ci sono due modelli, sostanzialmente, per le squadre che vanno su: il modello Fulham e il modello Blackpool. Nel primo caso, si tratta di una squadra che è andata su con una squadra consolidata, un modello finanziario solido e sostenibile, e con chiare prospettive di crescita. Nel secondo caso si tratta di una squadra che è andata su con pieno merito, ma un po’ per caso, senza avere alle spalle una struttura consolidata e vere strategie di consolidamento. Il Fulham è su da undici anni, e si è fatto perfino una finale europea, mentre il Blackpool è andato giù subito, pagando dazio forse eccessivo ma non irragionevole alla fragilità della rosa e del progetto di permanenza nella massima divisione. Ora, se la domanda è “dove vorresti essere l’anno prossimo?”, è difficile non dire “in Premier League”, ma se la domanda è “dove vorresti essere tra due anni?”, è difficile anche non pensare che le speranze di essere in EPL a quella data (e, soprattutto, di avere prospettive di rimanerci) potrebbero essere maggiori se fossimo in Championship anche l’anno prossimo.

Questo non per dire che farò il tifo contro, naturalmente, ma che mi aspetto che lo sviluppo del nostro gioco sia graduale e continuo, e che non dia frutti immediati. Poi, certo, il campionato di Championship è folle, e potrebbe succedere di tutto, ma non strappiamoci i capelli se questo ottimo inizio subirà rallentamenti, o se dovesse venire qualche prestazione negativa.

I nostri avversari di oggi, invece, sono i favoriti veri della Championship, per cui, sulla carta, questa dovrebbe essere la nostra partita più difficile dell’anno, e, se questo è vero, forse è anche il momento più adatto per togliercela di torno. I nostri 4 punti, infatti, sono la nostra miglior partenza in seconda divisione da 12 anni, mentre il Bolton, autore di un pre-campionato certo non brillante, ha un po’ stentato fin qui, regolando il Derby County 2-0 nell’ultima in casa, ma perdendo l’esordio a Burnley piuttosto nettamente.

I Trotters hanno avuto una partenza un pochino più faticosa della nostra, ma sono, certamente, ancora di una classe superiore. Hanno passato 11 anni in Premier League prima della retrocessione dello scorso maggio — piuttosto inattesa, e segnata dalla tragedia di Muamba e da quella umanamente molto meno grave ma sportivamente importante di Stuard Holden — e, anche se hanno tagliato drasticamente il monte salari, perdendo quindici giocatori, tra cui Klasnic, ma mantengono una rosa di alto livello, soprattutto sulle fasce: Petrov e il coreano Lee formano una coppia di ali che hanno pochi — per non dire nessun  — eguale nella nostra divisione. Insomma, un grande esame di maturità per il nostro Moloney, se sarà della partita, e un ottimo modo per far dimenticare la cazzata di martedì per il nostro Dan Harding. Come terminale offensivo Kevin Davies, anche se non è certo Klasnic, non è uno che non sa dove stia di casa la porta.

Il loro gioco dovrebbe essere simile al nostro: Coyle, come O’ Driscoll, è un amante del passing game, anche se ama molto più di O’ Driscoll il gioco sulle fasce (o, quanto meno, ha una squadra e dei giocatori che gli permettono un gioco sulle fasce molto più efficace di quanto non possa farlo il nostro roster).

Per quanto riguarda gli infortuni, appare escluso l’impiego di N’Gog, mentre dovrebbe partire ancora dalla panchina il giovane Benik Afobe, loanee da Arsenal FC che ha fatto benissimo nelle due precedenti gare di campionato, entrando sempre dal bench.

Per noi l’unico dubbio riguarda sempre Ayala e il suo infortunio all’inguine, ma penso che un suo utilizzo oggi dovrebbe essere escluso; sempre fuori, invece, il secondo portiere Darlow per problemi alla caviglia.

Il mio pronostico propende leggermente per i Trotters. Se proprio dovessi scommettere, direi 1-0 per loro. Quindi, un pareggio mi soddisferebbe, una vittoria (che ci proietterebbe da soli in testa alla classifica, seppure con una partita in più) mi renderebbe assolutamente ilare e giocondo.

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Per quanto riguarda i precedenti, sono in quasi perfetto equilibrio: su 82 partite, 31 vittorie per Bolton (23 in campionato, 4 in Coppa di Lega e 3 in FA Cup), 30 per noi (29 in campionato, 1 sia in Coppa di Lega, sia in FA Cup); 21 in pareggi, di cui 3 in FA Cup.

Detto questo, bisogna dire anche che la nostra ultima vittoria a Bolton risale all’anno successivo allo scudetto, un 1-0 nel novembre del 1978, e che i Trotters sono imbattuti contro di noi da 6 partite.

Tra gli incroci pericolosi, quello di Chris Fairclough: brillante difensore centrale del Forest, esordì con noi nel 1981 e passò con noi sette anni, con più di cento presenze. Ebbe anche un breve periodo a Bolton, a fine carriera, ma fruttuoso: fu uno dei protagonisti della promozione della squadra nell’allora Premiership nella stagione 1996-97.

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Championship 2012-13: la situazione e il nostro cammino — 2

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Equilibrio mostruoso, per ora, in Championship: una sola squadra a punteggio pieno, il Blackpool, un solo punto divide la seconda dalla diciottesima, e due sole squadre hanno una differenza reti maggiore di +1, il Blackpool e il Bristol City, nostro avversario di sabato, autore dell’impresa della giornata con un 4-1 al derelitto Crystal Palace.

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1. Nottingham Forest 1—0 Bristol City
2. Huddersfield Town 1–1 Nottingham Forest
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Pos Nome G V N P F S DR PT
1 Blackpool 2 2 0 0 4 1 3 6
2 Sheffield Wed 2 1 1 0 5 4 1 4
3 Charlton 2 1 1 0 3 2 1 4
4 Blackburn 2 1 1 0 2 1 1 4
5 Ipswich Town 2 1 1 0 2 1 1 4
6 Nottm Forest 2 1 1 0 2 1 1 4
7 Cardiff City 2 1 1 0 1 0 1 4
8 Bristol City 2 1 0 1 4 2 2 3
9 Burnley 2 1 0 1 4 3 1 3
10 Leicester City 2 1 0 1 3 2 1 3
11 Wolves 2 1 0 1 3 2 1 3
12 Middlesbrough 2 1 0 1 3 3 0 3
13 Watford 2 1 0 1 3 3 0 3
14 Bolton 2 1 0 1 2 2 0 3
15 Leeds United 2 1 0 1 2 2 0 3
16 Hull City 2 1 0 1 1 1 0 3
17 Barnsley 2 1 0 1 2 3 -1 3
18 Millwall 2 1 0 1 2 3 -1 3
19 Birmingham 2 0 1 1 3 4 -1 1
20 Huddersfield 2 0 1 1 1 2 -1 1
21 Brighton 2 0 1 1 0 1 -1 1
22 Derby County 2 0 1 1 2 4 -2 1
23 Peterborough 2 0 0 2 1 4 -3 0
24 Crystal Palace 2 0 0 2 3 7 -4 0

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Le ultime di mercato.

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Si rincorrono le voci su ulteriori arrivi al Forest, ma, per ora, nessuna di esse sembra concreta.

In uscita si registra la già ampiamente annunciata partenza verso Derby County FC di Kieron Freeman, giovane terzino destro U21 gallese, che aveva già mostrato — anche su twitter — ampi segni di insofferenza per lo scarso spazio che avrebbe avuto quest’anno al Forest.

Per quanto riguarda la Lega in generale, si “aggrava” la situazione dei Wolves, tra i favoriti del campionato, che in due giorni hanno perso nientepopodimeno che Jarvis, destinazione West Ham United, e Steven Fletcher, destinazione Sunderland. Una squadra un po’ da rifondare, i soldi probabilmente ci sono, ora bisogna vedere come verranno usati.

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