A game of two halves.

Prima della cocentissima delusione di ieri sera, avevamo ottenuto un ottimo punto a Barnsley, un campo che, come detto in sede di presentazione, non ci aveva mai detto buono.

È stata una partita che lo stesso Wootton ha definito “nettamente spaccata in due”: a un primo tempo di marca Forest ha corrisposto un secondo tempo di netto predominio territoriale Barnsley: il pareggio, però, non appare del tutto meritato, soprattutto alla luce del clamoroso errore arbitrale che ha macchiato la fine del primo tempo.

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Tra l’altro, ieri sera ho vissuto la solita esperienza schizofrenica guardando Arsenal-Milan con l’audio abbassato, e ascoltando la telecronaca di McGovern-Fray sul Forest Player: mentre sotto i miei occhi si stava dipanando una delle partite più appassionanti degli ultimi anni, sotto le mie orecchie si stava dipanando una delle partite più brutte e mefitiche della pur non brillantissima storia recente del City Ground. Una mia amica di Nottingham, appassionata e di solito molto generosa nei suoi giudizi per i ragazzi in rosso, mi ha scritto “what a pile of shit”, commentando la partita, e il Governatore e Fray avevano proprio l’aria di chi stia commentando, di malavoglia e una da distanza troppo ravvicinata, il lento smottamento di una gigantesca montagna di merda che probabilmente li sommergerà durante la radiocronaca.

Visto che questa settimana dovrò commentare due partite, mi dedicherò non all’illustrazione degli extended highlights, come faccio di solito, ma a quella della sintesi più breve.

Eravamo saliti nello Yorkshire, dunque, animati da belle speranze e da spirito positivo, anche se acciaccati e privi di un giocatore chiave, nelle recenti buone prestazioni, come Higginbotham.

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Camp

Gunter – Wootton – Lynch – Elokobi

McCleary – Greening – Guerdioura – Reid

Blackstock – Tudgay

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L’altro cambio rispetto alla squadra di Birmingham è l’ingresso di Greening al posto del Moose, anche lui alle prese con un problemino fisico; un ritorno da titolare di un giocatore che nella gara interna contro il Coventry City aveva mostrato grinta leonina, quasi sopra le righe.

La coppia centrale è WoottonLynch (molto buona la prestazione del ragazzino del Manchester United nella sua posizione naturale di centrale difensivo), mentre lo zozzone di turno che non la metterà mai in tutta la sua vita scelto per fare coppia offensiva con Blackstock è di nuovo Tudgay, come nella vittoriosa trasferta di Birmingham; e, devo dire, tutto sommato è una cosa che ha senso. Non solo era l’unico arruolabile: se non altro, poi, il buon Marcus sembra vivo, a differenza degli altri suoi compagni di reparto.

L’inizio è di studio, il primo pericolo serio viene dal Forest, per l’occasione in neroverde: una punizia di Reid battuta sul limite di centrodestra della porta del Doncaster viene abilmente bloccata da Steele, a mezza altezza sul suo palo sinistro.

Una cattiva respinta della difesa del Barnsley su un corner viene raccolta da Guedioura al limite dell’area e imbucata con un destro di inaudita potenza direttamente nei cessi della row Z del bellissimo studiolo di Oakwell.

Il gol arriva poco dopo la mezz’ora: Garath McCleary si accentra dalla destra con la sua classica corsa dondolante, e al limite dell’area scocca un fendente a rientrare di sinistro che assume la più classica delle parabole imprendibili dopo aver incocciato sulla caviglia di Jay McEveley, infilandosi a fil di palo, ben oltre la portata del guanto disperatamente proteso di Steele. Festeggiamenti in campo, meritato vantaggio, e non ci sorprenderebbe affatto se dal settore dello stadio destinato ai tifosi ospiti si levasse il caratteristico coro “El segna semper lü”.

Il Barnsley non pare in grado di reagire, in questo primo tempo: si affaccia nei pressi di Camp solo una volta, con un’azione piuttosto confusa nata sulla nostra tre quarti da scambi veloci ma piuttosto casuali del Barnsley, dalla quale riesce a uscire un po’ per caso un po’ per non morire Done, il quale si incunea in percussione nella nostra area fino a arrivare in quella zona dalla quale non si sa mai se crossare o tirare, e, nel dubbio il buon Matt ciabatta di sinistro una ciofeca inguardabile che si perde per la vergogna in touche, per non farsi più rivedere.

Una brutta palla persa da Blackstock al limite dell’area del Barnsley viene sfruttata dai Rossi dello Yorkshire per un buon contropiede, al termine del quale Done, nel tentativo di infilarsi nella nostra area, sbatte contro Elokobi tre o quattro yarde fuori il nostro lato corto sinistro.

Done rimbalza indietro e il nostro terzino si merita un giallo — comminato con faccia irridente dall’insopportabile Deadman — provocato più dall’effetto speciale conferito al fallo dalla sua conformazione cementizia che dall’effettiva cattiveria dell’intervento.

La punizione viene battuta con piedi altrettanto cementizi da uno zozzone a caso del Barnsley, e si perde sul fondo senza spaventare nessuno.

Uno scambio tra McCleary e Guedioura sulla tre quarti del Barnsley lancia la nostra ala sul fondo, e il suo cross molto teso viene controllato in due tempi da Steele.

Verso lo scadere, l’episodio decisivo: un tiro di Greening su ribattuta corta della difesa del Barnsley di un corner di Reid viene respinto in bagher da Davies, l’unica persona al mondo che pensa che non sia rigore, purtroppo, è il solito Deadman, e quindi si va avanti.

La ripresa si apre con un tiro a parabola dalle quaranta iarde di Reid che finisce sulla parte superiore della rete di Steele, ma l’inerzia della partita comincia a mutare.

La pressione del Barnsley, però, è abbastanza innocua, e è ancora McCleary, a venti dalla fine, ben lanciato da Greening un paio di iarde fuori dalla lunetta del Barnsley, dopo un paio di dondolii scocca un tiro di destro che Greene riesce a deviare in angolo.

Il pareggio, che aleggiava da un po’ su Oakwell, arriva da una percussione di Done sulla sinistra, che la accentra su Davies, in posizione centrale sulla nostra tre quarti. Davies punta Reid, lo salta con la facilità con la quale si scarta un boero, e, prima di passare a ritirare gli altri due che ha vinto, approfitta della voragine che il Forest lascia colpevolmente davanti a lui per scoccare un sinistro imprendibile che si infila nello stesso angolino nel quale, nel primo tempo, si era infilato il tiro di McCleary.

La sostituzione di Reid con Anderson dà più vigore alla squadra, ma senza esiti decisivi: qualche azione da una parte e dall’altra (delle quali la più pericolosa è una fucilata di Cunningham — entrato il per Blackstock, per consolidare la squadra dal vertice dell’area piccola, lanciato da una bella intuizione di Guedioura, miracolosamente deviata da Steele) porta al fischio finale, e a un pareggio che, se non pare insensato per lo sviluppo del gioco, è senz’altro iniquo per l’evidentissimo rigore cancellato dal tabellino della partita dall’ineffabile Deadman.

* * *

Nottingham Forest: Camp (C), Gunter, Wootton, Lynch, Elokobi, Greening, Guedioura, McCleary (McGugan 90′), Reid (Anderson 82′), Tudgay, Blackstock (Cunningham 87′)

Non entrati: Smith, Lascelles,

Ammoniti: Elokobi 41′, McCleary 69′,

Marcatore: McCleary 33′

Barnsley: Steele, McEveley (Gray 56′), Foster, Wiseman, McNulty, Golbourne, Digby, Done, Smith (Dawson 75′), Tonge (Dagnall 65′), Davies

Non entrati: Preece, Cotterill,

Ammoniti: McEveley 19′, Dawson 85′

Marcatore: Davies 79′

Arbitro: Darren Deadman

Spettatori: 10,550 di cui ospiti: 1,780

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5 commenti

Archiviato in stagione 2011-2012

5 risposte a “A game of two halves.

  1. Come mai questo passo falso, per giunta casalingo e per giunta contro il Doncaster? Vabbè, dopo una serie positiva può sempre capitare, specie in un turno infrasettimanale, però…

    Per quanto riguarda Arsenal-Milan è stata una partita davvero schizzoide, almeno quanto la dirigenza del Milan. D’altra parte una società che decide di far sedere in panchina due portieri per paura che uno venga espulso e che l’altro si possa fare male, la dice lunga sullo stato mentale con cui si sono presentati all’Emirates.

    PS. Nel mentre in cui si disputava 1/8 di finale di ritorno di CL ero al concerto dei Litfiba, dove si susseguivano scene in stile fantozziano. Voci incontrollate dicevano che l’Arsenal vincesse 5-0 con gol del portiere da calcio d’angolo. Penso che ci sia stato un momento che del concerto non fregasse nulla a nessuno 😀

    • Ieri però ho visto la partita più bella dell’anno, Manchester United-Athletic. Pensare come i baschi si siano risollevati in tre anni dal fallimento quasi certo a essere in corsa per la Champions League e a dominare a OT fa pensare come, nonostante tutto, la programmazione e l’intelligenza, la passione e l’orgoglio contino ancora qualcosa, per fortuna. Una lezione per tutti coloro che piangono miseria.

      • Certo, per carità, è tutto giusto ciò che dici. D’altra parte nutro molta stima e simpatia verso Euskadi e quindi verso la loro espressione calcistica. Ma tra l’Athletic Bilbao e il Real Madrid ci sono 30 (trenta) punti di differenza in campionato.
        Immagineresti, ora come ora, un Athletic che andasse a dominare e a espugnare il Bernabeu o il Camp Nou come ha fatto ieri a OT?

      • No, certo. Ma lo strapotere di Barcellona e Real è un problema mondiale, non spagnolo. Non avrei mai nemmeno immaginato, fino a quattro anni fa, che il Barcellona potesse dare sette pere a una squadra tedesca in Champions League. Però il resto della Liga è viva e vegeta, mentre il nostro amato calcio inglese non mi sembra che stia altrettanto bene…

      • Concordo. Qualsiasi squadra europea, trasportata nella Liga, non riuscirebbe andare al di là del terzo posto.
        Per quanto riguarda il calcio inglese, sì, è ammalato. Quello spagnolo, ma non solo, riesce a esprimere un calcio migliore. Paradossalmente anche il calcio portoghese è più competitivo di quello inglese in questo momento.

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