Storie di Championship: il ragazzo del Burundi

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Forse il calcio inglese non avrà più l’attrattiva e la forza che aveva qualche anno fa, ma è sempre capace di produrre storie memorabili, per fortuna di chi, come me, cercando di scriverci modestamente sopra. Una di queste, mi viene segnalata dal bel blog di Paul Fletcher, commentatore della BBC opportunamente attento anche a quanto avviene nella Football League. È un’occasione — come ogni tanto capiterà, d’ora in poi — per distoglierci un po’ dal nostro Forest e per vedere quello che gli succede intorno in quella che rimane, secondo me, la lega più affascinante di tutto il calcio britannico, e una delle più affascinanti del mondo (almeno, finché non la abbandoneremo, possibilmente dalla parte giusta).

È la storia di Gael Bigirimana, un ragazzo del Burundi, arrivato in Inghilterra attraverso alterne vicende, un po’ come abbiamo visto essere avvenuto per Elokobi, che ha realizzato il suo sogno di giocare in una squadra professionistica.

Secondo quanto racconta l’aneddotica, un undicenne piccolo e smilzo stava tornando a casa con una bottiglia di latte nella sua nuova città, Coventry, quando, dopo aver fatto una deviazione per far prima, si trovò di fronte all’Accademia degli Sky Blues, e, dopo essere rimasto a guardare per un po’ i ragazzini che giocavano, chiese con inglese molto approssimativo a un coach dello staff di poter provare anche lui a dare due calci al pallone. L’allenatore, tra il sorpreso e il divertito, gli disse che non potevano mica far giocare tutti i ragazzini che venivano lì a chiederlo, e che bisognava prima essere visionati da uno scout, come tutti gli altri. Gael lasciò al signore — che gli promise che sarebbero venuti a vederlo — l’indirizzo della sua scuola, e cominciò a correre a casa, totalmente giubilante ma senza dimenticarsi della sua bottiglia di latte.

In quel momento, sentì un vocione che lo richiamava: “Ehi, ragazzino, vieni qui!”.

Gael ha raccontato alla BBC che cosa gli disse il coach: “Mi chiesero se io avessi già l’equipaggiamento da gioco, scarpe, parastinchi e tutto, io gli dissi di sì, perché avevo paura che se no mi avrebbero mandato via, ma in realtà non avevo nulla. Il signore che mi aveva richiamato mi disse che era stato colpito dalla mia velocità ma in realtà stavo solo facendo un po’ di jogging”.

“Il giorno dopo mi fecero fare una prova. Orma la stagione era quasi finita, ma mi presero per la stagione successiva. Fu una specie di miracolo”.

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Miracolo o no, sette anni più tardi quel ragazzino avrebbe vinto il Football League Championship Apprentice of the Year, dopo aver giocato per 21 volte nella squadra, e nonostante il fatto che poi il Coventry City alla fine sia retrocesso in League One.

Ha fatto il suo debutto in prima squadra già a agosto, nella sconfitta interna contro il Leicester City, e è diventato subito un po’ un oggetto di culto tra i tifosi dei Celesti, con una serie di prestazioni piene di cuore e di sapienza tecnica come centrocampista centrale; alla fine della stagione, arriverà a totalizzare 18 presenze nella prima squadra, 16 in campionato, 1 in FA Cup e una in Coppa di Lega.

Andy Thorn, il manager del CCFC, ha detto di lui: “Ha un grande tocco, e dimostra molta più maturità dell’età che ha. Si è subito assunto grandi responsabilità”.

Giocare centrocampista centrale in una squadra in lotta della salvezza, però, è lavoro duro, forse troppo duro per l’ancora acerbo Gael, e il livello delle sue prestazioni va calando. Bigirimana non gioca più in prima squadra a partire da gennaio, nel match contro il Southampton, ma anche così, con le sue 26 presenze in prima squadra, si è già fatto un nome sufficiente nella Lega per essere richiesto in prestito dal Burnley.

Bigirimana stesso ha preso con molta filosofia il suo ritorno nella selezione giovanile del Coventry City: “Il calcio è fatto soprattutto di delusioni, penso, ma ognuna di esse deve portarti a essere un giocatore migliore. Inoltre, la squadra giovanile era in corsa per il titolo di Lega, quando sono tornato, e è stato bellissimo dare una mano ai miei amici per raggiungere questo traguardo”.

Questo atteggiamento pieno di ottimismo e così privo di egoismo è uno dei motivi per i quali Gael è diventato una figura carismatica tra i suoi compagni del CCFC U18. Nella sua intervista alla BBC, citata prima, ha detto che una delle cose che vorrebbe correggere, tra le altre, è l’assoluta mancanza di egoismo sotto porta. Qualche volta, nel corso della stagione, ha fatto arrabbiare i suoi allenatori per aver passato la palla a un compagno invece di prendere tiri abbastanza facili. Nelle sue dichiarazioni alla Rete pubblica inglese, infatti, non c’è mai un accenno al desiderio di ottenere un risultato o un riconoscimento personale, ma i suoi voti e le sue speranze sono sempre rivolte alla squadra nel suo complesso.

Si è offerto volontario per il Provveditorato di Coventry per andare in giro per le scuole a parlare con i ragazzini della sua storia, e non dubito che abbia fatto salire qualche lacrima anche agli occhi degli scafatissimi scolaretti inglesi, perché quella di Gael è davvero una storia da Hollywood.

Bigirimana è un rifugiato dalla guerra che ha sconvolto il Burundi, e è arrivato in Inghilterra nel 2004. Sua madre è arrivata per prima, e Gael è giunto dopo, insieme al padre, a due fratelli e a una sorellina. A Bujumbura, la capitale del Burundi, Gael giocava già a calcio, ogni volta che poteva, almeno, a piedi nudi per la strada, secondo la più trita iconografia del calcio africano. Prima di arrivare in Inghilterra, è passato per l’Uganda, dove, per la prima volta, ha provato un paio di scarpette da calcio e ha giocato in una squadra organizzata.

Quando è entrato nell’accademia del Coventry, dopo poche sedute di allenamento gli allenatori l’hanno subito spostato in una classe di età più avanzata, perché i suoi pari età non costituivano, per lui, una sfida tanto stimolante da permettergli di crescere come giocatore. Era chiaro a tutti che il ragazzino del Burundi era un calciatore dotato, divertente e divertito dal gioco del calcio, in grado di giocare con una libertà e una spensieratezza che lo facevano amare da tutti quelli che giocavano con lui. La cosa più importante, però, è che a queste qualità si unisce una grande etica del lavoro.

“La sua determinazione nell’ottenere quello cui aspira si traduce in un grandissimo impegno: é sempre il primo a arrivare al campo, e è sempre l’ultimo a uscire”, dice il manager dell’accademia del Coventry City, Gregor Rioch.

Bigirimana è profondamente religioso, e crede che tutti gli avvenimenti della sua vita siano guidati dalla superiore volontà di Dio, e siano stati un’occasione per diventare più forte. Questa convinzione aumenta la sua determinazione a superare ogni ostacolo che si frappone tra lui e quello che vuole ottenere.

Non trascura nemmeno la scuola, anzi, durante la stagione ha lavorato molto con i responsabili dell’educazione dell’Accademia del Coventry, con sessioni supplementari al giovedì pomeriggio per recuperare quello che gli impegni della prima squadra gli facevano perdere. È la stessa determinazione che gli ha consentito di ottenere il titolo di Apprentice of the Year, e che, senza dubbi, lo sosterrà nel suo percorso verso una carriera di successo.

Thorn ha dichiarato che Bigirimana può avere un “grande futuro nel gioco”, e ha aggiunto: “La storia di Gael è meravigliosa, e dimostra che cosa si può ottenere con il giusto impegno, con la giusta etica del lavoro e con la giusta dedizione”.

Quando Bigirimana è uscito dagli uffici della Lega a Londra, il sabato sera che ha ottenuto il premio, il sorriso stampato sulla sua faccia era un invito a scommettere che non sarà certo stato l’ultimo.

Come succede, sempre più spesso e, soprattutto, sempre più presto, pochi giorni fa il ragazzino burundiano ha fatto il salto dal suo Coventry City al grande calcio inglese: ha firmato, infatti, un contratto di cinque anni con il Newcastle United, dopo che le Gazze hanno versato ai Celesti una cifra “undisclosed”, come dicono i giornalisti inglesi in questo caso, ma che si dovrebbe aggirare nell’intorno tra il mezzo milione e il milione di sterline, e è stato affidato alle mani, speriamo sapienti di Willie Donachie e del grande Pete Beardsley, responsabili della Developement Squad del club Tynesider.

Gael ha già fatto il debutto in prima squadra, in amichevole, contro il Chemnitz FC, entrando in campo al 66° minuto.

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2 commenti

Archiviato in english football stories, stagione 2011-2012

2 risposte a “Storie di Championship: il ragazzo del Burundi

  1. Giuseppe

    Davvero una gran bella storia,come quelle che piacciono a me,considero ancora questa l’essenza del calcio,ciò che mi fa amare alla follia questo sport.Gli auguro tutto il bene possibile e un grande futuro per lui……bè si magari con il Forest,perchè no?è ora di puntare sui giovani secondo me.
    Ma il premio best apprentice of the year è il premio come miglior giovane della championship vero?

    • È il premio per il miglior esordiente dell’anno. Speriamo che non si fermi… ma le premesse perché diventi un buon giocatore ci sono tutte. L’unica cosa che mi “preoccupa”, dal suo punto di vista, è che in Inghilterra i centrocampisti centrali piccoli non vanno tanto di moda: se non sei un armadio, difficilmente trovi spazio a alto livello. Ma, chissà, l’insegnamento della Spagna e del Barcellona potrà cambiare anche questo aspetto del calcio inglese, modernizzandolo un po’ e concedendo spazio anche a giocatori come Gael.

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