Dexter.

Allora, la prudente sfiducia con la quale mi ero accostato alla partita è stata smentita dai fatti. La sfiducia era giustificata, secondo me, dalla partita con il Coventry, davvero convincente solo nella seconda metà del secondo tempo, e modesta in tutto il resto del tempo. E il Coventry è la squadra più debole del campionato, in trasferta! Sabato, invece, si trattava di far visita alla squadra più forte del campionato in casa, e, insomma, il calcio non sarà matematica ma non è nemmeno musica dodecafonica o espressionismo astratto: una sua certa logica interna, nello sviluppo dei risultati, tende a conservarla.

Sabato Cotterill ha deciso di partire con lo stesso schieramento che aveva chiuso la partita contro il Coventry: il 442 classico britannico, senza tanti fronzoli, con destri sulla fascia destra e sinistri sulla fascia sinistra, costruito riportando Gunter sulla linea difensiva e affidando a Macca e a Reid la gestione delle fasce offensive, e con un centrale di centrocampo difensivo e uno addetto alla costruzione del gioco: la sempre più convincente coppia francese, Moussi the ball-winner e “Pep” Guedioura the ball-monger, i nostri personalissimi e più modesti Vieira e Petit, autori di una partita di grande spessore.

Ho molto criticato il nostro allenatore, ultimamente, e non è che io abbia cambiato idea, ma va detto che i nuovi acquisti gli hanno, finalmente, consentito di metter giù quella squadra rocciosa e equilibrata che, evidentemente, costituisce il suo habitat manageriale ideale.

Ma la vera differenza, rispetto alle sterili e inutili tante partite dei mesi scorsi, oltre alla ritrovata fiducia trasmessa dal coast to coast di McCleary di sabato scorso (uno di quegli episodi che davvero possono cambiare la stagione, secondo la misteriosa meccanica che, nel calcio, aggancia l’inizio e la fine dei cicli positivi e negativi a eventi apparentemente marginali, ma che qualsiasi tifoso, a posteriori, è in grado di individuare), l’ha fatta avere uno che la butta dentro con allegria là davanti.

Il sospetto che Blackstock fosse l’unico attaccante degno di questo nome in rosa ce l’avevamo un po’ tutti, e Dex ha tolto ogni dubbio in proposito con la prima grande partita dal suo rientro dopo l’agghiacciante infortunio al ginocchio di un anno fa.

Il suo compagno di reparto, Tudgay, per l’occasione, è stato molto volenteroso e presente fisicamente sulla tre quarti avversaria, ma del tutto innocuo in fase di conclusione. Dico la verità, io proverei questo schieramento con McGugan un po’ dietro Blackstock, giusto per vedere se la ritrovata forma riesce a valorizzare il nostro talento più cristallino, ma va detto che nessuno mai mi pagherebbe per fare il manager di una squadra di calcio, per cui siete naturalmente liberissimi di stampare questa mia opinione e di usarla per incartarci le frattaglie di pollo che date al gatto.

Camp

Gunter – Chambers – Higginbotham – Elokobi

McCleary – Moussi – Guedioura – Reid

Tudgay – Blackstock

Vediamo la lunga sintesi pubblicata sul Forest Player.

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Dopo una lunga fase interlocutoria, durante la quale i Royal Blues cominciano a saggiare senza molta decisione la nostra difesa, noi dimostriamo molta decisione nei contrasti, e la doppia linea messa da Cotterill davanti alla nostra area funziona benissimo in fase di filtro.

Blackstock riesce a recuperare di forza una bella palla dal loro palleggio sulla loro tre quarti, la scarica indietro al Moose, che retrocede ulteriormente l’azione mettendo in azione Gunter sulla fascia destra della nostra tre quarti, Gunter sciabola un lancio lungo che Blackstock smorza di testa dieci yarde fuori dal vertice sinistro del loro box, e la difesa del Birmingham libera in out. Guntie accorre alla battuta, duetta con McCleary che lo lancia in un buco sulla fascia della loro difesa nel quale sarei passato anch’io con una scopa in bocca, il terzino gallese arriva al cross sul quale Tudgay cerca goffamente di intervenire, prima di farsi anticipare dalla difesa blu; la quale, però, si produce in un very bad clearing, e offre la palla a McCleary appena fuori dall’area. La nostra ala strozza un tiro-corss che si perde innocuo alla destra della porta di Myhill, ma sul quale Blackstock, con un po’ più di prontezza, sarebbe potuto intervenire in maniera pericolosissima. La sensazione è che Marcus e Garath avrebbero potuto fare di più dei loro palloni, ma non vorrei cominciare a essere troppo esigente. Bellissimo, soprattutto, lo scambio in velocità tra Guntie e Macca che ha liberato il terzino al cross.

I Blues ricominciano a macinare senza moltissima convinzione, ma il filtro di centrocampo dei True Reds funziona benissimo. Moussi recupera un altro pallone dentro il cerchio centrale e lo trasferisce a Guedioura, Guedi per Reid, Reid per Moussi in avanzamento, tutto di prima. Grande Alce Nero dalle venticinque iarde si fa prendere da un attacco di megalomania e scocca un tiraccio che, però, grazie alla deviazione di un difensore blu diventa piuttosto pericoloso, perché coglie l’estremo difensore avversario già in appoggio sul piede sbagliato: Myhill recupera ma è costretto a smanacciare, perde la palla, ma l’area del Birmingham è più deforestizzata di un parcheggio Esselunga di Quarto Oggiaro, e la difesa dei Blues riesce a recuperare.

Il Birmingham continua a non convincere e a non riuscire a superare la doppia linea a quattro messa da Cotterill a protezione di Camp. Altra palla persa da loro, in confuso fraseggio, sulla nostra tre quarti, Gunter rinvia a occhi chiusi lungo l’out destro, Caldwell cicca clamorosamente l’intervento di chiusura e la palla sfila verso il lanciatissimo Tudgay; il nostro centravantone, sempre un po’ macchinoso, perde il tempo per entrare in area, e scarica dietro verso l’accorrente McCleary; l’ala fa quello che dovrebbero fare le ali: punta il terzino, e trova il tempo e lo spazio giusto per crossare teso al limite dell’area di porta, dove Blackstock anticipa il suo marcatore per infilare a fil di palo il portiere gallese del Birmingham. È la sua prima marcatura dal rientro dall’infortunio. Ottima azione, precisa, pulita, epitome dell’andamento della partita: Forest puntuale e efficace nel recupero e veloce nel contropiede, Birmingham un po’ impacciato davanti e impreciso dietro.

Rinvio di Camp, Tudgay recupera il pallone sulla tre quarti e lo scarica dietro a Guedé, duetto con Moussi, palla a Reid sulla tre quarti blu, dopo tre o quattro passi il nostro tuttosinistro scaglia dalle 25 iarde un tiro a giro sul palo lungo che però esce di un paio di metri sopra e a lato della porta di Myhill.

McGovern sottolinea la ritrovata fiducia in sé della squadra, io l’incredibile facilità con la quale teniamo lontani i Blues dalla porta di Camp.

Ma, naturalmente, il difficile deve ancora venire.

Un nuovo recupero della difesa del Forest lancia McCleary sulla fascia, si beve un paio di giocatori del Birmingham (davvero in forma spaziale Macca in questo periodo), offre la palla a Reid sulle 25 iarde, Andy accenna al tiro, poi scarica dietro a Guedioura che invece scocca senza esitazioni un destro da fermo che si perde di poco a lato del palo destro della porta difesa da Myhill.

Il primo tempo finisce con un risultato insperato e consegnandoci un risultato e, soprattutto, un andamento francamente incredibile alla vigilia.

Il secondo tempo comincia allo stesso modo, con un Forest volitivo e un Birmingham quasi timoroso. Dopo un insistito palleggio a centrocampo, Guedioura percuote la fascia destra dei Blues, vince di forza un paio di contrasti prima di perdere palla all’altezza del limite del box blu, ma Chambers raccoglie la palla quasi come in seconda fase rugbystica, la propone a Gunter che la accentra per Guedioura, bel cross di prima dentro la lunetta, Tudgay riesce a anticipare di petto Spector, si porta la palla dentro, ma Spector in disperato recupero gli toglie la palla dal piede da dietro, prima che Marcus riesca a tirare da ottima posizione.

Il primo vero pericolo per la porta rossa viene da un lancio insensato proveniente dalle retrovie blu, che però nessuno riesce a controllare, e che finisce ballonzolando ben dentro la nostra area, dove il solitario King, appena fuori dall’area di porta, potrebbe farci davvero quello che vuole. Tra tutte le possibilità, sceglie la peggiore: cerca di appoggiare di tocco in rete, ma incoccia nella disperata e brillantissima uscita di Camp, deviazione e palla in corner.

Mutch alla battuta dell’angolo, head-tennis nell’area rossa e alla fine Chambers, sulla linea della porta incustodita, riesce a deviare in angolo un pallone colpito di testa da King che aveva anticipato Camp, questa volta non impeccabile in uscita.

L’intensità del nostro gioco cala, e non riusciamo più a ripartire come prima. Usciamo da una fase di pressione blu, Guedioura porta la palla verso la metà campo ma si fa recuperare come un bambino di due anni dall’inferocito Davies, che la consegna a Mutch che a sua volta dall’interno del cerchio centrale sventaglia verso la nostra area. Elokobi è in area, in netto anticipo su King, ma invece di controllare lo spiovente di fisico e di accompagnarlo sul fondo, il nostro Colosso si fa prendere il tempo dal nove blu, che dal fondo la rimette dentro per Burke al limite destro della nostra area: Burke si beve Reid — non proprio il giocatore che un tifoso si augura di ritrovare come ultimo baluardo difensivo della sua squadra al novantesimo di una finale di coppa sullo 0-0 — e infila Camp con un bel tiro di sinistro tagliato a rientare sul lato lungo. Pareggio, e l’impressione che davvero Elokobi avrebbe potuto fare molto di più per contrastare King.

La cosa bella è che il Forest non si sfalda. Due settimane fa, dopo il pareggio dei Blues ci saremmo squagliati, invece oggi cerchiamo di reagire immediatamente.

Un traversone di Reid viene respinto fuori dall’area blu, affannosamente, da Murphy, ma Gunter riesce a recuperare il pallone nel traffico della tre quarti del Birmingham, lo offre a McCleary appena fuori dal vertice destro del box avversario, Macca la crossa dentro con l’ineffabile semplicità dei grandi e Blackstock fa davvero un numerillo alla Van Basten, prima mettendo a terra di destro un pallone teso che gli arrivava a altezza spalla, poi infilando di sinistro lo stupefatto Myhill proprio nel sette lungo. Controllo davvero fenomenale, gran tiro, e Forest di nuovo in vantaggio, con mezz’ora da giocare!

Ora però comincia la vera sofferenza.

La palla arriva sul limite dell’area a King, che riesce a girarsi con troppa facilità e a concludere di forza ma centrale; Camp respinge ma non trattiene, Elokobi stavolta pulisce l’area con l’autorità di un’impresa di pulizie zurighese.

Fahey sfugge a Guedioura sulla fascia, centra nella nostra area praticamente dal corner, Davies controlla e la rimette in mezzo dal dal bordo corto opposto del box, King controlla di petto e la offre dietro al rimorchio del neo entrato Redmond, che raccoglie appena fuori dalla lunetta e tira di prima, appena alla sinistra della porta di Camp.

C’è il tempo per una sortita: McCleary e Gunter lavorano un pallone sporco e difficile sulla fascia, il terzino lo offre a Moussi che dalle 25 iarde, spostato sulla destra della porta di Myhill, sfiora il palo e colpisce l’esterno della rete, dando ai tifosi del Forest assiepati dalla parte opposta della porta la netta illusione del gol.

A due minuti dalla fine, palla lavorata da Murphy a centrocampo offerta a Mutch sul loro off sinistro, poi dietro a Caldwell ancora nel cerchio di centrocampo, Caldwell la offre a Spector, che avanza indisturbato fino alla tre quarti della sinistra del nostro schieramento e mette un pallonazzo a occhi chiusi con su scritto a lettere cubitali “porca vacca, ultimo minuto e sto perdendo in casa contro degli zozzoni”, Wootton, appena entrato, lo respinge di testa come può, probabilmente, ma troppo corto, palla arpionata sul limite da Fahey, che evita Blackstock e dal vertice destro dell’area del Forest, la stessa zona da cui ha segnato Burke, tira un analogo pallone a rientrare di interno sinistro che colpisce la parte bassa della traversa di Camp e miracolosamente torna giù dalla parte giusta della linea di porta; Huseklepp raccoglie di testa il rimbalzo e offre di sponda un pallone invitantissimo a Davies, che tira a colpo sicuro di interno sinistro dal dischetto, ma Camp, buttatosi in anticipo rispetto al tiro con quell’istinto non spiegabile e non insegnabile che anima a volte i buoni portieri, riesce a deviare, davvero miracolosamente, fuori.

Ma non è finita: azione insistita sulla fascia destra di Burke, cross in mezzo, deviazione di Mutch sul palo corto e palla che esce beffardamente sull’altro palo.

Stavolta è finita, ma injury time davvero di grande sofferenza per il Forest.

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Elokobi: “Sono 1,75 per 90 chili, ma, giuro, non sono grasso…”

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Le nostre concorrenti dirette hanno fatto registrare risultati altalenanti: Coventry City e Millwall vittoriose, la prima in casa con il Burnley e la seconda fuori con il Barnsley, la nostra prossima avversaria (buona notizia, in fondo, no?); il Bristol City, come già detto, sconfitto in casa dai Tangerines, e Doncaster e Pompey bloccate entrambe in un pareggio interno, da Peterborough e Leeds United. Insomma, se si fanno punti la classifica la si sale in fretta, perché, per quanto sia equilibrata la Championship, non è che dietro in classifica si viaggi proprio in Pendolino.

Nottingham Forest: Camp, Gunter, Chambers (C), Higginbotham (Lynch 23′), Elokobi, Moussi, Guedioura, McCleary (Anderson 86′), Reid (Wootton 90+1′), Tudgay, Blackstock

Non entrati: Smith (GK), McGugan,

Ammoniti: Chambers 87′

Marcatore: Blackstock 29′, 63′

Birmingham: Myhill, Murphy, Caldwell, Davies, Spector, Townsend (Redmond 82′), Burke, Fahey, Mutch, King, Zigic (Huseklep 68′)

Non entrati: Doyle, Ibanez, Gomis

Marcatore: Burke 55′

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4 commenti

Archiviato in stagione 2011-2012

4 risposte a “Dexter.

  1. Certamente, è opera dell’azzeccato mercato invernale il motivo della rinascita del Forest.
    McGugan e Majewski sono definitivamente usciti dal giro dei titolari?

    PS. Mamma mia, 90 chili di masa magra per uno di 175 cm non è poco. Deve farne di palestra Elokobi. Anche se le fibre muscolari delle persone di colore hanno una capacità di sviluppo superiori a quelle dei bianchi.

    • Majewski sì, McGugan fa panca, ma è tanto che non gioca, anche lui. Cotterill è uno di quei manager che sa allenare solo un tipo di giocatore, il più quadrato e regolare possibile, a giocare un tipo di modulo, il più quadrato e regolare possibile. Come sempre, quando prendi un manager, se sei un dirigente che sa il suo mestiere, devi mettere in conto il tipo di gioco che preferisce lui e il tipo di giocatori che hai tu. Se non lo fai, sei un cialtrone, non un dirigente calcistico (ogni riferimento a fatti e personaggi della realtà calcistica italiana è puramente casuale).

  2. Tu dici: se prendo un allenatore il cui gioco non prevede il trequartista, non gli vendo il centravanti per lasciargli il trequartista. Vero. Come è vero che in nessun club che si rispetti non si cede un giocatore che è soltanto un costo di gestione per l’azienda solo perchè si scopa la figlia del capo.

    • Vabbè, dai. Se ne può dire tutto il male possibile e anche di più, dei nostri presidenti, ma almeno sono due imprenditori milanesi che amano le loro squadre. Quando saremo vecchi e i presidenti del Milan e dell’Inter (se tutto va bene) saranno un tycoon indiano e un mafioso cinese mi sa che rimpiangeremo questi tempi.

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