There and come back: come tornare dalla tana del lupo con qualche posizione in meno e qualche certezza in più.

Peccato peccato peccato. Il week end era cominciato nel peggiore dei modi: senza le reti nel finale di Cardiff City, Norwich e Swansea saremmo andati a Londra con cuore più leggero e classifica migliore, invece, nel breve volgere di 9 minuti (dall’85° in cui ha segnato Olofinjana per il Cardiff, fino al 4° di recupero al quale hanno segnato Beattie per lo Swansea e Holt per il Norwich) tre vittorie in extremis dei nostri avversari diretti ci hanno fatto scendere dal secondo al quinto posto senza battere ciglio, e il pareggio di Londra ci ha solo parzialmente risarcito, lasciandoci alla fine del calendario della giornata al quarto posto. È vero che ora abbiamo ancora due partite in meno di Swansea e Norwich, e ancora una in meno del Cardiff al secondo posto, ma, insomma, anche l’occhio che guarda la classifica vuole la sua parte.

Vediamo come Garry Birtles aveva presentato la sfida con la capolista sul Nottingham Evening Post, riempiendo di ottimismo i nostri cuori:

Penso che la partita sia un ostacolo più per il QPR che per noi: la squadra di Neil Warnock è prima in classifica, e la responsabilità e le aspettative sono tutte per loro. E, visto che guardano tutti dall’alto del loro primato, i loro tifosi si aspettano che vincano ancora.

Ma il QPR non è invulnerabile, soprattutto a Loftus Road. Mentre hanno ottenuto tre facili e confortanti vittorie nelle loro ultime tre trasferte, nelle ultime due in casa hanno pareggiato con il Bristol City e perso con il Watford. Sono piccoli scricchiolii che avranno ben seminato il dubbio nelle loro menti, alla luce della grandezza dell’obiettivo che si sono posti.

Se perdessero altri punti oggi, potrebbero cominciare a pensare di non essere imbattibili. Viceversa, se il Forest non vincerà la partita, avrà altre due partite da recuperare grazie alle quali poter proseguire la rincorsa alla promozione automatica. È come giocare a carte avendo due assi nella manica.

Il Forest farà anche il suo viaggio verso sud in una condizione di grande fiducia nei propri mezzi, dal momento che vengono da sei vittorie consecutive in campionato: oltre a ciò, la squadra di Billy Davies ha perso solo due punti nelle ultime nove partite. Sono entrati in forma esattamente al momento giusto: proprio in questa fase, invece, l’anno scorso il Forest aveva cominciato a scivolare.

Ma ora sembra di vedere la convinzione nei propri mezzi, tanta che, anche se domani i ragazzi dovessero perdere, la sconfitta non potrà intaccarla in modo decisivo, né cambiare le prospettive della squadra.

Io, allo stesso modo del manager, sono molto preoccupato di quello che potrebbe succedere se avessimo ancora qualche infortunio. Però questa è anche la mia unica preoccupazione riguardo alla squadra, ora come ora: in difesa, hanno concesso solo un gol nelle ultime quattro partite, e la ragione di ciò è il perfetto bilanciamento dei quattro difensori. La cosa che mi piace di Wes Morgan e di Luke Chambers è che difendono in maniera diretta e priva di fronzoli. Non si distraggono quando hanno il possesso di palla, non tentano di giocare passaggi improvvisi che cambino il fronte di gioco, potenzialmente pericolosi ma anche molto rischiosi. Tutti fanno il loro lavoro con forza e sicurezza dominante.

Sanno calciare, sanno colpire di testa, e, quando è strettamente necessario, sanno portare la palla con efficacia ai centrocampisti. In più, Chambers ha portato una possibilità ulteriore in attacco, con la sua abilità aerea sui calci piazzati. Una minaccia che Kelvin Wilson non era in grado di portare.

Le qualità di Chris Gunter sono sempre più evidenti ogni giorno che passa, mentre, nella fascia opposta, Paul Konchesky è in grado di avere un impatto forse anche superiore in termini di passo, equilibrio e minaccia offensiva.

Ma la cosa più incoraggiante è il numero di occasioni da rete che il Forest è in grado di creare.

Qualcuno potrebbe essere preoccupato del fatto che Lewis McGugan, un centrocampista, sia di gran lunga il nostro miglior marcatore, con undici reti. Ma ci sono un po’ di buone ragioni per questo, non ultima il fatto che il suo talento sia davvero esploso, ora che ha molto migliorato continuità e atteggiamento in campo. Di contro, gli attaccanti del club non è che facciano proprio consumare i referti. Ma questo deriva anche dal fatto che Davies spesso fa ruotare gli uomini di prima linea: anzi, a dire il vero li cambia quasi a ogni partita.

Dunque, il fatto che Robert Earnshaw  e Dexter Blackstock abbiamo segnato solo cinque reti a testa è parzialmente dovuto al fatto che sono partiti molto spesso dalla panchina. E se la stagione di Blackstock è finita in anticipo per colpa dell’infortunio, il suo sostituto ha certamente avuto un impatto molto positivo sulla squadra, dal momento che Marcus Tudgay ha già segnato cinque reti, con sole nove presenze.

E continuerà a marcare, dal momento che, nel Forest, ogni attaccante decente lo farebbe.

Uno dei momenti più belli e appassionanti della mia vita fu giocare in una delle edizioni del Forest più creative di tutti i tempi. Ovviamente John Robertson, era una legenda quando si trattava di mettere in area palloni da spingere in rete: se non eri in grado di mettere i suoi cross alle spalle del portiere, non eri degno di essere chiamato un attaccante. Ma avevamo anche Martin O’ Neill, Viv Anderson, Frank Clark e Bryan Gunn, più che capaci di consegnare tonnellate di palloni nei punti più caldi dell’area di rigore.

E questi erano solo i giocatori di fascia: c’era un sacco di creatività che correva anche lungo la spina dorsale della squadra. Per un attaccante, era una situazione fantastica.

E mi piacerebbe moltissimo giocare anche in questa edizione del Forest, per motivi simili. Oltre che Konchesky e Gunter, il Forest ha McGugan, Radi Majewski, Paul McKenna, Paul Anderson e Nathan Tyson, tutti giocatori che possono scolpire un’occasione da rete in un batter d’occhio.

E, in questa lista di nomi, McKenna è colui che merita una menzione speciale, per diverse ragioni: la scorsa stagione, al Forest è mancato in maniera atroce il suo capitano, tanto che, a mio modo di vedere, l’assenza dello Skipper fu la causa principale della loro mancata promozione. Questa volta, dovrebbero averlo a disposizione fino alla fine, fortuna permettendo.

Per me, tutti questi fattori convergono e contribuiscono a formare una squadra che, a prescindere dal risultato di oggi, può aspirare a vincere la Championship, a fine stagione.

E ho il vago sospetto che il QPR lo scoprirà a sue spese.

Be’, qualcosa il QPR deve aver capito, anche se non sapremo mai come sarebbero andate le cose senza l’espulsione di Raddi, eccessiva, forse, rivedendo il fallo al rallentatore, ma certamente giustificata dall’impressione che la sua entrata aveva fatto a velocità normale, e dalla sceneggiata napoletana (più nel senso di Alemão che in quello di Mario Merola) messa su all’impronta da Taarabt.

Ma vediamo un commento neutrale al match, quello della rubrica Cream of the Crop, dell’ottimo sito calcistico “The seventy two”.

Le due migliori squadre della Championship si sono incontrate domenica nella Capitale. Il QPR di Neil Warnock hanno provato le loro qualità durante tutta la stagione, ma questo è stato, finora, il loro test più probante. Billy Davies aveva condotto il Forest a sei successi consecutivi in campionato prima della loro visita a Loftus Road.

Il Norwich City ha avuto buona continuità di risultati nel corso di tutta la campagna, mentre il Leeds United si è trovato in alte posizioni di classifica dopo una partenza piuttosto inconsistente. Vale la pena notare la qualità delle due squadre gallesi, naturalmente, e anche Leicester City e Burnley sono a caccia di un posto nei play-off, con due terzi della stagione ormai passati. Però, tutto considerato, QPR e Nottingham Forest sembrano le squadre con le qualità più adatte per quei due anelati posti che garantiscono la promozione automatica dopo 46 partite.

Il primo tempo della seconda sfida tra le due squadre è stato un racconto scritto da due piedi destri e da due piedi sinistri: il sinistro di Tommy Smith, che ha scagliato un tiro a girare dietro Lee Camp per dare alla squadra di casa il vantaggio; il destro di David McGoldrick, che ha deviato una punizione dalla lunga distanza di McGugan per dare alla squadra ospite il pareggio; e, in mezzo a queste due prodezze, i due piedi di Radoslaw Majewski, lanciati contro le caviglie di Adel Taarabt, che hanno causato l’espulsione del giocatore polacco da parte dell’arbitro, Mark Clattenburg.

Il Forest ha iniziato la partita brillantemente, ma, con l’infortunio di Guy Moussi sempre pesante da sopperire, ha cominciato a cedere spazio a centrocampo alla dotatissima mediana di Neil Warnock: e l’espulsione di Majewski non ha fatto che esacerbare questo problema. Poi, l’espulsione del polacco ha galvanizzato il Forest, che ha avuto il suo momento migliore da lì all’intervallo, meritando ampiamente il pareggio.

Entrambe le squadre hanno fatto cambi all’intervallo: Ishmael Miller ha sostituito Smith per i Rangers, e Marcus Tudgay è uscito per Joel Lynch, terzino sinistro, che ha sostituito nello spot mancino difensivo del Forest Paul Konchesky, avanzato all’ala sinistra. Una manovra tattica interessante da parte di entrambi i manager, ma con Davies certo più contento del collega per il punto ottenuto. Nei primi dieci minuti del secondo tempo, i Cerchi hanno avuto il 66% di possesso palla, anche se non hanno messo su uno straccio di opportunità da rete. Solo un forte tiro di Alejandro Faurlin dal limite, saettato appena largo sul palo lontano, ha minacciato di portare guai a Camp.

Le due fonti di gioco più attese e temute dei Rangers sono rimaste tutto sommato silenti: Taarabt, ben controllato dalla sempre impressionante retroguardia del Forest, mentre Wayne Routledge ha sempre fatto fatica a trovare un po’ di spazio, nonostante l’inferiorità numerica degli avversari.
È stato, in effetti, uno dei classici esempi di forza irresistibile contrapposta a un peso inamovibile, come aveva già anticipato lo scontro di andata, il pareggio senza reti andato in scena al City Ground.

Nondimanco, i Rangers sono stati comprensibilmente più propositivi per la maggior parte del secondo tempo, ma solo per trovare gli spaziali Wes Morgan e Luke Chambers [Man of the Match, NDT] a difendere il cuore della difesa rossa. Quando alla fine, con quindici minuti da giocare, Luke Chambers ha sbagliato la sua prima intercettazione, Rob Hulse non è riuscito a concretizzare l’opportunità, e il minuto successivo Chris Gunter ha respinto di testa sulla linea il colpo di testa di Bradley Orr a Camp abbondantemente battuto, per la migliore opportunità di passare avuta dal QPR nel secondo tempo.

Il Forest, nella ripresa, ha messo in campo la velocità di Tyson e Anderson per tentare di rendere più fresco il suo approccio alla gara, e di portare più pericoli in contropiede, ottenendo soprattutto un tiro di Tyson poco fuori il palo vicino (l’angolo di tiro invero piuttosto stretto) dopo essersi scardinato su una palla passante veloce a due minuti dalla fine.

Warnock, d’altra parte, si è affidato soprattutto alla velocità di Miller sulla destra del suo schieramento per forzare la partita, ma Lynch, raddoppiato implacabilmente da Konchesky, sempre attento a coprire il giovane compagno, ha agevolmente contenuto la minaccia rappresentata dal prestito di West Bromwich Albion.

L’altro sostituto tra i Rangers, l’arrivo di gennaio Petter Vaagen Moen, ha avuto la migliore occasione durante il recupero, quando ha colpito di testa un invitante cross, spedendolo a lato nonostante il fatto che fosse stato lasciato completamente solo. Il fischio finale ha dato il via alla tipica celebrazione di Davis, eccessiva e autoassertiva, con corsa verso la tribuna degli ospiti, completamente esaurita, e indicazione dei suoi pupilli in chiaro segno di approvazione; anche Camp ha celebrato il punto come se fosse una vittoria.

Il Forest è migliorato moltissimo. A questo punto della scorsa stagione, il loro rendimento esterno si era disintegrato, e la bruciante sconfitta al Pride Park fu la marca più evidente delle loro difficoltà a viaggiare. Quest’anno, hanno trionfato a Derby e sono andati a prendere un ottimo punto a casa dei capoclassifica.

Insieme al QPR, rimangono la squadra migliore, la vera squadra da battere. Giocatori come Taarabt e Routledge, per tutta la campagna, non si troveranno più di fronte difese come quella costituita da Camp e dai suoi compagni, e possono guardare con fiducia alla possibilità di essere le lepri della divisione fino alla fine.

Alla fin fine, la migliore Championship degli ultimi anni promette di avere una conclusione davvero affascinante.

Ecco, c’è poco da dire. La prova di Chambers è stata mostruosa, a parte l’errore di cui si parla nell’articolo. Un muro costruito da genieri dell’Armata Rossa non avrebbe potuto opporre all’attacco del QPR una resistenza maggiore, e il premio di Man of the Match è stato il fin trppo giusto riconoscimento alla sua partita. A questo punto, forse, si può dire che la scelta di tenere a forza Kelvin Wilson a Nottingham, a dispetto della volontà dichiarata del giocatore di partire subito per la sponda cattolica di Glasgow, sia stata forse sbagliata: oltre a aver perso un giocatore tutto sommato non indispensabile alla corsa promozione, e certo non motivato, abbiamo perso anche la buonuscita che ci avrebbe garantito il Celtic, visto che Wilson andrà via a parametro zero a fine stagione.

E ora, appuntamento a prestissimo per la presentazione del prossimo match del Forest, domani sera @ Scunthorpe United, una trasferta molto più agevole di quella a Loftus Road ma non priva di insidie, come ha dimostrato la gagliarda prova degli Irons a Cardiff City sabato pomeriggio.

Nottingham Forest: Camp, Gunter, Morgan, Chambers, Konchesky, Cohen, Majewski, McKenna (C), McGugan (Anderson 68′) , McGoldrick (Tyson 74′), Tudgay (Lynch 45′)

Non entrati: Smith, Moloney, Adebola, Earnshaw

Ammonizioni: Tyson 88′; espulsioni: Majewski 23′

Marcatore: McGoldrick 26′



QPR: Kenny, Orr, Hill, Derry, Taarabt, Faurlin (Vaagan Moen 79′), Gorkss (Chimbonda 74′), Routledge, Connolly, Hulse, Smith (Miller 45′)

Non entrati: Cerny, Hall, Helguson, Shittu

Ammonizioni: Taarabt 48′, Gorkss 56′, Derry 61′

Marcatore: Smith 16′



Arbitro: M Clattenburg

Spettatori: 17,227

Posizione – Squadra – Giocate – DR – Punti

1 QPR 31 31 60
2 Cardiff 30 14 54
3 Norwich 31 10 54
4 Nott’m Forest 29 16 53
5 Swansea 31 11 53
6 Leeds 31 10 52
7 Leicester 31 1 48
8 Burnley 30 9 46
9 Millwall 31 9 46
10 Hull 31 4 45
11 Watford 29 10 43
12 Reading 30 11 42
13 Barnsley 31 -8 41
14 Coventry 31 -3 39
15 Ipswich 29 -2 38
16 Doncaster 29 -7 37
17 Derby 30 -3 35
18 Portsmouth 30 -5 35
19 Bristol City 31 -11 35
20 Middlesbrough 30 -5 33
21 Crystal Palace 31 -21 31
22 Sheff Utd 30 -21 28
23 Scunthorpe 28 -25 24
24 Preston 29 -25 21
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3 commenti

Archiviato in garry birtles column, stagione 2010-2011

3 risposte a “There and come back: come tornare dalla tana del lupo con qualche posizione in meno e qualche certezza in più.

  1. anonimo

    Beh dai però appunto per la autoconsapevolezza della squadra sto punto vale tantissimo, in dieci del 23esimo e sotto di un gol tra l'altro..
    Non so se firmeresti per i play off (data anche l'esperienza dell'anno scorso..) però vedo che si sta creando un buon margine tra voi e la settima, 5 punti con due partite in meno (o 6 con una partita in più dall'ottava)..

    Andrea
     

  2. No, non firmerei per i Play off, anche se sono convinto che li affronteremmo con un'altra convinzione, rispetto all'anno scorso, e anche se sono convinto che siamo più forti delle altre (immagino che, in caso di nostri play-off, sarebbe il Cheatdiff a andare su). Però la condizione fisica con la quale arriveremo a maggio è un po' un punto interrogativo, e, tutto sommato, ultimamente stiamo mostrando una determinazione che, ancora, non impedisce di pensare a una promozione diretta.

    L'anno scorso giocavamo meglio, in questo periodo (il QPR l'avevamo battuto 5-0, nello scorso gennaio), ma la determinazione mostrata in questo ultimo ciclo di partite è la più ferrea mostrata dal Forest da una quindicina d'anni a questa parte. 

  3. Federiconffc

    Mai più play-off 😦 l'anno scorso, ma soprattutto quattro anni fa…incubo tangerine o giallo-verde che sia…basta play-off!

    Perché Cheatdiff? O meglio, ho capito il gioco di parole con gli "imbroglioni gallesi"…ma mi spieghi come mai sono considerati tali? Perché nonostante avessero grossi problemi economici, hanno fatto uno squadrone (di prestiti) spendendo soldi che non haanno, giusto?

    Ma come è stato possibile?! La FA non è più inflessibile come un tempo? Che poi, squadre in ritardo con gli oneri fiscali/stipendi prendono subito 10 p.ti di penalità, e questi invece…non capisco, peso politico? O anche in England vale il "fatta la legge trovato l'inganno"?! Boh…

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