La situazione del Forest

Dove eravamo rimasti.

Prima del passaggio di questo blog alla nuova piattaforma, molto più laborioso del previsto, e riuscito solo grazie alla grande gentilezza e perizia dell’assistenza dei ragazzi di WP, l’ultimo post trattava della possibilità che il Forest raggiungesse la promozione diretta in Premier League, e, persino, dell’ipotesi che potesse fregiarsi del titolo di Lega, il primo trofeo da tempo immemorabile.

Bei vecchi tempi. In mezzo, c’è stata la nuova delusione della sconfitta ai play-off, e una stagione totalmente farneticante. Durante l’estate, la dirigenza della squadra ha deciso un improvviso e ambizioso “cambio di marcia”, nel tentativo di migliorare le prospettive della squadra e le sue possibilità di promozione: è stato assunto un manager nuovo, di grande prestigio nazionale e internazionale, mentre quello vecchio, Billy Davies, colpevole — non solo secondo la dirigenza, ma anche secondo parte della critica e della tifoseria — di non aver saputo compiere l’ultimo passo verso la Premier League, è rimasto, pur disoccupato, a libro paga (e lo è tuttora).

La severissima politica del contenimento degli ingaggi che aveva caratterizzato le stagioni precedenti è stata allentata, e è arrivato un buon numero di nuovi giocatori, con salari molto più alti di quelli che erano stati precedentemente permessi dal rigore contabile del Forest.

Sfortunatamente, questo “piano di rilancio” si è rivelato un fallimento totale. I nuovi giocatori (quasi tutti molto in là con gli anni, quindi di nessuna prospettiva nel medio termine) hanno generalmente molto deluso, il nuovo allenatore non è mai stato in grado di parlare alla squadra e alla sua tifoseria, e è stato sostituito non con quello vecchio, già a libro paga (per un malinteso senso di orgoglio, probabilmente, visto che Billy Davies ha più volte manifestato il suo affetto nei confronti della squadra), ma con un allenatore generoso e volenteroso, ma oggettivamente mediocre, che, per di più, ha sottoscritto un contratto che lo vede legato alla squadra per altri tre anni e mezzo; l’esplosione dei costi si sta rivelando una zavorra insostenibile, per colpa della quale la diligenza sta seriamente pensando di vendere un paio di pezzi pregiati, in particolare Morgan e McGugan.

Infine, la situazione di classifica è disastrosa: il Forest è in piena zona retrocessione, a quattro punti dal quartultimo posto.

Per riallacciare il filo, propongo qui la traduzione di un articolo di Simon Burnton, approfondito, anche se piuttosto controverso e criticato nei commenti, apparso sul blog che il Guardian dedica alla Championship.

* * *

I tifosi del Nottingham Forest e i vecchi giocatori temono un ritorno in League One

Secondo i bookmaker, il Forest avrebbe dovuto essere un candidato per il titolo, ma si trova in zona retrocessione, e la rabbia sta montando

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Steve Cotterill mostra la sua frustrazione durante la sconfitta del Nottingham Forest a Leicester City nel replay del terzo turno della FA Cup. Fotografia di Andrew Boyers/Action Images

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“Amo le sfide”, aveva detto a giugno Steve McClaren, nel primo incontro con i media dopo la sua nomina a manager del Nottingham Forest. “Mi piace prendere dei rischi, è per questo che, a volte, mi capita di prendere delle badilate in faccia”.

Allora sembrava solo una battuta fatta per strappare un sorriso indulgente alla platea. Il successo dell’operazione, alla fin fine, sembrava inevitabile. Il Forest era finito sesto nella stagione precedente, e terzo la stagione prima ancora. Billy Davies aveva ottenuto quei risultati lamentandosi continuamente per la scarsezza dei fondi a disposizione, ma ora Mark Arthur, il Chief Executive della squadra, stava promettendo al suo nuovo uomo “briglie sciolte per portare tutti i giocatori che il nuovo allenatore avesse giudicato necessari”.

Ma McLaren si è preso davvero una bella badilata in faccia, e il Forest le sta ancora prendendo. È in zona retrocessone dalla fine di novembre, ha segnato solo una volta nelle ultime 11 partite di campionato [questo, al momento della stesura dell’articolo: attualmente, dopo la sconfitta per due a uno @West Ham UFC, siamo a 2 volte nelle ultime 12 partite, ndr], e martedì scorso è stato eliminato dalla FA Cup dopo aver perso per 40 @ Leicester City. Nel 2005, il Forest è stata la prima squadra a aver vinto la Coppa dei Campioni o la Champions’ League a giocare in terza divisione [Thanks for the memory, Simon], e un ritorno in League One sembra sempre più probabile.

“Io penso che il Forest abbia una strada lunga e grigia davanti a sé”, dice Kenny Burns, che totalizzò 137 presenze nei giorni di gloria del club, ispirati dalla presenza di Brian Clough in panchina, e che ora scrive per il Nottingham Post. “Non riusciamo a segnare, e non riusciamo a non prendere gol tutte le partite, e questa non è la miglior ricetta per il successo. Contro il Leicester non c’è stata nemmeno lotta, non c’è stata nessuna passione, nessun impegno, nessuna dedizione. Si sono semplicemente sdraiati per terra aspettando di morire”.

La retrocessione non era nei pensieri di nessuno, a giugno, quando McClaren annunciò che egli “era stato conquistato dai sogni e dalla visione di Doughty [l’ex presidente del Forest] e di Arthur”, e i bookmaker avevano quotato il club al terzo posto tra i favoriti per la vittoria della Lega. “Conosco la Premier League, so come arrivare alla Premier League, so quello che occorre”, diceva McClaren. “Tutti dobbiamo lavorare insieme, scrivere sulla stessa pagina, salire sull’autobus che va nella giusta direzione”.

L’autobus ha cominciato a sbandare e a andare nella parte opposta sin da subito, e a andarci a rotta di collo. Il prolifico [vabbè… ndr] goleador Robert Earnshaw è andato via a parametro zero, McClaren, dicendo che la squadra “era troppo giovane”, ha portato i centrocampisti Jonathan Greening, George Boateng e Andy Reid, e gli attaccanti Ishmael Miller e Matt Derbyshire, mentre le maggiori difficoltà della squadra si sono verificate in difesa, un fatto messo subito in evidenza dalla sconfitta per 4-1 patita in casa contro il West Ham United FC alla fine di agosto. “Chiarirò subito quello di cui abbiamo bisogno”, disse McClaren dopo la sconfitta, domandando, evidentemente, più fondi per il mercato. “Se non avremo più risorse, sarà una stagione molto lunga. Nei prossimi giorni sarà possibile valutare le ambizioni del club”.

Invece, non ci fu più nessun acquisto, e all’inizio di ottobre, 111 giorni, 10 partite e 8 punti dopo il suo arrivo, McClaren è stato esonerato. Dopo poche ore, sono arrivate le dimissioni di Doughty da presidente. Tra parentesi, il suo interesse nei confronti della squadra è diminuito a tal punto che il sabato preferisce seguire il figlio Michael, un discreto promettente giovane calciatore, in prestito al Crawley Town dal QPR, piuttosto che la squadra che possiede e ha gestito.

Il successivo ingaggio di Steve Cotterill, i cui risultati al Cheltenham Town, al Burnley, al Notts County e al Portsmouth gli hanno guadagnato la reputazione di grande combattente, mostrò che la politica del club, improntata inizialmente verso un ambizioso ottimismo si era rintanata verso un più pragmatico realismo, ma il miglioramento sperato non si è realizzato.

“La gente guarda la nostra squadra e dice che ha una delle migliori rose della Lega”, dice ancora Kenny Burns, “ma i risultati sono ben lontani da questa impressione. Contro il Southampton [0-3, nda] pensavo che avessero avuto un po’ di sfortuna; contro il Leeds United [0-4, nda] ho pensato che avessero fatto schifo. Alcuni giocatori non dovrebbero più vedere il campo, ma abbiamo una rosa talmente corta che non ci sarebbe più nessuno da far giocare. Contro il Leicester sono stati semplicemente al di là del bene e del male, una squadra che faceva finta di giocare al calcio. Ma nessun giocatore ha reso quanto può rendere, durante questa stagione”.

E, in effetti, la scorsa stagione il portiere Lee Camp e il centrocampista Lewis McGugan hanno giocato in maniera tale da attrarre l’interesse di più di un club di Premier League, e, con queste premesse, non è strano che l’unico giocatore del Forest la cui valutazione continua a aumentare, il difensore diciottenne Jamaal Lascelles, obiettivo dichiarato dell’Arsenal, che ha già offerto cinque milioni di sterline per il ragazzo, sia un giocatore che non ha mai giocato in prima squadra.

L’arrivo di rinforzi a gennaio è molto improbabile, con l’imminente disimpegno di Doughty dal club e la prospettiva di una retrocessione che renderebbe la situazione delle finanze del club ancora più preoccupante. Il Forest ha perso £10.8 milioni la scorsa stagione, e, dal momento che quest’anno il monte ingaggi è molto cresciuto e la media spettatori è calata rispetto all’anno scorso di almeno mille spettatori a partita (da 23.062 nel 2010-11 a 22.081 quest’anno) la situazione peggiorerà di certo. E il Forest, al 31 maggio 2011, doveva già £75.6 milioni al suo proprietario.

Pochi mesi fa al City Ground si facevano discorsi di promozione e di acquisti stellari. Ora Cotterill ammette che perfino la salvezza richiederebbe “un po’ di fortuna”, e le partite vengono giocate di fronte a un pubblico che sempre più spesso intona cori come “non siete degni di portare la maglia” e “vogliamo che torni il nostro Billy”.

“Non c’è altro che cupa depressione da parte dei tifosi, e tutto parte da allora”, scrive Burns, che è stato licenziato dal ruolo di “ambasciatore del club” che svolgeva al City Ground nei giorni della partita a causa delle critiche rivolte alla proprietà dalle colonne del Nottingham Evening Post. “La gente parla sempre dei giorni di quando giocavamo in Europa, ma è inutile illudersi, il Forest non tornerà mai più a quei livelli. Siamo una squadra di Championship, e anche solo essere questo, ora, sembra al di là delle nostre capacità”.

* * *

Ecco, un articolo che riassume quanto è avvenuto dai nostri ultimi post a ora, usando come cupo bordone alcune delle cose che Kenny ha scritto sulle pagine della cronaca locale.

Va aggiunto, per amor del vero, che le prime partite sotto Steve Cotterill avevano mostrato qualche miglioramento. La prima, per esempio, giocata @ Middlesbrough contro una squadra in grande forma e in grande striscia, fu letteralmente dominata dai True Reds, che vinsero 2-0 mettendo in scena di gran lunga il miglior calcio della loro stagione. Ma, evidentemente, le qualità manageriali di Cotterill non sono state sufficienti per dare alla squadra la stessa motivazione e la stessa voglia di vincere in tutte le partite successive, e ora il Forest sembra entrato in una spirale di depressione e cattivi risultati che si alimentano a vicenda e dalla quale è difficilissimo uscire.

Va detto, come ho già anticipato, che molti dei commenti accusano l’articolo di essere troppo negativo.

Un tifoso, che si firma NottinghamFlower, per esempio, scrive che:

Burns mi sembra molto più un idiota depresso che l’espressione di quello che pensa il tifoso medio che si esprime attraverso Twitter, e questo articolo mi sembra che manchi di profondità di analisi.

Certo, la fiducia in sé dei giocatori è distrutta. La Championship è un campionato molto competitivo, e non c’è una squadra molto migliore delle altre. Soprattutto, non c’è una squadra molto peggiore delle altre. Il Leicester non ha una rosa migliore del Forest, e nemmeno Hull, o Middlesbrough, o Derby, ma loro hanno più fiducia. Sto guardando la partita tra Wolves e Birmingham, e davvero c’è pochissima differenza tra le squadre della Championship e le squadre “normali” della Premier League.

I tifosi del Forest hanno mostrato molta pazienza, sopportando su Twitter i profeti di sventura che sembrano sessualmente attratti dalla depressione e dal lamento cronico. Certamente la gestione di Doughty è stata cattiva, e per lungo tempo, ma molti club hanno una gestione discutibile, anzi, sono dei veri e propri bordelli, eppure vanno bene.

Ora, a un sacco di noi tifosi piacerebbe tagliarsi i coglioni per far dispetto alla moglie [cut off their noses to spite their faces right, per dire che vorrebbero essere retrocessi per dimostrare quanto fosse giusto il loro giudizio negativo su Doughty], e la perdita di fede è diventata endemica. Se pensate che andremo giù, andrete giù. Abbiamo bisogno soprattutto di cominciare a pensare positivamente.

Io penso che, di recente, Stan Collymore abbia fatto osservazioni molto giuste sulla gestione del club, e sulla necessità che il “Forest people” sia coinvolto nella gestione, e sul fatto che la crisi della squadra è molto più “esistenziale” e “di identità”, che “economica” o “relativa agli investimenti”.

* * *

Altri osservano anche, con molto buon senso, che il Forest, storicamente, fino al 1977, È STATA una squadra di Seconda divisione, con occasionali puntate in Terza e ancora più occasionali puntate in Prima, e che solo gli irripetibili e indimenticabili anni di Clough danno ai tifosi dei Reds la falsa prospettiva che la loro squadra “meriti altro”.

Ma non tutto è ombra. Le imprese della squadra Under 18 nella Youth FA Cup, e, soprattutto, le meraviglie messe in mostra dal giovanissimo Bamford in quelle occasioni danno un pochino di speranza, soprattutto in prospettiva.

Ma, di ciò, in un molto prossimo post.

Rimane il fatto che, se è vero che un anno in Terza divisione non è un dramma (anche il Manchester City ha conosciuto quest’onta), lo è avere una squadra senza un progetto di management e senza dirigenza credibile (da maggio in poi, saremo senza dirigenza tout court), e è questa, ora come ora, la preoccupazione maggiore di chi scrive.

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Archiviato in stagione 2011-2012

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