Archivi del mese: febbraio 2012

Dexter.

Allora, la prudente sfiducia con la quale mi ero accostato alla partita è stata smentita dai fatti. La sfiducia era giustificata, secondo me, dalla partita con il Coventry, davvero convincente solo nella seconda metà del secondo tempo, e modesta in tutto il resto del tempo. E il Coventry è la squadra più debole del campionato, in trasferta! Sabato, invece, si trattava di far visita alla squadra più forte del campionato in casa, e, insomma, il calcio non sarà matematica ma non è nemmeno musica dodecafonica o espressionismo astratto: una sua certa logica interna, nello sviluppo dei risultati, tende a conservarla.

Sabato Cotterill ha deciso di partire con lo stesso schieramento che aveva chiuso la partita contro il Coventry: il 442 classico britannico, senza tanti fronzoli, con destri sulla fascia destra e sinistri sulla fascia sinistra, costruito riportando Gunter sulla linea difensiva e affidando a Macca e a Reid la gestione delle fasce offensive, e con un centrale di centrocampo difensivo e uno addetto alla costruzione del gioco: la sempre più convincente coppia francese, Moussi the ball-winner e “Pep” Guedioura the ball-monger, i nostri personalissimi e più modesti Vieira e Petit, autori di una partita di grande spessore.

Ho molto criticato il nostro allenatore, ultimamente, e non è che io abbia cambiato idea, ma va detto che i nuovi acquisti gli hanno, finalmente, consentito di metter giù quella squadra rocciosa e equilibrata che, evidentemente, costituisce il suo habitat manageriale ideale.

Ma la vera differenza, rispetto alle sterili e inutili tante partite dei mesi scorsi, oltre alla ritrovata fiducia trasmessa dal coast to coast di McCleary di sabato scorso (uno di quegli episodi che davvero possono cambiare la stagione, secondo la misteriosa meccanica che, nel calcio, aggancia l’inizio e la fine dei cicli positivi e negativi a eventi apparentemente marginali, ma che qualsiasi tifoso, a posteriori, è in grado di individuare), l’ha fatta avere uno che la butta dentro con allegria là davanti.

Il sospetto che Blackstock fosse l’unico attaccante degno di questo nome in rosa ce l’avevamo un po’ tutti, e Dex ha tolto ogni dubbio in proposito con la prima grande partita dal suo rientro dopo l’agghiacciante infortunio al ginocchio di un anno fa.

Il suo compagno di reparto, Tudgay, per l’occasione, è stato molto volenteroso e presente fisicamente sulla tre quarti avversaria, ma del tutto innocuo in fase di conclusione. Dico la verità, io proverei questo schieramento con McGugan un po’ dietro Blackstock, giusto per vedere se la ritrovata forma riesce a valorizzare il nostro talento più cristallino, ma va detto che nessuno mai mi pagherebbe per fare il manager di una squadra di calcio, per cui siete naturalmente liberissimi di stampare questa mia opinione e di usarla per incartarci le frattaglie di pollo che date al gatto.

Camp

Gunter – Chambers – Higginbotham – Elokobi

McCleary – Moussi – Guedioura – Reid

Tudgay – Blackstock

Vediamo la lunga sintesi pubblicata sul Forest Player.

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Dopo una lunga fase interlocutoria, durante la quale i Royal Blues cominciano a saggiare senza molta decisione la nostra difesa, noi dimostriamo molta decisione nei contrasti, e la doppia linea messa da Cotterill davanti alla nostra area funziona benissimo in fase di filtro.

Blackstock riesce a recuperare di forza una bella palla dal loro palleggio sulla loro tre quarti, la scarica indietro al Moose, che retrocede ulteriormente l’azione mettendo in azione Gunter sulla fascia destra della nostra tre quarti, Gunter sciabola un lancio lungo che Blackstock smorza di testa dieci yarde fuori dal vertice sinistro del loro box, e la difesa del Birmingham libera in out. Guntie accorre alla battuta, duetta con McCleary che lo lancia in un buco sulla fascia della loro difesa nel quale sarei passato anch’io con una scopa in bocca, il terzino gallese arriva al cross sul quale Tudgay cerca goffamente di intervenire, prima di farsi anticipare dalla difesa blu; la quale, però, si produce in un very bad clearing, e offre la palla a McCleary appena fuori dall’area. La nostra ala strozza un tiro-corss che si perde innocuo alla destra della porta di Myhill, ma sul quale Blackstock, con un po’ più di prontezza, sarebbe potuto intervenire in maniera pericolosissima. La sensazione è che Marcus e Garath avrebbero potuto fare di più dei loro palloni, ma non vorrei cominciare a essere troppo esigente. Bellissimo, soprattutto, lo scambio in velocità tra Guntie e Macca che ha liberato il terzino al cross.

I Blues ricominciano a macinare senza moltissima convinzione, ma il filtro di centrocampo dei True Reds funziona benissimo. Moussi recupera un altro pallone dentro il cerchio centrale e lo trasferisce a Guedioura, Guedi per Reid, Reid per Moussi in avanzamento, tutto di prima. Grande Alce Nero dalle venticinque iarde si fa prendere da un attacco di megalomania e scocca un tiraccio che, però, grazie alla deviazione di un difensore blu diventa piuttosto pericoloso, perché coglie l’estremo difensore avversario già in appoggio sul piede sbagliato: Myhill recupera ma è costretto a smanacciare, perde la palla, ma l’area del Birmingham è più deforestizzata di un parcheggio Esselunga di Quarto Oggiaro, e la difesa dei Blues riesce a recuperare.

Il Birmingham continua a non convincere e a non riuscire a superare la doppia linea a quattro messa da Cotterill a protezione di Camp. Altra palla persa da loro, in confuso fraseggio, sulla nostra tre quarti, Gunter rinvia a occhi chiusi lungo l’out destro, Caldwell cicca clamorosamente l’intervento di chiusura e la palla sfila verso il lanciatissimo Tudgay; il nostro centravantone, sempre un po’ macchinoso, perde il tempo per entrare in area, e scarica dietro verso l’accorrente McCleary; l’ala fa quello che dovrebbero fare le ali: punta il terzino, e trova il tempo e lo spazio giusto per crossare teso al limite dell’area di porta, dove Blackstock anticipa il suo marcatore per infilare a fil di palo il portiere gallese del Birmingham. È la sua prima marcatura dal rientro dall’infortunio. Ottima azione, precisa, pulita, epitome dell’andamento della partita: Forest puntuale e efficace nel recupero e veloce nel contropiede, Birmingham un po’ impacciato davanti e impreciso dietro.

Rinvio di Camp, Tudgay recupera il pallone sulla tre quarti e lo scarica dietro a Guedé, duetto con Moussi, palla a Reid sulla tre quarti blu, dopo tre o quattro passi il nostro tuttosinistro scaglia dalle 25 iarde un tiro a giro sul palo lungo che però esce di un paio di metri sopra e a lato della porta di Myhill.

McGovern sottolinea la ritrovata fiducia in sé della squadra, io l’incredibile facilità con la quale teniamo lontani i Blues dalla porta di Camp.

Ma, naturalmente, il difficile deve ancora venire.

Un nuovo recupero della difesa del Forest lancia McCleary sulla fascia, si beve un paio di giocatori del Birmingham (davvero in forma spaziale Macca in questo periodo), offre la palla a Reid sulle 25 iarde, Andy accenna al tiro, poi scarica dietro a Guedioura che invece scocca senza esitazioni un destro da fermo che si perde di poco a lato del palo destro della porta difesa da Myhill.

Il primo tempo finisce con un risultato insperato e consegnandoci un risultato e, soprattutto, un andamento francamente incredibile alla vigilia.

Il secondo tempo comincia allo stesso modo, con un Forest volitivo e un Birmingham quasi timoroso. Dopo un insistito palleggio a centrocampo, Guedioura percuote la fascia destra dei Blues, vince di forza un paio di contrasti prima di perdere palla all’altezza del limite del box blu, ma Chambers raccoglie la palla quasi come in seconda fase rugbystica, la propone a Gunter che la accentra per Guedioura, bel cross di prima dentro la lunetta, Tudgay riesce a anticipare di petto Spector, si porta la palla dentro, ma Spector in disperato recupero gli toglie la palla dal piede da dietro, prima che Marcus riesca a tirare da ottima posizione.

Il primo vero pericolo per la porta rossa viene da un lancio insensato proveniente dalle retrovie blu, che però nessuno riesce a controllare, e che finisce ballonzolando ben dentro la nostra area, dove il solitario King, appena fuori dall’area di porta, potrebbe farci davvero quello che vuole. Tra tutte le possibilità, sceglie la peggiore: cerca di appoggiare di tocco in rete, ma incoccia nella disperata e brillantissima uscita di Camp, deviazione e palla in corner.

Mutch alla battuta dell’angolo, head-tennis nell’area rossa e alla fine Chambers, sulla linea della porta incustodita, riesce a deviare in angolo un pallone colpito di testa da King che aveva anticipato Camp, questa volta non impeccabile in uscita.

L’intensità del nostro gioco cala, e non riusciamo più a ripartire come prima. Usciamo da una fase di pressione blu, Guedioura porta la palla verso la metà campo ma si fa recuperare come un bambino di due anni dall’inferocito Davies, che la consegna a Mutch che a sua volta dall’interno del cerchio centrale sventaglia verso la nostra area. Elokobi è in area, in netto anticipo su King, ma invece di controllare lo spiovente di fisico e di accompagnarlo sul fondo, il nostro Colosso si fa prendere il tempo dal nove blu, che dal fondo la rimette dentro per Burke al limite destro della nostra area: Burke si beve Reid — non proprio il giocatore che un tifoso si augura di ritrovare come ultimo baluardo difensivo della sua squadra al novantesimo di una finale di coppa sullo 0-0 — e infila Camp con un bel tiro di sinistro tagliato a rientare sul lato lungo. Pareggio, e l’impressione che davvero Elokobi avrebbe potuto fare molto di più per contrastare King.

La cosa bella è che il Forest non si sfalda. Due settimane fa, dopo il pareggio dei Blues ci saremmo squagliati, invece oggi cerchiamo di reagire immediatamente.

Un traversone di Reid viene respinto fuori dall’area blu, affannosamente, da Murphy, ma Gunter riesce a recuperare il pallone nel traffico della tre quarti del Birmingham, lo offre a McCleary appena fuori dal vertice destro del box avversario, Macca la crossa dentro con l’ineffabile semplicità dei grandi e Blackstock fa davvero un numerillo alla Van Basten, prima mettendo a terra di destro un pallone teso che gli arrivava a altezza spalla, poi infilando di sinistro lo stupefatto Myhill proprio nel sette lungo. Controllo davvero fenomenale, gran tiro, e Forest di nuovo in vantaggio, con mezz’ora da giocare!

Ora però comincia la vera sofferenza.

La palla arriva sul limite dell’area a King, che riesce a girarsi con troppa facilità e a concludere di forza ma centrale; Camp respinge ma non trattiene, Elokobi stavolta pulisce l’area con l’autorità di un’impresa di pulizie zurighese.

Fahey sfugge a Guedioura sulla fascia, centra nella nostra area praticamente dal corner, Davies controlla e la rimette in mezzo dal dal bordo corto opposto del box, King controlla di petto e la offre dietro al rimorchio del neo entrato Redmond, che raccoglie appena fuori dalla lunetta e tira di prima, appena alla sinistra della porta di Camp.

C’è il tempo per una sortita: McCleary e Gunter lavorano un pallone sporco e difficile sulla fascia, il terzino lo offre a Moussi che dalle 25 iarde, spostato sulla destra della porta di Myhill, sfiora il palo e colpisce l’esterno della rete, dando ai tifosi del Forest assiepati dalla parte opposta della porta la netta illusione del gol.

A due minuti dalla fine, palla lavorata da Murphy a centrocampo offerta a Mutch sul loro off sinistro, poi dietro a Caldwell ancora nel cerchio di centrocampo, Caldwell la offre a Spector, che avanza indisturbato fino alla tre quarti della sinistra del nostro schieramento e mette un pallonazzo a occhi chiusi con su scritto a lettere cubitali “porca vacca, ultimo minuto e sto perdendo in casa contro degli zozzoni”, Wootton, appena entrato, lo respinge di testa come può, probabilmente, ma troppo corto, palla arpionata sul limite da Fahey, che evita Blackstock e dal vertice destro dell’area del Forest, la stessa zona da cui ha segnato Burke, tira un analogo pallone a rientrare di interno sinistro che colpisce la parte bassa della traversa di Camp e miracolosamente torna giù dalla parte giusta della linea di porta; Huseklepp raccoglie di testa il rimbalzo e offre di sponda un pallone invitantissimo a Davies, che tira a colpo sicuro di interno sinistro dal dischetto, ma Camp, buttatosi in anticipo rispetto al tiro con quell’istinto non spiegabile e non insegnabile che anima a volte i buoni portieri, riesce a deviare, davvero miracolosamente, fuori.

Ma non è finita: azione insistita sulla fascia destra di Burke, cross in mezzo, deviazione di Mutch sul palo corto e palla che esce beffardamente sull’altro palo.

Stavolta è finita, ma injury time davvero di grande sofferenza per il Forest.

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Elokobi: “Sono 1,75 per 90 chili, ma, giuro, non sono grasso…”

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Le nostre concorrenti dirette hanno fatto registrare risultati altalenanti: Coventry City e Millwall vittoriose, la prima in casa con il Burnley e la seconda fuori con il Barnsley, la nostra prossima avversaria (buona notizia, in fondo, no?); il Bristol City, come già detto, sconfitto in casa dai Tangerines, e Doncaster e Pompey bloccate entrambe in un pareggio interno, da Peterborough e Leeds United. Insomma, se si fanno punti la classifica la si sale in fretta, perché, per quanto sia equilibrata la Championship, non è che dietro in classifica si viaggi proprio in Pendolino.

Nottingham Forest: Camp, Gunter, Chambers (C), Higginbotham (Lynch 23′), Elokobi, Moussi, Guedioura, McCleary (Anderson 86′), Reid (Wootton 90+1′), Tudgay, Blackstock

Non entrati: Smith (GK), McGugan,

Ammoniti: Chambers 87′

Marcatore: Blackstock 29′, 63′

Birmingham: Myhill, Murphy, Caldwell, Davies, Spector, Townsend (Redmond 82′), Burke, Fahey, Mutch, King, Zigic (Huseklep 68′)

Non entrati: Doyle, Ibanez, Gomis

Marcatore: Burke 55′

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La classifica.

La classifica della Lega dopo 33 giornate. Abbiamo scavalcato anche il Bristol City, sconfitto nel finale in casa dal Blackpool dopo aver condotto per quasi un’ora la partita.

POS TEAM PLD PTS GD
1 Southampton 33 62 29
2 West Ham 32 61 19
3 Reading 32 57 14
4 Blackpool 33 55 13
5 Birmingham 32 54 21
6 Cardiff 32 53 11
7 Brighton 33 53 6
8 Middlesbrough 32 53 4
9 Hull 31 51 6
10 Leeds 33 49 4
11 Burnley 33 47 5
12 Leicester 32 45 6
13 Crystal Palace 32 44 3
14 Barnsley 33 42 -7
15 Derby 32 42 -9
16 Ipswich 32 40 -10
17 Watford 33 40 -14
18 Peterborough 32 38 -1
19 Millwall 33 34 -11
20 Nott’m Forest 32 31 -22
21 Bristol City 33 31 -24
22 Coventry 33 28 -17
23 Portsmouth 32 26 -1
24 Doncaster 31 25 -25

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Infortunio per Higginbotham.

Prima di dar conto della vittoriosa partita di sabato, una breve di cronaca: nel corso dell’incontro, più o meno alla mezz’ora, il valoroso Danny Higginbotham ha riportato un infortunio all’adduttore di entità ancora da verificare, e è stato sostituito dal bravo Lynch.

I primi accertamenti inducono, come si diceva nella prima repubblica, a un cauto ottimismo. Sarebbe bene non perdere l’ottimo centrale, dal momento che, via lui, dovrebbe essere sostituito dal ragazzino Wootton o dal ragazzino Lascelles, nessuna delle quali alternative appare proprio rassicurantissima, visto che il prossimo turno siamo attesi da una trasferta né facile né proibitiva a Barnsley, e non sarebbe male andare a fare qualche altro punticino per l’inverno.

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Birmingham City 1-2 Nottingham Forest

Grandissima vittoria sul campo dell’unica squadra imbattuta in casa della Lega.

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@ Birmingham City FC preview – 24 febbraio 2012 h 16

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Il viaggio attraverso le Midlands verso il St Andrews non comincia sotto i migliori auspici, visto che il Forest deve fare i conti con altri infortuni, che si aggiungono a quelli di Moloney, Derbyshire, Harewood, Miller e Cohen: anche Majewski e McGoldrick, nel corso della settimana, hanno dovuto abbandonare il pallone e ripiegare sulla canfora. Sarebbe pronto, invece, Greg Cunningham, ma penso che sia difficile, per lui, anche nelle migliori condizioni, scalzare dalla nostra zona difensiva sinistra il colosso Elokobi.

Il compito, per i Reds, sarà comunque sia arduo. Faccio fatica a immaginare un luogo più difficile del St Andrews per proseguire il nostro problematico rilancio, anche se la combinazione tra la vittoria e l’uscita temporanea dalla zona retrocessione potrebbe aver dato un po’ più di convinzione alle esangui fila rosse: il Birmingham è imbattuto da quindici partite, è imbattuto in casa (unica squadra della lega), non ha mai perso nel 2012 e, smaltita la sbornia europea, ha posto decisamente come obiettivo della propria campagna il ritorno immediato in PL, senza passare per il bizzoso e spesso iniquo tribunale del play-off.

Inoltre, non subisce reti in casa da quattro partite, e al St Andrews ha subito solo sei reti in tutto il campionato. Per una squadra che non la mette certo dentro con allegria, come siamo noi, non sono statistiche incoraggianti.

Il Birmingham accoglierà per la prima volta tra le sue fila il nazionale norvegese Erik Huseklapp, arrivato in prestito dal Pompey in settimana; inoltre, dovrebbe essere quasi al completo, visto il probabilissimo recupero di Nicola Zigic, Guirane N’Daw e Jonathan Spector. Difficile, invece, che Stephen Carr torni a disposizione di Chris Hughton.

La partita dell’andata, quando il Forest fu seppellito nel finale dopo aver condotto per buona parte della gara e aver buttato nella canna del cesso il 2-0 a causa di una sciagurata scelta di Majewski, segnò la fine del breve regno di McClaren: dopo l’1-3 del City Ground, infatti, sia il manager sia il presidente, Nigel Doughty, rassegnarono le dimissioni subito nel dopo-gara.

L’ultimo double del Birmingham contro il Forest risale addirittura al 1959-60, e la tradizione dei Reds al St Andrews non è male, visto che nelle West Midlands, in partite di campionato, abbiamo raccolto, in totale, 17 vittorie, contro 17 sconfitte e 10 pareggi.

Tra gli incroci pericolosi, segnaliamo la presenza tra i Blues di Marlon King, giocatore in buona forma, che giocò per il Forest tra il 2003 e il 2005. Come già ricordato su questo blog, il discutibile zozzone ebbe l’unico merito, quando giocava in rosso, di mettere dentro la rete della vittoria contro il West Ham, nel giorno in cui il City Ground commemorava la morte di Brian Clough, avvenuta nel corso della settimana precedente. Inoltre, il secondo portiere del Birmingham City, Colin Doyle, ebbe un periodo in prestito al City Ground, nel 2004, come secondo di Gerrard, e totalizzò tre presenze.

Altri giocatori a aver vestito entrambe le casacche sono stati il grandissimo Kenny Burns, poi Kenny Withe, decisivo nella vittoriosa campagna europea dell’Aston Villa, e, per venire a conoscenze più recenti, Dele Adebola e Matt Derbyshire.

Precedenti

VIttorie del Forest: 34 (29 League; 3 FA Cup; 2 League Cup)

Vittorie del Birmingham: 38 (34 League; 2 FA Cup; 2 League Cup)

Pareggi: 29 (24 League; 4 FA Cup; 1 League Cup)

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A much lesser Istanbul.

Purtroppo, la partita di Youth FA Cup contro il Chelsea è andata male, e è andata male nel modo peggiore: un 3-0 all’intervallo per i Reds dilapidato nel secondo tempo, nel corso del quale i Blues hanno completamente ribaltato il risultato, vincendo per 3-4. Ora, la squadra di Fulham Road aspetta la vincente dello scontro tra Charlton e Manchester United per conoscere l’avversaria della semifinale.

Un’ottima prova dei ragazzi. Purtroppo, non è stato impeccabile Evtimov, il nostro portierino bulgaro, non senza responsabilità negli ultimi tre gol del Chelsea.

* * *

Forest: Evtimov, Gorman, Andrews,Morgan, Lascelles, Fenton, Hollingsworth (Gnahore 84′), Blake(Otim 90′), Palmer-Samuels, Wallace, Osborn.

Non entrati: Ackroyd, Smith, Kamaneno

Ammoniti: Morgan 20′, Wallace 81′

Marcatori: Morgan 13′, Ake og 36′, Palmer-Samuels 41′

 

Chelsea: Blackman, Kane, Chalobah, Ake, Nditi, Baker (Gordon 90′), Mitchell (Nkumu 45′), Swift, Feruz, Affane(Kiwomya 73′), Piazon

Non entrati: Beeney, Osmanovic

Ammoniti: Nditi 36′

Marcatori: Piazon 53′, Feruz 64′, 71′, Kiwomya 87′

Arbitro: Gary Sutton

Spettatori: 1,263

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18 febbraio 2012 – NFFC 2-0 CCFC, un tiro da nove punti

Wow. Venerdì scorso eravamo a sei punti dalla salvezza, ora siamo tre punti sopra, grazie alla penalizzazione di dieci punti del Portsmouth e alla vittoria netta ma faticosissima contro il Coventry City. Un progresso di nove punti in ventiquattrore non è male. Ma non illudiamoci. Il Pompey è una squadra molto più forte della nostra, anche se la nuova situazione di classifica e la botta dell’amministrazione controllata potrà influire sulle successive prestazioni dei Blu, che già ieri hanno compiuto un mezzo passo falso perdendo nettamente sul campo del non irresistibile Barnsley.

Giornata strana, quella di sabato, con vittorie dilaganti delle squadre di casa in partite che si sarebbero potute immaginare più equilibrate, come quella tra Petersborough e Bristol City, o quella tra Ipswich Town e Cardiff City.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che in Championship nessuna partita è scritta, e che non possiamo confidare nei passi falsi dei nostri diretti concorrenti per salvarsi, ma dovremo cercare noi, non so dove la convinzione, le energie e la capacità di trovare tutti i punti che ci serviranno per salvarci, che non saranno pochi; e, certo, non avremo più di fronte un avversario come il Coventry City, capace di raggranellare solo tre punti, quest’anno, fuori casa, e paralizzato dalla tensione; eppure, in grado, a tratti, di metterci in grave difficoltà, e piegato solo a un quarto d’ora dalla fine, quando lo zero a zero (o peggio, o peggio…) sembrava il risultato scolpito nel marmo da qualche dio bizzoso.

* * *

Allora, innanzi tutto una notazione di carattere generale: la differenza principale tra fare il tifo per una grande squadra e fare il tifo per una piccola squadra la si coglie proprio in queste occasioni. Quando il gioco si fa duro, le partite si fanno decisive, e la vittoria si fa indispensabile. Le grandi squadre, in queste occasioni, di solito danno il meglio di sé. Sono composte da giocatori pagati tanto proprio perché sono, per lo più, tetragoni alla tensione, perché riescono a dare il meglio in situazioni in cui i normali esseri umani sarebbero paralizzati dal terrore; inoltre, le grandi squadre sono guidate da allenatori che sono pagati tanto soprattutto perché riescono a incanalare la tensione in energie positive, e a isolare la squadra dalle pressioni esterne.

Le piccole squadre sono composte, per lo più, da giocatori che giocano lì non perché abbiano una tecnica inferiore, o capacità di vedere il gioco inadatta a una grande squadra, ma perché hanno una testa molto più vicina a quella di una persona normale che a quella di un superman che al novantesimo di una finale di coppa di fronte a ottantamila persone che urlano mette un rigore nel sette spiazzando il portiere. La qualità, come quasi tutto nella vita, si paga.

(Come sa chiunque abbia praticato uno sport di squadra a un livello appena più che amatoriale, essere forti a calcio, infatti, è una questione soprattutto mentale. Anche il talento più straordinario è inutile, se non si ha un cervello metà rettile e metà killer ninja.)

La conseguenza di questa banale notazione è che le partite decisive tra due squadre scarse (che, di solito, come in questo caso, siccome le squadre sono scarse, sono partite decisive in chiave retrocessione) sembrano, per lo più, il blind date tra due quattordicenni timidi e sociopatici che si sono conosciuti su un sito emo: traccheggiano in preda a uno sconfinato terrore di sbagliare sperando che qualche evento imponderabile sblocchi una situazione che se fosse per loro consisterebbe nel guardarsi i piedi in silenzio fino al treno di ritorno.

Il primo tempo di Forest-Coventry è stato proprio così. Sportitalia non l’ha trasmetto per “problemi tecnici” (nell’attesa, mi sono sorbito la vista di mezz’ora di Conte che si lamentava di qualcosa che non saprò mai, visto che il volume era abbassato perché sentivo la partita alla radio), ma dal commento di McGovern-Fray si intuiva la paralisi nervosa che ha bloccato ventidue ragazzi all’ultima spiaggia in preda al terrore di perdere, impressione confermata poi dagli highlights della partita.

Che andiamo a vedere subito.

Il Forest parte con uno schieramento che assomiglia a un 4-4-1-1 con Reid nel ruolo un po’ di all around cestistico, o a un 4-2-3-1 con gli esterni offensivi bassi (che è esattamente la stessa cosa del 4-4-1-1, ma mi piace confondere le acque facendo passare l’idea che io me ne intenda).

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Camp

Wootton – Chambers – Higginbotham – Elokobi

Gunter – Moussi – Guedioura – McCleary

<— Reid —>

Tudgay

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Nel primo tempo, dunque, il puzzo di taffa in campo si sente fin dal centro di Nottingham. Il pubblico è caloroso e numeroso, la bandiera del Forest sulla Brian Clough Stand ancora a mezz’asta, il cielo grigiastro, un grigio-retrocessione, diciamo. Il Forest marca una certa prevalenza territoriale, ma si tratta di passeggini laterali appena oltre la metà campo; la prima vera occasione è per gli Skyblues, in azione di rottura: durante una delle serie di passeggini laterali di cui sopra, il Coventry recupera un bel pallone che viene immediatamente verticalizzato per il loanee Alex Nimley, from Manchester City, che si invola incontrastato verso l’area di Camp e fortunatamente, tira con troppa fretta dalle 25 iarde un siluro di interno appena troppo chiuso che si spegne di poco alla sinistra del nostro portiere. Avrebbe potuto percorrere ancora due o tre passi, e allora la conclusione sarebbe stata, probabilmente, molto più pericolosa.

Appena dopo, un’azione del vivace McCleary (l’unico che non sembra in preda degli strizzoni di pancia) sulla sinistra, lanciato dall’ottimo Elokobi: la nostra ala si accentra e offre un pallone invitante a Tudgay un paio di iarde fuori dalla lunetta; Marcus mostra anche lui di volersi liberare al più presto del pallone, e ciabatta di interno destro un metro e mezzo alla destra della porta difesa da Murphy. Anche in questo caso, una bella azione che avrebbe meritato una finalizzazione più fredda. Qualche minuto dopo un’azione analoga: solo che, questa volta, Macca decide di fare tutto da solo e arrivato sul vertice sinistro dell’area azzarda una delpierata di interno destro che si infrange sui cartelloni non lontanissimo dal palo lungo di Murphy. Vabbè, un paio di metri, va’, vedendo il replay. Tutto qui. Partita davvero inguardabile, finora.

Nell’intervallo, Cotterill opta per un più tradizionale 4-4-2, inserendo Findley al posto di Wootton e Blackstock al posto dell’impalpabile Tudgay, retrocedendo Gunter al suo ruolo naturale (in cui è molto più efficace), e spostando Reid sulla sinistra.

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Camp

Gunter – Chambers – Higginbotham – Elokobi

McCleary – Moussi – Guedioura – Reid

Blackstock – Findley

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La formazione appare immediatamente più equilibrata, e lo spirito e l’impegno molto migliorati. Moussi recupera un ottimo pallone sulla destra della nostra tre quarti, palla a Gunter, uno-due con Blackstock sulla tre quarti celeste, Guntie arriva sul lato corto destro della loro area, palla dentro, rinvio sporco del Coventry sul quale si produce una palla a campanile al limite dell’area di porta, Murphy esce per raccogliere la palla, Blackstock salta con lui, forse commette fallo ma riesce a colpire di testa la sfera, che ballonzola fino al palo per varcare la linea di fondo dalla parte sbagliata. Proteste degli Skyblues, azione sporchissima, ma finalmente un’azione da gol, ben preparata sulla fascia da un Gunter molto più a suo agio quando parte da dietro.

Il Coventry, invece, appare quello impaurito e timido del primo tempo. D’altronde, non si fanno tre punti fuori casa in una stagione se si è dei cuor di leone. I nostri avversari si fanno vedere verso il ventesimo, grazie a un corner concesso in maniera un po’ troppo molle da Elokobi, ma Camp neutralizza con una bella uscita plastica il cross tagliato di Deegan. Sul rilancio del portiere sulla nostra fascia destra nuovo duetto in uno due tra il terzino destro gallese e Macca (ottima la cooperazione tra Gunter e McCleary), lo scambio lancia nuovamente Guntie sul lato corto della loro area, questa volta il terzino decide di penetrare, arriva sul vertice dell’area di porta, tira ma viene arginato solo da una disperata uscita di Murphy. Anche questa un’azione costruita benissimo, ma Gunter si dimostra un finalizzatore davvero troppo ansioso, anche perché arriva al tiro con il sinistro, il piede sbagliato: un morbido esterno destro da sotto un passo prima avrebbe mandato la palla inesorabilmente in porta; ma, naturalmente, dalla poltrona siamo tutti Gerd Müller.

Sulla ripartenza dell’azione, la seconda occasione più grossa di tutta la partita degli Skyblues: fraseggio sulla loro tre quarti tra Keogh e Cranie conclusa da una zoccolata lunga verso la nostra area a occhi chiusi sulla quale qualsiasi bambino di sette anni avrebbe potuto benissimo scrivere con un pennarello indelebile “Bar Sport-Dopolavoro FS” senza timore di essere redarguito dal vigile di turno; sulla palla spiovente nella nostra lunetta, però, arriva di testa — sempre a occhi chiusi — il gigantesco Clive Platt che più che altro respinge, ma, del tutto involontariamente, produce un assist al bacio per l’accorrente Gary Deegan, il quale — ancora una volta a occhi chiusi, visto che evidentemente avevano deciso che portava buono — saracca una cannonata d’esterno con effetto a uscire che finisce a una distanza misurabile solo dal Cern (vabbè…) dal palo sinistro di Camp.

Se fosse entrata, sarebbe stato un ottimo spot per il football da oratorio ma una pessima notizia per il Forest.

Ricomincia il non convintissimo assedio dei Reds, che produce una punizione nei pressi del corner sinistro per un fallo su Reid, che lo stesso paffuto esterno si incarica di battere. Cross preciso che Blackstock indirizza di testa appena alto più meno dal dischetto. Anche qui si poteva fare meglio.

Sull’ulteriore ripartenza, l’occasione in assoluto più grossa per il Coventry, con tre cross consecutivi in area rossa: il primo di Nimley dalla estrema destra, che percorre tutta l’area di rigore; il secondo di McSheffrey che lo raccoglie, approfitta di un’incertezza di Higginbotham, e traversa dal limite sinistro dell’area di porta un pallone che percorre pericolosamente tutto lo specchio, e il terzo ancora di Nimley dal limite destro dell’area di rigore verso il dischetto, che viene concluso da Baker con un tiro da esagitato mentale: a freddo, l’avrebbe messa dentro affettandosi il salame; la palla era comunque indirizzata nello specchio, ma per fortuna Chambers ci mette il gambone e riesce a deviare fuori.

Risposta pronta del Forest: rimessa sulla destra, tre quarti del Coventry, palla dentro a Blackstock che la difende bene e la sponda appena fuori dal vertice corto dell’area per l’accorrente Gunter, cross perfetto e zampata di Reid sul limite dell’area di porta, purtroppo anche lui taglia molto il passo per non arrivare al tiro con il piede sbagliato, il destro, quello sul quale durante le partite potrebbe anche mettere un mocassino o una superga rotta, visto che gli serve solo per stare in piedi: il tiro è sporco, colpisce Murphy in faccia e il portiere irlandese riesce a respingere in corner. Anche qui, più facile metterla che no, la partita sembra stregata, come molte altre quest’anno. Già comincio a prefigurarmi il gol del Coventry allo scadere, per soffrire meno quando avverrà.

Guedioura riesce a interrompere una fitta trama di passaggi nel Coventry sulla nostra tre quarti, palla a Blackstock nel cerchio di centrocampo, passaggio a Findley che lo riceve appena fuori dell’area, Findley penetra molto bene nel box azzurro, salta uno zozzone, ne salta un altro che forse lo tocca forse no, fatto sta che l’americanino casca giù proprio sul dischetto, con l’arbitro (ben piazzato) impassibile e la Trent End quasi in campo compattamente a protestare. A me non sembra che Findley si sia buttato, ma ormai sono convinto che la partita sia stregata, forse l’avevo già detto, e quindi non è che mi sorprenda tanto per questi eventi del tutto marginali rispetto all’immanenza della predestinazione che trasuda da tutto lo svolgimento della partita.

A un quarto d’ora dalla fine, la svolta. McCleary riceve il rinvio azzurro sulla fascia destra all’altezza del limite della nostra area, si volta, e invece di passarla in mezzo a Guedioura, l’ala innesta un metafisico turbocompressore psicofisico e comincia a correre in una specie di estasi derviscia dritto verso la porta di Murphy saltando gli avversari come in un cartone animato giapponese, ma più che saltarli li attraversa, visto che non devia mai dal sentiero additatogli da qualche demone interiore, e appena arrivato al limite dell’area del Coventry lascia partire un sinistro non forte ma velenosissimo che bacia il palo prima di colpire il sacco difeso da Murphy inutilmente proteso. “WHAT A MAGNIFICENT GOAL”, urla Fray, e in effetti, wow, what a magnificent goal!

Grande Garath, ma difesa del Coventry francamente sconcertante. Mi difenderei con più convinzione io da ubriaco dalle avances di Miss Nottinghamshire 2012 a un pijiama party di quanto non abbiano fatto loro sulla discesa di Macca. Vabbè, meglio così. Le partite deliranti spesso vengono sbloccate da eventi deliranti.

Poco dopo, McCleary, che sta diventando il nostro vero e proprio uomo salvezza, esce sostituito dal redivivo Greening, che si segnala per alcuni tackle efficaci e al limite della ferocia (uno anche oltre il limite della ferocia, ma l’arbitro benevolmente risparmia un giallo che sarebbe già stato indulgente).

I ragazzi di Coventry cominciano a pensare che forse è il caso di cominciare a giocare a occhi aperti e cercano di intensificare l’azione offensiva, ma non riescono a creare occasioni notevoli.

A cinque minuti dalla fine, il sigillo finale sulla partita: Reid riceve una rimessa laterale appena dentro la metà campo azzurra, si aggiusta la palla, si mette la maglietta dentro i calzoncini, chiama a casa per dire di buttare la pasta, sorride a quattro o cinque spettatori, si guarda intorno (non è vero, naturalmente: tutto questo è solo per dire che non è che il Coventry pressi su di lui proprio come faceva il Milan di Sacchi), poi, probabilmente, si chiede che effetto fa essere Platini, e lancia un pallone meraviglioso in area verso Findley, inseritosi molto bene; un passaggio tanto bello che nemmeno l’americano se la sente di sciuparlo: con stile stavolta impeccabile lo stoppa di petto e lo accompagna in rete con una zampata di destro. Game over, ma stavolta per noi, e anche il sole calante se ne esce fuori a indorare un City Ground in festa.

Squadra sbagliata nel primo tempo ma graziata dall’inconsistenza degli Skyblues; Reds molto più quadrati nel secondo tempo, tre punti d’oro, e siamo fuori dalla zona retrocessione (cosa che potrebbe, più che altro, togliere un po’ di pressione ai ragazzi in rosso); ma la strada verso casa è ancora molto lunga e impervia.

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La sintesi della partita.

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Nottingham Forest: Camp, Chambers(C), Wootton (Blackstock 45′), Higginbotham, Elokobi, Gunter, Moussi, Guedioura, McCleary (Greening 78′), Reid, Tudgay (Findley 45′)

Non entrati: Smith, Lynch,

Marcatori: McCleary 74′, Findley 86′

Coventry City: Murphy, Keogh (C), Christie, Clarke, Norwood, McSheffrey, Deegan (Eastwood 89′), Nimely, Cranie, Platt, Baker (Bell 77′)

Non entrati: Dunn, Willis, Thomas,

Arbitro: M Clattenburg

Spettatori: 21.588 di cui, ospiti: 2.663

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