La prima follia di Sven Goran, ovvero l’eroe dimenticato dell’Inghilterra

Per Brian Clough era "titolare fisso" nella squadra ideale dei migliori tra tutti i giocatori che aveva allenato; guidò la difesa inglese — annullando, tra gli altri, Van Basten e Klinsmann — nel miglior mondiale dell'Inghilterra dopo il 1966, e fu nominato miglior difensore del torneo, oltre che considerato quasi unanimemente il miglior difensore del mondo;  è stato giudicato il miglior difensore inglese dell'era moderna in un sondaggio fatto su internet tra tifosi e appassionati; eppure, quando si parla della crisi dei difensori inglesi, della scarsa qualità che riescono a esprimere, si citano sempre Tony Adams e Terry Butcher come esempi dei "tempi d'oro", e mai lui.

Cerchiamo di rendere giustizia di questa dimenticanza dedicando un paio di articoli al più forte difensore centrale che il Forest abbia mai avuto, insieme, probabilmente, a Kenny Burns: ladies and gentlemen, from Hackney, London, Deeeeeees Walker!

Cominciamo dando conto di una singolare ma acuta analisi fatta da un giornalista inglese su Squidoo, che imputa a Sven Goran Eriksson, che impose l'acquisto del difensore alla sua squadra di allora, la Sampdoria, la rovina della carriera internazionale di Walker.

È singolare come la storia ricordi con più gentilezza certi giocatori invece di certi altri.

I nomi di Tony Adams e di Terry Butcher vengono tirati fuori continuamente nelle discussioni sulle grandi nazionali inglesi dell'età moderna, mentre Des Walker, a loro contemporaneo e di gran lunga superiore, viene generalmente ignorato da molti appassionati.

Non bisogna dimenticare che Walker, durante un cero periodo della sua carriera — certamente durante i suoi fasti a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90 — fu considerato il più forte centrale del mondo, una fama che nessun altro difensore inglese aveva avuto sin dai tempi di Bobby Moore, e che nessuno ha raggiunto in seguito.

Può darsi che fosse per il suo carattere riservato, restio a concedersi ai media; può darsi che fosse perché non ha mai giocato per i club più "sexy", quelli di Londra e quelli del nordovest dell'Inghilterra; può darsi, soprattutto, che sia stato perché è stato reso improvvisamente un ex giocatore dell'Inghilterra dall'insensato abuso perpetrato ai suoi danni da un viscido Dongiovanni svedese, che avrebbe, tra l'altro, causato ulteriore vasto danno, in seguito, alla nazionale dei Tre Leoni.

Qualunque sia la ragione della sua sottovalutazione, questo articolo è un tributo a Des Walker, il miglior difensore inglese dell'era moderna.


C'erano una volta, non tanto tempo fa, i difensori inglesi, che rispondevano quasi tutti allo stereotipo del giocatore "carne e patate": un piatto molto semplice e sostanzioso.

Pensate a Phil Thompson, pensate a Terry Butcher, pensate ai due Dave Watson. O pensate a Alvin Martin, a Mark Wright, a Tony Adams… sono sicuro che, a questo punto, vi sarete fatti un'idea.

Ottimi giocatori da squadra di club, tutti d'un pezzo. Forti, risoluti, possenti nel gioco aereo, e con una sorta di mantra interiore tutto "sangue e fegato" davvero ammirevole. Ma, detto tutto il bene che si possa dire di loro, va aggiunto anche che ciascuno di essi era lento, troppo "verticale" nel suo gioco, e, come conseguenza, orribilmente soggetto a figuracce quando messi a confronto con i migliori attaccanti del mondo.

L'abbiamo visto ai mondiali del 1986, quando Maradona fece sembrare il nostro duo difensivo, Butcher e Fenwick, una coppia di orrendi pezzi di legno, quando girò loro intorno senza rallentare nemmeno il passo, nella strada per andare a segnare il suo "gol del secolo" nei quarti di finale.
E l'abbiamo visto ancora più nitidamente a Euro '88, quando l'attaccante dell'Olanda, Marco Van Basten, prese in giro con una mano sola la nostra linea difensiva boscaiola formata da Tony Adams e Mark Wright, mettendo a segno senza sforzo una memorabile tripletta.

Fortunatamente per l'Inghilterra, c'era in rampa di lancio un valoroso purosangue che si sarebbe mostrato la soluzione a questo problema. Un londinese schivo, freddo, riflessivo, dal nome di Des Walker. E perfino Van Basten sarebbe incocciato in questo ostacolo insuperabile, lungo la sua strada.

Walker non è stato un ragazzo prodigio. Fu rilasciato alla fine dell'accademia dal suo club giovanile, il Tottenham Hotspurs, e fu preso in carica dal Nottingham Forest. Anche in questo club la sua strada per la prima squadra non fu rapidissima, visto che Brian Clough, suo grande mentore, lo utilizzò all'inizio come terzino di riserva, per impiegarlo come difensore centrale solo a partire dalla stagione 1985-86, quando Des aveva ormai 21 anni.

Nei successivi cinque anni, Walker si affermò come probabilmente il migliore e più popolare giocatore della storia del Forest. Un colosso difensivo dotato di corsa da gazzella e di straordinario vigore atletico, che aiutò in maniera decisiva il Forest a tornare tra i primi quattro club d'Inghilterra.

Ma Walker non era solo il suo straordinario passo: poteva leggere in maniera brillante il gioco di una partita, aveva un temperamento freddo e inscalfibile alle provocazioni, era capace di contrastare con precisione chirurgica. La sua capacità di recupero era talmente prodigiosa che, pur giocando da difensore centrale, gli veniva richiesto di coprire tutta la parte destra del campo, e di fungere da vero e proprio paracadute per i compagni in difficoltà; e, nella convinzione di stare cantando le lodi di un giocatore superiore a qualunque attaccante nel quale il Forest potesse imbattersi, "you'll never beat Des Walker" divenne il coro più frequentato dai tifosi Reds. E, più spesso che no, era un coro perfettamente rispondente al vero.

Dopo il disastro di Euro '88, l'Inghilterra si trovò nella necessità di cercare un'altra direzione, e la convocazione di Des Walker fu la naturale conseguenza della voglia di rinnovamento. Des divenne rapidamente una delle prime scelte nel team-sheet di Brian Robson, e giocò un ruolo determinante nel conquistare ai Bianchi la qualificazione al mondiale del 1990, sempre in tandem con il solido e affidabile Terry Butcher nel cuore della difesa. Butcher si sarà anche guadagnato i titoli di testa dei tabloid con la sua maschera di sangue durante la partita decisiva dell'Inghilterra giocata contro la Svezia a Stoccolma, ma fu Walker il vero eroe della serata, con una prestazione a dir poco monumentale.

È un peccato che la campagna inglese a Italia '90 sia ricordata soprattutto come l'incoronazione definitiva di Paul Gascoigne, perché — anche se Gazza indubbiamente sciorinò momenti di grande gioco — nessuno può mettere in dubbio che sia stato Des Walker la vera stella del torneo inglese.

Anche se giocò sempre patendo le conseguenze di una botta fortissima, gentile omaggio di un takle crudo e codardo di John Aldrige nell'1 a 1 di apertura contro la Repubblica d'Irlanda, Walker giocò in maniera imperiosa ogni singolo minuto delle sette partite dell'Inghilterra, alla fine delle quali ai Bianchi fu crudelmente negato l'accesso in finale dalla sconfitta ai rigori contro la Germania.

Perfino considerando il suo impeccabile standard di gioco di quel periodo, che gli consentì di annullare il centravanti tedesco Jurgen Klinsmann in semifinale, Walker probabilmente giocò la partita della sua vita nella partita del gruppo di qualificazione contro l'Olanda, quando cancellò dal campo la nemesi inglese Van Basten, come al formidabile centravanti non era mai capitato nel corso della sua carriera internazionale.

Il maestro olandese, il terrore delle difese mondiali, semplicemente non tirò un solo calcio al pallone. Non poté mai superare Walker, non poté intimidirlo, e non poté nemmeno superarlo in velocità. Fu una masterclass sull'arte di difendere, un contrasto davvero stridente con quanto era avvenuto solo due anni prima.

Walker non giocò mai meglio di quanto non fece durante quel mese d'estate del 1990, quando sembrava davvero che nessuno avrebbe mai potuto superare Des Walker. Il torneo non vide difensore migliore di lui, e Walker cominciò a essere — giustamente — considerato il miglior difensore del mondo. Fu nominato nella mitica "squadra ideale" del torneo dalla FIFA, e, per la prima volta nella storia, i migliori club della Serie A cominciarono a far lampeggiare il loro libretto degli assegni di fronte agli occhi di un difensore inglese!

Walker rimase al Forest per altre due stagioni — abbastanza per conoscere la sofferenza crudele di realizzare un auto-gol decisivo contro gli Spurs nella finale di FA Cup del 1991, e per segnare il suo unico gol in una partita ufficiale (su oltre 700 presenze) contro il Luton Town, nel New Year's Day Match del 1992.

Durante tutto questo tempo, Walker rimase la pietra angolare della difesa dell'Inghilterra sotto la disastrosa direzione di Graham Taylor, e fu uno dei pochi giocatori a salvarsi dall'ignominia durante Euro '92, tanto da essere ingaggiato proprio appena dopo la fine del torneo da una delle maggiori squadre della Serie A di allora, la Sampdoria, per un corrispettivo a prezzo di saldo, un milione e mezzo di sterline, a causa di una clausola contenuta nel suo contratto.

Aveva 25 anni, era ancora lontano dal suo picco di rendimento, e, dato che la Serie A era l'unico palcoscenico che contava davvero, allora, a livello internazionale, tutto faceva pensare che Walker avrebbe potuto cementare il suo posto tra i grandi difensori centrali di tutti i tempi. Ma no. In qualche modo, la carriera di Walker prese una direzione sbagliata, da questo punto in poi, e bisogna davvero ringraziare la follia tattica di un allenatore svedese relativamente sconosciuto, Sven Goran Eriksson, per questo.

Per ragioni che solo lui potrebbe — forse — spiegare, Eriksson decise ridicolmente di utilizzare un difensore centrale destro di piede come terzino sinistro. Un ruolo che non era assolutamente nelle sue corde, e che Walker, quando firmò per la Sampdoria, certamente non pensava di dover ricoprire; e Des divenne improvvisamente sperduto, insicuro, confuso e, soprattutto, per la prima volta nella sua carriera, inviso ai tifosi.

L'aspetto più triste dell'incubo italiano di Walker fu il suo repentino calo di forma con la maglia della nazionale inglese, e non aiutò di certo il fatto che la squadra fosse speditamente diretta verso l'abisso, in un tentativo patetico e balbettante di qualificarsi per la Coppa del Mondo del 1994. Walker soffrì anche il fatto di essere l'ultimo uomo di una squadra allo sbando, e la sua prestazione fu francamente orribile, soprattutto nelle partite decisive contro l'Olanda e la Norvegia. L'Inghilterra non riuscì a qualificarsi, e, anche se nessuno, allora, avrebbe potuto immaginarlo, la carriera internazionale di Des Walker terminò, a soli 27 anni.

Lo Sheffield Wednesday lo pagò 2,7 milioni di sterline per portarlo indetro dall'Italia, e, per otto stagioni, divenne per gli Owls quello che era stato per il Forest: il miglior difensore centrale nella storia del club. Anche se non era più così veloce, era, tuttavia, veloce più che abbastanza, e la sua lettura del gioco si era fatta via via più affilata con il passar del tempo: insomma, in un club avviato ormai inesorabilmente verso il declino era un vero e proprio gigante.

Anche se Walker non era più così forte come prima di passare per il tritacarne di Eriksson, è davvero ridicolo il fatto che non gli sia stata più concessa una possibilità con la maglia dell'Inghilterra, quando, all'epoca, Terry Venables era solito distribuire caps in maniera imbarazzante, come se fossero confetti di nozze, e quando, soprattutto, raccolse sotto i Tre Leoni una vera e propria armata Brancaleone di difensori, compresi tizi come Neil Ruddock, John Scales, Colin Cooper, David Unsworth e Steve Howey.

Continuò a prestare i suoi servigi allo Wednesday fino ai suoi trenta inoltrati, giocando più di 300 partite, e, alla fine, andò a trascorrere gli ultimi spiccioli di carriera, con grande eleganza, là dove era cominciata, nella sua casa spirituale, il City Ground: aiutò il Forest a raggiungere i play-off della Championship nel 2003, e nel 2005 gli fu garantito un meritatissimo testimonial, la partita d'addio con la quale si tributa ai grandi giocatori inglesi che si ritirano. Secondo lo stile del giocatore, l'incasso fu devoluto in beneficenza, senza alcuna fanfara.

E così, come dovremmo ricordare Des Walker?

Il test supremo, per la grandezza di un giocatore di calcio, è la Coppa del Mondo, e è un test che la maggior parte dei nostri cosiddetti grandi giocatori ha sempre fallito. Non così Des Walker. Nel 1990, fu il migliore tra i migliori, un difensore del 21° secolo che giocava alla dine del 20°, anni avanti rispetto ai suoi tempi.

Oggi Walker sarebbe un giocatore da 30 milioni di sterline, e sarebbe titolare inamovibile dell'Inghilterra. Rio Ferdinand, John Terry e il resto dei difensori attuali hanno le loro qualità, e i loro fan, ma, francamente, non c'è un altro Des Walker.

I tifosi del Forest, con i loro canti, avevano ragione: anche se solo per una sola breve stagione, you could never beat Des Walker.

Ecco. Non so a voi, ma a me i pezzi sulla storia del football, e sulla storia del Forest e dei suoi eroi in particolare, non piacciono se non hanno un sano fondo di commozione e di patetismo, e questo mi sembra che ne abbia a sfare.
A questo punto, dando appuntamento a un prossimo post nel quale tracceremo con più precisione le vicende dell'avventura di Walker al City Ground, vi lascio in compagnia delle immagini del testimonial di cui l'articolo che vi ho tradotto sopra ha parlato nella sua conclusione, con il pubblico del Trent End che canta al suo eroe "you'll never beat Des Walker".

Io non so se avremo più un difensore forte come Des: so solo che, se mai ce l'avremo, vorrà dire che saremo tornati a essere davvero grandi.

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6 commenti

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6 risposte a “La prima follia di Sven Goran, ovvero l’eroe dimenticato dell’Inghilterra

  1. anonimo

    Non parlarei di ''patetismo'',ma certamente le storie che racconti,come quest'ultima,indubbiamente 'belle' perchè coinvolgenti,particolari e interssanti,lasciano alla fine una sensazione inspiegabile di tristezza,di un non so che,che non riesco a spiegare.
    Un senso anche di fatalismo,perchè pensi 'se fosse andata diversamente…..','se solo magari non fosse accaduto questo….chissà'.
    Ma la vita non va mai come vorremmo.Ai più fortunati qualche volta capita,altri semplicemente hanno un diverso destino evidentemente,se di destino si può parlare.

    Tristezza mi fa anche quel City Ground mezzo vuoto per il suo testimonial,come la notizia dell'arresto di un Walker ubriaco poche ore dopo quel match.
    Commoventi,proprio perchè in quel contesto,che è il funerale di un calciatore,il canto dei tifosi Reds.Risuona come l'ultimo omaggio a un calciatore che già non c'è più,a quello che è stato e che poteva essere se solo non fosse nato come uno dei figli minori della Vita,nonostante tutto.

    MAN U fan

  2. Brian, è che siamo dei fottuti sentimentali…
    ( come direbbe l'altro Brian, quello vero…)

    Abbiamo bisogno di emozionarci un po, ogni tanto o spesso…..
    altrimenti non "perderemmo" tempo col calcio inglese e seguiremmo solo quello autarchico  (bleah!)

    Grazie per l'ennesima perla che ci hai regalato…

    (comunque l'insensato abuso perpetrato ai suoi danni da un viscido Dongiovanni svedese  è grandioso!)

  3. Grazie a entrambi!

    Lopo, l'originale è "the nonsensical meddlings of a slippery, Swedish lothario ". L'inglese è meravigliosamente sintetico, perché ha un vocabolario sterminato che rende con un'unica parola sfumature molto precise di sentimento e di qualità di azione, ma pero di averne reso lo spirito!

  4. anonimo

    Davvero gran bel pezzo, BC63. Mi domando, comunque, se una cosa del genere potrebbe succedere anche oggi, in degli anni in cui i grandi campioni internazionali sono probabilmente più conosciuti al grande pubblico di quanto non lo fossero vent'anni fa. 
    Esempio: una grande squadra italiana compra Vidic (tranquillo MAN U fan, non succederà mai ) ma l'allenatore lo fa giocare completamente fuori ruolo, e lui non rende. 
    Ad essere contestato non sarebbe molto di più l'allenatore, piuttosto che il giocatore? Anche mediaticamente intendo..

    Andrea

  5. Casi così clamorosi, probabilmente, non potrebbero più succedere. Ma casi analoghi, di giocatori impiegati male da squadre che non li conoscono appieno, secondo me ci sono ancora: penso solo al caso di Diego alla Juve.

  6. anonimo

    Già, e sempre per restare alla mia Juve si può citare il caso ancora più clamoroso di Henry messo terzino (anche se non era ancora affermatissimo, quindi è un errore meno grave rispetto a quello che riguarda Walker).

    Andrea

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