St Valentine Day — Middlesbrough 2-1 NFFC

La piatta cronaca. Guardo insieme a voi gli extended highlights, e li commento all’impronta, come si faceva con l’Iliade al liceo, anche se il livello non è proprio lo stesso; la formazione ricalca esattamente quella messa in campo nel non pessimo — dal punto di vista del gioco — pareggio interno contro il Watford:

Camp

Wootton – Chambers – Higginbotham – Elokobi

Gunter – Guedioura – Moussi – McCleary

Harewood – Miller

Nemmeno in panca McGugan e Majewski, tanto per dire quanto il nostro manager apprezzi e voglia valorizzare i giocatori di talento. La partenza del Boro è veemente, Emmes e Jutkiewicz appaiono in palla, veloci e pungenti, la manovra a centrocampo si sviluppa veloce e piuttosto armonica, soprattutto di prima, ma i pericoli, piuttosto modesti, a dire il vero, vengono per Camp solo da tiri da lontano.

Poi, lentamente, il Forest riesce a prendere il sopravvento, sia per quanto riguarda il possesso di palla, sia per quanto riguarda l’occupazione della tre-quarti avversaria. Porta anche pericoli veri verso la porta difesa da Steele: il primo costituito da un’azione in velocità piuttosto invitante, un uno-due tra McCleary e Harewood, con il nostro centravanti che smarca benissimo di prima l’ala nell’area dei Teessiders, e anche con un bel po’ di spazio davanti che avrebbe potuto essere usato con maggiore freddezza, ma Macca opta per una conclusione al volo di esterno sinistro che sembra più il rinvio di un terzino cardiopatico che quella di un attaccante professionista, e finisce nella classica row Z  della curva del Middlesbrough. Il Boro sembra un po’ imbambolato e fragilino in mezzo al campo, forse insicuro per i risultati recenti, incapace di reagire al buon momento del Forest: dopo una percussione centrale iniziata appena dentro la nostra metà campo, Miller cerca un altro scambio di prima con l’ispiratissimo Harewood, che lo smarca al limite dell’area con un suggerimento di tacco al volo solo appena appena lungo: Miller viene anticipato da una prontissima e attenta uscita di Steele. Grande, comunque sia, l’inizio di Marlon, davvero un giocatore di classe superiore.

Il tempo per Wootton di stoppare con un bellissimo tackle un’iniziativa pericolosa di Haroun nella nostra area, e sul contropiede successivo, innescato da una buona difesa di palla di Miller sulla linea di centrocampo, seguita da un lancio molto preciso per McCleary, la nostra ala mette in mezzo una palla sulla quale il rinvenuto Wootton, molto brillante anche lui nell’inizio gara, arriva solo con un attimo di ritardo. Sull’azione appena successiva, Guedioura pesca molto bene Elokobi smarcato sulla fascia, il cross del colosso è molto preciso, ma il colpo di testa di Miller non è degno dell’impostazione: fiacco e centrale. Come al solito, si fa troppa fatica a metterla dentro.

Per noi, i pericoli continuano a venire soprattutto dai tiri di Emmes dalla distanza. Uno, in particolare, dopo una bella iniziativa sul centrosinistra, più o meno area IDV, come dice la Gialappa’s, sembra destinato a infilarsi là dove la mamma nasconde la Nutella, fuori portata dal proteso Camp, ma per momentanea fortuna la curva non si chiude abbastanza e il tiro va fuori. La partita è piacevole, ben giocata, e ricca di occasioni.

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Poi, allo scadere del tempo, come al solito, l’interruttore passa all’improvviso da ON a OFF, apparentemente senza altra ragione che l’incapacità di mantenere la concentrazione per più di venti minuti, nemmeno fossimo un branco di babbuini adolescenti nella stagione degli amori. Sugli sviluppi di un corner apparentemente innocuo, Emmes vince un contrasto portato troppo mollemente da Wootton sulla tre quarti, si infila nel lato sinistro corto della nostra area con la stessa facilità con la quale nei film porno l’attore convince la sua vicina a giacere con lui, e scocca un tiretto moscio rasoterra degno di una partitella sul prato dopo il picnic di ferragosto che però si infila incredibilmente alle spalle di un Camp attento come un ragazzino delle medie cui la compagna di banco stia toccando il pacco.

1-0 regalato proprio prima del fischio del tè: visto il nostro morale attuale e la facilità con cui la sbattiamo dentro, immagino che lo stato d’animo nello spogliatoio sarà stato più o meno lo stesso di Gwineth Paltrow che scopre il suo fidanzato a letto con un’altra tornando a casa dopo essere stata licenziata, il tutto aggravato dal mood fatalista e depressivo del nostro Gaffer.

L’atteggiamento al rientro in campo lo confermerebbe: Cotterill, con ipercinetismo insensato e disperato, cambia la coppia di attaccanti, Miller per infortunio e Harewood per scelta tecnica (?), dentro Lynch e Findley, pronti, via, due incerti fraseggi del Forest, palla persa, il Boro riparte una prima volta, recuperiamo, altro fraseggio incerto nostro, palla ripersa, lancio lungo per Jutkiewicz sulla tre quarti, Jutki si gira e si beve Higginbotham come se fosse un tè freddo in pieno luglio, il nostro centrale lascia al polacco il tempo di aggiustarsi comodamente la palla e di segnarsi sull’agenda il numero della sorella, tiro angolato, Camp, questa volta piuttosto incolpevole, si distende inutilmente, 2-0 e game over.

Il resto della partita non è altro che un lungo paralipomeno alla nostra incapacità di creare e di finalizzare gioco. Non che non ci si metta impegno, ma ce lo mettiamo con lo stesso effetto e lo stesso senso di impotenza dei cinesini che cercano di picchiare Bud Spencer nei film di Piedone, quelli che danno quaranta pugnetti a Bud che li guarda tra il perplesso e l’arrabbiato con le mani sui fianchi, e poi, quando ne ha abbastanza, tira loro un lordone tremendo sull’orecchio e i cinesini stramazzano per terra moribondi.

La nostra azione è sempre confusa, i nostri contrasti incerti e insicuri, i contropiede del Boro sempre pericolosi, Ananke aleggia sullo stadio e sui nostri destini. Entra Reid per Wootton e l’elettroencefalogramma ha un timido sussulto.

Riduciamo le distanze grazie a una spizzata di Lynch su punizione dalla destra ben battuta da Reid, il Boro rimane pure in dieci per l’espulsione di Kevin Thompson dopo due brutti falli in cinque minuti, ma il senso di impotenza trasmesso dai nostri sforzi offensivi è quasi concreto, condensato sulle parole di McGovern e Fray che escono dalla radio come ghiaccio su un vetro in una notte di gennaio.

La nostra migliore opportunità di tirar su almeno un punto è un terribile tiro dalla tre quarti di Guedioura che sbatte con ineluttabilità da tragedia greca sulla traversa biancorossa.

Poi, più nulla.

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Le notizie dagli altri campi sono altrettanto deprimenti: vittoria a sorpresa del Coventry City sul Leeds United, e skyblues che ci sorpassano in classifica lasciandoci penultimi; il Bristol City e il Millwall pareggiano 2-2 in rimonta con Palace e Brighton, ampliando il nostro gap dalla zona salvezza a 6 punti, e solo il derelitto Doncaster, tra le ultime, perde, evitandoci l’ignominia dell’ultima posizione; l’unica buona notizia, si fa per dire, è la sempre più probabile penalizzazione del Pompey (squadra che aveva ritrovato lena e morale proprio dopo la partenza di Cotterill), un evento che potrebbe portare i Blu a tiro di una squadra che riuscisse a fare qualcosa di meglio di una vittoria in tredici partite, ma non certo a tiro nostro.

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Sabato, dunque, la prima delle sfide decisive contro le nostre dirette concorrenti. Arriva proprio il Coventry City, come già anticipato su queste pagine.

Se non si vince, la retrocessione è praticamente sicura.

Io spero solo due cose: la prima è che l’assurdo contratto di Cotterill (quattro anni) sia condizionato alla salvezza, e che in caso di retrocessione il contratto venga rescisso. La seconda è che qualcuno rinsavisca e lo mandi via molto prima, il prima possibile.

Le sue dichiarazioni nel dopo partita fanno cascare le braccia. La prima è “se non avessimo subito gol, questa volta avremmo vinto”. La seconda è “potevamo essere 3-0 dopo venti minuti, e allora la partita sarebbe stata diversa”. Ora, questa mistura di banalità, rassegnazione e incapacità di vedere la vera radice dei problemi di una squadra senza gioco e senza forza morale, secondo me, è agghiacciante.

Per non parlare delle sostituzioni a casaccio e della totale incapacità di cambiare tattica e piani strategici nel corso di una partita. Sembra che tutto accada a sua insaputa o suo malgrado.

Io sono decisamente contrario all’esonero degli allenatori, ma in questo caso il nostro Gaffer, che pure è una persona carina e gentile, si sta dimostrando un così cattivo tattico, un così cattivo gestore di partite e un così cattivo motivatore che sono assolutamente convinto che l’unica possibile strada per una pur difficilissima salvezza passi attraverso l’esonero dell’allenatore.

Inoltre, i nostri due giocatori migliori, McGugan e Majewski, sono praticamente fuori rosa, e non aspettano altro che un’offerta per andarsene da Nottingham.

I sostituti possibili li stiamo già pagando: Billy Davies e Sean O’Driscoll. Oltre a tutto, come dice il solito Nffcblog, se è vero che il suo era il migliore tra i quaranta CV mandati al Forest dopo l’esonero di Steve McClaren, o Cotterill ha mandato il suo score a FM 2012, o il suo contratto potrebbe tranquillamente essere rescisso senza penali per false dichiarazioni e millantato credito.

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Middlesbrough: Steele, Williams, Thomson, Hoyte, Arca, Bates (C), Hines, Emnes (McMahon, 77′), Jutkiewicz (Main 80′), Haroun (Smallwood 54′), Bennett.

Non entrati: Ogbeche, Halliday,

Ammoniti: Bennett 65′, Thomson 67′, 74′ (esp)

Maarcatori: Emnes 45′, Jutkiewicz 46′

Nottingham Forest: Camp, Chambers (C), Wootton (Reid 60′), Higginbotham, Elokobi, Gunter, McCleary, Moussi, Guedioura, Harewood (Lynch 45′), Miller (Findley 45′)

Non entrati: Smith, Blackstock,

Ammoniti: Gunter 87min, Chambers 88min

Marcatore: Lynch 66min

Arbitro: Paul Tierney

Spettatori: 14.799 ospiti: 462

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Archiviato in stagione 2011-2012

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