Brian Clough e l’alcol

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Ieri sono arrivate a questo blog numerose ricerche basate sul rapporto tra Brian Clough e l’alcol, tipo “l’alcolismo brian clough e peter taylor”, “brian clough era alcolizzato” (sì) e “l’alcolismo brian clough”.

È un tema, naturalmente, molto delicato, ma è anche decisivo per la carriera del Gaffer. Visto che è, anche, un tema di interesse generale, mi impegno a scriverci un paio di post, prendendo spunto dal bellissimo capitolo dedicato proprio al problema dell’alcolismo contenuto nella biografia di Duncan Hamilton, e a quanto lo stesso Brian Clough “confessa” nelle sue autobiografie: nella prima in modo molto soffuso e sottotraccia, nella seconda, dopo l’operazione al fegato, in modo molto più franco e drammatico.

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4 commenti

Archiviato in La storia di Brian Clough

4 risposte a “Brian Clough e l’alcol

  1. Giuseppe

    E’ una questione decisamenta importante e sono contento che tu ne voglia parlare,anzi scrivere sul blog.
    Io non sapevo fosse alcolizzato,lo sono venuto a sapere tempo fa quando vidi un video su youtube inerente all’ultima partita casalinga del Forest con Clough in panchina(nottingham Forest-Sheffield UTD 1993)in cui tra le altre cose si vociferava che in quel periodo Brian ci andasse sotto abbastanza pesantemente e addirittura nel video compare una scenetta tragicomica di una trasmissione di satira inglese in cui un pupazzo ritraente Clough viene deriso per il suo vizio legato al bere,e da allora sono sorte in me molte domande inerenti questa questione.ne approfitto per chiederti una cosa,ho notato che esistono due autobiografie di BC in inglese,la prima sia intitola BC’s Autobiograpy e la seconda più rinomata,Walking on Water…..ma sono la stessa cosa con titolo diverso?ho acquistato il primo di questi due libri e mi cimenterò nell’impresa di leggerlo,visto che non sono una cima in inglese.

    • No, non sono la stessa cosa. Brian Clough scrisse due autobiografie, la prima, piuttosto agiografica, nella quale, appunto, come ricordo nel post, non trattava se non molto marginalmente, e sottovalutandolo, il problema dell’alcolismo, pubblicata nel 1995, che è quella che hai tu.
      La seconda, Walking on Water, fu scritta dopo che fu sottoposto a trapianto di fegato, nel 2002, e narra con molta più onestà il tema dell’alcolismo, oltre a contenere considerazioni molto acute su come sia diventato il mondo del calcio con l’avvento della Premier League, prendendo spunto dall’esonero di Brian Robson da parte del Newcastle United.

      Curiosamente, mentre la prima autobiografia è ancora correntemente pubblicata, e agevolmente reperibile su siti quali Amazon.co.uk, la seconda autobiografia è fuori commercio, e può essere trovata solo su eBay, se si ha un po’ di fortuna, o su siti specializzati in libri usati, quali Abebooks.co.uk, a prezzi tuttora convenienti.

      È uscita recentemente anche una monumentale biografia curata da Jonathan Wilson, il più grande giornalista calcistico inglese, l’autore di Inverting the Pyramid, che, secondo me, è uno dei più bei libi di calcio di tutti i tempi; l’autobiografia si intitola Nobody Ever Says Thank You, che ho comprato ma non ancora letto, e che dev’essere molto bella. Anche questo libro è agevolmente acquistabile in tutte le librerie on-line.

      Per i tifosi del Forest, infine, è da non perdere Provided you don’t kiss Me, una cronaca del ventennio di Clough al Forest scritta dall’allora corrispondente sportivo del NEP Duncan Hamilton.

  2. Ecco. Forse i problemi al fegato di BC furono causati più dalla nascita della Premier League che dal resto.
    Vabbè, battute a parte, quello dell’alcolismo è un problema serio e molto diffuso nel nord Europa, nel quale spesso sono vittime le persone più illuminate.

    PS. Se non erro Brian Robson fu esonerato dal Middlesbrough.

    • Non è escluso che la PL, con tutto quello che significava in termini di spostamento dell’equilibrio su cui si basava la forza delle squadre dal talento manageriale al denaro, abbia seriamente aggravato lo stato fisico e mentale del Gaffer, che aveva capito che stava iniziando “l’era degli agenti”, personaggi che lui non lasciava nemmeno entrare nel suo ufficio.

      Hai ragione, naturalmente, su Bryan Robson! Il mio però è stato un lapsus di tastiera: volevo scrivere Bobby Robson, che terminò, appunto, la sua carriera manageriale dopo l’esonero subito da parte dei Magpies all’inizio della stagione 2004-05, soprattutto per i problemi sorti all’interno dello spogliatoio: un segno, secondo Clough, dei tempi che stavano inesorabilmente cambiando, e della fine dello stile manageriale di cui lui e Robson erano tra i maggiori rappresentanti, che avevano portato Forest e Ipswich Town a traguardi che non saranno mai più raggiunti.

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