Archivi del mese: gennaio 2012

31 gennaio 2012: Burnley home.

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Si torna a giocare dopo la sosta dovuta al turno di FA Cup, dopo le voci di partenze (Bamford, di cui si è parlato recentemente: pare che il Chelsea abbia fatto un’offerta irrinunciabile, soprattutto per un ragazzo in scadenza di contratto; non andrebbe comunque via a parametro zero, visto che è un Under 24, ma il suo valore sarebbe individuato da un arbitrato terzo, con tutte le incertezze del caso), dopo le partenze vere (Morgan) e gli arrivi (solo Guedioura, per ora, anche se Cotterill — dopo essersi definito “devasted” per la partenza di Westley, evidentemente decisa contro di lui, ha annunciato che si sta sondando il mercato per trovare rinforzi per l’esiguo e non proprio eccelso reparto difensivo) si torna a giocare contro il Burnley, una squadra di metà classifica, anche se molto più vicina ai play-off che alla zona retrocessione, ottima in trasferta (7 vittorie sulle 12 complessive) e in striscia (7 vittorie nelle ultime 11 partite, comprese due trasferte @Boro e @WHUFC, anche se un po’ in rallentamento), e che all’andata ci ha spazzolato con un 5-1 inatteso ma presago del tipo di stagione che ci saremmo trovati a affrontare.

I Clarets sono, dunque, favoriti, ma è una di quelle partite dalle quali bisogna lo stesso cercare di cavare ossigeno per la nostra classifica asfittica, soprattutto per confermare i timidi progressi di voglia e di spirito mostrati dal Forest all’Upton Park nell’ultima di campionato.

Noi avremo un bel problemino da risolvere in difesa: partito Morgan, fuori Chambers per l’ultimo turno di squalifica dopo le tre giornate rimediate per l’espulsione diretta nella partita interna contro i Saints, ci troviamo con Gunter e Lynch; Cunningham e Moloney sono in dubbio per infortunio (molto più il secondo del primo, che dovrebbe giocare), così come Moussi, uno dei possibili sostituti di Morgan nel ruolo di centrale difensivo, insieme al giovanissimo Lascelles, al quale, però, per quanto sia bravo, consegnerei solo con una pistola alla tempia le chiavi della difesa di una squadra sommersa quattro punti sotto la quota salvezza e con una difesa, fin qui, da far rabbrividire un generale belga della seconda guerra mondiale. Non ho idea di chi potrebbe affiancare Lynch in mezzo alla difesa, se non ci sarà Moussi. Il NEP ipotizza che potrebbe partire centrale difensivo addirittura l’ala Garath McCleary. A questo punto, però, io farei giocare Lascelles. Ma stasera vedremo.

Salvo imprevisti, dovrebbero partire titolari sia Adlene Guedioura sia Ishmael Miller, che aveva già provato il campo nella trasferta di Londra dopo un’assenza di otto settimane.

Pochi problemi, invece, per il Burnley, con il portiere titolare Brian Jensen che dovrebbe tornare in panchina dopo un’assenza che dura da settembre per un problema all’inguine e qualche prova tra le riserve, e i soli Martin Paterson e Junior Stanislas indisponibili.

Tra l’altro, si tratta del centesimo confronto tra le due formazioni. Questo lo score:

Vittorie del Forest: 36 (24 League; 2 League Cup)

Vittorie del Burnley: 38 (35 League; 2 League Cup; 1 FA Cup)

Pareggi: 25 (24 League; 1 FA Cup)

Se il Burnley è una macchina da guerra fuori casa, il Forest ha di gran lunga il peggior record della lega, con tre vittorie su 14 partite, e ben cinque sconfitte consecutive.

Che altro. Vabbè, Cotterill è un ex di lusso, dal momento che ha allenato i Clarets per tre stagioni e mezzo, dal 2004 al 2007, in una delle sue prime esperienze manageriali, in una squadra che annovera, tra i superstiti di quel periodo, il solo Brian Jensen.

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Stato di forma:

Burnley (7 punti nelle ultime 5 partite)

Burnley 0-0 Derby County

Boro 0-2 Burnley

Norwich 4-1 Burnley

Leeds U 2-1 Burnley

Burnley 1-0 Hull

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Forest (4 punti nelle ultime 5 partite)

West Ham 2-1 Forest

Leicester 4-0 Forest (FA Cup Replay)

Forest 0-3 Southampton

Forest 0-0 Leicester (Fa Cup)

Ipswich Town 1-3 Forest

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Gente che viene, gente che va.

Dopo l’ufficializzazione della partenza di Westley Morgan destinazione Leicester, quaranta miglia più a nord, così vicino così lontano, tanto per dire un altro luogo comune, è arrivata la notizia dell’arrivo in prestito dal Wolverhampton Wanderers FC del centrocampista Adlene Guédioura fino alla fine della stagione. Il centrocampista franco-algerino (è nato in Francia da papà algerino, ex nazionale di calcio, e da madre spagnola, ex nazionale di basket, ma, tra le tre, ha optato per la nazionalità calcistica paterna, e ha totalizzato già nove presenze nella nazionale delle Volpi del deserto, una delle quali anche contro l’Inghilterra durante la fase finale di Sud Africa 2010, e un gol) sarà a disposizione fin dalla partita con il Burnley al City Ground di domani sera.

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Adlène Guedioura

Photograph: Scott Heavey/Action Images

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Il suo periodo francese non  è stato brillantissimo: fasi e fortune alterne, ma mai sopra la terza divisione; la svolta della sua carriera è arrivata con la partenza per il Belgio, dopo essere stato notato dagli osservatori della squadra di prima divisione del Kortrijk, squadra dalla quale è partito quasi subito per un’altra squadra belga, lo Charleroi.

I due periodi migliori del centrocampista, in effetti, sono stati quello passato in Belgio, con il Charleroi, in prima divisione, dove ha giocato 25 partite, alcune delle quali con la fascia di capitano, e il primo periodo con i Wolves, dove si trasferì dapprima in prestito, nel gennaio del 2010, e poi a titolo definitivo, per una cifra di circa due milioni di sterline, grazie alla bontà delle sue prestazioni, utilissime per garantire ai Wolves la salvezza nella loro prima esperienza di Premier League, dal luglio del 2010: il suo ottimo spell iniziale fu interrotto da un bruttissimo infortunio patito contro l’Aston Villa, nel corso di un orribile contrasto portato da Sidwell, il 26 di settembre, sempre del 2010.

Il recupero è stato faticoso, il nuovo esordio è avvenuto il 30 marzo del 2011 nella squadra riserve dei Wolves, contro le riserve del Blackburn Rovers, un ritorno condito da un bellissimo gol con un tiro da fuori area, una delle specialità della casa. Il 9 di aprile dell’anno scorso il nuovo esordio in prima squadra, e l’8 di maggio il primo gol in Premier League, nel derby vinto per 3-1 dai Lupi contro il WBA.

Quest’anno ha giocato poco con la casacca Old Gold, e non ha mai raggiunto i livelli dei suoi primi sei mesi in Inghilterra.

Adlene è nato il 12 di novembre del 1985, è alto 1,86, e a Nottingham giocherà con il numero 22.

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Morgan: è fatta.

Secondo un lancio di agenzia confermato dalla società, Westley Morgan domattina si sottoporrà alle visite mediche a Leicester, prima di confermare il suo passaggio alle Volpi.

Buona fortuna, Wes, te la meriti.

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Verdi speranze

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Back row – Jordan Kay, Konstontinos Laifis, Jack Andrews, Neill Byrne, Scott Furlong (GK), Jamaal Lascelles, Patrick Bamford, Ryan Tinsley, Kostakis Artymatas; Front row – David Morgan, David Papworth, Ben Osborn, Danny Meadows, Joe Swindell, Ryan Markey, Dimitris Kyprianou

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È notizia di oggi che Liverpool FC, Chelsea FC e Tottenham Hotspur FC stanno affilando i loro assai ben dorati artigli per tentare di portare nelle loro accademie Patrick Bamford. Secondo loro, e secondo molti osservatori, ne varrà la pena, perché di Patrick Bamford si sentirà parlare, e anche a voce piuttosto alta.

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C’è un’area di attività del Forest che, in quest’ultimo periodo, piuttosto cupo, risolleva lo spirito e consegna ai tifosi un po’ di allegria, di ottimismo e di speranza, quella del Nffc Under 18, la cui partecipazione alla Youth FA Cup sta facendo registrare notevoli sussulti al sismografo degli osservatori, degli analisti e dei giornalisti inglesi.

Copio a caso dal sito della FA (vabbè, non tanto a caso):

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The FA Youth Cup

Forest hit five!

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Insomma, dopo la faticosa vittoria @Sunderland nel terzo turno, un 2-1 propiziato da una doppietta in rimonta proprio del protagonista del nostro lancio, Patrick Bamford, dopo il vantaggio iniziale per i Gatti neri dovuto a un gran tiro del centrocampista George Honeyman, abbiamo potuto assistere a due grandissime partite dei Reds nel quarto e nel quinto turno della Youth FA Cup, la Coppa d’Inghilterra per le squadre Under 18, e al conseguente agevolissimo passaggio al quarto di finale, nel quale i giovani del Forest giocheranno in casa, il 25 di febbraio, un quarto di grande prestigio, contro la vincete dell’ottavo di finale tra il West Ham United e il Chelsea, che si terrà il 15 di febbraio.

Contro il Wigan è stata una vera e propria cavalcata trionfale: i giovani Reds, ospiti per l’occasione del City Ground, hanno seppellito i Latics sotto un’inusuale grandinata, aprendo le marcature grazie a un rigore realizzato da Bamford, dopo un fallo su Osborn lanciato a rete proprio dal giovane talento di Grantham, che, oltre a avere una grande facilità di tiro, ha anche un’ottima visione di gioco. Le marcature sono state chiuse, otto reti dopo, allo scadere, sempre da Bamford, alla sua quinta marcatura personale. In mezzo, anche reti di Ben Osborn (2), Jack Blake e Kieran Wallace.

Va detto che tre delle quattro reti che Bamford non ha segnato portano comunque sia la sua firma in calce, dal momento che sono derivate da sue ottime assistenze.

Al 19′, il gol dei Latics per un provvisorio 2-1, propiziato da una sfortunata autorete di Kieron Fenton.

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Forest: Evtimov, Gorman, Andrews (Ackroyd 76′), Morgan, Lascelles, Fenton, Hollingsworth (Kamaneno 70′), Wallace (Gnahore 60′), Bamford, Blake, Osborn.

Non entrati: Smith, Kamaneno, Otim

Marcatori: Bamford pen 5′, 32′, 46′, 71′, 89′, Wallace 10′, Osborn 51′, 85′, Blake 55′

Wigan: Hare, Gibson, Waters, Christian (Thompson 72′), Astles, Mason, Kerwin, Chow, Bingham, Meadows (Ainscough 48′), Lynch (Johnstone 66′).

Non entrati: Cottrill, Anderson,

Marcatore: Fenton aut. 19′

Arbitro: Simon Bennett

Spettatori: 676

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Mentre mancano contributi filmati per la partita del City Ground contro il Wigan, fortunatamente il Nottingham Forest iPlayer ha diffuso gli highlights della partita giocata al St Mary’s contro il Southampton, con il commento piuttosto depresso di Jason Dodd, il capo allenatore dell’Accademia dei Saints:

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Come si può vedere dalla sintesi, il Forest ha sofferto solo nei primi minuti, quando il Southampton ha avuto un paio di buone occasioni per andare in vantaggio, ma il resto della partita è stato un vero massacro. Bamford sembra un adulto che gioca con i bambini: il livello di gioco generale dei ventidue in campo non è certo alto, ma la sua classe superiore è del tutto evidente.

Bamford ha messo a segno altre quattro reti, Jack Andrews, il terzino sinistro, ha segnato il gol del 2-0, mentre Jake Sinclair ha messo a segno il classico gol della bandiera all’ottantesimo, con la partita strafinita dopo lo 0-5 messo a segno dai Reds al 61′.

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Saints: Mowthorpe, Stephens, Mugabi, Turnbull, Shaw, McQueen (Gape 55), Moore, Ward-Prowse, Chambers, Curtis (Rowe 55), Sinclair. Subs (not used): Johns, Young, Reed.

Forest: Evtimov, Gorman, Andrews, Morgan, Lascelles, Fenton, Hollingsworth, Wallace (Kamaneno 75), Bamford (Otim 90), Blake, Osborn. Subs (not used): Ackroyd, Smith, Gnahore.

Arbitro: Mr. R. Whitton

Spettatori: 814

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I due protagonisti di questa cavalcata per ora leggendaria sono il difensore Jamaal Lascelles, già oggetto, quest’estate, di una offerta multimilionaria da parte dell’Arsenal, cinque milioni di sterline rimandati al mittente con tanti saluti, e Patrick Bamford, sul quale, pare, come detto, si stanno condensando le cupidigie di alcuni dei club più forti d’Inghilterra.

Il presente del Forest è cupo inutile nasconderselo: la squadra, probabilmente, retrocessione o meno, sarà smantellata alla fine della stagione, quando la nuova dirigenza, qualunque sarà, dovrà rientrare dall’ingente debito che la squadra ha nei confronti del presidente Doughty, ma le basi per ricostruire ci sarebbero, affidandoci a un’accademia che in particolare quest’anno offre prospettive molto promettenti.

Gran parte dei tifosi del Forest invoca più presenze in prima squadra delle due stelline della Under: io non credo che due ragazzi di 17 anni possano avere un impatto significativo, in un campionato duro e fisico come la Championship, ma certamente qualche ventina di minuti ogni tanto io li campo e l’atmosfera della prima squadra ai due la farei ansare.
Voglio dire, con tutti i centravanti da sei-sette reti a campionato, forse uno che ne segna nove in due partite, anche se contro i bambini, ce lo possiamo permettere.

In un prossimo post, il profilo di tutti i giocatori dell’accademia che hanno giocato le tre vittoriose partite della Youth FA Cup.

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Why I’ll never boo at Morgan.

Leggo sul sito del Nottingham Forest che la società sta valutando seriamente la terza offerta del Leicester City per Westley Morgan, il nostro centrale difensivo probabilmente più forte.

Dal canto suo, Wes sta valutando seriamente la possibilità di lasciare l’unica squadra nella quale abbia mai giocato (a parte un brevissimo prestito ai Kidderminster Harriers, nel 2003), dopo essere arrivato alla quasi veneranda età, per un giocatore di calcio, di 27 anni.

Wes fu l’eroe assoluto della promozione dalla League One del 2007, il giocatore grazie al quale, più di ogni altro, il Forest detiene tuttora il record assoluto di clean sheet della Lega, 24, che ha dimostrato di essere più che degno anche della categoria superiore, diventando il perno fondamentale della difesa solidissima del Forest di Billy Davies.

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Quando un giocatore che viene dal vivaio e che non ha lasciato la squadra fino a 27 anni pensa di andar via lasciando la squadra in zona retrocessione, di fronte alla seria prospettiva di tornare in League One e senza un sostituto alla sua altezza (la stagione di Chambers, il suo compagno di linea, è stata davvero disastrosa, finora), verrebbe fatto di usare parole come “traditore” o “mercenario”. Che, però, nel caso di Westley sarebbero davvero ingiuste.

Wes non è un mostro di tecnica, non è mai stato, in nessuna delle versioni del Forest in cui ha giocato, una delle stelle più fulgide, ma è sempre stato, grazie al suo impegno, uno di quei giocatori solidi, affidabili, sempre presenti che costituiscono le fondamenta di pietra sulle quali si deve basare ogni squadra che abbia seppur minime ambizioni di successo.

Wes non ha detto una parola, quest’estate, quando il Forest ha allargato i cordoni della borsa per ingaggiare un branco di inutili zozzoni con stipendi molto superiori al suo, come ho detto nel post precedente, mentre nessuno pensava di proporgli un prolungamento di contratto, visto che il suo scade il prossimo giugno.

Mostrò, in quel caso, una grande fiducia nella squadra, e una grande dedizione al progetto, che allora sembrava vincente, simboleggiato dall’ingaggio come allenatore dell’ex manager della nazionale inglese.

Non sollevò la questione del suo contratto, anche vedendo che i suoi nuovi compagni guadagnavano (immeritatamente) molto più di lui, sperando, probabilmente, di rinegoziarlo partendo, magari, (magari!) dalla prospettiva di una stagione nella massima serie, e ha continuato a lavorare con la sua solita dedizione alla maglia e la sua gigantesca voglia di lavorare e di farsi il culo, anche se i risultati del suo impegno, per varie ragioni — solo ultima delle quali la sua non eccelsa qualità tecnica — sono stati, finora, disastrosi: una delle peggiori stagioni, per la difesa del Forest, degli ultimi 20 anni.

Nei mesi seguenti, con i risultati disastrosi della gestione McClaren, con le dimissioni di manager e chairman, con la disaffezione del pubblico e il calo delle presenze, Wes è rimasto forse l’unico esempio di professionalità e dedizione, eppure, con la prospettiva della promozione sempre più lontana e quella della retrocessione sempre più vicina, nessuno, nel management o nella dirigenza, si è preoccupato del contratto in scadenza di Wes Morgan, e lui, ancora una volta, non ha detto nemmeno una parola.

Però, a un certo punto, si è materializzato l’interesse del Leicester City per il bravo difensore di Nottingham. A questo punto, a mio avviso in modo non sorprendente, Westley ha dichiarato il suo interesse per il trasferimento, e ha chiesto alla squadra di trattare il suo trasferimento, forte, anche, del contratto in scadenza che nessuno ha pensato di rinnovargli.

Che cosa dire. Come dice il bravissimo curatore del più volte citato NFFCblog, un uomo che lavora in un’organizzazione la cui dirigenza ha mostrato di non essere in grado di raggiungere i traguardi per i quali lui avrebbe, invece, la possibilità di competere non può essere biasimato se decide di provare un’altra strada, di guadagnare di più e di lottare per traguardi più prestigiosi, soprattutto se ha mostrato sempre di impegnarsi allo spasimo, se non ha mai discusso il fatto di essere pagato molto meno di giocatori bravi come lui in giro per la lega, e soprattutto se vede attorno a sé giocatori pagati molto più di lui lazzaronare per il campo senza alcuna dedizione, le poche volte che qualcuno si azzarda a farli giocare.

Diciamolo chiaro: se Wes va via, va via per ragioni che ogni serio professionista capirebbe; per guadagnare di più, per provare sé stesso nel raggiungimento di obiettivi più ambiziosi, e perché non si fida più nella squadra in cui gioca ora.

È per questo che sono sicuro che, se andrà via (ma la sua partenza sembra a questo punto inevitabile, dal momento che la squadra vorrà certamente monetizzare la cessione del giocatore, per evitare che vada via a parametro zero a giugno), se andrà via, sono certo che i tifosi dei Reds saranno dispiaciutissimi, ma anche che Wes sempre accolto bene al City Ground, quando tornerà da avversario.

You’ll never beat Wes Morgan.

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La situazione del Forest

Dove eravamo rimasti.

Prima del passaggio di questo blog alla nuova piattaforma, molto più laborioso del previsto, e riuscito solo grazie alla grande gentilezza e perizia dell’assistenza dei ragazzi di WP, l’ultimo post trattava della possibilità che il Forest raggiungesse la promozione diretta in Premier League, e, persino, dell’ipotesi che potesse fregiarsi del titolo di Lega, il primo trofeo da tempo immemorabile.

Bei vecchi tempi. In mezzo, c’è stata la nuova delusione della sconfitta ai play-off, e una stagione totalmente farneticante. Durante l’estate, la dirigenza della squadra ha deciso un improvviso e ambizioso “cambio di marcia”, nel tentativo di migliorare le prospettive della squadra e le sue possibilità di promozione: è stato assunto un manager nuovo, di grande prestigio nazionale e internazionale, mentre quello vecchio, Billy Davies, colpevole — non solo secondo la dirigenza, ma anche secondo parte della critica e della tifoseria — di non aver saputo compiere l’ultimo passo verso la Premier League, è rimasto, pur disoccupato, a libro paga (e lo è tuttora).

La severissima politica del contenimento degli ingaggi che aveva caratterizzato le stagioni precedenti è stata allentata, e è arrivato un buon numero di nuovi giocatori, con salari molto più alti di quelli che erano stati precedentemente permessi dal rigore contabile del Forest.

Sfortunatamente, questo “piano di rilancio” si è rivelato un fallimento totale. I nuovi giocatori (quasi tutti molto in là con gli anni, quindi di nessuna prospettiva nel medio termine) hanno generalmente molto deluso, il nuovo allenatore non è mai stato in grado di parlare alla squadra e alla sua tifoseria, e è stato sostituito non con quello vecchio, già a libro paga (per un malinteso senso di orgoglio, probabilmente, visto che Billy Davies ha più volte manifestato il suo affetto nei confronti della squadra), ma con un allenatore generoso e volenteroso, ma oggettivamente mediocre, che, per di più, ha sottoscritto un contratto che lo vede legato alla squadra per altri tre anni e mezzo; l’esplosione dei costi si sta rivelando una zavorra insostenibile, per colpa della quale la diligenza sta seriamente pensando di vendere un paio di pezzi pregiati, in particolare Morgan e McGugan.

Infine, la situazione di classifica è disastrosa: il Forest è in piena zona retrocessione, a quattro punti dal quartultimo posto.

Per riallacciare il filo, propongo qui la traduzione di un articolo di Simon Burnton, approfondito, anche se piuttosto controverso e criticato nei commenti, apparso sul blog che il Guardian dedica alla Championship.

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I tifosi del Nottingham Forest e i vecchi giocatori temono un ritorno in League One

Secondo i bookmaker, il Forest avrebbe dovuto essere un candidato per il titolo, ma si trova in zona retrocessione, e la rabbia sta montando

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Steve Cotterill mostra la sua frustrazione durante la sconfitta del Nottingham Forest a Leicester City nel replay del terzo turno della FA Cup. Fotografia di Andrew Boyers/Action Images

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“Amo le sfide”, aveva detto a giugno Steve McClaren, nel primo incontro con i media dopo la sua nomina a manager del Nottingham Forest. “Mi piace prendere dei rischi, è per questo che, a volte, mi capita di prendere delle badilate in faccia”.

Allora sembrava solo una battuta fatta per strappare un sorriso indulgente alla platea. Il successo dell’operazione, alla fin fine, sembrava inevitabile. Il Forest era finito sesto nella stagione precedente, e terzo la stagione prima ancora. Billy Davies aveva ottenuto quei risultati lamentandosi continuamente per la scarsezza dei fondi a disposizione, ma ora Mark Arthur, il Chief Executive della squadra, stava promettendo al suo nuovo uomo “briglie sciolte per portare tutti i giocatori che il nuovo allenatore avesse giudicato necessari”.

Ma McLaren si è preso davvero una bella badilata in faccia, e il Forest le sta ancora prendendo. È in zona retrocessone dalla fine di novembre, ha segnato solo una volta nelle ultime 11 partite di campionato [questo, al momento della stesura dell’articolo: attualmente, dopo la sconfitta per due a uno @West Ham UFC, siamo a 2 volte nelle ultime 12 partite, ndr], e martedì scorso è stato eliminato dalla FA Cup dopo aver perso per 40 @ Leicester City. Nel 2005, il Forest è stata la prima squadra a aver vinto la Coppa dei Campioni o la Champions’ League a giocare in terza divisione [Thanks for the memory, Simon], e un ritorno in League One sembra sempre più probabile.

“Io penso che il Forest abbia una strada lunga e grigia davanti a sé”, dice Kenny Burns, che totalizzò 137 presenze nei giorni di gloria del club, ispirati dalla presenza di Brian Clough in panchina, e che ora scrive per il Nottingham Post. “Non riusciamo a segnare, e non riusciamo a non prendere gol tutte le partite, e questa non è la miglior ricetta per il successo. Contro il Leicester non c’è stata nemmeno lotta, non c’è stata nessuna passione, nessun impegno, nessuna dedizione. Si sono semplicemente sdraiati per terra aspettando di morire”.

La retrocessione non era nei pensieri di nessuno, a giugno, quando McClaren annunciò che egli “era stato conquistato dai sogni e dalla visione di Doughty [l’ex presidente del Forest] e di Arthur”, e i bookmaker avevano quotato il club al terzo posto tra i favoriti per la vittoria della Lega. “Conosco la Premier League, so come arrivare alla Premier League, so quello che occorre”, diceva McClaren. “Tutti dobbiamo lavorare insieme, scrivere sulla stessa pagina, salire sull’autobus che va nella giusta direzione”.

L’autobus ha cominciato a sbandare e a andare nella parte opposta sin da subito, e a andarci a rotta di collo. Il prolifico [vabbè… ndr] goleador Robert Earnshaw è andato via a parametro zero, McClaren, dicendo che la squadra “era troppo giovane”, ha portato i centrocampisti Jonathan Greening, George Boateng e Andy Reid, e gli attaccanti Ishmael Miller e Matt Derbyshire, mentre le maggiori difficoltà della squadra si sono verificate in difesa, un fatto messo subito in evidenza dalla sconfitta per 4-1 patita in casa contro il West Ham United FC alla fine di agosto. “Chiarirò subito quello di cui abbiamo bisogno”, disse McClaren dopo la sconfitta, domandando, evidentemente, più fondi per il mercato. “Se non avremo più risorse, sarà una stagione molto lunga. Nei prossimi giorni sarà possibile valutare le ambizioni del club”.

Invece, non ci fu più nessun acquisto, e all’inizio di ottobre, 111 giorni, 10 partite e 8 punti dopo il suo arrivo, McClaren è stato esonerato. Dopo poche ore, sono arrivate le dimissioni di Doughty da presidente. Tra parentesi, il suo interesse nei confronti della squadra è diminuito a tal punto che il sabato preferisce seguire il figlio Michael, un discreto promettente giovane calciatore, in prestito al Crawley Town dal QPR, piuttosto che la squadra che possiede e ha gestito.

Il successivo ingaggio di Steve Cotterill, i cui risultati al Cheltenham Town, al Burnley, al Notts County e al Portsmouth gli hanno guadagnato la reputazione di grande combattente, mostrò che la politica del club, improntata inizialmente verso un ambizioso ottimismo si era rintanata verso un più pragmatico realismo, ma il miglioramento sperato non si è realizzato.

“La gente guarda la nostra squadra e dice che ha una delle migliori rose della Lega”, dice ancora Kenny Burns, “ma i risultati sono ben lontani da questa impressione. Contro il Southampton [0-3, nda] pensavo che avessero avuto un po’ di sfortuna; contro il Leeds United [0-4, nda] ho pensato che avessero fatto schifo. Alcuni giocatori non dovrebbero più vedere il campo, ma abbiamo una rosa talmente corta che non ci sarebbe più nessuno da far giocare. Contro il Leicester sono stati semplicemente al di là del bene e del male, una squadra che faceva finta di giocare al calcio. Ma nessun giocatore ha reso quanto può rendere, durante questa stagione”.

E, in effetti, la scorsa stagione il portiere Lee Camp e il centrocampista Lewis McGugan hanno giocato in maniera tale da attrarre l’interesse di più di un club di Premier League, e, con queste premesse, non è strano che l’unico giocatore del Forest la cui valutazione continua a aumentare, il difensore diciottenne Jamaal Lascelles, obiettivo dichiarato dell’Arsenal, che ha già offerto cinque milioni di sterline per il ragazzo, sia un giocatore che non ha mai giocato in prima squadra.

L’arrivo di rinforzi a gennaio è molto improbabile, con l’imminente disimpegno di Doughty dal club e la prospettiva di una retrocessione che renderebbe la situazione delle finanze del club ancora più preoccupante. Il Forest ha perso £10.8 milioni la scorsa stagione, e, dal momento che quest’anno il monte ingaggi è molto cresciuto e la media spettatori è calata rispetto all’anno scorso di almeno mille spettatori a partita (da 23.062 nel 2010-11 a 22.081 quest’anno) la situazione peggiorerà di certo. E il Forest, al 31 maggio 2011, doveva già £75.6 milioni al suo proprietario.

Pochi mesi fa al City Ground si facevano discorsi di promozione e di acquisti stellari. Ora Cotterill ammette che perfino la salvezza richiederebbe “un po’ di fortuna”, e le partite vengono giocate di fronte a un pubblico che sempre più spesso intona cori come “non siete degni di portare la maglia” e “vogliamo che torni il nostro Billy”.

“Non c’è altro che cupa depressione da parte dei tifosi, e tutto parte da allora”, scrive Burns, che è stato licenziato dal ruolo di “ambasciatore del club” che svolgeva al City Ground nei giorni della partita a causa delle critiche rivolte alla proprietà dalle colonne del Nottingham Evening Post. “La gente parla sempre dei giorni di quando giocavamo in Europa, ma è inutile illudersi, il Forest non tornerà mai più a quei livelli. Siamo una squadra di Championship, e anche solo essere questo, ora, sembra al di là delle nostre capacità”.

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Ecco, un articolo che riassume quanto è avvenuto dai nostri ultimi post a ora, usando come cupo bordone alcune delle cose che Kenny ha scritto sulle pagine della cronaca locale.

Va aggiunto, per amor del vero, che le prime partite sotto Steve Cotterill avevano mostrato qualche miglioramento. La prima, per esempio, giocata @ Middlesbrough contro una squadra in grande forma e in grande striscia, fu letteralmente dominata dai True Reds, che vinsero 2-0 mettendo in scena di gran lunga il miglior calcio della loro stagione. Ma, evidentemente, le qualità manageriali di Cotterill non sono state sufficienti per dare alla squadra la stessa motivazione e la stessa voglia di vincere in tutte le partite successive, e ora il Forest sembra entrato in una spirale di depressione e cattivi risultati che si alimentano a vicenda e dalla quale è difficilissimo uscire.

Va detto, come ho già anticipato, che molti dei commenti accusano l’articolo di essere troppo negativo.

Un tifoso, che si firma NottinghamFlower, per esempio, scrive che:

Burns mi sembra molto più un idiota depresso che l’espressione di quello che pensa il tifoso medio che si esprime attraverso Twitter, e questo articolo mi sembra che manchi di profondità di analisi.

Certo, la fiducia in sé dei giocatori è distrutta. La Championship è un campionato molto competitivo, e non c’è una squadra molto migliore delle altre. Soprattutto, non c’è una squadra molto peggiore delle altre. Il Leicester non ha una rosa migliore del Forest, e nemmeno Hull, o Middlesbrough, o Derby, ma loro hanno più fiducia. Sto guardando la partita tra Wolves e Birmingham, e davvero c’è pochissima differenza tra le squadre della Championship e le squadre “normali” della Premier League.

I tifosi del Forest hanno mostrato molta pazienza, sopportando su Twitter i profeti di sventura che sembrano sessualmente attratti dalla depressione e dal lamento cronico. Certamente la gestione di Doughty è stata cattiva, e per lungo tempo, ma molti club hanno una gestione discutibile, anzi, sono dei veri e propri bordelli, eppure vanno bene.

Ora, a un sacco di noi tifosi piacerebbe tagliarsi i coglioni per far dispetto alla moglie [cut off their noses to spite their faces right, per dire che vorrebbero essere retrocessi per dimostrare quanto fosse giusto il loro giudizio negativo su Doughty], e la perdita di fede è diventata endemica. Se pensate che andremo giù, andrete giù. Abbiamo bisogno soprattutto di cominciare a pensare positivamente.

Io penso che, di recente, Stan Collymore abbia fatto osservazioni molto giuste sulla gestione del club, e sulla necessità che il “Forest people” sia coinvolto nella gestione, e sul fatto che la crisi della squadra è molto più “esistenziale” e “di identità”, che “economica” o “relativa agli investimenti”.

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Altri osservano anche, con molto buon senso, che il Forest, storicamente, fino al 1977, È STATA una squadra di Seconda divisione, con occasionali puntate in Terza e ancora più occasionali puntate in Prima, e che solo gli irripetibili e indimenticabili anni di Clough danno ai tifosi dei Reds la falsa prospettiva che la loro squadra “meriti altro”.

Ma non tutto è ombra. Le imprese della squadra Under 18 nella Youth FA Cup, e, soprattutto, le meraviglie messe in mostra dal giovanissimo Bamford in quelle occasioni danno un pochino di speranza, soprattutto in prospettiva.

Ma, di ciò, in un molto prossimo post.

Rimane il fatto che, se è vero che un anno in Terza divisione non è un dramma (anche il Manchester City ha conosciuto quest’onta), lo è avere una squadra senza un progetto di management e senza dirigenza credibile (da maggio in poi, saremo senza dirigenza tout court), e è questa, ora come ora, la preoccupazione maggiore di chi scrive.

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