Archivi del mese: luglio 2012

Il saluto a un grande avversario: Leslie Green.

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Oggi è morto Leslie “Les” Green, il portiere del Derby County dell’anno della promozione dei Rams in Prima Divisione sotto la guida di Brian Clough e Pete Taylor.

Les era nato nel 1941, e, oltre che per i Rams, aveva giocato con Hull City, Burton Albion (dove conobbe Peter Taylor), Hartlepool Utd (dove fu portato sempre da Peter Taylor) e Rochdale.

Un pensiero a un ottimo giocatore, fedele alla nostra coppia di allenatori preferita, e esponente di un’epoca irripetibile del calcio inglese.

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Il punto sui provini e su possibili arrivi.

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Cerchiamo di mettere ordine, visto che nell’ultimo periodo stanno passando per il centro di allenamento del Forest un sacco di giocatori in prova. Li elenchiamo qui sotto, cercando, anche, di dare una percentuale puramente indicativa della probabilità di una loro conferma.

  1. Bader Al Mutawa. Probabilmente, il più talentuoso e famoso dei giocatori in prova a Nottingham, dal momento che vanta un terzo e un secondo posto in carriera nella classifica del Pallone d’Oro asiatico. Nelle amichevoli fin qui disputate, pare che abbia impressionato O’ Driscoll, e la cronaca della partita di Mansfield parla di buoni numeri fatti a centrocampo, oltre che di una conclusione banalmente sbagliata. Notizie non confermate affermano che sia già partita la richiesta di trasferimento destinata al Qadsiya da parte del Forest. Inoltre, forse, per lui, la (leggera?) pressione della proprietà sul Manager potrebbe essere decisiva. Diciamo 90% di probabilità di conferma, salvo problemi per la concessione del permesso di soggiorno.
  2. Khalid Al Rashidi. Portiere kuwaitiano, potrebbe essere il backup per Camp, dopo la partenza di Smith, con Karl Darlow magari ancora in prestito da qualche parte. Non sono sicuro che il Gaffer voglia rischiare così tanto, in un ruolo delicato come quello del “12”, che può valere un bel po’ di punti, in caso di squalifica o di infortunio del titolare. Inoltre, c’è la questione del permesso di soggiorno. Per avere il permesso di soggiorno in Inghilterra, un giocatore deve aver disputato il 75% delle partite della propria Nazionale negli ultimi due anni, e, inoltre, la Nazione rappresentata deve essere tra le prime 70 della classifica FIFA; altrimenti, in mancanza di una di queste sue condizioni, il giocatore deve godere di una speciale dispensa concessa “ad personam” dalla FA sulla base del suo curriculum sportivo. Il Kuwait, attualmente, è 93° in classfica, per cui bisognerebbe appellarsi, sia per Al Mutawa, sia per Al Rashidi, sperando in una deroga. Nel caso del primo questa è probabile, visto il palmares del giocatore, mentre nel caso del portiere una deroga mi sembrerebbe da escludere. Per tutti questi motivi, diciamo 15%.
  3. Frank Moussa. Centrocampista centrale e laterale belga, 22enne, privo di grande curriculum nonostante un’inizio di carriera che avrebbe fatto pensare a altri risultati. Data la moria di centrocampisti laterali, e dato che Moussa è attualmente free-agent, mi pare molto probabile un suo ingaggio a titolo definitivo, anche se non è il tipo di giocatore che fa sognare la curva. Inoltre, il Gaffer ne ha parlato molto bene, dopo la partita con il Mansfield. 80%.
  4. Ismaël Bouzid. Spilungone algerino, il classico difensore centrale un po’ legnoso. Raccomandatissimo da Gouedioura, viene da una stagione travagliata passata in Superleague greca, al termine della quale ha totalizzato 12 presenze con il Giannina. Anche qui non si tratta di un giocatore che fa sognare, ma potrebbe essere preso in considerazione come backup per i centrali titolari. Anche se la presenza di Lascelles, in questo ruolo, rende, a mio avviso, l’ingaggio di Bouzid meno probabile di quello di Moussa. Diciamo 55%.
  5. Simon Gillett. Nonostante il nome  normanno, è inglesissimo, di Oxford. Non pare ancora in prova al Forest, ma è associato sempre più spesso alle notizie di un possibile trasferimento al City Ground. Scuola Southampton, ha giocato in prestito in una miriade di club, tra i quali anche il Doncaster Rovers di O’ Driscoll, che, poi, decise di ingaggiarlo alla fine del suo contratto con i Saints. In carriera ha giocato perfino per un minuto a Wembley, nel vittorioso playoff di League One del Blackpool contro lo Yeovil Town del 2007. Aspetto e carattere da Scholes dei poveri, certo non ha le caratteristiche tecniche del suo sosia. Il Gaffer lo apprezza molto, e anche lui potrebbe essere un backup per un centrocampo certamente, ora come ora, un po’ scarno. Diciamo 75% perché è un pallino del Gaffer.
  6. Tomas Diaz Navarrete. Poderoso difensore centrale, è il nome nuovo di queste ore, e, forse, tra tutti, è il nome più affascinante. Si tratta di un under 21 cileno di belle speranze, che a gennaio ha provato anche con il Manchester City, e si è parlato di lui come di un possibile acquisto per il Siviglia, per cui non dev’essere tanto una pippa. È senza squadra, essendo scaduto il suo contratto con l’Union Saint Gilloise, squadra di terza divisione belga (anche se ha disputato l’ultimo campionato in prestito a Budapest con la Honved) ma non è un free-agent, perché, come molti giocatori sudamericani, è posseduto da una società finanziaria, cosa che potrebbe rendere il suo trasferimento in Inghilterra piuttosto difficile. Il suo sogno è giocare nel Milan, ma, nell’attesa, non vedrei male qualche annetto al City Ground, dove potrebbe diventare qualcosa di più di una riserva. 85%, a meno di altre offerte e di problemi legali che si frapporranno all’acquisto.

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Le dichiarazioni di O’ Driscoll dopo Mansfield Town-Nottingham Forest

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Aggiungiamo, per completezza di cronaca, le dichiarazioni del Gaffer a fine gara:

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Hanno cercato di impedirci il gioco, e ci sono riusciti benissimo. Non siamo riusciti a trovare una contromisura. Abbiamo fatto molta fatica per contrastarli, e, per di più, abbiamo utilizzato tutti gli uomini a disposizione.

Sono stato qui una settimana, e non abbiamo ancora giocato una partita vera, prima di questa, abbiamo fatto solo un paio di sgambate. Ma questa è stata una sfida simile a quelle che ci troveremo via via a affrontare in Championship, nel senso che ogni volta che gli avversari ne hanno la possibilità la pressione si trasferisce subito sui quattro dietro, e sono loro che si trovano a dover gestire la palla. Alle volte abbiamo fatto bene, alle volte abbiamo fatto male. Ma questo è naturale, quando si hanno cambi di giocatori e cambiamenti di posizione.

Ho avuto più indicazioni qui che dalle altre partite, questo è chiaro. Questa è stata una partita vera. Anche se allo stadio non c’era nessuno, non è stato un allenamento. Bisogna dar credito al Mansfield, e ammettere che è stato davvero un buon test.

Sono scesi in campo per impedirci il nostro gioco, e ci sono riusciti per gran parte della partita. Dobbiamo trovare una soluzione per queste situazioni, una situazione che siano in grado di capire tutti i giocatori.

Per quanto riguarda la fase difensiva, Greg [Halford] è ancora un po’ fuori forma, a causa, soprattutto, della situazione di Portsmouth. Danny [Collins] ha giocato un’ora a Mansfield, utile per migliorarne la condizione. Abbiamo aggiunto Dan Harding, un terzino sinistro naturale, e questo è molto importante.

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Prima amichevole stagionale

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Anche se non si tratta di un’amichevole ufficiale (si è disputata, infatti, a porte chiuse) ieri pomeriggio il Forest ha giocato la sua prima amichevole di un certo spessore contro il Mansfield Town, che ha aggiunto — in un pre-campionato finora sfolgorante — lo scalpo dei Reds a quello dei Rams, già conquistato nella precedente amichevole.

La sconfitta per 2-1 non preoccupa, alla luce del fatto che il Forest ha una scritta LAVORI IN CORSO gigantesca piazzata davanti al campo i allenamento, e alla luce del fatto che, molto probabilmente, la rosa subirà ancora un bel po’ di innesti (e di potature) prima dell’inizio della stagione. Hanno disputato la partita anche quattro giocatori in prov: i due Kuwaitiani, Al Mutawa e il portiere Al Rashidi, il centrocampista belga ma di scuola West Ham United Moussa, rilasciato a giugno dal Leicester City, che si sta allenando con i Reds, e l’algerino Bouzid, difensore centrale molto possente, di scuola Metz, con esperienze britanniche nell’Heart of Midlothian e con un provino alle spalle nel Crawley Town, che, però, ha deciso di non ingaggiarlo.

Al Mutawa, in particolare, ha mostrato ottimi tocchi dopo il suo ingresso in campo, ma ha mostrato piede un po’ tremante quando più contava, dopo essere stato messo da Miller a dieci yarde dalla porta in buona posizione.

La cronaca la potete leggere sul sito della squadra, qui basti dire che ha segnato prima Anthony Howell per il MTFC, poi ha pareggiato Miller con un gol dal vertice dell’area che chi l’ha viesto definisce molto bello, e poi ancora il MTFC ha marcato il definitivo vantaggio con Nick Wright.

Le formazioni del Forest per il primo e il secondo tempo sono state le seguenti:

Primo tempo

Camp

Freeman — Collins — Halford — Moloney

Moussa — Moussi — Greening

Reid

Tudgay — Blackstock

Secondo tempo

Darlow (Al Rashidi 75′)

Freeman — Bouzid — Lascelles — Collins

McGoldrick — Guedioura — Al Mutawa — McGugan

Miller — Derbyshire

Nel corso della partita, si è infortunato Derbyshire.

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Arrivano Harding e Halford

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L’opera di ricostruzione della difesa continua oggi con l’arrivo di altri due giocatori che hanno tutte le caratteristiche richieste da O’ Driscoll: “uomini che conoscano la categoria, e che abbiamo dimostrato le qualità per vincerla”.

Il primo, ampiamente previsto, è l’arrivo dal Pompey di Greg Halford, uno dei migliori della scorsa, sfortunata stagione dei Southcoaster, dismesso dal club in amministrazione controllata che, per avere speranze di sopravvivenza, dovrà vendere non meno di 8 titolari prima del prossimo 10 agosto. Vabbè, Pompey loss, Forest gain, come si dice.

Greg gioca con pari efficacia a destra e in mezzo allo schieramento difensivo, e può giocare molto bene anche come centrocampista centrale o laterale di interdizione: uno di quei tuttofare che, in un campionato duro come il nostro, sono puro oro che cola per un allenatore, che può riversarlo con fiducia in tutti i buchi che, nel corso della stagione, si vengono a creare nelle varie zone del campo.

Halford è del dicembre ’84, è, dunque, ventisettenne, nel pieno della sua maturità fisica e tecnica, e l’unica perplessità che viene, leggendo il suo curriculum, è la grande irrequietezza che ha contraddistinto il periodo successivo all’abbandono della sua squadra di esordio.

La sua carriera è cominciata al Colchester United, squadra nella quale ha giocato dal 2002 a 2007, periodo durante il quale ha vinto anche il premio di Young Player of the Year per la League One nel 2004-05, anno nel quale fu selezionato anche come membro della squadra ideale della Lega, e ha ottenuto la promozione in Championship, proprio nella sua ultima stagione di permanenza. Per gli U’s giocò più che altro terzino destro, ma era il vero utility man della squadra, proprio per la duttilità della quale abbiamo parlato prima, e non disdegnò puntate a centrocampo e perfino in attacco.

Dopo la promozione diversi club di PL si interessarono a lui, e Greg chiese ufficialmente alla società di essere ceduto. Il Colchester oppose iniziale resistenza, ma nel gennaio del 2007 Harding finì al Reading, per una cifra non resa pubblica ma certo superiore ai due milioni di sterline. Debuttò dalla panchina all’ala sinistra contro il Pompey, e, allo stesso modo di Collins, marcò il suo pieno debutto con un fallo di mano in area che costò ai Royals una sconfitta interna contro gli Hotspurs per 1-0.

Al termine di una stagione insoddisfacente, e segnata, secondo alcune voci, dalla mancanza di integrazione con gli altri membri della squadra, si spostò a Sunderland, ardentemente voluto da Roy Keane (che, evidentemente, in fatto di giocatori ha gli stessi gusti di SOD). Anche allo Stadio delle Luci fa fatica a trovare spazio, però, e nel gennaio del 2008 finisce al Charlton Athletic in prestito, dove ha un ottimo impatto sulla squadra.

A fine stagione, torna in Championship, a Sheffield lato Blades, per un prestito stagionale, e segnò una rete anche nella semifinale dei play-off contro il Preston NE, decisivo per il passaggio dello Sheffield United nella finale persa contro il Burnley: una finale che Greg giocò, ancora una volta, da ala sinistra.

All’inizio della stagione 2009-10 passo di nuovo in PL, ai Wolves, dove, ancora una volta, non lascia un gran segno nelle sue 17 presenze, mostrando di essere, probabilmente, un tipico giocatore di categoria.

Nella stagione successiva passa al Pompey, prima in prestito per un mese, poi per metà stagione, poi a titolo definitivo. Nella stagione della retrocessione, l’ultima, giocando da centrale difensivo è stato il secondo marcatore della squadra, dietro David Norris.

Infatti, Greg ha due caratteristiche non indifferenti: un ottimo tiro da fuori e un grande tempismo nel gioco aereo (nella scorsa stagione, appunto, ha ottenuto il più che discreto bottino di sette reti) e una rimessa laterale straordinaria, che può arrivare fino a una cinquantina di yarde.

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Arriva anche direttamente dagli ultimi campioni del Southampton— e, se devo dire, è un acquisto che mi rende ancora più felice — il difensore che farà, probabilmente, coppia con Danny Collins in mezzo all’area Rossa la prossima stagione: si tratta di Daniel Andrew “Dan” Harding, scuola Brighton, uno dei protagonisti assoluti dell’ascensore preso dai Saints negli ultimi due anni, tanto da essere stato nominato difensore dell’anno in League One, due stagioni fa, l’anno della promozione dei biancorossi in Championship, e da essersi guadagnato, quest’anno, una riconferma triennale al St Mary.

Dopo il Brighton e prima del Southampton, Harding ha giocato anche nel Leeds United e nell’Ipswich Town, con periodi di prestito a Southend Utd e a Reading.

Un triennale il contratto offerto dal Forest, che ha acquistato Harding per un’unidisclosed fee, come si dice in Inghilterra quando la cifra di una transazione non viene resa nota, ma che non deve essere stata bassissima, secondo me: una conferma del fatto che la politica degli Al Hasawi consiste nel sostenere O’ Driscoll nella sua politica di acquisti, molto sensata, fondata molto più su ragazzi esperti, di categoria, con una storia vittoriosa e con un carattere adatto alla mentalità del Gaffer, che su grandi nomi un po’ bolliti, probabilmente inadatti alla durezza e agli equilibri di un campionato come la Championship.

Sono uscite alcune dichiarazioni, che, a dire il vero, non vanno al di là di una corretta ritualità. Da parte del giocatore:

Sono felice. È davvero fantastico. Ho parlato con il Gaffer, e mi è piaciuto molto quello che mi ha detto. Sono davvero entusiasta.

Vabbè, speriamo che anche in campo abbia la stessa semplice stringatezza, e lo stesso buon senso.

È uscita anche una dichiarazione di Omar Al Hasawi sul sito della società:

Siamo entusiasti di come sta prendendo corpo la squadra, e di come stanno andando le cose.

Come Adlene, Danny e Greg, anche Dan ha grande esperienza, e sa che cosa ci vuole per emergere a questi livelli.

Devo dire che, per ora, i primi tre acquisti stanno sollevando i miei entusiasmi. Per trastullarci un po’, a ogni nuovo acquisto proviamo a pensare come potrà schierarsi il Forest l’anno prossimo. Per ora, secondo me, siamo più o meno così:

Camp

Halford — Harding — Collins — Moloney

McGugan — Moussi — Guedioura — Reid

Blackstock  — Tudgay (Miller)

O anche, visto che tendo sempre a dimenticarmi del fatto che rientrerà Cohen, un affascinante

Camp

Halford — Harding — Collins — Moloney

Moussi — Guedioura

Cohen — McGugan — Reid

Blackstock

 

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Bader Al Mutawa

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Sono sempre più insistenti le voci che vorrebbero questo giocatore, in prova presso il Nottingham Forest e proveniente dalla ex squadra di Fawaz Al Hasawi, il Qadsiya, vicino a un’offerta contrattuale da parte del nostro nuovo manager.

Pare che le sue prestazioni nelle amichevoli a porte chiuse fin qui disputate, contro Alfreton e Nike Academy abbia ben impressionato O’ Driscoll.|

Ha un curriculum di tutto rispetto, e è molto considerato a livello internazionale, visto che nella classifica del Pallone d’Oro asiatico, negli ultimi tre anni, ha sempre avuto più voti di Kagawa, e vanta un secondo e un terzo posto in questo premio.

Certo, la debolezza della sua lega di provenienza è un fattore di incertezza molto forte, come sempre, del resto, quando un giocatore compie salti ambientali di questa dimensione.

Inoltre, si è fatto fotografare con Bobby Charlton, e ha postato la foto su Twitter: si potranno discutere le sue qualità tecniche, forse, ma i suoi gusti calcistici sono ottimi.

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Brian Clough e l’alcol

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Ieri sono arrivate a questo blog numerose ricerche basate sul rapporto tra Brian Clough e l’alcol, tipo “l’alcolismo brian clough e peter taylor”, “brian clough era alcolizzato” (sì) e “l’alcolismo brian clough”.

È un tema, naturalmente, molto delicato, ma è anche decisivo per la carriera del Gaffer. Visto che è, anche, un tema di interesse generale, mi impegno a scriverci un paio di post, prendendo spunto dal bellissimo capitolo dedicato proprio al problema dell’alcolismo contenuto nella biografia di Duncan Hamilton, e a quanto lo stesso Brian Clough “confessa” nelle sue autobiografie: nella prima in modo molto soffuso e sottotraccia, nella seconda, dopo l’operazione al fegato, in modo molto più franco e drammatico.

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And Danny Collins is a red too.

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Il secondo acquisto della gestione O’ Driscoll è il difensore centrale (ma gioca anche terzino sinistro) dello Stoke City e della Nazionale gallese Daniel Lewis “Danny” Collins, ottimo e esperto giocatore di categoria (ha, infatti, ottenuto già due promozioni in Premier League con il Sunderland, la squadra per la quale vanta il maggior numero di presenze: vinse, infatti, il campionato 2004-05, l’anno del suo arrivo allo Stadio della Luce, e nel 2006-07, sotto Roy Keane, che lo stimava moltissimo. Inoltre, ha parzialmente contribuito alla promozione del West Ham nella scorsa stagione, visto che ha giocato in prestito a Londra dal gennaio del 2012.

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La sua carriera da professionista cominciò in Galles, dove si divideva tra la lega calcistica della Cymru Alliance e quella di cricket delle Wales Minor Counties, mentre la sua carriera calcistica inglese cominciò al vecchio Chester City, la squadra della sua città natale, geograficamente gallese ma calcisticamente inglese, nel dicembre del 2001: proprio nel primo anno in cui i Blues avevano lasciato la Football League per la Conference, dopo un periodo passato nell’élite del calcio inglese durato 69 anni. Collins giocò quattro stagioni per i Seals, aiutandoli a riconquistare la quarta divisione nel 2003-04, campionato durante il quale Danny marcò visita solo in una partita.

Durante il suo soggiorno a Chester giocò anche un breve periodo in prestito al Vauxhall Motors, illuminato da una clamorosa eliminazione del QPR (anche se un QPR certo meno in spolvero di quello attuale) dalla FA Cup 2002-03.

Dopo aver giocato le prime partite in quarta divisione con il Chester City, passò al Sunderland, inizialmente come backup per la difesa titolare: nella sua prima stagione con i Gatti neri, infatti, giocò 17 partite in prima squadra, contribuendo, comunque sia, alla promozione dei biancorossi in PL.

Nel suo primo anno di Premier League, all’inizio fu messo ai margini della prima squadra, a causa dei nuovi acquisti operati, anche in difesa, per la campagna nella massima serie, ma riuscì a riconquistarsi, nel prosieguo di un campionato sfortunato, una presenza più costante tra i titolari: accumulò, alla fine, 23 presenze nella disastrosa campagna del Sunderland, conclusa con soli 15 punti all’attivo.

La stagione 2006-07, di nuovo in Championship, cominciò malissimo per lui: parte della curva cominciò a beccarlo sistematicamente a causa di un suo brutto errore contro il Plymouth Argyle, avvenuto alla terza giornata. Fu, ancora una volta, messo ai margini della squadra; ma con l’arrivo di Roy Keane, il quale, come detto, aveva un debole per il difensore gallese, fu reinserito tra i titolari, marcando 38 presenze nella nuovamente vittoriosa stagione del Sunderland, e fu un regular anche nella successiva stagione nella massima serie.

Anche i suoi rapporti con i tifosi erano tornati a dir poco idilliaci, visto che si aggiudicò il titolo di Giocatore dell’Anno sia per il 2008, sia per il 2009.

All’inizio della stagione 2009-10, dopo aver rinnovato il contratto con il Sunderland, fu ceduto per tre milioni e mezzo di sterline allo Stoke City dietro esplicita richiesta di Pulis, sollevando le ire — che possiamo immaginare funeste — di Roy Keane. Evidentemente, Collins è un giocatore per uomini veri.

Il suo debutto con i Potters, però, non fu dei più fortunati: con lo Stoke City in vantaggio, commise un fallo in area piuttosto sciocco su Ricketts, mandando in fumo la vittoria dei biancorossi. Nel prosieguo della stagione, si alternò con Higginbotham, altra recente conoscenza dei tifosi del City Ground, sia come centrale sia come terzino sinistro, e, nelle prime due stagioni allo Stoke City, fece su una cinquantina di presenze.

Le sue prestazioni — che, evidentemente, non avevano convinto Pulis — e la folta concorrenza nel reparto arretrato dei Potters lo portarono all’esclusione dalla lista dei 25 per la PL del 2011-12, quella appena passata: ebbe, dunque, due periodi in prestito in Championship, il primo con l’Ipswich Town, durante il quale segnò due reti di testa al Forest nella mitica partita giocata al City Ground il 19 novembre scorso; alla fine, i Blues di Portman Road persero per 3-2, grazie alla rimontona causata dai gol di Findley, Lynch e Tudgay che tutti i tifosi Reds che leggeranno queste note immagino ricordino molto bene.

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Danny Collins festeggia la seconda rete contro il Forest baciando il nome del figlioletto neonato

 

Terminato il prestito di tre mesi all’ITFC, Collins fu girato al West Ham, dove contribuì, con 11 presenze e una rete al Leeds United, alla qualificazione degli Hammers ai play-off, che, però, non poté disputare per fine prestito.

Pare che il nostro Gaffer abbia chiesto approfondite informazioni su Collins a tutti i giocatori nell’intorno del Forest che hanno avuto occasione di giocare con lui: Chris Gunter e Reidy, suoi compagni di Nazionale, e Danny Higginbotham, suo collega-rivale nei Potters, nostro loanee nella seconda parte dello scorso campionato, e pare anche che abbia ricevuto riscontri molto positivi sulla personalità e la capacità di impegno del nostro nuovo acquisto.

O’ Driscoll, commentando l’arrivo di Collins, ha, infatti, dichiarato così al sito della società:
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Vogliamo giocatori di carattere, e Danny ce l’ha. Vogliamo giocatori che conoscano la Championship, e che siano stati capaci di guadagnarsi la promozione, e Danny lo è stato tre volte.

Sa tutto del viaggio dalla Championship alla Premier League, e questo è importante, ma ha anche tutte le abilità necessarie a compierlo.

Conosco Tony Pulis fin dal mio periodo al Bournemouth, e mi ha dato di Danny referenze splendide. Collins era ansioso di venire qui, e sa che questa, per lui, è una bella sfida.

Quando si sta cercando di mettere insieme una difesa completamente nuova, i due centrali rappresentano come la chiave di volta, e lui ne costituirà certamente un ottimo elemento.

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Collins arriva con un contratto per tre anni, e direi che, insieme a Adlene, forma una coppia di nuovi arrivi molto soddisfacente.

Un’altra notizia di mercato da poco battuta dalle agenzie: Paul Anderson è andato a titolo gratuito al Bristol City, a partire da oggi. Un in bocca al lupo anche a lui.

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Breaking news – 4

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Abbiamo cominciato a mettere a posto la difesa, che, come ha ricordato il Gaffer stamattina, non è che ci sia bisogno di un grande allenatore per capire che vada rinforzata.

È arrivato, infatti, Danny Collins dallo Stoke City, solido difensore ex Potter, come già si vociferava da ieri e come parzialmente confermato da O’ Driscoll nella conferenza stampa di oggi.

Domani un post su di lui.
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La traduzione della conferenza stampa di Sean O’ Driscoll

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Oggi, a partire dalle dieci ora britannica, per la prima volta il nuovo allenatore del Nottingham Forest Sean O’Driscoll ha incontrato in una sede ufficiale i giornalisti che si occupano della nostra squadra.

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Che sorpresa rivederla qui così in fretta!

Davvero. E molto piacevole. E del tutto inaspettata. L’ho detto a tutti quelli che conosco, due club in 27 anni di carriera, e altri due nel giro di due mesi. Da una parte, una bella scossa al mio curriculum, d’altronde l’esperienza che ho vissuto alla fine della scorsa stagione è stata davvero piacevole, e sono felicissimo di essere tornato.

Che cosa ha imparato degli Al Hasawi? Quanto pensa che si impegneranno per la squadra?

Penso che questo sia l’aspetto fondamentale del dibattito intorno a ogni club calcistico, bisogna conoscere bene da un lato qual è la situazione attuale, dall’altro quali sono le risorse che si avranno a disposizione. Gli Al Hasawi sono stati quanto possibile chiari e onesti. Non si può comprare un club di questo livello se non si hanno ambizioni di primo piano, e conoscono benissimo la tradizione di questo club e il posto in cui dovrebbe essere. Sanno bene anche quali sono stati gli errori che hanno fatto altri ricchi proprietari arrivati al calcio inglese, e staranno ben attenti a non ripeterli.

La squadra sembra un po’ scoperta in certi reparti. Avete solo tre giovani difensori, il più vecchio di essi ha 22 anni, avete intenzione di rimpolpare il reparto?

Non c’è bisogno di essere un football manager per vederlo. Certo, non vogliamo nemmeno precipitarci a riempire i vuoti per renderci conto dopo tre mesi di aver compiuto degli errori. Penso che sia cruciale cercare di migliorare la squadra, è un processo importante e è un processo in corso: stiamo parlando con una quantità assurda di persone.

Quanto ha reso più difficile la preparazione della nuova stagione essere stato nominato a estate così inoltrata?

L’aspetto positivo è che conosco già molto bene lo scenario e i giocatori, perché ho passato qui l’ultima parte della scorsa stagione, e questo ha reso tutto un po’ meno difficile. Ma non dobbiamo nasconderci che stiamo combattendo contro il tempo. La stagione comincerà un po’ dopo, e questo ci darà una mano, ma quando si sta cercando di mettere insieme i quattro giocatori del pacchetto difensivo non si tratta solo di trovare dei nomi da mettere sul tabellino, ma di farli funzionare insieme. Siamo perfettamente a conoscenza dal gran numero di aspetti pratici implicati dal metter su una difesa, una volta che si sono presi dei giocatori, e saremmo degli imbecilli se pensassimo di poterlo fare da un giorno all’altro. Mi piace pensare che i giocatori che prenderemo formeranno un gruppo equilibrato, ma non si può mai sapere: certi giocatori giocano meglio con certi altri, fa parte degli aspetti ineliminabili della natura umana. Il primo criterio, quello fondamentale, è di cercare di prendere giocatori fatti di pasta buona. Mentre stiamo guardandoci attorno per cercare giocatori, la prima cosa che dobbiamo chiederci è se sono adatti al nostro tipo di gioco.

Con tutti i discorsi fatti sul cosiddetto “iconic manager”, è stato sorpreso di essere stato scelto?

Sono stato molto più sorpreso quando Steve è stato allontanato. Non sono uno molto attento ai media, e non sapevo questa storia dell’iconic manager. Secondo me, non ha senso correr dietro alle icone. Per quanto mi riguarda, tutte le mie icone sono morte. A ben vedere, questo sì che sarebbe stato un colpo di scena, no? Nominare un manager morto. Quello che posso dire è che è una faccenda che non mi preoccupa, e anche che non mi riguarda.

Abbiamo sentito dire che state per avere un colloquio con Danny Collins.

È vero.

A che punto siete?

Stiamo parlando.

Ha già avuto la possibilità di incontrarlo?

No. Stiamo parlando con un sacco di giocatori. È un club attraente, questo, per i giocatori, per venirci a giocare, e Danny Collins ha una fama di buon giocatore. Penso che stia parlando con uno o due altri club, abbiamo solo buttato il nostro cappello dentro il ring [to throw the hat into the ring, espressione che deriva dalle fiere di paese, quando il modo per sfidare il lottatore o il pugile che si esibiva in questi contesti era proprio, appunto, quello di buttare dentro il ring il proprio cappello], vedremo che cosa vien fuori.

Jermaine Jenas: siete interessati a lui?

Ancora, ci interessano tutti i buoni giocatori disponibili. Lo so che è il luogo comune trito e ritrito che sentirete sempre dai manager in questi casi. Non abbiamo avuto contatti con Jermaine: tutto il resto è pura speculazione.

Siete in grado, lei e la famiglia Hasawi, di offrire a questo club stabilità di gestione nel lungo termine?

La durata media di un manager di Championship è 12 mesi. La stabilità, in un club calcistico è molto più un sogno che una realtà praticabile. Quello che posso dire è che cercherò di mettere su dei processi e una struttura che metta il club in una situazione ottimale per il futuro. Chiunque verrà a prendere il mio posto, troverà le cose messe nel posto in cui devono stare in una squadra di calcio. Si viene giudicati per i risultati, questa è una cosa che non si può cambiare. Quando si cerca di ottenere buoni risultati, conta sempre e soprattutto l’attenzione ai minimi dettagli: si gioca bene se ci si allena bene, se si fanno le cose giuste giorno dopo giorno. Se si possono fare queste cose, si può sperare di ottenere sia i risultati, sia la stabilità.

Si sente di condividere l’entusiasmo dei tifosi?

Penso che ci sia stata una tremenda quantità di incertezza intorno alle sorti del club, e che, in una certa misura, ci sia ancora. Siamo un club in transizione, abbiamo perso un sacco di giocatori, senza che nessuno abbia in questo una colpa specifica: il take-over ha richiesto un sacco di tempo, più di quanto non ci si aspettasse, e questa incertezza ha voluto dire che i giocatori in scadenza hanno lasciato, e che i giocatori in prestito che ci sarebbe piaciuto confermare sono andati da qualche altra parte. Così, penso al fatto che la famiglia Al Hasawi sia entrata in scena, abbia raggiunto un accordo e abbia anche fatto il suo primo ingaggio, un ingaggio che Steve avrebbe voluto fare a tutti i costi — Addy [Guedioura] ha fatto benissimo con noi, alla fine della scorsa stagione. Penso che stiano cercando di mettere insieme cose che entusiasmeranno il pubblico, e potete star certi che il Nottingham Forest sarà una squadra competitiva, nella sua divisione.

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Certo, non si tratta di una intervista vasta e informale come quella che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, ma, certamente, conferma lo strano e gradevole mix tra ironia pungente, disincanto, crudo realismo e rigore che caratterizza il modo di fare del nostro nuovo manager.

La registrazione della conferenza stampa è disponibile sul sito della squadra, nella sezione FreePlayer.

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