18 febbraio 2012 – NFFC 2-0 CCFC, un tiro da nove punti

Wow. Venerdì scorso eravamo a sei punti dalla salvezza, ora siamo tre punti sopra, grazie alla penalizzazione di dieci punti del Portsmouth e alla vittoria netta ma faticosissima contro il Coventry City. Un progresso di nove punti in ventiquattrore non è male. Ma non illudiamoci. Il Pompey è una squadra molto più forte della nostra, anche se la nuova situazione di classifica e la botta dell’amministrazione controllata potrà influire sulle successive prestazioni dei Blu, che già ieri hanno compiuto un mezzo passo falso perdendo nettamente sul campo del non irresistibile Barnsley.

Giornata strana, quella di sabato, con vittorie dilaganti delle squadre di casa in partite che si sarebbero potute immaginare più equilibrate, come quella tra Petersborough e Bristol City, o quella tra Ipswich Town e Cardiff City.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che in Championship nessuna partita è scritta, e che non possiamo confidare nei passi falsi dei nostri diretti concorrenti per salvarsi, ma dovremo cercare noi, non so dove la convinzione, le energie e la capacità di trovare tutti i punti che ci serviranno per salvarci, che non saranno pochi; e, certo, non avremo più di fronte un avversario come il Coventry City, capace di raggranellare solo tre punti, quest’anno, fuori casa, e paralizzato dalla tensione; eppure, in grado, a tratti, di metterci in grave difficoltà, e piegato solo a un quarto d’ora dalla fine, quando lo zero a zero (o peggio, o peggio…) sembrava il risultato scolpito nel marmo da qualche dio bizzoso.

* * *

Allora, innanzi tutto una notazione di carattere generale: la differenza principale tra fare il tifo per una grande squadra e fare il tifo per una piccola squadra la si coglie proprio in queste occasioni. Quando il gioco si fa duro, le partite si fanno decisive, e la vittoria si fa indispensabile. Le grandi squadre, in queste occasioni, di solito danno il meglio di sé. Sono composte da giocatori pagati tanto proprio perché sono, per lo più, tetragoni alla tensione, perché riescono a dare il meglio in situazioni in cui i normali esseri umani sarebbero paralizzati dal terrore; inoltre, le grandi squadre sono guidate da allenatori che sono pagati tanto soprattutto perché riescono a incanalare la tensione in energie positive, e a isolare la squadra dalle pressioni esterne.

Le piccole squadre sono composte, per lo più, da giocatori che giocano lì non perché abbiano una tecnica inferiore, o capacità di vedere il gioco inadatta a una grande squadra, ma perché hanno una testa molto più vicina a quella di una persona normale che a quella di un superman che al novantesimo di una finale di coppa di fronte a ottantamila persone che urlano mette un rigore nel sette spiazzando il portiere. La qualità, come quasi tutto nella vita, si paga.

(Come sa chiunque abbia praticato uno sport di squadra a un livello appena più che amatoriale, essere forti a calcio, infatti, è una questione soprattutto mentale. Anche il talento più straordinario è inutile, se non si ha un cervello metà rettile e metà killer ninja.)

La conseguenza di questa banale notazione è che le partite decisive tra due squadre scarse (che, di solito, come in questo caso, siccome le squadre sono scarse, sono partite decisive in chiave retrocessione) sembrano, per lo più, il blind date tra due quattordicenni timidi e sociopatici che si sono conosciuti su un sito emo: traccheggiano in preda a uno sconfinato terrore di sbagliare sperando che qualche evento imponderabile sblocchi una situazione che se fosse per loro consisterebbe nel guardarsi i piedi in silenzio fino al treno di ritorno.

Il primo tempo di Forest-Coventry è stato proprio così. Sportitalia non l’ha trasmetto per “problemi tecnici” (nell’attesa, mi sono sorbito la vista di mezz’ora di Conte che si lamentava di qualcosa che non saprò mai, visto che il volume era abbassato perché sentivo la partita alla radio), ma dal commento di McGovern-Fray si intuiva la paralisi nervosa che ha bloccato ventidue ragazzi all’ultima spiaggia in preda al terrore di perdere, impressione confermata poi dagli highlights della partita.

Che andiamo a vedere subito.

Il Forest parte con uno schieramento che assomiglia a un 4-4-1-1 con Reid nel ruolo un po’ di all around cestistico, o a un 4-2-3-1 con gli esterni offensivi bassi (che è esattamente la stessa cosa del 4-4-1-1, ma mi piace confondere le acque facendo passare l’idea che io me ne intenda).

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Camp

Wootton – Chambers – Higginbotham – Elokobi

Gunter – Moussi – Guedioura – McCleary

<— Reid —>

Tudgay

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Nel primo tempo, dunque, il puzzo di taffa in campo si sente fin dal centro di Nottingham. Il pubblico è caloroso e numeroso, la bandiera del Forest sulla Brian Clough Stand ancora a mezz’asta, il cielo grigiastro, un grigio-retrocessione, diciamo. Il Forest marca una certa prevalenza territoriale, ma si tratta di passeggini laterali appena oltre la metà campo; la prima vera occasione è per gli Skyblues, in azione di rottura: durante una delle serie di passeggini laterali di cui sopra, il Coventry recupera un bel pallone che viene immediatamente verticalizzato per il loanee Alex Nimley, from Manchester City, che si invola incontrastato verso l’area di Camp e fortunatamente, tira con troppa fretta dalle 25 iarde un siluro di interno appena troppo chiuso che si spegne di poco alla sinistra del nostro portiere. Avrebbe potuto percorrere ancora due o tre passi, e allora la conclusione sarebbe stata, probabilmente, molto più pericolosa.

Appena dopo, un’azione del vivace McCleary (l’unico che non sembra in preda degli strizzoni di pancia) sulla sinistra, lanciato dall’ottimo Elokobi: la nostra ala si accentra e offre un pallone invitante a Tudgay un paio di iarde fuori dalla lunetta; Marcus mostra anche lui di volersi liberare al più presto del pallone, e ciabatta di interno destro un metro e mezzo alla destra della porta difesa da Murphy. Anche in questo caso, una bella azione che avrebbe meritato una finalizzazione più fredda. Qualche minuto dopo un’azione analoga: solo che, questa volta, Macca decide di fare tutto da solo e arrivato sul vertice sinistro dell’area azzarda una delpierata di interno destro che si infrange sui cartelloni non lontanissimo dal palo lungo di Murphy. Vabbè, un paio di metri, va’, vedendo il replay. Tutto qui. Partita davvero inguardabile, finora.

Nell’intervallo, Cotterill opta per un più tradizionale 4-4-2, inserendo Findley al posto di Wootton e Blackstock al posto dell’impalpabile Tudgay, retrocedendo Gunter al suo ruolo naturale (in cui è molto più efficace), e spostando Reid sulla sinistra.

§

Camp

Gunter – Chambers – Higginbotham – Elokobi

McCleary – Moussi – Guedioura – Reid

Blackstock – Findley

§

La formazione appare immediatamente più equilibrata, e lo spirito e l’impegno molto migliorati. Moussi recupera un ottimo pallone sulla destra della nostra tre quarti, palla a Gunter, uno-due con Blackstock sulla tre quarti celeste, Guntie arriva sul lato corto destro della loro area, palla dentro, rinvio sporco del Coventry sul quale si produce una palla a campanile al limite dell’area di porta, Murphy esce per raccogliere la palla, Blackstock salta con lui, forse commette fallo ma riesce a colpire di testa la sfera, che ballonzola fino al palo per varcare la linea di fondo dalla parte sbagliata. Proteste degli Skyblues, azione sporchissima, ma finalmente un’azione da gol, ben preparata sulla fascia da un Gunter molto più a suo agio quando parte da dietro.

Il Coventry, invece, appare quello impaurito e timido del primo tempo. D’altronde, non si fanno tre punti fuori casa in una stagione se si è dei cuor di leone. I nostri avversari si fanno vedere verso il ventesimo, grazie a un corner concesso in maniera un po’ troppo molle da Elokobi, ma Camp neutralizza con una bella uscita plastica il cross tagliato di Deegan. Sul rilancio del portiere sulla nostra fascia destra nuovo duetto in uno due tra il terzino destro gallese e Macca (ottima la cooperazione tra Gunter e McCleary), lo scambio lancia nuovamente Guntie sul lato corto della loro area, questa volta il terzino decide di penetrare, arriva sul vertice dell’area di porta, tira ma viene arginato solo da una disperata uscita di Murphy. Anche questa un’azione costruita benissimo, ma Gunter si dimostra un finalizzatore davvero troppo ansioso, anche perché arriva al tiro con il sinistro, il piede sbagliato: un morbido esterno destro da sotto un passo prima avrebbe mandato la palla inesorabilmente in porta; ma, naturalmente, dalla poltrona siamo tutti Gerd Müller.

Sulla ripartenza dell’azione, la seconda occasione più grossa di tutta la partita degli Skyblues: fraseggio sulla loro tre quarti tra Keogh e Cranie conclusa da una zoccolata lunga verso la nostra area a occhi chiusi sulla quale qualsiasi bambino di sette anni avrebbe potuto benissimo scrivere con un pennarello indelebile “Bar Sport-Dopolavoro FS” senza timore di essere redarguito dal vigile di turno; sulla palla spiovente nella nostra lunetta, però, arriva di testa — sempre a occhi chiusi — il gigantesco Clive Platt che più che altro respinge, ma, del tutto involontariamente, produce un assist al bacio per l’accorrente Gary Deegan, il quale — ancora una volta a occhi chiusi, visto che evidentemente avevano deciso che portava buono — saracca una cannonata d’esterno con effetto a uscire che finisce a una distanza misurabile solo dal Cern (vabbè…) dal palo sinistro di Camp.

Se fosse entrata, sarebbe stato un ottimo spot per il football da oratorio ma una pessima notizia per il Forest.

Ricomincia il non convintissimo assedio dei Reds, che produce una punizione nei pressi del corner sinistro per un fallo su Reid, che lo stesso paffuto esterno si incarica di battere. Cross preciso che Blackstock indirizza di testa appena alto più meno dal dischetto. Anche qui si poteva fare meglio.

Sull’ulteriore ripartenza, l’occasione in assoluto più grossa per il Coventry, con tre cross consecutivi in area rossa: il primo di Nimley dalla estrema destra, che percorre tutta l’area di rigore; il secondo di McSheffrey che lo raccoglie, approfitta di un’incertezza di Higginbotham, e traversa dal limite sinistro dell’area di porta un pallone che percorre pericolosamente tutto lo specchio, e il terzo ancora di Nimley dal limite destro dell’area di rigore verso il dischetto, che viene concluso da Baker con un tiro da esagitato mentale: a freddo, l’avrebbe messa dentro affettandosi il salame; la palla era comunque indirizzata nello specchio, ma per fortuna Chambers ci mette il gambone e riesce a deviare fuori.

Risposta pronta del Forest: rimessa sulla destra, tre quarti del Coventry, palla dentro a Blackstock che la difende bene e la sponda appena fuori dal vertice corto dell’area per l’accorrente Gunter, cross perfetto e zampata di Reid sul limite dell’area di porta, purtroppo anche lui taglia molto il passo per non arrivare al tiro con il piede sbagliato, il destro, quello sul quale durante le partite potrebbe anche mettere un mocassino o una superga rotta, visto che gli serve solo per stare in piedi: il tiro è sporco, colpisce Murphy in faccia e il portiere irlandese riesce a respingere in corner. Anche qui, più facile metterla che no, la partita sembra stregata, come molte altre quest’anno. Già comincio a prefigurarmi il gol del Coventry allo scadere, per soffrire meno quando avverrà.

Guedioura riesce a interrompere una fitta trama di passaggi nel Coventry sulla nostra tre quarti, palla a Blackstock nel cerchio di centrocampo, passaggio a Findley che lo riceve appena fuori dell’area, Findley penetra molto bene nel box azzurro, salta uno zozzone, ne salta un altro che forse lo tocca forse no, fatto sta che l’americanino casca giù proprio sul dischetto, con l’arbitro (ben piazzato) impassibile e la Trent End quasi in campo compattamente a protestare. A me non sembra che Findley si sia buttato, ma ormai sono convinto che la partita sia stregata, forse l’avevo già detto, e quindi non è che mi sorprenda tanto per questi eventi del tutto marginali rispetto all’immanenza della predestinazione che trasuda da tutto lo svolgimento della partita.

A un quarto d’ora dalla fine, la svolta. McCleary riceve il rinvio azzurro sulla fascia destra all’altezza del limite della nostra area, si volta, e invece di passarla in mezzo a Guedioura, l’ala innesta un metafisico turbocompressore psicofisico e comincia a correre in una specie di estasi derviscia dritto verso la porta di Murphy saltando gli avversari come in un cartone animato giapponese, ma più che saltarli li attraversa, visto che non devia mai dal sentiero additatogli da qualche demone interiore, e appena arrivato al limite dell’area del Coventry lascia partire un sinistro non forte ma velenosissimo che bacia il palo prima di colpire il sacco difeso da Murphy inutilmente proteso. “WHAT A MAGNIFICENT GOAL”, urla Fray, e in effetti, wow, what a magnificent goal!

Grande Garath, ma difesa del Coventry francamente sconcertante. Mi difenderei con più convinzione io da ubriaco dalle avances di Miss Nottinghamshire 2012 a un pijiama party di quanto non abbiano fatto loro sulla discesa di Macca. Vabbè, meglio così. Le partite deliranti spesso vengono sbloccate da eventi deliranti.

Poco dopo, McCleary, che sta diventando il nostro vero e proprio uomo salvezza, esce sostituito dal redivivo Greening, che si segnala per alcuni tackle efficaci e al limite della ferocia (uno anche oltre il limite della ferocia, ma l’arbitro benevolmente risparmia un giallo che sarebbe già stato indulgente).

I ragazzi di Coventry cominciano a pensare che forse è il caso di cominciare a giocare a occhi aperti e cercano di intensificare l’azione offensiva, ma non riescono a creare occasioni notevoli.

A cinque minuti dalla fine, il sigillo finale sulla partita: Reid riceve una rimessa laterale appena dentro la metà campo azzurra, si aggiusta la palla, si mette la maglietta dentro i calzoncini, chiama a casa per dire di buttare la pasta, sorride a quattro o cinque spettatori, si guarda intorno (non è vero, naturalmente: tutto questo è solo per dire che non è che il Coventry pressi su di lui proprio come faceva il Milan di Sacchi), poi, probabilmente, si chiede che effetto fa essere Platini, e lancia un pallone meraviglioso in area verso Findley, inseritosi molto bene; un passaggio tanto bello che nemmeno l’americano se la sente di sciuparlo: con stile stavolta impeccabile lo stoppa di petto e lo accompagna in rete con una zampata di destro. Game over, ma stavolta per noi, e anche il sole calante se ne esce fuori a indorare un City Ground in festa.

Squadra sbagliata nel primo tempo ma graziata dall’inconsistenza degli Skyblues; Reds molto più quadrati nel secondo tempo, tre punti d’oro, e siamo fuori dalla zona retrocessione (cosa che potrebbe, più che altro, togliere un po’ di pressione ai ragazzi in rosso); ma la strada verso casa è ancora molto lunga e impervia.

* * *

La sintesi della partita.

* * *

Nottingham Forest: Camp, Chambers(C), Wootton (Blackstock 45′), Higginbotham, Elokobi, Gunter, Moussi, Guedioura, McCleary (Greening 78′), Reid, Tudgay (Findley 45′)

Non entrati: Smith, Lynch,

Marcatori: McCleary 74′, Findley 86′

Coventry City: Murphy, Keogh (C), Christie, Clarke, Norwood, McSheffrey, Deegan (Eastwood 89′), Nimely, Cranie, Platt, Baker (Bell 77′)

Non entrati: Dunn, Willis, Thomas,

Arbitro: M Clattenburg

Spettatori: 21.588 di cui, ospiti: 2.663

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Archiviato in stagione 2011-2012

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