Patrick Bamford e il calcio della neomodernità.

Non avevamo fatto in tempo a fare conoscenza con il nostro nuovo talento, che ce l’hanno soffiato via da sotto il naso. Patrick Bamford, il ragazzo prodigio protagonista delle imprese che hanno portato il Nottingham Forest nei quarti di finale della Youth FA Cup, è passato al Chelsea per la cifra non certo straordinaria di un milione e mezzo di sterline, dopo aver rifiutato due offerte di rinnovo di contratto proposte dai Reds.

La notizia ha fatto piuttosto rumore, ne ha parlato anche la BBC in un lunghissimo articolo che vi ripropongo volentieri, nel quale ci si chiede se sia ancora possibile, per un piccolo club come il Forest, costruire qualsiasi cosa, se basta che un ragazzino faccia due partite buone tra le giovanili perché i grandi club comincino a litigarselo e lo portino via in men che non si dica. La mia personalissima risposta, naturalmente, è no.

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Il presidente del Nottingham Forest Frank Clark teme che il fallimento del suo tentativo di difendersi dall’assalto del Chelsea verso l’attaccante Patrick Bamford sia un segnale preoccupante di come sia cambiato il panorama calcistico inglese

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Il teenager di Grantham è entrato nel Nottingham Forest all’età di otto anni; ha giocato solo 12 minuti in prima squadra, ma una serie di buone prestazioni nella Youth FA Cup ha attratto l’attenzione dei giganti della Premier League.

Benché Clarck capisca perfettamente la scelta di Bamford, il vecchio allenatore del Forest si rammarica moltissimo del fatto che l’ambitissimo attaccante vada via prima di aver potuto mettersi in mostra al City Ground come avrebbe potuto.

E, alla luce delle difficoltà che sta attraversando il Forest, con la squadra di Steve Cotterill penultima in Championship a cinque punti dalla salvezza, il momento e le condizioni della cessione non avrebbero potuto essere peggiori, per i tifosi.

“Sono molto deluso per non aver potuto vedere Patrick svilupparsi con la maglia del Nottingham Forest nei prossimi due anni”, ha dichiarato Clark a BBC Radio Nottingham. “Noi, di solito, riusciamo a far giocare i giovani talenti per un paio d’anni in prima squadra prima che le grandi squadre si facciano vive, e parlo di gente come Michael Dawson, Andy Reid , Marlon Harewood, Jermaine Jenas”.

“Ma, ora, i club davvero grossi, quelli che hanno un sacco di soldi sono in grado di pagare fortune per ragazzini di 13, 14, 15 o 16 anni. Non possono più aspettare. Sta diventando sempre più difficile per i club come noi trattenere i giovani molto dotati”.

Bamford ha totalizzato solo due brevi apparizioni in prima squadra: infatti, ha debuttato nell’ultima partita del 2011, contro il Cardiff City. Ma ha segnato quattro reti contro il Southampton nella vittoria per 5-1 del Forest negli ottavi di finale della Youth FA Cup, e cinque nel turno precedente, nella demolizione per 9-1 messa in atto dai giovani Reds ai danni dello Wigan Athletic, e questo è bastato per accendere le brame del Chelsea, che l’ha portato a Stamford Bridge con un contratto quinquennale.

i progressi di Bamford sono ancora più notevoli se si pensa che viene dalla Nottingham High School [la stessa scuola di Lawrence, NDT], dove il calcio comincia a essere praticato solo dalla sesta classe: il capo del dipartimento di Educazione fisica della scuola, Martin Smith, ha dichiarato alla BBC: “Noi siamo una scuola molto più orientata al rugby. Patrick era uno sportivo di talento, quando è entrato qui, ma non era eccezionale, non era uno dei nostri migliori giocatori. Giocava per lo più da estremo, fino all’età di 10 anni, ogni sabato”.

“Stava già frequentando l’accademia del Forest, il sabato pomeriggio e durante la settimana. Parlando con suo padre, convenivamo del fatto che il rugby servisse a irrobustirlo fisicamente, a renderlo più adatto anche al gioco del calcio. A quanto ricordo, non era certo un placcatore eccezionale”.

“Gli avevamo adattato l’orario e i calendari di allenamento perché potesse allenarsi con il Forest, abbiamo fatto ogni sforzo per favorire il suo sviluppo sportivo. Siamo rimasti molto colpiti, qui alla scuola, quando si è sparsa la notizia del suo trasferimento al Chelsea, e certamente seguiremo la sua carriera con grande interesse”.

Il Preside, Kevin Fear, ha aggiunto: “È molto insolito che un ragazzo che proviene da una Indipendent School [le scuole private, il sistema di educazione di élite, contrapposto a quelle pubbliche, frequentate più che altro dai rampolli della working class] riesca a entrare con successo nel mondo del football. Quando passò in sesta [la prima media], gli abbiamo permesso di allenarsi con il Forest, e di arrivare agli A-levels [gli esami finali delle high school, una sorta di esame di maturità che abilitano all’università]. È stato anche uno studente molto brillante. Ha sostenuto esami in Francese, Storia, Biologia e Scienze umane, e ha ottenuto risultati brillanti agli A-levels. Avrebbe potuto benissimo andare all’università, ma ha preferito concentrarsi sul football. È un ragazzo amabile, e siamo molto fieri di quello che ha ottenuto. Si merita ogni successo. Il mio unico rincrescimento, da tifo dell’Arsenal, è che sia andato al Chelsea”.

Il contratto di Bamford sarebbe scaduto la prossima estate, ma gli è stato offerto il contratto più ricco che sia mai stato offerto dal Forest a un giocatore dell’accademia della sua età.

Clark insiste sul fatto che il club ha fatto tutto quello che poteva per trattenere l’attaccante.

“È stata una decisione molto difficile per noi”, ha aggiunto. “Il club stava trattando con il padre di Patrick e il suo agente sin dall’inizio della stagione”.

“Steve Cotterill lo vide giocare tra le riserve e lo convocò immediatamente a allenarsi con la prima squadra. Io ho incontrato il suo agente e suo padre diverse volte, ma non siamo riusciti a concludere nulla”.

“Non appena ha esordito in prima squadra, gli abbiamo offerto un contratto molto migliorato, il miglior contratto mai offerto a un ragazzo di 18 anni da questo club. Poi, ha disputato due partite straordinarie con l’Unger 18 in Coppa, e noi abbiamo raddoppiato i nostri sforzi per fargli firmare un contratto, senza nessun risultato”.

“E poi è arrivata l’offerta del Chelsea. Patrick e suo padre hanno chiesto di poter andare a parlare con il Chelsea. Abbiamo deciso di concedergli l’opportunità, e di sperare che ci andasse bene, speravamo che non accettasse il trasferimento”.

“Speravamo che Patrick avrebbe rifiutato il Chelsea, e che pensasse ‘no, be’, preferisco stare a Newark con tutti i miei amici, preferisco rimanere al Forest con tutti i miei amici’, ma, naturalmente, a posteriori posso capire la sua scelta”.

“L’affare è fatto, ormai, e i soldi sono già in cassa. L’intera somma è stata pagata in anticipo. Speriamo almeno che serva a Steve quest’estate per rinforzare il club. D’altronde, la vita di una squadra è fatta di questo: acquisti e cessioni”.

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Ecco. È chiaro che il panopticon garantito da un sistema mediatico sempre più efficiente rende sempre più difficile, per i piccoli club come il nostro, trattenere i giocatori anche molto giovani; è davvero grottesco che due partite ben giocate in una coppa giovanile suscitino un’asta immediata, e un’offerta piuttosto consistente, per un giocatore in scadenza di contratto, da parte di grandi squadre che collezionano giocatori come figurine, e li bruciano come fiammiferi, dall’alto di possibilità economiche incomparabili rispetto non solo alle squadre di Championship, ma anche rispetto alle squadre “normali”.

Questo, naturalmente, non impedisce di augurare a Patrick la miglior sorte, ringraziandolo anche per quelle due settimane per le quali abbiamo sperato di poter vedere, per un paio di annetti, un vero fuoriclasse giocare con la maglia di Trevor Francis e Stan Collymore.

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Per finire, una segnalazione di servizio: a causa della fitta nevicata, la società di trasporti della Città di Nottingham ha sospeso il servizio, e la partita di domani è in forte dubbio.

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2 commenti

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2 risposte a “Patrick Bamford e il calcio della neomodernità.

  1. MAN U fan

    Proprio ieri leggevo l’articolo sul sito della BBC e avevo pensato,reputandolo interessante,di segnalartelo,ma mi son detto:’vuoi che non l’abbia già letto?’.

    Comunque,la mia opinione è che il ragazzo avrebbe fatto meglio a testarsi e provare le sue capacità in prima squadra al Forest,migliorare e poi guardarsi intorno,una volta capito che il City Ground non era il posto che faceva per lui (eventualmente,intendo).
    Dopotutto però è comprensibile la sua scelta:perchè snobbare a quell’età una chiamata così ‘glamour’ da parte del Chelsea e di Londra?
    Non è detto che ricapiti,avrà pensato.
    Astuto e comprensibile anche il comportamento dei Blues:che senso aveva aspettare uno/due anni per poi sentirsi chiedere una cifra che poteva essere enorme rispetto a quella appena pagata?
    Loro rischiano,certamente,ma £1.5m per il Chelsea sono poco più che spiccioli….
    Questi fatti delineano però un quadro,attuale e futuro,abbastanza cupo per piccoli club con limitate possibilità economiche come il Forest:crescere un talento comincia a diventare una cosa complicata,fuori portata.

    • Be’, ma questo è di nocumento per tutto il movimento inglese. Ragazzi che fino a dieci anni fa sarebbero cresciuti giocando in prima squadra dentro strutture che avevano tutto l’interesse a valorizzarli, ora diventano il tredicesimo attaccante in rosa dentro club elefantiaci, e sono destinati a vagare per l’Inghilterra in prestito per giocare in squadre cui non frega assolutamente niente di loro, e di cui a loro non frega assolutamente niente, fino a essere, probabilmente, sbolognati a qualche club secondario della PL o della Championship verso i 23-24 anni senza aver mai giocato davvero titolari. Penso che questo sia un danno serio, cui bisognerebbe porre rimedio, mettendo, per esempio, dei parametri molto più importanti per i giocatori under 20 in scadenza di contratto.

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