Good bye and farewell, Eddie Baily.


Non è certo uno dei nomi che più si ricordano, quando si parla del Forest, e il mio volume sulle leggende del Forest non ne fa cenno, eppure Eddie Baily era un ottimo giocatore, che fece parte anche della sfortunata spedizione inglese al loro primo mondiale, quello del 1950.

La squadra della sua vita non fu il Nottingham Forest, ai quali diede, comunque sia, un ottimo contributo, ma il Tottenham Hotspurs, con la maglia bianca dei quali disputò dieci stagioni, dal 1946 al 1956, vincendo un campionato di seconda divisione e un campionato di prima divisione consecutivi.
Baily ottenne, dunque, un titolo inglese giocando in una squadra neopromossa, impresa che sarà eguagliata, poi, solo dal Forest di Brian Clough.

Nel gennaio del '56 si trasferì al Port Vale per la cifra record, allora, di 7.000 sterline, ma nell'ottobre dello stesso anno fu venduto al Forest, nonostante alcune ottime prestazioni, perché giudicato troppo individualista dai suoi compagni.

Interno di ottima tecnica, giocò con i True Reds 68 partite, marcando 14 reti. Al Forest, con l'avanzare dell'età e il calare della velocità di base, abbandonò il suo ruolo originario, per arretrare in centromediana a dirigere il centrocampo dall'alto della sua esperienza, e contribuendo in maniera sostanziale al ritorno del Nottingham in prima divisione, nel 1957.

Nel 1958, giudicandosi ormai inadatto al calcio di vertice, si trasferì al Leyton Orient, proprio vicinissimo a casa sua, dove concluse in maniera strabiliante un'ottima carriera: da giocatore allenatore, condusse l'Orient a disputare la sua unica stagione in prima divisione, nel 1962-63, dopo la quale lasciò il calcio giocato.

Divenne coach, assistente al suo Tottenham del grande Bill Nicholson, dal 1963 al '73, per poi dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di insegnante di educazione fisica a Enfield, continuando a coltivare la grande passione per il calcio da osservatore per il West Ham.
Il suo periodo di coaching tra gli Spurs fu caratterizzato da un atteggiamento molto "aggressivo" dalla touchline, basato su stentoree imprecazioni che i testimoni descrivono come "molto colorite", indirizzate soprattutto a coloro tra i suoi giocatori che gli sembrava non si impegnassero allo spasimo.

Rimane celebre un'estenuante serie di bestemmie indirizzate a Martin Chivers, un centravanti molto dotato ma piuttosto fancazzista — che qualche appassionato italiano avanti con gli anni ricorderà, come lo ricordo io, aver visto alla televisione svizzera nei suoi anni passati al Genève Servette — nel corso di una partita di coppa esterna contro il Rapid Bucarest: verso il novantesimo Chivers, dopo una partita passata a ciondolare e a non dare un dito in fase di copertura, segna un gol strepitoso, Baily si gela, mormora un complimento, e Chivers lo manda molto platealmente affanculo.

Testimonianze dei giocatori del Tottenham di quel periodo danno conto, anche, delle anche allora straordinarie qualità tecniche di Baily, e della sua incredibile precisione di calcio, di cui faceva volentieri mostra in allenamento.

Eddie Baily con Bill Nicholson

Nel suo necrologio pubblicato dal Guardian, Brian Glanville lo definisce the quintessential cheeky Cockney, a dazzling technician, a razor-sharp passer of the ball, excitingly quick in thought and movement, one of the best inside-forwards of his era, e non abbiamo motivo di dubitarne.


Eddie Baily era nato il 6 agosto del 1925, e è morto ieri, dopo una breve malattia.
 

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3 commenti

Archiviato in forest legends

3 risposte a “Good bye and farewell, Eddie Baily.

  1. anonimo

    Del Forest sai praticamente tutto,forse sapresti anche dirmi con quante donne è stato nella sua vita!Ma quanto tempo hai dedicato e dedichi a questa tua passione?MAN U fan

  2. @ManUfanMah, ti devo dire che il blog è un grande stimolo per leggere e fare ricerche, e internet un grande strumento. Cerco di leggere tutti i libri sull'argomento, e di dedicare al blog almeno mezz'ora al giorno (anche quando non pubblico, traduco dei pezzi o faccio ricerche). D'altronde, non è un peso, è una passione, e l'unico problema è cercare di limitarla, in modo da non trascurare letture di altro tipo e, soprattutto, quel minimo di vita sociale che impedisce a un essere umano di scivolare nella patologia.

  3. anonimo

    Beh si,così rimane giustamente una passione ben coltivata e soprattutto sana,non un'ossessione che ti pregiudica di avere una vita.MAN U fan

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