L’altra faccia del Damned United: i 44 giorni di Brian Clough nella memoria di un tifoso del Leeds.

Prima di parlare del Barnsley, concediamoci ancora qualche minuto nei rassicuranti meandri della memoria, in cui nulla di brutto può accadere che non sia già abbondantemente accaduto.

***

The Damned United non è il primo tentativo di raccontare quei 44 giorni: nel 1993 uscì un librino molto grazioso, intitolato My Favourite Year, nel quale un po' di scrittori inglesi (per meglio dire, anglofoni: ci sono anche scozzesi e irlandesi) ricordano l'anno più bello della loro vita da tifosi. Il libro è stato anche tradotto in italiano, Il Mio Anno Preferito, essenzialmente perché è curato da Nick Hornby. Sono racconti molto disuguali, alcuni allegri, altri molto tristi, alcuni molto belli, altri meno, connotati, però, quasi tutti, da un tocco melanconico, perché, naturalmente, ogni tifoso inglese che non faccia il tifo per il Manchester United e per il Chelsea sa bene che i bei vecchi tempi sono destinati a rimanere belli ma soprattutto vecchi, e a diventarlo sempre di più, almeno per un bel po' di tempo. Manchester City permettendo, ma non è che la prospettiva sia lo stesso molto consolante.

Vabbè, tra questi racconti ce n'è anche uno di tifoso del Leeds, di famiglia scozzese immigrata nello Yorkshire (tutti i tifosi del Leeds di allora erano un po' scozzesi, come vedremo, ma lui lo è più del Famous Grouse) che ricorda proprio l'anno 1974-75. (Come dice giustamente Hornby, gli anni per gli appassionati di calcio sono sempre doppi, divisi da un trattino. L'anno solare in sé, per noi, non ha alcun senso). In fondo, non è soprendente: quello è l'anno della finale di Coppa dei Campioni, ma, soprattutto, per Don Watson è l'anno in cui cominciò a seguire il Leeds anche in trasferta, in compagnia di una specie di amico, Psycho Mike; lo fa di nascosto, perché i suoi non gli darebbero mai il permesso di imbrancarsi in giro per l'Inghilterra piena di hooligan, visto che allora Don aveva quattordici anni.

Per ovviare al divieto, i giorni delle trasferte Don mente ai genitori, dicendo che va a pattinare sul ghiaccio.

Gli anni, anche quelli sportivi con il trattino in mezzo, non sono memorabili solo per i risultati o gli avvenimenti, ma anche, o soprattutto, come in tutti i rapporti amorosi, per il coinvolgimento soggettivo di chi li vive, per quanto profonda diventa l'immedesimazione di sé e dei propri destini con quella della squadra con la quale, e in un certo senso per la quale, si vive.

Il racconto parla di tutta la stagione, ma qui vorrei riproporre la parte che si riferisce al periodo in cui Brian Clough guidò la squadra, per dare anche la versione di un vero tifoso; un punto di vista che nel libro di Peace appare quasi solo nella nuda ostilità di una scritta vergata sul muro di un ingresso autostradale, "CLOUGH OUT", ma che, nel racconto di Watson, diventa l'unica linea direttrice.

DON WATSON

Psycho Mike e il pattinaggio fantasma

Leeds United 1974/75

[…]

Elland Road, dal 1972 in poi

Perché il Leeds United? Di motivi ce ne sono più che abbastanza. Non ricordo Bobby Collins, ma ricordo Billy Bremner, Eddie Gray e Peter Lorimer — il Cuore, l'Artista e il Giustiziere della mitica squadra degli anni Settanta, seguiti di lì a poco da David Harvey — uno dei pochi portieri scozzesi non clasificati come dannosi per la salute, il benessere e la generica felicità dei sostenitori — dall'abile e versatile Frankie Gray e dalla coppia terribile Gordon McQueen-Joe Jordan. Se Billy Connolly fosse stato un calciatore sarebbe stato uno di quei due duri dai piedi buoni — o forse anche entrambi. Non riuscirei a trovare un complimento migliore.

Lo United giocava alla scozzese, cosa forse non sorprendente se si considera che l'ossatura della nazionale che andò a Monaco per la fase finale dei Mondiali del 1974 era del Leeds. In quel Leeds c'erano più giocatori scozzesi, e meno inglesi, che nell'attuale formazione titolare dei Rangers Glasgow. Era una squadra dura e combattiva, certo, ma raramente cinica, per lo meno negli anni in cui io la seguii. Se episodicamente eccedevano in tackle ruvidi era per un furore agonistico e una rabbiosa voglia di vincere che si trasmetteva alle gradinate, non per malizia e premeditazione. E era anche una squadra ricca di qualità. Forse nell'anno precedente, o in altri, gli schemi erano stati più monotoni, ma ora c'era finezza nel gioco del Leeds, nelle finte in corsa di Eddie Gray, negli alati passaggi dell'altra anima celta Johnny Giles e nell'equilibrio di Allan Clarke. Anche Norman Hunter, me lo ricordo per l'impeccabile, e a tratti emozionante direzione del gioco, non meno che per gli interventi al limite.


*

Come città, Leeds era l'apoteosi degli anni Settanta: dopo tutto fu lì che girarono gli esterni di Arancia meccanica, il film con un'estetica che definì il decennio. I montanti e i viadotti di cemento della cosiddetta «Città Autostrada dei Settanta» squarciavano il guscio della città tessile vittoriana come lo scheletro di un insetto dalla grottesca magnificenza in un film dell'orrore futuribile. Era il perfetto sfondo pr una colonna sonora di Blockbuster degli Sweet o per Saturday's Night's Alright for Fighting di Eltron John, le cui miopi ironie si perdevano sulle confezioni di Tetley Bittermen di cui rigurgitavano le sale giochi mentre i club esumavano i loro contenuti.

La musica riporta ancora dei ricordi, ma è cambiata l'architettura ch eun tempo faceva loro da sfondo. Il northern soul fa ballare al Gemini, il jazz funk fa i numeri al Central, e poi c'è il battito minaccioso dei Joy Division al Fan Club, gli arroganti Weimar Tanz al Warehouse, il fragile funk dei Factory alla Up-Zone e gli Electro Sleaze al Phonographique: tutti suoni e spazi che hanno cambiato luogo. Ma a Elland Road battono sempre i piedi sugli stessi ritmi.

Nello stadio del Leeds United l'atmosfera è cambiata, fondamentalmente in meglio. Tuttavia, delle schegge di quel decennio (spesso molto letteralmente) sanguigno dei Settanta resistono. Ancora mi sorprende come Son of My Father dei Chicory TIp — una canzonetta altrimenti relegata in uno scantinato della mente fra gli LP in svendita con conver di Top of the Pops, e cover-girl in hot pants stile Pan's People — sopravviva nei cori da stadio.

Tuttora, quando sento «Jamie, Jamie, Jamie Forrester», ripenso a «Allan, Allan, Allan Clarke», e ai giorni in cui la Curva dei Kop si frammentava e si alzava l'urlo «Celtic». Con mia grande soddisfazione, la risposta «Rangers» non era mai altrettanto sonora.

Poi toccò ai rivali di «Scotland» e «England». Ci fu un momento, attorno al Mondiale del 1974, in cui gli «Scotland» sommergevano gli «England». A Elland Road mi sentivo a casa mia.

Dalla prima volta in cui, ritto in cima alla scala del Kop, guardai su verso quelle maniche battevano all'unisono, i miei ansiti, latrati e ululati si unirono ai loro. Mi fusi nel frastuono.

[…]

Leeds-Luton, Elland Road, sabato 7 settembre 1974 — Il capro espiatorio

Verso la fine della stagione '73/74 incominciai a fare il viaggio fino a Leeds in compagnia di Psycho Mike. Psycho Mike no era quello che si direbbe un amico, e non era nemmeno un amico-rivale. Giocava in una squadretta di calcio domenicale, di cui era il goleador. E io ero il goleador della mia squadretta. Quando ci incontravamo sul campo, Psycho Mike era una specie di proto-Vinnie Jones, teso a limitare la mia prestazione con una serie di interventi stile «palla o piede». Ma i miei amici veri, o erano tifosi del Manchester United — come Graham — o il loro interesse per il calcio non andava oltre il gesto simbolico. Perciò io e Psycho Mike concludevamo un armistizio e salivamo in pullman verso Elland Road, là dove io studiavo le finte in corsa di Eddie Gray e il modo di tirare di Peter Lorimer, e lui prendeva appunti sula potenza in area di Joe Jordan… e senz'altro sui contrasti di Norman Hunter, in previsione della nostra prossima guerra calcistica.

Il nostro era un sodalizio problematico. Proprio come Brian Clough e il Leeds United: in sostanza, a nessuno dei due andava troppo a genio l'altro. Qualche anno dopo, quando avevo lasciato il golf con le stelle e la sciarpa del Leeds per il taglio punk e la collana con la lametta, Psycho Mike dopo una bevuta a età illegale mi tese un'imboscata nei giardini all'inglese della città. Il divorzio tra il Leeds e Clough si era già consumato.

Nell'ultimo anno di Don Revie, cioè quello precedente, il Leeds aveva vinto il campionato, ma la squadra, composta in gran parte da elementi che giocavano insieme fin dagli ultimi anni Sessanta, era arrivata all'apice. Clough subentrò all'inizio del declino.

Quando Clough diventò allenatore del Leeds United fu come se nel 1945 Adolf Hitler fosse stato eletto leader del Partito laburista. Clough era da sempre uno dei nostri più stentorei detrattori, di quelli che ancora martellavano sulla vecchia immagine dello United come squadra concreta ma scarsa di talento quando già da tempo Giles, Cooper e Gray avevano dimostrato tutta la loro classe. Ricordo che quando seppi la notizia provai un senso fisico di nausea. Insomma, come poteva quell'imitazione ambulante di Mike Yarwood ricevere il testimone dal Don, più autorevole di uno statista?

Il Leeds aveva cominciato prdendo contro il Liverpool a Wembley in Supercoppa, con tanto di espulsione di Billy Bremner reo di zuffa con Kevin Keegan (furono poi squalificati entrambi per aver dato poco lustro al calcio levandosi la maglia mentre uscivano dal campo e rimettendosi poi a litigare). In seguito andò peggio. Nelle prime cinque partite, ottenemmo una risicata vittoria interna contro il Birmingham, un pareggio fuori e tre sconfitte.

Cosa stava facendo alla nostra squadra quel bastardo sbruffone?

Fu un'idea di Psycho Mike che per la partita contro il Luton arrivassimo allo stadio prima del solito per piazzarci in una buona posizione nella curva di Geldard Road. Risultò infine uno degli incontri del Leeds con il pubblico più scarso da anni, e restammo seduti sui gradoni di cemento del Kop sotto il piovischio, a guardare la poca folla prendere posto. Al calcio d'avvio c'erano ancora dei vuoti, l'osso di cemento che emergeva tra le carni della tifoseria.

Duncan McKenzie, il grande acquisto estivo di Clough, era stato tolto di squadra dopo che aveva sbagliato un gol elementare nella sconfitta 3-0 a Stoke, e tocco a Allan Clarke, l'autore di due dei tre golletti che avevamo segnato di lì, portare in vantaggio il Leeds. Seguì umida esultanza. Poi il Luton pareggiò.

Il malcontento fu quasi palpabile. La nostra era la squadra che solo pochi mesi prima aveva battuto il record di imbattibilità iniziale in un campionato. E adesso non riuscivamo a mettere sotto un undici considerato universalmente una gag di Eric Morecambe. Tutti sapevano a chi dar la colpa, ma l'allenatore non è una figura evidente. Una folla necessita di un bersaglio su cui concentrare la propria ira, e ecco John McGovern. Chi credeva di essere, per indossare la maglia di Bremner? Come Billy era il simbolo del Leeds vincente, McGovern diventò l'immagine dei nostri fallimenti attuali.

Il Leeds di Clough era come un cardiotrapiantato le cui probabilità di sopravvivenza stavano scemando a vista d'occhio.

Ricordo il momento in cui, sotto pressione di un attaccante, McGovern fece un colpo di tacco che passò tra le gambe di un avversario e si smarcò. Si alzò un riluttante mormorio di ammirazione. Ma aveva calibrato male, per cui il pallone li finì alle spalle troppo in là, mentre un altro attaccante si avvicinava dalla parte dove McGovern poteva non vedere. palla ignominiosamente persa: il il Kop non era incline alla generosità nei suoi riguardi. Il fatto che fu uno della vecchia guardia a rimediare al pasticcio combinato dal nuovo mise in risalto solo che i ragazzi di «Cloughie» non erano nemmeno all'altezza di indossare quel logo LU strepitosamente anni Settanta adottato nella stagione precedente.

Per il resto della partita, e specialmente dopo un inconcepibile pareggio, i suoi tocchi sempre più nervosi furono salutati da uragani di buuu, che si rovesciavano insieme alla pioviggine dalla Geldard End. John McGovern era l'organo trapiantato, e l'ospite era in crisi di rigetto.

Dopo la partita io e Psycho Mike ci attardammo al campo.

Quel giorno non c'era molta magia nell'aria, ma tuttavia il campo sembrò sgonfiarsi man mano che il pubblico usciva. In uno stadio vuoto c'è una strana atmosfera. Sembra un po' un controsenso, come una stazione ferroviaria dismessa o un supermarket abbandonato. Si può scendere dalla gradinata e fermarsi lì, a bordocampo. Toccare l'erba con i piedi è come allungare la mano verso uno specchio e scoprire che la mano ne attraversa la superficie. I giocatori escono dal tunnel ben vestiti e freschi di doccia, e ti sfilano davanti. Sembra qusi di sedersi in un cinema vuoto e vedere il cast del film che sgattaiola via dietro lo schermo. Perché i calciatori non sono reali, vero?

Poi uscì Cloughie per rilasciare un'intervista alla televisione, e noi restammo lì a guardare. Quando ebbe finito venne dritto da noi e ci chiese: «Ehi, ragazzi, come va?». 

Ci guardammo attorno. Con chi parlava? Be', nei paraggi non c'era nessun altro. Così chiacchierammo per dieci minuti, forse quindici. Mi sembrarono ore. Gli spiegammo quello che secondo noi non andava nella squadra. Lui ascoltò le nostre teorie come se gliene importasse qualcosa, e si diede il disturbo di risponderci.

Quello che mi colpì di più fu che non era affatto presuntuoso come ogni tanto sembrava alla tele.

«Non date retta alle cazzate dei giornali» disse per tranquilizzarci riguardo a certe voci di cessioni. «E non vi preoccupate. Aggiusteremo tutto».

Constatammo che non era un menefreghista, e implicitamente gli credemmo.

«Allora ciao ragazzi» disse poi, aggiungendo con un'allegra strizzata d'occhio: «Non sbronzatevi troppo nel fine settimana», ben sapendo che niente lusinga di più un adolescente che venire preso per adulto.

«Oggi non han giocato tanto bene, eh?», disse il Prof con un mezzo sorriso quando rincasai.

Non gli risposi.

Invece dissi: «Ho conosciuto Brian Clough», e salii a grandi passi di sopra, verso la santità di un disco della Sewnsational Alex Harvey Band, lasciandolo a guardare esterrefatto.

Huddersfield-Leeds, 2° turno di Coppa di Lega, Leeds Road, mercoledì 11 settembre 1974 — Il Cattivo

Le partite in trasferta in generale erano considerate rischiose, e spesso a ragione: in definitiva, inadatte per un quattordicenne non accompagnato. Ma un'eccezione fu fatta per la partita di coppa di Lega in casa dello Huddersfield, una squadra di Third Division. In fin dei conti, distava pochi chilometri di autostrada da Leeds, e era tutto fuorché una tana di hooligan.

Tra le migliaia che fecero il breve viaggio c'era un'atmosfera di attesa. Il nome di Clough fu scandito un po' provocatoriamente in coro, e io e Psycho Mike ci unimmo a gran voce. Sarebbe stata una cosetta tranquilla.

La squadra di Third Division era votata al ruolo di agnello sacrificale. Forse sgozzarla non avrebbe placato gli dei, ma di sicuro ci avrebbe rasserenati.

Sentivamo odore di sangue quando, nei primi minuti del primo tempo, ci fu assegnato un calcio di rigore. Lorimer ingannò freddamente il portiere e il delirio tra la folla fu sproporzionatissimo all'importanza del match.

Dopo di che, mentre il pallone gonfiava la rete, provai per la prima volta la sensazione di una festa che cagliava. C'era stata un'irregolarità, il rigore si doveva ripetere.

Lorimer si preparò di nuovo al tiro. E spiazzò il portiere, ma la palla centrò la scarpa di quest'ultimo e fu respinta. La fortuna ha sempre avuto parte nel calcio, ma nella storia del Leeds ha tentato ri prendere il centro della ribalta. E è stata quasi sempre avversa.

Il futuro di Clough fu deciso dall'intralcio casuale dello scarpino di un portiere.

Poi successe l'impensabile: Gowling segnò per lo Huddersfield. Gli agnelli sacrificali ci si erano rivoltati contro a zanne spiegate. Alla fine, la rete di Lorimer all'ultimo minuto fu uno squarcio di consolazione che prometteva almeno di attenuare gli scherni che avremmo dovuto affrontare il giovedì mattina. Ma il risultato voleva dire che, sotto la guida di Clough, il Leeds aveva vinto una partita su sette (in effetti, lo stesso ruolino di marcia di Revie quando aveva iniziato a allenarci). Il dramma prematuro volgeva già alla fine.

Burnley-Leeds, Turf Moor, sabato 14 settembre 1974

«Hey, rock and roll», cantava la banda giallobiancazzurra a Turf Moor sull'aria degli Showaddywaddy, «Cloughie va a casa». Sembrò un sollievo generale, in fin dei conti non era mai sembrato vero — Clough e Leeds United? No, grazie.

Io non mi unii al coro. «Penso ancora che avessero trovato l'uomo giusto al posto di Revie», fu una delle dichiarazioni che lui rilasciò ai giornali.

Quindici anni dopo, quando arrivò a Elland Road Howard Wilkinson, per prima cosa fece togliere le foto ricordo degli anni di Revie. Era la stessa tattica che aveva tentato Clough, e sono tuttora convinto che avrebbe funzionato. Ma era troppo presto. Volle strappare il vecchio cuore dal petto sotto la maglia fortunata mentre batteva ancora.

Quella contro il Burnley fu la mia prima trasferta non ufficiale. Ufficialmente, mi trovavo alla pista di pattinaggio su ghiaccio di Bradford. Splendeva il sole, Peter Lorimer segnò, e alla folla sembrò che i tempi cupi fossero finiti.

Poi Fletcher pareggiò per il Burnley. E, come se non bastasse, dopo un'ora di gioco gli avversari passarono in vantaggio su rigore. Ancora pochi minuti, e Gordon Mc Queen fu espulso e — anche se Ray Hankin subì la stessa sorte — incominciammo tutti a chiederci se quell'unico sacrificio fosse bastato a placare gli dei. E John Mc Govern cominciò a sembrare ancora più nervoso.

Leeds-Zurigo, 1° turno di Coppa dei Campioni, Elland Road, mercoledì 18 settembre 1974

Incominciavano a calare le nebbie, e il cimitero sulla collina sopra Elland Road a prendere la sua aria da set in un film dell'orrore gotico, quando scesero in campo gli svizzeri dello Zurigo, primi avversari del Leeds nella Coppa dei Campioni.

Psycho Mike bucò quella partita. Io ci andai con il perfido Weasel Garrett e suo padre. Weasel Garrett era un bullo in pectore, che non ebbe mai abbanza carattere per buttarsi fuori sul serio. Mi aveva riservato una brutta accoglienza al mio arrivo alla scuola, ma per la partita con lo Zurigo avevamo stipulato una tregua, al punto che suo padre ci scambiò per amici e mi pagò i 50 pence dell'ingresso alla Geldard.

Lui in seguito avrebbe lavato il peccato originale tentando di prendersela di nuovo con me e aizzandomi contro gli altri. Ma commise lo sbaglio di rompersi una clavicola con conseguenze lunga assenza da scuola. Io giorno in cui tornò, volarono insulti, libri e torsoli di mela. La classe sembrava una scena di Poltergeist al centro della quale sedeva Weasel, sbigottito. Io ritto sulla soglia osservavo con fierezza il mio successo. Il calcio ti insegna tante cose della vita, e io avevo già imparato l'arte di creare capri espiatori.

Ma quella sera fummo io, Weasel e il signor Garrett, e il ritorno del grande Leeds United. Terry Yorath giocava con il 4 al posto di Bremner, ancora fuori per una squalifica apparentemente interminabile. Anche Yorath un tempo era stato bersagliato dai buuu delle gradinate, ma attualmente era riabilitato, per la semplice ragione che, pur non essendo Billy, era pur sempre un acquisto «del Don», e per il pubblico un somaro della classe del Don era sempre meglio di un maestro di quella di Cloughie.

All'intervallo Clarke aveva colpito ancora per due volte, e Lorimer si era dimostrato come sempre infallibile dal dischetto. Ma il gol della partita fu il quarto, e la prestazione più scintilalte quella di un altro dei vecchi leoni, Terry Cooper, che aveva zigzagato sull'ala lasciando la difesa di stucco a guardare il suo cross al bacio per la testa di Joe Jordan e la dolce, serica increspatura della rete sotto i riflettori.

Il parvenu e i suoi pupilli brocchi non c'erano più, era otrnato Ieri. L'improbabile nome di Maurice Lindley, vice di Revie e tecnico supplente, risuonò dal Kop con una minima traccia di dubbio nelle voci.

[…]

Leeds-Liverpool, Central League, Elland Road, sabato 26 ottobre 1974

Il sabato dopo giocavamo a Liverpool, il che comportava un'altra finta visita al pattinaggio. Sebbene mi sorprenda che i miei genirotri non abbiano sentito uzza di bruciato quando dovetti alzarmi alle sei e mezzo per andare a Bradford.

La partenza del pullman era prevista lle otto, ma l'autobus he mi portà in centro era in ritardo, e erano le otto e cinque allorché girai l'angolo e vidi Psycho Mike seduto sulla pancihna e il pullman che spiccava per la sua assenza.

«Quando sono arrivato era già andato via» dichiarò Psycho Mike. Ma io ho tuttora i miei dubbi. Forse per qualche ignoto motivo Psycho Mike, l'apprendista delinquente, aveva paura di viaggiare da solo.

Così valutammo le alternative possibili. C'era il pattinatoio (ci andavamo davvero, fuori dalla stagione calcistica). Oppure c'era Elland Road e la partita fra le squadre delle riserve.

Fu la sola volta che vidi giocare la seconda squadra, e la ricordo come un'esperienza strana. Lo strano è che quella a cui assisti è una partita di calcio, né più né meno. Una partita della prima squadra è una spettacolare (o non tanto spettacolare) rappresentazione drammatica, un'interazione tra tifoserie, giocatori e dirigenti avversi, ciascuno contrapposto all'altro. Con le riserve, tutto ciò viene meno.

E proprio per questo, a parte l'evidente problema delle motivazioni, la partita delle riserve rappresenta un ottimo osservatorio per valutare le qualità tecniche di un giocatore. E in quella occasione ce ne fu sicuramente uno che si distinse. Era un centrocampista capace di tenere palla, di variare il gioco, di inventare e di governare il campo. In breve, potenzialmente era il perfetto erede di Billy Bremner. Si chiamava John McGovern, e di lì a un mese ci venne soffiato dal nuovo allenatore del Nottingham Forest, Brian Clough.

***


E così via, attraverso le partite di Prima divisione, ma, soprattutto, quelle contro l'Anderlecht di Rensenbrink, il Barcellona di Cruijff e Neeskens e il Bayern di Beckenbauer e Gerd Müller, in Coppa dei Campioni. Soprattutto quest'ultima viene narrata da Don Watson con toni drammatici che a me, che la vidi e me la ricordo benissimo, paiono molto adatti a una delle più ingiuste finali di Coppa dei Campioni che io mi ricordi. Vediamo come Don finisce il suo racconto di quell'anno straordinario.

***

E così, era finita. La televisione tornò alla sua programmazione normale come se niente fosse successo.

Quell'anno non vincemmo nulla. Ma, ripensandoci, rammento i drammatici alti e bassi del 1974-75 con più vividezza dell'imbattibilità del 1973-74. Ancora nel 1993, mentre consegniamo il titolo all'ultima squadra di tutta l'Inghilterra che vorremmo come erede, mentre i tifosi del Leeds cantano per l'ultima volta «We are the Champions» — e aggiungono l'audace contrappunto di «Champions of Europe», io sento l'eco, il tributo alla squadra che fu moralmente campione d'Europa nel 1975, così come l'Olanda fu moralmente Campione del Mondo nel 1974.

Fu una stagione epica, in cui il primo dramma ebbe a compiersi prima della fine di settembre. Cosa avremmo potuto pretendere di più?

Comunque, un lieto fine non mi avrebbe fatto schifo.
 

Ecco. È vero, caro, caro Don Watson, e lo sanno tutti i veri tifosi di calcio. Siamo accusati spesso di non guardare al di là del risultato, ma, naturalmente, non è vero.

Siamo perfettamente in grado di riconoscere i tratti dell'epica in una sconfitta, e quelli della truffa e della casualità in una vittoria; lì per lì, certo, gioiamo per la seconda e ci disperiamo per la prima, ma, alla spietata prova del tempo, tra queste due è quasi sempre la glorious defeat a germogliare e a metter radici nel piccolo santuario interiore dove raccogliamo i ricordi più belli.

È per questo che nel mio cuore, tra le stagioni più belle e memorabili, quella del 5 maggio brilla cento volte più luminosa di quella degli scudetti marci di Mancini, e è per questo che il ricordo di Brian Clough immobilizzato in panchina prima dei disastrosi supplementari con il Tottenham nella sua unica finale di Coppa al Forest, o quello del suo ingresso in campo, con Venables che lo abbraccia e lo prende per mano, nella stessa partita, vivranno in me più belli e più a lungo di qualsiasi memoria felice.

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30 commenti

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30 risposte a “L’altra faccia del Damned United: i 44 giorni di Brian Clough nella memoria di un tifoso del Leeds.

  1. anonimo

    Il tuo blog lo leggo spesso,come sai.E un motivo c'è.Forse più d'uno.Un esempio è quest'ultimo post,come altri recenti che ricordo.Non ti limiti a parlare di calcio della domenica (o del sabato dovrei dire,visto che siamo,almeno un pò,inglesi),del fatterello,dei risultati,al contingente in una parola.Il football lo racconti,attraverso esperienze tue come altrui,lo senti,lo vivi e questo traspare dei tuoi post.Questo è un blog diverso dagli altri che possiamo incontrare in rete:complimenti.
    Scrivo questo perchè lo penso (eh sì,scrivo sempre quello che penso,per questo fatico a trovarmi d'accordo con tutti…),e perchè credo che possa far piacere sapere che il lavoro che fai viene apprezzato.

    Detto questo,passo al tema trattato.Qualche considerazione.

    ''…..rassicuranti meandri della memoria, in cui nulla di brutto può accadere che non sia già abbondantemente accaduto.''

    Ripetizione a parte,bella frase.

    Da quel che leggo il rapporto tra Clough e il Ledds era una storia d'amore mai nata,un fiore mai sbocciato e come tali erano destinati a finire.Non sapremo mai se in quello che disse parlando ai ragazzini ci credesse davvero,ne fosse convinto,che avrebbero superato tutto.Se avendone tempo avrebbe potuto rimettere tutto a posto.Forse si,forse no.Forse lui era semplicemente la persona sbagliata al momento sbagliato nel posto sbagliato.E allora non poteva che andare così,che tutto finisse in fretta dev'essere stata anche una liberazione per lui.

    Si è fatto tardi (ma con post  kilomemtrici non può che essere così,mi accorgo però del tempo che passa solo quando cominciano a pesarmi le palpebre…),un'ultima cosa:concordo con le considerazioni finali.
    Ho colto però una nota che mi è parsa stonata:il 5 maggio.Immerso nell'universo inglese,rimasi un istante bloccato e perplesso.Non 'trovavo' la data.Poi mi son subito ricordato dell'altra tua passione.Ho capito,ma mi è rimasta la sensazione di aver trovato un pesce fuor d'acqua,come a 'sporcare' l'universo magico del football che noi amiamo.A riportarmi a un calcio che io,personalmente,non amo.Lontano da quello,nel quale mi ero immerso,di Don Watson e del suo amico Psycho Mike….

    MAN U fan

  2. Grazie, i complimenti sono acqua nel deserto, non bastano mai!

    Sarò banale, ma commenti come il tuo compensano per le ore passate a scrivere, o a tradurre o a trascrivere post.

    La storia tra Clough e il Leeds morì per diverse ragioni, ma, soprattutto, per la reciproca rigidità dell'ambiente, orfano di Revie e pregiudizialmente contrario a Clough, che insultava il Leeds e il suo modo di giocare ogni volta che parlava in television — e ci parlava spessissimo, dal momento che era ospite fisso della trasmissione calcistica serale della domenica — e di Clough, che voleva sovvertirne ogni aspetto della gestione (non so se hai letto Damned United, ma lì è riportato l'aneddoto autentico della nascita della passione di Clough per le felpe verdi, che poi portò per tutta la vita: Revie era molto superstizioso, e pensava che il verde portasse sfortuna, e aveva trasmesso questa idiosincrasia alla squadra; per questo motivo Clough cominciò quasi immediatamente a dirigere gli allenamenti indossando una maglia da portiere, che in Inghilterra, allora, erano quasi sempre verdi). Quando si scontrano due entità dotate di così  poca voglia di comprendersi vicendevolmente, è difficile che il rapporto duri a lungo. Il Leeds, con tanti giocatori anziani e di tale personalità, era in grado di gestirsi benissimo da solo, e in panchina aveva bisogno di un allenatore dalla personalità del tutto trasparente, come fu Jimmy Armfield, che, proprio per questo, fu in grado di portare la squadra in finale di Coppa dei Campioni (e avrebbe meritato di vincerla), ma non fu assolutamente capace di gestire il necessario rinnovamento generazionale.

    Per quanto riguarda l'Inter, vabbè, immagino che i pochi accenni che vi porto non siano disturbanti per la maggior parte dei lettori. Non sono mai riuscito a pensare così a compartimenti stagni, per me il calcio è una passione olistica e onnivora, e spesso il Forest e Brian Clough sono l'occasione per considerazioni un po' più generali. Abbi pazienza, e continua a seguire il blog con questa assiduità e con questa competenza.

    Un saluto!

  3. anonimo

    Ma ci mancherebbe che continuo a seguirti!
    Come ti ho detto,scrivo sempre quello che mi viene in mente quando leggo,ma tu non darmi retta,lo so che sono un rompicoglioni!

    A presto.

    MAN U fan

  4. lopo_

    grazie per averci regalato un altra perla.

    Vorrei osare anch'io una "contaminazione" : Mi ha molto colpito l'incontro tra Clough e Don Watson, di come l'ha trovato diverso, più affabile rispetto alla sua immagine ufficiale.
    Per non essere tacciato di eresia, vorrei fare riferimento ad un lontano post in cui, in una delle sue ultime interviste Clough si riferiva a Mourinho con simpatia.

    L'impatto che ha avuto Mourinho  nel mio mondo calcistico non è stato dei migliori, la sua scomposta gioia, ostentata a Old Trafford dopo che il Porto aveva eliminato lo United su topica di Howard all'ultimo minuto (e gol regolare annullato a Scholes) non me lo aveva reso simpatico. Tutt'altro.
    Il ritrovarmelo tra i piedi in Premier League. alla guida dell'ambizioso Chelsea non mi entusiasmava. i suoi proclami " vinceremo con 6 giornate di anticipo, sul campo del Bolton "(vado a memoria) buttavano benzina sul fuoco.  Ma il suo Chelsea era micidiale. non perdeva mai.
    Non vinse solo il campionato; ci bastonò, sempre con quel ghigno che mi faceva venir la voglia di prenderlo a schiaffi, non per un motivo specifico, ma per sfogarmi.
    Poi, per caso vidi su Sky una puntata di "Premier League World" in cui Mourinho, in una pausa del campionato era andato insieme ad altri tecnici, giocatori ed ex giocatori a proporre un stage in un paese povero (non ricordo se africano o mediorentale). le immagini davano un altro volto di Mourinho, non più quell'odioso ghigno ma un sorriso aperto, disponibile. vederlo giocare in mezzo ai bambini. mi ha lasciato a bocca aperta.
    Da allora ho incominciato ad osservarlo più attentamente e mi sono accorto che è una persona leale ma è anche un gran commediante ad uso e consumo della stampa per catalizzare l'attenzione su di se, non per mania di protagonismo, ma per distogliere riflettori pericoloso sulla squadra che allena.

    Come nel caso di Don Watson, il riuscire per un attimo ad andare oltre l'immagine "pubblica" di certi personaggi istrionici può regalare delle piacevoli sorprese

  5. Indubbiamente. Rispetto a Mourinho, va detto che Clough aveva una fortissima anima socialista, e il suo assoluto rispetto nei confronti della working class e della gente che, a prezzo di sacrifici a volte enormi, andava a vedere la partita era assoluto. Ci sono un sacco di aneddoti a questo proposito, dalle marce insieme ai minatori nel 1984 al fatto che a Derby faceva entrare gratis allo stadio i lavoratori in sciopero.

  6. anonimo

    Da quest'ultimo punto di vista Clough può essere accostato a Sir Alex:sindacalista e da sempre sostenitore del partito labourista.
    Ho letto di recente circa telefonate che scambiava con Blair,il quale gli chiedeva consigli per gestire situazioni interne difficili con altri membri del partito,essendo famosa la capacità di fergie di occuparsi anche dei giocatori più difficili e 'sistemarli' in un modo o nell'altro.

    Su Mourinho (tanto abbiamo preso il largo dal tema del post):
    anch'io quella sera del marzo 2004 lo odiai,così come algi inizi coi Blues.Poi conoscendolo meglio iniziai ad amarlo.Un personaggio veramente Special:certi suoi atteggiamenti possono essere scambiati per mancanza di rispetto dagli ipocriti,in realtà lui è uno che giustamente pensa quello che dice senza preoccuparsi se ciò può dar fastidio a qualcuno.Fa quello che ritiene giuto anche solo contro tutti.In due parole:una persona vera!Ha tutta la mia stima e ammirazione,anche perchè,almeno da quel punto di vista,abbiamo lo stesso carattere,la pensiamo allo stesso modo.
    A volte può sembrare arrogante.Ma non è così:disse che,secondo i suoi calcoli,avrebbero vinto con 3 giornate di anticipo (non 6 Lopo,vabbè che dominavano,ma non esageriamo) sul campo del Bolton.Fu così!

    MAN U fan

  7. anonimo

    Errata corrige: ''…dice quello che pensa…'',non 'pensa quello che dice' !

    P.S. Ma chi è quest'idiota del #7?

    MAN U fan

  8. lopo_

    @ Brian
    Non era mia intenzione paragonare Clough a Mourinho,  se ai tempi del Porto c'erano punti di contatto poi le storie hanno avuto percorsi diversi (anche perchè il mondo è mooolto diverso).
    Era solo una considerazione tra personaggio pubblico e personaggio privato.

    @ Man U fan
    io continuo a pensare che 95 punti, +12 sulla seconda, +18 sui terzi (lo United) con soli 15 gol subiti in 38 partite è un bell'andare, non sarà un dominare ma ci andiamo vicino, non sarà una bastonata ma quasi.

  9. anonimo

    No no Lopo,dominavano proprio e l'ho scritto infatti.
    Mi riferivo solo alle 6 giornate di anticipo:sarebbe qualcosa di più del dominare se fosse accaduto ciò!
    Però fummo grandissimi a batterli nel 2005 1-0 a OT.Poi il solito Josè disse al termine della partita:''Non vinceranno il titolo''.E questo a novembre.Il tempo gli avrebbe dato,ancora una volta,ragione.

    MAN U fan

  10. lopo_

    Scusa, hai ragione Man U, avevo interpretato male.
    Sulle 6 giornate sono andato a memoria, e l'età a volte gioca brutti scherzi….

  11. @ManUfan: l'idiota del #7 è uno spammer, buon segno, vuol dire che il blog comincia a produrre traffico. Purtroppo, dopo la cancellazione dello spam, il #7 è diventato tuo…

  12. @Lapo

    Secondo me è un paragone che ci sta, e anche Clough lo fece, se ti ricordi il post che avevo dedicato a questo argomento a maggio scorso, quando scrissi un paio di pezzettini dedicati al trentennale della vittoria del Bernabeu. Il problema è, come dici giustamente, che non sono mondi nemmeno lontanamente paragonabili. Clough non avrebbe potuto vivere in questo, e, probabilmente, Mou non sarebbe potuto esistere in quello. Sono due incarnazioni diversissime ma analoghe del manager "olistico", attentissimo a ogni aspetto della gestione della squadra, non ultimo quello dell'impatto mediatico: Clough fu il primo manager veramente televisivo d'Inghilterra, non solo perché aveva la parlantina scioltissima, ma perché le TV se lo contendevano per qualche passaggio di commento alle partite o alle giornate calcistiche, e come pundit nel corso delle grandi manifestazioni calcistiche.

    Mi piacerebbe moltissimo avere una raccolta di interventi televisivi e giornalistici di Clough. Anzi, potrebbe essere un'ottima idea per un libro-DVD da produrre, se avessi i soldi per farlo.

  13. @ Man U fan:

    "Su Mourinho (tanto abbiamo preso il largo dal tema del post):
    anch'io quella sera del marzo 2004 lo odiai,così come algi inizi coi Blues.Poi conoscendolo meglio iniziai ad amarlo.Un personaggio veramente Special:certi suoi atteggiamenti possono essere scambiati per mancanza di rispetto dagli ipocriti,in realtà lui è uno che giustamente pensa quello che dice senza preoccuparsi se ciò può dar fastidio a qualcuno.Fa quello che ritiene giuto anche solo contro tutti.In due parole:una persona vera!"

    (A parte il fatto che sono tre ) ciò che dici non corrisponde alla realtà delle cose. Non perchè tu sia bugiardo, ci mancherebbe, ma perchè da un determinato punto di vista sei totalmente privo di anticorpi.

    Brian Clough, visto che siamo in un blog a lui dedicato, era una persona che diceva sempre ciò che pensava (affrontando spesso argomenti che andavano al di là del suo stretto lavoro), e difatti ha avuto anche dei problemi per questo motivo.
    Mourinho è estremamente diverso: non dice mai ciò che pensa ma solo ciò che il suo pubblico vuole sentirsi dire.
    Vedi, anni fa Mick Jagger (leader dei Rolling Stones) durante un'intervista, disse di sé: "sono tutto ciò che il pubblico vuole che io sia". In altre parole Mick Jagger era, ed è, l'immagine riflessa dei suoi stessi fans. E il pensiero di Jagger è alla base della fenomenologia delle rock/pop star nell'era moderna. E Mourinho è certamente una star prima che un allenatore. Indicativo, in questo senso, è il fatto che il Real Madrid lo ha presentato come il "colpo" mediatico del calciomercato 2010.

    Mou, dopo aver allenato Boro e Derby, non sarebbe durato 44 giorni sulla panchina del Leeds, ma 44 mesi. Si arebbe sintonizzato immediatamente col pensiero comune dei suoi nuovi tifosi. 
    Dopo aver sfilato insieme ai minatori dello Yorkshire lo avrebbe fatto con i camerati del Fronte Nazionale (la parte più calda della tifoseria del Damned United appoggia quel movimento). Esattamente come ha pianto sulla spalla di Materazzi ed è salito sulla macchina di Perez. Un professionista? Un opportunista? O forse è il frutto di quell'ambiguità umana tanto cara a Jung?
    Io direi che più semplicemnte Mourinho è una persona che ha capito come arricchirsi in un mondo che Brian Clough avrebbe detestato con tutte le sue forze (e non solo lui). Ed ha intuito fin da subito che in quel mondo l'apparenza conta più della sostanza e che la coerenza non paga.

    PS. Da un certo punto di vista stimo anch'io Mourinho, perchè lo ritengo una persona molto intelligente e razionale. Essendo ora una star di livello mondiale come le più celebrate popstar dello spettacolo può permettersi di scegliere i palcoscenici migliori e i contratti più faraonici. Ma all'inzio della sua carriera gli ho visto fare il portaborse di Bobby Robson come uno sciacquino qualsiasi, senza mai pronunciare una parola fuori posto. Gli ho visto prendere appunti in silenzio mentre il suo superiore gli urlava in faccia la sua frustrazione. Lui sapeva che prima o poi sarebbe arrivato anche il suo momento. E quando è arrivato s'è giocato benissimo le sue carte. Chapeau.

  14. anonimo

    Anche qui dovevi venire a rompermi le scatole muttley?
    Inutile dire che non sono affatto d'accordo con quello che dici,ma rimango convinto di quel che penso.Un esempio:come è andata a finire tra lui e il Chelsea?Male.Perchè?Dovresti saperlo bene,prima di parlare tanto per dar fiato alla bocca.

    Comunque il tuo 'comportamento' della settimana scorsa mi ha dato conferma della persona che sei.Non meriti più una mia risposta d'ora in poi.
    Questo blog,così pulito e corretto,oltre che la mia educazione,mi impediscono di dire cosa realmente penso di te.

    P.S.Scusami BC63 per aver usato il tuo blog per rispondere a questo tizio.

    MAN U fan

  15. anonimo

    Cosa ne pensi BC63 dell'accostamento,in generale,Sir Alex-Clough?
    Tu che conosci benissimo il secondo,come li confronteresti?

    MAN U fan

  16. @ManUfan

    Non devi scusarti. Quando si parla di calcio ci si scalda, se no non è divertente. E poi, a onor del vero, va detto che Mutt legge questo blog da molto tempo! Non si tratta di un "inseguimento".

  17. anonimo

    Sarà così BC63,ma quell'individuo non perde occasione per stuzzicarmi,sempre e in ogni modo come saprai.

    MAN U fan

  18. lopo_

    @ Muttley
    Sostanzialmente condivido quello che tu dici su Mourinho. E' un volpone, ma lo ammiro per il modo in cui si sceglie le sfide e per il coraggio   e la determinazione con cui ci si cimenta.
    Hai perfettamente ragione, raramente dice ciò che pensa, di solito dice quello che gli torna utile, oppure quello che puo' stupire il villaggio (di giornalisti) come ad esempio l'elogio a Inzaghi.

    @ Brian

    per favore Lapo no! quando sento Lapo c'ho un link mentale che mi porta a pensare ad un individuo a caccia di trans, sembra un talento eccentrico perchè ha avuto la fortuna di nascere nella parte giusta della culla (altrimenti sarebbe lo zimbello del paese) e che, quando curava l'immagine dell'azienda di famiglia, oltre a fare le felpe, ha denominato i colori delle auto in maniera indegna: bianco santerellina, rosso faccia da schiaffi, nero coscienza sporca ecc.
    Scusami, ma proprio non mi ci riconosco….

  19. @ BC 63:

    rispondo per chiarire una cosa. Io non mi sono assolutamente scaldato, non ne vale neanche la pena. Anche perchè se solo mi scaldassi un poco, ma davvero poco, ad un invertebrato simile gli darei subito del figlio di buona donna, dove il termine buona donna è chiaramente una metafora.
    Personalmnte ritengo che  l'invertebrato che si nasconde dietro il nick "Man U fan" non sia buono neanche per fare le saponette, così come, verosimilmente, non lo è la sua indegna genitrice, e di conseguenza non vale la pena scaldarsi.
    Concludo la missiva dicendo che nel tuo blog puoi dare spazio a chi più ti aggrada, ovviamente, senza che io mi permetta di dire alcunchè. Ma è chiaro che se l'invertebrato in questione, da altre parti, si permette di infangare il calcio inglese (come fa ogni volta che apre un post), io lo massacro in seduta stante.

    Tanti auguri al tuo bel blog.

  20. @Muttley

    Le mamme sono sacre, sul blog dedicato a Brian Clough, per rispetto alla signora Sarah. Brian si incazzava come una bestia con i giocatori se non spedivano fiori alla loro madre il giorno del suo compleanno.

    Io sono libertario, e mi è costato moltissimo anche eliminare lo spam sul penis enlargement: sono convinto che ciascuno abbia il diritto di dire ciò che vuole, soprattutto in un medium come questo, perché penso che chiunque abbia un animo così ben strutturato da amare il calcio inglese sia benissimo in grado di valutare le parole e di prendersene la responsabilità, ma, d'ora in poi, post come questo tuo ultimo non saranno più tollerati, e non rimarranno in linea più di trenta secondi.

  21. anonimo

    ''se l'invertebrato in questione, da altre parti, si permette di infangare il calcio inglese (come fa ogni volta che apre un post), io lo massacro in seduta stante.''

    Ma qui siamo davvero al delirio!Non ho parole….

    P.S.Il tuo animo nobile ti fa onore BC63.Ti chiedo una cosa però:tu come la pensi?

    MAN U fan

  22. anonimo

    Mi aspettavo una risposta alle domande che ti ponevo negli ultimi commenti BC63….

    MAN U fan

  23. anonimo

    Missing: BrianClough63

    MAN U fan

  24. Che cosa penso del confronto fra Brian Clough e Alex Ferguson? Non so, sono persone diverse di epoche diverse.

    Hanno qualche vago tratto di similitudine, come la difficoltà nell'avere a che fare con giocatori con fortissima personalità e, soprattutto, con un fortissimo prestigio personale (Clough con i senatori del Leeds, e Ferguson con tutti i giocatori del ManU che hanno manifestato via via insofferenza verso i suoi metodi).

    Per quanto riguarda Ferguson, poi, distinguerei tra la sua carriera all'Aberdeen, che, secondo me, rimane veramente il gioiello più brillante della sua carriera di allenatore, soprattutto con le vittorie sul Real Madrid in Coppa delle Coppe e sull'Amburgo campione d'Europa nella Supercoppa europea.

    Per quanto riguarda il Manchester United, il suo inizio fu difficilissimo, quasi a rischio esonero, e si raddrizzò solo con una faticosissima FA Cup e una Coppa delle Coppe che riportò una squadra inglese sul tetto d'Europa dai fatti dell'Heysel. Poi, la Premiership, e il cambiamento epocale che lo United ha saputo sfruttare benissimo per instaurare un predominio domestico davvero notevole. Il punto debole di Ferguson, secondo me, e non da poco, sono state le campagne europee. Troppo pochi successi, troppo faticosi, e troppe brutte figure, dallo 0-4 contro il Real alle batoste contro il Bayern successive alla partita del 1999.

    Clough fu capace di vincere lo scudetto con due squadre marginali, tirandole su dalla seconda divisione, e fu capace di vincere due Coppe europee di fila con una squadra che, a livello di prestigio, vale più o meno l'Atalanta. Ferguson è il padrone di una società, la più ricca del mondo, con la quale ha raccolto forse un pochino di più di quanto ci si potesse aspettare in casa (anche se ha subito gli anni in cui gli avversari erano davvero forti, come quelli del grande Arsenal di Wenger e quelli del grande Chelsea di Mourinho), e nettamente meno di quanto non fosse lecito aspettarsi in Europa. Ripetuto che ogni confronto è privo di senso, alla luce della differenza temporale, ritengo tuttora Brian Clough un manager superiore a Ferguson.

  25. anonimo

    Se il confronto non si può fare non potresti nemmeno arrivare a delle conclusioni…..ma vabbè,tu ami Brian Clough più di ogni altra cosa,quindi non mi aspettavo certo dicessi il contrario di quello che hai scritto.

    Io credo che,al di là di tutto,bisogna distinguere tra allenatore e manager in primo luogo (e qui lo scozzese non ha rivali in ogni tempo e epoca,risultati -e non solo- alla mano),poi bisognerebbe vedere cosa avrebbe fatto uno al posto dell'altro e viceversa,ma questo è impossibile….
    Sull'allenatore vero e proprio,non saprei.Non conosco abbastanza BC per esprimermi.

    Poi,per concludere,dovremmo porci una domanda:è cosa più grande portare una 'piccola' a qualche anno da 'grande',o mantenere una multinazionale come lo United ai vertici per tutti questi anni?(son 24,ma la parola fine su Fergie non possiamo ancora metterla…)Con tutto quello che richiede il calcio moderno,con l'inevitabile evoluzione dello stesso dagli anni '80 a oggi alla quale Sir Alex si è dovuto,con successo,adeguare?
    Io credo che quest'ultima sia cosa maggiore della prima,ma è la mia opinione.
    Una cosa penso di poterla dire su Brian Clough:da quello che ho potuto apprendere (soprattutto grazie al tuo blog),penso che difficilmente uno come lui si sarebbe potuto 'evolvere' in un calcio sempre mutevole,soccombendo a tante situazioni 'moderne'….(e tu lo confermi con la storia del tagliacarte in un commento precedente).

    Sul tallone d'Achille,l'Europa,l'ha ammesso lo stesso Ferguson….

    P.S.Che mi dici invece,in generale,senza voler fare alcun confronto,di Josè?

    MAN U fan

  26. lopo_

    Posso lasciare anche le mie impressioni?

    Effettivamente il vincere in europa con l'Aberdeen è stata un'impresa paragonabile all'epopea del Forest.

    Sul fatto che Ferguson abbia diffcoltà con i giocatori di personalità, non mi trova del tutto d'accordo. Lui li cerca, non vuole bravi ragazzi, vuole gente tosta, da domare ( a partire dall'acquisto di Cantona dal Leeds ) e, tutto sommato, ha avuto dei gruppi abbastanza coesi. 

    Su quello che riguarda invece i risultati ottenuti direi che il più gran merito di Ferguson sia l'abilità di chiudere un ciclo per  aprirne subito un altro, anche facendo rinunce importanti. 
    I risultati in patria sono stati importanti, quelli in europa meno. Keane  in più punti della sua biografia ne parla, ricordando, per esempio che Cantona non è mai stato decisivo in nessuna partita di coppa invece era un vero valore aggiunto in Inghilterra.
    Ma sono due gli aspetti interessanti che si trovano in quelle pagine sulla differenza di risultati tra in patria e in coppa:
    – il fatto che, spesso, in campionato le squadre che incontravano lo United era già sconfitte prima di scendere in campo, per cui il match si riduceva ad una specie di recita, mentre in europa ci si scontrava con squadre campioni del loro campionato (anche se di secondo piano), quindi con una mentalità vincente
    – il fatto che tatticamente lo United attaccava in massa anche in maniera scriteriata, mentre le squadre più forti in europa avevano quella duttilità tattica di fare sfogare lo United e poi colpirlo velenosamente nelle sue pause.
    Si aggiunga a questo che una sorta di "appagamento" non ha consentito di dare continuità al treble del 98/99
    Mi sembra che in questi 3 punti la responsabilità del manager sia evidente!

  27. @Man U fan

    Per quanto riguarda Mourinho, ti rimando a questo vecchio post.

  28. anonimo

    Ho lasciato il mio commento in quel post di aprile.

    MAN U fan

  29. anonimo

    BrianClough63

    ti ringrazio immensamente per questo post. Le mie sono parole scontate e probabilmente di poco spessore ma è questo che il mio cervello riesce a pensare dopo una lettura del genere; purtroppo (o per fortuna) le belle storie mi svuotano completamente.

     

  30. @ #29

    Sono io a ringraziarti. Ogni apprezzamento è un gigantesco compenso per questa modesta fatica, e un incitamento a andare avanti. Ci sono ancora moltissime storie da raccontare, e spero di continuare a farlo quanto prima.

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