Archivi del mese: novembre 2010

No passion, no desire.

Per un commento approfondito do appuntamento a domani. A caldo, dopo aver visto la partita, posso dire che è stata di gran lunga la peggiore partita del Forest quest'anno. La formazione iniziale è apparsa sbagliata, molti giocatori davvero sotto tono (the Moose in versione schifida) altri impresentabili (Adebola, anche se la sua sofferenza è durata poco: è uscito per infortunio al 37°…), altri nervosi e troppo leggeri per reggere l'urto del centrocampo del Leicester, possente e quasi sempre vincente nelle palle contrastate (Cohen e Bertrand).

Ingiudicabile esordio di Ramsey, entrato a mezz'ora dalla fine, anche se ha fatto un paio di belle cosine. Forse poteva entrare all'intervallo al posto dell'insufficiente Cohen.

Ora, come al solito, si ricomincia, sabato, con una partita difficile contro un Bristol City più in palla di quanto non dica la sua classifica.

Nottingham Forest: Camp (C), Gunter, Morgan, Chambers, Bertrand, Moussi, Cohen (Ramsey 61°) McGugan (Tyson 69°), McCleary, Anderson, Adebola (Earnshaw 37°)
NE: Smith (GK), Majewski, Wilson, Tudgay,
Ammonizioni: Cohen 24°, Bertrand 45+1°

Leicester City: Weale, Gallagher (Waghorn 89°), King, Naughton, Wellens, Abe, Davies, Hobbs, Cunningham, Vassell (Dyer 72°), Bednar(Howard 80°)
NE: Morrison, Oakley, Fryatt, Logan,
Marcatore: King 59°

Arbitro: M Oliver
Spettatori: 24,659 

    Giocate DR P
1 QPR 19 26 41
2 Cardiff 19 14 36

3 Swansea 19 8 33
4 Derby 19 10 30
5 Norwich 19 5 30
6 Coventry 19 4 30

7 Burnley 19 7 29
8 Leeds 19 0 29
9 Nott'm Forest 19 4 27
10 Doncaster 19 1 27
11 Reading 19 6 26
12 Barnsley 19 -5 26
13 Portsmouth 19 -1 25
14 Leicester 19 -7 25
15 Watford 19 2 24
16 Millwall 19 0 24
17 Ipswich 19 -5 24
18 Bristol City 19 -6 23
19 Hull 19 -6 22
20 Sheff Utd 19 -11 22
21 Scunthorpe 19 -9 20

22 Crystal Palace 19 -12 20
23 Middlesbrough 19 -10 18
24 Preston 19 -15 15

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Il derby con le Volpi.

Stasera, trasferta a Leicester – The Walkers Stadium.

La partita tra Leicester City e Nottingham Forest è un po' uno di quei "derby asimmetrici" di cui la storia del calcio è piena. Non so, penso a partite come Monza-Milan, o Empoli-Fiorentina: partite che per una squadra rappresentano l'avvenimento clou di una stagione, o di un decennio, e per l'altra rappresentano, invece, per bene che vada, un episodio di qualche interesse in una stagione ben altrimenti complessa e ramificata, e con ben altre rivalità a occupare la mente e i discorsi dei tifosi.

Nel nostro caso, infatti, si può ben parlare del corrispettivo calcistico delle amicizie non ricambiante delle scuole elementari: per i tifosi del Leicester City la partita contro il Nottingham Forest È il derby, la partita più importante in assoluto, quella la cui data si va subito a vedere quando escono i calendari, negli anni in cui le due squadre condividono la lega, quella che vale una finale di coppa; mentre per noi la vera rivalità (questa, invece, del tutto ricambianta) è quella con il Derby County. Il Leicester City è un po' il parente povero delle East Midlands, insomma. Si preparano tutto l'anno una partita che la maggior parte dei tifosi del Forest sarebbe benissimo disponibile a perdere se questo potesse in qualche modo danneggiare anche minimamente le sorti del Derby County.
E questo fatto di non riuscire nemmeno a essere la squadra più odiata dai tifosi della squadra che odiano di più, vi assicuro, li fa uscire fuori di matto.

Ad ogni modo, i motivi di interesse per questa partita sono parecchi: anzitutto, naturalmente, gli arrivi in prestito che hanno arricchito le due compagini: Tudgay e Ramsey da parte nostra, Chris Kirkland, forte portiere di scuola Liverpool, e Roman Bednář, punta del WBA, di cui si era parlato anche per un prestito al Forest dopo l'infortunio di Blackstock, dalla loro.

Proprio per Ramsey, il nostro Gaffer ha fatto un'eccezione alla sua idiosincrasia per i prestiti a breve termine, a suo giudizio — non a torto, a mio avviso — destabilizzanti per gli equilibri di squadra: ma se Ramsey gioca all'80% del suo livello nel Forest per un mese e mezzo o due, potrebbe davvero darci una posizione invidiabile per la volata finale.

Poi, la presenza sulla panchina delle Volpi di Sven Goran Eriksson, ex guru svedese ora piuttosto bollito, che ha la faccia, se mi è permesso il paragone, di uno più aduso ai siti per scambisti che a quello di Fourfourtwo; Sven è ben noto a Nottingham per il suo breve e non troppo glorioso passaggio ai Pies, ma è stato pur sempre in grado di risollevare parzialmente il Leicester City dopo il disastroso inizio che è costato il posto a Paulo Sousa.
Il rendimento del Leicester City con lo Svedese è sempre altalenante (quattro vinte, due pari e tre perse), ma per lo meno ora i Foxes sono in grado di qualche buona prestazione: di particolare soddisfazione per noi (giusto per ribadire quale sia la nostra vera gerarchia di antipatie) la vittoria contro il Derby di un paio di settimane fa, che ha interrotto la rincorsa alla testa dei bianchi di Clough (ah, che dolore questa successione di termini).

La brutta sconfitta a Bristol City del 20 novembre, però, nell'ultimo turno di campionato, ha dimostrato come i Blues siano ancora una squadra piuttosto fragilina, e ancora lontana da un rendimento accettabile in chiave promozione.

Si tratta di una partita di pronostico apertissimo: se noi giocassimo come sabato contro il Cardiff, probabilmente saremmo in grado di far nostra la posta intera, ma va detto che, fuori casa, abbiamo giocato come contro il Cardiff solo una volta, nell'ultimo anno: per l'appunto, nella partita contro il Cardiff.
D'altra parte, come detto, il Leicester è il prototipo della "squadra altalenante", imprevedibile.

Se proprio dovessi scommettere, direi anch'io, come Alan, il bravissimo gestore di NFFC blog, che in questa situazione di equilibrio instabile la differenza a nostro favore la potrebbero fare i nuovi arrivati, ma scommetterei pure, proprio come fa Alan, che Billy Davies non rischierà i due nuovi dall'inizio, preferendo fare prudente affidamento sull'undici iniziale di Cardiff.

(Anche perché la coabitazione tra McGugan e Ramsey, che giocano più o meno nello stesso ruolo, penso che avrà bisogno di un po' di preparazione tattica preliminare, anche se un'altra scuola di pensiero, forse non del tutto disprezzabile, soprattutto a questi livelli, afferma che se hai giocatori così forti li devi far giocare qualunque cosa succeda: proprio la scuola che ha portato alla rovina l'Inghilterra, incapace di accettare l'incompatibilità tattica tra Lampard e Gerrard).

Un'ultima curiosità: Mourinho e Guardiola, supportati dalla Liga, hanno protestato ferocemente contro il posticipo del derby delle East Midlands, che va a gettare un'imponente ombra mediatica sulla Clásica, e che va a sottrarre legioni di spettatori e di sponsor alla baracconata blancoblaugrana; d'altronde, questo sistema di telefootball non l'abbiamo inventato noi: chi più l'ha voluto, ora ne paghi le conseguenze.

Per quanto riguarda i Reds, sempre in dubbio Kelvin Wilson, Paul McKenna, Paul Anderson e Robert Earnshaw; fuori, naturalmente, Blackstock e anche McGoldrick.
Per il Leicester l'unico dubbio riguarda Andy King, uscito nella partita contro il Bristol City per problemi alla coscia.

La scorsa stagione fu caratterizzata da ampie vittorie per la squadra di casa: 5-1 per il Forest al City Ground, con hattrick di Earnie e gol di Anderson e Adebola, e 3-0 per i Foxes allo Walkers Stadium, con reti di Bruno Berner, Paul Gallagher e Andy King.

Tra i giocatori che hanno vestito entrambe le maglie, il più celebre è certo Gary Mills, uno degli eroi del Bernabeu, cui abbiamo dedicato un post. Arrivò ai Foxes nel 1994, e fu uno dei membri della squadra che riuscì a ottenere la promozione in Premier, attraverso i play-off. Tra l'altro, avevamo lasciato Mills come allenatore-giocatore del Tamworth, alla bella età di 48 anni: quest'anno ha definitivamente abbandonato il calcio giocato (di gran lunga l'ultimo tra i campioni d'Europa del Forest), e è passato a allenare lo York, squadra di Blue Square Premier Division, che sta conducendo in una posizione di metà classifica.

I precedenti sono in parità: 37 vittorie a testa su un totale di 97. Noi abbiamo vinto solo uno degli ultimi cinque scontri diretti, quello dell'anno scorso al City Ground, appunto.
Due ultime statistiche: la prima che non dice parole incoraggianti sulla nostra concentrazione: abbiamo subito nel primo tempo 12 delle 16 reti che abbiamo preso; un po' più di capacità di entrare subito nella partita aiuterebbe enormemente il nostro rendimento.
La seconda, corrispettiva alla prima, è più rassicurante per quanto riguarda la nostra determinazione: 10 dei nostri 27 punti li abbiamo raccolti da partite nelle quali siamo stati in svantaggio.

Forma recente (ultime cinque partite):

Forest (8 punti su 15)
Cardiff (A) vittoria 2-0
QPR (H) pareggio 0-0
Coventry (H) vittoria 2-1
Watford (A) pareggio 1-1
Portsmouth (A) sconfitta 1-2

Leicester (10 punti su 15)
Bristol City (A) sconfitta 0-2
Derby (H) vittoria 2-0
Sheffield United (H) pareggio 2-2
Barnsley (A) vittoria 2-0
Preston (H) vittoria 1-0

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Arrivi sul filo di lana.

Proprio all'ultimo momento, poco prima della chiusura della finestra per i trasferimenti dei prestiti, il Forest ha messo a segno due "colpi", pur se a brevissimo termine.

Dallo Sheffield Wednesdey arriva Marcus Tudgay, come prestito di emergenza dopo il grave infortunio di Blackstock. Centravanti molto mobile e non certo possente, può giocare anche da esterno avanzato in un 4231. È stato fissato anche un prezzo di riscatto da esercitare nella finestra di gennaio, per una somma, pare di mezzo milione di sterline.

Tudgay ha esordito nel Derby County nel 2001 (un altro incrocio, l'ennesimo, tra le due squadre delle East Midlands), e ha giocato con le Sheeps fino al 2006, quando si è trasferito, prima in prestito e poi a titolo definitivo, ai Mercoledì della Città dell'acciaio. Non è un giocatore continuo, né un grandissimo realizzatore, ma ha momenti di buona efficacia e è un discreto all around, la classica seconda punta che funziona al meglio con una prima punta di peso (la sua migliore partnership, in questo senso, è stata quella con Deon Burton, proprio allo Sheffield Wednesday). Quest'estate era stato avvicinato al Blackpool, e un'offerta officiale per la punta proveniente dal Burnley, sempre quest'estate,  era stata rifiutata ma, evidentemente, qualcosa si è rotto nel rapporto tra Marcus e Alan Irvine, oppure il suo rendimento di quest'anno (17 presenze con due reti) è stato ritenuto inferiore alle attese. La cosa migliore, per il Forest, è che, di solito, Tudgay dà il meglio di sé nei periodi di prova, come ha fatto con lo Sheffield Wednesdey: nel periodo di prova, fu decisivo nel garantire al club la permanenza in Championship, segnando anche una rete contro lo stesso Derby County nella partita decisiva per la sopravvivenza degli Owls, all'ultima giornata. La carriera di Tudgay parla di 280 presenze in partite di lega, con 65 reti.
Insomma, non un acquisto crack, non l'uomo che cambierà il Forest, ma un ottimo professionista il cui rendimento, tra l'altro, potrà essere valutato con calma in questi mesi.

Il secondo acquisto è molto più affascinante: si tratta di Aaron Ramsey, a detta di molti il miglior giovane centrocampista britannico. Verrà a Nottingham fino al 3 gennaio, per recuperare forma e ritmo partita. Ramsey, come Earnshaw e Chris Gunter, viene dal vivaio del Cardiff City, dove ha esordito in partite di Lega nell'ottobre del 2007, entrando al posto di Jimmy Floyd Hasselbaink, prima ancora di firmare un contratto da professionista, cosa che fece solo nel dicembre del 2007. I tifosi gallesi lo chiamavano Rambo, per la sua potenza fisica e per la gagliardia con la quale lotta su ogni pallone.
Suscitò l'interesse delle maggiori squadre inglesi soprattutto con le sue prestazioni di coppa, in particolare con quella, fantastica, nel quarto di finale di FA Cup contro il Middlesbrough vinto 2-0 dai Bluebirds, che avrebbero in seguito raggiunto la finale contro il Portsmouth: proprio in quella occasione, Aaron divenne il secondo giocatore più giovane di tutti i tempi a disputare una finale di FA Cup, dopo Curtis Weston (con il Millwall nel 2004).
Dopo quella stagione, Manchester United, Everton e Arsenal tentarono di ingaggiare il ragazzo; nonostante le preferenze del giovane gallese, tifoso dei Red Devils e di Giggs, il presidente del Cardiff scelse l'offerta più sostanziosa (e anche quella, disse, che poteva essere più utile per lo sviluppo del giovane e per il suo stile di gioco), che risultò essere proprio quella dell'Arsenal; Ramsey fece, come si suol dire, buon viso a cattiva sorte. Se giocare nell'Arsenal, per un ragazzino di diciassette anni, può essere considerata una cattiva sorte.

L'inizio della stagione 2009-10 fu strepitoso, con l'esordio in Champions' League, con i primi gol in Premier League, e con la vittoria dei primi premi per il Man of the Match (la partita di FA Cup contro il West Ham del 3 gennaio 2010, dopo la quale Wenger lo definì "un Roy Keane offensivo"). Il 27 febbraio il terribile infortunio contro lo Stoke City, dopo il quale non fu nemmeno ipotizzata una possibile data di rientro.
Il 23 di novembre, due giorni fa, il suo ritorno al calcio agonistico tra le Riserve, con una vittoria per 2-1 contro le riserve dei Wolves, segnata anche da una sua rete.
Ramsey porterà la maglia rossa numero 22: dopo aver provato la copia inviata per beneficenza a Londra dal Forest nel 1886 per salutare la fondazione del club Londinese, Ramsey potrà, finalmente, provare l'ebbrezza di vestire l'originale.
I suoi numeri parlano di 44 presenze in partite di lega, con 3 reti, e di 11 presenze con la maglia rossa del Galles, con due reti.

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Pissing the fate off.

Massì, diciamolo: il QPR non ha mai vinto al City Ground.

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Un sacco di Forest, in giro per il mondo.

Per quanto riguarda la giornata di ieri, a parte la bellissima vittoria del Forest, di cui parleremo dopo, vorrei sottolineare lo scontro "fratricida" tra Ipswich Town e Derby County (i Rams, purtroppo, sono la squadra del momento, in Championhip, e sono passati per 2-0 anche a Portman Road), con un sacco di Forest in panchina. Niggio e Keano erano tutti e due nella squadra che vinse il nostro ultimo trofeo a Wembley e, nonostante tutto, si fa davvero fatica a considerarli degli avversari.

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90 minutes of head tennis and aimless hoofing. Il non brillantissimo spettacolo di Watford

"90 minutes of head tennis and aimless hoofing", novanta minuti di tamburello a colpi di testa e di insensato zoccolame (inteso in senso calcistico, non politico): la definizione, piuttosto azzeccata, utilizzata dal brillante giornalista di Nottingham Kevin Sinclair per descrivere la partita tra Watford e Nottingham Forest di sabato, più simile a una di quelle robe che vi porta in casa il gatto la sera che a una seria vera partita di calcio inglese; "with one moment of utter genius to enliven it", con un unico momento di genio assoluto a renderla più interessante: e, in effetti, il gol del solito McGugan è veramente un altro gesto di assoluta bellezza. Ma di McGugie parleremo dopo.

Davies ha scelto di giocare con un 442, abbandonando il triangolo in mezzo al campo, sfruttando il fatto che, passo passo, tutta la squadra è tornata a disposizione, con il solo Kelvin Wilson ancora sul lettino del massaggiatore.

Dopo tre minuti, abbiamo preso il solito gol da pirla che sta diventando la cifra stilistica della nostra campagna di quest'anno. Solito cross che ha trovato il solito attaccante solissimo in mezzo all'area, che ha avuto tutto il tempo di piazzarsi meglio di un fotografo giapponese a Piazza di Spagna, e di battere Camp con una testata dai nove metri. Il pareggio lo vedete qua sopra: una magia di Lewis imbeccato da Blackstock, otto reti in nove partite una più bella dell'altra. Poi, lo zoccolamento a alta velocità cui abbiamo accennato prima, con qualche tentativo da tipo settanta metri di un McGugie in pieno delirio di onnipotenza, con le migliori occasioni per i Reds (con Anderson e il subentrato Tyson), con un comportamento forse troppo prudente del Gaffer (che ha lasciato in panchina Raddy e McGoldrick, che avrebbero potuto dire la loro, o dare un po' più di ordine in campo nel momento terminale del match) e con un finale al cardiopalmo, con occasioni da una parte e dall'altra, non sfruttate da squadre evidentemente non al meglio, alla fine ha prodotto un classico pareggio tra classiche squadre di metà classifica: il Watford, oltre a tutto, in cattiva striscia domestica, e il Forest, oltre a tutto, in cattiva striscia viaggiante.

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Il confronto precedente, quello con il Pompey, era andato peggio dal punto di vista del punteggio ma un po' meglio da quello del gioco, contro una delle squadre davvero più forti del campionato (anche se sono stati fermati tre giorni dopo per 0-2 dal Derby di Niggio, davvero in gran spolvero): Davies aveva riconfermato l'undici che aveva battuto l'Ipswich Town, anche se Bertrand era tornato disponibile, e aveva "ridisegnato" il centrocampo con Anderson e McGugan sulle esterne, Cohen e Majewski al centro e lo Skipper McKenna a protezione della difesa. Le solite imprecisioni in attacco, le solite mollezze in difesa — abbiamo sofferto molto Nugent, davvero un giocatore in gran spolvero, e anche la velocità di Utaka — e una sconfitta che, con un po' più di vigore nelle zone nevralgiche del campo, avrebbe potuto essere anche pareggiata. Positivo il ritorno al gol di Anderson, segnato da una rete su ottimo cross del solito McGugan, e l'atteggiamento del pubblico: 2.300 tifosi in trasferta che alla fine della partita hanno tributato ai True Reds un lungo e caloroso applauso, molto gradito dai giocatori.

✩

Ma veniamo alle cose serie. Il vero pepe sulla settimana appena trascorsa ha cominciato a spargerlo Billy Davies, con una lunga lamentazione in conferenza stampa, dopo la partita con il Watford (l'Watford? lo Watford?) sulla mancanza di rinforzi goduti dalla squadra durante la sessione estiva. Giusto, ma direi che potremmo finire qua, di parlarne. Continuare a ritornare su questo argomento dopo ogni serie negativa mi sembra stucchevole e controproducente.

Non per nulla, è arrivata a stretto giro posta la risposta della dirigenza, che ha criticato fortemente l'allenatore non tanto per le dichiarazioni del dopogara, quanto per la presunta mancanza di dedizione alla causa. Leggiamo l'articolo del Guardian in proposito.

La posizione di Billy Davies al Nottingham Forest appare via via più precaria [bleak], dopo che è venuto fuori il fatto che è stato aspramente criticato, perché lavorerebbe al club solo per tre giorni alla settimana.

Nigel Doughty, il proprietario del Forest, avrebbe telefonato a Davies la scorsa settimana per lamentarsi per lo scarso impegno con cui il manager lavorerebbe con la squadra. Doughty è molto scontento del fatto che Davies voli a Glasgow per vedere la sua famiglia dopo le partite del sabato, e non torni a Nottingham mai prima del giovedì mattina.

Davies ha anche mancato due partite, recentemente, per una malattia, e una fonte autorevole dentro il City Ground avrebbe affermato che la dirigenza ha chiesto conto duramente al manager sulla quantità di tempo passata al club.

Dopo essere finiti al terzo posto nello scorso campionato, l'1-1 contro lo (il – l') Watford di ieri lascia il Forest al quattordicesimo posto in classifica, e Doughty ha chiarito a Davies che non ritiene accettabile il fatto che lavori così poco con la squadra.

Il Forest ha vinto solo due partite esterne nel 2010, e c'è preoccupazione anche sulla frequenza con la quale la squadra concede reti su calci piazzati, indice, secondo la dirigenza, di una scarsa preparazione. Doughty, che di solito preferisce non interferire con il modo in cui la squadra viene condotta, ha fatto presente a Davies che questo difetto potrebbe essere eliminato attraverso un migliore allenamento specifico.

Davies è stato un critico spesso molto esplicito della dirigenza del Forest, specialmente dello scarso supporto che ha ricevuto nel corso delle campagne acquisti, e ha sottolineato la sua frustrazione durante un'intervista radiofonica rilasciata ieri [il giorno della partita con lo Watford], nel quale ha lasciato trapelare più di un moto di irritazione nei confronti della presidenza Doughty.

Il suo rapporto con il club è diventato una delle maggiori preoccupazioni al City Ground, e lo Scozzese era già stato convocato dal Board per un meeting di fine stagione, dopo voci insistite sul fatto che Davies fosse alla ricerca di un altro lavoro e di una via di uscita dal club.

Quell'incontro terminò con una generale stretta di mano, ma Davies manifestò in seguito il suo forte disappunto per il fatto che il club non aveva acquistato nessuno dei rinforzi che egli aveva indicato durante l'estate, e aveva continuato a allenare la squadra in mezzo a uno scenario di sotterranei scontri politici e di sobbollenti tensioni.

Ecco. La situazione nella squadra è tutt'altro che tranquilla. Anche il più attento (e il migliore) tra i blogger Garibaldi, Through the seasons before us, ha tracciato, in un bellissimo post, un elenco dei punti di maggiore preoccupazione riguardo alla situazione della squadra:

Le geremiadi di Billy. Non mi permetto di prendere posizione, cerco piuttosto di guardare ai fatti: sfortunatamente, siamo venuti a conoscenza di quasi tutti i retroscena. Comunque sia, le scenate di Billy con i media locali, spesso contraddittorie e — soprattutto quando è sulla graticola — sbottanti fuori dalla sua ansia di scontro, stanno diventando un po' troppo ripetitive e noiose.

Se si applica un briciolo di senso comune a queste dichiarazioni, delle due l'una: o si fida tantissimo del suo rapporto con la dirigenza, o non vede l'ora di farla finita con il Forest. Un peccato, perché, come molti altri fan, io ho un debole per il wee fella, ma questo non rende le sue sfuriate deliberatamente vaghe e profondamente non professionali altro che un po' noiose.

Naturalmente, ci sono un mucchio di spandimerda, là fuori, che esigono di essere messi al corrente di tutto quello che accade dentro il nostro club, ma molte volte queste voci si rivelano aria calda fatta su da orecchiamenti da uno o due procacciatori professionali di pettegolezzi che dovrebbero imparare a far meglio il loro mestiere. Io — come tutti quelli che non ne fanno parte — non so veramente come funzioni questo benedetto Transfer Acquisition Panel. So solo che, evidentemente, c'è qualcosa che non va nel modo in cui funziona.

Billy stesso afferma di aver raccomandato 60 giocatori diversi nell'ultimo incontro con il Panel, altri affermano che, invece, Billy pone il veto su un sacco di giocatori che non ha richiesto esplicitamente: in un suo sfogo recente, Davies ha affermato che Bertrand non è stato altro che un gesto di disperazione; ora, per prima cosa, Billy, devi ricordarti di essere un buon manager di uomini, e queste non sono cose belle da sentirsi dire, per un giocatore. In secondo luogo, avercene di giocatori di quel calibro: affidiamoci più spesso alla disperazione!

Proprio perché non mi permetto di sposare la causa di nessuna delle due parti, così come invece fanno molti fan, mi riesce molto difficile razionalizzare l'evidente malumore che si respira dietro le quinte del club. Sono per natura un carattere che tende a evitare i conflitti, e assisto con dolore a questi sfoghi, e tutto quello che non si sa della vera natura dei rapporti tra Davies e la dirigenza viene riempito dal nulla prodotto da gente che cerca disperatamente di apparire "in the know", o, peggio, da tifosi giocherelloni del Derby… davvero noioso.


Naturalmente, la finestra dei trasferimenti di gennaio si avvicina minacciosa, e sarà il punto in cui, penso, questa situazione arriverà a una soluzione definitiva, quale che sia. Badate bene: pensavo lo stesso a proposito del mercato estivo, via via che diventava sempre più evidente che si sarebbe dimostrato un periodo di delusione, nel quale non abbiamo ingaggiato i giocatori che ci sarebbero in effetti davvero serviti. C'è qualcun altro che fa fatica soprattutto a accettare queste cose, o sono tutti impegnati a prender parte nella contesa Billy vs the Board?

Più di tutto, io sono spaventato dal fatto che davvero non so se c'è davvero qualcosa di cui essere spaventati. Anzi, dopo aver riletto la frase precedente, più che altro sono spaventato dal fatto che potrei essere lì lì per perdere le mie facoltà mentali.

Alla fin fine, ora come ora c'è bisogno che Billy la pianti di produrre scuse su scuse. Sono solidale con lui per le difficoltà con le quali gli tocca convivere, ma non riesco a capire quante di queste difficoltà e di questi vincoli siano prodotti proprio dal suo modo di fare e di agire. Come che sia, Davies ha una squadra, e non sono proprio convintissimo che egli riesca a trarne fuori il meglio possibile. Ci sono un sacco di manager, nella nostra divisione, cui piacerebbe allenare una squadra forte come la nostra, e alcuni di loro ci stanno guardando dall'alto in basso…

I giocatori a fine contratto. Il fatto che Chris Gunter abbia firmato un allungamento di contratto, anche se solo per un anno, è una grande notizia, ma, dopo un "oh, bene!" di prammatica, va considerato il fatto che questo allungamento rappresenta semplicemente l'applicazione di una clausola che già era presente nel suo contratto. È bellissimo che egli abbia accettato di applicarla, ma quella di Gunter non era esattamente la preoccupazione più pressante, per quanto riguarda i contratti.

Robbie Earnshaw ha fatto finalmente cenno a un possibile rinnovo, in un'intervista, e si spera che la discussione sia avviata, e che possa portare a un accordo che possa prolungare il soggiorno dell'attaccante al Forest. Anche se questa sua si sta rivelando una stagione faticosa, per i suoi problemi fisici, egli rimane pur sempre un giocatore chiave per la nostra squadra, e un talento assoluto, per questi livelli.

Bene, se le notizie per questi due giocatori sono rassicuranti, che dire per gli altri in scadenza di contratto a giugno? Kelvin WIlson, apertamente corteggiato dal Celtic quest'estate, non ha mai parlato di rinnovo contrattuale. Ha 25 anni, e da gennaio sarà libero di trattare con gli altri club, e noi non vedremo un penny, nel caso in cui decidesse di accasarsi altrove.

Anche il contratto di Lewis McGugan, l'uomo del momento, l'uomo senza il cui straordinario ritorno in prima squadra saremmo in piena zona retrocessione più o meno nella stessa situazione in cui versa il Palace, scade quest'estate. È stato comprensibilmente infelice per la sua situazione al Forest, prima della recente rinascita, e non mi sorprenderebbe se tenesse un occhio puntato su una possibile partenza a gennaio.

Lewis è ancora abbastanza giovane da poter permettere al Forest di ottenere un bonus, nel caso in cui decidesse di andar via alla scadenza del contratto, ma sappiamo bene come i bonus garantiti per il passaggio dei giovani giocatori, in questi casi, siano ridicoli rispetto al loro reale valore. Comunque sia, mi sorprenderebbe molto che i suoi gol non avessero attratto l'attenzione di qualche club di Championship, o persino di Premier League: è triste dirlo, ma sarei ancora più sorpreso se McGugan fosse ancora con noi a febbraio.

Se mettiamo insieme una campagna di trasferimenti già poverissima in termini di incassi con la perdita a parametro zero di due talenti di questa fatta, guardiamo a qualcosa di molto simile a un disastro. Dovesse accadere davvero, potrebbe focalizzare la mia mente sulla necessità di cominciare seriamente a prendere a calci qualcosa o qualcuno di specifico, invece di essere il tizio che se ne sta sempre alla finestra a guardare che mi sembra di essere sempre stato.

I compagni tifosi. È difficile giudicare i tifosi dall'istantanea di qualche mugugno allo stadio, o attraverso la navigazione causale nei forum di internet o nelle pagine di Facebook, ma — non saprei come descrivere meglio questi atteggiamenti — ho l'impressione che ci si trovi di fronte a un branco di ultra-reazionari che agiscono unicamente sulla base di qualche credenza para-religiosa, o sulla base di qualche fumoso pettegolezzo.

Come qualsiasi altro gruppo di esseri umani di questa dimensione, tra i tifosi del Forest ci sono le posizioni più diverse, oltre a tutte le sfumature di grigio che ci sono in mezzo, ma la ferocia di alcune delle opinioni che mi capita di leggere (anche se, certo, tutti hanno diritto a un'opinione), espresse basandosi su nulla più che il più sottile dei rumori e dei sentito dire, è davvero stupefacente. Questo è il mio favorito tra gli esempi recenti, tratto dalla pagina dei fan di Billy Davies su Facebook: una serie di veri e propri sbocchi di bile, sfoghi partoriti da menti malate.

David Pleat è il bersaglio preferito per il lancio del vetriolo: la gente penserà sempre in maniera pavloviana che è pagato troppo, che si impiccia troppo, e, fondamentalmente, che ogni cosa che va male sia colpa sua. L'unico piccolo problema è che i critici non hanno la minima idea di quanto prenda Pleat di stipendio, di come lavori né, soprattutto, di quale sia il suo ruolo attuale nella società. Mi sembra giusto criticare il fatto che colà dove si puote ciò che si vuole non si chiariscano tutti questi aspetti della struttura societaria (con l'eccezione, forse, dello stipendio).

È una cosa incredibile, e io mi demoralizzo a far parte dello stesso gruppo di persone che rimane costantemente esposto a questo tipo di manifestazioni, online e, sempre più spesso, sugli spalti. Grazie a dio, è un fenomeno per ora limitato, tra coloro che commentano i miei post, il che aiuta la mia sanità mentale. Ma può darsi che si tratti di un problema mio… non lo so.

Per concludere. Non sono sicuro su come concludere, a dire il vero, ma più di quello che succede sul campo sono le cose come queste che distruggono la mia gioia e il mio divertimento nel seguire il Forest, e sempre di più mi fanno chiedere perché spendere tanto tempo e tanto denaro per continuare a farlo, e per scrivere su di loro! Davvero, non è tanto il livello di gioco: ho passato il nostro tempo in League One di buona grazia, e in verità mi sono anche divertito un sacco.

Sono l'incertezza e la mancanza di professionalità che mi irritano, è la clamorosa mancanza di chiarezza, e, dato questo vuoto di informazione, a irritarmi ancora di più sono la prontezza con la quale i miei compagni tifosi riempiono il vuoto con vane sciocchezze, o con la quale credono così prontamente alle vane sciocchezze prodotte da altri…

Naturalmente, non mi sento ancora pronto a riconsegnare il mio abbonamento, ma sempre di più sento sempre di più la tentazione di saltare le partite in trasferta, elemento maggiormente "opzionale" delle sfide al City Ground, il che è un peccato. E così termina la mia sega mentale: mi piacerebbe moltissimo sentire la posizione dei lettori su questi punti, perché, come avviene sempre con i tifosi su internet io non sono sicuro che arrivino all'attenzione generale le voci maggioritarie, ma solo quelle più rumorose.

 

Ecco qua. Mi sembra una disamina molto lucida di quanto di cattivo sta capitando intorno al Forest e, se la questione dei tifosi psicopatici non tocca i fan italiani dei Garibaldi reds, le altre questioni, invece, soprattutto quella relativa alla scadenza dei contratti, mi paiono davvero centrali. Ma, intanto, abbiamo battuto il Coventry, nettamente favorito alla vigilia, e ci siamo portati, pur con tutto 'sto popò di bordello, a un solo punto dagli stessi Sky Blues che occupano il sesto posto, l'ultimo utile per l'accesso ai play off. Ma la classifica è talmente corta e fluida che un altro paio di pareggi di fila ci riporterebbero immediatamente nella parte bassa del tabellone.

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E il PFA Championship Fans’ Player of the Month per ottobre è nostro…

Prima del resoconto sulla partita con il Pompey (che tra l’altro devo ancora visionare il servizio…), una breaking new piuttosto piacevole, anche se del tutto priva di effetti pratici: Lewis McGugan ha vinto il PFA Championship Fans’ Player of the Month per il mese di ottobre, anche grazie al mio voto, va detto (previa registrazione, chiunque può votare per il giocatore del mese sul sito della PFA, l’associazione dei giocatori professionisti inglesi).

Bravo Lew, ora però testa bassa e dentro la mischia di nuovo.

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