Il secondo posto e lo sconcertante boardroom del Nottingham Forest.

Vabbè, ormai lo sapete: siamo secondi, con due partite “in mano”, come dicono gli Inglesi quando si hanno dei recuperi da fare. Quella di sabato è stata la sesta vittoria di fila in campionato, una prestazione che al City Ground non si vedeva dal 2005-06, con sei vittorie di fila in League One ai danni di Doncaster, MK Dons, Chesterfield, Colchester, Tranmere Rovers e Yeovil, proprio in chiusura di stagione: una striscia che, però, non ci valse la qualificazione ai play-off, visto che i due punti ottenuti nelle ultime tre partite, quelle successive alla striscia, ci condannarono al settimo posto e a vedere gli spareggi alla tele: ce ne sarebbero voluti quattro.

Ricordiamo che, in campionato, nemmeno Brian Clough è mai stato in grado di ottenere sei vittorie di fila.

La partita, dopo il subitaneo vantaggio di Tudgay su manovra Konchesky-Cohen-Earnshaw è stata combattuta, con occasioni da una parte e dall’altra, come si suol dire: il Forest ha messo in mostra una manovra davvero piacevole, un gioco a terra con palla veloce e filtrante degno davvero dei Tricky Trees, orchestarta da un Majewski in calze francesine davvero da sollucchero, poi un’occasione di Earnie che era più facile mandare fuori che dentro, e anche un grandissimo Camp, soprattutto in occasione di uno svarione di Chambers che ha liberato solo in area Marvin Sordell e di un gran tiro d’incontro da fuori di Doyley: qui Lee è stato davvero gigantesco, e, secondo me, è indubbiamente uno dei tre migliori portieri inglesi; e ci sono state anche diverse proteste nei confronti dell’operato dell’arbitro: il Watford lamenta un paio di rigori non assegnati (il primo più sì che no, il secondo più no che sì, a vedere le immagini), mentre il Forest lamenta un rigore non assegnato e due farseschi fuori gioco fischiati contro Tyson: e, questa volta, il guardialinee era sicuramente un maschio.

Anche la partita di McKenna, il giocatore su cui c’erano più dubbi alla vigilia, visto che non partiva titolare da molto tempo, è stata molto buona. Una bella notizia, in attesa che torni Moussi a accatastare legname a centrocampo.

La prova di Konch, il nostro conchiglione, è stata buona, forse appena caratterizzata da un po’ di timidezza, come quando si è tirato indietro lasciando a Earnshaw un calcio di punizione dal limite per fallo su Raddy dalla D dell’area di rigore che sarebbe stato l’ideale per un sinistro come il suo: un 3 del Forest che sa tirare le punizie come le tira Konchesky non lo si vede al City Ground da voisapetechi.

Bene. Il secondo posto. Naturalmente, l’ingresso in zona pregiata ha sollevato un vespaio di commenti anche da parte di giornalisti e appassionati estranei al solito giro del Forest telematico; in particolare, oggi vorrei proporvi un’analisi pubblicata da Pan Riddle su Seventy-Two Blog, un blog specializzato in League Football (Championship, Lega 1 e Lega 2), che dedica un articolo al complesso rapporto tra Billy Wee Davies, il Board e i fan della squadra più assurda del mondo.

Molti tifosi del Nottingham vi diranno che gli piacerebbe un sacco avere il loro Abramovich o il loro Mansour. Ma lo dicono seriamente, voglio dire, per loro non è un sogno campato per aria, ma la descrizione della realtà come dovrebbe essere: sono convinti che, se ci si provasse un pochino, ci sarebbe la fila di miliardari (e, nel calcio attuale, per fare davvero la differenza a alto livello è indispensabile investire dieci cifre) disposti a comprare il loro club.

Date un’occhiata a Liverpool, West Ham, Blackburn, Everton, e perfino al Manchester United, e ditemi se l’intervento dei ricconi con zaini pieni di sterline è servito a qualcosa, o è stato controproducente. Poi, date un’occhiata alla situazione in cui sono venuti a trovarsi Leicester, Leeds, Hull City, Charlton, Southampton e Newcastle United, e sappiatemi dire. E il QPR, posseduto dal quinto uomo più ricco del mondo, Lakshmi Mittal: vabbè, sono primi in Championship, ma non è che la loro strada verso la gloria se la siano ancora comprata, a dire il vero.

Nigel Doughty, il presidente del Nottingham Forest dal 2002, e il suo maggiore azionista e finanziatore dal 1999, ha fatto certamente errori nei suoi 12 anni di partecipazione alle sorti del club, ma io sono ancora d’accordo con il vecchio detto, tra tanti diavoli, meglio quello che conosci. Io davvero non vorrei gentaglia come Peter Ridsdale, Sam Hammam o Milan Mandaric, intorno al club. Boughty si scottò brutalmente le dita durante gli infami due anni di David Platt come manager — ho i miei dubbi sul fatto che qualche tifoso del Forest possa mai perdonare Platt per quello che ha combinato durante il suo periodo al City Ground — e, certamente, la sua è stata ben lontana dall’essere una “decade d’oro” per il club, nonostante le ripetute promesse di PL football. Ma nessuno può negare che sia stata una decade di grande rigore e prudenza finanziaria.

Non mi addentrerò in profondità nelle cifre della situazione del club: prima di tutto, non le conosco bene, né conosco bene chi le conosce bene. Si dicono tante cose: Doughty ha investito milioni, ha prestato al club altri milioni, è senza un soldo, sta facendo un sacco di soldi con il club,… voglio dire, non lo so. Quello che so è che, secondo l’amministratore delegato Mark Arthur, “Doughty ha messo nel club cinque milioni di sterline all’anno negli ultimi anni”, e che “nella stagione 2009-10, l’impegno di Doughty nel club è stato di 13,4 milioni di sterline”.

E dovrebbe essere vero anche che Doughty ha investito “più di sessanta milioni di sterline in azioni e prestiti durante l’ultima decade”, e che, dunque, tutti i debiti del Forest sono nei confronti del suo proprietario. Ma, finché non ha intenzione di farsi da parte — cosa che egli non mostra assolutamente di voler fare — è un modello di sviluppo perfettamente normale e sostenibile, per un club di calcio, essere sostenuto finanziariamente da prestiti del presidente. Dove Doughty, invece, non segue il modello main-stream di gestione di un club è nel fatto che lui sceglie un manager e lo sostiene fin dove è possibile. Non lo cambia al primo volger di vento. Di quanti presidenti potete dire la stessa cosa? La pazienza è una virtù rara nel football, e rarissima nei presidenti di football, e, per un manager, la possibilità di esser lasciato in pace mentre costruisce un club dalle fondamenta è ancora più rara. Non ci sono formule magiche, nel calcio, anche se molti sembrano pensare che nominare un buon manager disponibile sulla piazza e spendere una vagonata di soldi porterà sicuramente al successo. Ancora una volta, vi invito a guardare al passato recente del Leeds United.

Qui e ora lo dico, Billy Davies è uno dei migliori manager del Paese, ma è anche uno dei più irrequieti, impulsivi e volitivi. Questo è sempre stato il suo maggiore ostacolo, più alto di quanto non siano stati i suoi successi finora. Ora, sembra che ci sia una specie di tregua fra Davies e Doughty, in particolare da quando è uscito il famoso articolo di Daniel Taylor sul blog del Guardian, lo scorso settembre, un pezzo che sembrava aver tirato fuori tutto il fango dall’acqua. Io pensavo seriamente che Davies se ne sarebbe andato entro Natale, e sembrava altrettanto chiaro che segnali in tal senso venivano da entrambe le parti in causa. La mancanza di ingaggi nella scorsa estate, il fiasco completo della campagna acquisti, fu un momento davvero imbrazzante per la squadra. E io sono convinto che se Davies fosse stato un po’ più discreto nelle sue uscite, la campagna acquisti sarebbe stata migliore: un manager in bilico, infatti, non è certo il miglior stimolo per aprire i cordoni della borsa.

La campagna acquisti ci porta dritti a parlare del terzo incomodo, Mark Arthur: l’inutile caccia estiva a Peter Whittingham del Cardiff e a Darren Pratley dello Swansea, le sue dichiarazioni alla BBC relative al fatto che i due sbavavano per venire a vestire il Garibaldi Red, furono davvero il punto più basso del 2010 del Forest. Come poteva non venire in mente, allora, la campagna abbonamenti del 2004, e il famoso slogan “noi ci crediamo seriamente nella promozione: e tu?” [penultimo posto e retrocessione in Coca1, NDT].

Il club ha seriamente messo alla prova la qualità della sua relazione con i tifosi nel corso delle ultime stagioni. Arthur è il responsabile della conduzione del club giorno per giorno, dal momento che è il braccio destro operativo di Doughty, e, bisogna dirlo, se esistesse davvero un responsabile principale per i fallimenti del club in tutti questi anni, questi non potrebbe essere altri che Arthur.

Detto ciò, questo è senz’altro il miglior Forest della decade di Doughty. Questa è la migliore chance di tornare in PL che il Forest ha avuto in questo decennio. E l’ingaggio all’ultimo secondo di Paul Konchesky come prestito d’emergenza per risolvere il famigerato “left back problem” è, indubbiamente, una grande dichiarazione di intenti. Questa squadra è abbastanza buona per essere promossa, in una maniera o nell’altra. Se avrà la profondità di rosa necessaria, quella chiesta sempre a gran voce da Davies, dipenderà anche da infortuni, squalifiche e condizione fisica. Ma sembra esserci davvero una ferma determinazione, una mentalità finalmente vincente e un’unità di intenti [il termine inglese togetherness è bellissimo e intraducibile] nel club che è davvero straordinaria, se si guarda alla storia recente del Forest: quello che andava un gol sotto e chinava la testa. Le reti in extremis contro Barnsley e Pompey sono la prova che questa è una squadra che non pensa mai di essere battuta.

Non sono ancora davvero eccitato: c’è ancora molta strada da fare: ma, prima di dare un giudizio definitivo sul modo in cui Doughty ha investito e Arthur ha gestito, aspettiamo l’estate.

Dai, c’è un altro clima. Anche l’anno scorso, anche dopo il 5-1 a West Bromwich Albion, non mi pareva che ci fosse questo clima di ottimismo, per quanto sempre cauto e pronto a prendere le distanze da sé stesso.

E la cosa davvero bella è che, per una volta, è la squadra, manager e giocatori, con il suo atteggiamento in campo e fuori, a dare coraggio ai tifosi, e non viceversa.
Nottingham Forest: Camp, Gunter, Morgan, Chambers, Konchesky, McKenna (C), Anderson (Tyson 63′), Cohen, Majewski (McGugan 79′),Tudgay, Earnshaw (Adebola 79′)

NE: Smith, Lynch, McCleary, McGoldrick, 

Ammoniti: Majewski 58′, Konchesky 75′, Tudgay 88′

Marcatore: Tudgay 1′



Watford: Loach, Hodson, Eustace (C), Taylor, Mariappa, Graham, Buckley, Doyley (Bennett 79′), McGinn, Sordell (Weimann 66′), Drinkwater (Whichelow 53′)

NE: Deeney, Gilmartin, Jenkins, Townsend

Ammoniti: Drinkwater 28′, Eustace 30′



Arbitro: G D Scott

Spettatori: 23.393 di cui ospiti: 1.592

Posizione-Squadra-Giocate-DR-Punti

1 QPR 30 31 59
2 Nott’m Forest 28 16 52
3 Cardiff 29 13 51
4 Norwich 30 9 51
5 Swansea 30 10 50
6 Leeds 30 8 49
7 Millwall 30 9 45
8 Leicester 30 -1 45
9 Watford 28 12 43
10 Burnley 29 7 43
11 Reading 29 12 42
12 Hull 30 3 42
13 Barnsley 30 -8 40
14 Ipswich 28 -2 37
15 Doncaster 28 -5 37
16 Coventry 30 -4 36
17 Derby 29 -1 35
18 Bristol City 30 -9 35
19 Middlesbrough 29 -4 33
20 Portsmouth 29 -7 32
21 Crystal Palace 30 -20 31
22 Sheff Utd 29 -21 27
23 Scunthorpe 27 -24 24
24 Preston 28 -24 21
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Archiviato in stagione 2010-2011

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